13 dicembre 2016

Un gioco da bambini di J.G. Ballard [recensione]

UN GIOCO DA BAMBINI
di 
J.G. Ballard

Casa editrice: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Traduzione: Franca Castellenghi Piazza
Pagine: 92
Prezzo: € 7,00
ISBN: 9788807882968

Il dottor Richard Greville è il consulente psichiatrico della polizia, chiamato per supportare le indagini in corso del massacro di Pangbourne.
Nella residenza di lusso della zona, solo la più esclusiva e recente costruita nel Berkshire, sono stati uccisi tutti gli adulti, mentre i figli sono spariti senza lasciare traccia.
Camminando tra i vialetti ben tenuti e le case ordinate, circondati da mura di cinta e costantemente sorvegliati da videocamere, si susseguono moltissime teorie, alcune completamente senza senso, per spiegare cosa sia realmente successo in questo complesso all'apparenza ideale e senza macchia.
Gli abitanti vivevano in una sorta di libera reclusione, con pochissimi contatti con i membri esterni, esclusa la servitù. I ragazzi frequentavano le stesse scuole private e gli stessi centri sportivi inseriti nel Pangbourne Village. I rapporti tra le famiglie erano di buon vicinato, nessuno screzio o motivo di litigio.
I tredici ragazzi sono ancora vivi? Qualcuno li tiene prigionieri contro la loro volontà?
Le ricerche proseguono e la pista di un individuo o più non appartenenti alla comunità si fa sempre più labile.
Proprio lo psichiatra, di supporto all'agente Payne, svela la chiave per risolvere un mistero, una chiave che è da subito intuibile, ma non rivelata, così da mantenere l'attenzione sulla raccolta di indizi, sussurrati da telegiornali e articoli di quotidiani.

Un gioco da bambini raccoglie il resoconto del Dott. Greville, un diario che racconta la storia dell'omicidio-massacro. I mass media svolgono un ruolo di punta essenziale, si comportano come filtro della realtà, dandone un'immagine falsata e teatrale; si mantengono faziosi e non accettano la verità, che è data dall'unica soluzione del caso possibile. Famiglie perfette dell'alta borghesia, così attente all'educazione dei figli, presenti e assenti perché mai si accorgono di cosa succede:
"Questi ragazzi non si stavano ribellando contro la crudeltà o la ferocia. Tutto il contrario, sergente. Quello che non riuscivano più a tollerare era il dispotismo della bontà. Hanno ucciso per liberarsi dalla tirannia dell'amore parentale".
Accanto a tv e giornali, i video fatti in casa dagli stessi giovani, con scene di vita quotidiana inframezzate da "scontri automobilistici, esecuzioni sulla sedia elettrica e le fosse colme di cadaveri dei lager nazisti".
La copertina, dal forte impatto emotivo, prepara sin da subito a quello che saremo chiamati a leggere: cinque bambini vestiti esattamente uguali, abbracciati insieme, come se fossero l'uno il prolungamento dell'altro, e con le ginocchia sbucciate, dove sgorga sangue. Il titolo è esemplificativo e racchiude l'essenza di un gesto premeditato ed eseguito senza indugio: Un gioco da bambini
Il contesto dell'alta società si scontra con la scena del crimine, che avanza per fotogrammi, come gli scatti e i particolari adocchiati e accumulati dalla polizia. Con gli occhi di coloro che indagano si delinea uno scenario agghiacciante e una risposta al mistero inconcepibile:
"Per un atroce paadosso, la vera causa della morte di quei padri e quelle madri fu il regime d'affetto e di premure ch'essi avevano instaurato nel Village. Quei ragazzi avevano realmente subìto un lavaggio del cervello, poiché l'illimitata tolleranza e comprensione dei genitori aveva finito per privarli d'ogni autonomia e per cancellare in loro ogni traccia di emotività - poiché al Pangbourne Village l'emotività era considerata una debolezza, sia negli adulti che nei giovani".
Ed è proprio la negazione del fallimento, di espressione personale a discapito di quella perfezione così ambita, a scatenare nei piccoli assassini l'impulso di uccidere i genitori per conquistare e liberare la propria identità.
J.G. Ballard si spinge all'estremo, analizzando aspetti della mente umana impensabili: le condizioni abbienti e serene, l'universo perfetto e isolato dall'esterno, la comunicazione a tutti i livelli, una privacy pressoché assente, l'amore incondizionato, diventano gli strumenti che fanno esplodere la follia. Un regime basato sulla comprensione e sull'affetto, senza promuovere mai uno scontro costruttivo, alimenta una forma di ribellione dalle conseguenze inaudite. L'unione fa la forza e i figli, cresciuti come delle marionette, si coalizzano al solo scopo di vendicare un'esistenza apatica.
Novantadue pagine angoscianti, psicologicamente accattivanti, dove il bene genera il male, un male che distrugge ed è fomentato da pulsioni pericolosamente represse.

Veronica

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