7 ottobre 2016

Boy, Snow, Bird di Helen Oyeyemi [recensione]

BOY, SNOW, BIRD
di 
Helen Oyeyemi

Casa editrice: Einaudi
Traduttore: Laura Noulian
Prezzo: 20,00
ISBN:978880626718

Il mondo delle fiabe è così ricco di mistero e fascino, da essere sempre una grande fonte di attrazione. Oltre a riportare a quando eravamo bambini, continua a essere un ricordo che da adulti suscita sempre un'infinità di sensazioni. Le fiabe le ricordiamo con affetto, soprattutto se pensiamo alle persone che ce le hanno raccontate. A nostra volta, le tramandiamo ai più piccoli, senza scordare ciò che hanno significato. Accanto alla tradizione è bello conoscere le rivisitazioni. Complice una serie tv molto famosa, soprattutto nelle prime stagioni, Once Upon a Time ha riproposto sullo schermo storie alternative e moderne dei personaggi appartenenti a leggende e racconti classici. L'aspetto che più incuriosisce è sicuramente la lotta interna che ciascuno affronta con se stesso, soprattutto nella scelta tra bene e male.
Una nuova possibilità di assaporare e innovare i cliché del mondo Disney o aspetti dei testi dei fratelli Grimm.
Helen Oyeyemi sceglie di ispirarsi all'avventura di Biancaneve per costruire un romanzo ambientato negli anni Cinquanta e vede in contrapposizione il personaggio di Boy e quello di Snow.
Boy Novak è una ragazzina che abita con il padre, di professione acchiapparatti, incredibilmente violento. Decide così di scappare il più lontano possibile da New York; il caso, la conduce in una strana cittadina del Massachuttes, Flax Hill. Trova un alloggio in una fatiscente pensione, che ospita altre ragazze problematiche e comincia a lavorare in una libreria, gestita dalla dispotica signora Fletcher.
Conosce l'affascinante vedovo, di professione gioielliere, Arturo Withman, con il quale il rapporto è all'inizio conflittuale. L'uomo ha una figlia, Snow, incredibilmente bella, pura e ammirata da tutti. Dopo il matrimonio tra i due, quasi tutto sembra scorrere liscio, senza troppi intoppi. L'arrivo della prima figlia, Bird, scombussola completamente gli equilibri interni; la sua pelle sorprendentemente scura, tanto da far sospettare un tradimento, palesa un segreto della famiglia Withman: all'apparenza americani bianchi, sono in realtà di origine africana. 
Insicura e incapace di vedere ogni giorno quel candido viso, Boy esilia Snow dalla zia Clara, a sua volta emarginata dalla madre Olivia, la quale rifiuta di accettare la discendenza afroamericana.
Nella parte centrale del romanzo, narrata dalla parte di Boy, le due giovani cominciano a scriversi, a confidarsi, instaurando un legame molto forte.

Helen Oyeyemi parte da una fiaba nota per poi allontanarsi completamente da questa e raccontare una storia i cui argomenti trattati hanno una valenza storica e sociale importante. Il punto di vista delle donne, con tre personaggi enigmatici e psicologicamente variegati. Boy, il narratore all'inizio e alla fine, è una vittima, segnata da un passato complicato, fonte di vergogna, e da una figura paterna vessatoria. Una volta allontanatasi da lui, subisce una trasformazione: prima matrigna, poi cattiva matrigna e infine madre, oscillando continuamente tra bene e male. Bird e Snow faticano a identificarsi, sono due figure in contrapposizione, soprattutto se si pensa al colore della pelle; da una parte il bianco e da una parte il nero. Si rivelano di essere entrambe incapaci di vedere la propria immagine allo specchio, simbolo importante di quella ricerca di identità che segna le loro vite. Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame? Una frase che ci riporta indietro nel tempo e qui si colora di connotazioni nuove: la bellezza è certo una costante nel cosmo femminile di Boy, Snow, Bird, ma l'oggetto acquista un significato profondo, in quanto svela e cela un'immagine della personalità che mai definisce con chiarezza la figura che si ha di fronte.
Gli spunti per riflettere sono tanti, il libro si lascia leggere con avidità e costante è la ricerca dei collegamenti tra il mondo reale e quello fantastico, così come i contatti con la favola diventano imprescindibili. Anche il contesto, con l'America anni Cinquanta alle prese con la supremazia della razza caucasica, permette di approfondire il tema del razzismo, non solo attraverso la non accettazione da parte della famiglia di Arthur della propria discendenza. Nella libreria della signora Fletcher si riuniscono degli studenti, che spesso marinano la scuola solo per leggere; tra di loro, un adolescente di colore, che attira costantemente l'attenzione della protagonista, quasi a voler presagire qualcosa solo con la sua presenza.
L'autrice mette troppa carne al fuoco, lascia molti quesiti senza risposta e sceglie una conclusione a effetto, che si discosta tanto dalle premesse originarie.
Il grande entusiasmo iniziale si perde nel prosieguo della narrazione e con grande sforzo si ricerca di dare un significato a tutto, senza che la scrittrice aiuti in questo compito. Più volte ho pensato che neanche lei avesse realmente chiaro l'obiettivo del testo. Si è lasciata un po' troppo trascinare, con questa sensazione di sospensione e caoticità, che a me non ha convinto tanto.

Veronica


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