30 dicembre 2016

Le migliori letture del 2016

LE DIECI MIGLIORI LETTURE DEL 2016


Instangram, con il #Bestnine2016, mi ricorda che ho letto tantissimo quest'anno, nonostante gli impegni quotidiani, soprattutto di lavoro. Complice, l'Italian book challenge, al quale ho deciso di partecipare, ho totalizzato cinquanta letture nell'ambito di diverse categorie, più altri testi inseriti nei ritagli di tempo.
Sono stata fortunata, perché la maggior parte sono libri belli che ho scoperto e pochi, già dimenticati, i bruttini, i poco apprezzati.

Eccola, la mia personalissima classifica, delle dieci migliori letture del 2016:

L'autore sfrutta una fantasia politica e la concretizza nelle azioni di un folle dottore realmente esistito, permettendo di riflettere sulle conseguenze dell'uso improprio delle nuove scoperte, che dovrebbero apportare miglioramenti e non essere derive dell'equilibrio politico-sociale del mondo.

9. Sotto una buona stella di Richard Yates
Una storia ricca di riferimenti biografici, con due protagonisti, Alice e  Robert (Bobby) Prentice, che compiono un percorso difficile e disseminato di ostacoli, con il solo obiettivo di sentirsi accettati e realizzati. Come per tutti i personaggi di Yates, il lieto fine non esiste e ogni illusione è destinata a sgretolarsi di fronte all'insuccesso.

8. Alta fedeltà di Nick Hornby
Rob è l'eterno ragazzino immaturo e insicuro, che continua a sezionare se stesso alla ricerca della chiave per essere felice e di un motivo in grado di spiegare perché niente si risolve mai come desidera; la musica è il suo sostegno, in tutti i momenti in cui sente di aver collezionato un nuovo fallimento.

7. Benedizione - Canto della pianura di Kent Haruf
Difficile restare impassibili di fronte alle vicende che attraversano le vite degli abitanti di Holt, cittadina immaginaria del Colorado. Nel primo capitolo, la notizia della morte di un membro rispettato della comunità è l'occasione per fare un bilancio del proprio vissuto. Affrontare i demoni è una sfida che nessuno è capace di vincere completamente, poiché il rimorso è così radicato nei cuori, da poter essere solo attutito e mai cancellato. Nel secondo capitolo continuano a essere protagonisti e i sentimenti, la profondità dei rapporti umani, capaci di mietere i caratteri più duri e solitari.

6. Rosemary's baby di Ira Levin
Un romanzo psicologico, dall'atmosfera opprimente e disturbante, concentrato sulla figura di Rosemary, donna ingenua e altruista che, a poco a poco, perde ogni forma di consapevolezza sul proprio corpo e sulla propria mente: il Diavolo, con la complicità del fedele sposo desideroso di raggiungere il successo, la sceglie per generare il suo erede.

5. Anche noi l'America di Cristina Henriquez
Un libro bellissimo, commovente e profondo, che si racconta attraverso le testimonianze di coloro che hanno vissuto il trauma di abbandonare le proprie case per una terra che rappresenta la più grande opportunità per una vita dignitosa.

4. Tutto il nostro sangue di Sara Taylor
Un romanzo potente, oscuro e profondo, dove si delinea l'affresco di una comunità rurale, chiusa in un non-luogo magico, surreale e, al tempo stesso, vero, perché le sofferenze e il dolore attraversano le pagine e ci raggiungono, senza via di scampo, come un perfetto tiro al bersaglio.

3. Le domande di Brian di David Nicholls
Un libro romantico, genuino, malinconico, infarcito di citazioni letterarie e cinematografiche, che sfrutta il tema portante dell'University Challenge, introducendo ogni capitolo con una tipica domanda da quiz. La forza del romanzo è racchiusa nella capacità dell'autore di raccontare, con un pizzico di ironia, le peripezie di un giovane che ormai non è più un bambino. Ridiamo delle sue battute fuori luogo, della sua perseveranza nel farsi notare dalla ragazza che gli piace, e scuotiamo la testa con tenerezza, pensando "Oddio ne ha combinata un'altra".

2. Il sostituto di David Nicholls
Un romanzo che affronta una fase di transizione come la presa di coscienza circa le proprie responsabilità e la delusione legata alla certezza che la speranza di coronare i nostri desideri si infrange con la dura realtà.

1. A sangue freddo di Truman Capote
Un'opera perfetta tanto per il giornalismo quanto per la narrativa, in grado di creare un'immersione a tutti gli effetti nella grande capacità narrativa dell'autore, che racconta i fatti da più punti di vista, conferendo all'intreccio una suspense caratteristica dei migliori gialli.

Menzione speciale a 22-11-'63 di Stephen King, che mi sono sentita di rileggere e, come la prima volta, è stato un viaggio nel tempo indimenticabile.

Quali sono state le vostre letture preferite in questo 2016?

Veronica

27 dicembre 2016

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson [recensione]

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO
di
Shirley Jackson

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Traduzione: M. Pareschi
Prezzo: € 18,00
Pagine: 182
ISBN: 9788845923661

Di ambientazione simile a L'incubo di Hill House della stessa autrice, anche Abbiamo sempre vissuto nel castello è una discesa nella follia, questa volta familiare. Due sorelle, una quasi trentenne, l'altra appena adolescente, orfane di tutta la famiglia tranne uno zio rimasto disabile, vivono insieme in una casa enorme, immobile e intoccabile, cenacolo dei parenti morti per avvelenamento in una inspiegabile tragedia da cui solo loro tre sono usciti incolumi.
Di nascita benestante e da sempre invise ai paesani, dall'infausto avvenimento vengono lasciate a se stesse, tenute a distanza, emarginate ma mai dimenticate attraverso canzoncine e filastrocche che i bambini e la gente del posto si divertono a ripetere alle loro orecchie le rare volte che le ragazze scendono dalla collina per fare la spesa, oppure correndo e intrufolandosi fin oltre il recinto che separa la loro casa dal mondo esterno.

È una vita immota quella che conducono le sorelle e lo zio, e quasi perenne nella sospensione dalla realtà che esiste fuori dalle mura di casa. Tutto è rimasto esattamente com'era al giorno della disgrazia: le conserve e le marmellate permangono intoccate nella dispensa, gli abiti lasciati nello stesso posto, i soprammobili, i tendaggi, le porte. Tutto chiuso. E il giallo aleggia intorno a loro: chi ha ucciso la loro famiglia, perché si sono salvati solo loro? Si sospetta sia stata la maggiore ad architettare l'assassinio della famiglia, riuscito appieno se non fosse per la svista relativa allo zio, unico altro sopravvissuto al quale non era preparata. Eppure è stata assolta. Eppure vive emarginata con la sorellina stramba: perché questo auto esilio, se non c'è nessuna colpa? Questa e altre illazioni circondano lei e la sorella, ribelle nella conservazione delle proprie fantasie, solitaria (fatta eccezione per la compagnia di un gatto nero), morbosamente affezionata alla maggiore, quasi amica e madre. Nell'immobilità, all'improvviso giunge un intruso: un cugino, quasi mai visto, che si presenta per dar loro una mano a gestire quell'immensa casa. Fin da subito le reazioni delle due ormai sole al mondo sono molto diverse: la più grande si fida subito, bisognosa alla fine di contatto umano, l'altra lo disprezza fin da principio, sospettando in lui l'interesse non tanto nella famiglia quanto nella cassaforte che loro tengono gelosamente intatta e carica degli ori degli avi. Il declino psicologico sarà inarrestabile, perché la quotidianità è lacerata da questa intrusione, fino al finale dal sapore mitologico.
L'inspiegabile odio dei compaesani, atavico, quasi genetico, le due giovani creature, tanto impalpabili e invisibili da essere quasi leggendarie, la casa come luogo sacro, bucolico, rendono questo romanzo una fiaba nera che pesca nel giallo ma che dipinge le cattiverie dell'animo umano, le più primitive, quelle che fanno troppo male da portare a coscienza.

Alessandra

23 dicembre 2016

Canto della pianura di Kent Haruf [recensione]

CANTO DELLA PIANURA
di
Kent Haruf

Trilogia della Pianura, 
II Volume

Casa editrice: NNeditore
Traduzione: Fabio Cremonesi
Pagine: 304
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788899253172

La cittadina immaginaria di Holt è un luogo calmo e accogliente, in cui sono custoditi i segreti dei suoi abitanti. Tom Guthrie è l'insegnante di storia del liceo; da sempre, svolge il suo lavoro con grande passione, ma le difficoltà che riscontra con uno studente hanno ripercussioni sulla famiglia. La moglie lo abbandona e lo lascia a crescere i due figli Ike e Bobby, ragazzini uniti nei loro silenzi carichi di domande, che camminano mestamente lungo i binari, consegnano i giornali e conoscono una vecchia signora, accumulatrice compulsiva, che si offre di aprire la sua casa, contenta di avere attorno un po' di movimento.
Nel frattempo, Victoria Roubideaux scopre di essere incinta; la frequentazione con un misterioso e affascinante forestiero è la causa del cambiamento più importante della sua vita. La madre coglie l'occasione di cacciarla di casa, liberandosi così di un pesante fardello. Dopo essere stata accolta per un breve periodo da una professoressa, trova ospitalità presso i fratelli McPheron. Raymond e Harold sono abituati a vivere da soli, senza troppe chiacchiere e tante responsabilità nella fattoria. L'arrivo di un'adolescente sconvolge le loro esistenze uguali e sicure, in un modo impensabile: la loro corazza è così scalfita da una giovane, che porta una ventata d'aria fresca e apre i loro cuori a nuovi sentimenti.

Prima di immergersi nella pianura di Holt, Kent Haruf dà un avvertimento al lettore:
"Il termine inglese Plainsong, che dà il titolo a questo romanzo, significa "canto piano" (forma di canto a cappella monodico - ossia privo di accompagnamento musicale ed eseguito al'unisono [...]), oppure si può utilizzare per riferirsi a qualsiasi melodia o motivo musicale semplice e sobrio; nel contesto di questo romanzo, il termine evoca anche un terzo concetto, più un'immagine che un significato in senso stretto: "canto della pianura".
Le parole dell'autore hanno sì l'effetto di una dolce melodia, con le storie dei diversi personaggi che popolano una terra che appare dura e arida (effetto dato dallo stesso soffermarsi a guardare la copertina), ma vede gli animi maggiormente distaccati addolcirsi di fronte all'imprevedibilità della vita.
I capitoli hanno il titolo del protagonista, di cui si ha, a poco a poco, un quadro quasi completo: Guthrie, Victoria Roubideaux, Ike e Bobby, I Mcpheron. Un nome seguito da un punto. Un effetto corale, una condivisione di brutte esperienze che ognuno si porta dietro, un bagaglio di ricordi che non si dimentica continua ad aleggiare su ognuno di loro. Non sempre il destino si rivela quello tanto atteso, ma gli incontri, i più inaspettati, si prospettano come quel nuovo inizio di cui tanto si sente il bisogno.

I temi di questo secondo capitolo sono la crescita, il dolore, il lavoro, l'amore, la famiglia, la speranza, il riscatto, tutti presenti anche in Benedizione, il primo capitolo di una trilogia che sta facendo parlare di sé, per aver fatto breccia in tanti lettori.
Victoria Roubideaux è ragazza che, in un momento delicato come l'adolescenza, non ha nessun modello da seguire, nessun punto di riferimento. Si innamora di un ragazzo e si aggrappa all'idea di aver trovato finalmente qualcuno che ci tiene a lei. La scoperta di essere incinta la fa sprofondare in un baratro, convinta che non ci sia via d'uscita. L'aiuto inaspettato dei McPheron è un vero miracolo: due fratelli, avvezzi a una routine fatta di impegno e fatica, decidono di aprire la porta a una nuova ospite e le offrono un posto accogliente da dove poter ripartire. Una convivenza che trasforma e arricchisce, una possibilità che è rinascita.
Un rapporto speciale lega Ike e Bobby, vicini di fronte alla separazione dei genitori, altruisti verso la signora Stearns, pensierosi, spaventati; in un battito di ciglia imparano cosa vuol dire diventare grandi. Crescono sotto l'ala protettrice di Guthrie, un padre amorevole e presente, che lotta contro la solitudine, esattamente come tutti i protagonisti di questo romanzo.

La descrizione di Holt, punto imprecisato del Colorado, è vivida nelle menti di chi si lascia catturare, una cartolina di altri tempi, piena di fascino e sentimento. L'emozione è forte e proprio la capacità di Haruf di creare empatia verso persone comuni, con problemi come tanti, è ciò che forse rende Canto della pianura semplicemente perfetto. Una perfezione che sta nel raccontare il quotidiano con un trasporto tale, da far sussultare anche i cuori più imperturbabili. 

Veronica

20 dicembre 2016

Eccomi di Jonathan Safran Foer [Frasi Libro]

E l'enorme distanza tra dove sei e quello che ti eri sempre immaginata non deve per forza indicare un fallimento. La delusione non dev'essere necessariamente deludente. Il desiderio, il bisogno, la distanza, la delusione: crescere, conoscere, impegnarsi, invecchiare accanto a un altro. Da soli si può vivere perfettamente. Ma non una vita.

13 dicembre 2016

Un gioco da bambini di J.G. Ballard [recensione]

UN GIOCO DA BAMBINI
di 
J.G. Ballard

Casa editrice: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Traduzione: Franca Castellenghi Piazza
Pagine: 92
Prezzo: € 7,00
ISBN: 9788807882968

Il dottor Richard Greville è il consulente psichiatrico della polizia, chiamato per supportare le indagini in corso del massacro di Pangbourne.
Nella residenza di lusso della zona, solo la più esclusiva e recente costruita nel Berkshire, sono stati uccisi tutti gli adulti, mentre i figli sono spariti senza lasciare traccia.
Camminando tra i vialetti ben tenuti e le case ordinate, circondati da mura di cinta e costantemente sorvegliati da videocamere, si susseguono moltissime teorie, alcune completamente senza senso, per spiegare cosa sia realmente successo in questo complesso all'apparenza ideale e senza macchia.
Gli abitanti vivevano in una sorta di libera reclusione, con pochissimi contatti con i membri esterni, esclusa la servitù. I ragazzi frequentavano le stesse scuole private e gli stessi centri sportivi inseriti nel Pangbourne Village. I rapporti tra le famiglie erano di buon vicinato, nessuno screzio o motivo di litigio.
I tredici ragazzi sono ancora vivi? Qualcuno li tiene prigionieri contro la loro volontà?
Le ricerche proseguono e la pista di un individuo o più non appartenenti alla comunità si fa sempre più labile.
Proprio lo psichiatra, di supporto all'agente Payne, svela la chiave per risolvere un mistero, una chiave che è da subito intuibile, ma non rivelata, così da mantenere l'attenzione sulla raccolta di indizi, sussurrati da telegiornali e articoli di quotidiani.

Un gioco da bambini raccoglie il resoconto del Dott. Greville, un diario che racconta la storia dell'omicidio-massacro. I mass media svolgono un ruolo di punta essenziale, si comportano come filtro della realtà, dandone un'immagine falsata e teatrale; si mantengono faziosi e non accettano la verità, che è data dall'unica soluzione del caso possibile. Famiglie perfette dell'alta borghesia, così attente all'educazione dei figli, presenti e assenti perché mai si accorgono di cosa succede:
"Questi ragazzi non si stavano ribellando contro la crudeltà o la ferocia. Tutto il contrario, sergente. Quello che non riuscivano più a tollerare era il dispotismo della bontà. Hanno ucciso per liberarsi dalla tirannia dell'amore parentale".
Accanto a tv e giornali, i video fatti in casa dagli stessi giovani, con scene di vita quotidiana inframezzate da "scontri automobilistici, esecuzioni sulla sedia elettrica e le fosse colme di cadaveri dei lager nazisti".
La copertina, dal forte impatto emotivo, prepara sin da subito a quello che saremo chiamati a leggere: cinque bambini vestiti esattamente uguali, abbracciati insieme, come se fossero l'uno il prolungamento dell'altro, e con le ginocchia sbucciate, dove sgorga sangue. Il titolo è esemplificativo e racchiude l'essenza di un gesto premeditato ed eseguito senza indugio: Un gioco da bambini
Il contesto dell'alta società si scontra con la scena del crimine, che avanza per fotogrammi, come gli scatti e i particolari adocchiati e accumulati dalla polizia. Con gli occhi di coloro che indagano si delinea uno scenario agghiacciante e una risposta al mistero inconcepibile:
"Per un atroce paadosso, la vera causa della morte di quei padri e quelle madri fu il regime d'affetto e di premure ch'essi avevano instaurato nel Village. Quei ragazzi avevano realmente subìto un lavaggio del cervello, poiché l'illimitata tolleranza e comprensione dei genitori aveva finito per privarli d'ogni autonomia e per cancellare in loro ogni traccia di emotività - poiché al Pangbourne Village l'emotività era considerata una debolezza, sia negli adulti che nei giovani".
Ed è proprio la negazione del fallimento, di espressione personale a discapito di quella perfezione così ambita, a scatenare nei piccoli assassini l'impulso di uccidere i genitori per conquistare e liberare la propria identità.
J.G. Ballard si spinge all'estremo, analizzando aspetti della mente umana impensabili: le condizioni abbienti e serene, l'universo perfetto e isolato dall'esterno, la comunicazione a tutti i livelli, una privacy pressoché assente, l'amore incondizionato, diventano gli strumenti che fanno esplodere la follia. Un regime basato sulla comprensione e sull'affetto, senza promuovere mai uno scontro costruttivo, alimenta una forma di ribellione dalle conseguenze inaudite. L'unione fa la forza e i figli, cresciuti come delle marionette, si coalizzano al solo scopo di vendicare un'esistenza apatica.
Novantadue pagine angoscianti, psicologicamente accattivanti, dove il bene genera il male, un male che distrugge ed è fomentato da pulsioni pericolosamente represse.

Veronica

11 dicembre 2016

L'incubo di Hill House di Shirley Jackson [recensione]

L'INCUBO DI HILL HOUSE
di 
Shirley Jackson

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Pagine: 233
Traduttore: M. Pareschi
ISBN: 9788845918742

Se già conoscete Shirley Jackson forse l'avete già letto, se ancora non la conoscete ecco qui dei buoni motivi per cominciare a leggere i suoi romanzi.
L'ho scoperta con il saggio autobiografico On Writing di Stephen King, che la considera una delle sue autrici preferite, dalle quali ha tratto ispirazione, e sono partita con la piccola raccolta di racconti La lotteria, storie nere e talvolta grottesche, che dipingono le peggiori attitudini sociali (negli anni Quaranta così come oggi).
Grazie allo stile semplice ed eloquente, che mi aveva colpita particolarmente, ho deciso di prendere in mano L'incubo di Hill House, portato sullo schermo due volte, e considerato uno dei primi romanzi horror del Novecento. Dopo averlo letto, ho capito per quale motivo Stephen King l'apprezzi così tanto. Il ritratto psicologico dei personaggi e il declino mentale che colpisce chi soggiorna in quella casa sulla collina sono tratteggiati in maniera lucida, realistica, schietta, tanto che i disturbi personali degli abitanti diventano temibili quanto le presenze che sembrano infestare la casa che scricchiola, si sposta stirandosi come una persona e cerca in tutti i modi di espellere gli intrusi tendendo loro agguati.

Una giovane donna che vive relegata in casa assistendo la madre malata, fuori tempo massimo per accasarsi secondo le stime del tempo, viene contattata da un famoso professore che si interessa di paranormale, a causa di un antico episodio sinistro in cui era stata coinvolta.
È lei che seguiamo fin dentro l'abitazione, che si erge cupa e guardinga sopra al paese, assieme agli altri protagonisti chiamati a raccolta dal professore, un'attrice dall'aspetto eccentrico ma profondamente sensibile e dai poteri medianici e il rampollo sciupa femmine della famiglia che possiede la casa, dalla maestosità cattiva e inquietante, come la si può trovare nei racconti disturbanti di H.P. Lovercraft, e dai molti corridoi in penombra. I quattro se la vedranno con superstizioni e sospetti, affrontando i giorni che li aspettano dapprima con la spacconeria della gioventù e poi, man mano che la sicurezza si infrange, vedendo incrinarsi le proprie certezze di fronte al ciò che credono reale, in una lotta contro questo nemico visibile e invisibile al tempo stesso, gigantesco e intoccabile, umorale, severo e ammaliante, che è la casa sulla collina.

Chi ha letto Shining di Stephen King capirà quanto fondamentale sia stata la Jackson per la costruzione della sua storia. L'incubo di Hill House non è un horror nudo e crudo, fine a se stesso, ma come molti lavori dell'autrice è un ritratto psicologico nascosto dietro a un drappo di mistero.
Vi lascio con l'incipit, che riassume in sé lo stile e il tenore di tutta la narrazione:
"Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme conto il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola".
Alessandra

5 dicembre 2016

L'amore giovane di Ethan Hawke [frasi libro]


L'AMORE GIOVANE 
di 
Ethan Hawke

"Non ricordo di essermi svegliato quella domenica mattina: forse non mi ero mai addormentato. Ero seduto nel letto a guardare Sarah che dormiva. Aveva dormito nuda nel mio letto ma non mi aveva permesso di fare l'amore con lei. Non me ne importava. Adoravo guardarla dormire. Dalla finestra la luce pioveva sulle lenzuola azzurre del mio vecchio letto, e sul suo viso. Sollevai le lenzuola e le guardai i seni che si alzavano e si abbassavano al ritmo del respiro. Sembravano addormentati anche loro. Speravo che non si svegliasse. La ricoprii con il lenzuolo, tirandolo su sino al mento. Alzai gli occhi e guardai la stanza. Pensai: Pregare dev'essere così". 
"Sapevo che per Sarah era molto importante avere una casa tutta sua. Volevo che si sedesse lì in casa sua ad ascoltare, e basta. Non volevo che dovesse caricarsi niente su per quelle cazzo di scale. Il mio unico desiderio era di starle dentro e guardarla negli occhi. Corsi giù al pianterreno a prendere il resto della sua roba. Iniziavo a temere che mi stessi innamorando di una donna che non si sarebbe mai concessa di riamarmi. Il che a volte mi faceva incazzare, ma cercavo di controllarmi". 
"«Neanche a me piace il modo in cui mi sto comportando. Non so cosa mi succede. Non voglio mandarti affanculo. Ma devi capire che adesso nella mia vita sembra tutto diverso. Ho una voglia disperata di capire se ti piaccio o no. E lo so che sembro un idiota a dire così. Se vuoi che ti lascio in pace lo faccio, ma certe volte... certe volte incontri una persona e capisci che tutto quello che hai fatto finora, tutto quello che è stata la tua vita fino a questo momento, dev'essere stato giusto... non può essere stato troppo brutto o troppo sbagliato, se ti ha portato a incontrare questa persona. E tu per me sei questa persona. Vuoi che me ne vada?». 
"«Non lo trovi strano», continuò, «che quando sei piccolo tutti, tutti quanti, ti incoraggiano a inseguire i tuoi sogni... e poi quando diventi grande, per qualche motivo fanno gli offesi anche se solo ci provi?»". 
"Sarah non era sexy come sono sexy le altre persone. Non aveva un corpo sodo, o roba del genere. Era buffa così come è buffo guardare la gente che si addormenta sull'autobus, con la testa che gli ciondola giù in continuazione e poi si rialza di scatto. Era umana, la persona più umana che abbia mai conosciuto, e questo la rendeva sexy". 
"Sarah mi aspettava verso sera. Immaginai una serie di possibili varianti del momento dell'incontro. Avrei suonato il campanello, lei mia avrebbe aperto, io mi sarei fiondato su per le scale, lei mi sarebbe corsa incontro, ci saremmo incrociati sul pianerottolo fra il secondo e il terzo piano e saremmo caduti a terra in un accesso di folle, religiosa passione. Oppure una versione alternativa. Lei mi lasciava la porta aperta e io facevo capolino lentamente... e la trovavo in piedi sul letto nuda dalla testa ai piedi. Buttavo da una parte i regali, la prendevo in braccio e le facevo fare il girotondo, finché non cadevamo a terra in un accesso di folle, religiosa passione. La folle, religiosa passione era l'elemento basilare".

Veronica

2 dicembre 2016

L'ora dei Gentiluomini di Don Winslow [recensione]

L'ORA DEI GENTILUOMINI
di 
Don Winslow

Casa editrice: Einaudi
Collana: Stile libeo big
Traduzione: Alfredo Colitto
Pagine: 376
Prezzo: € 19,00
ISBN: 9788806204723
"Terra, aria, fuoco, acqua. I quattro elementi, giusto? Lasciamo stare l'aria per un attimo. La diamo quasi sempre per scontata, eccetto a Los Angeles. E il fuoco non c'entra, almeno per ora. Restano terra e acqua. Hanno in comune più di quanto pensiate. Per esempio, entrambe possono sembrare statiche in superficie, ma sotto succede sempre qualcosa. Come l'acqua, la terra è sempre in movimento. Magari non si vede, non si sente, ma il movimento c'è. [...] Si muove sotto di noi. Ci porta a fare un giro. Diciamolo: che ne siamo consapevoli oppure no, tutti stiamo sempre facendo surf".
La Pattuglia dell'Alba e l'Ora dei Gentiluomini. Gruppi eterogenei di surfisti proteggono la territorialità delle diverse coste di San Diego, insieme si riuniscono legati da molto più che un semplice passatempo. Uno stile di vita, un amore viscerale costantemente devoto, da condividere con gli amici, con i quali discorrere di fronte all'oceano di svariati argomenti, nell'attesa dell'onda perfetta.
Boone Daniels è un ex poliziotto, adesso detective privato squattrinato, in una fase della vita in cui le certezze sono poche, se non i compagni e il surf.
Un membro rispettato della sua comunità, Kelly Kuhio, viene ucciso con un pugno sferrato con precisione da chi lo vuole morto, all'uscita di un bar della zona, il Sundowner, dopo una lite accesa.
Il colpevole è un ragazzo ricco e viziato, Corey Blasingame, con un padre dispotico e mai soddisfatto dei risultati del figlio, il quale confessa immediatamente di essere il responsabile dell'omicidio. 
Boone, suo malgrado, viene assunto dall'avvocato della difesa, per raccogliere prove in grado di ridurre al minimo la pena. Nel quartiere comincia a spargersi la voce della sua collaborazione con lo studio legale e tutti gli voltano le spalle e lo accusano di tradimento.

Quando ho voglia di leggere un noir, con tante sotto trame legate perfettamente a un caso di omicidio, che è solo l'espediente narrativo per arricchire l'intreccio, vado sul sicuro e acquisto un libro di Don Winslow, scrittore davvero prolifico, che sembra non sbagliare un colpo.
Il personaggio principale è un uomo dai mille difetti ed estremamente insicuro nella sfera personale; la sua ultima ragazza lo ha fatto soffrire, lo ha abbandonato per realizzarsi nel surf, una passione che per tanto tempo è stato motivo di unione. Anche la carriera di poliziotto si è interrotta bruscamente e in questa sequela di fallimenti, una cosa si è mantenuta la stessa ed è stata un sostegno reale: La Pattuglia dell'Alba, la sua vera famiglia.
"In acqua non si litiga. Non si minaccia, non si tirano pugni. In acqua si surfa. Se un tizio ti frega l'onda gli dici il fatto suo, ma non sporchi un luogo sacro con la violenza".
Boone nasconde dentro di sé i due caratteri dell'oceano, la calma e l'irruenza. Ha valori precisi che lo guidano nel lavoro e nel quotidiano: è fedele, corretto, perseverante e la sua integrità non può essere scalfita dalla corruzione radicata negli angoli più oscuri della sua città, che ama e combatte al fine di far trionfare la verità.

Veronica