18 giugno 2017

Mia nonna saluta e chiede scusa di Fredrik Backman. Come nascono le Fiabe...

Nel mondo reale ci sono migliaia di fiabe che nessun intelligentone sa da dove vengano.
Dipende dal fatto che vengono tutte dal Paese-Da-Quasi-Svegli, dove non ci si prende il merito e non ci si vanta, si fa solo il proprio lavoro. 
Tutte le fiabe migliori del Paese-Da-Quasi-Svegli vengono da Miamas.
Di tanto in tanto tutti e sei i regni hanno prodotto singole fiabe, ovvio, ma nessuno degli altri è nemmeno lontanamente bravo quanto Miamas. A Miamas si producono fiabe giorno e notte, si costruiscono ancora a una a una, a mano con cura, non in serie in qualche fabbrica del cavolo.
E solo le più belle in assoluto vengono esportate. Molte vengono raccontate una volta sola e poi cadono dritte a terra, mentre le migliori, le più belle, si staccano dolcemente dalle labbra di chi ne pronuncia l'ultima parola, fluttuano lente sopra tutti coloro che le ascoltano come piccole lanterne di carta brillanti e quando cala la notte vengono portate via dagli enfanti.
Gli enfanti sono creature molto piccole con dei cappelli carinissimi che cavalcano le nuvolanimali. Cioè, gli enfanti. I cappelli invece cavalcano gli enfanti, se vogliamo essere puntigliosi.
Comunque le lanterne vengono raccolte dagli enfanti in grandi retini dorati, poi le nuvolanimali si voltano e si alzano in cielo così in fretta che perfino il vento si fa da parte per lasciarle passare. E se il vento non si sposta abbastanza in fretta, le nuvolanimali gli gridano: "Togliti! Stordito di un vento!", e si trasformano in una specie di animale con le dita per potergli mostrare il medio. 
In cima alla montagna più alta del Paese-Da-Quasi-Svegli, la Montagna dei Racconti, gli enfanti mollano i retini e lasciano che le storie volino libere. 
Ed è così che arrivano nel mondo reale tutte le fiabe che nessun intelligentone sa da dove vengano.

17 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [recensione]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz

Casa editrice: Sellerio
Collana: Il contesto
Traduzione: Luca Briasco
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788838931703

La frontiera determina l'identità americana ed indica uno spazio ideale continuamente ridefinito e considerato inviolabile. Frederick J. Turner ne ha avanzato una tesi nel 1893, che individua una sorta di linea immaginaria, che invita a entrare, muoversi e non a fermarsi. La prima frontiera nella storia degli Stati Uniti sono gli Appalachi, una catena montuosa situata nella parte orientale del nord America; la colonizzazione e lo scontro con i nativi segnano la fine teorica della frontiera a fine Ottocento. Nel momento in cui sembra terminata, l'identità degli Stati Uniti si costruisce a danno di due entità: la nativa, con tutte le sue tribù e quella messicana.
I racconti che compongono la raccolta Tutto inizia e finisca al Kentucky Club sono storie di confine, un confine individuato in un bar di altri tempi, non lontano da un ponte che unisce e separa due città: El Paso negli Stati Uniti, Ciudad Juárez in Messico, quest'ultima considerata una zona tra le più violente del mondo. Un locale intorno al quale ruota ogni cosa, un universo immobile, dove entrare per abbandonare i problemi reali, dove rifugiarsi dal caos ininterrotto che regna all'esterno.
Una linea precaria rappresenta in tutta la sua complessità la difficoltà per i protagonisti di gestire i rapporti umani, in un contesto di insicurezza affettiva e geografica. Oltrepassare la porzione di spazio sicuro per allontanarsi di qualcosa o raggiungere qualcuno, all'opposto vedere l'altro che invade un luogo considerato inviolabile, per sentire le proprie certezze sgretolarsi.
Sette storie, i cui personaggi sono alle prese con l'amore incondizionato verso una persona che ha sconvolto il proprio mondo, coinvolgimenti delicati, situazioni familiari difficili. Un'anima a pezzi che ha bisogno di vedere una speranza, la speranza di rimettere insieme i pezzi e trovare finalmente la felicità. La felicità però non sembra essere il destino di nessuno.

È andato a raggiungere le donne
Uno scrittore solitario, Juan Carlos, s'innamora di Javier, autista di personalità importanti, fra i quali diversi politici. Un amore che sboccia sobrio e silenzioso fra le mura del bar Kentucky Club, per poi perdersi nel deserto, dove il corpo di Javier è stato abbandonato, per unirsi alle numerose donne rapite e mai più trovate.
"Fissavo l'orologio di Javier. Non so per quanto tempo rimasi lì seduto, cercando di non pensare. Cercando di non provare nulla. Poi, mi rimase solo la voglia di tornare a casa. Ma casa non sapevo dove fosse".
L'arte della traduzione
Nick è in ospedale. Un pestaggio, una punizione, un'incisione sulla pelle, per ricordargli che la sua diversità non è accettata. Un'esperienza terribile, che lo segna per sempre; un ritorno nel mondo carico di complicazioni, in cui è necessario riappropriarsi di se stesso e di un nuovo approccio per gestire il quotidiano.
"Nulla mi sembrava estraneo. Ma nulla mi sembrava famigliare. [...] E poi capii che avrei dovuto imparare daccapo il significato di tutte le parole che credevo di conoscere. Avrei dovuto imparare come tradurre tutte quelle parole. Migliaia. Milioni".
L'uomo delle regole
Maximiliano non ha mai conosciuto suo padre, fino all'età di otto anni, quando la madre, completamente a pezzi, lo porta da lui. Una convivenza che si regge su regole, quelle che Max ignorava fino a poco prima. Nonostante un inizio turbolento, proprio quelle regole lo porteranno a fare qualcosa di importante nella sua vita e a diventare un uomo migliore, migliore del padre.
"L'unica cosa che ricordo di quel drink al Kentucky Club è mio padre che mi confessava di aver amato mia madre. «La amavo». Fu allora che capii. Era lei la causa di tutto. Era mia madre non aveva mai amato lui".
Fratello in un'altra lingua
Charlie parla della relazione complicata con i genitori, soprattutto il padre, a David, lo psicologo pagato dalla famiglia per aiutarlo. Non si sente amato, pensa sempre al fratello scomparso, il cui passato e le cui ragioni dell'allontanamento da casa lo sconvolgono nel profondo.
"Non so per quanto sono rimasto lì in ginocchio, singhiozzando, gemendo, gridando. Ma poi ho sentito la mano di David che mi sollevava".
A volte la pioggia
Ernesto ricorda il padre e la brutta opinione che ha sempre dimostrato nei suoi confronti. Per questo, forse, appare forte e imperturbabile; in realtà è molto sensibile e quando scopre che il compagno di scuola Brian è stato picchiato dal padre dopo aver scoperto della sua omosessualità, decide di aiutarlo a scappare. Un'esperienza che gli fa aprire gli occhi su se stesso.
"Sapevo qualcosa di me stesso che avevo sempre ignorato, fino ad allora. E proprio quando avevo cominciato a piacermi, ecco che i odiavo di nuovo".
A caccia del drago
Conrad adora sua sorella Carmen e cerca di starle vicino, consapevole che la spirale autodistruttiva che l'ha risucchiata sembra impossibile da abbattere. I soldi, la famiglia sono come trappole, che la fanno sentire vigilata e mai libera, tanto da rifugiare le proprie pene nella droga.
"Avrei voluto chiederle se riusciva a resistere anche solo un giorno senza ingerire una qualunque sostanza stupefacente. Era vero, avevo paura di lei. Ma ciò che mi terrorizzava era perderla.
Il gioco del dolore
Il dolore della perdita, il dolore di amare, il dolore che può racchiudere la vita stessa. Fuggire dalla verità, affogare i dispiaceri nell'alcool.
"[...] amare è un gioco doloroso. Sì, l'amore fa male [...]".
Famiglie disfunzionali, padri violenti, vite in bilico tra il bisogno di accettazione e la consapevolezza di non riuscire a essere se stessi, perché imperfetti agli occhi degli altri.
Per un giorno, per una notte, per qualche ora, oltrepassano un ponte per lasciarsi alle spalle il dolore e ritrovare la pace rappresentata da un bar di confine, capace di unire e separare il destino dei protagonisti.

Veronica 

13 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [frasi libro]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz


Volevo baciarlo ancora. Forse sarebbe stato lui a baciare me. O forse sarei rimasto lì in piedi, immobile, come un perfetto idiota. Non ero bravo, in queste situazioni. Non lo ero mai stato. Ci sono uomini che sanno amare con eleganza. Io ero goffo e incerto. 
«Che c'è?». Mi guardava.
«Niente».
«Mi stavi studiando, di nuovo».
«Sì».
«Non mi dà fastidio. Mi piace, come mi guardi».
«Potrei farlo per ore».
«Puoi baciarmi ancora» disse.
Chinò il capo, guardando a terra. Era timido. O forse, semplicemente umile. Ecco una cosa che non avevo immaginato, sul suo conto: che fosse umile. E dolce. E dignitoso. Era raro che gli uomini belli avessero una qualunque di quelle caratteristiche.
Lo baciai di nuovo. Sussurrò il mio nome. Mi chiesi che sapore avesse sulla sua lingua. 
«Javier» sussurrai a mia volta. «Sai da quanto tempo non baciavo nessuno?».
Alzò gli occhi verso di me. «Ha importanza?».
«Baciare è una cosa seria». 
Mi baciò ancora una volta. «Non mi è sembrato così serio. Tu che dici?»
«Sì, che lo era» risposi. 

-

Quando ero bambino, il rombo di un tuono fermava il mondo intero. Ricordavo la gente che usciva dalle case, guardava e tendeva l'orecchio, come se ogni goccia che cadeva a terra fosse il sussurro di una persona amata, tornata dal regno dei morti. Provai a immaginare i miei fratelli e le mie sorelle che giocavano in giardino, le loro risate distanti e perdute tra un tuono e l'altro, i loro corpi illuminati dai lampi. Mi vidi correre verso di loro. Tutti insieme, io, i miei fratelli e le mie sorelle, che ridevano, felici. Il temporale cessò bruscamente come era cominciato. L'immagine dei miei fratelli e delle mie sorelle scomparve. Alzai gli occhi verso il cielo immacolato, nel quale le nubi già si diradavano. Mi scostai dalla finestra e tornai a sedermi sul letto. Decisi di andare a correre. Ero stanco di sentire la presenza dei tre ragazzi bianchi, che aveva occupato il mio corpo. Il loro odio mi si era appollaiato dentro come un uccello nel suo nido, in attesa che le uova di dischiudessero. Decisi che all'odio potevo abituarmi: che potevo addirittura imparare ad amarlo, proprio come avevo imparato ad amare il deserto.

-

Mio padre è morto in un incidente d'auto. È passato con il rosso, e ha portato con sé all'altro mondo anche l'uomo che guidava l'altra macchina. Una fine strana ed ironica per un uomo così attento e padrone di sé. Attento a come vestiva. Attento a come parlava. Attento nell'utilizzo delle sue finanze personali. Ma disattento in tutte le faccende di cuore. Non è mai riuscito a controllare la propria crudeltà. Era la sua droga preferita. La sua grande dipendenza. Quando intravedeva un'opportunità di comportarsi in modo crudele, doveva coglierla al volo, a ogni costo. Tentava di coprirla con una patina di grazia e buona educazione, che amava definire un effetto del suo alto lignaggio. Ma non ci riusciva.

Veronica

A breve, su questo spazio la recensione!

10 giugno 2017

Tredici di Jay Asher - 13 Reasons why, serie tv Netflix [recensione]

13 REASONS WHY: UNO SGUARDO ALLA SERIE TV A CONFRONTO CON IL LIBRO DI JAY ASHER


Tutti parlano della serie tv Tredici: recensioni approfondite, riflessioni sui rapporti fra gli adolescenti di oggi, il bullismo, l'alcolismo, il suicidio, la depressione, lo stupro, il cambiamento dell'ambiente scuola nel corso degli anni, un'analisi su quanto i personaggi rispecchino la realtà.
Gli anni delle medie e delle superiori rischiano di essere difficili da sopportare. Purtroppo la cattiveria e la superficialità sono due aspetti che siamo chiamati ad affrontare. Non sempre è semplice fregarsene, il comportamento di un altro può scatenare conseguenze impreviste.
La curiosità ha fatto sì che mi avvicinassi a questo prodotto presente ovunque, tratto da un libro, classificato come young adult, scritto nel 2007. Quali sono i motivi che hanno portato al suicidio di Hannah Baker?
"Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perché voi siete una delle ragioni".
Sette cassette che ripercorrono con lucidità il percorso che ha portato la giovane protagonista a scegliere di togliersi la vita. Tutte recapitate a tredici compagni di scuola, entrati nella vita di Hannah Baker per lasciare un segno.
La storia è raccontata da due punti vista. Quello di Clay Jensen, il tipo strano, poco socievole e innamorato dalla prima liceo di quella ragazza bellissima, misteriosa e con la quale ha scambiato poche parole; una scatola recapitata da un mittente sconosciuto è una sorpresa tutt'altro che gradita. Scopre chi sono gli altri, lui compreso, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella decisione del suicidio. Mentre nelle puntate si assiste a una presa di coscienza e a una reazione concreta per far luce sull'accaduto, nel libro mantiene più una posizione da spettatore.
L'altro narratore è Hanna Baker. Un modo insolito di spiegare le ragioni di un gesto che a molti risulta vigliacco, esagerato, senza fondamento. Con le sue parole vuole "torturare" chi è rimasto, fargli capire il dolore che si nasconde dentro una persona ferita e, con lucidità, racconta l'evolversi di un drammatico effetto valanga, che l'ha trascinata in un abisso senza via d'uscita. Un personaggio controverso, accusato di manifestare sin troppa allegria e ben poco realismo psicologico: io l'ho trovata una figura convincente, dalle molteplice sfaccettature, un'adolescente contraddittoria e tragica, come lo si è a quell'età, subissata da tanti sentimenti, incapace di gestirli. In certi momenti, la vorresti scuotere, far reagire, perché là fuori c'è un mondo grande e pieno di ostacoli; altre volte si piange, ci si abbatte e si pensa "cavoli, ma tutte a lei le sfortune?".
Durante la lettura appare molto più apatica, uno "speaker" arrabbiato che riferisce delle ingiustizie che ha subìto e ormai si è arresa a non avere più ragioni per vivere; osservandola, si nota una maschera di positività che indossa al liceo, in casa con i genitori, al cinema dove lavora e una tristezza profonda, celata con attenzione a chi non merita di vederla, ma pronta a esplodere se viene di nuovo alimentata. 
L'amicizia è descritta come ancora di salvezza, molti di coloro presenti sulle cassette sono stati per un attimo possibili amici, alleati tanto desiderati per voltare pagina. Ma la storia si ripete. E Hannah continua a essere vittima di pettegolezzi ed etichettata dai coetanei come ragazza facile, più bel sedere dei corridoi, egocentrica. Nessuno la conosce davvero. L'immagine è tutt'altro che reale, costruita su un mare di falsità.

Il libro di Jay Asher alterna corsivo e carattere normale per le due voci narranti. Questa modalità di scelta l'ho trovata pesante per il testo, perché spesso si susseguono brevi frasi che si allacciano a un pensiero precedente, amplificando la sensazione di interruzione e la mancanza di fluidità. La suddivisione degli eventi fra i diversi piani temporali e le diverse figure in campo ha più credibilità e più presa nella serie tv. I brividi, gli stati d'ansia, la repulsione, l'angoscia, la rabbia, ogni stato d'animo, forte e palpabile sullo schermo, difficilmente è riproposto con efficacia nel romanzo. Il creatore è riuscito a sfruttare benissimo un testo scritto dieci anni fa, trasformandolo nel fenomeno più chiacchierato del momento, nel bene e nel male.
Nel confronto telefilm/libro, ho preferito il telefilm. La struttura narrativa dà il giusto spazio ai tredici ai quali i lati delle cassette sono dedicati, quanto veramente sono colpevoli, ma allo stesso tempo, alcuni, anche vittime. Non tutti si sono macchiati di peccati gravi, altri hanno compiuto azioni imperdonabili. Chi ha veramente ucciso Hanna Baker?
La scuola reagisce al suicidio di un proprio studente sollevandosi da ogni responsabilità, puntando sulla promozione di una campagna di sensibilizzazione intrisa di retorica e scontrandosi con i genitori della ragazza, spaventati dalla possibilità che la figlia fosse vittima di bullismo. Ma i temi non sono un mero elenco affisso al muro di parole vuote: Tredici ha raggiunto un risultato importante, quello di parlare, discutere, riflettere su argomenti delicati, raccogliendo attorno a sé fasce di età diverse, che ne decretano, senza ombra di dubbio, un successo, sotto più punti di vista. La telecamera inquadra uno stupro, un suicidio, degli occhi dal presagio di morte. Un realismo brutale, che non lascia indifferenti e ricorda quanto l'adolescenza si può trasformare in un inferno.
Quante volte ci siamo sentiti inadeguati e in bilico tra il non poter essere se stessi e il doversi comportare come qualcun altro per il semplice desiderio di accettazione?

Cosa ci ha insegnato Tredici?

1. Mostrare la nostra sensibilità non è sinonimo di debolezza.
2. Nessuno ha il diritto di calpestarci.
3. Una donna non deve essere mai palpeggiata, denigrata, molestata verbalmente e fisicamente, per nessuno motivo.
4. Lo stupro va denunciato, non è mai colpa di chi lo subisce.
5. I nostri talenti vanno mostrati e non dobbiamo vergognarci.
6. Le scritte sui muri non hanno potere su di noi, l'acqua lava via le ferite.
7. Affogare i dispiaceri nell'alcool non è la soluzione.
8. Nei silenzi si nascondono tormenti profondi.
9. Mai provare imbarazzo per i propri gusti sessuali.
10. La nostra privacy e quella degli altri sono diritti insindacabili.
11. Se si è vittima di un bullo, il meccanismo di difesa che ci trasforma a nostra volta in bullo non è giustificabile.
12. Tutti abbiamo un problema.
13. Non giudichiamo gli altri, proviamo a essere empatici.


Veronica

30 maggio 2017

Piccole Grandi Bugie di Liane Moriarty [recensione]

PICCOLE GRANDI BUGIE
di
Liane Moriarty

Casa editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Traduzione: Enrica Budetta
Prezzo: € 19,50
Pagine: 432
ISBN: 9788804659518

La vita a Sidney, una piccola cittadina di provincia nella contea di Pirriwee, Australia, si svolge senza troppi scossoni o avvenimenti degni di nota, tra pettegolezzi di poca rilvanza sul vicino di casa, sul lavoro o sugli ultimi acquisti.
La giornata di orientamento per la pre-scuola, l'anno propedeutico delle elementari, è l'inizio di una grande amicizia tra le tre protagoniste. 
Jane ha ventiquattro anni e si è appena trasferita con il figlio Ziggy. L'accoglienza da parte della comunità non è delle migliori: proprio il primo giorno, una bambina, Amabella, è vittima di bullismo ed è il nuovo arrivato additato del fattaccio di fronte a tutti.
Madeline è sposata con Ed e vivono insieme ai tre figli, Fred, Chloe e Abigail, quest'ultima avuta dal precedente matrimonio. Non è mai riuscita a perdonare l'ex marito Nathan per averla abbandonata con una bimba piccola e vederlo felice con un'altra donna, molto giovane e impossibile da odiare, peggiora le cose. Forse per questo avverte da subito una forte empatia per Jane, alla quale offre appoggio e disponibilità. La sua migliore amica è Celeste, così bella da attirare lo sguardo di chiunque al suo passaggio, madre di due gemelli e sposata con Perry, uomo affascinante, ricco e premuroso.

L'autrice svela nelle prime pagine un omicidio avvenuto durante la serata quiz, uno degli eventi maggiormente attesi dell'anno; parte dei capitoli riporta stralci di dichiarazioni degli abitanti del posto, un coro di voci, di cui non è dato distinguere verità da diceria. Fino alla fine non è resa nota l'identità del morto e dell'assassino. L'attenzione è focalizzata sul rapporto che nei mesi precedenti si instaura tra i personaggi femminili principali e su quanti segreti celino agli occhi degli altri. Nessuno è perfetto per quanto voglia sembrarlo.
Madeline ha difficoltà a relazionarsi con Abigail, sente che la sta perdendo e soffre della sua decisione di vivere con la nuova famiglia di Nathan; non può competere con la matrigna Bonnie, altruista verso il prossimo e con una mente aperta agli occhi della figlia adolescente. Si mette contro tutti pur di aiutare Jane ad ambientarsi, soprattutto quando apprende come Ziggy è stato concepito: Saxon Banks, l'incontro di una notte, un mostro che l'ha violentata, l'ha umiliata ed è sparito senza lasciare traccia. Una traccia nel cuore è nella mente di Jane sono indelebili ogni volta che guarda il figlio, quel dolce bambino che si professa innocente dalle accuse di violenza contro una compagna di classe. L'ombra del dubbio non l'abbandona mai, il dubbio che possa aver ereditato il seme della follia da un padre aggressivo.
Celeste non ha il coraggio di ammettere di essere vittima di abusi: appare spesso distratta, nasconde i lividi sotto i vestiti, lotta contro il suo aggressore, convinta che la difesa la classifichi al pari dell'aguzzino. La consapevolezza si fa strada solo quando comincia a vedere una psicologa che, con le sue domande, le permette di aprirsi e rivelare fatti da sempre celati.

Tutti mentono, tutti fingono di vivere un'esistenza perfetta. Le bugie sono un'ottima arma di difesa, perché la verità rende vulnerabili anche agli occhi delle persone di cui ti fidi. Il passato che le tre protagoniste si portano dietro è una zavorra dolorosa e difficile da accettare; preferiscono mantenere un'immagine di perfezione e forza nella quale rifugiarsi e sentirsi al sicuro. L'amicizia che le lega è l'antidoto più potente che hanno contro le difficoltà e lo sanno bene: il caffè al bar, le passeggiate sulla spiaggia, le telefonate sono il loro momento di tranquillità. Il romanzo ricorda le atmosfere di Desperate Housewife, casalinghe disperate, qui madri disperate, amorevoli e pronte a tutto pur di regalare ai propri bambini la felicità che meritano. Una sottotrama che si tinge di giallo e si colloca in secondo piano per lasciare spazio a temi delicati quali la violenza domestica, lo stupro, il bullismo a scuola. Non solo una battaglia tra vittime e carnefici, Liane Moriarty affila la penna e costruisce una storia coinvolgente e diversi colpi di scena con al centro tre donne con personalità distanti e demoni interiori da sconfiggere.

Non solo il libro. HBO ha prodotto la mini serie in sette episodi, diretti da Jean Marc Vallé (Dallas Buyer Club, Wild, Demolition, ...) e ideata da David E. Kelley. Una trasposizione che funziona, curata nelle ambientazioni, nella musica e con un cast di prima scelta; le attrici ricoprono perfettamente i ruoli principali e risultano azzeccate e convincenti: Reese Whiterspoon (Madeline), Nicole Kidman (Celeste), Shailene Woodley (Jane).

Da leggere e da vedere!


Veronica

25 maggio 2017

SALTO30, GIORNI DI INCONTRI, LIBRI & DIVERTIMENTO


SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO, TRENTESIMA EDIZIONE

I giorni del salone non arrivavano mai. Mesi a segnare quanto tempo ci separa da un evento che aspettiamo per un anno intero. Quando finalmente è cominciato, troppo velocemente è finito. Ogni anno sembra essere migliore del precedente; sarà per via dell'entusiasmo che sentiamo e che percepiamo in tutti i luoghi che ne fanno parte e sono costruiti per essere spazi di aggregazione e di socializzazione, dove incontrare case editrici più o meno conosciute, autori di pregio e tantissimi libri.
Il programma è stato davvero ricco e, nonostante le file, siamo riuscite a seguire molti incontri.

TRADURRE STEPHEN KING
Partecipanti: Giovanni Arduino e Anna Pastore



Il traduttore non è un mestiere semplice e la professionalità è data da tutta una serie di competenze che non si possono ridurre al semplice padroneggiare bene la lingua di partenza e arrivo. Come lo stesso Giovanni Arduino ha sottolineato, conoscere l'autore è fondamentale per raggiungere una traduzione fedele e in grado di rispecchiare il testo che si è chiamati a interpretare; l'immagine che descrive a pieno il lavoro in questione è quello di una "fogna che assorbe tutto". La passione per lo scrittore da tradurre e la voglia di muoversi e vivere in prima persona le esperienze narrate per apprendere i diversi registri e gli usi degli stessi sono aspetti necessari.
Il secondo passo è quello della revisione, compito importantissimo, in quanto ha il potere di affossare una traduzione o di renderla migliore se fatta molto bene.

DAL REGNO UNITO A HOLLYWOOD, RACCONTARE CON LEGGEREZZA
Partecipanti: John Niven, Flavio Soriga, Paola Soriga




John Niven ha lavorato per diverse etichette musicali e come sceneggiatore, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. In questa piacevole chiacchierata con due autori sardi, Flavio e Paola Soriga, sono stati evidenziati i tratti distintivi visibili nelle sue opere pubblicate in Italia con Einaudi, A volte ritornoMaschio bianco etero e Le solite sospette: ironia, leggerezza, profondità, malinconia, proprietà di linguaggio, riflessione.
Lo stesso Niven ha confessato di aver provato a scrivere in giovane età, ma con scarsi risultati; il talento che aveva dentro non era pronto a esplodere. Elaborare la propria vita è stato il passo successivo che ha permesso di ottenere un grande successo.

SCRITTORI DAGLI STATI UNITI D'AMERICA. INCONTRO CON RICHARD FORD
Partecipanti: Richard Ford, Sandro Veronesi



Tra loro è l'ultimo romanzo di Richard Ford pubblicato in Italia da Feltrinelli. Due ritratti del padre e della madre, un libro non concepito come opera sull'autore, bensì come uno scritto in grado di mettere a fuoco una vita che al contempo gli appartiene e non gli appartiene. Quando erano ancora in vita, i genitori non hanno rivelato al figlio tutto il loro passato, soprattutto gli aspetti più dolorosi. Molte domande sono state lasciate senza risposta. Un rapporto complicato, segnato dal difficile periodo storico e dalla morte del padre quando aveva sedici anni. La sua scomparsa ha portato un cambio di rotta, lontano dalla fase di ribellione preponderante fino a quel momento. 
Secondo Ford la letteratura è chiamata da un lato a colmare l'ignoto, essendo consapevoli che l'essere involontariamente ignorante permette di scrivere più libri e dall'altro ad avvicinarsi a cose che già sappiamo.

I CONFINI DELL'HARD BOILED. Sesso, crimine e violenza nella letteratura e nel cinema degli Stati Uniti
Partecipanti: Luca Briasco, Elisabetta Bucciarelli, Mauro Gervasini, Francesco Montanari



Incontro dedicato al noir nel cinema e nella letteratura. Al centro, la frontiera, che determina l'identità americana o, meglio, statunitense, uno spazio ideale continuamente ridefinito e considerato come inviolabile. La prima frontiera nella storia degli Stati Uniti sono gli Appalachi, una catena montuosa situata nella parte orientale del nord America; la colonizzazione e lo scontro con i nativi segnano la fine ideale della frontiera a fine Ottocento. Nel momento in cui sembra finita, l'identità degli Stati Uniti si costruisce a danno di due entità: la nativa, con tutte le sue tribù, e quella messicana.
Il tema cardine del salone, attraverso l'immagine simbolo di un libro aperto a cavallo di un muro, è non tanto abbattere i confini (troppo utopistico), ma capire che ci sono e dibattere di questa presenza attraverso testi e pellicole che in qualche modo hanno affrontato l'argomento.
L'attore Francesco Montanari ha letto brani tratti da quattro romanzi diversi: The Gateway di Jim Thompson, Il potere del cane di Don Winslow, Non è un paese per vecchi di Cormac Mccarthy e Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz. Una lettura potente, suggestiva e toccante.

LO STRAORDINARIO SUCCESSO DI ELENA FERRANTE NEL MONDO


Sandro Ferri spiega come il suo successo sia il risultato di un lavoro ventennale iniziato nel 1992 con "L'amore molesto", proseguito con "I giorni dell'abbandono", "La Frantumaglia", "La figlia oscura", "La spiaggia di notte" e portato a termine con l'ultimo episodio della famosa quadrilogia "L'Amica geniale" che nel mondo ha venduto più di 5 milioni di copie. Il ruolo della stampa è stato fondamentale, gli articoli usciti molti e alcuni anche approfonditi ma sono stati i lettori i veri protagonisti. I suoi libri rappresentano un fenomeno letterario editoriale e culturale senza precedenti. Anche Michael Reynolds pensa che il lavoro svolto da E/O sull'autrice per lanciarla in Italia e nel resto del mondo, come l'America sia stato determinante, come determinante è stata la sua indipendenza che a differenza delle altre se crede in un autore ci investe tutto. Va premesso comunque che tale autrice ha infranto la maggior parte delle regole editoriali esistenti. I casi tedeschi e francesi sono ben diversi invece. In entrambi i paesi non hanno ancora finito di pubblicare l'intera quadrologia. L'editrice di Gallimard Anne Assous spiega che in Francia per esempio i primi due capitoli non hanno avuto il successo immediato che ci si aspettava. Questo però non li ha fermati. Infatti il primo pubblicato nel 2014 viene accolto con una certa indifferenza e nonostante si parlasse di famiglia, un argomento a cui i francesi sono molto legati, rendendolo a tutti gli effetti un romanzo di formazione contemporaneo, solo la decisione di venderlo in edizione tascabile e un autore come Daniel Pennac hanno contribuito a ribaltare la situazione. In Germania invece hanno scoperto la Ferrante solo da 8 mesi. In breve tempo sono riusciti a vendere oltre 500 mila copie. Al contrario dall'America che legge prevalentemente i propri scrittori, in questo paese si è molto interessati alla letteratura tradotta, si ha un'attenzione particolare verso gli altri. I tedeschi inoltre amano Napoli, il luogo dove è ambientato il romanzo. Il processo di pubblicazione è stato diverso. Si è richiesto un aiuto concreto della stampa, dei lettori e dei social media con l'hashtag #ferrante4ever. Il successo è arrivato velocemente. A gennaio del 2018 verrà pubblicato il terzo volume.

La prossima edizione del Salone del libro di Torino è fissata dal 10 al 14 maggio 2018, segnatevelo. Noi siamo già in trepidante attesa!

Veronica & Francesca

17 maggio 2017

Istruzioni di fuga per principianti di Mirko Tondi [recensione]


ISTRUZIONI DI FUGA PER PRINCIPIANTI
di
Mirko Tondi

Casa editrice: Caffèorchidea
Prezzo: € 12,00
Pagine: 128
ISBN: 9788894222401

Giacomo è in fuga. Colto dall'irrefrenabile bisogno di fare una pazzia, si ritrova al volante della sua auto, con una valigetta misteriosa sottratta a due tipi loschi, in compagnia della nonna.
Da montatore di mobili, con scarse ambizioni, a ladruncolo allo sbaraglio che, in una giornata come tante, compie un gesto impulsivo, sconsiderato, senza pensare alle conseguenze. 
Niente è casuale, inconsciamente qualcosa è stato il perno che lo ha fatto scattare verso una direzione molto pericolosa.
Forse sapere che sua nonna non è invincibile, quando ha confessato di essere malata e di avere un tumore contro cui nulla si può fare; o forse quando nella sua testa si sono presentate con più insistenza le parole della sua migliore amica Maria Vincenza, detta Mavi, una forza della natura, unica, perché lo costringe ad aprire gli occhi sul futuro e sull'imprevedibilità di osare una scelta che si distanzi dal confine sicuro:
"E così un giorno neanche troppo lontano ti ritroverai davanti a uno specchio, con la barba fatta a metà e qualche delusione in più, e magari scoprirai di non possedere nemmeno un talento, di non essere un esperto pressoché di niente, di saper fare delle piccole cose ma nessuna di queste alla perfezione. Saranno parecchie le domande che ti farai, ma certo parecchie su di te e sugli altri. [...] credo che tu abbia sempre sottovalutato le potenzialità di un'esistenza diversa, fatta di aspirazioni e sfide, ricerche continue, volontà di automiglioramento eccetera eccetera".
Giacomo è ossessionato dai numeri e per ogni aspetto della vita vi trova un'automatica correlazione. Anche i film è la musica diventano una costante nelle decisioni che prende e nei momenti che vale la pena ricordare, trasformandosi in una citazione da cui trarre ispirazione o in una colonna sonora da adottare.
Come lui stesso racconta, il furto di una valigetta è un espediente puramente cinematografico, al quale segue un inseguimento, in grado di suscitare invidia ai più sgangherati road movie, lungo le strade della Maremma. Quella valigetta è l'occasione di diventare un eroe agli occhi della persona per lui più importante; consapevole che la separazione è vicina, ancora non se ne rende completamente conto, affida alla fuga verso la realizzazione di un sogno tutte le proprie forze.
"[...] il tempo insomma si misura in base a quello che si è già vissuto, non più rispetto a quello che rimane da vivere".
Le intenzioni sono buone, il protagonista se lo ripete in ogni istante, ma nel tempo che trascorre alla guida, comincia a pensare a quante volte ha scelto di fuggire da responsabilità, da problemi, da se stesso. E il muro del silenzio eretto dalla nonna diventa così carico di significati, perché si riempie delle sue domande:
"Questi attimi di silenzio sono adatti per pensare, per recriminare ancora sulle proprie scelte, che tanto, istinto o ragione non sono mai quelle giuste. [...] Forse ha ragione Mavi quando dice che ho un'attrazione innata per il fallimento, che tutti i progetti imbastiti e poi naufragati servono solo a rinforzare la sconfitta. E il meccanismo si ripete, preciso come un tabellina, magari fino all'infinito o giù di lì".
Il viaggio dei due protagonisti ricorda moltissimo quello di Mimmo e nonna Teresa in Bianco, Rosso e Verdone: un rapporto speciale, complice e, a tratti, buffo. Un legame che raggiunge il suo apice nell'epilogo così tenero e triste, che suggella la presa di coscienza di Giacomo circa tanti aspetti della sua esistenza e delle persone che gli stanno intorno, per le quali è disposto a tutto. Ottenere tutte le risposte non è più indispensabile: comprende quanto l'azione folle compiuta non è stata vana e lo sguardo rapito della nonna che per la prima volta guarda il mare vale più di mille parole.

Un racconto che dedica spazio a diversi aspetti: critica alla società di oggi, frenetica, povera di sentimenti e precaria in tanti ambiti che conosciamo bene, che raggiunge il suo culmine nel capitolo cinque, dove ogni frase inizia con "Sono stanco"; retrospettiva cinematografica e colonne sonore rock, perfetto sfondo per questo romanzo on the road; le ambientazioni e i luoghi attraversati fra cui Grosseto, Pari, Castel del Piano e Follonica. Istruzioni di fuga per principianti descrive esattamente il bivio interiore che ci affligge nei momenti in cui dobbiamo scegliere: scegliere se seguire pedantemente le regole imposte, la sicurezza di un cammino con pochi intoppi, o fare la scelta più rischiosa, che necessita di un bel po' di coraggio, rendendoci finalmente liberi e soddisfatti della nostre vite. Voi che cosa fareste?

Veronica 

8 maggio 2017

Lo sfaccendato di Yusuf Atilgan [recensione]


LO SFACCENDATO 
di 
Yusuf Atilgan

Casa editrice: Editoriale Jaca Book
Collana: Calabuig
Traduzione: Rosita D'Amora e Semsa Gezgin
Prezzo: € 18,00
Pagine: 208
ISBN: 9788899066208

Quattro capitoli per quattro stagioni raccontano un anno di vita dello sfaccendato, un uomo senza un impiego, senza un nome (chiamato dallo scrittore C.), molto ricco, che si aggira per le strade di Istanbul alla ricerca dell'amore.
Tra la folla di un marciapiede, di un cinema, di un qualsiasi luogo, potrebbe esserci la donna del suo destino. A volte, l'ossessione per un volto, per uno sguardo, prende il sopravvento e si trova a seguire l'illusione di un sentimento pronto a sbocciare:
"Una volta in strada, a mano a mano che i suoi polmoni si riempivano di aria fresca, cominciava a sentire dentro un'energia incredibile. Si è fermato all'angolo della strada a osservare il grande viale. Persone, macchine e tram gli passavano davanti. Forse l'avrebbe trovato quella sera".
Alcune relazioni che intraprende non sono destinate a un finale felice: dopo aver visto Ayse, la sua fidanzata, in compagnia di un altro uomo, Selim, decide di interrompere ogni contatto, convinto di essere stato tradito; comincia, così, ancora più determinato, a non lasciarsi scappare alcun segnale che lo indirizzi verso la possibile persona giusta. Con l'arrivo della primavera, all'uscita di un bar, nota due ragazze chiacchierare; quando si separano, sceglie di seguire Güler, una giovane studentessa: ne monitora gli spostamenti quotidiani, la segue regolarmente. Anche lei si accorge della sua presenza e inizia a interessarsi a quell'ombra che sempre più da vicino l'accompagna. Si parlano, si studiano, si incontrano molto frequentemente allo stesso posto. Una monotonia che lo sfaccendato sopporta a stento:
"Aveva paura di abituarsi. Andando avanti così, quel tavolo sarebbe diventato il luogo sacro del loro amore. Non andava bene che avessero un posto loro, perché si cominciava a vivere non secondo i propri desideri, ma secondo le esigenze del posto in questione".
Con l'arrivo dell'estate, C. si ritira in una casa vicino al mare. Sulla spiaggia, s'imbatte in Ayse, con la quale la passione non sembra mai sopita. Si apre con lei, le rivela segreti circa il rapporto con il padre e la zia; questa vulnerabilità è preludio dell'ennesima separazione.

Secondo Friederich Nietsche l'uomo deve fare costantemente i conti con situazioni ed eventi che si ripetono continuamente. Esso è schiavo di una dimensione ridondante, come molte altre persone, che accettano passivamente la routine, al sicuro nel rispettare le regole e le convenzioni, invece di elevarsi e intraprendere la strada che conduce verso il superuomo. Acquistare consapevolezza legata a se stesso, ai propri impulsi e lati oscuri, al fine di migliorarsi e sviluppare nuove virtù.
Il protagonista mi ricorda il superuomo descritto da Nietsche e ancor più quello di Gabriele D'annunzio, il cui fine è realizzare una vita originalissima, essere un seduttore di donne, e dare scandalo o affascinare chi gli sta intorno:
"Il lavoro consola". Ma lui non voleva una simile consolazione. Scrivere sempre le stesse cose, ripetere sempre le stesse lezioni, dare sempre gli stessi colpi di martello, era questo che chiamavano lavoro. [...] Lo scopo della vita era l'abitudine, la tranquillità. La maggior parte degli uomini temeva gli sforzi, le novità. Quanto era facile conformarsi! Se solo avesse voluto, di giorno avrebbe potuto insegnare in una scuola e la sera fare l'amore con donne belle e taciturne. Senza sforzi. Ma lo sapeva: lui non si sarebbe accontentato. Aveva bisogno di altro".
Qualsiasi cosa faccia, non tarda ad avvertire la noia per un'esistenza troppo convenzionale. La folla è spesso il contesto scatenante le sue reazioni, proprio perché rifugge quell'uniformazione degli individui nella massa e allo stesso tempo brama una perdita di coscienza, razionalità e controllo, nel momento in cui si annulla il singolo e prende piede il gruppo.
Un romanzo che si costruisce intorno alla storia di un uomo che desidera essere anticonformista e combatte con i propri sentimenti, che gli impediscono di raggiungere quella felicità tanto agognata. Ma è davvero possibile conservare in ogni istante quell'entusiasmo forte della novità nelle azioni che fanno parte delle nostre giornate? Probabilmente no e lo sfaccendato rifiuta l'idea di non poter dimostrare il contrario, ha paura di ammetterlo, perché la sua vita non avrebbe più senso.

Veronica

3 maggio 2017

The Handmaid's Tale [segnalazione serie tv]


THE HANDMAID'S TALE
Il racconto dell'ancella

Elisabeth Moss: Offred - Diffred
Samira Wiley: Moira
Joseph Fiennes: Comandante Fred Waterford
Yvonne Stehovski: Serena Joy Waterford
Max Minghella: Nick
Ann Dowd: zia Lydia
Alexis Bledel: Diglen

Dal 26 aprile 2017, sulla piattaforma Holu, sono disponibili le prime puntate della serie tv The Handmaid's tale ideata da Bruce Miller e tratta dal romanzo distopico Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood. La trasposizione si mantiene fedele al testo, con la voce fuori campo della protagonista, Elizabeth Moss, azzeccatissima nel ruolo di Difred/Offred, la quale racconta il prima e dà sfogo ai suoi pensieri e alla sue paure circa il presente. 

Il mondo come lo conosciamo non esiste più. Gli Stati Uniti sono stati cancellati. Adesso vige la Repubblica di Galaad. Progressivamente, il nuovo assetto sociale e politico ha sconvolto le normali esistenze, mettendo al centro la figura maschile e relegando a schiavitù le donne, distinte in Marta, le serve, Ancelle, quelle che ancora possono procreare, le mogli dei comandanti, sottomesse al marito e desiderose di avere un figlio a ogni costo e tutte le altre, carne da macello, buone solo a lavorare nelle colonie:
"Ora vedo davvero il mondo. Prima dormivo. Ecco perché abbiamo permesso che accadesse. Quando hanno massacrato il congresso non ci siamo svegliati. Quando hanno incolpato i terroristi e hanno sospeso la Costituzione, neanche allora ci siamo svegliati. Dissero che sarebbe stato temporaneo. Niente cambia all'istante. In una vasca che si scalda a poco a poco, finiremmo bolliti vivi prima di accorgercene".

Un nuovo modo di comunicare è diventato rilevante per identificare qual è il nuovo posto che appartiene a ciascuno. Deferenza e sottomissione sono le parole d'ordine:
"Sia benedetto il frutto. Possa il Signore schiudere"
Un ritorno ai valori tradizionali e un'applicazione ferrea della Bibbia, citata a più riprese, come se fosse l'unica legge o fonte di ispirazione potenzialmente accettata.
Militari a ogni angolo, spie pronte ad arginare qualunque forma di ribellione con pene severe, anche la morte. I cadaveri di chi ha peccato penzolano di fronte a tutti, perché siano da esempio e scoraggino azioni diverse da quelle che adesso sono accettate.
Nessuno può fidarsi del prossimo.

L'omosessualità è bandita e punita con la terribile pratica della mutilazione genitale. La compagna di Offred, Diglen, interpretata da Alexis Bledel, è il simbolo della rivolta: si insinua, raccoglie informazioni, cerca nuovi alleati disposti a lottare contro il regime di Galaad. L'occhio però è furbo e cattura i segnali di opposizione e tradimento.

Rispetto al libro, uno spazio più approfondito è dedicato a come sono precipitate le cose prima di giungere al regime totalitario corrente. Attraverso i flashback della protagonista ci viene mostrata la perdita di libertà, il contenimento delle manifestazioni di protesta con l'uso massivo della violenza, l'appropriazione dei beni delle donne e l'esclusione dal lavoro.

Temi delicati e attuali, scene crude, colonna sonora potente e perfettamente inserita, attori brillanti i cui personaggi sono cuciti come una seconda pelle. Una serie tv da vedere senza ombra di dubbio, per lasciarsi catturare dal contesto, così profetico e inquietante, che non sembra poi tanto distante dalla realtà. Niente è stato inventato, ciò che Margaret Atwood ha raccolto nella storia ha una valenza storica precisa, ed è possibile ricollocarlo in una parte del mondo. Ed è per questo che fa molta paura.
Zia Lydia: "So che tutto questo vi sembrerà molto inconsueto. Ma la normalità è qualcosa a cui siete abituate. Se qualcosa potrà non sembrarvi normale al momento, dopo un po' di tempo lo sarà. Diventerà normale".
Veronica

29 aprile 2017

Qualcosa di Chiara Gamberale [Recensione Libro]


Qualcosa
di Chiara Gamberale


180 pagine
Prezzo 16,90 euro
con le illustrazioni di Tuono Pettinato
Uscito il 9 febbraio 2017
È una bambina, è una bambina! Era una bambina. La notizia correva per le bocche, per le strade, s'infilava sotto la porta di ogni casa del regno. 
Il Re Qualcuno di Importante e sua moglie Una di Noi annunciano al popolo la nascita della loro attesa erede. Tanto piccola e tanto tenera la fanciulla dimostra dal suo primo vagito, che irrompe improvviso nel castello spaccando i milletré cristalli del lampadario, di non essere come le altre: Piange troppo; Urla troppo; Dorme troppo; Vuole troppo. Al punto da essere chiamata ufficialmente la Principessa Qualcosa di Troppo. Inizia così la sua avventura alla conquista del mondo che scorre imperterrita alla ricerca dell'impossibile. A 13 anni viene colpita da un dolore indescrivibile: - La regina, a seguito di una malattia, muore. Cos'è la morte lei lo sa, cos'è la morte di sua madre invece no. La principessa si ritrova senza volerlo con "Un buco troppo buco al posto di un cuore troppo cuore". I Ragazzini Abbastanza che avevano fatto di tutto per evitarla perché "a loro bastava svegliarsi, andare a scuola, giocare a rubabandiera un'oretta, fare i compiti, giocare a rubabandiera un'altra oretta, mangiare e andarsene a dormire" adesso cercavano di abbracciarla, confortarla, accarezzarla ma lei non bramava la loro attenzione come in passato. Dal sentire troppo arriva a non sentire più niente.
La morte non significa che qualcuno se ne va, ma che tu nel frattempo resti.
Il giorno del funerale, appena se ne presenta l'occasione, fugge via senza una meta precisa. Mentre cammina incontra per caso uno che pare un bambino ma in realtà è un vecchietto. O forse pare un vecchietto ma in realtà è un bambino. È il Cavaliere Niente! E il cavaliere ama trascorrere il tempo a “non fare qualcosa di importante”. La ragazza decide di restare con lui. Si spalancano così le porte del nulla, dove basta buttarsi a terra e fischiettare per ore, contare gli aghi di pino, scavare buche e riempirle di nuovo di terra, osservare i capricci della nebbia per non sentirsi più una mezza-schifezza. Giornate così vuote ma così piene. 
Sopporta il buco, ripeto: Quando succedono cose troppo brutte ci mettiamo un po' ad accettarle, tanto che all'inizio non ci sembrano nemmeno vere. E, mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. Quindi, non lo odiare il tuo buco, accarezzalo ogni tanto, ma non ti ci affezionare troppo. Altrimenti non passerà mai.
In questa favola meravigliosa ci viene mostrata attraverso gli occhi della protagonista il caos che regna dentro ognuno di noi che siamo alla ricerca continua di qualcosa che non c'è o qualcosa che non abbiamo. La pretesa ossessiva di stare al passo (non tanto col tuo tempo) con i tempi, con i ritmi frenetici del mondo: Studia, divertiti, viaggia, accumula esperienze da togliere il fiato, lavora, guadagna, comprati casa, emozionati, trova l'amore, fai figli, goditi l'arrivo, te lo sei meritato... Ma non abbastanza. Continua e non fermarti mai! Gira tutto solamente intorno a noi. Ne diventi consapevole quando sbatti addosso a un dolore improvviso. Il vuoto che si presenta alla pancia, dato da quel buco nel cuore, diventa ingestibile, insopportabile. I confronti annientano e disorientano: - Quello che sei, o sei diventato, o potresti essere e quello che sono gli altri, o sono diventati, o potrebbero essere più o meno di te. La conclusione è che il troppo non ti fa sentire più niente. La vera ricchezza - ascoltando bene la voce che hai dentro - però è proprio quel niente perché riesci a capire il senso del tuo esistere, la vera avventura. Quando lo trovi, qualunque esso sia, lo devi urlare: Ho trovato un senso, ho trovato un senso, ho trovato un senso! E non abbandonarlo più.
L'unica possibilità che abbiamo per essere grandi come la collina è proprio questa: Non-fare le nostre cose con una persona che per noi è importante.
Buona lettura
Francesca

21 aprile 2017

L'occupazione di Alessandro Sesto [recensione]

L'OCCUPAZIONE 
di
Alessandro Sesto

Casa editrice: Gorilla Sapiens edizioni
Collana: Scarto
Pagine: 304
Prezzo: € 17
ISBN: 9788898978335
Copertina di: Patrizio Anastasi

Tutti i media lanciano una notizia sconvolgente, allarmante, in grado di cambiare le sorti del mondo e gli assetti geopolitici. L'occupazione degli USA, il cambio di regime in Europa stanno avvenendo, ma senza preavviso, troppo chiasso e quasi indolore per l'umanità.
Le persone apprendono gli sviluppi dalle molteplici fonti a disposizione e attendono che il cambiamento si mostri. Ma l'occupazione è davvero in atto, sta per succedere, è già successa?
Andreas e Jacob si muovono in un contesto, il cui sentore dell'occupazione è quasi impercettibile, misterioso, carico di domande e si concretizza nella loro percezione: come vedono la polizia in azione, altri individui come loro, che si muovono da casa, a lavoro, nei negozi, nelle nuove forme di aggregazione collettiva, nella città nel suo essere quotidiano.
"Guardarono se era cambiato qualcosa nel locale dopo l'occupazione, questa era diventata una mania per tutti, il confronto prima-dopo occupazione si faceva sempre, per qualsiasi ambiente e situazione, ma dovettero ammettere che non era cambiato niente".
Andreas cerca Nora, la ex fidanzata, sparita senza lasciare traccia, dopo averlo mollato con una email in cui confessa di aver conosciuto un altro. Poco convinto della motivazione e speranzoso nel individuare nel caos vigente, così paventato da tutti i mezzi di comunicazione, la vera causa della scomparsa della sua ragazza, comincia a investigare in nuovi ambienti, popolati da strani gruppi sovversivi, dai nomi mai sentiti prima e dalla linea di pensiero poco chiara:
"armadilli, [...] erano dei latinoamericani che in Florida si erano ribellati al nuovo status quo, che identificavano come una specie di rivincita dei nerd etnica e planetaria. [...] L'organizzazione [...] ispirava in tutto il paese una letteratura di fumetti underground, intendendosi per underground che esisteva su internet".
"I Foglietti pensavano che l'occupazione fosse un colpo di stato razzista col quale gli americani di origine inglese e nordeuropea, i WASP più gli irlandesi in pratica, riprendevano il controllo del paese, distribuendo strategicamente i ruoli secondari alle altre etnie [...]".
Jacob, anche lui programmatore, è un giocatore abile di go su internet, che si trova costantemente a perdere con il suo avversario più temuto, Tokio. Oltre a essere imbattibile, è uno stalker in piena regola, che lo perseguita con messaggi criptici e ambigui, mancando di rivelare la sua vera identità. Ogni nuova persona che incontra è per lui un possibile Tokio, come il suo psicologo, Malakian, un professionista sempre pronto a fornire perle di saggezza, che a volte è meglio non prendere alla lettera, e indicazioni che lo portano a fare la conoscenza di soggetti alquanto eccentrici, come il suo attuale capo, Augusto Marra, o un ex paziente, Donald Eriksson, affiliato a una setta di recente generazione, la Chiesa di Smith.

L'occupazione è una infinita divagazione, un'esplosione di collegamenti, una storia che si identifica nel più puro e godurioso flusso di pensieri. La sintassi articolata collima con la volontà dell'autore di creare spiegazioni complesse, paradossali e spesso fuori luogo, che strappano un sorriso e ti fanno pensare a quanto sarebbe bello vivere in mondo fatto di serie tv assurde, personaggi strampalati e avventure che si trasformano in evasione dalla realtà. Una realtà fatta di regole precostituite, che è eccitante sovvertire per capire fin dove è possibile arrivare.
Un libro che mi è piaciuto tanto perché, mantenendo una chiave ironica, alimenta la teoria del complotto e lancia molti messaggi da cogliere, partendo da uno spunto semplice, come un'ipotetica invasione dello straniero e le relative conseguenze.
L'uomo si muove tra la folla e ricerca nello sguardo dell'altro il segnale del cambiamento. I mostri siamo noi o sono loro, ma loro chi? L'unione fa la forza, la coesione è necessaria per non perdere se stessi e le persone che si amano di più, ma ci si può fidare del proprio vicino? È reale la situazione acclamata dai media? Le fonti di informazione sono seriamente affidabili o funzionano solo come propagatrici del dubbio?
Ma forse sto divagando, non lo so. Resta il fatto che la mia mente era attiva nella lettura e lo è tuttora mentre scrivo di un testo che per me ha lasciato il segno.

Veronica

10 aprile 2017

Un albero al contrario di Elisa Luvarà [recensione]

UN ALBERO AL CONTRARIO
di
Elisa Luvarà

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Rizzoli narrativa
Pagine: 319
Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788817093590

Ginevra ha undici anni quando entra in comunità, dopo una brutta esperienza con una famiglia affidataria. La sensazione che prova è di sollievo. Sollievo dopo l'ennesima delusione. I suoi genitori, quelli veri, sono un vero casino: la madre non distingue la realtà dall'immaginazione, non riesce a restare concentrata e non è in grado di crescere una bambina; il padre la vede come un peso, ma non vuole essere giudicato come una persona insensibile e crudele, perciò continua, a modo suo, a farsi vedere da Ginevra, senza fornire nessun contributo significativo.
Le attenzioni, i gesti, il modo di fare accogliente dell'educatrice, la signora Tilde, sono una novità. Non manca la paura per i nuovi compagni; saranno amichevoli o aggressivi verso la nuova venuta?

"Da qualche parte avevo sentito che non esistono bambini davvero cattivi". 

E quei bambini sono come lei: hanno genitori instabili, desiderano essere amati, vogliono credere di avere una possibilità.
Agape, undici anni, sensibile, gentile, premuroso, un ascoltatore silenzioso. L'incontro con il suo vero padre lo porta a esternare tanta rabbia e a cambiare completamente atteggiamento verso gli altri e verso se stesso. Continua, nonostante tutto, a mantenere un legame speciale Gin.
Verde ha solo la bisnonna, adora le belle cose ed è convinta che nella sua stanza si aggiri un fantasma, la cui presenza è stata abilmente inventata da Agape. Con loro due si instaura il rapporto più forte.

"Mi resi conto degli sforzi immensi che avevo compiuto negli ultimi anni per torcermi deformarmi e prendere delle sembianze che la mamma affidataria avrebbe desiderato per me. Vivere con quei bambini non mi sembrava un'impresa altrettanto faticosa. Con loro, pensai, non era necessaria alcuna trasformazione". 

Per Ginevra, l'arrivo in comunità è sinonimo di nuovo inizio; sente dentro di sé una sensazione di risveglio, una grande voglia di buttarsi in nuove avventure: 

"Volevo entusiasmarmi parlando di mummie disseppellite, del potere di alcuni minerali e di storie di paura, ma anche cominciare un diario, affezionarmi a un argomento e approfondirlo, iniziare una collezione di oggetti rarissimi".

Ginevra si porta dietro un fardello fatto di delusioni e solitudine. I suoi segreti sono custoditi gelosamente e aprirsi agli altri, provare fiducia verso le persone, non è semplice. L'affetto della signora Tilde, le chiacchiere e gli scambi con i compagni, anche loro con i loro demoni da affrontare, sono la sua occasione di rinascita. Finalmente, sente di aver trovato una famiglia, non convenzionale, ma sicuramente piena d'amore, pronta a darlo e riceverlo.
Un libro toccante, sincero e carico di speranza, che ho apprezzato moltissimo, soprattutto nella scelta delle parole da parte dell'autrice per descrivere e caratterizzare luoghi, personaggi e situazioni. 
Una storia che vuole emozionare, coinvolgere, a tratti divertire, senza intristire.
Esplicativa la metafora di Un albero al contrario, immagine che la protagonista utilizza per definire se stessa: un albero che non affonda le radici e riceve nutrimento dalla terra; le radici sono esposte verso l'alto, al vento e alle intemperie, e attendono il passaggio ristoratore degli uccellini di passaggio. 
Consigliato!

Veronica

27 marzo 2017

Crepuscolo di Kent Haruf [recensione]

CREPUSCOLO
di
Kent Haruf

Casa editrice: NNeditore
Traduzione: Fabio Cremonesi
Pagine: 312
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788899253295

"Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la "Pastorale" di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa".
La quarta di copertina presenta Crepuscolo come un libro che ci riporta a Holt per raccontare una vita fatta di piccole cose, che solo con gli occhi dei bambini si riescono ad apprezzare, una quotidianità mossa da eventi inaspettati che possono essere tanto devastanti e incredibilmente meravigliosi.
Il terzo capitolo ha tanti protagonisti, alcuni già conosciuti in Canto della pianura, come i fratelli McPheron, Harold e Raymond, cambiati moltissimo con l'arrivo di Victoria Roubideaux nelle loro vite. L'hanno accolta, aiutata e hanno cominciato ad amarla come una figlia. Lei è stata capace di dare uno scossone forte a un'esistenza sempre uguale, rendendola più bella, in modi mai pensati prima. La casa si è animata ancora di più con la nascita di Katie, una bambina sveglia, allegra e graziosa. L'inizio del college a Fort Collins è il momento del distacco e un ritorno alle vecchie abitudini per i McPheron, che riprendono a dedicarsi completamente al lavoro nella fattoria.
In una giornata come tante, cominciano a portare via i tori da monta dai pascoli: un esemplare, fin troppo bizzoso, si scaglia contro Harold, intavolando una lotta impari che vede l'uomo avere la peggio. In una manciata di minuti tutto precipita e Raymond, ferito lievemente, non ha il tempo di fermare lo scontro e resta accanto al fratello fino all'ultimo respiro.
Raymond deve fare i conti con il dolore della perdita, affrontare una convalescenza non semplice aiutato da Victoria e combattere contro la solitudine, un sentimento che rischia di annientarlo. A un lutto segue il coraggio di un nuovo inizio, l'avventura di sperimentare cosa ancora ha da offrire la vita.
Fra i nuovi personaggi, la coppia Beth e Luther, incasinata, pieni di problemi, incapace di proteggere i propri figli, Joy Rae e Richie, i quali subiscono le conseguenze di scelte sbagliate. Non imparano dai propri errori e nonostante sappiano che un passo falso può mettere in pericolo la famiglia, ospitano lo zio Hoyt Raines, cattivo fino al midollo, ubriacone incallito senza un soldo, pronto ad arraffare da ogni situazione per il proprio tornaconto. L'assistente sociale, Rose Tyler, prende a cuore la difficile condizione dei Wallace e cerca di dar loro consigli e metodi per affrontare passo, passo tutte le spese.
Dj Kephart è un ragazzino di soli undici anni, abita con il nonno, Walter Kephart, pensionato di settantacinque anni, taciturno e testardo. Nel tempo libero, si reca dalla vicina di casa, Mary Wells, per svolgere qualche lavoretto; fa amicizia con le sue figlie, Dena ed Emma, e si avvicina a loro soprattutto quando la madre entra in depressione, dopo aver saputo che il marito ha intenzione di restare in Alaska a lavorare.

Tranquillità emanata da una cittadina ben immaginata dalla penna di Haruf nelle diverse stagioni, che si susseguono ciclicamente. All'apparenza, il nulla.
Crepuscolo è il libro degli addii e dei nuovi inizi, come ci dimostra la storia di Raymond, il personaggio che ho amato più di tutti e per il quale ho sentito una forte empatia. Si piange con lui il dolore della perdita, si tifa per lui, perché prenda coraggio e si butti in nuove esperienze, assaporando il bello che ancora il mondo è in grado di offrire. La semplicità e la sobrietà che Kent Haruf trasmette nel descrivere gli abitanti di Holt e la loro quotidianità sono trascinanti e immersive, tanto che diventa impossibile staccarsi dalle pagine. Appena si arriva all'ultimo capitolo, si ha la sensazione che la narrazione non sia finita e che l'autore abbia ancora tanto da dire per un lettore che ha voglia di ascoltare e scoprire che cosa riserva il futuro alla famiglia Wallace, DJ, Raymond e Rose Taylor.
La speranza e l'amore sono le leve giuste per riportare sulla retta via e le possibilità che si creano possono essere sfruttate al meglio con uno stato d'animo positivo. La felicità è dietro l'angolo, basta fare la scelta giusta.

Veronica

16 marzo 2017

Storie della tua vita di Ted Chiang [recensione]

STORIE DELLA TUA VITA
di
Ted Chiang

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: C. Pastore
Prezzo: € 18,50
Pagine: 324
ISBN: 9788893420020

Dopo l'entusiasmo per il film Arrival (un'ottima pellicola, con una bravissima Amy Adams, che rende merito a tutti gli iscritti a facoltà come Lingue e Letterature e fa capire al mondo che laurearsi in Linguistica è altrettanto importante che laurearsi in Ingegneria), ho deciso di leggere il racconto da cui è stato tratto.
Il titolo: Storie della tua vita.
Ammetto di aver letto per primo proprio il racconto da cui è tratto il film e di aver trovato che un regista, per una volta, non ha stravolto una virgola della trama.
Louise Banks è una eccellente linguista, segnata dalla morte della figlia, che viene coinvolta dal governo degli Stati Uniti per collaborare con i misteriosi esseri che ormai sostano da qualche tempo sul suolo terrestre. Cosa vogliono, da dove vengono, chi sono?
Domande che governi di tutto il mondo intendono rivolgere agli ospiti, non prima di aver capito come comunicare con loro. In squadra con scienziati e altri linguisti, Louise intraprende un percorso di scoperta dell'altro (l'alieno) su basi estremamente umane, a volte empiriche, ma al tempo stesso estremamente scientifiche. La seguiamo quindi nella tecnica di apprendimento di una lingua, che non ha nulla di immediato e istintivo, soprattutto se si tratta di creature che non hanno bocca, né altro che possa sembrare simile a ciò che possediamo noi. Come si apprende una lingua nuova e totalmente sconosciuta?
Facendo riferimento alle teoria linguistica di Sapir-Whorf secondo la quale le strutture linguistiche influenzano il nostro modo di pensare, parallelamente all'apprendimento della lingua degli ospiti e dei loro parametri, l'autore fa compiere alla protagonista un cambiamento progressivo e radicale nella percezione del mondo. Un racconto bellissimo, ricco di difficoltà e speranza.

Questo è solo il più famoso, a cui si aggiungono Settantadue lettere, la storia di un uomo che, in un ipotetico passato modernizzato dallo studio della Cabala, ha scoperto come fabbricare finalmente un golem che possa replicarsi da solo, una scoperta che mette in crisi l'ormai avviata e incancrenita industria dei golem servitori e che rischia di compromettere l'evoluzione stessa dell'essere umano; la mitica costruzione della Torre di Babele, in La torre di Babilonia, e di quello che si può trovare ai confini del cielo, a due passi da Dio; la scoperta di una formula matematica che arrovescia la struttura del mondo così come la conosciamo (Divisione per zero); una medicina che aumenta l'intelletto e le percezioni fino alle estreme conseguenze (Capisci), passando per un mondo in cui gli angeli esistono davvero e il cui operato non è affatto puro e beatificante (L'inferno è l'assenza di Dio) e un mondo in cui la bellezza non viene più percepita (Ama ciò che vedi).

Una raccolta di racconti di fantascienza piena di filosofia, che mette in mostra le conseguenze (anche fisiche) di dottrine e credenze qualora si venisse a scoprire che queste sono vere, tenute insieme dal filo rosso della perpetua ricerca della conoscenza da parte dell'essere umano.
Prima di andare a vedere il film, lessi un articolo che menzionava Arrival come "il film di fantascienza che aspettavamo da anni". È vero anche per questo libro: in Storie della tua vita non si trovano astronavi e sparatorie, incontri intergalattici, mondi pieni di robot e minacce di virus. Questa fantascienza (così come per la distopia) ha delle radici molto intime. Mi ha ricordato Solaris, di Stanislaw Lem per la profondità umana in cui si cala, ma anche per i tecnicismi, necessari ma talvolta ingombranti. Del resto, Ted Chiang è un ingegnere informatico. Per chi non ha una mente matematica (tipo me) è opportuno fidarsi dell'autore mentre spiega, senza impegnarsi troppo nella comprensione esatta di formule e dottrine, o si rischia di perdere il ritmo della storia e la sua componente emozionale. Ma se siete filosofi, linguisti, letterati, fisici o chimici, se siete ingegneri. o semplicemente studiosi, se avete voglia di indagare su cosa potrebbe accadere se i nostri desideri venissero esauditi, se avete voglia di leggere una fantascienza che non si vedeva da un po' di tempo, questo è un testo che fa per voi!

Alessandra

13 marzo 2017

Golk di Richard Stern [recensione]

GOLK 
di
Richard Stern

Casa editrice: Editoriale Jaca Book
Collana: Calabuig
Traduzione: Vincenzo Mantovani
Prezzo: € 15,00
Pagine: 224
ISBN: 9788899066185

America. Anni Cinquanta. L'epoca del benessere e del consumismo sfrenato, per un popolo appena uscito dalla seconda guerra mondiale. Sotto la presidenza di Dwight Eisenhower, la prosperità si mantiene concentrata sulla classe medio alta, maggiormente influenzabile dalla pubblicità e bisognosa di possedere sempre più cose. Le persone sono bombardate da immagini e l'immagine di loro stessi diventa fondamentale. Avere tutto, far parte di un apparente lusso, seguire la moda. La televisione assume un ruolo primario: veicolo di informazioni, strumento che mostra un mondo affascinante, attira, ipnotizza, conquista.  

Un misterioso individuo osserva il mondo, i suoi abitanti e ne coglie momenti di vita vera, anche imbarazzanti, molto intimi, per spiattellarli sullo schermo. Con gli occhi di Hondorp, ne viene data una prima fotografia:
"Dentro, Golk era seduto a una scrivania a forma di daga. Nell'oscurità, sembrava poco più di un cranio nudo, la cupola superstite di una città sprofondata nel corno d'oro. Il cranio era rivolto verso un monitor piazzato proprio sopra l'ingresso della caverna". 
Ascolta le parole della nuova collega Hendricks, ormai avvezza alle regole del gioco, dal passato turbolento e da una serie di fallimenti collezionati, che racconta dell'uomo che le ha dato una possibilità e della trasmissione, della quale ha fatto parte attivamente, come vittima e artefice:
"In realtà Golk non ha nessuna simpatia per la gente. Vedrà. Ogni tanto salta fuori con un golk di nuovo genere e allora ne parla. Puoi prendere o lasciare quello che dice, ma non ha niente a che fare con la Signorina Cuorisolitari. Credo di averlo visto mostrare vera comprensione verso la vittima solo una volta o due nei due anni e mezzo che sono qui".
Self made man, con una carriera alle spalle, che lui stesso descrive come una strada in salita, affrontata con ambizione. La creatura da lui ideata porta il suo nome, si è evoluta, ha coinvolto sempre più collaboratori, ha ridefinito uno stile nuovo, richiamando un pubblico sempre più ampio.
Telecamere nascoste ovunque per mettere in atto video con cittadini comuni, intenti nello svolgimento di attività quotidiane, sorprese dall'urlo tonante di Siete in onda! E allora sì, che onore essere i protagonisti e, perché no, firmare con gioia una liberatoria per aderire allo show.
I suoi superiori fanno fatica ad arginare le continue idee che, progressivamente, esplodono in candid camera più pesanti, drammatiche e con protagoniste persone famose. Negli anni si è rafforzata la convinzione di rappresentare un cambiamento importante, aver sviluppato uno strumento capace di influenzare le masse, istruirle, plasmarle.

Hondorp, individuo anonimo, vittima lui stesso di un Golk, prima di venire catturato dal fascino legato a tutto ciò che non conosce; la sua iniziazione non è tanto la sua umiliazione, quanto quella del padre, plagiato dal potere persuasivo della televisione e sicuro che la messa in onda sia una grande occasione. Hendricks è una donna dal passato complicato e un matrimonio fallito con un miliardario, che ha sfruttato un incontro fortunato, significativo trampolino di lancio.
Entrambi si illuderanno di poter unire le forze e prendere il posto dell'uomo che li ha resi partecipi dei suoi successi, ma finiranno inesorabilmente per condividere un destino comune, quello della sconfitta.

Un occhio indiscreto si insinua nelle vite degli altri e ne spia i comportamenti: ignorare di avere una telecamera addosso porta a comportarsi in maniera naturale, spontanea, e più forte diventa la possibilità di essere credibili, attirare l'attenzione dell'osservatore e provocare emozioni.
Si perde il confine tra pubblico e privato, tutto si trasforma in materiale televisivo.
Una visione profetica, così vicina alla nostra attualità, in cui i concetti di intimità e privacy si perdono completamente nel mare dei social network. Dai nomi dei più famosi luoghi di aggregazione si creano neologismi, quali verbi, nomi comuni o aggettivi, così per il termine Golk, tanto da entrare nel lessico comune.
Un romanzo non lineare, che racconta l'ascesa e il declino di un imprenditore determinato, presuntuoso e senza scrupoli e dei suoi seguaci, che si legge con interesse, offre spunti di riflessione sul passato e il presente dei mezzi di comunicazione. Consigliato!

Richard Stern (1928-2013) ha insegnato Letteratura inglese all'Università di Chicago e ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti apprezzatissime dai più grandi autori suoi contemporanei. Tra i numerosi premi, ha ricevuto nel 1985 la Medal of Merit of Novel, assegnata ogni sei anni dall'American Academy of Arts and Letters,
Golk, pubblicato nel 1960, è il suo primo romanzo.

Veronica