21 aprile 2017

L'occupazione di Alessandro Sesto [recensione]

L'OCCUPAZIONE 
di
Alessandro Sesto

Casa editrice: Gorilla Sapiens edizioni
Collana: Scarto
Pagine: 304
Prezzo: € 17
ISBN: 9788898978335
Copertina di: Patrizio Anastasi

Tutti i media lanciano una notizia sconvolgente, allarmante, in grado di cambiare le sorti del mondo e gli assetti geopolitici. L'occupazione degli USA, il cambio di regime in Europa stanno avvenendo, ma senza preavviso, troppo chiasso e quasi indolore per l'umanità.
Le persone apprendono gli sviluppi dalle molteplici fonti a disposizione e attendono che il cambiamento si mostri. Ma l'occupazione è davvero in atto, sta per succedere, è già successa?
Andreas e Jacob si muovono in un contesto, il cui sentore dell'occupazione è quasi impercettibile, misterioso, carico di domande e si concretizza nella loro percezione: come vedono la polizia in azione, altri individui come loro, che si muovono da casa, a lavoro, nei negozi, nelle nuove forme di aggregazione collettiva, nella città nel suo essere quotidiano.
"Guardarono se era cambiato qualcosa nel locale dopo l'occupazione, questa era diventata una mania per tutti, il confronto prima-dopo occupazione si faceva sempre, per qualsiasi ambiente e situazione, ma dovettero ammettere che non era cambiato niente".
Andreas cerca Nora, la ex fidanzata, sparita senza lasciare traccia, dopo averlo mollato con una email in cui confessa di aver conosciuto un altro. Poco convinto della motivazione e speranzoso nel individuare nel caos vigente, così paventato da tutti i mezzi di comunicazione, la vera causa della scomparsa della sua ragazza, comincia a investigare in nuovi ambienti, popolati da strani gruppi sovversivi, dai nomi mai sentiti prima e dalla linea di pensiero poco chiara:
"armadilli, [...] erano dei latinoamericani che in Florida si erano ribellati al nuovo status quo, che identificavano come una specie di rivincita dei nerd etnica e planetaria. [...] L'organizzazione [...] ispirava in tutto il paese una letteratura di fumetti underground, intendendosi per underground che esisteva su internet".
"I Foglietti pensavano che l'occupazione fosse un colpo di stato razzista col quale gli americani di origine inglese e nordeuropea, i WASP più gli irlandesi in pratica, riprendevano il controllo del paese, distribuendo strategicamente i ruoli secondari alle altre etnie [...]".
Jacob, anche lui programmatore, è un giocatore abile di go su internet, che si trova costantemente a perdere con il suo avversario più temuto, Tokio. Oltre a essere imbattibile, è uno stalker in piena regola, che lo perseguita con messaggi criptici e ambigui, mancando di rivelare la sua vera identità. Ogni nuova persona che incontra è per lui un possibile Tokio, come il suo psicologo, Malakian, un professionista sempre pronto a fornire perle di saggezza, che a volte è meglio non prendere alla lettera, e indicazioni che lo portano a fare la conoscenza di soggetti alquanto eccentrici, come il suo attuale capo, Augusto Marra, o un ex paziente, Donald Eriksson, affiliato a una setta di recente generazione, la Chiesa di Smith.

L'occupazione è una infinita divagazione, un'esplosione di collegamenti, una storia che si identifica nel più puro e godurioso flusso di pensieri. La sintassi articolata collima con la volontà dell'autore di creare spiegazioni complesse, paradossali e spesso fuori luogo, che strappano un sorriso e ti fanno pensare a quanto sarebbe bello vivere in mondo fatto di serie tv assurde, personaggi strampalati e avventure che si trasformano in evasione dalla realtà. Una realtà fatta di regole precostituite, che è eccitante sovvertire per capire fin dove è possibile arrivare.
Un libro che mi è piaciuto tanto perché, mantenendo una chiave ironica, alimenta la teoria del complotto e lancia molti messaggi da cogliere, partendo da uno spunto semplice, come un'ipotetica invasione dello straniero e le relative conseguenze.
L'uomo si muove tra la folla e ricerca nello sguardo dell'altro il segnale del cambiamento. I mostri siamo noi o sono loro, ma loro chi? L'unione fa la forza, la coesione è necessaria per non perdere se stessi e le persone che si amano di più, ma ci si può fidare del proprio vicino? È reale la situazione acclamata dai media? Le fonti di informazione sono seriamente affidabili o funzionano solo come propagatrici del dubbio?
Ma forse sto divagando, non lo so. Resta il fatto che la mia mente era attiva nella lettura e lo è tuttora mentre scrivo di un testo che per me ha lasciato il segno.

Veronica

10 aprile 2017

Un albero al contrario di Elisa Luvarà [recensione]

UN ALBERO AL CONTRARIO
di
Elisa Luvarà

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Rizzoli narrativa
Pagine: 319
Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788817093590

Ginevra ha undici anni quando entra in comunità, dopo una brutta esperienza con una famiglia affidataria. La sensazione che prova è di sollievo. Sollievo dopo l'ennesima delusione. I suoi genitori, quelli veri, sono un vero casino: la madre non distingue la realtà dall'immaginazione, non riesce a restare concentrata e non è in grado di crescere una bambina; il padre la vede come un peso, ma non vuole essere giudicato come una persona insensibile e crudele, perciò continua, a modo suo, a farsi vedere da Ginevra, senza fornire nessun contributo significativo.
Le attenzioni, i gesti, il modo di fare accogliente dell'educatrice, la signora Tilde, sono una novità. Non manca la paura per i nuovi compagni; saranno amichevoli o aggressivi verso la nuova venuta?

"Da qualche parte avevo sentito che non esistono bambini davvero cattivi". 

E quei bambini sono come lei: hanno genitori instabili, desiderano essere amati, vogliono credere di avere una possibilità.
Agape, undici anni, sensibile, gentile, premuroso, un ascoltatore silenzioso. L'incontro con il suo vero padre lo porta a esternare tanta rabbia e a cambiare completamente atteggiamento verso gli altri e verso se stesso. Continua, nonostante tutto, a mantenere un legame speciale Gin.
Verde ha solo la bisnonna, adora le belle cose ed è convinta che nella sua stanza si aggiri un fantasma, la cui presenza è stata abilmente inventata da Agape. Con loro due si instaura il rapporto più forte.

"Mi resi conto degli sforzi immensi che avevo compiuto negli ultimi anni per torcermi deformarmi e prendere delle sembianze che la mamma affidataria avrebbe desiderato per me. Vivere con quei bambini non mi sembrava un'impresa altrettanto faticosa. Con loro, pensai, non era necessaria alcuna trasformazione". 

Per Ginevra, l'arrivo in comunità è sinonimo di nuovo inizio; sente dentro di sé una sensazione di risveglio, una grande voglia di buttarsi in nuove avventure: 

"Volevo entusiasmarmi parlando di mummie disseppellite, del potere di alcuni minerali e di storie di paura, ma anche cominciare un diario, affezionarmi a un argomento e approfondirlo, iniziare una collezione di oggetti rarissimi".

Ginevra si porta dietro un fardello fatto di delusioni e solitudine. I suoi segreti sono custoditi gelosamente e aprirsi agli altri, provare fiducia verso le persone, non è semplice. L'affetto della signora Tilde, le chiacchiere e gli scambi con i compagni, anche loro con i loro demoni da affrontare, sono la sua occasione di rinascita. Finalmente, sente di aver trovato una famiglia, non convenzionale, ma sicuramente piena d'amore, pronta a darlo e riceverlo.
Un libro toccante, sincero e carico di speranza, che ho apprezzato moltissimo, soprattutto nella scelta delle parole da parte dell'autrice per descrivere e caratterizzare luoghi, personaggi e situazioni. 
Una storia che vuole emozionare, coinvolgere, a tratti divertire, senza intristire.
Esplicativa la metafora di Un albero al contrario, immagine che la protagonista utilizza per definire se stessa: un albero che non affonda le radici e riceve nutrimento dalla terra; le radici sono esposte verso l'alto, al vento e alle intemperie, e attendono il passaggio ristoratore degli uccellini di passaggio. 
Consigliato!

Veronica

27 marzo 2017

Crepuscolo di Kent Haruf [recensione]

CREPUSCOLO
di
Kent Haruf

Casa editrice: NNeditore
Traduzione: Fabio Cremonesi
Pagine: 312
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788899253295

"Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la "Pastorale" di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa".
La quarta di copertina presenta Crepuscolo come un libro che ci riporta a Holt per raccontare una vita fatta di piccole cose, che solo con gli occhi dei bambini si riescono ad apprezzare, una quotidianità mossa da eventi inaspettati che possono essere tanto devastanti e incredibilmente meravigliosi.
Il terzo capitolo ha tanti protagonisti, alcuni già conosciuti in Canto della pianura, come i fratelli McPheron, Harold e Raymond, cambiati moltissimo con l'arrivo di Victoria Roubideaux nelle loro vite. L'hanno accolta, aiutata e hanno cominciato ad amarla come una figlia. Lei è stata capace di dare uno scossone forte a un'esistenza sempre uguale, rendendola più bella, in modi mai pensati prima. La casa si è animata ancora di più con la nascita di Katie, una bambina sveglia, allegra e graziosa. L'inizio del college a Fort Collins è il momento del distacco e un ritorno alle vecchie abitudini per i McPheron, che riprendono a dedicarsi completamente al lavoro nella fattoria.
In una giornata come tante, cominciano a portare via i tori da monta dai pascoli: un esemplare, fin troppo bizzoso, si scaglia contro Harold, intavolando una lotta impari che vede l'uomo avere la peggio. In una manciata di minuti tutto precipita e Raymond, ferito lievemente, non ha il tempo di fermare lo scontro e resta accanto al fratello fino all'ultimo respiro.
Raymond deve fare i conti con il dolore della perdita, affrontare una convalescenza non semplice aiutato da Victoria e combattere contro la solitudine, un sentimento che rischia di annientarlo. A un lutto segue il coraggio di un nuovo inizio, l'avventura di sperimentare cosa ancora ha da offrire la vita.
Fra i nuovi personaggi, la coppia Beth e Luther, incasinata, pieni di problemi, incapace di proteggere i propri figli, Joy Rae e Richie, i quali subiscono le conseguenze di scelte sbagliate. Non imparano dai propri errori e nonostante sappiano che un passo falso può mettere in pericolo la famiglia, ospitano lo zio Hoyt Raines, cattivo fino al midollo, ubriacone incallito senza un soldo, pronto ad arraffare da ogni situazione per il proprio tornaconto. L'assistente sociale, Rose Tyler, prende a cuore la difficile condizione dei Wallace e cerca di dar loro consigli e metodi per affrontare passo, passo tutte le spese.
Dj Kephart è un ragazzino di soli undici anni, abita con il nonno, Walter Kephart, pensionato di settantacinque anni, taciturno e testardo. Nel tempo libero, si reca dalla vicina di casa, Mary Wells, per svolgere qualche lavoretto; fa amicizia con le sue figlie, Dena ed Emma, e si avvicina a loro soprattutto quando la madre entra in depressione, dopo aver saputo che il marito ha intenzione di restare in Alaska a lavorare.

Tranquillità emanata da una cittadina ben immaginata dalla penna di Haruf nelle diverse stagioni, che si susseguono ciclicamente. All'apparenza, il nulla.
Crepuscolo è il libro degli addii e dei nuovi inizi, come ci dimostra la storia di Raymond, il personaggio che ho amato più di tutti e per il quale ho sentito una forte empatia. Si piange con lui il dolore della perdita, si tifa per lui, perché prenda coraggio e si butti in nuove esperienze, assaporando il bello che ancora il mondo è in grado di offrire. La semplicità e la sobrietà che Kent Haruf trasmette nel descrivere gli abitanti di Holt e la loro quotidianità sono trascinanti e immersive, tanto che diventa impossibile staccarsi dalle pagine. Appena si arriva all'ultimo capitolo, si ha la sensazione che la narrazione non sia finita e che l'autore abbia ancora tanto da dire per un lettore che ha voglia di ascoltare e scoprire che cosa riserva il futuro alla famiglia Wallace, DJ, Raymond e Rose Taylor.
La speranza e l'amore sono le leve giuste per riportare sulla retta via e le possibilità che si creano possono essere sfruttate al meglio con uno stato d'animo positivo. La felicità è dietro l'angolo, basta fare la scelta giusta.

Veronica

16 marzo 2017

Storie della tua vita di Ted Chiang [recensione]

STORIE DELLA TUA VITA
di
Ted Chiang

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: C. Pastore
Prezzo: € 18,50
Pagine: 324
ISBN: 9788893420020

Dopo l'entusiasmo per il film Arrival (un'ottima pellicola, con una bravissima Amy Adams, che rende merito a tutti gli iscritti a facoltà come Lingue e Letterature e fa capire al mondo che laurearsi in Linguistica è altrettanto importante che laurearsi in Ingegneria), ho deciso di leggere il racconto da cui è stato tratto.
Il titolo: Storie della tua vita.
Ammetto di aver letto per primo proprio il racconto da cui è tratto il film e di aver trovato che un regista, per una volta, non ha stravolto una virgola della trama.
Louise Banks è una eccellente linguista, segnata dalla morte della figlia, che viene coinvolta dal governo degli Stati Uniti per collaborare con i misteriosi esseri che ormai sostano da qualche tempo sul suolo terrestre. Cosa vogliono, da dove vengono, chi sono?
Domande che governi di tutto il mondo intendono rivolgere agli ospiti, non prima di aver capito come comunicare con loro. In squadra con scienziati e altri linguisti, Louise intraprende un percorso di scoperta dell'altro (l'alieno) su basi estremamente umane, a volte empiriche, ma al tempo stesso estremamente scientifiche. La seguiamo quindi nella tecnica di apprendimento di una lingua, che non ha nulla di immediato e istintivo, soprattutto se si tratta di creature che non hanno bocca, né altro che possa sembrare simile a ciò che possediamo noi. Come si apprende una lingua nuova e totalmente sconosciuta?
Facendo riferimento alle teoria linguistica di Sapir-Whorf secondo la quale le strutture linguistiche influenzano il nostro modo di pensare, parallelamente all'apprendimento della lingua degli ospiti e dei loro parametri, l'autore fa compiere alla protagonista un cambiamento progressivo e radicale nella percezione del mondo. Un racconto bellissimo, ricco di difficoltà e speranza.

Questo è solo il più famoso, a cui si aggiungono Settantadue lettere, la storia di un uomo che, in un ipotetico passato modernizzato dallo studio della Cabala, ha scoperto come fabbricare finalmente un golem che possa replicarsi da solo, una scoperta che mette in crisi l'ormai avviata e incancrenita industria dei golem servitori e che rischia di compromettere l'evoluzione stessa dell'essere umano; la mitica costruzione della Torre di Babele, in La torre di Babilonia, e di quello che si può trovare ai confini del cielo, a due passi da Dio; la scoperta di una formula matematica che arrovescia la struttura del mondo così come la conosciamo (Divisione per zero); una medicina che aumenta l'intelletto e le percezioni fino alle estreme conseguenze (Capisci), passando per un mondo in cui gli angeli esistono davvero e il cui operato non è affatto puro e beatificante (L'inferno è l'assenza di Dio) e un mondo in cui la bellezza non viene più percepita (Ama ciò che vedi).

Una raccolta di racconti di fantascienza piena di filosofia, che mette in mostra le conseguenze (anche fisiche) di dottrine e credenze qualora si venisse a scoprire che queste sono vere, tenute insieme dal filo rosso della perpetua ricerca della conoscenza da parte dell'essere umano.
Prima di andare a vedere il film, lessi un articolo che menzionava Arrival come "il film di fantascienza che aspettavamo da anni". È vero anche per questo libro: in Storie della tua vita non si trovano astronavi e sparatorie, incontri intergalattici, mondi pieni di robot e minacce di virus. Questa fantascienza (così come per la distopia) ha delle radici molto intime. Mi ha ricordato Solaris, di Stanislaw Lem per la profondità umana in cui si cala, ma anche per i tecnicismi, necessari ma talvolta ingombranti. Del resto, Ted Chiang è un ingegnere informatico. Per chi non ha una mente matematica (tipo me) è opportuno fidarsi dell'autore mentre spiega, senza impegnarsi troppo nella comprensione esatta di formule e dottrine, o si rischia di perdere il ritmo della storia e la sua componente emozionale. Ma se siete filosofi, linguisti, letterati, fisici o chimici, se siete ingegneri. o semplicemente studiosi, se avete voglia di indagare su cosa potrebbe accadere se i nostri desideri venissero esauditi, se avete voglia di leggere una fantascienza che non si vedeva da un po' di tempo, questo è un testo che fa per voi!

Alessandra

13 marzo 2017

Golk di Richard Stern [recensione]

GOLK 
di
Richard Stern

Casa editrice: Editoriale Jaca Book
Collana: Calabuig
Traduzione: Vincenzo Mantovani
Prezzo: € 15,00
Pagine: 224
ISBN: 9788899066185

America. Anni Cinquanta. L'epoca del benessere e del consumismo sfrenato, per un popolo appena uscito dalla seconda guerra mondiale. Sotto la presidenza di Dwight Eisenhower, la prosperità si mantiene concentrata sulla classe medio alta, maggiormente influenzabile dalla pubblicità e bisognosa di possedere sempre più cose. Le persone sono bombardate da immagini e l'immagine di loro stessi diventa fondamentale. Avere tutto, far parte di un apparente lusso, seguire la moda. La televisione assume un ruolo primario: veicolo di informazioni, strumento che mostra un mondo affascinante, attira, ipnotizza, conquista.  

Un misterioso individuo osserva il mondo, i suoi abitanti e ne coglie momenti di vita vera, anche imbarazzanti, molto intimi, per spiattellarli sullo schermo. Con gli occhi di Hondorp, ne viene data una prima fotografia:
"Dentro, Golk era seduto a una scrivania a forma di daga. Nell'oscurità, sembrava poco più di un cranio nudo, la cupola superstite di una città sprofondata nel corno d'oro. Il cranio era rivolto verso un monitor piazzato proprio sopra l'ingresso della caverna". 
Ascolta le parole della nuova collega Hendricks, ormai avvezza alle regole del gioco, dal passato turbolento e da una serie di fallimenti collezionati, che racconta dell'uomo che le ha dato una possibilità e della trasmissione, della quale ha fatto parte attivamente, come vittima e artefice:
"In realtà Golk non ha nessuna simpatia per la gente. Vedrà. Ogni tanto salta fuori con un golk di nuovo genere e allora ne parla. Puoi prendere o lasciare quello che dice, ma non ha niente a che fare con la Signorina Cuorisolitari. Credo di averlo visto mostrare vera comprensione verso la vittima solo una volta o due nei due anni e mezzo che sono qui".
Self made man, con una carriera alle spalle, che lui stesso descrive come una strada in salita, affrontata con ambizione. La creatura da lui ideata porta il suo nome, si è evoluta, ha coinvolto sempre più collaboratori, ha ridefinito uno stile nuovo, richiamando un pubblico sempre più ampio.
Telecamere nascoste ovunque per mettere in atto video con cittadini comuni, intenti nello svolgimento di attività quotidiane, sorprese dall'urlo tonante di Siete in onda! E allora sì, che onore essere i protagonisti e, perché no, firmare con gioia una liberatoria per aderire allo show.
I suoi superiori fanno fatica ad arginare le continue idee che, progressivamente, esplodono in candid camera più pesanti, drammatiche e con protagoniste persone famose. Negli anni si è rafforzata la convinzione di rappresentare un cambiamento importante, aver sviluppato uno strumento capace di influenzare le masse, istruirle, plasmarle.

Hondorp, individuo anonimo, vittima lui stesso di un Golk, prima di venire catturato dal fascino legato a tutto ciò che non conosce; la sua iniziazione non è tanto la sua umiliazione, quanto quella del padre, plagiato dal potere persuasivo della televisione e sicuro che la messa in onda sia una grande occasione. Hendricks è una donna dal passato complicato e un matrimonio fallito con un miliardario, che ha sfruttato un incontro fortunato, significativo trampolino di lancio.
Entrambi si illuderanno di poter unire le forze e prendere il posto dell'uomo che li ha resi partecipi dei suoi successi, ma finiranno inesorabilmente per condividere un destino comune, quello della sconfitta.

Un occhio indiscreto si insinua nelle vite degli altri e ne spia i comportamenti: ignorare di avere una telecamera addosso porta a comportarsi in maniera naturale, spontanea, e più forte diventa la possibilità di essere credibili, attirare l'attenzione dell'osservatore e provocare emozioni.
Si perde il confine tra pubblico e privato, tutto si trasforma in materiale televisivo.
Una visione profetica, così vicina alla nostra attualità, in cui i concetti di intimità e privacy si perdono completamente nel mare dei social network. Dai nomi dei più famosi luoghi di aggregazione si creano neologismi, quali verbi, nomi comuni o aggettivi, così per il termine Golk, tanto da entrare nel lessico comune.
Un romanzo non lineare, che racconta l'ascesa e il declino di un imprenditore determinato, presuntuoso e senza scrupoli e dei suoi seguaci, che si legge con interesse, offre spunti di riflessione sul passato e il presente dei mezzi di comunicazione. Consigliato!

Richard Stern (1928-2013) ha insegnato Letteratura inglese all'Università di Chicago e ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti apprezzatissime dai più grandi autori suoi contemporanei. Tra i numerosi premi, ha ricevuto nel 1985 la Medal of Merit of Novel, assegnata ogni sei anni dall'American Academy of Arts and Letters,
Golk, pubblicato nel 1960, è il suo primo romanzo.

Veronica

2 marzo 2017

Note in pasticceria di Eleonora Falchi e Sergio Margonari [recensione]

NOTE IN PASTICCERIA
di
Eleonora Falchi e Sergio Margonari

Casa editrice: Porto Seguro
Prezzo edizione cartacea: € 12,90
Prezzo edizione digitale: € 4,99
Pagine: 128
ISBN: 9788899993054

Gli autori hanno deciso di far dialogare le loro passioni, le loro competenze, in un libro non pensato per essere solo il solito ricettario anonimo, da seguire passo, passo per realizzare il piatto promesso, il piatto perfetto; una storia con una trama semplice che ruota intorno alla figura di Florian e ospita sia la cucina che la musica.
A Nizza si trova il bistrot Au Gros Chaton gestito da Antonio Marangon e la moglie Aurélie Rideaux. Il figlio Florian cresce in un'atmosfera intima, fatta di piccole cose e, come da tradizione di famiglia, si appassiona alla cucina, ai suoi strumenti, a un'arte vera e propria, che cerca di assimilare. Gli utensili sono come degli amici e con loro parla liberamente, suscitando qualche perplessità nei genitori, tanto da portarlo a tenere per sé questa abitudine.
Coltiva le due abilità che sente sue, la professione di cuoco e il suo ruolo nella band messa su da ragazzino, The Daffodils, e cerca di farle incontrare nelle attività quotidiane, soprattutto quando diventa unico proprietario e responsabile del locale, con il momento de Il passaggio del mestolo, dal forte valore simbolico.
Il protagonista sarà all'altezza di prendere le redini del padre?

Florian è un tipo solitario, poco incline alle chiacchiere, come ci si potrebbe aspettare dal gestore di una pasticceria. Ha un rapporto particolare con i tanti strumenti necessari a creare nuove ricette; gli oggetti sono umanizzati, hanno un nome proprio, dei sentimenti, agiscono andando oltre il loro mero compito, con la componente emotiva che prende il sopravvento. Non sempre la quiche risulta come preventivata se il mattarello non collabora, la crema rischia di impazzire, perché la frusta, vendicativa con il padrone, si adopera per non montare le uova.
L'incontro e la frequentazione con un'intraprendente cliente del bistrot rappresenta l'occasione per staccarsi da una vita un po' troppo chiusa, per esplorare un mondo ricco di esperienze a lui sconosciute. Niente, però, lo allontana davvero dal suo mondo, fatto di esseri parlanti, di cibo e musica. 

L'intento iniziale, esternato dagli autori stessi, è quello di costruire un testo nuovo, originale, in cui far coesistere più argomenti, miscelare tutti gli ingredienti per plasmare una storia con un filo rosso. Un filo rosso che secondo me non sempre mantiene l'obiettivo prefissato. Il racconto di Florian, sul quale si regge gran parte del libro, è interrotto da alcuni capitoli autonomi in cui sono elencate ricette, dalla diversa difficoltà, correlate da un consiglio musicale di accompagnamento. Gli eventi significativi sono pochi, i capitoli brevissimi e i temi centrali appaiono slegati. La tipizzazione degli utensili è appena abbozzata: alla fine, loro sono i compagni, gli amici e, se ci si immerge nelle pagine con l'intento di leggere una favola, si è attratti dai segreti e dal passato di questi strani oggetti, che sembrano avere una vita propria e non svelata al protagonista. 
Le note a piè di pagina non le ho trovate funzionali: la spiegazione di alcuni termini sono inutili (non sempre per tutto è necessaria una delucidazione); altre curiosità le avrei meglio approfondite, proprio perché chi scrive è competente nel settore e non sarebbe guastata una diversa organizzazione delle ricerche. Per esempio, ho letto con interesse la curiosità inerente le origini del mattarello, perfettamente inserita nel capitolo dedicato a Otello.

Note in pasticceria procede velocemente, è scritto con un linguaggio essenziale e appassionerà, soprattutto, chi ama la cucina e ha il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo. Personalmente, non mi ha convinta del tutto: dalle anticipazioni, mi aspettavo che l'idea della premessa fosse sviluppata in maniera differente; il sapore dell'originalità non l'ho avvertito. Peccato.

Veronica

18 febbraio 2017

Firenze libro aperto - Festival del libro di Firenze

IMPRESSIONI A CALDO SUL FESTIVAL DEL LIBRO DI FIRENZE E UN INCONTRO SPECIALE CON IL PROFESSOR FRANCESCO SABATINI 


Per coloro che sono abituati a iniziative famose e curate, il paragone diventa quasi spontaneo. Ti addentri in uno spazio aperto, dove gli stand delle case editrici sono appiccicati, altri nascosti, piccoli e, la maggior parte, non molto personalizzati. Una buona parte, lo ammetto, non le conosco; alcuni sono marchi importanti di self publishing italiani e questo non può che far storcere il naso.
Le sale denominate da un colore e da uno schermo che permette di identificare la zona di interesse per presenziare agli incontri, altro non sono che aree delimitate nell'open space, che rischiano di disturbarsi tra loro. E così l'ascolto è penalizzato. L'organizzazione è carente, assente e manca quell'entusiasmo che sempre accompagna questi eventi. Il malcontento generale si avverte.


Ho partecipato all'incontro di presentazione del volume di Francesco Sabatini Lezione di italiano. Linguista, filologo e lessicografo, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, di cui è stato presidente dal 2000 al 2008. Figura molto popolare, grazie alla rubrica Pronto soccorso linguistico, trasmessa la domenica dal programma UnoMattina in famiglia
Sabatini ha ringraziato i giovani che hanno permesso di ospitare una fiera del libro a Firenze, evidenziando l'importanza di ogni momento in cui è possibile il dialogo e il confronto. E su questo non si può che essere d'accordo.
Con l'intervento di Nicoletta Maraschio (presidente del'Accademia della Crusca dal 2008 al 2014) è stato approfondito il ruolo dell'università come prima responsabile della formazione linguistica dei futuri professori, i quali avranno il compito di preparare gli studenti. Un ruolo chiave che non deve essere lasciato al caso, ma ha bisogno di una costruzione progressiva.
Il giornalista Enrico Gatta ha posto l'accento su quanto sia importante la lettura, più precisamente un'educazione alla lettura. Tutto è cibo per il nostro cervello che si nutre con le parole, che ascolta e che scrive. Con le nuove tecnologie la scrittura diventa necessaria, soprattutto se esercitata con la mano, arto legato al nostro corpo e quindi viva dentro di noi. Se non la si coltiva è una facoltà che si perde: i "cattivi" sono i nuovi strumenti che devono essere padroneggiati, in quanto oggetti esterni a noi; la paura è che prendano il sopravvento su tutto il resto, su ogni aspetto della vita.
Come ha sentenziato lo stesso Francesco Sabatini: "Il rischio della tecnologia è che una persona non sappia più camminare perché tanto ci sono le automobili". Metafora perfetta.


Il mio ricordo positivo di Firenze libro aperto, con la speranza che sia una prima edizione capace di imparare dagli errori, dalle critiche e sfrutti il potenziale e la voglia di tanti, che visitano, vivono e apprezzano queste rare occasioni, per migliorare e trovare il giusto equilibro per un (spero) secondo anno ricco di spirito propositivo e incontri che restano nella mente e nel cuore.

Veronica

17 febbraio 2017

L'Allieva di Alessia Gazzola [recensione]

L'ALLIEVA 
di
Alessia Gazzola

Casa editrice: Longanesi
Prezzo: € 14,90
Pagine: 376
ISBN: 9788830444485
"L'edificio che raggiungiamo appartiene alla classica architettura romana del tardo Settecento ed è di quelli che rendono così incantevoli le vie di questa città. Alto, traboccante di storia, i muri rossi, è evidentemente abitato da gente dell'upper class. L'ingresso conduce a un cortile che pullula di giornalisti, cameraman e poliziotti; c'è quell'agitazione febbrile che di notte mi dà un senso d'inquietante disordine. Ambra si stringe infreddolita nel suo cappotto rosso e per un attimo mi sembra che anche lei si senta fuori posto. Chi di certo non è a disagio è Claudio, che ha la capacità di fare il suo ingresso come se fosse sempre una Special Guest Star. La sua è una sicurezza costituzionale che gli è utile in ogni circostanza e nella fattispecie adesso, mentre sale le scale, indifferente agli sguardi degli abitanti del palazzo, raccolti sui pianerottoli con le orecchie tese come antenne per capire di più su quanto è successo".
Alice Allevi è una specializzanda in medicina. Il suo sogno è quello di diventare un perfetto medico legale. Ma cosa significa essere un perfetto medico legale e come lo si diventa? Alice questo non lo sa. Il destino sembra accanirsi contro di lei, facendole rivelare i lati peggiori del suo carattere. Appare maldestra, incostante e poco determinata agli occhi dei suoi superiori: il Supremo, la Wally e CC.
Ciò che è peggio è la sua incapacità a svolgere il proprio lavoro senza lasciarsi coinvolgere, ostacolo da superare se desidera davvero proseguire in questa carriera, almeno a detta del suo professore e suo mentore Claudio Conforti.
Quando il ritrovamento del corpo di una ragazza, Giulia Valenti, nel suo appartamento richiama la loro presenza per i rilevamenti del caso, la protagonista riconosce nel cadavere la commessa di un negozio conosciuta il giorno prima, così bella e carina nei modi di fare. Ancora una volta, Alice sente il bisogno di andare oltre le proprie competenze, fantasticando sulla vita del corpo di fronte a lei, del quale dovrebbe solo identificare le cause del decesso.
Comincia a frequentare Bianca Valenti, che si confida con lei circa il rapporto con la sorella, la dipendenza dalla droga e tutte le rinunce fatte per aiutarla a superare i momenti difficili.

Le indagini della polizia proseguono e l'istituto di medicina legale è chiamato a intervenire passo, passo, con nuovi esami per far luce sul mistero. L'Allevi partecipa senza sosta a ogni nuova scoperta, ma i suoi insegnanti non la ritengono all'altezza di una professione così impegnativa: troppi errori, poca grinta e nessuna valida iniziativa, neanche quando le si prospetta una bocciatura. E anche agli occhi del lettore fa rabbia la totale mancanza di determinazione. Più volte pensa a quanto sia importante non fallire, ma nel concreto si butta giù con facilità, piagnucolando di fronte a rimproveri, che sono semplicemente dei metodi drastici per stimolare quella reazione ancora nascosta e poco matura per manifestarsi. Anche nella vita personale fatica a imporsi o, anche solo a stare alla pari del partner: si imbatte nell'affascinante Arthur, il caso vuole che sia il figlio del Supremo. Diversamente da lei, ha un carattere forte e deciso. Scrive resoconti di viaggi, ma il suo obiettivo è documentare cosa succede nelle zone di guerra. Nonostante il coinvolgimento tra i due sia forte, l'ambizione ha il sopravvento e sceglie di intraprendere questa strada, senza interrompere la relazione appena sbocciata.

Dopo una lettura ingarbugliata, complicata, impegnativa e, a tratti, troppo sconclusionata, avevo bisogno di un libro leggero, spensierato e coinvolgente. L'allieva lo è stato e ha reso piacevole il tempo dedicato alle peripezie di Alice, una ragazza che si ama e si odia. Si ama perché è buffa, tenera, impacciata, innamorata, alla ricerca della sua strada che ancora non sa bene quale sia, un concentrato di emozioni. Si odia perché non dimostra quanto vale, si lascia abbattere, accetta passivamente una relazione con Arthur, che la mette in secondo piano e le dice palesemente che lo sarà sempre. Reagisci! Ti viene da pensare, sei molto più di quello che gli altri vogliono farti credere. Non avere paura del fallimento.
Il professor Conforti è il classico donnaiolo, narcisista, arrogante, a volte anche troppo, che non ha paura di dire quello che pensa e dà alla protagonista delle pesanti batoste che la spingono a riflettere. Un caratteraccio che per lei è un toccasana stimolante.

Il romanzo è il primo di una serie incentrata sulla vita professionale e sentimentale di Alice Allevi, aspirante medico legale, che si trova a lavorare su un caso di omicidio e sulle prime difficoltà legate alla realizzazione di un sogno. La scrittura di Alessia Gazzola è scorrevole, ironica, non troppo tecnica nelle parti che riguardano la medicina legale e attenta nelle descrizioni dei diversi contesti.
Penso che proseguirò con i prossimi volumi, curiosa delle evoluzioni di una giovane donna, con la quale è facile immedesimarsi e proprio per questo è credibile ai nostri occhi.


Rai Uno ha trasmesso la prima stagione della serie televisiva ispirata ai romanzi L'Allieva, Sindrome da cuore in sospeso, Un segreto non è per sempre, con Alessandra Mastronardi (Alice Allevi), Lino Guanciale (Claudio Conforti), Dario Alta (Arthur Malcomess). Visto il successo di pubblico, il prossimo autunno ci attende la seconda stagione.
Un programma riuscito, divertente, godibile e appassionante, che ti fa venire voglia di accendere la tv senza pentirtene.

Veronica

15 febbraio 2017

Al giardino ancora non l'ho detto di Pia Pera [recensione libro]

Al giardino ancora non l'ho detto
di Pia Pera

Ponte alle grazie
224 pagine
15 euro
In libreria dal 4 febbraio 2016
Strano quanto si parli di morte e malattia di questi tempi. Si direbbe l'argomento dominante, o è la mia situazione a portarmi a queste esperienze, a queste conversazioni? Ho tuttavia l'impressione che libri, film, tutto stia convergendo su questo tema. Molto più di un tempo [...]
Pia Pera studiosa, traduttrice, professoressa universitaria, saggista e scrittrice. Riceve in eredità un vecchio podere abbandonato nella Lucchesia. Lo ristruttura e va ad abitarci in pianta stabile, lontano dal tran tran quotidiano, dalla frenesia della città realizzando così il suo desiderio da sempre: un giardino di cui occuparsi. Fino a quando nel 2012 le viene diagnosticata la malattia del motoneurone (più comunemente conosciuta come SLA) e il giardino di cui prendersi cura prima, diventa qualcosa da contemplare e amare dopo. Muore il 26 luglio 2016.

Il titolo di questa autobiografia si ispira al verso di una poesia di Emily Dickinson (raccolta in "Poesie religiose"). Lo scopo è raccontare, dare forma al suo stato d'animo, al legame che c'è tra il (suo essere) giardiniere e la morte. Non un semplice resoconto, né un diario, ma un flusso di coscienza che analizza in profondità come ci si sente quando si perde sempre di più, lentamente, il controllo del proprio corpo ma non della propria mente, con la consapevolezza che indietro non si torna e non rimane altro che trovare il modo di affrontare non tanto il futuro, quanto il presente. Quello che rimane di te e del tempo. Il tempo relativo. Il tempo rimasto. Non sapere a cosa si va incontro ma organizzarsi di conseguenza e intanto il mutare della natura intorno va avanti a prescindere dalla situazione, da come stiamo. La natura come metafora esistenziale, rivelatrice di una verità autentica, con dentro il significato del nostro esserci, soggetti alle intemperie e a volte fragili. E quando siamo preda della fragilità, quando si scrive, si parte sempre con un pensiero, per poi indirizzarsi altrove:
L'intento originario del libro va abbandonato, l'ho già abbandonato, non ho davvero nessuna dichiarazione da rilasciare sul giardiniere e la morte, non c'è uno scenario predeterminato. Solo questo stato semplicemente umano di ritrovarsi privi di difesa, lo sgomento nel ritrarsi dall'azione, comprendendo di dover lasciare il mondo, vedere la propria impronta prosciugarsi come l'alone di vapore lasciato sul tavolo, da una tazza di tè.  Nel momento in cui nulla conta più tanto perché nulla possiamo più decidere, in questo ritrarsi c'è anche dolcezza.
Le nostre menomazioni ci rendono imperfetti per il mondo, perfetti per il cielo. Osserviamo impotenti, non sappiamo spiegare quello che proviamo, quando lo proviamo e non possiamo più procrastinare, dobbiamo farci i conti. Smettiamo anche di accanirci nel pretendere una guarigione che non avverrà mai. Prendiamo coscienza, ci ribelliamo ai ciarlatani, a improbabili terapie e cure alternative, ai sensi di colpa, alle proprie gambe che non fanno quel che devono per iniziare ad ascoltarsi davvero. Risistemiamo casa per venire incontro alle difficoltà, regaliamo libri, svuotiamo la libreria, mettiamo il letto al piano inferiore e rimpiangiamo i viaggi a cui abbiamo detto no e a cui forse potevamo dire sì. Cerchiamo insomma di fare pace con noi e con l'universo.
Se ora mi capita di rimproverarmi di non avere colto tante occasioni è perché adesso mi sento punita del mio scarso appetito di fronte a quanto mi veniva offerto. Forse è solo questa strana idea, immaginarsi malata per una qualche colpa. Un'infinità di possibili colpe. Un vaso di Pandora. Che sfinimento, pensare a tutto quello in cui si è sbagliato.
Desideravo un mondo meno lacerato dai conflitti, ove si imparasse a sentirsi felici di quanto si ha, assaporarlo, apprezzarlo. Questo continua a sembrarmi un'aspirazione degna.  
Cosa si prova leggendo queste pagine non riesco a spiegarlo nel concreto. Dobbiamo andare oltre alle parole. Come uno spettatore inerme, osservi e vivi la malattia. Non sai come comportarti ma vorresti al tempo stesso alleviare, curare, guarire e soprattutto avere il potere di spazzare vie le brutture, smussare gli angoli del dolore, in simbiosi. Aggrapparsi insieme alla stessa speranza, trovare una soluzione a quello che ti emargina, esclude, isola nel momento in cui hai più bisogno di non essere lasciato solo: - Dove andremo? Saremo pronti? Come? Riusciremo a far pace con i rimpianti? Avremo paura? Chi si prenderà cura del giardino quando non ci saremo più?
Che sia questa la luce che si vede morendo, la luce dell'amore?
Francesca

14 febbraio 2017

L'altro figlio di Sharon Guskin [recensione]

L'ALTRO FIGLIO 
di 
Sharon Guskin

Casa editrice: Neri Pozza
Collana: I neri
Prezzo: € 18,00
Pagine: 304
ISBN: 9788854511057

La giovane Janie si sforza come può di far combaciare i tasselli della sua vita: sola, con un lavoro di architetto a New York che ama e che la stanca tanto, il lutto ancora da superare per la perdita della madre amatissima e il piccolo Noah, suo figlio. Un'esistenza non perfetta, un'esistenza come tante, quella che si definirebbe normale. Se solo Noah non piangesse tutte le sere implorandola di "tornare a casa sua", se solo non spaventasse gli altri bambini e gli insegnanti raccontando di fatti strani mai accaduti, se soltanto non si rifiutasse di toccare l'acqua, costringendola a portarlo in giro puzzolente di sporco misto a deodorante da salvietta.
Perché Noah si agita tanto a vedere l'acqua, perché chiede sempre di "quell'altra mamma"?
Janie è costretta a portarlo da psichiatri e specialisti di ogni sorta, fino a che non si imbatte nel dottor Anderson, un uomo la cui vita si sta inesorabilmente dissolvendo, una parola dopo l'altra, a causa di un'afasia progressiva e inarrestabile. Lui che con le parole ha costruito i suoi anni di ricerche sui fenomeni di vite precedenti. Ma quest'occasione può cambiare la sua carriera, fiaccata dai pregiudizi dei colleghi psicologi sulle ricerche e dalla perdita della moglie. È sicuro che il piccolo Noah non stia mentendo: come potrebbe riferire altrimenti di fatti precisi occorsi anni prima ad altre persone?

Neri Pozza presenta il primo romanzo di Sharon Guskin, in primis produttrice americana: non un libro sul paranormale, ma una discesa nell'amore materno e nella nostra paura per l'aldilà. L'autrice si serve anche di brani tratti da un libro davvero esistente sull'argomento, Life before Life, dello psichiatra americano jim B. Tucker, che ha raccolto e comprovato testimonianze di bambini che ricordavano vite precedenti.

Alternando i punti di vista di Janie e di Anderson, si hanno ben chiari i motivi e i tanti dubbi di entrambi, che il lettore riesce a fare propri, attraverso una scrittura mai angosciante, non leziosa ed efficace.
Fino a che punto può spingersi l'amore di una madre? Si può amare chi non è uscito dal nostro grembo? Che fare quando è il nostro stesso figlio a respingerci? Si può sostenere il dolore dell'aver partorito il figlio di un'altra, che non ci riconosce? E perché è così difficile credere a una vita dopo la morte?

Una bella novità, molto godibile, che porta a interrogarsi senza darci risposte univoche.
Consigliato!

Alessandra

10 febbraio 2017

Notti al circo di Angela Carter [recensione]

NOTTI AL CIRCO
di
Angela Carter

Casa editrice: Fazi editore
Collana: Le strade
Pagine: 428
Prezzo: € 18
ISBN: 9788876258787
Data pubblicazione: 09/02/2017

La più grande attrazione circense, la "Venere Cockney", l'aerialist, la più stravagante bizzarria che abbia mai calcato i palcoscenici si esibisce a Londra e promette uno spettacolo mozzafiato: spiccherà il volo, con quelle ali che (assicura) porta sulla schiena. Ma chi è questa donna che riempie le città con i suoi manifesti sgargianti, biondissima, altissima, divina? Quali trucchi usa? Se lo chiede il giornalista americano Walser, che ha intenzione di smascherarla a pro dell'inchiesta che sta conducendo sui più abili truffatori del suo tempo. E chi mai potrebbe essere meglio di Fevvers, la donna-uccello che con le sue ali variopinte si slancia dai trapezi nei circhi e nei teatri ammaliando il pubblico con la sua presenza scenica, per iniziare il suo lungo reportage?
Ma Fevvers è una creatura strana, più umana degli altri ed eccentrica nella sua eccessività, sfugge alla sua comprensione, non si lascia catalogare. Ama la vita da girovaga che conduce, ama i suoi compagni di viaggio, fenomeni di un baraccone che sente più vero della vita.
Tutto in lei è troppo: giunonica, rumorosa, capricciosa e ilare al tempo stesso, non disgarba il bere, il mangiare e il fare sesso e giura e spergiura che le sue ali sono vere come i peli del suo pube. E però non si possono vedere da vicino... Tuttavia Fevvers salta e compie piroette in aria, allora come fa? Non resta che scoprirlo. 
Walser non dubita troppo quando gli si offre l'opportunità di aggregarsi in incognito a quel circo sgangherato per scovare la verità sulla divina Fevvers, ma lo aspettano le più improbabili avventure al limite del sogno...

Pubblicato per la prima volta negli anni Ottanta, Notti al circo è una immersione nel mondo dello spettacolo itinerante e, al tempo stesso, nel nostro mondo che di quei personaggi nutre il proprio immaginario; in quel che rappresenta per noi la malinconica ilarità di un clown, la meraviglia di animali intelligenti e raziocinanti, oltre il velo che separa quel che appare da ciò che è reale: un tendone da circo. Tra umani, più disumani delle bestie, e mostruosità più pure di qualsiasi altra creatura, esseri che si sentono davvero liberi solo se nascosti alla vista dei "normali".
Lo stile stravagante e mai noioso della Carter ci trasporta attraverso i nostri stessi dubbi sul mondo che ci circonda, racconta quella sottile incompiutezza che a volte percepiamo intorno a noi, quel che siamo e quel che vogliamo essere e, soprattutto, come il mondo vuole che appariamo.

Champagne per tutti!

Alessandra

6 febbraio 2017

Arrival [recensione film]

ARRIVAL

Regia: Denis Villeneuve
Genere: fantascienza
Tratto dal libro: "Storie della tua vita" di Ted Chiang
Personaggi: Louise Banks (Amy Adams), Ian Donnelly (Jeremy Renner), colonnello Weber (Forest Whitaker), agente David Halpern (Michael Stunhlbarg), generale Shang (Tzi Ma)

"Se potessi vedere tutta la tua vita, dall'inizio alla fine, cambieresti le cose?"

La voce fuori campo della protagonista, Louise Banks, racconta della sua vita con la figlia, che ha visto crescere e morire senza poter far nulla per arrestare una malattia incurabile.
Ogni giorno si reca all'università, dove insegna linguistica: una giornata che sembra essere una delle tante è sconvolta dalla comparsa sulla Terra di dodici misteriose astronavi, chiamate anche gusci, sospese tra il cielo e il suolo, in dodici punti diversi, senza nessuna apparente logica sui luoghi prescelti. Il governo si rivolge a lei, viste le sue ottime competenze di traduttrice, per condurre una squadra di ricerca, costituita dal colonnello Weber e dal fisico teorico Ian Donnelly: quest'ultimo, soprannomina i due esemplari alieni, chiamati anche "eptapodi" per via dei sette arti che compongono il loro corpo, Tom e Jerry.
Cominciano una serie di incontri, durante i quali la comunicazione tra uomo e alieno si intensifica sempre di più. Louise comprende di dover stabilire le basi di un linguaggio comprensibile da ambo le parti, di modo da definire le motivazioni che hanno portato gli eptapodi sulla Terra.


Non potendo interfacciarsi verbalmente, la scelta ricade su un sistema di scrittura semasiografica, fatta di immagini circolari, schizzi di inchiostro che si abbozzano sulla parete, per poi dileguarsi e lasciare spazio al simbolo successivo. Mentre il mondo impazzisce, all'interno del guscio le sessioni procedono e Tom e Jerry,  che si materializzano dalla nebbia, come forme indistinte, continuano a comunicare per far arrivare il loro messaggio.
Le diverse potenze mondiali hanno creato dei team con il compito di dare risposte e riportare un equilibrio nella società, che dimostra di aver perso il controllo e la fiducia nella collettività. Ogni leader collabora con gli altri e condivide le informazioni che piano, piano raccoglie. La Cina è la prima che, non vedendo risultati soddisfacenti in tempi brevi, si disconnette da tutti e sceglie di reagire distruggendo la minaccia. 

La presenza degli alieni è semplicemente l'espediente narrativo per approfondire alcuni temi affascinanti come la comunicazione interna ed esterna e il tempo.
Il personaggio principale è messa alle strette dal governo che esige nel più breve tempo possibile di chiarire ogni dubbio circa il potenziale o il pericolo legato allo straniero che ha invaso il territorio.
Emblematica la prima scena che porta l'attenzione sul diverso significato che si attribuisce a una parola, un'eco che ritorna nel prosieguo del film. Non sempre un lemma ha un solo significato: il contesto, le sfumature, il bagaglio culturale che un individuo ha a disposizione sono fattori centrali. 
Secondo l'ipotesi di Sapir-Whorf, la lingua impone al parlante una determinata visione del mondo: l'immagine che lui ha della realtà dipende dal suo sistema linguistico, che è a sua volta il prodotto di un certo ambiente materiale e culturale. L'incapacità di aprirsi all'altro mette in pericolo l'umanità e sarà proprio Louise Banks a cogliere l'incredibile dono degli alieni.
Il tempo non è in ogni luogo lineare, non si traduce come per noi in un inizio e una fine. Arrival fa suo questo assioma e gioca con lo spettatore: i ricordi, gli episodi percepiti come dei flashback, sono tasselli di un puzzle molto più complesso, che coinvolge personalmente la giovane linguista, costretta a una dolorosa decisione, avendo scoperto tutte le carte.

Una pellicola per appassionati di linguaggio, che scatena così tante riflessioni e interrogativi filosofici, da sentire la necessità di confrontarsi e parlare con tutti coloro che lo hanno visto, per condividere le proprie percezioni.
Al centro della storia, la potenza e la forza di un sistema linguistico, che porta l'uomo a cambiare e a prendere coscienza di se stesso e dell'altro. Semplicemente meraviglioso!

Veronica

1 febbraio 2017

La la Land [recensione film]

LA LA LAND


Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Genere: commedia musicale
Personaggi: Mia Dolan (Emma Stone), Sebastian Wilder (Ryan Gosling), Keith (Joh Legend), J.K. Simmons (Bill)

Il bellissimo piano sequenza iniziale ci catapulta dentro il traffico di Los Angeles. Ognuno, in macchina, ascolta la musica che gli piace, si muove a tempo, ostenta impazienza ed è immerso nei propri pensieri. La prima scena vede tutti, uno dopo l'altro, scendere dalla propria auto e unirsi al coro di Another day of sun. Conosciamo Mia, alle prese con il copione di un film, mentre si esercita per l'ennesimo provino. Nella frenesia del caos di città, il primo incontro con Sebastian, che non è dei migliori, così come il secondo, in un locale dove lui suona al piano motivetti natalizi, incapace di attenersi alle direttive del capo, perché dentro di lui la voglia di esternare la sua più grande passione, quella per il jazz. A una festa, che raccoglie registi, attori, scrittori, produttori, Mia e Sebastian parlano per la prima volta e si conoscono. Quello che fanno attualmente non li rappresenta, i loro sogni sono ben altri: lei desidera diventare un'attrice, desidera che il suo impegno sia riconosciuto dalla persona giusta, non vuole lavorare per sempre in un'anonima caffetteria; lui vorrebbe aprire un jazz club e trasmettere agli altri l'amore per un genere musicale che non riesce ad attirare più il grande pubblico come prima.
Quando gli sforzi profusi per raggiungere lo scopo della vita non sono ripagati, la forza di continuare a provare vacilla. si accumulano così tanti fallimenti che l'entusiasmo si sgretola giorno dopo giorno, fino a che non s'incontra quella persona che ti fa credere davvero che riuscirai a realizzare il tuo sogno. Nonostante gli sbagli, le delusioni e i mancati riconoscimenti è necessario provare ancora.

Il tempo è scandito dal procedere delle stagioni: con la primavera sboccia l'amore fra due anime perse nei loro insuccessi, ma così folli da perseverare sul loro cammino, finché hanno il sostegno l'uno dell'altra. Un po' come succede spesso, per poter sopravvivere, si scende a compromessi e così fa Sebastian, il quale accantona la sua vocazione in favore della sicurezza. Ed è proprio quella carriera inizialmente disdegnata a portarlo alla ribalta. Non è il fututo che sperava, la meta prefissata, ma solo una brutta copia del suo desiderio. Quando, seduti a un tavolo, i protagonisti si aprono e si confidano in preda alla frustrazione, comprendono di aver perso completamente la strada e di essersi persi tra loro.

Non una semplice commedia musicale, ma un film che riflette moltissimo sulle difficoltà di realizzare un sogno. Nella prima parte trionfa la spensieratezza, l'amore, la fiducia, il coraggio, tutti sentimenti che fanno pensare che niente può fermarti. Nella seconda parte, gli ostacoli e le incomprensioni si fanno sentire e i personaggi tornano con i piedi per terra. All'unione segue il distacco e un messaggio, banale o forse no, che l'amore non sempre vince su tutto. Con una vena un po' cinica, il regista rimarca questo aspetto nell'epilogo, quando assaporiamo un finale alternativo, che purtroppo non rispecchia la realtà. 
La la Land è un'opera meravigliosa "dedicata ai folli e ai sognatori", che ti innamorare della vita, che ti spinge a pensare di tirare fuori quel sogno dal cassetto e combattere per vederlo concretizzarsi, ma, nasconde anche un retrogusto dolce amaro, che ti costringe a urlare dalla rabbia perché il mondo sembra essersi accanito contro Mia e Sebastian, destinati a essere ciò per cui si sono impegnati tanto lontani l'uno dall'altra.
Daniel Chazelle si è ispirato a molte pellicole del passato e inserito dei piccoli omaggi all'interno del suo film: Cantando sotto la pioggia, West Side Story, Grease, Mulin Rouge, Boogie Night, Una ragazza che voleva essere amata, Josephine, Un americano a Parigi, Sweet Charity, e molti altri. Si resta incantati dai costumi, dalle scarpette da tip tap, dai panorami mozzafiato, dagli scenari da sogno. Gli attori sono perfetti, Emma Stone soprattutto, con una mimica facciale incredibile, in grado di farti passare da uno stato d'animo allegro a uno più malinconico nel giro di pochi secondi. Ryan Gosling è affascinante e ipnotico nei suoi momenti al piano e trasmette il dolore della perdita con un solo sguardo. 
I colori, le atmosfere, l'alternanza fra scene recitate e musicali (la colonna sonora è indimenticabile) sono il perfetto connubio per La la Land, che non disattende le più alte aspettative.

Veronica

24 gennaio 2017

L'ombra dello scorpione di Stephen King [recensione]

L'OMBRA DELLO SCORPIONE
di
Stephen King

Titolo originale: The Stand
Traduttore: Bruno Amato e Adriana Dell'Orto
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 930
Prezzo: € 14,00
IBSN: 9788845275739

Fra i romanzi di Stephen King più ambiziosi e più "pesanti" L'ombra dello scorpione. La data di pubblicazione è 1978; al 1990 risale una versione integrale, quella con la quale ho scelto di cimentarmi. Nella prefazione l'autore spiega che i personaggi sono gli stessi, ma fanno più cose: "se non fossi stato convinto che alcune di queste cose erano interessanti - forse perfino illuminanti - non avrei mai dato il mio assenso a questo progetto".
Ho letto solo l'opera completa e non posso quindi fare paragoni; assicuro però che, come nelle più complesse storie concepite dal re, non c'è spazio per la noia. Il romanzo post apocalittico, commistione di più generi (thriller, horror, fantascienza e romanticismo) in tutte le sue novecentotrenta pagine lascia ampio spazio a riflessioni su amicizia, amore, religione, morale, morte.

Un virus influenzale concepito dal governo si propaga nel mondo; l'errore di pochi è la fine per più del 99% della popolazione. Una malattia letale, impossibile da arginare, colpisce e annienta l'uomo in pochi giorni, riducendo così l'intera razza umana a pochi sopravvissuti, inspiegabilmente immuni.
Tutti sono costretti a fare i conti con la perdita di un genitore, di un figlio, di un fidanzato, di un amico, di un conoscente. La velocità con la quale tutto precipita non lascia spazio all'elaborazione del lutto. Chi è ancora in vita comincia a fare strani sogni, in cui due figure distinte tra loro li chiamano a sé per una sorta di rinascita del mondo. Non da subito è compreso il significato delle immagini e delle parole che accompagnano le notti buie e solitarie; ciò che invece è percepibile è un'esigenza immediata di muoversi, per cercare un posto indefinito e persone con le quali ripartire.
"Randall Flagg, l'uomo nero, marciava verso sud sulla Statale 51, tendendo l'orecchio ai rumori della notte provenienti da entrambi i lati di quella stretta strada [...]. Camminava spedito, facendo risuonare i tacchi degli stivali scalcagnati sulla superficie compatta della strada e, se all'orizzonte si profilavano i fari di un'auto, si rintanava quanto più poteva [...] e l'automobile lo sorpassava, il conducente avvertendo magari un lieve brivido come se avesse attraversato una sacca d'aria, la moglie e i figli dimenandosi a disagio nel sonno, come se fossero stati sfiorati da un brutto sogno, tutti nello stesso istante. Tirava avanti, senza fermarsi, senza rallentare il passo, ma attento ai rumori della notte. I suoi occhi parevano accesi da una frenesia per le possibilità che offriva la notte [...]. Sul viso si leggeva una cupa ilarità che, veniva fatto di pensare, forse albergava anche nel suo cuore, ed era proprio così".
"Ho cominciato a sognare due anni prima che scoppiasse l'epidemia. Ho sempre sognato e a volte i miei sogni si sono avverati. La profezia è un dono di Dio e ciascuno di noi ne possiede un briciolo. Mia nonna la chiamava la lampada splendente di Dio, e a volte soltanto lo splendore, l'aura. In sogno mi vedevo in viaggio verso ovest. Da principio solo con qualche persona, poi qualcuna di più. Verso ovest, sempre verso ovest, finché riuscivo a vedere le Montagne Rocciose. Eravamo una carovana, duecento persone o anche più. E c'erano dei segnali... no, non segnali inviati da Dio, ma normali segnalazioni stradali, e ciascuno di essi diceva qualcosa come BOULDER, COLORADO, 975 CHILOMETRI oppure per BOULDER, IN QUESTA DIREZIONE".
Nell'introduzione intitolata Il cerchio si apre si conosce l'origine e il fattore scatenante dell'influenza. La parte prima è dedicata all'epidemia di Captain Trips concentrata tra il 16 giugno e il 4 luglio 1990, la seconda all'organizzazione delle due fazioni e la terza alla lotta fra le parti per la supremazia del bene o del male. Nel breve epilogo Il cerchio si chiude si svela cosa sia successo al signore delle tenebre, dopo la battaglia conclusiva.
Proprio la lotta fra bene e male è al centro della narrazione: le poche persone immuni alla pestilenza intraprendono un viaggio per raggiungere Mother Abigail Fremantle in Colorado, una veggente di colore ultracentenaria, prescelta da Dio e da lui guidata; o Randall Flagg a Las Vegas, un demonio senza volto, dai poteri paranormali, così diabolico da raggelare il sangue al solo passaggio.
Un percorso nel quale ognuno è chiamato a fare i conti con se stesso, le proprie paure e la propria coscienza.
La vita non è però bianca o nera e i fattori in gioco diventano molti per i personaggi, che progressivamente incontriamo, così tanti, descritti fisicamente, mentalmente, attraverso i dialoghi e le azioni. Ad alcuni ci si affeziona e con partecipazione si seguono le loro vicissitudini.

Frances Goldsmith è una studentessa universitaria incinta; su di lei si proiettano le speranze di una nuova rinascita, una vita che simboleggi la speranza verso il futuro. Si innamora, ricambiata, di Stu Redman, un impiegato in una ditta di calcolatrici, uno dei primi a entrare in contatto con Captain Trips; la sua immunità al virus cattura l'attenzione del governo, che decide di studiarlo in laboratorio. La presenza a Boulder sarà determinante nella ricostruzione di una società civile; molto belli i passaggi dedicati alle discussioni con il sociologo Glen Bateman, un anziano professore, al quale Stephen King affida riflessioni e spiegazioni importanti:
"Che siamo noi stessi a portare a termine l'opera di distruggerci, [...] Credo che questo sia assai probabile. Non d'un sol colpo, perché siamo troppo sparpagliati. Ma l'uomo è un animale gregario, un animale sociale e prima o poi ci ritroveremo in gruppo, se non altro per raccontarci a vicenda come fu che sopravvivemmo alla grande peste del 1990. Molte delle società che si andranno formando saranno delle primitive dittature, capeggiate da altrettanti piccoli cesari, se non siamo proprio fortunatissimi".
Accanto a Fran, il fratello della sua migliore amica, Harold Lauder, segretamente innamorato di lei. Il carattere astioso, imprevedibile e suscettibile ad attacchi di collera difficilmente dominabili, lo etichettano come una di quelle figure in bilico tra luce e oscurità. Quando scopre della relazione fra l'oggetto della sua ossessione e Stu, comincia ad avvicinarsi a Flagg e architetta una personale vendetta.
Nick Andros è il ragazzo sordomuto, con uno spiccato sesto senso, che diventa guida dei sopravvissuti, il prescelto da Mother Abigail, al quale è data piena fiducia. S'imbatte in altri due elementi determinanti per il gruppo. Nadine Coss, un'insegnante che preserva la sua verginità per una persona in particolare, quella che nei suoi sogni non riesce fino in fondo a identificare. Nasconde un segreto, che non trova il coraggio di rivelare ed appartiene al gruppo degli indecisi. Al suo fianco, il ritardato Tom Cullen, tenero e di buon cuore: il ruolo giocato nella sfida finale tra bene e male sarà decisivo.
Chi ancora compie un percorso difficile, ed è per questo fra i protagonisti che maggiormente restano nel cuore, il musicista Larry Underwood. Famoso per aver pubblicato una sola canzone, ricorda costantemente le sue mancanze quotidiane, il non essere un così bravo ragazzo. L'apocalisse sarà l'occasione di cambiare, di contribuire a un disegno più grande, che coinvolge tante persone.
Pattumiera, un piromane affetto da una patologia non controllabile e Lloyd Henreid, un delinquente debole, assuefatto agli ordini dell'ex compagno di rapine e omicidi, ormai morto, sono gli uomini di punta dell'uomo che cammina, insidiatosi a Las Vegas, dove vige un regime del terrore, in cui soprusi, torture e brutali uccisioni sono i metodi prediletti per mantenere l'ordine, un ordine che nessuno si azzarda a sovvertire.

Riuscire a dare un quadro completo di tutti non è semplice; ciascuno subisce una metamorfosi significativa. Interessante leggere come attorno a Mother Abgail, si cerchi di ricreare un assetto strutturato, utilizzando la Costituzione americana (un'ampia parte è dedicata alle assemblee cittadine). In un mondo in cui tutto appare perduto, il male si sente vicino, un diavolo tentatore pronto a insinuarsi per buttare tutto all'aria; l'ordine rappresenta, quindi, uno status necessario per ricominciare. L'unione è la forza, la fede è il motore per abbattere ogni ostacolo alla realizzazione di una umanità ancor più grandiosa.
"Mostrami un uomo e una donna soli ed io ti mostrerò un santo e una santa. Dammene due e quelli si innamoreranno. Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo società. Quattro ed essi edificheranno una piramide. Cinque ed uno lo metteranno fuori legge. Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio. Dammene sette e in sette anni reinventeranno la guerra. L'uomo può essere fatto a immagine di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del suo opposto. E cerca sempre di ritornare".
L'autore costruisce un romanzo meraviglioso, il cui punto di vista di tanti personaggi lo completano e lo arricchiscono, grazie alle storie di tutti. Il bene e il male convivono nel cuore dei buoni e dei cattivi, finché un sentimento non prevale. Il libero arbitrio indirizza da un lato o dall'altro, così che un'entità e un luogo finiscono per simboleggiare le due grandi comunità che gradualmente si costituiscono. Lo scontro è dietro l'angolo e si infiamma nell'anima del singolo, disposto a mettere a repentaglio la propria esistenza per consentire alla giustizia e alla speranza di trionfare.
Nelle battute conclusive, Stu e Frannie sono insieme e si pongono una domanda fondamentale, al centro dell'intera opera:
"Pensi... pensi che la gente impari mai qualcosa?" Lei mosse le labbra per parlare, esitò, rimase zitta. La luce della lampada a petrolio tremolava. I suoi occhi erano ormai stanchissimi.
"Non lo so," rispose infine. Sembrò scontenta della propria risposta; si sforzò di dire qualcosa di più; di chiarire quelle parole; ma non poté che ripetere: Non lo so".
In una parola: capolavoro!
Veronica 

22 gennaio 2017

La strada della follia di Nicola Ronchi [recensione]

LA STRADA DELLA FOLLIA
di
Nicola Ronchi

Casa editrice: Porto Seguro Editore
Sito: www.portoseguroeditore.it
Pagine: 324
Prezzo: € 14,90
ISBN: 9788899993191

Roberto Ventura è un uomo introverso, meditabondo, senza amici, senza una fidanzata, immerso completamente nel suo lavoro presso la casa editrice Solari, un impiego in cui è capace e può dimostrare quanto vale.
La sua esistenza prosegue piatta senza grandi eventi ricchi di nota, fino a quando il suo capo lo convoca nel suo ufficio. A causa di una crisi economica che sta flagellando un po' tutti, urge un ridimensionamento del personale ed è di lui che l'azienda può fare a meno.
Lascia mestamente la propria scrivania e i colleghi, che sempre lo hanno scrutato con diffidenza, tranne Paola, una giovane ragazza segretamente innammorata di lui, che manifesta immediatamente contrarietà verso la decisione del boss, senza però manifestare apertamente i suoi pensieri.
Roberto accetta quindi il licenziamento e la liquidazione sostanziosa, con il rammarico di non aver avuto nemmeno questa volta la forza di reagire; accantona per un attimo qualsiasi idea sul futuro e si dirige al parco, un luogo tranquillo e fuori dalla caoticità della vita vera.
Proprio qui incontra la sorella, i cui rapporti si sono bruscamente interrotti trent'anni prima: il volto familiare risveglia nel protagonista flashback del passato, accompagnati da un dolore mai sopito per la perdita del fratello più piccolo Matteo, morto di fronte ai suoi occhi. Un incidente terribile, per il quale è lui considerato unico responsabile dalla famiglia. Un fardello così pesante è tutto nelle sue spalle e ha influenzato il carattere e i rapporti umani dell'età adulta.

Nelle sue visite al parco, diventate quasi un rituale dei primi giorni da disoccupato, s'imbatte in due vecchi amici di scuola completamente persi di vista. Sebastiano, detto Seb, dalla balbuzia pronunciata, timido e impacciato; Lars Kollmen, disinibito, irrispettoso, senza freni e, a tratti, cattivo.
Entrambi diventano voce della coscienza del personaggio principale: da un lato si sente placato nel reagire e dall'altro spinto a comportarsi senza preoccuparsi delle conseguenze.
La situazione prende una brutta piega nel momento in cui Lars fa credere all'amico di conoscere ogni suo piccolo segreto, compresa la relazione con la giovane e bellissima Pamela, che secondo le sue convinzioni, lo ha lasciato per i problemi economici. Solleticato da continue illazioni, Roberto si reca dalla ex fidanzata: la discussione precipita in fretta e la donna viene uccisa.

Asteria è l'immaginaria città che è sfondo delle vicende: con questo nome si identifica un personaggio della mitologia greca che, per sfuggire alle persecuzioni di Zeus, si trasforma in quaglia e si getta in mare dove diventa un'isola, chiamata Ortigia. Un parallelismo velato all'esistenza di Ventura, che si sente perennemente braccato: da due misteriose figure, una ragazzina e un bambino, sempre insieme e presenti quando l'oppressione e le preoccupazioni si fanno più forti; dalla ricomparsa di Clara, additata come mente perversa, pronta a vendicarsi della perdita di Matteo; da Pamela, il grande amore, contaminato da menzogne e arrivismo, secondo le ultime riflessioni.
La paranoia prende il sopravvento e la spirale senza possibilità di ritorno conduce a un epilogo in cui tutti i nodi vengono sciolti.

Nicola Ronchi costruisce un thriller psicologico con al centro la battaglia interna di uomo segnato da un passato difficile, dalla mancanza di figure di riferimento e dall'abbandono dei familiari, che gli voltano le spalle nel momento del bisogno. Interessante l'analisi introspettiva di Roberto, con una personalità dalle molte sfaccettature, ampiamente caratterizzato e del quale si svela progressivamente sempre di più: l'aspetto fisico poco curato, l'emarginazione, l'insicurezza, i mal di testa frequenti, la dimenticanza nell'assumere le pillole. Propri i particolari sono gli indizi da cogliere per capire l'andamento narrativo: di ogni "comparsa" si notano i tratti distintivi, come il pettinarsi frequente di Lars, a rimarcare l'aspetto narcisistico, e le balbuzie di Seb, terrorizzato dal rimanere invisibile agli occhi di coloro che desidera impressionare.
Alcune parti le ho trovate un po' superflue, poco funzionali alla storia, come le molestie subìte da Paola e la sua conseguente vendetta ai danni del collega. Paola è risultata ai miei occhi poco convincente, ne viene dato un quadro debole e poco credibile, rispetto a tutti gli altri elementi del romanzo, sicuramente più forti.
Nel complesso, ho apprezzato La strada della follia, perché gioca con il lettore, lo costringe a domandarsi quanto c'è di reale e quanto di immaginato, per le citazioni di testi e film e per aver delineato molto bene l'interiorità del protagonista, in lotta continua con se stesso e il mondo esterno.

Non dico altro, a voi il piacere della scoperta!

Veronica

13 gennaio 2017

Signorina Cuorinfranti di Nathanael West [recensione]

SIGNORINA CUORINFRANTI
di
Nathanael West

Casa editrice: minimum fax
Collana: minimum classics
Traduttore: Riccardo Duranti
Prezzo: € 9,00
Pagine: 120
ISBN: 9788875213640

Un famoso quotidiano newyorkese decide, quasi per scherzo, di introdurre una sezione dedicata alle domande del pubblico, dove esporre i propri problemi, nella speranza di ricevere un buon suggerimento. Negli anni '30, l'America ha a che fare con la Grande Depressione e le sue ripercussioni; una rubrica di consigli ai lettori diventa lo specchio della società di quel periodo. A tenerla è un uomo, dall'identità sconosciuta, che si firma Signorina Cuorinfranti. Le lettere sono, all'inizio, spassose. Le storie finiscono, però, per ripetersi. Giorno dopo giorno. E sono tristi, patetiche e dolorose. Un dolore che colpisce il cuore e la mente di colui che dovrebbe fornire sempre una parola di conforto e la soluzione a qualsiasi quesito. La metafora del sasso del capo Shrike, che aleggia, non solo nei pensieri ma anche nelle viscere del protagonista, esprime esattamente quella sofferenza interiore diventata un tutt'uno con il suo corpo. La vita privata comincia a essere "contaminata" da quella professionale: dovunque vada, qualunque cosa faccia, non riesce a staccarsi dal lavoro.

Miss Lonelyhearts "viveva da solo in una stanza fitta d'ombre come una vecchia incisione. C'erano un letto, un tavolo e due sedie. Le pareti erano spoglie, eccezion fatta per un Cristo d'avorio appeso di fronte al letto. Aveva tolto la figura dalla croce e l'aveva fissata direttamente alla parete con dei grossi chiodi. Ma l'effetto desiderato non era stato comunque ottenuto. Invece di assumere un'espressione tormentata, il Cristo rimaneva tranquillamente decorativo".
Quotidianità essenziale, priva di affetti solidi e concreti, assorbita completamente dalle vite degli altri, di coloro che raccontano i propri segreti. Sul comodino, in lettura, I Fratelli Karamazov, con il segnalibro fermo su un capitolo, che sottolinea il rapporto conflittuale con Dio, che non vuole "usare" per indorare la pillola nelle risposte ai lettori.
Una casa in cui tutto è meticolosamente ordinato: "Ogni cosa doveva esser disposta secondo uno schema ben preciso: le scarpe sotto il letto, le cravatte nell'armadio, le matite sulla scrivania". Le immagini del mondo circostante acquistano a suoi occhi quell'ordine maniacale che sta sviluppando.

Una rubrica, con l'intento di aumentare la tiratura del giornale, al principio divertente, si trasforma nel fardello della Signorina Cuorinfranti:
"Si accorge che la stragrande maggioranza delle lettere non sono altro che appelli profondamente umili per ottenere consigli di ordine morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di una sofferenza autentica".
Disperata, Cuore-spezzato, Stanca-di-tutto, Delusa-dal-marito-tubercolotico, sono solo alcune delle voci tristi che, con spontaneità e fiducia, si aprono allo sconosciuto che si nasconde dietro la penna che tanto ammirano; storie che puntano il dito sulla crisi dei valori, che caratterizza l'epoca storica. 
L'alone di malinconia che si respira tra le pagine è così forte da spingere a riflettere e a far scattare un sentimento di empatia nei confronti di un personaggio che fa un lavoro che non lo abbandona mai, nemmeno nella vita quotidiana. A quanti è successo, indipendentemente dal'impiego svolto?
Il protagonista si porta dietro l'insoddisfazione dell'altro, tanto da non riuscire a sentirsi realizzato in niente. La sua apatia, la frustrazione, il non reagire a tono a quello che gli capita, come per paura delle conseguenze, mi ha scatenato un certo nervosismo. Viene quasi spontaneo incitare a una reazione, perché non si può rimanere impassibili di fronte alla vita. La spirale autodistruttiva nella quale Miss Lonelyhearts è caduto è una strada senza uscita, impossibile da abbandonare:
"Strappò via il foglio dalla macchina. Gli pareva che perfino la parola Cristo fosse vana per lui. Dopo aver fissato a lungo le lettere  accumulate sul suo tavolo, si mise a guardare fuori dalla finestra. Una pioggia primaverile stava trasformando il catrame polveroso delle terrazze in lucide distese di pelle verniciata. L'acqua rendeva tutto scivoloso e lui non riuscì a trovare alcun appiglio né per gli occhi né per i pensieri".
Nella prefazione, Matteo B. Bianchi racconta come l'autore, Nathanael West, sia stato sottovalutato quando ancora in vita e meritatamente riconosciuto dopo la morte:
"Profetico e sfortunato, Nathanael West ha potuto contare solo sulla forza delle parole, ignorando che quelle parole avrebbero lasciato un segno indelebile e avrebbero vinto la sfida più grande: quella del tempo. Quasi involontariamente, West è stato dunque la vera Signorina Cuorinfranti di noi tutti, scrivendo lettere in forma di romanzi a un mondo che già sapeva essere inconsolabile".
Una black comedy che, a tratti, strappa un sorriso, per proseguire su note ciniche e amare. Vale la pena di recuperare questo testo, a lungo dimenticato e snobbato.

Veronica