27 dicembre 2016

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson [recensione]

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO
di
Shirley Jackson

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Traduzione: M. Pareschi
Prezzo: € 18,00
Pagine: 182
ISBN: 9788845923661

Di ambientazione simile a L'incubo di Hill House della stessa autrice, anche Abbiamo sempre vissuto nel castello è una discesa nella follia, questa volta familiare. Due sorelle, una quasi trentenne, l'altra appena adolescente, orfane di tutta la famiglia tranne uno zio rimasto disabile, vivono insieme in una casa enorme, immobile e intoccabile, cenacolo dei parenti morti per avvelenamento in una inspiegabile tragedia da cui solo loro tre sono usciti incolumi.
Di nascita benestante e da sempre invise ai paesani, dall'infausto avvenimento vengono lasciate a se stesse, tenute a distanza, emarginate ma mai dimenticate attraverso canzoncine e filastrocche che i bambini e la gente del posto si divertono a ripetere alle loro orecchie le rare volte che le ragazze scendono dalla collina per fare la spesa, oppure correndo e intrufolandosi fin oltre il recinto che separa la loro casa dal mondo esterno.

È una vita immota quella che conducono le sorelle e lo zio, e quasi perenne nella sospensione dalla realtà che esiste fuori dalle mura di casa. Tutto è rimasto esattamente com'era al giorno della disgrazia: le conserve e le marmellate permangono intoccate nella dispensa, gli abiti lasciati nello stesso posto, i soprammobili, i tendaggi, le porte. Tutto chiuso. E il giallo aleggia intorno a loro: chi ha ucciso la loro famiglia, perché si sono salvati solo loro? Si sospetta sia stata la maggiore ad architettare l'assassinio della famiglia, riuscito appieno se non fosse per la svista relativa allo zio, unico altro sopravvissuto al quale non era preparata. Eppure è stata assolta. Eppure vive emarginata con la sorellina stramba: perché questo auto esilio, se non c'è nessuna colpa? Questa e altre illazioni circondano lei e la sorella, ribelle nella conservazione delle proprie fantasie, solitaria (fatta eccezione per la compagnia di un gatto nero), morbosamente affezionata alla maggiore, quasi amica e madre. Nell'immobilità, all'improvviso giunge un intruso: un cugino, quasi mai visto, che si presenta per dar loro una mano a gestire quell'immensa casa. Fin da subito le reazioni delle due ormai sole al mondo sono molto diverse: la più grande si fida subito, bisognosa alla fine di contatto umano, l'altra lo disprezza fin da principio, sospettando in lui l'interesse non tanto nella famiglia quanto nella cassaforte che loro tengono gelosamente intatta e carica degli ori degli avi. Il declino psicologico sarà inarrestabile, perché la quotidianità è lacerata da questa intrusione, fino al finale dal sapore mitologico.
L'inspiegabile odio dei compaesani, atavico, quasi genetico, le due giovani creature, tanto impalpabili e invisibili da essere quasi leggendarie, la casa come luogo sacro, bucolico, rendono questo romanzo una fiaba nera che pesca nel giallo ma che dipinge le cattiverie dell'animo umano, le più primitive, quelle che fanno troppo male da portare a coscienza.

Alessandra

Nessun commento:

Posta un commento