15 novembre 2016

La parte migliore del giorno di Philippe Delerm [recensione]

LA PARTE MIGLIORE DEL GIORNO
di
Philippe Delerm

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: Elena Riva
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788888320533

"Al signor Spitzweg non piace guardarsi allo specchio". Le sue giornate sembrano svolgersi così regolari, senza grandi eventi significativi. Il lavoro di impiegato non regala molte sorprese, i colleghi lo punzecchiano, dimostrando di avere poco in comune con lui.
È un uomo intelligente, che potrebbe facilmente partecipare al quiz Questions pour un champion e uscirne vincitore, ma la fama lo frena dal mettersi in mostra:
"Sapeva bene che aveva ragione lei, che avrebbe potuto vincere il montepremi, e anche di più, tanto era ipersviluppata quella sua memoria che a lui sembrava normale, ma che i colleghi trovavano strabiliante. Tutto ciò che gli altri dimenticavano, come i nomi dei personaggi secondari, la composizione dei ministeri, le date degli incontri sportivi, tutto questo gli rimaneva indelebilmente in testa. Ma aveva rinunciato davanti all'imbarazzante prospettiva di essere presentato come un fenomeno da baraccone, al rischio di essere riconosciuto per strada - un fremito di orrore lo scuoteva ancora alla sola idea; aveva rinunciato soprattutto di fronte all'equazione che all'improvviso si era affacciata alla sua mente: ho memoria perché non ho ricordi".
Ciò che ama più di qualsiasi altra cosa è Parigi, dove abita dalla morte dei genitori, sempre nell'appartamento situato al 226 di rue Marcadet. Si guarda intorno. Osserva gli uomini e le donne che passeggiano verso gli "Champs Élysées, avenue Marceau, rue François". 
La sua città, così come descritta nei gialli di Simeon, gli parla e dei posti e delle persone che la abitano capisce di voler trattare. La forma che sente più affine alla sua personalità è quella del diario intimo e, in tempi moderni, quale miglior modo se non quello di aprire un blog?
"No, ciò che gli interessava era il diario intimo, gettato come una bottiglia in mare sulle onde di Internet. C'erano non poche confessioni bislacche, paranoie e schizofrenie. La scoperta di simili sfoghi, talvolta assai imbarazzanti, rafforzò nel signor Spitzweg il desiderio crescente di un blog leggero, vagabondo, sulla superficie delle cose, senza filosofia né morale - quello che gli sarebbe piaciuto leggere, certo".
Uno spazio virtuale come espressione vera e autentica di se stesso. Un modo di descrivere senza riserve come si vede il mondo. All'inizio è tutto nuovo per Arnold. Prende confidenza con una nuova realtà, impara a usare Internet e, ciò che all'inizio era solo un gioco, prende una piega diversa, inaspettata:
"Non so cosa sia la noia. Posso rimanere ore nel posto più neutro, una sala d'attesa, l'atrio di una stazione. Persino senza un libro da leggere, senza un giornale da sfogliare. Quando dal dottore qualcuno sospira e dice: "È lunga", io approvo per educazione, ma non lo penso minimamente. Certo, quando ci sono persone da osservare, ascoltare, non è male. Ma sopporto benissimo di interessarmi indefinitamente a un pezzetto di carta da parati che si scolla , a una crepa minuscola all'angolo del soffitto, alla struttura metallica delle sedie, al disordine delle riviste sul tavolino. Non che me ne vanti. Questo blog è la prima occasione che è ho per confidare il mio modo di essere". 
La vita sociale parigina nel suo svolgersi quotidiano diventa terreno fertile per i suoi articoli in rete. Prende l'abitudine di girare sempre con un taccuino, così da non perdere niente di ciò che lo colpisce. Tutte le sere, ricopia ordinatamente i suoi pensieri. Il sito subisce un'evoluzione: dalle poche visite sporadiche sotto il dominio www.arnoldspitzweg.com, un forte incremento con il nuovo nome www.antiazione.com. Molti sono i commenti ai suoi scritti, ai quali però non risponde, perché "preferisce avere lettori piuttosto che corrispondenti". La popolarità arriva quasi inaspettata, la partecipazione del pubblico sembra inarrestabile. Invece di provare soddisfazione, avverte un'ansia crescente che lo frena.

Arnold è un personaggio dalle mille sfaccettature: sensibile, ipocondriaco, osservatore, per niente spaventato dalla morte, amante dei polizieschi di Maigret perché non succede niente, estimatore di Woody Allen. Non è interessato ai viaggi, ma gli piace leggerne nei libri. Riflette sulla solitudine, rifugge la notorietà, eppure finisce per farne parte. L'attesa di un gruppo sempre più importante di affezionati lo costringe a ridimensionare il suo ruolo con la scrittura, non più esclusivamente intima, bensì in grado di avere effetto sugli altri.
Uno sguardo al mondo contemporaneo, a tratti malinconico, a tratti autentico, che invita il lettore ad apprezzare le cose semplici, che si tendono a dare per scontate o, addirittura, nemmeno si notano.

Veronica

Nessun commento:

Posta un commento