28 novembre 2016

Accabadora di Michela Murgia [recensione]

ACCABADORA
di
Michela Murgia

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET
Prezzo: € 11,00
Pagine: 164
ISBN: 9788806221898

"Fillus de anima. È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai".

Maria ha solo sei anni quando abbandona la sua famiglia a Soreni per seguire Tzia Bonaria Urrai, una donna dall'età indecifrabile, che decide di prenderla con sé. La nuova situazione suscita non poche dicerie nel paese: tutti sanno perché Anna Teresa Listru ha rinunciato a quel fardello, una bocca da sfamare in una casa troppo affollata, mentre le ragioni della vecchia si faticano a comprendere.
Per quella bambina la nuova situazione è sconvolgente: non deve più sentirsi ammonire dal toccare qualcosa che non le appartiene e finalmente ha uno spazio personale a disposizione.
Frequenta la scuola, riceve un'educazione e le attenzioni che sono necessarie per quell'età. Maria è curiosa, attenta, ascolta e osserva quell'unica figura designata per essere un modello: impara il mestiere della sarta e comincia a porsi domande su quel ciclo misterioso di vita e morte.
Di notte, bussa alla porta gente del posto, per reclamare la presenza di Tzia Bonaria, la quale esce velocemente nel suo abito scuro per offrire i suoi servigi. Ma cosa fa esattamente quella donna misteriosa? Anche la giovane ospite si accorge di questo trambusto notturno e si azzarda a chiedere quale sia il motivo, ma subito viene esortata a non parlarne ancora, così che l'argomento non è più tirato in ballo. Almeno per un po'.

S'accabadora è la figura femminile deputata a porre fine all'agonia attraverso la pratica dell'eutanasia. Chiamata direttamente dai familiari del malato è mossa da un sentimento di pietà e accondiscende al volere dei parenti. L'azione assume una valenza rituale, in quanto il momento è a tutti gli effetti una cerimonia sacra e liberatoria. Quando Maria, ormai adulta, apprende il segreto celatole a lungo dalla persona che ama di più al mondo e di cui si fida, perde ogni certezza; sceglie quindi di lasciare il suo paese, per intraprendere una nuova strada.

Accabadora è un romanzo breve, che racconta con toni magici e ammalianti, di una terra che appare lontana e irraggiungibile, la Sardegna, attingendo da immagini e storie folkloristiche realmente collocabili nel passato. Non è dato sapere con precisione quando si svolgono le vicende narrate, ma si può desumere successivamente alla seconda guerra mondiale. La società descritta è matriarcale, basata sul predominio femminile, sulle cui spalle versano responsabilità e prestigio. Sono loro le protagoniste attive, le vere anime del libro. La relazione che si istaura fra Tzia Bonaria e Maria è quella pura e profonda di madre e figlia, un legame che si spezza, ma è in grado di ricucirsi a distanza di tempo e di superare i diversi punti di vista circa la vita e la morte, due parole che appaiono all'una distanti e all'altra unite indissolubilmente. E proprio la riflessione sull'esistenza e la sua fine è così attuale, così controversa, da rendere difficile il vedere il gesto dell'accabadora sbagliato. La mano che la guida è carico di amore, di misericordia e a lei è affidato un compito non semplice, che si comprende come necessario, perché anche noi, nelle stesse situazioni, accoglieremmo con gioia quel tocco magico a compimento del nostro destino, così come desiderato.

Veronica

Nessun commento:

Posta un commento