20 ottobre 2016

Inferno di Ron Howard [recensione film]


INFERNO di RON HOWARD

Tom Hanks: Robert Langdon
Felicity Jones: Dott.ssa Sienna Brooks
Ben Foster: Bertrand Zobrist
Omar Sy: Cristoph Bruder
Irrfan Kahn: Harry Sims
Sidse Babett Knudsen: Elizabeth Sinskey

È da aprile 2015 che Firenze è in fibrillazione per l'uscita del film Inferno, tratto dall'omonimo romanzo di Dan Brown, con amici che vengono assunti come comparse, strade chiuse per il set (mannaggia), appostamenti per intravedere qualche attore, giornalate su "Inferno volàno dell'economia fiorentina" ecc... che non potevamo certo non andare a vedere l'attesissima pellicola una volta approdata al cinema!
E quindi, dopo aver "forato" la prima (finiti i posti, acqua a catinelle, il centro invaso anche dagli attori de I Medici - Masters of Florence), siamo andati alla seconda proiezione il giorno seguente.

Trama
Robert Langdon, il famoso professore esperto di simbologia, si risveglia, ferito e senza ricordare cosa gli sia successo, in un ospedale di Firenze. Ha una ferita alla testa e l'ultima cosa che rammenta sono le mura dell'università in cui lavora. Purtroppo per lui, un sicario è sulle sue tracce e l'ha già trovato. E così, con colpi di pallottole che sfrecciano alle spalle, Langdon riesce a scappare grazie a una giovane dottoressa che lo aiuterà a capire perché lo stiano inseguendo. Nella sua giacca, infatti, è stata ritrovata una mappa dell'Inferno di Dante, dipinta nientemeno che da Botticelli, mentre un pericoloso contro alla rovescia minaccia l'umanità...

L'ottimo Tom Hanks torna nei panni del professor Langdon, ormai indossati con disinvoltura, insieme alle nuove leve danbrowniane Felicity Jones (La teoria de tutto) e Omar Sy (Quasi Amici), in quella che è una equilibrata trasposizione del romanzo.
Il film è molto godibile (Ron Howard è un bravissimo regista anche quando fa pellicole "di cassetta"), Firenze ne esce splendida, vivibile, aperta e cordiale (e senza impalcature). E soprattutto grondante Storia e Arte
La trama, pur rocambolesca, si srotola per le vie della città ed è divertente cercare il tale angolo, la tale caffetteria, il tale tabacchi, l'amico, il farmacista, l'edicolante... Dice che c'è un cameo del sindaco, ma me lo sono perso. Come il libro, anche il film è un giro in città del quale non possiamo che ringraziare il regista. Di solito vale la regola "è meglio il libro", ma qui direi che è una finale al fotofinish.
È un peccato per le poche ma sostanziali differenze con il libro, tra cui un dilemma morale che attraversa tutta la narrazione ponendo i protagonisti al tempo stesso nella sgradevole posizione di eroi e potenziali carnefici: è ragionevole una soluzione estrema che porterà benefici in futuro ma avrà conseguenze devastanti nell'immediato? Ucciderne cento per salvarne uno? È sempre meglio il male minore? Di questo nel film non c'è traccia (una delle cose che nobilitavano il romanzo).
Per il resto è tutto molto fedele al testo originale, se si chiude un occhio sulla scaltrezza di un professore universitario con amnesia da trauma che arriva a gabbare ben due organizzazioni per la sicurezza mondiale, nonché i nostri carabinieri e polizia, sfuggendo attraverso cunicoli magicamente sempre accessibili, e se si chiude l'altro occhio (ops, cerco di non cadere nello spoiler) sul "Perché???" venga ordito un complotto enigmistico che solo Langdon può risolvere quando a conti fatti non ce n'è bisogno alcuno. 
È un film. Un film tra Indiana Jones e 007 con vedute spettacolari, un ritmo incalzante e bravi attori. Vale il consiglio che fu anche per il libro: non è da Palma d'Oro a Cannes, ma andate a vederlo.

Alessandra

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