28 novembre 2016

Accabadora di Michela Murgia [recensione]

ACCABADORA
di
Michela Murgia

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET
Prezzo: € 11,00
Pagine: 164
ISBN: 9788806221898

"Fillus de anima. È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai".

Maria ha solo sei anni quando abbandona la sua famiglia a Soreni per seguire Tzia Bonaria Urrai, una donna dall'età indecifrabile, che decide di prenderla con sé. La nuova situazione suscita non poche dicerie nel paese: tutti sanno perché Anna Teresa Listru ha rinunciato a quel fardello, una bocca da sfamare in una casa troppo affollata, mentre le ragioni della vecchia si faticano a comprendere.
Per quella bambina la nuova situazione è sconvolgente: non deve più sentirsi ammonire dal toccare qualcosa che non le appartiene e finalmente ha uno spazio personale a disposizione.
Frequenta la scuola, riceve un'educazione e le attenzioni che sono necessarie per quell'età. Maria è curiosa, attenta, ascolta e osserva quell'unica figura designata per essere un modello: impara il mestiere della sarta e comincia a porsi domande su quel ciclo misterioso di vita e morte.
Di notte, bussa alla porta gente del posto, per reclamare la presenza di Tzia Bonaria, la quale esce velocemente nel suo abito scuro per offrire i suoi servigi. Ma cosa fa esattamente quella donna misteriosa? Anche la giovane ospite si accorge di questo trambusto notturno e si azzarda a chiedere quale sia il motivo, ma subito viene esortata a non parlarne ancora, così che l'argomento non è più tirato in ballo. Almeno per un po'.

S'accabadora è la figura femminile deputata a porre fine all'agonia attraverso la pratica dell'eutanasia. Chiamata direttamente dai familiari del malato è mossa da un sentimento di pietà e accondiscende al volere dei parenti. L'azione assume una valenza rituale, in quanto il momento è a tutti gli effetti una cerimonia sacra e liberatoria. Quando Maria, ormai adulta, apprende il segreto celatole a lungo dalla persona che ama di più al mondo e di cui si fida, perde ogni certezza; sceglie quindi di lasciare il suo paese, per intraprendere una nuova strada.

Accabadora è un romanzo breve, che racconta con toni magici e ammalianti, di una terra che appare lontana e irraggiungibile, la Sardegna, attingendo da immagini e storie folkloristiche realmente collocabili nel passato. Non è dato sapere con precisione quando si svolgono le vicende narrate, ma si può desumere successivamente alla seconda guerra mondiale. La società descritta è matriarcale, basata sul predominio femminile, sulle cui spalle versano responsabilità e prestigio. Sono loro le protagoniste attive, le vere anime del libro. La relazione che si istaura fra Tzia Bonaria e Maria è quella pura e profonda di madre e figlia, un legame che si spezza, ma è in grado di ricucirsi a distanza di tempo e di superare i diversi punti di vista circa la vita e la morte, due parole che appaiono all'una distanti e all'altra unite indissolubilmente. E proprio la riflessione sull'esistenza e la sua fine è così attuale, così controversa, da rendere difficile il vedere il gesto dell'accabadora sbagliato. La mano che la guida è carico di amore, di misericordia e a lei è affidato un compito non semplice, che si comprende come necessario, perché anche noi, nelle stesse situazioni, accoglieremmo con gioia quel tocco magico a compimento del nostro destino, così come desiderato.

Veronica

26 novembre 2016

Animali Notturni di Tom Ford [recensione film]


ANIMALI NOTTURNI - NOCTURNAL ANIMALS

Regia: Tom Ford
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 117 minuti
Attori: Amy Adams; Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson, Isla Fisher, Armie Hammer, Laura Linney, Karl Glusman
Pensi mai che la tua vita sia diversa da come la volevi?
Sull'onda dell'entusiasmo per il bel romanzo Tony & Susan, siamo andate al cinema a vedere la trasposizione cinematografica, un po' titubanti per le opinioni contrastanti che circondano il regista, lo stilista di fama mondiale Tom Ford, al suo secondo film, e con mille dubbi su come il peculiare andamento narrativo della trama, su due binari, fosse stato trattato.
Quello che salta subito all'occhio è lo stile registico e della fotografia, che suggeriscono il bianco e il nero pur rimanendo a colori, accompagnati da un tema musicale che non sovrasta mai le immagini (la musica è del compositore polacco Abel Korzeniowski, già autore per A Single Man). Nelle scene più significative, le inquadrature vengono repentinamente modificate, mostrando i personaggi principali, prima lei e poi lui, con i primi piani dei volti, i quali suscitano nello spettatore un'infinita gamma di sensazioni. Amy Adams, la protagonista, è algida e malinconica, una regina geometrica come gli ambienti enormi e soffocanti, dalle ombre nette, che non smettono di circondarla.
Susan Morrow all'apparenza ha tutto, ma nasconde dentro di sé un'infelicità che non si placa mai; è una giovane direttrice di una galleria d'arte contemporanea, sposata a un uomo bello e falsamente accudente. Dopo diciannove anni di matrimonio, ora non riescono ad ammettere che sono indifferenti l'uno all'altra e Susan non sa come esprimere il malessere profondo e subdolo che la perseguita e non le fa apprezzare quel che ha, un lavoro che adorava e che ha inseguito a lungo, un marito ricco e una figlia, amici altolocati ed eccentrici, una casa bellissima e gigantesca che ora la angustia come le sbarre di una gabbia. Inaspettatamente, il marito deve partire per concludere un affare non più rimandabile, e la lascia sola tre giorni; si ritrova così con Animali Notturni, il manoscritto ricevuto qualche giorno prima da Edward, il primo marito, il cui ricordo è stato cinicamente offuscato, che desidera sapere cosa ne pensa. È dai tempi del divorzio che non si sentono più. Ma lui l'ha deliberatamente spedito a lei, e c'è una dedica nella prima pagina, sola ed esclusiva: A Susan.
Le vicende che vengono narrate nel romanzo sono tremende e cattive, troppo vere, sconvolgenti e, a ogni svolta, a ogni choc, ecco che si torna negli occhi di Susan, turbata per le sorti dei protagonisti e per sé, per questo ruolo non richiesto di cui l'ha investita Edward e sempre più incerta della vita che ha costruito. Al centro del libro letto con voracità dalla protagonista, una famiglia viene distrutta, mentre è in viaggio sulle strade buie e isolate del Texas; l'indagine vede al comando un ottimo Micheal Shannon, perfetto nel ruolo dello sceriffo, che si trova di fronte a fatti cruenti, imperdonabili. La donna non può fare a meno di interrogarsi sul significato di quella violenza, sulle dinamiche familiari, sul suo passato e del modo orribile con cui ha messo fine al suo primo amore.

Come il romanzo, anche il film viene costruito sfruttando due tempi paralleli: quello della finzione letteraria e quello della vita, speculari tra loro, uno accecante e pauroso, l'altro fermo e meditabondo. 
Animali Notturni è un thriller psicologico in crescendo, che non perde un colpo. Perfetto il percorso di presa di coscienza compiuto da Amy Adams, azzeccatissima per il ruolo: all'inizio sembra un pezzo di arredamento inserito in spazi ampi, così glamour nelle pose, negli abiti e negli accessori. Una donna che è diventata emblema di una società in cui regnano opulenza e falsità, così disdegnati in giovane età, quando ancora gli ideali erano forti. Il disprezzo per la madre, dalle parole profetiche, la mette in guardia dallo sposare un uomo debole, così poco ambizioso. E proprio la debolezza è uno degli aspetti chiave della pellicola. Jake Gyllenhall interpreta il primo marito, il quale si adopera per ribaltare l'immagine di sensibilità da sempre attribuitagli, con la storia offerta per Susan, che, essendo un concentrato di aggressività, si apre alle più svariate interpretazioni. Un libro che diventa il mezzo per ottenere vendetta, REVENGE, come il quadro che, non a caso, torreggia nei corridoi della sua galleria d'arte. L'attore dà il volto anche alla figura principale del manoscritto, Tony, incapace di ribellarsi e proteggere moglie e figlia, che segue passivamente il poliziotto nelle indagini, fino a un epilogo che vede Edward ottenere una rivincita su quella ragazza che gli ha spezzato il cuore.

Correte al cinema!



Alessandra & Veronica

24 novembre 2016

Tony & Susan di Austin Wright [recensione]

TONY & SUSAN
di 
Austin Wright

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Traduzione: Laura Noulian
Prezzo: 19,50
Pagine: 408
ISBN: 9788845926198

Quest'anno mi è capitato tra le mani un libro molto particolare, che riesce a restare in bilico tra più generi senza tradirne nessuno. Un romanzo cupo, compìto e crudo al tempo stesso, tagliente e molto ben narrato, che non conoscevo e ho scoperto grazie alla ristampa recente che ne ha fatto Adelphi, che tra un saggio e un classico nasconde delle storie entusiasmanti e divertenti, eleganti e paurose, belle.
Una di queste è Tony & Susan di Austin Wright. Una storia che si dipana su due binari, paralleli e incredibilmente opposti e in contrasto, ma anche specchio l'uno dell'altro.

Susan Morrow è una casalinga borghese americana, madre di tre figli e lievemente insoddisfatta, forse più che insoddisfatta, ma senza il coraggio di guardare in faccia la realtà. Le vacanze invernali stanno arrivando al culmine natalizio e dispone di tre giorni di libertà: il marito, chirurgo di una certa fama, è altrove, a una conferenza insieme all'assistente ambiguamente zelante e dedita, che le suscita non poca irritazione e umiliazione. In preda a un sottilissimo panico per non sapere come riempire il tempo senza l'oggetto dei suoi sforzi quotidiani, circondata da figli adolescenti e autonomi che hanno poco bisogno di lei, viene sorpresa dall'invio inaspettato di un manoscritto da parte del primo marito, sposato in giovanissima età e semi dimenticato per venti anni.
Ora Edward, quel giovane ragazzo spigoloso e tormentato che amava scrivere, è uno scrittore di successo e desidera sapere cosa Susan pensa del proprio romanzo d'esordio. E quindi lei, eccitata dalla sorpresa e dalle mille domande che le fa sbocciare in mente e spaventata per quell'incombenza così importante, si distende sul divano e, tra una cena e una lavatrice, per tre giorni, legge.
Insieme a lei divoriamo il primo capitolo del romanzo e poi il secondo e il terzo e, di capitolo in capitolo, stacchiamo gli occhi dalla pagina e seguiamo i suoi pensieri, le sue paure, i suoi dubbi sulla bravura e sulla riuscita di un uomo che credeva di conoscere e che le sta dimostrando di essere profondamente diverso. Il romanzo che le ha spedito è cupo, terribile, angosciante fin dalle prime pagine ed è dedicato a lei, la prima moglie.
Cosa le vuole comunicare in realtà? Perché le ha mandato quel testo, che cosa vuole che ci veda, se mai vi potesse vedere qualcosa?
A ogni stacco di pagina ripercorriamo fugaci ricordi, sempre più nitidi, sempre più dettagliati, anche se cerca disperatamente di dimenticare, di non ricordare la sua storia d'amore con Edward, che l'ha cambiata più a fondo di quanto è disposta ad ammettere e che ancora la guida a distanza, influenza le sue scelte.

Tony & Susan è un thriller, è la storia di una coppia, la storia di una donna. È tutto questo senza perdere il tono, mai pietoso, lucido, netto, una relazione umana trattata come un romanzo noir. Interessante, perché le due atmosfere, quella fittizia e angustiante del romanzo e quella ovattata della casa semi vuota che accoglie Susan, non vengono mai disattese.
Leggetelo! Fa l'effetto di un bel ceffone, ma accende un sacco di lampadine!

A breve, potrete leggere anche la nostra opinione sul film tratto da Tony & Susan, Animali Notturni, che ci ha lasciate piacevolmente sorprese!
Alessandra

22 novembre 2016

Fiori per Algernon di Daniel Keyes [recensione]

FIORI PER ALGERNON
di 
Daniel Keyes

Casa editrice: TEA
Collana: Tea biblioteca
Traduzione: Bruno Oddera
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788850241910

Charlie Gordon ha trentadue anni e lavora in una panetteria, occupandosi delle consegne e della pulizia dei servizi. La cosa che desidera di più è l'intelligenza. Decide così di aderire a un progetto sperimentale, testato su un topolino, Algernon, che dimostra di aver sviluppato capacità cognitive e di problem solving mai sperate prima.
Charlie tiene un diario, che raccoglie i suoi progressi. Superate le difficoltà iniziali, comincia a imparare a scrivere e a leggere testi sempre più complessi, scontrandosi con l'infinita gamma dei sentimenti umani. Ricorda episodi del suo passato tristi, scherzi crudeli subiti, amici che lo hanno messo nei guai:
"Allora ho visto una scena che ricordavo nella mia mente di quando ero bambino e i ragazzi dell'isolato mi facevano giocare con loro a nascondarella e toccava a me cercarli. Dopo aver contato più volte fino a dieci sulle dita, andavo a cercare gli altri. Continuavo a cercarli finché non cominciava a far freddo e a scendere l'oscurità e dovevo tornare a casa. Ma non li trovavo mai e non riuscivo a capire perché".
La presa di coscienza circa la sua infanzia e la sua intera esistenza fino a quel momento è sconvolgente. Con il progressivo aumento dell'intelligenza, si risveglia il dolore legato a tutto ciò che prima non era in grado di capire:
"Ancora non so di che cosa parlasse, ma ha detto che anche se non capisco i miei sogni o i miei ricordi, o la ragione per la quale mi tornano, un giorno o l'altro tutto finirà con il collegarsi, e io mi conoscerò meglio. Ha detto che l'importante è scoprire che cosa stanno dicendo quelle persone nei miei ricordi. Tutto si riferisce a me quando ero bambino e devo ricordare quello che è successo".
L'istruzione diventa un aspetto chiave del suo presente: si chiude in biblioteca per assorbire conoscenza ed essere in grado di disquisire su ogni argomento; con il numero di informazioni crescente che incamera per ogni campo, arriva a surclassare i più grandi specialisti.
Qualcosa dentro di lui si muove. Gli aspetti positivi dell'esperimento, al quale sceglie volontariamente di aderire, non solo per se stesso, ma anche per permettere agli altri un futuro ricco di possibilità, sono posti in ombra da impressionanti cambiamenti che fatica a gestire.
Per la prima volta nella sua vita, si trova a dover fare i conti con l'Amore, un'emozione potente, che non riesce a controllare:
"«Ma sono innamorato!» ho urlato, e poi, vedendo la gente voltarsi a guardare, ho abbassato la voce finché non è diventata tremula d'ira. «Sono una creatura umana... un uomo... e non posso vivere soltanto con libri e nastri magnetici e labirinti elettronici. Lei dice: 'Frequenta altre donne'. Come posso se non conosco nessun'altra donna? Qualcosa dentro mi sta incendiando e io so soltanto che questa cosa mi fa pensare a lei. Sono a metà d'una pagina e vedo su di essa il suo viso... non offuscato come quelli del mio passato, ma limpido e vivo. Tocco la pagina e il suo viso scompare e a me vien voglia di lacerare in due il libro e di gettarlo via.»"
Il dualismo fra il suo io precedente e il nuovo se stesso dà luogo a episodi inaspettati. La consapevolezza di essere un uomo con degli impulsi capace di distinguere il bene e il male lo pone in conflitto con il mondo e le altre persone. L'obiettivo di sentirsi finalmente considerato e non più deriso per il suo deficit è raggiunto; Charlie non ha però fatto i conti con le conseguenze, così come i suoi medici, i quali hanno perso il controllo delle proprie cavie, dello studio al quale le hanno sottoposte. Tutto precipita rapidamente; la regressione è veloce e inarrestabile. Il sogno di un ragazzo, che brama di essere come tutti, si infrange, perché l'etichetta di "diverso" sembra non volerlo abbandonare.

Un resoconto intimo che mostra i miglioramenti del protagonista attraverso l'uso della scrittura e della punteggiatura, sconclusionate all'inizio, per poi perdere i difetti che le caratterizzano. Il risultato è molto più di quello auspicato al principio: i dottori si trovano di fronte a un genio destinato a imparare qualsiasi nozione aggiuntiva di ogni materia possibile. Lo sviluppo intellettuale non si lega a quello emotivo e sociale, che permangono a uno stadio adolescenziale. Il rapporto con gli altri non è semplice, soprattutto quando appaiono con evidenza le differenze nel gruppo di lavoro e amicale:
"L'intelligenza ha conficcato un cuneo tra me e tutti coloro che conoscevo e amavo e mi ha scacciato dalla panetteria. Oro sono più solo di prima. Mi domando che cosa accadrebbe se rimettessero Algernon nella grande gabbia insieme ad alcuni altri topi. Gli si rivolterebbero contro?"
I sogni e i ricordi del passato mutano la percezione del mondo e aprono le porte della memoria, che scatenano quasi sempre sofferenza. Così come Algernon, Charlie finisce per restare da solo, in quanto le sue reazioni alle nuove conquiste, annullano ogni possibilità di interazione positiva. L'attenzione agli stati d'animo, che mutano in felicità, angoscia, turbamento, rabbia, è la caratteristica che più ho apprezzato del libro, perché incisivo l'impegno dell'autore nel lasciar trasparire i sentimenti.

Daniel Keyes, laureato in psicologia, ha insegnato a ragazzi con problemi di apprendimento. Questo lavoro, così come la sua preparazione, sono spunti importanti per il romanzo Fiori per Algernon, considerato "un capolavoro della narrativa di anticipazione".
Veronica

17 novembre 2016

Florence Gordon di Brian Morton [recensione libro]

Florence Gordon
di Brian Morton

Sonzogno editore
320 pagine
17,50 euro
isbn: 978-88-454-2606-3
uscito nel 2015

Florence Gordon ha settantacinque anni ma nonostante l'età si sente giovane dentro e fuori. Florence Gordon è forte, fiera, indipendente; vive da sola a Manhattan; non si tinge i capelli; non le interessa il botox; non si sbianca i denti. Florence Gordon ha deciso di scrivere un memoir con una connotazione femminista moderna. Lo vuole perché è vecchia, intellettuale e appunto femminista. Consapevole che avrebbe attirato svariate polemiche per la suddetta tematica va avanti imperterrita, determinata, ignara degli altri e di ciò che le sta intorno. La difficoltà principale nel realizzarlo consiste più che altro nel riportare in vita il passato. Il motore è l'indignazione per qualcosa che ha letto o sentito o visto che non abbandona mai la speranza, la convinzione sincera di far parte di una lotta che forse avrebbe portato la sorellanza e fratellanza universali a trionfare sulle forze del sessismo, dello sfruttamento, dell'avidità. Lo fa con una coerenza e una perseveranza tale da apparire agli occhi degli altri diversa, speciale e ricercata.

In primis da Janine, la suocera, dalla quale desidera ardentemente un consenso che non trova, proprio perché nessuno è in grado di coinvolgerla in sentimentalismi e attaccamenti inutili. Janine l'ha conosciuta leggendo la sua raccolta di saggi "Occasioni di eroismo nella vita quotidiana" durante un corso all'università. Sposata con Daniel da 23 anni. Considera New York una città travolgente dove "Sembravano tutti, in un modo tipicamente newyorchese, induriti dalle battaglie della vita e allo stesso tempo pieni di speranza". Per questo appena se ne presenta l'occasione va a lavorare per Lev (il guru della fermezza, da 30 anni si occupa della stessa ricerca sull'autocontrollo) al Centro per lo studio della motivazione di psicologia della Columbia University, dove il suo compito principale è fare terapia con gli studenti del college. Insieme alla madre c'è Emily. La figlia ha solo 19 anni e nella grande mela ci viene per frequentare un corso estivo di letteratura alla Barnard. Daniel, l'unico uomo di casa, invece lavora all'unità di crisi. Una sorta di assistente sociale ma col distintivo. Rispetto ai genitori il desiderio di celebrità non è come un suono che non riesce a sentire ma come una malattia a cui è immune. Raggiunge moglie e figlia solo perché costretto da un esubero di ferie da sfruttare.

La svolta, che irrompe nei vari meccanismi della routine quotidiana, avviene dopo che Martha Nussbaum recensisce sul New York Times "Come si guarda una donna" di Florence portandola alla ribalta negli ambienti intellettuali che contano e a dover interagire con i vari membri della famiglia, Emily in particolare, che viene assunta come sua assistente tuttofare. Sembra che tutto cambi ma in realtà non cambia niente, tranne gli impegni che si moltiplicano. La percezione della vita per lei rimane invariata con una compostezza che a tratti sorprende.

Una storia ordinaria con una protagonista straordinaria. Janine, Emily, David, le sue amiche storiche che la adorano e le perdonano ogni cosa sono sfumature intorno alla sua fantastica figura che campeggia ingombrante e ben definita in ogni pagina suscitando fastidio e ammirazione senza controllo... Eppure, almeno una volta nella vita ognuna di noi ha desiderato l'indipendenza e l'audacia in un mondo troppo chiuso nelle proprie convinzioni. All'atto pratico poche sono riuscite nell'intento perché il femminismo autentico non è roba per chiunque, soprattutto se non si riesce a sopportare i giudizi della società e nonostante nel corso degli anni abbia assunto connotati diversi, le battaglie di adesso sono veri e propri atti di coraggio estremi e hanno a che fare con aspetti a cui molte (forse) non sanno rinunciare. Una lettura che ti interroga sul cosa vuol dire essere donna o apparire donna. Un aspetto che oggi non possiamo tralasciare. Florence, invece, ha le idee piuttosto chiare: Non è schiava di niente e nessuno. Ciò la rende libera. Buona lettura!

Francesca

15 novembre 2016

La parte migliore del giorno di Philippe Delerm [recensione]

LA PARTE MIGLIORE DEL GIORNO
di
Philippe Delerm

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: Elena Riva
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788888320533

"Al signor Spitzweg non piace guardarsi allo specchio". Le sue giornate sembrano svolgersi così regolari, senza grandi eventi significativi. Il lavoro di impiegato non regala molte sorprese, i colleghi lo punzecchiano, dimostrando di avere poco in comune con lui.
È un uomo intelligente, che potrebbe facilmente partecipare al quiz Questions pour un champion e uscirne vincitore, ma la fama lo frena dal mettersi in mostra:
"Sapeva bene che aveva ragione lei, che avrebbe potuto vincere il montepremi, e anche di più, tanto era ipersviluppata quella sua memoria che a lui sembrava normale, ma che i colleghi trovavano strabiliante. Tutto ciò che gli altri dimenticavano, come i nomi dei personaggi secondari, la composizione dei ministeri, le date degli incontri sportivi, tutto questo gli rimaneva indelebilmente in testa. Ma aveva rinunciato davanti all'imbarazzante prospettiva di essere presentato come un fenomeno da baraccone, al rischio di essere riconosciuto per strada - un fremito di orrore lo scuoteva ancora alla sola idea; aveva rinunciato soprattutto di fronte all'equazione che all'improvviso si era affacciata alla sua mente: ho memoria perché non ho ricordi".
Ciò che ama più di qualsiasi altra cosa è Parigi, dove abita dalla morte dei genitori, sempre nell'appartamento situato al 226 di rue Marcadet. Si guarda intorno. Osserva gli uomini e le donne che passeggiano verso gli "Champs Élysées, avenue Marceau, rue François". 
La sua città, così come descritta nei gialli di Simeon, gli parla e dei posti e delle persone che la abitano capisce di voler trattare. La forma che sente più affine alla sua personalità è quella del diario intimo e, in tempi moderni, quale miglior modo se non quello di aprire un blog?
"No, ciò che gli interessava era il diario intimo, gettato come una bottiglia in mare sulle onde di Internet. C'erano non poche confessioni bislacche, paranoie e schizofrenie. La scoperta di simili sfoghi, talvolta assai imbarazzanti, rafforzò nel signor Spitzweg il desiderio crescente di un blog leggero, vagabondo, sulla superficie delle cose, senza filosofia né morale - quello che gli sarebbe piaciuto leggere, certo".
Uno spazio virtuale come espressione vera e autentica di se stesso. Un modo di descrivere senza riserve come si vede il mondo. All'inizio è tutto nuovo per Arnold. Prende confidenza con una nuova realtà, impara a usare Internet e, ciò che all'inizio era solo un gioco, prende una piega diversa, inaspettata:
"Non so cosa sia la noia. Posso rimanere ore nel posto più neutro, una sala d'attesa, l'atrio di una stazione. Persino senza un libro da leggere, senza un giornale da sfogliare. Quando dal dottore qualcuno sospira e dice: "È lunga", io approvo per educazione, ma non lo penso minimamente. Certo, quando ci sono persone da osservare, ascoltare, non è male. Ma sopporto benissimo di interessarmi indefinitamente a un pezzetto di carta da parati che si scolla , a una crepa minuscola all'angolo del soffitto, alla struttura metallica delle sedie, al disordine delle riviste sul tavolino. Non che me ne vanti. Questo blog è la prima occasione che è ho per confidare il mio modo di essere". 
La vita sociale parigina nel suo svolgersi quotidiano diventa terreno fertile per i suoi articoli in rete. Prende l'abitudine di girare sempre con un taccuino, così da non perdere niente di ciò che lo colpisce. Tutte le sere, ricopia ordinatamente i suoi pensieri. Il sito subisce un'evoluzione: dalle poche visite sporadiche sotto il dominio www.arnoldspitzweg.com, un forte incremento con il nuovo nome www.antiazione.com. Molti sono i commenti ai suoi scritti, ai quali però non risponde, perché "preferisce avere lettori piuttosto che corrispondenti". La popolarità arriva quasi inaspettata, la partecipazione del pubblico sembra inarrestabile. Invece di provare soddisfazione, avverte un'ansia crescente che lo frena.

Arnold è un personaggio dalle mille sfaccettature: sensibile, ipocondriaco, osservatore, per niente spaventato dalla morte, amante dei polizieschi di Maigret perché non succede niente, estimatore di Woody Allen. Non è interessato ai viaggi, ma gli piace leggerne nei libri. Riflette sulla solitudine, rifugge la notorietà, eppure finisce per farne parte. L'attesa di un gruppo sempre più importante di affezionati lo costringe a ridimensionare il suo ruolo con la scrittura, non più esclusivamente intima, bensì in grado di avere effetto sugli altri.
Uno sguardo al mondo contemporaneo, a tratti malinconico, a tratti autentico, che invita il lettore ad apprezzare le cose semplici, che si tendono a dare per scontate o, addirittura, nemmeno si notano.

Veronica

9 novembre 2016

Alta fedeltà di Nick Hornby [recensione libro]

ALTA FEDELTÀ
di 
Nick Hornby

Casa editrice: Guanda 
Collana: tascabili
Traduttrice: Laura Noulian
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788823514577

Rob Fleming ha trentacinque anni, lavora in un negozio di dischi, il Championship Vynil, che risente della crisi economica, tanto da sopravvivere a malapena. I migliori amici sono i suoi dipendenti Dick e Barry, con i quali condivide la passione per la musica rock. Da sempre, etichetta la vita in classifiche, che sono il suo modo per affrontarla. La rottura con la fidanzata Laura è l'occasione per fare un bilancio del proprio vissuto, così incredibilmente ricco di fallimenti. La lista delle sue cinque ragazze più importanti è una sequela di eventi che hanno preannunciato solo delusioni, in cui lui appare sempre come unico responsabile.
La prima triste sera, nel minuscolo appartamento dove ha convissuto per la prima volta e seriamente con la compagna, si ritrova da solo, triste e pensieroso di fronte agli album che hanno fatto la storia, collezionati nel corso degli anni. Riflette su che cosa ha sbagliato, ma l'unica cosa che riesce a pensare è che Laura è cambiata, mentre lui è rimasto lo stesso. Questo è il problema per Rob: crescere, assumersi delle responsabilità e rendersi conto che non sempre tutto può scorrere liscio e senza intoppi. Tutto scorre per rimanere perennemente uguale ai suoi occhi. Al telefono con la madre è preoccupato di confessare di essere di nuovo al punto di partenza e di aver perso quell'unico punto fermo, dato spesso per scontato; spera di ricevere una parola gentile, di commiserazione, e invece non accetta di sentirsi colpevole anche nelle sue parole. Prova a voltare pagina, a perdersi nelle canzoni dei suoi idoli, nella birra, nelle battute, nei nuovi incontri, ma quando si ferma a pensare davvero, la verità fa capolino.
Tenta di riallacciare i rapporti, si lascia sopraffare dalla gelosia, per poi tornare a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte, che non capisce davvero, forse nemmeno alla fine. Quando ottiene una seconda possibilità è fortunato, perché ha l'occasione di dimostrare che può essere una persona migliore, più attenta, anche se si porterà dietro una miriade di difetti; stavolta ci crede davvero ed è pronto a dimostrare che le cose possono funzionare.

Non avevo mai letto niente di Nick Hornby e ho deciso di avvicinarmi al libro, dopo aver visto il film, a mio parere ben riuscito, soprattutto per l'interpretazione di John Cusack, che rappresenta perfettamente l'inquietudine e la non voglia di crescere del protagonista. Il rivolgersi allo spettatore nell'analizzare gli episodi significativi della sua vita ricalcano esattamente la narrazione in prima persona del romanzo. Un romanzo di formazione? Non proprio. Il percorso di Rob è una spirale introspettiva, con una pazza colonna sonora pop rock, in cui perdersi: la consapevolezza del passato non lo porta a essere una persona che riprende in mano le redini della propria vita per dare una svolta. L'insicurezza la fa da padrona, i sentimenti che lo assalgono, lo risucchiano e lo lasciano con tante domande alle quali non trova risposta. Ho amato come l'autore racconta l'immaturità di un eterno ragazzino, che continua a sezionare se stesso alla ricerca della chiave per essere felice, di un motivo per il quale niente va come desidera, di come si attacca con forza alla sua unica forma di sostegno, la musica, che è lì, in quel negozio di Londra che non ingrana, ma è per lui la sua fortezza, il luogo sicuro. 

Veronica

4 novembre 2016

Alta fedeltà di Nick Hornby [frasi libro]


ALTA FEDELTÀ 
di 
Nick Hornby
"Il mio genio, se posso dire così, consiste nel raccogliere tutta questa medietà in un insieme compatto. Potre dire che ce n'è milioni come me, ma mentirei, davvero: un sacco di tipi hanno gusti musicali impeccabili, ma non leggono; un sacco di tipi leggono, ma sono dei ciccioni; un sacco di tipi approvano il femminismo, ma hanno delle stupidissime barbe; un sacco di tipi hanno il senso dell'umorismo di Woody Allen, ma gli somigliano anche fisicamente. Un sacco di tipi bevono troppo, un sacco di tipi fanno gli scemi quando sono al volante, a un sacco di tipi piace menare le mani, o metterla giù dura con i soldi, o si drogano. Io non faccio nessuna di queste cose, davvero; se piaccio alle donne non è per le virtù che ho, ma per i vizi che non ho". 
"Ci sono un sacco di canzoni che ho cercato di evitare da quando Laura se n'è andata, ma la canzone con cui Marie LaSalle apre il concerto, la canzone che mi fa piangere, non è fra quelle. La canzone che mi fa piangere non mi aveva mai fatto piangere prima; in realtà, la canzone che adesso mi fa piangere, una volta mi faceva schifo. [...] La canzone che mi fa piangere «Baby, I love your way» di Peter Frampton, nella versione Marie LaSalle". 
"[...] la musica sentimentale ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza. Marie è la speranza, il futuro - magari non necessariamente lei, ma qualcuna come lei, qualcuna capace di mutare il corso della mia vita. [...] E Laura è il passato, l'ultima persona che ho amato, e sentendo quelle dolci, pungenti note di chitarra acustica, io rinvento il nostro tempo insieme, e, prima che me ne accorga, rivedo noi due in macchina che cantiamo «SloopJohn B», e stoniamo e ridiamo". 
"Così mi viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza". 
"[...] prima di esprimere un giudizio, benché sia probabile che ne abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro cose peggiori che avete fatto voi al vostro partner, anche se - specie se - il vostro partner non ne sa niente. Non indorate la pillola, non cercate di spiegarle; scrivetele e basta, stendete la classifica, con le parole più semplici possibile. Fatto? Ok, allora adesso lo stronzo chi è?". 
"Ci sono uomini che telefonano, e uomini che non telefonano, e preferirei tanto essere uno di questi ultimi. Loro sono veri uomini, il genere di uomini che le donne hanno in mente quando si lamentano di noi. Si tratta di uno stupido, solido e sicuro stereotipo: l'uomo che fa vedere che se ne frega, quello che viene scaricato e forse se ne sta seduto da solo, al pub, per un paio di sere, ma poi ricomincia ad andare avanti; anche se la prossima volta si fiderà ancora meno di prima, almeno non si è reso ridicolo, e non ha spaventato nessuno, mentre io, in questa ultima settimana ho fatto entrambe le cose". 
"Beh, vorrei che la mia vita fosse come una canzone di Bruce Springsteen. Almeno per una volta. So che non sono nato per correre, so che Seven Sister Road non ha niente a che vedere con Thunder Road, ma i sentimenti perché dovrebbero essere diversi? Vorrei telefonare a tutte quelle donne e salutarle, e augurare buona fortuna, così si sentirebbero bene e anche io mi sentirei bene. Tutti ci sentiremmo bene. Sarebbe bello. Bellissimo addirittura". 
"Dov'è la superficialità? Io ero, e dunque sono, cupo, malinconico, lagnoso, fuori moda, indesiderabile e goffo. Non ci vedo niente di superficiale in questi giudizi. E non sono graffi. Sono ferite quasi letali agli organi interni". 
"Quando di notte mi rannicchiavo contro la schiena di Laura, avevo paura perché non volevo perderla, e noi perdiamo sempre qualcuno, o qualcuno perde noi, alla fin fine. Preferisco non correre questo rischio". 
"[...] è molto più duro abituarsi all'idea che la mia idea giovanile dell'amore, a base di négligés e cenette in casa a lume di candela e lunghe, ardenti occhiate, non ha nessun fondamento nella vita reale. È a questo che le donne dovrebbero badare, e a nient'altro; perché è per questo che noi uomini non funzioniamo tanto bene. Non è la cellulite o le rughe. È la... la... la irriverenza". 

A breve, su questo spazio la recensione!


Veronica