11 dicembre 2016

L'incubo di Hill House di Shirley Jackson [recensione]

L'INCUBO DI HILL HOUSE
di 
Shirley Jackson

Casa editrice: Adelphi
Collana: Fabula
Pagine: 233
Traduttore: M. Pareschi
ISBN: 9788845918742

Se già conoscete Shirley Jackson forse l'avete già letto, se ancora non la conoscete ecco qui dei buoni motivi per cominciare a leggere i suoi romanzi.
L'ho scoperta con il saggio autobiografico On Writing di Stephen King, che la considera una delle sue autrici preferite, dalle quali ha tratto ispirazione, e sono partita con la piccola raccolta di racconti La lotteria, storie nere e talvolta grottesche, che dipingono le peggiori attitudini sociali (negli anni Quaranta così come oggi).
Grazie allo stile semplice ed eloquente, che mi aveva colpita particolarmente, ho deciso di prendere in mano L'incubo di Hill House, portato sullo schermo due volte, e considerato uno dei primi romanzi horror del Novecento. Dopo averlo letto, ho capito per quale motivo Stephen King l'apprezzi così tanto. Il ritratto psicologico dei personaggi e il declino mentale che colpisce chi soggiorna in quella casa sulla collina sono tratteggiati in maniera lucida, realistica, schietta, tanto che i disturbi personali degli abitanti diventano temibili quanto le presenze che sembrano infestare la casa che scricchiola, si sposta stirandosi come una persona e cerca in tutti i modi di espellere gli intrusi tendendo loro agguati.

Una giovane donna che vive relegata in casa assistendo la madre malata, fuori tempo massimo per accasarsi secondo le stime del tempo, viene contattata da un famoso professore che si interessa di paranormale, a causa di un antico episodio sinistro in cui era stata coinvolta.
È lei che seguiamo fin dentro l'abitazione, che si erge cupa e guardinga sopra al paese, assieme agli altri protagonisti chiamati a raccolta dal professore, un'attrice dall'aspetto eccentrico ma profondamente sensibile e dai poteri medianici e il rampollo sciupa femmine della famiglia che possiede la casa, dalla maestosità cattiva e inquietante, come la si può trovare nei racconti disturbanti di H.P. Lovercraft, e dai molti corridoi in penombra. I quattro se la vedranno con superstizioni e sospetti, affrontando i giorni che li aspettano dapprima con la spacconeria della gioventù e poi, man mano che la sicurezza si infrange, vedendo incrinarsi le proprie certezze di fronte al ciò che credono reale, in una lotta contro questo nemico visibile e invisibile al tempo stesso, gigantesco e intoccabile, umorale, severo e ammaliante, che è la casa sulla collina.

Chi ha letto Shining di Stephen King capirà quanto fondamentale sia stata la Jackson per la costruzione della sua storia. L'incubo di Hill House non è un horror nudo e crudo, fine a se stesso, ma come molti lavori dell'autrice è un ritratto psicologico nascosto dietro a un drappo di mistero.
Vi lascio con l'incipit, che riassume in sé lo stile e il tenore di tutta la narrazione:
"Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme conto il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola".
Alessandra

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