17 novembre 2016

Florence Gordon di Brian Morton [recensione libro]

Florence Gordon
di Brian Morton

Sonzogno editore
320 pagine
17,50 euro
isbn: 978-88-454-2606-3
uscito nel 2015

Florence Gordon ha settantacinque anni ma nonostante l'età si sente giovane dentro e fuori. Florence Gordon è forte, fiera, indipendente; vive da sola a Manhattan; non si tinge i capelli; non le interessa il botox; non si sbianca i denti. Florence Gordon ha deciso di scrivere un memoir con una connotazione femminista moderna. Lo vuole perché è vecchia, intellettuale e appunto femminista. Consapevole che avrebbe attirato svariate polemiche per la suddetta tematica va avanti imperterrita, determinata, ignara degli altri e di ciò che le sta intorno. La difficoltà principale nel realizzarlo consiste più che altro nel riportare in vita il passato. Il motore è l'indignazione per qualcosa che ha letto o sentito o visto che non abbandona mai la speranza, la convinzione sincera di far parte di una lotta che forse avrebbe portato la sorellanza e fratellanza universali a trionfare sulle forze del sessismo, dello sfruttamento, dell'avidità. Lo fa con una coerenza e una perseveranza tale da apparire agli occhi degli altri diversa, speciale e ricercata.

In primis da Janine, la suocera, dalla quale desidera ardentemente un consenso che non trova, proprio perché nessuno è in grado di coinvolgerla in sentimentalismi e attaccamenti inutili. Janine l'ha conosciuta leggendo la sua raccolta di saggi "Occasioni di eroismo nella vita quotidiana" durante un corso all'università. Sposata con Daniel da 23 anni. Considera New York una città travolgente dove "Sembravano tutti, in un modo tipicamente newyorchese, induriti dalle battaglie della vita e allo stesso tempo pieni di speranza". Per questo appena se ne presenta l'occasione va a lavorare per Lev (il guru della fermezza, da 30 anni si occupa della stessa ricerca sull'autocontrollo) al Centro per lo studio della motivazione di psicologia della Columbia University, dove il suo compito principale è fare terapia con gli studenti del college. Insieme alla madre c'è Emily. La figlia ha solo 19 anni e nella grande mela ci viene per frequentare un corso estivo di letteratura alla Barnard. Daniel, l'unico uomo di casa, invece lavora all'unità di crisi. Una sorta di assistente sociale ma col distintivo. Rispetto ai genitori il desiderio di celebrità non è come un suono che non riesce a sentire ma come una malattia a cui è immune. Raggiunge moglie e figlia solo perché costretto da un esubero di ferie da sfruttare.

La svolta, che irrompe nei vari meccanismi della routine quotidiana, avviene dopo che Martha Nussbaum recensisce sul New York Times "Come si guarda una donna" di Florence portandola alla ribalta negli ambienti intellettuali che contano e a dover interagire con i vari membri della famiglia, Emily in particolare, che viene assunta come sua assistente tuttofare. Sembra che tutto cambi ma in realtà non cambia niente, tranne gli impegni che si moltiplicano. La percezione della vita per lei rimane invariata con una compostezza che a tratti sorprende.

Una storia ordinaria con una protagonista straordinaria. Janine, Emily, David, le sue amiche storiche che la adorano e le perdonano ogni cosa sono sfumature intorno alla sua fantastica figura che campeggia ingombrante e ben definita in ogni pagina suscitando fastidio e ammirazione senza controllo... Eppure, almeno una volta nella vita ognuna di noi ha desiderato l'indipendenza e l'audacia in un mondo troppo chiuso nelle proprie convinzioni. All'atto pratico poche sono riuscite nell'intento perché il femminismo autentico non è roba per chiunque, soprattutto se non si riesce a sopportare i giudizi della società e nonostante nel corso degli anni abbia assunto connotati diversi, le battaglie di adesso sono veri e propri atti di coraggio estremi e hanno a che fare con aspetti a cui molte (forse) non sanno rinunciare. Una lettura che ti interroga sul cosa vuol dire essere donna o apparire donna. Un aspetto che oggi non possiamo tralasciare. Florence, invece, ha le idee piuttosto chiare: Non è schiava di niente e nessuno. Ciò la rende libera. Buona lettura!

Francesca

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