31 ottobre 2016

La regina Ginga di José Eduardo Agualusa [recensione]

LA REGINA GINGA
e come gli africani inventarono il mondo
di 
José Eduardo Agualusa

Casa editrice: Lindau edizioni
Collana: Senza frontiere
Traduttrice: Gaia Bertoneri
Prezzo: 17,00
ISBN: 9788867085057

Francisco José da Santa Cruz è un prete molto giovane e ingenuo quando sbarca nel Regno del Congo nel 1620. Il primo incontro con Ginga è ricco di fascino e mistero, come la stessa donna orgogliosa descritta nei primi ricordi del sacerdote:
"La prima volta che la vidi, Ginga guardava il mare. Vestiva panni di gran pregio ed era ornata di bei gioielli d'oro al collo e di sonori bracciali d'argento e di rame ai polsi e alle caviglie. Era una donna minuta, asciutta e, in generale, poco appariscente, se non fosse stato per gli indumenti vistosi che indossava e per l'ampia corte di schiave nere e di uomini armati del suo seguito".
La futura regina si aspetta di essere di fronte a un consigliere, come le era stato assicurato dal governatore portoghese, Luís Mendes de Vasconcelos, e lo esorta a esprimere liberamente i suoi pensieri, dai quali trarne beneficio. La comunicazione ha bisogno di un interprete, in quanto la lingua ancora sconosciuta, e Domingos Vaz è il traduttore ufficiale, indispensabile per carpire il significato di ogni discorso, fino a quando non gli insegnerà il quimbundo.
Ngola Mbandi, suo fratello e re del Dongo, sconfitto dai portoghesi due anni prima, incarica Francisco di recarsi in Luanda con la sorella, per negoziare le condizioni circa un trattato di pace.
Il non rispetto degli accordi porta Ngola a reazioni incontrollabili, che hanno ripercussioni sul prete, se pur di breve durata, a causa della prematura morte, le cui versioni che si susseguono sono molteplici. Gli succede Ginga, "ora la regina Ginga, o meglio il re Ginga, poiché così pretendeva di essere chiamata". 

Il protagonista racconta degli anni trascorsi accanto alla regina Ginga, chiamata anche Ana de Sousa successivamente al suo battesimo, di un lungo percorso che lo ha visto mutare nel profondo, senza rendersi conto subito che accettare l'incarico di segretario significava "fuggire dalla Chiesa" e mettere in discussione la propria fede. Si innamora di Muxima, abbandona l'abito talare, assiste a una guerra, che cerca con il suo incarico di sedare e di portare benefici da ambo le parti. È additato dai portoghesi come un traditore, prova paura perché il suo destino è nelle mani di un popolo nuovo, che sta imparando a conoscere e del quale continua a stupirsi.
Ripensa al suo difficile cammino ormai ottantenne, dalla sua libreria ad Amsterdam; proprio dai libri ha tratto conforto e da essi ha imparato qualcosa in più sul mondo, accanto all'esperienza più importante in Africa. 
"Nasciamo, cresciamo, diventiamo adulti e poi vecchi. Nel corso della vita non abbiamo un solo corpo bensì vari, uno diverso in ogni istante. Questa catena di corpi che si succedono uno dopo l'altro, e ai quali corrispondono anche differenti pensieri, differenti modi di essere e di stare al mondo, potremmo chiamarlo universo - ma insistiamo nel chiamarlo individuo. Grosso errore. Si veda il mio caso: io che da giovane sono stato prete e devoto mi ritrovo oggi, vicino a morire, non solo lontano da Cristo, ma da qualsiasi Dio, poiché tutte le religioni mi sembrano altrettanto dannose, responsabili del molto odio e delle molte guerre nelle quali l'umanità si distrugge. Cosa avrebbe detto il giovane prete sbarcato in Africa per la prima volta ottant'anni fa, al vecchio, immensamente vecchio, che sono io oggi, mentre scrivo queste righe? Credo che non si riconoscerebbe in me".
Grazie all'ottimo lavoro della traduttrice, Gaia Bertoneri, si attiva una connessione totale con Francisco, la sua narrazione e i luoghi, così imperscrutabili e imperniati di misticismo. Un'avventura lunga quasi una vita intera, nella quale immergersi, per conoscere un tassello di storia nuova e farsi catturare dai miti meravigliosi che circondano la forte e fiera regina Ginga. 

Veronica

25 ottobre 2016

Un bravo ragazzo di Javier Gutiérrez [recensione]

UN BRAVO RAGAZZO
di
JAVIER GUTIÉRREZ

Casa editrice: Beat edizioni
Traduzione: Silvia Sichel
Prezzo: € 9,00
ISBN: 9788865592281

"Col tempo dimentichiamo le facce, ti dici. I nomi, le ragioni. Dimentichiamo i perché. Col tempo, ti dici, i particolari sbiadiscono, li scartiamo. Cammini per Fuencarral, tra la gente, sempre più piano. Dimentichiamo cosa, quando e con chi. Avanzi senza meta, come rintronato, perché hai distolto lo sguardo, perché tanta paura. È solo una vecchia amica. Il passato, ti dici".
Confusione e paura. Questo è ciò che prova Rubén Polo quando incontra Blanca, vecchia amica dei tempi dell'università. Una corrente di ricordi lo riporta a quando suonava in una band e la droga e l'alcool era costanti della sua vita. I suoi amici, Chino e Nacho, il fratello di Blanca, che, incredibile coincidenza, ha incontrato solo qualche mese prima, accorgendosi di quanto non stesse bene.
Lei tenta di convincerlo a tirare fuori il passato, per mettere chiarezza su quello che è successo. Ma che cosa è realmente capitato al quel gruppo così affiatato e spensierato?
"Blanca sorride. Improvvisamente il suo sorriso si irrigidisce, le si congela sulle labbra. Ci dimentichiamo le facce, i nomi, i particolari sbiadiscono, li scartiamo. No, Blanca, pensi. Non cominciamo, lascia in pace il passato. A volte ci ripenso, dice Blanca, i suoi occhi sembrano vibrare. A volte ripenso alla band, ho ancora la nostra demo, Polo, incisa su un'audiocassetta".
Polo ha una ragazza, Gabi, con la quale, nell'ultimo periodo, il rapporto si è inclinato. Lei è un tassello fondamentale di quel periodo turbolento, una vittima ignara, della quale si è innamorato per espiare le sue colpe. Col tempo, i rimorsi si fanno più potenti e fingere che tante cose non siano realmente successe è sempre più difficile:
"Normale?, lo psicologo scuote la testa, Rubén, davvero credi che tutto quello che mi hai raccontato sia normale? Davvero credi che sia normale averla drogata, e poi quanti eravate?, quattro?, cinque?, davvero credi sia normale che vi siate messi insieme? Avere scelto lei come compagna? Essere tornato dagli Stati Uniti e avere cercato proprio lei, dopo tutto quello che era successo, dopo quel che avevate fatto, davvero, Rubén, ti sembra normale?".
Un segreto inconfessabile cambierebbe per sempre la sua esistenza se rivelato. Ma Rubén è consapevole di non essere più lo stesso. Anche davanti allo psicologo è vago, evasivo e fatica ad ammettere i peccati dei quali si è macchiato, mentre il medico continua a chiedergli se tutto quello che ha fatto, le sue decisioni successive, gli sembrano "normali". 

La mente del protagonista è un guazzabuglio di pensieri e la narrazione riprende esattamente quel flusso di coscienza, dove gli avvenimenti faticano a organizzarsi logicamente. Dal racconto percepiamo la gravità dei fatti, che ci vengono confidati un po' alla volta. La verità si nasconde in quelle sere post concerto, all'insegna dello sballo e del roipnol, la droga dello stupro, furtivamente somministrata alla ragazza di turno. La vita è fatta di scelte, non si può tornare indietro e neanche proseguire senza dare peso alle conseguenze delle proprie azioni. Ognuno di loro ne è uscito cambiato: la spensieratezza di quegli anni, pieni di musica e divertimento, non esiste più. 
Complice lo stile di Javier Guttiérez, volutamente caotico nei contenuti e frenetico nell'uso copioso di virgole e punti, in cui si nota una duplice personalità di Polo, che in seconda persona analizza i ricordi, dà libero sfogo alle sensazioni tra le più disparate e poi racconta di se stesso, come se parlasse di qualcun altro, un estraneo, il romanzo è oscuro e scioccante nel palesare la realtà. Non c'è redenzione per nessuno, ciascuno deve fare i conti con la perdita dell'innocenza e la responsabilità di ciò che è accaduto.

"Lo sei sempre stato. un bravo ragazzo. Tutti lo eravate, anche Chino e Nacho, bravi ragazzi di buona famiglia".

Veronica

20 ottobre 2016

Inferno di Ron Howard [recensione film]


INFERNO di RON HOWARD

Tom Hanks: Robert Langdon
Felicity Jones: Dott.ssa Sienna Brooks
Ben Foster: Bertrand Zobrist
Omar Sy: Cristoph Bruder
Irrfan Kahn: Harry Sims
Sidse Babett Knudsen: Elizabeth Sinskey

È da aprile 2015 che Firenze è in fibrillazione per l'uscita del film Inferno, tratto dall'omonimo romanzo di Dan Brown, con amici che vengono assunti come comparse, strade chiuse per il set (mannaggia), appostamenti per intravedere qualche attore, giornalate su "Inferno volàno dell'economia fiorentina" ecc... che non potevamo certo non andare a vedere l'attesissima pellicola una volta approdata al cinema!
E quindi, dopo aver "forato" la prima (finiti i posti, acqua a catinelle, il centro invaso anche dagli attori de I Medici - Masters of Florence), siamo andati alla seconda proiezione il giorno seguente.

Trama
Robert Langdon, il famoso professore esperto di simbologia, si risveglia, ferito e senza ricordare cosa gli sia successo, in un ospedale di Firenze. Ha una ferita alla testa e l'ultima cosa che rammenta sono le mura dell'università in cui lavora. Purtroppo per lui, un sicario è sulle sue tracce e l'ha già trovato. E così, con colpi di pallottole che sfrecciano alle spalle, Langdon riesce a scappare grazie a una giovane dottoressa che lo aiuterà a capire perché lo stiano inseguendo. Nella sua giacca, infatti, è stata ritrovata una mappa dell'Inferno di Dante, dipinta nientemeno che da Botticelli, mentre un pericoloso contro alla rovescia minaccia l'umanità...

L'ottimo Tom Hanks torna nei panni del professor Langdon, ormai indossati con disinvoltura, insieme alle nuove leve danbrowniane Felicity Jones (La teoria de tutto) e Omar Sy (Quasi Amici), in quella che è una equilibrata trasposizione del romanzo.
Il film è molto godibile (Ron Howard è un bravissimo regista anche quando fa pellicole "di cassetta"), Firenze ne esce splendida, vivibile, aperta e cordiale (e senza impalcature). E soprattutto grondante Storia e Arte
La trama, pur rocambolesca, si srotola per le vie della città ed è divertente cercare il tale angolo, la tale caffetteria, il tale tabacchi, l'amico, il farmacista, l'edicolante... Dice che c'è un cameo del sindaco, ma me lo sono perso. Come il libro, anche il film è un giro in città del quale non possiamo che ringraziare il regista. Di solito vale la regola "è meglio il libro", ma qui direi che è una finale al fotofinish.
È un peccato per le poche ma sostanziali differenze con il libro, tra cui un dilemma morale che attraversa tutta la narrazione ponendo i protagonisti al tempo stesso nella sgradevole posizione di eroi e potenziali carnefici: è ragionevole una soluzione estrema che porterà benefici in futuro ma avrà conseguenze devastanti nell'immediato? Ucciderne cento per salvarne uno? È sempre meglio il male minore? Di questo nel film non c'è traccia (una delle cose che nobilitavano il romanzo).
Per il resto è tutto molto fedele al testo originale, se si chiude un occhio sulla scaltrezza di un professore universitario con amnesia da trauma che arriva a gabbare ben due organizzazioni per la sicurezza mondiale, nonché i nostri carabinieri e polizia, sfuggendo attraverso cunicoli magicamente sempre accessibili, e se si chiude l'altro occhio (ops, cerco di non cadere nello spoiler) sul "Perché???" venga ordito un complotto enigmistico che solo Langdon può risolvere quando a conti fatti non ce n'è bisogno alcuno. 
È un film. Un film tra Indiana Jones e 007 con vedute spettacolari, un ritmo incalzante e bravi attori. Vale il consiglio che fu anche per il libro: non è da Palma d'Oro a Cannes, ma andate a vederlo.

Alessandra

18 ottobre 2016

Tutto il nostro sangue di Sara Taylor [recensione]

TUTTO IL NOSTRO SANGUE
di
Sara Taylor

Casa editrice: Minimum fax
Collana: Sotterranei
Traduzione: Nicola Manuppelli
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788875217433


Tutto il nostro sangue è una saga familiare ambientata nel gruppo di isole note come Shore, in Virginia, e racconta le vicissitudini di due famiglie, tra il 1855 al 2143, come mostra l'albero genealogico nelle prime pagine del libro.
La trama non è lineare, suddivisa in tredici capitoli che hanno come titolo l'anno di interesse e si concentrano su singoli episodi che collegano alcuni dei personaggi. Nessuno di loro è predominante sull'altro e di nessuno si conosce tutta la storia.
Chloe è una ragazzina tosta, con in tasca una pistola che sa maneggiare con precisione, abita con la sorella più piccola Renee e il padre manesco, sempre ubriaco, che bivacca in casa con gli amici e sembra nascondere un segreto inconfessabile sulla madre. Ormai adulta, farà ritorno al luogo nativo, terra di dolore e di ricordi sul passato, per sapere qualcosa in più su di lei e per parlare con gli uomini che l'hanno incontrata.
Medora è una mezzosangue Shawnee, non troppo bella, ma incredibilmente scaltra; stufa di subire le angherie del padre, decide di sedurre Andrew Robbins Day, di passaggio nella sua tenuta, per cominciare una nuova vita. Convinta di essere destinata a un futuro diverso, di avere delle possibilità, si ritrova accanto un marito che è l'esatto copia dell'individuo che l'ha cresciuta senza amore. Uscita vittoriosa da uno scontro con Andrew, la donna si porta dietro i segni indelebili che la rendono una sopravvissuta. Aiutata da Nittawasew, un'indiana che vive nelle paludi vicino ad Accomack Island, affina l'arte della medicina, impara a saper riconoscere le proprietà delle piante e diventa una "strega" ricercata per le sue conoscenze magiche.
In un futuro distopico, l'umanità è quasi completamente estinta, poche anime vagano ancora sulla Terra e di nessuno è più possibile fidarsi. Un virus, probabilmente trasmesso per via sessuale, si propaga velocemente e a detta dei quotidiani pare colpire specialmente "gli elementi meno desiderabili della società, i giovani con atteggiamenti promiscui e quelli troppo poveri per permettersi delle cure".
Tamara scopre di essere una portatrice asintomatica, forse fra i primi vettori della malattia: i medici vogliono trattenerla in ospedale, al fine di trovare una cura. Fugge via, in un luogo sicuro, per poi congiungersi con la persona giusta per concepire un figlio in un mondo ormai finito.
Nel 2143 si ricorda il morbo terribile che "faceva marcire gli uomini prima fuori e poi dentro e le donne prima dentro e poi fuori". Non tutti i nuovi nati sono perfetti, alcuni sono etichettati come scherzi della natura, ma sono semplicemente bambini speciali con qualche piccolo difetto, che sfruttano come possono. Sally Lewis, comprende nel 2010 che qualcosa sta per accadere e cerca di attuare un piano per preservare la collettività.

Tutto il nostro sangue ha un titolo azzeccatissimo, proprio perché di sangue ne viene versato parecchio. Al centro, la violenza perpetrata ai danni delle donne, da uomini che fanno parte delle loro vite, dei quali dovrebbero potersi fidare: padri, mariti, amici. Un luogo isolato, una società che vede perdere la predominanza della figura maschile, la quale non riesce a sottomettere le donne e reagisce a un'emancipazione e a una nuova presa di posizione nel modo peggiore. L'autrice utilizza a volte la prima persona, talvolta la terza per mostrare lo scorrere delle esistenze a tratti pieno, a tratti minimale, affidando buona parte delle vicende alla componente magica, determinante per dare un quadro sul futuro che è frutto del confronto/scontro tra i generi.
Il libro spazia nel tempo, le storie non seguono un ordine cronologico: la narrazione frammentata costringe il lettore a fare connessioni, al fine di riempire gli spazi vuoti. Non tutti i personaggi che si incontrano nei capitoli sono presenti nella mappatura iniziale, di alcuni apprendiamo davvero poco, mentre per altri, scopriamo quanto le vicende del passato ne hanno influenzato il carattere.
Il male spinto alle estreme conseguenze è una costante delle prime dodici storie, mentre l'ultima rappresenta una conclusione, che dà voce a una speranza nuova, attraverso una dolce storia d'amore a lieto fine. 
Un romanzo potente, oscuro e profondo, dove non tutto è spiegato, tanto è lasciato volutamente incompleto, da rimanere nella testa e nell'anima, così da continuare a pensare a quel momento, al quel discorso a metà, al personaggio abbozzato, che si spera di rincontrare. Un affresco di una comunità rurale, chiusa in un non-luogo magico, surreale e al tempo stesso vero, perché le sofferenze e il dolore attraversano le pagine e ci raggiungono, senza via di scampo, come un perfetto tiro al bersaglio.

Veronica

16 ottobre 2016

Florence Gordon di Brian Morton [Frasi libro]


Frasi:
Florence aveva sempre trovato curioso il modo in cui anche i giovani sofisticati amavano parlare del "destino" come per convincersi che "c'è una ragione per tutto". Il modo in cui coniugavano un'eccentrica individualità ad un'accettazione passiva delle cose.
Una delle cose migliori della vita, tuttavia, è la differenza tra ciò che accade dentro di noi e ciò che mostriamo al mondo.
Immaginare il passato di una persona anziana è difficile quanto immaginare il futuro di una persona giovane.
Florence stava ancora riflettendo sulle cose che le aveva chiesto sua nipote: c'è qualcosa che farai in modo diverso d'ora in poi? Non ti sembra un'opportunità per fare dei cambiamenti nella tua vita? Nessuna delle sue amiche avrebbe mai pensato di farle quelle domande. Forse perché la conoscevano fin troppo bene e sapevano che i cambiamenti non le interessavano. O forse perché, col passare del tempo, le idee che ci facciamo riguardo ai nostri amici e alle persone care si cristallizzano. Cominciamo a vederli in modo immutabile e limitato e così ci convinciamo che siano immutabili e limitati. 

11 ottobre 2016

Una moglie giovane e bella di Tommy Wieringa [recensione]

UNA MOGLIE GIOVANE E BELLA 
di
Tommy Wieringa

Casa editrice: Iperborea
Traduzione: Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo
Prezzo: 14,00
ISBN: 9788870914641
"Edward chiude gli occhi per un istante - la ragazza con la stecca in mano, il fumo di sigaretta che fluttua sotto la lampada del biliardo. Si era sempre sentito disarmato davanti alla bellezza. Lo lasciava senza parole. Il disco solare fra le corna del toro Api, piccolo, perfetto, molto tempo prima in un museo di Damasco. Qualcuno lo aveva creato, in un passato vertiginosamente lontano, mani come le sue avevano fuso il bronzo in modo così impeccabile. Negli anni aveva cominciato a capire che anche la bellezza poteva causare dolore, proprio la bellezza: poteva tagliare con la luce".
Edward Landauer rimane rapito da Ruth, in una giornata qualsiasi, seduto a un tavolino di un bar, mentre lei attraversa una strada in bicicletta. Dopo due settimane la rincontra, "senza cercarla", e si fa avanti. La bellezza è ciò che lo attrae:
"Non era stata deformata dalla bellezza, pensava Edward, come altre donne che aveva conosciuto. Donne splendide, intelligenti, ma era come se bellezza e intelligenza nella stessa persona causassero una profonda scissione interiore. [...] Nella vita reale restava innamorato finché riuscivano a nascondere la loro natura scissa. Erano in tutto sopra la media, le più argute in compagnia e sensazionali a letto, il mondo era il loro palcoscenico. Ma una dopo l'altra, prima o poi, gettavano la maschera; il prologo della tragedia".
Sin da subito, Edward avverte il problema della differenza di età e tutto ciò che ne comporta, soprattutto quando glielo fanno notare il padre di lei o le cene tra amici. All'inizio è l'entusiasmo a dominare la nuova relazione: lei ha ventotto anni ed è la creatura più attraente e piena di energie mai vista prima; lui ha quarantadue anni, è uno specialista, un virologo apprezzato, e non ha mai voluto impegnarsi con qualcuna.
Il matrimonio segna un cambiamento profondo nel protagonista, che crede che l'unione con Ruth sia la svolta significativa per la sua vita, un punto di arrivo. L'illusione di poter fermare il tempo, di non dover fare i conti con la maturità e le responsabilità sono i motivi che spingono verso un rapporto con una persona giovane. Oggi, non sconvolgono sicuramente i legami con una grande differenza di età e nel libro si affrontano le evoluzioni e le ripercussioni psicologiche di una coppia "banale".
Edward vede il proprio mondo sgretolarsi e si convince che ogni cosa che gli capita sia indipendente dalle sue scelte e non è vero. Accetta di dare alla moglie il figlio che tanto desidera, ignaro che il nuovo assetto familiare avrà degli effetti anche su di lui, non può sfuggire. La vita privata influenza la stessa carriera: lo studio della microbiologia medica, i primi risultati delle ricerche sul virus dell'HIV, ogni suo successo si azzerano in un lampo.
Il fallimento sembra essere dietro l'angolo, ogni dialogo, ogni azione, presagiscono un rovescio esistenziale senza possibilità di recupero.

In poco più di cento pagine, si analizza il tracollo del personaggio principale, che arriva a provare sulla sua pelle quel dolore, fino a quel momento, solo fonte di studio. La storia diventa infatti occasione per riflettere sulla sofferenza: gli animali sono strumenti importanti per i suoi esperimenti, perché permettono di effettuare passi avanti. Ma è giusto arrecare pena ad altri esseri viventi ed è il dolore animale paragonabile a quello umano? Ruth ed Edward si scontrano spesso su questo argomento ed è lei a fare una domanda importante, che ritorna nel corso della narrazione, per esplodere nel finale: "Ma tu lo sai cos'è il dolore?".
Da perfetto scienziato, la sua riflessione ha una connotazione clinica, specialmente al principio:
"Come si faceva a sapere se si era in possesso di ricettori sensibili o insensibili al dolore? Non era una categoria oggettivabile, misurare il dolore era impossibile. A pensarci bene era un omissione incomprensibile da parte della scienza".
Dopo che ha perso tutto e comincia a razionalizzare circa il fallimento, si trova a ripensare il concetto di sensibilità:
"[...] più diventiamo vecchi... più perdiamo una sorta di sensibilità... I nostri ricettori diventano resistenti. Per questo la vecchiaia è impossibile da sopportare, perché a volte, di colpo, ricordi com'era avere un cuore, un cuore che ti mette in condizioni di compiere grandi azioni sconsiderate, di lasciarti trasportare e sentirti parte della vita sulla terra...".
Tommy Wieringa è l'autore di un brevissimo libro che al suo interno è così ricco di contenuti, da conquistare grazie a ogni singola parola. Uno stile di scrittura scorrevole ed empatico, che approfondisce una relazione come tante, per svelarne gli inganni e le conseguenze irreparabili di certe decisioni. Colpisce sicuramente la capacità dell'autore di appassionare e sconvolgere nel narrare le relazioni d'amore nel loro svolgimento quotidiano, dalla fase dell'innamoramento, al consolidarsi del legame, fino ai problemi con i quali facilmente ci si può immedesimare. 

Veronica

7 ottobre 2016

Boy, Snow, Bird di Helen Oyeyemi [recensione]

BOY, SNOW, BIRD
di 
Helen Oyeyemi

Casa editrice: Einaudi
Traduttore: Laura Noulian
Prezzo: 20,00
ISBN:978880626718

Il mondo delle fiabe è così ricco di mistero e fascino, da essere sempre una grande fonte di attrazione. Oltre a riportare a quando eravamo bambini, continua a essere un ricordo che da adulti suscita sempre un'infinità di sensazioni. Le fiabe le ricordiamo con affetto, soprattutto se pensiamo alle persone che ce le hanno raccontate. A nostra volta, le tramandiamo ai più piccoli, senza scordare ciò che hanno significato. Accanto alla tradizione è bello conoscere le rivisitazioni. Complice una serie tv molto famosa, soprattutto nelle prime stagioni, Once Upon a Time ha riproposto sullo schermo storie alternative e moderne dei personaggi appartenenti a leggende e racconti classici. L'aspetto che più incuriosisce è sicuramente la lotta interna che ciascuno affronta con se stesso, soprattutto nella scelta tra bene e male.
Una nuova possibilità di assaporare e innovare i cliché del mondo Disney o aspetti dei testi dei fratelli Grimm.
Helen Oyeyemi sceglie di ispirarsi all'avventura di Biancaneve per costruire un romanzo ambientato negli anni Cinquanta e vede in contrapposizione il personaggio di Boy e quello di Snow.
Boy Novak è una ragazzina che abita con il padre, di professione acchiapparatti, incredibilmente violento. Decide così di scappare il più lontano possibile da New York; il caso, la conduce in una strana cittadina del Massachuttes, Flax Hill. Trova un alloggio in una fatiscente pensione, che ospita altre ragazze problematiche e comincia a lavorare in una libreria, gestita dalla dispotica signora Fletcher.
Conosce l'affascinante vedovo, di professione gioielliere, Arturo Withman, con il quale il rapporto è all'inizio conflittuale. L'uomo ha una figlia, Snow, incredibilmente bella, pura e ammirata da tutti. Dopo il matrimonio tra i due, quasi tutto sembra scorrere liscio, senza troppi intoppi. L'arrivo della prima figlia, Bird, scombussola completamente gli equilibri interni; la sua pelle sorprendentemente scura, tanto da far sospettare un tradimento, palesa un segreto della famiglia Withman: all'apparenza americani bianchi, sono in realtà di origine africana. 
Insicura e incapace di vedere ogni giorno quel candido viso, Boy esilia Snow dalla zia Clara, a sua volta emarginata dalla madre Olivia, la quale rifiuta di accettare la discendenza afroamericana.
Nella parte centrale del romanzo, narrata dalla parte di Boy, le due giovani cominciano a scriversi, a confidarsi, instaurando un legame molto forte.

Helen Oyeyemi parte da una fiaba nota per poi allontanarsi completamente da questa e raccontare una storia i cui argomenti trattati hanno una valenza storica e sociale importante. Il punto di vista delle donne, con tre personaggi enigmatici e psicologicamente variegati. Boy, il narratore all'inizio e alla fine, è una vittima, segnata da un passato complicato, fonte di vergogna, e da una figura paterna vessatoria. Una volta allontanatasi da lui, subisce una trasformazione: prima matrigna, poi cattiva matrigna e infine madre, oscillando continuamente tra bene e male. Bird e Snow faticano a identificarsi, sono due figure in contrapposizione, soprattutto se si pensa al colore della pelle; da una parte il bianco e da una parte il nero. Si rivelano di essere entrambe incapaci di vedere la propria immagine allo specchio, simbolo importante di quella ricerca di identità che segna le loro vite. Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame? Una frase che ci riporta indietro nel tempo e qui si colora di connotazioni nuove: la bellezza è certo una costante nel cosmo femminile di Boy, Snow, Bird, ma l'oggetto acquista un significato profondo, in quanto svela e cela un'immagine della personalità che mai definisce con chiarezza la figura che si ha di fronte.
Gli spunti per riflettere sono tanti, il libro si lascia leggere con avidità e costante è la ricerca dei collegamenti tra il mondo reale e quello fantastico, così come i contatti con la favola diventano imprescindibili. Anche il contesto, con l'America anni Cinquanta alle prese con la supremazia della razza caucasica, permette di approfondire il tema del razzismo, non solo attraverso la non accettazione da parte della famiglia di Arthur della propria discendenza. Nella libreria della signora Fletcher si riuniscono degli studenti, che spesso marinano la scuola solo per leggere; tra di loro, un adolescente di colore, che attira costantemente l'attenzione della protagonista, quasi a voler presagire qualcosa solo con la sua presenza.
L'autrice mette troppa carne al fuoco, lascia molti quesiti senza risposta e sceglie una conclusione a effetto, che si discosta tanto dalle premesse originarie.
Il grande entusiasmo iniziale si perde nel prosieguo della narrazione e con grande sforzo si ricerca di dare un significato a tutto, senza che la scrittrice aiuti in questo compito. Più volte ho pensato che neanche lei avesse realmente chiaro l'obiettivo del testo. Si è lasciata un po' troppo trascinare, con questa sensazione di sospensione e caoticità, che a me non ha convinto tanto.

Veronica


5 ottobre 2016

L'amore paziente di Anne Tyler [recensione libro]

L'amore paziente
di Anne Tyler

tradotto da Laura Pignatti

Guanda Editore
272 pagine
Isbn 9788882468149
11,50 euro
Uscito nel 2003

Jeremy Pauling ha quasi 40 anni. Di professione è artista, ovvero assembla oggetti fra i più disparati, crea collage, costruisce sculture nella stanza all'ultimo piano. Non esce mai ed è vittima di una miriade di paure: della gente, del (rispondere al) telefono, del mondo esterno, di quello che c'è al di là del semaforo... Ha una mamma chioccia, talmente soffocante e protettiva che l'improvvisa morte da un lato lo lascia ancora di più in balia di se stesso, dall'altro lo libera. L'incapacità sul da farsi viene risolta dal testamento della donna: gli lascia in eredità la casa (adibita da tempo a pensione, con tutti i suoi inquilini strampalati dentro), sollevandolo così dall'obbligo di riflettere seriamente sul futuro. Fino a quando la quotidianità viene stravolta dall'arrivo di Mary (e della figlioletta) scappata da un marito che non vuole più e un amante indeciso al seguito. Jeremy se ne innamora all'istante ma solo dopo che ella viene scaricata e solo dopo elucubrazioni mentali infinite riesce a dichiararle il suo amore, sfociando poi all'atto pratico (e ufficioso) in un "matrimonio" e a mettere al mondo, uno dietro l'altro, cinque figli. A un certo punto però qualcosa fra i due si rompe: lui è sempre più schiavo della sua arte e del suo bisogno di silenzio in mezzo al caos famigliare; lei esasperata dalla mancanza di attenzioni scappa - con prole al seguito - e va a vivere in una baracca sgangherata e sporca, con la funzione di deposito barche.

Un romanzo scritto intorno alla metà degli anni 70, ambientato in America, a Baltimora, che risulta attuale per quel senso di incompletezza, smarrimento, indecisione che contraddistingue l'essere umano oggi come ieri. Le parole si reggono su un filo precario... Come nella vita, quando non accettiamo la mancanza di certezze che costruiamo a tavolino nella nostra mente dal primo momento che acquisiamo la capacità di ragionare. Jeremy, fratello di due sorelle più grandi, unico maschio, nasce e cresce debole perché troppo coccolato, troppo protetto dalle insidie del mondo, troppo tutto... tanto da apparire (gli occhi non riescono a figurarlo in maniera diversa) un vero e proprio disadattato, un autistico sentimentale. Niente e nessuno gli appartiene realmente, nemmeno Mary, nemmeno i bambini. Fai fatica a stare dietro a un soggetto del genere. Inoltre è difficile inquadrarlo nella figura di artista maledetto. Eppure con i suoi lavori ci campa. Sono la sua unica pre-occupazione. Le opere, frutto di una fantasia surreale, sono esposte alla galleria di un museo, alla mercé di chi le ama e ovviamente non ha presenziato neanche una volta agli incontri autocelebrativi per le paure sopracitate che non gli fanno dire, non gli fanno fare. La sua natura è in ogni muscolo del suo corpo, arriva fin dentro alla pelle e culmina in un finale dal sapore amaro che turba il lettore tanto da non accettarlo. L'immagine che ne esce fuori nella totalità è agghiacciante. Il dubbio che ti viene infatti è se il protagonista è davvero un perdente.

In una società dove ci affanniamo tanto per arrivare in chissà quale luogo, dove non dobbiamo sprecare l'unica possibilità di cui disponiamo, dove sei costretto a capire per forza le cose che ti girano intorno per dare loro un significato...  Forse l'obiettivo della scrittrice è proprio ribaltare l'ovvio o mostrarci tale miseria, tale solitudine, tale diversità. Ti rendi conto di ciò solo quando perdi quello che per te è tutto e per quel tutto non si può più tornare indietro, ormai è troppo tardi.

Buona lettura

Francesca 

2 ottobre 2016

I ragazzi venuti dal Brasile di Ira Levin [recensione]

I RAGAZZI VENUTI DAL BRASILE
di
Ira Levin

Casa editrice: Sur
Collana: BigSur
Traduzione: Adriana Dell'Orto
Prezzo: 17,50
ISBN: 9788869980244

Una sera di settembre del 1974, dopo molti anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla caduta del terzo Reich, un piccolo gruppo di capi nazisti abbandona il rifugio in Sudamerica per riunirsi in un ristorante. Il dottor Mengele, chiamato anche Angelo della Morte per gli esperimenti mortali condotti su prigionieri e soprattutto gemelli ad Auschwitz, ha pianificato un'operazione segretissima per portare alla rinascita del Reich. Novantaquattro uomini, funzionari statali intorno ai sessantacinque anni, sparsi in diversi paesi europei e nel Nordamerica, senza apparente collegamento, devono essere uccisi nei prossimi due anni e mezzo; ai sicari è fornita una lista correlata di data preferibile per agire.
Barry Koehler ottiene una registrazione di quell'incontro privato e riesce a divulgare all'ebreo e famoso cacciatore di nazisti Yakov Liebermann una piccola porzione delle sue scoperte, prima di essere catturato dall'organizzazione. Ormai anziano, fatica a credere in una missione così pericolosa e cerca di capire se seguire il suo istinto circa questa folle storia.

Invenzioni sensazionali dalle enormi potenzialità possono divenire delle armi pericolosissime in mano alle persone sbagliate. La clonazione ha permesso di riprodurre individui fisicamente identici ad Adolf Hitler per poi affidarli a famiglie che, inconsapevolmente, hanno il compito di plasmare la condizione psicologica per crearne copie esatte.
Come per il leader originale, al compimento dei quattordici anni è necessario il verificarsi della morte dei padri adottivi.
Ogni mossa e perfettamente pianificata da Mengele per delineare forma e sostanza del futuro nuovo dittatore che consentirà la supremazia della razza ariana.

Il romanzo permette di riflettere sulle conseguenze dell'uso improprio delle nuove scoperte, che dovrebbero apportare dei miglioramenti e non essere derive dell'equilibrio politico-sociale del mondo. La manipolazione genetica è al centro di un progetto studiato nei minimi dettagli che ha lo scopo di realizzare cloni del più spaventoso sostenitore dell'ideologia nazista e razzista. Oltre agli interrogativi etico-morali sollevati dalla narrazione, sempre più avvincente si rivela l'indagine di Liebermann; inizialmente scettico, comincia a raccogliere indizi che lo conducono a una verità mai immaginata. Il confronto finale con il suo acerrimo nemico non sarà una conclusione, ma un nuovo punto di domanda su quelle che saranno le conseguenze di un esperimento senza più il suo padre fondatore.

Un thriller agghiacciante, che sfrutta una fantasia politica e la concretizza, attraverso un personaggio realmente esistito come Josef Mengele, e pone domande su un futuro così nostalgico del peggio del passato, da agire con ogni mezzo per riproporlo.

Veronica