16 agosto 2017

La trama del matrimonio di Jeffrey Eugenides [recensione]

LA TRAMA DEL MATRIMONIO 
di 
Jeffrey Eugenides

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Mondadori
Traduzione: Katia Bagnoli
Pagine: 478
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788804622604

Providence, Rhode Island, estate 1982. Un triangolo amoroso, che vede intrecciarsi i sentimenti e le aspirazioni di tre giovani. Madeline Hanna è attratta dalla letteratura, da autori quali George Eliot, Herny James, Jane Austen, alla ricerca dell'amore appassionato e senza freni, che raggiunge il suo culmine nella storia con Leonard Bankhead, un tipo strano e carismatico, affetto da profonde crisi depressive, al quale continua a stare accanto, nonostante le difficoltà.
Mai fino a quel momento si era buttata a capofitto verso qualcuno, preferendo mantenere un certo distacco verso possibili relazioni. Come fare a gestire questo nuovo sentimento, che a volte la porta sulla cima più alta di una montagna e per la maggior parte del tempo la fa soffrire? La risposta è nel saggio Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes che decostruisce l'amore e ne analizza le fasi che lei stessa subisce, un piccolo talismano che si porta dietro, legge e rilegge.
Per Leonard avverte emozioni contrastanti, segnate dal bisogno di aiutarlo a credere di poter guarire e finalmente instaurare un rapporto semplice e spontaneo, e dall'invidia verso i suoi successi accademici e le offerte di dottorato, che Madeline non riesce ad avere.
Spronata dal suo professore di semiotica, scrive una tesi su La trama del matrimonio, meritevole di pubblicazione. Più volte la protagonista prova a concretizzare quella possibilità paventata dal suo insegnante, ma il compagno che sceglie di accudire diventa un fardello sempre più pesante da portare e un impedimento alla realizzazione dei suoi sogni.
Poi c'è Mitchell Grammaticus, l'eterno amico, il fidanzato perfetto, che piace ai genitori per la sua serietà, il ragazzo che segretamente la brama, convinto che un giorno riuscirà a sposarla. Esperto di storia delle religioni, cerca di dimenticare la sua ossessione, partendo per un viaggio intorno all'Europa, fino ad approdare in India, dove tutto però lo riporta come una ruota che gira a un pensiero fisso: Madeline.

Alla maniera degli strutturalisti, Jeffrey Eugenides compie un'opera di scomposizione profonda delle passioni, dei sensi e delle azioni per esaminare una condizione difficile da interpretare, difficile da narrare.
Quel sentimento descritto nei romanzi vittoriani, così cari alla protagonista, fatica a definirsi nella realtà, il lieto fine tanto ambito, coronato da un matrimonio perfetto, è lontano anni luce dal suo con Leonard, la cui storia si sgretola definitivamente, proprio dopo le nozze.
La società moderna è mutata e l'illusione che muove le eroine letterarie del romanzo classico non ha più ragione d'essere; tutti i libri letti fino a quel momento non le sono di alcun aiuto per affrontare le crisi del compagno, i mutamenti repentini d'umore, l'apatia, i problemi di coppia e le delusioni che una dopo l'altra si presentano dopo essersi laureata, un momento che avrebbe dovuto segnare l'ingresso nel mare delle possibilità. Niente sembra averla preparata al mondo reale.
Leonard fatica ad accettare la sua malattia, che ci viene spiegata sin dai primissimi sintomi: convinto di non essere capito dal proprio psichiatra, comincia ad automedicarsi, diminuendo le quantità dei farmaci, al fine di riprendere in mano la sua esistenza e sentirsi di nuovo parte di essa. Mitchell opta per la fuga dalla donna che non può avere, con lo zaino in spalla, alla ricerca di se stesso, nelle terre toccate dal suo viaggio, lontane geograficamente da casa, ma mai abbastanza dai pensieri che lo assillano, i quali si sforza di sopprimere, ma si ripropongono ancora più forti.

Un romanzo che rappresenta perfettamente l'ansia, la paura e l'incertezza di tre giovani alle prese con le difficoltà della maturità. Crescere è difficile, frase che appare scontata, ma mai abbastanza. Facile immedesimarsi con i personaggi di Eugenides, così legati al mondo accademico, volenterosi di lasciare un segno, di non essere dimenticati, all'inseguimento di una persona che definisca completamente che cos'è l'amore. Provare a combattere i propri demoni, fare del proprio percorso di studi la strada per il successo, superare le difficoltà, anche quelle che non ti aspetti, diventare grandi e abbandonare l'illusione che la vita non è sempre quella narrata nei libri, ma non per questo dobbiamo smettere di sorprenderci per la sua imprevedibilità.

Veronica

12 agosto 2017

L'Atelier dei miracoli di Valérie Tong Cuong [recensione libro]


L'atelier dei Miracoli
di Valérie Tong Cuong

Salani Editore
174 pagine
Isbn-10: 8867157523
uscito nel 2014

Al centro della storia ci sono tre vite al limite. I protagonisti narrano in prima persona, alternandosi fra i vari capitoli, quanto nel tempo il bene che non hanno mai ricevuto li abbia portati a sentirsi degli sconfitti e come ciò abbia influito le loro scelte, la loro esistenza.

Millie, 23 anni, dopo una serata goliardica passata con dei colleghi di lavoro, in preda ai postumi dell'alcol, riesce a malapena a rendersi conto dell'incendio nel suo palazzo e a salvarsi buttandosi dalla finestra. Per evitare domande scomode, un passato ingombrante e solitario, decide di far credere agli altri (medici, infermieri) di aver perso la memoria. Un'amnesia che la porta in qualche modo a prendere in mano le redini della situazione e a cancellare il tratto distintivo della sua personalità: l'invisibilità. Mariette invece è un'insegnante, oltre che essere vittima prediletta di un bullismo feroce da parte della sua classe, lo è anche di un marito padrone, violento, intento più che a comprenderla a mortificarla e infine dell'indifferenza dei due figli. All'improvviso a causa di uno stress accumulato da svariati mesi, scoppia, tirando uno schiaffo a uno studente che cade dalle scale e viene portato d'urgenza in ospedale. Infine c'è il signor Mike, barbone, alcolizzato, ex militare, segnato da una relazione d'amore finita male, che viene pestato a sangue ritrovandosi con la milza spappolata.

Sono tutti quanti uniti da un denominatore comune ovvero l'incontro con Jean Hart, fondatore e titolare dell'Atelier dei miracoli. Un grande laboratorio dedito all'accoglienza di personalità distrutte, disperate, bisognose di una iniezione di fiducia, della ricerca dei talenti sepolti in fondo alla loro anima. Jean infatti ha come missione vitale il r-accogliere gli ultimi per donargli il riscatto tanto atteso e non permettergli di arrendersi più di fronte agli ostacoli della vita. Ma da salvatore iniziale poi si rivela un manipolatore totale. Le azioni che compie non sono in nessun modo il frutto di un desiderio sincero quanto di una organizzazione metodica, mascherata. La sua zona d'ombra viene allo scoperto in modo prepotente e subdolo all'improvviso. Nella sostanza lui sta cercando di non annegare se stesso nei sensi di colpa, dai rimorsi del passato. Dopo tale scoperta Millie, Mariette e Mike lo abbandonano e trovano, grazie a una nuova consapevolezza, la forza di ricominciare altrove. 

Alcuni libri li apri e chiudi in una sola giornata; la copertina è talmente accattivante che in qualunque posto lo sistemi si nota subito; dove la trama pone, in poche righe, così tanti interrogativi che desideri sapere subito le risposte. "L'Atelier dei miracoli" ne ha le caratteristiche. Il messaggio che la storia porta con sé, una volta finito, è meraviglioso: Il bene vince su tutto, sempre. Sia quello che si dona perché ognuno di noi può esserne un portatore sano, basta esserne consapevoli. Sia il bene che si riceve perché ha la capacità sulle persone di risollevarle dalle tenebre, dall'incapacità di esistere, dalla sfiducia nei confronti del mondo. La premessa, come detto all'inizio, è buona... la storia però a un certo punto si perde, diventa priva di spessore e a tratti lascia anche interdetti. Un'ottima partenza che poi si declina in un buonismo esasperato, senza colpi di scena eclatanti e con un happy end scontato. Manca ciò che lo rende a pieno titolo un libro da leggere, rileggere e consigliare. Lascia addosso un tale senso di incompiuto per le problematiche che affronta da renderlo banale e come qualcosa di già detto, già sentito altrove. Probabilmente l'intento della scrittrice era un altro. Probabilmente voleva creare senza troppe pretese una storia semplice, leggera, lasciando al lettore il compito d'interpretarlo soggettivamente o probabilmente sono io che non sono fatta per questo genere di tematiche poco approfondite e mi aspetto sempre qualcosa di più, o qualcosa di diverso.

Francesca

6 agosto 2017

Un buon presagio di Gillian Flynn [recensione]

UN BUON PRESAGIO
di
Gillian Flynn

Casa editrice: Rizzoli
Collana: la Scala
Traduzione: Alberto Cristofori
Pagine: 84
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788817087735

Una protagonista di cui non conosciamo il nome, ma poco importa. Una giovane donna molto scaltra, addestrata dalla madre a vivere di espedienti, a cercare di cogliere il più possibile da ogni occasione e da ogni persona che le capita di incontrare. Nel retro di un negozio, accoglie gli uomini, li ascolta e risolleva il loro morale; come confessa lei stessa, è molto brava a fare le seghe, una pratica che ben presto non può più offrire ai clienti, per via della sindrome del tunnel carpale.
Si trova di nuovo di fronte a un bivio e deve velocemente scegliere in che cos'altro potrebbe lanciarsi per ottenere soldi facili.
Accetta di fingersi una sensitiva e si reinventa con un dono speciale, che mente di possedere. Cosa sarà mai alla fine? In fondo si tratta solo di capire le persone che si hanno davanti e di far credere loro quello che hanno bisogno di sentirsi dire. Ed è quello che pensa la protagonista, quando si presenta al locale Susan Burke, bella, affascinante e misteriosa. Non subito spiega il motivo della sua visita: quando percepisce di potersi, in qualche modo, confidare, racconta di terribili episodi inquietanti che riguardano la sua nuova casa. Spaventata di essere giudicata pazza dal marito, quasi sempre assente per lavoro, non sa come gestire una situazione che sta prendendo una piega spaventosa, arrivando a coinvolgere il figliastro, il quale si comporta in modo strano.
La truffatrice coglie nella disperazione di Susan l'ennesima possibilità da sfruttare a suo vantaggio, un modo per spillare denaro, fingendo di avere tutte le armi per risolvere il problema. Ma nulla è davvero come appare e la dimora di stampo vittoriano nasconde un segreto inaspettato, che porta a un ribaltamento di ruoli.

Un ambiente familiare difficile, una madre imbrogliona di professione, un'infanzia dedicata a scoprire tutti i modi per raggirare il prossimo senza curarsi delle conseguenze. 
Nerdy, così chiamata dalla sua datrice di lavoro, giustifica le proprie azioni, perché la truffa è la sola maniera che le è stata tramandata per vivere. Il risultato delle sue scelte si manifesta nel momento in cui è ripagata con la stessa moneta e finisce invischiata nel ménage di Susan Burke; per la prima volta avverte di aver perso il suo vantaggio, non essendo più l'elemento principale a condurre il gioco. L'occasione diventa ideale per fare un bilancio della propria esistenza, domandandosi se sia valsa la pena aver scelto una strada invece di un'altra.

Gillian Flynn presenta una figura femminile controversa, sin dalle prime pagine, una donna che di mestiere fa le seghe. Un "lavoro" nel quale è brava, perché riesce a mettere a suo agio gli uomini e a farli sentire ascoltati e appagati. Quando la sua sicurezza comincia a venire meno, la trappola invischia proprio lei, la regina dei piani architettati per abbindolare chiunque.
Un racconto che gioca con il lettore, lasciandolo nel dubbio, traendolo in inganno, accogliendolo in una casa misteriosa, che cela innumerevoli segreti e la vera personalità di ciascuno. Che cosa nasconde la famiglia Burke? Il figliastro Miles è posseduto da uno spirito che ne muta la personalità, fino a renderlo pericoloso a chi gli sta accanto?

Niente è come sembra. Ogni cosa assume un aspetto diverso da come abilmente ci fa credere l'autrice all'inizio. La storia subisce più ribaltamenti e, attraverso il punto di vista della protagonista, si percepisce l'ansia e la paura trasmessi dalla casa e dalle scene che la vedono insieme all'adolescente Miles. Il confronto con il ragazzo dà alla donna la sensazione di guardarsi allo specchio e la sua sicurezza vacilla inesorabilmente di fronte a qualcuno in grado di carpire ogni sua mossa prima ancora di compierla.
La chiusura perfetta è quella di un finale aperto, che da una parte lascia insoddisfatti per i molti punti non svelati, ma dall'altra asseconda l'alone di mistero caratteristico dell'intreccio narrativo.

Veronica

24 luglio 2017

Gillian Flynn e l'incipit dei suoi romanzi

QUESTIONE DI INCIPIT: GILLIAN FLYNN E IL "BUON INIZIO" DEI SUOI LIBRI


"Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Alla forma che ha, per cominciare. La prima volta che l'ho vista, è stata la sua nuca che ho notato, e nelle sue curve c'era qualcosa d'incantevole. Come un chicco di mais, duro e lucente, o un fossile nel greto di un fiume. La sua è quella che i vittoriani definirebbero una testa delle proporzioni squisite, che lascia intuire la forma del cranio. La riconoscerei ovunque quella testa. E ciò che contiene. Penso anche a quello: la sua mente. Il suo cervello, con tutte quelle circonvoluzioni, e i suoi pensieri che fanno avanti e indietro rapidi e frenetici come scolopendre. Con la curiosità di un bambino, m'immagino di aprirle il cranio, srotolarle il cervello e frugarci dentro, per catturare i suoi pensieri. A cosa pensi Amy? La domanda che ho fatto più spesso durante il nostro matrimonio, magari non ad alta voce, magari non alla persona che avrebbe potuto rispondermi. Suppongo che domande simili incombano come nuvole nere su ogni matrimonio. A cosa pensi? Come ti senti? Che cosa ci siamo fatti? Cosa faremo?".

"Ho della cattiveria in me, reale come un organo. Mi dilania il ventre e può scivolare a terra, carnosa e scura, tanto da poterla calpestare. Il sangue dei Day. Ha qualcosa che non va. Non sono mai stata una brava bambina e sono peggiorata dopo gli omicidi. Libby l'orfanella è cresciuta apatica e smidollata, trascinandosi a fatica da un gruppo di lontani parenti all'altro - secondi cugini, prozie, amici di amici -, rinchiusa in una serie di roulotte o fattorie fatiscenti in giro per il  Kansas. Mandata a scuola con i vestiti smessi delle sorelle morte: camicie con le ascelle macchiate; pantaloni sformati, troppo grandi, tenuti su da logore cinture strette fino all'ultimo buco. Nelle foto di classe avevo sempre i capelli spettinati - con le mollette aggrappate alle ciocche, come oggetti volanti impigliati fra i cespugli -, le borse sotto gli occhi e lo sguardo da affittacamere ubriaca. Forse una piega riluttante delle labbra al posto del sorriso. Forse. Non ero una bambina adorabile e sono diventata un'adulta decisamente sgradevole. Tracciate un disegno della mia anima e ne uscirà uno sgorbio con le zanne".

"Non è perché non ero brava che ho smesso di fare le seghe. Ho smesso di farle perché ero la migliore. Per tre anni ho fatto le migliori seghe di tutta l'area metropolitana di New York. Il segreto è non stare a pensarci troppo. Se incominci a preoccuparti della tecnica, se ti metti ad analizzare ritmo a pressione, perdi la natura essenziale del gesto. Devi prepararti mentalmente prima e poi devi smetterla di pensare e affidarti al corpo. In fondo è come quando si gioca a golf. Masturbavo gli uomini sei giorni alla settimana, otto ore al giorno, con una pausa per il pranzo, e avevo sempre l'agenda piena. Mi prendevo due settimane di ferie all'anno e non lavoravo mai nei giorni festivi, perché le seghe nei giorni festivi sono una tristezza per tutti. In tre anni quindi calcolo di aver fatto circa 23546 seghe".

Gillian Flynn è un'autrice che amo molto. Scrive thriller che vale la pena di leggere, non scontati, e che tengono incollati alle pagine per la forza della trama e l'ottima caratterizzazione dei personaggi. Ho riportato l'inizio dei suoi tre libri che ho avuto il piacere di scoprire e che ancora ricordo e adoro consigliare.
Un buon incipit è ciò che attira e alimenta una lettura vorace. A volte, capita di iniziare una storia e, poco convinti dalle prime righe, si abbandona con estrema facilità, per passare alla successiva. Questo non succede con i libri di Gillian Flynn. Ogni inizio è brillante, denso di particolari e in poche frasi sono svelati molti indizi circa quello che ci aspetta.
Personaggi femminili controversi, a volte addirittura violenti: Amy è una donna tanto bella e raffinata, quanto manipolatrice e spietata, pronta a tutto per salvare il suo matrimonio; Libby è un'adulta distrutta da un'infanzia finita troppo presto, segnata dal massacro della madre e delle due sorelle, devastata dai ricordi, nei quali cerca di trovare la verità; la protagonista di Un buon presagio non ha un nome, si porta dietro la relazione complicata con la madre, che le ha insegnato a sopravvivere con ogni mezzo, senza curarsi del prossimo.
Rapporti misteriosi con persone vicine, situazioni familiari conflittuali, personaggi femminili dalle molteplici sfaccettature, che rendono ogni storia intrigante e carica di colpi di scena.

In L'amore bugiardo, il marito osserva la moglie e confida al lettore di non conoscerla affatto, di osservarla alla ricerca di risposte, di riflettere continuamente su che cosa lei stia pensando e tutto quello che gli nasconde. Un rapporto oscuro, fatto di dubbi, diffidenza, incertezze; un diario di un matrimonio che non è come gli altri, tenuto in piedi da segreti, pronti a essere rivelati.

Nei luoghi oscuri sfrutta due piani temporali e fa emergere nel presente piccoli tasselli di un evento del passato, per suggerire a Libby la verità sul massacro della sua famiglia. Un colpevole che non è più sicura sia il fratello Ben, un ragazzino, senza alcuna figura di riferimento, condizionato da amicizie sbagliate e condannato con troppa facilità.

Un buon presagio racconta la storia di una giovane scaltra, abituata a prendere il più possibile dagli altri, a vivere di piccole truffe, una delle quali arriva a costarle quasi la pelle quando è lei a diventare vittima. Quando ti ritrovi di fronte qualcuno che è stato ancora più furbo di te, sei costretto a fare un bilancio della tua esistenza e a chiederti se ne è valsa la pena aver scelto una strada invece di un'altra.

Siete alla ricerca di un buon thriller per le vostre vacanze? I libri di Gillian Flynn saranno ottimi compagni di viaggio.

Buone letture a tutti voi!
Veronica

17 luglio 2017

Cielo rosso al mattino di Paul Lynch [recensione]

CIELO ROSSO AL MATTINO
di
Paul Lynch

Casa editrice: 66th and 2nd
Collana: bookclub_19
Traduzione: Riccardo Michelucci
Pagine: 235
Prezzo: € 17,00
ISBN: 9788898970889

Coll Coyle vive con la famiglia nella sua fattoria. Un brav'uomo e un gran lavoratore disposto a tutto per proteggere le persone che ama. Senza un motivo ragionevole è cacciato dalla sua proprietà. Decide così di affrontare Desmond Hamilton, il figlio del proprietario terriero, una discussione che si fa presto accesa. Hamilton resta ucciso e Coll è costretto ad abbandonare i suoi cari per fuggire da una terribile vendetta, pronta ad abbattersi su di lui.
Gli scagnozzi del padrone si mettono sulle sue tracce, guidati da John Fallon, uomo diabolico, cattivo fino al midollo, cinico, senza pietà per i più deboli, la sua presenza è costante in ogni pagina, anche se non fisicamente presente. Coyle assiste all'omicidio del fratello Jim, impotente di fronte a tanta malvagità, una malvagità che avverte alle proprio spalle, in ogni nascondiglio mai sicuro.

"Ti troverà. È come se sapesse che odore ha il tuo sangue".

Fugge dall'orrore della perdita di una persona cara, suo fratello Jim, che non riesce a salvare da una morte atroce, corre nelle tenebre e si allontana sempre di più dalla moglie Sarah e dai figli, ai quali promette che tornerà presto. Attraversa le paludi del Donegal, terre aride e desolate che a malapena conosce, combatte contro la fame, la stanchezza, la solitudine, la paura, per raggiungere una zona protetta. Il suo nemico non lo perde di vista, lo fiuta dappertutto e si crea alleati disposti a collaborare con lui per catturare la sua preda.
Da assassino, a ladro, Coyle è alla ricerca di un biglietto che gli permetta di imbarcarsi sulla prima nave in partenza, perché l'incognita di una terra sconosciuta sembra essere la soluzione migliore. Cutter, l'uomo che lo aiuta ad allontanarsi dall'Irlanda, diventa un amico inaspettato.

Famiglie intere, uomini, donne e bambini, condividono la speranza di una vita migliore in una nave che li condurrà in America. Un viaggio lungo, difficile, segnato dalla fame, da condizioni igieniche pessime e da diffidenza verso gli altri passeggeri: il protagonista si imbarca con una febbre che quasi lo uccide, ma riesce a sopravvivere e a superare una traversata interminabile.
Una possibilità è offerta da un uomo di nome Duffy, che offre un lavoro agli uomini che hanno appena messo piede nel nuovo mondo, lasciandosi dietro la vastità dell'oceano, così ricca di opportunità, ma allo stesso tempo spaventosa per l'ignoto che racchiude.
La costruzione di tratte ferroviarie richiede il sudore e la forza di tante braccia disperate, disposte a turni massacranti per una paga misera, whiskey illimitato e qualche puttana come unica distrazione.
Le giornate si susseguono per inerzia, un'epidemia attacca e si propaga senza fine all'accampamento di Duffy, all'improvviso Fallon giunge in America per concludere la missione a ogni costo.

Cielo rosso al mattino si costruisce in tre parti: la prima racconta della morte di Hamilton e della fuga di Coll Coyle, introducendo l'antagonista Fallon, alla guida del gruppo di sgherri del padrone incaricato di uccidere l'assassino del figlio; la seconda parte è interamente dedicata al viaggio in nave per raggiungere la terra promessa, un tragitto infinito che non dà tregua al protagonista; nell'ultima parte, Coyle comincia a lavorare nella costruzione della ferrovia ed è costretto ancora una volta a scappare dal suo nemico, ancora più agguerrito, fino alla resa dei conti.
Paul Lynch è alle prese con il suo primo romanzo, avvincente, scritto impeccabilmente e che funziona grazie alla descrizione attenta dei personaggi e del contesto. La fuga è una costante presa di potere psicologica ed emotiva ai danni di Coll, obbligato a lasciare i propri affetti per salvaguardare se stesso e la propria famiglia. La natura è lo sfondo della sua corsa alla ricerca di un posto sicuro, che prende vita e diventa protagonista a tutti gli effetti, grazie alle descrizioni, che alimentano una sorta di movimento narrativo, in grado di coinvolgere tutto ciò che è sulla scena:
"Intorno a Coyle il paesaggio era nascosto da innumerevoli strati di tenebre, come se la terra fosse stata rivoltata. I suoi occhi perlustravano quel vuoto silenzioso e privo di punti di riferimento, le colline invisibili sotto il loro manto, le stelle cadute dal cielo in questa diabolica eclissi del giorno. Avanzò con speranza e determinazione e quando cominciò a piovere strinse l'animale ancora più forte e pregò che stessero andando nella giusta direzione".
L'oscurità e la pioggia incessante accompagnano Coyle, spaventato dagli uomini di Hamilton, che, magicamente riescono sempre a individuarlo. Fallon è l'incarnazione di questa oscurità, privo di sentimento e compassione per chiunque. Fiuta la sua preda, incapace di nascondersi da lui, uccide coloro che gli sbarrano il cammino, si fida solo di se stesso. Quando Macken, uno dei suoi compari, gli domanda perché ha ucciso due ragazze che non avevano colpa, lui risponde senza scomporsi:
"Tutti hanno fatto qualcosa [...] Dipende solo da chi è a giudicare. [...] Le persone non sono esseri umani. Sono bestie, bruti, ciechi e idioti dominati da desideri senza limiti di cui non conoscono neanche l'origine".
Di fronte a una famiglia in preghiera prima della cena, vuole dimostrare la propria superiorità di idee e incalza la conversazione sull'esistenza di Dio, proprio quando ha il coltello dalla parte del manico:
"Qualche volta vi parla?, chiese. Chi?, rispose nervosamente Aitken. Dio. [...] Sì, a modo suo mi parla, disse. E in che modo? Attraverso la bellezza che ci circonda. Faller sorrise. Ma dubito che si rivolga direttamente a voi in quel caso, non credete? Se voi moriste, il mondo andrebbe avanti esattamente come prima, quindi non c'è proprio nessuno che sta parlando con voi. Vi aspettate che ci sia una vita dopo la morte? [...]
Questo luogo che chiamano paradiso, questo regno della perfezione e della vita eterna, quando arriva il momento nessuno vuole andarci".
Mi è piaciuta moltissimo l'opera prima di Paul Lynch, perché ha trasformato una storia semplice in un viaggio nell'animo umano, nei sentimenti più spietati, non tralasciando nessun particolare, facendo convergere ogni aspetto in una narrazione di pregio, accurata nella scelta delle parole e nella formazione delle frasi, che tiene incollato il lettore alle pagine. Una piacevole sorpresa, un libro per appassionati di noir, che ricorda Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy, per l'uomo in fuga e per il cacciatore senza anima in grado di sapere sempre dov'è la sua padre.

Veronica

11 luglio 2017

Mia cugina Rachele di Daphne Du Maurier [recensione]

MIA CUGINA RACHELE
di
Daphne du Maurier

Casa editrice: Il Saggiatore
Collana: Tascabili
Traduzione: M. Morpurgo
Pagine: 304
Prezzo: € 10,00
ISBN: 9788856500363

Dato che questo inverno è prevista l'uscita del film Mia cugina Rachele, tratto dall'omonimo libro dell'autrice britannica Daphne Du Maurier, e dato che (per una volta) ho scoperto dell'uscita del film in tempo per leggere prima il romanzo, mi ci sono fiondata subito. 
Mi piace particolarmente Du Maurier, scrittrice dagli anni Trenta agli Ottanta, dalle cui opere ha attinto abbondantemente anche un grande come Alfred Hitchcock. Dopo aver amato Rebecca, non potevo lasciare sullo scaffale Mia cugina Rachele, che si preannunciava un'altra perla tra sospetti e oscurità, nella Cornovaglia di fine Ottocento.

Il giovane Philip Ashley vive da sempre con il cugino Ambrose Ashley, proprietario terriero, scapolo convinto e burlone. I due, molto simili sia di temperamento che di aspetto, si rispettano e si vogliono bene come padre e figlio, come fratelli e come amici: sono l'uno tutto il mondo dell'altro. A causa di avanzati reumatismi di cui soffre, il cugino Ambrose decide di svernare in un luogo più caldo che possa dargli sollievo, lasciando brevemente la familiare ma umida Cornovaglia. Non senza qualche rimostranza da parte di Philip, che vorrebbe seguirlo, Ambrose sceglie Firenze come meta di riposo e parte.
Da laggiù, Philip riceve le lettere di Ambrose, colme di contentezza e serenità. I reumatismi sembrano farlo soffrire meno, inoltre ha trovato molti inglesi residenti in Italia, con i quali sta passando dei bei momenti: una tra tutti, la cugina Rachele, figlia di lontanissimi parenti degli Asheley, nata e cresciuta a Firenze. Rachele è appassionata di piante e giardini, proprio come Ambrose, e diviene protagonista delle lettere che lui scrive, fino a diventarne improvvisamente la moglie. Un colpo per Philip, che ricorda il cugino come scapolo impenitente ai limiti della misoginia.
Presto le lettere cominciano a diradarsi. Diventano sbrigative, confuse, piene di accenni ad affari che la cugina Rachele tiene in città, denaro sottratto e acciacchi sempre più gravi: Ambrose lamenta mal di testa lancinanti, nausee profonde e svenimenti, febbri altissime. Di colpo, non scrive più.
Tocca a Philip raggiungerlo per scoprire che non c'è più niente da fare: Ambrose è morto e Rachele sparita con tutti i suoi averi. Ne scaturisce un odio profondo e vendicativo nei confronti della moglie, donna misteriosa, che lui si figura mostruosa, avida e assassina, e che non vede l'ora di incontrare per fargliela pagare più cara che può.
Ma senza preavviso, Rachele giunge alla tenuta degli Ashley e reca con sé tutti gli averi del marito: desidera che ritornino alla sua famiglia, non ha mai avuto intenzione di farli sparire. La donna che si presenta alla porta è profondamente diversa da quella che lui aveva in mente: buffa e gentile, bella, generosa, affabile e non pretende niente per sé. Non può fare altrimenti che ospitarla, del resto è la moglie di Ambrose. Possibile che sia davvero lei l'artefice della sua morte? Una persona così amabile, come Philip scoprirà...

Un thriller psicologico, mi viene da definirlo "comportamentale", calato nella campagna inglese vittoriana, in cui un rampollo fin troppo dipendente da una figura familiare e mitizzata perde del tutto la ragione per un amore avventato e disarmante, in un crescendo di dubbi e doppiezze, istintività ed errori fatali.
Se si amano i romanzi ottocenteschi, consiglio di rispolverare questo libro caduto un po' nel dimenticatoio. Non è originario dell'Ottocento, ma ne esprime tutte le atmosfere, pranzi domenicali sotto il sole, gite a cavallo, crinoline e regole sociali, macchiandole di sospetto e delle tenebre rischiarate solo dai candelabri, tra scale semibuie, conversazioni mozzate e presenze ingombranti, tutte caratteristiche tipiche dei romanzi della Du Maurier, dallo stile ricco e posato, mai pomposo.
Dopo questo, recuperate Rebecca, il suo capolavoro.

Alessandra

6 luglio 2017

Cielo rosso al mattino di Paul Lynch [frasi libro]


CIELO ROSSO AL MATTINO
di
Paul Lynch
"Un bambino vive al caldo nel ventre della madre senza avere alcun peso. Poi viene al mondo e non è altro che una piccola creatura piagnucolosa, come un animale. Non ti ha mai stupito questa cosa, Macken? Ti sei chiesto qual è il motivo? Perché si percepisce per la prima volta, perché scopre di avere un peso nel mondo e una simile scoperta è un trauma per lui. Non riuscirà mai a farsene una ragione. Insieme al peso arrivano le sensazioni, il dolore, la fame, il bisogno di dormire e un'infinità di desideri e necessità. [...] il bambino non riuscirà a riprendersi dalla sofferenza del suo peso. Man mano che cresce, i suoi bisogni non cessano di moltiplicarsi. Sempre di più, mai di meno. Sviluppa un appetito insaziabile per le cose. Prova a dare una minestra a un affamato e lui vorrà la carne. E quando l'avrà ottenuta, si siederà alla tua tavola e ti chiederà l'argenteria. Pensaci bene. Ogni desiderio soddisfatto ne porta uno nuovo. Diventa una tortura, un desiderio illimitato e insaziabile. [...] Le persone non sono esseri umani. Sono bestie, bruti, ciechi e idioti dominati da desideri senza limiti di cui non conoscono neanche l'origine. E gli orpelli con i quali ricopriamo tutto ciò per avere la coscienza a posto non sono altro che illusioni. Il tributo che si versa alla vita è il fardello del nostro stesso peso e alcune persone stanno meglio se ne sono sollevate".
A breve, su questo spazio la recensione! 

Veronica

4 luglio 2017

Il cartello di Don Winslow [recensione]

IL CARTELLO
di
Don Winslow

Casa editrice: Einaudi
Collana: Stile libero big
Traduzione: Alfredo Colitto
Pagine: 879
Prezzo: € 22,00
ISBN: 978806217549

A distanza di dieci anni, il seguito de Il potere del cane, romanzo da molti considerato il capolavoro di Don Winslow. Sicuramente tra i migliori noir che ho avuto il piacere di leggere e Il cartello è stato un adrenalinico ritorno alle vicende della guerra della droga, combattuta tra Messico e Stati Uniti.
Art Keller ha scelto di isolarsi dal mondo, cercando una qualche forma di redenzione, nascosto in un monastero del New Mexico, dove nessuno conosce la sua identità e si dedica all'apicoltura.
Adán Barrera, "El Señor de los Cielos, il patrón della droga più potente del mondo" è rinchiuso in un carcere di Puente Grande, il più duro e sicuro del Messico. Qui si muove indisturbato, con la complicità delle guardie e la sorveglianza del cugino Diego Tapia, continua a controllare i traffici esterni e ha il tempo di sedurre una prigioniera, Magda Beltrán, reginetta di bellezza, alla quale offre protezione. La sua evasione è il richiamo per Keller, il richiamo a tornare in prima linea per sconfiggere un nemico che pensava ormai sconfitto. La resa dei conti sembra essere vicina.

Don Winslow costruisce un romanzo complesso, dedicato "ai giornalisti assassinati o scomparsi in Messico" nel lasso di tempo in cui è ambientato, ricordando molti nomi, ricordando che a tanti altri è toccata questa sorte. Il libro dedica spazio al lavoro dei giornalisti, al loro instancabile impegno per dar voce ai soprusi, alla corruzione dei poteri forti, ai signori della droga, ai tanti omicidi senza colpevole. Un esercito pronto a colpire con le parole, mettendo a rischio la propria incolumità e quella delle persone care. Sono loro che raccontano la guerra tra i cartelli e la situazione drammatica nella quale sprofonda il Messico, abbandonato da tutti, tranne da alcuni piccoli eroi, che cercano di farsi sentire, di dimostrare coraggio restando e non scappando. 
La brutalità di ogni esecuzione, ogni punizione inflitta a colpevoli e innocenti, è descritta con dovizia di particolari, amplificando lo stile dell'autore, che non ha paura di parlare della violenza; sa che esiste, sa che è compiuta senza pietà, e la offre al lettore in tutta la sua crudezza, soprattutto se si pensa che gran parte della narrazione si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti.

Al centro della narrazione, la sfida finale tra Art Keller e Adán Barrera. Il primo che insegue il secondo. Il buono e il cattivo. Un appellativo non poi così netto, quando ci si addentra nella storia. Entrambi sono disposti a tutto per raggiungere gli obiettivi, nessuno è senza peccato. Il cartello non è solo l'atto conclusivo de Il potere del cane, tanti nuovi personaggi ci vengono presentati e sono tutt'altro che marginali. Don Winslow descrive il passato di ognuno, pochi tratti fisici, le caratteristiche emotive più rilevanti e ciò che li lega ai protagonisti.
Come nei migliori colpi di scena, non sai mai chi sopravvive e chi muore: a tanti ti affezioni, di molti ti affascina la caratterizzazione approfondita e ne rimpiangi l'improvvisa dipartita.
Un romanzo forte, efficace nel linguaggio, senza tanti fronzoli, efferato in diverse scene, con la guerra tra i cartelli, impegnati nella conquista di territori sempre più ampi del Messico, tra finte alleanze e piani per estirpare agli altri una fetta importante del mercato della droga. Le stesse istituzioni sono colluse con i trafficanti, la corruzione è presente a molti livelli, gli uomini più insospettabili sono schierati dalla parte che fingono di combattere.
"Il cosiddetto problema messicano della droga, è in realtà il problema americano della droga.
Non esiste un venditore senza un compratore. La soluzione non è e non sarà mai in Messico".
Un seguito riuscito, che non credevo sarebbe riuscito ad appassionarmi tanto come il primo: leggete Don Winslow, una delle voci attuali migliori del noir, capace di mischiare in una trama complessa, tanti stili, tanti generi, senza perdersi, senza abbandonare il filo della narrazione.

Veronica

18 giugno 2017

Mia nonna saluta e chiede scusa di Fredrik Backman. Come nascono le Fiabe...

Nel mondo reale ci sono migliaia di fiabe che nessun intelligentone sa da dove vengano.
Dipende dal fatto che vengono tutte dal Paese-Da-Quasi-Svegli, dove non ci si prende il merito e non ci si vanta, si fa solo il proprio lavoro. 
Tutte le fiabe migliori del Paese-Da-Quasi-Svegli vengono da Miamas.
Di tanto in tanto tutti e sei i regni hanno prodotto singole fiabe, ovvio, ma nessuno degli altri è nemmeno lontanamente bravo quanto Miamas. A Miamas si producono fiabe giorno e notte, si costruiscono ancora a una a una, a mano con cura, non in serie in qualche fabbrica del cavolo.
E solo le più belle in assoluto vengono esportate. Molte vengono raccontate una volta sola e poi cadono dritte a terra, mentre le migliori, le più belle, si staccano dolcemente dalle labbra di chi ne pronuncia l'ultima parola, fluttuano lente sopra tutti coloro che le ascoltano come piccole lanterne di carta brillanti e quando cala la notte vengono portate via dagli enfanti.
Gli enfanti sono creature molto piccole con dei cappelli carinissimi che cavalcano le nuvolanimali. Cioè, gli enfanti. I cappelli invece cavalcano gli enfanti, se vogliamo essere puntigliosi.
Comunque le lanterne vengono raccolte dagli enfanti in grandi retini dorati, poi le nuvolanimali si voltano e si alzano in cielo così in fretta che perfino il vento si fa da parte per lasciarle passare. E se il vento non si sposta abbastanza in fretta, le nuvolanimali gli gridano: "Togliti! Stordito di un vento!", e si trasformano in una specie di animale con le dita per potergli mostrare il medio. 
In cima alla montagna più alta del Paese-Da-Quasi-Svegli, la Montagna dei Racconti, gli enfanti mollano i retini e lasciano che le storie volino libere. 
Ed è così che arrivano nel mondo reale tutte le fiabe che nessun intelligentone sa da dove vengano.

17 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [recensione]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz

Casa editrice: Sellerio
Collana: Il contesto
Traduzione: Luca Briasco
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788838931703

La frontiera determina l'identità americana ed indica uno spazio ideale continuamente ridefinito e considerato inviolabile. Frederick J. Turner ne ha avanzato una tesi nel 1893, che individua una sorta di linea immaginaria, che invita a entrare, muoversi e non a fermarsi. La prima frontiera nella storia degli Stati Uniti sono gli Appalachi, una catena montuosa situata nella parte orientale del nord America; la colonizzazione e lo scontro con i nativi segnano la fine teorica della frontiera a fine Ottocento. Nel momento in cui sembra terminata, l'identità degli Stati Uniti si costruisce a danno di due entità: la nativa, con tutte le sue tribù e quella messicana.
I racconti che compongono la raccolta Tutto inizia e finisca al Kentucky Club sono storie di confine, un confine individuato in un bar di altri tempi, non lontano da un ponte che unisce e separa due città: El Paso negli Stati Uniti, Ciudad Juárez in Messico, quest'ultima considerata una zona tra le più violente del mondo. Un locale intorno al quale ruota ogni cosa, un universo immobile, dove entrare per abbandonare i problemi reali, dove rifugiarsi dal caos ininterrotto che regna all'esterno.
Una linea precaria rappresenta in tutta la sua complessità la difficoltà per i protagonisti di gestire i rapporti umani, in un contesto di insicurezza affettiva e geografica. Oltrepassare la porzione di spazio sicuro per allontanarsi di qualcosa o raggiungere qualcuno, all'opposto vedere l'altro che invade un luogo considerato inviolabile, per sentire le proprie certezze sgretolarsi.
Sette storie, i cui personaggi sono alle prese con l'amore incondizionato verso una persona che ha sconvolto il proprio mondo, coinvolgimenti delicati, situazioni familiari difficili. Un'anima a pezzi che ha bisogno di vedere una speranza, la speranza di rimettere insieme i pezzi e trovare finalmente la felicità. La felicità però non sembra essere il destino di nessuno.

È andato a raggiungere le donne
Uno scrittore solitario, Juan Carlos, s'innamora di Javier, autista di personalità importanti, fra i quali diversi politici. Un amore che sboccia sobrio e silenzioso fra le mura del bar Kentucky Club, per poi perdersi nel deserto, dove il corpo di Javier è stato abbandonato, per unirsi alle numerose donne rapite e mai più trovate.
"Fissavo l'orologio di Javier. Non so per quanto tempo rimasi lì seduto, cercando di non pensare. Cercando di non provare nulla. Poi, mi rimase solo la voglia di tornare a casa. Ma casa non sapevo dove fosse".
L'arte della traduzione
Nick è in ospedale. Un pestaggio, una punizione, un'incisione sulla pelle, per ricordargli che la sua diversità non è accettata. Un'esperienza terribile, che lo segna per sempre; un ritorno nel mondo carico di complicazioni, in cui è necessario riappropriarsi di se stesso e di un nuovo approccio per gestire il quotidiano.
"Nulla mi sembrava estraneo. Ma nulla mi sembrava famigliare. [...] E poi capii che avrei dovuto imparare daccapo il significato di tutte le parole che credevo di conoscere. Avrei dovuto imparare come tradurre tutte quelle parole. Migliaia. Milioni".
L'uomo delle regole
Maximiliano non ha mai conosciuto suo padre, fino all'età di otto anni, quando la madre, completamente a pezzi, lo porta da lui. Una convivenza che si regge su regole, quelle che Max ignorava fino a poco prima. Nonostante un inizio turbolento, proprio quelle regole lo porteranno a fare qualcosa di importante nella sua vita e a diventare un uomo migliore, migliore del padre.
"L'unica cosa che ricordo di quel drink al Kentucky Club è mio padre che mi confessava di aver amato mia madre. «La amavo». Fu allora che capii. Era lei la causa di tutto. Era mia madre non aveva mai amato lui".
Fratello in un'altra lingua
Charlie parla della relazione complicata con i genitori, soprattutto il padre, a David, lo psicologo pagato dalla famiglia per aiutarlo. Non si sente amato, pensa sempre al fratello scomparso, il cui passato e le cui ragioni dell'allontanamento da casa lo sconvolgono nel profondo.
"Non so per quanto sono rimasto lì in ginocchio, singhiozzando, gemendo, gridando. Ma poi ho sentito la mano di David che mi sollevava".
A volte la pioggia
Ernesto ricorda il padre e la brutta opinione che ha sempre dimostrato nei suoi confronti. Per questo, forse, appare forte e imperturbabile; in realtà è molto sensibile e quando scopre che il compagno di scuola Brian è stato picchiato dal padre dopo aver scoperto della sua omosessualità, decide di aiutarlo a scappare. Un'esperienza che gli fa aprire gli occhi su se stesso.
"Sapevo qualcosa di me stesso che avevo sempre ignorato, fino ad allora. E proprio quando avevo cominciato a piacermi, ecco che i odiavo di nuovo".
A caccia del drago
Conrad adora sua sorella Carmen e cerca di starle vicino, consapevole che la spirale autodistruttiva che l'ha risucchiata sembra impossibile da abbattere. I soldi, la famiglia sono come trappole, che la fanno sentire vigilata e mai libera, tanto da rifugiare le proprie pene nella droga.
"Avrei voluto chiederle se riusciva a resistere anche solo un giorno senza ingerire una qualunque sostanza stupefacente. Era vero, avevo paura di lei. Ma ciò che mi terrorizzava era perderla.
Il gioco del dolore
Il dolore della perdita, il dolore di amare, il dolore che può racchiudere la vita stessa. Fuggire dalla verità, affogare i dispiaceri nell'alcool.
"[...] amare è un gioco doloroso. Sì, l'amore fa male [...]".
Famiglie disfunzionali, padri violenti, vite in bilico tra il bisogno di accettazione e la consapevolezza di non riuscire a essere se stessi, perché imperfetti agli occhi degli altri.
Per un giorno, per una notte, per qualche ora, oltrepassano un ponte per lasciarsi alle spalle il dolore e ritrovare la pace rappresentata da un bar di confine, capace di unire e separare il destino dei protagonisti.

Veronica 

13 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [frasi libro]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz


Volevo baciarlo ancora. Forse sarebbe stato lui a baciare me. O forse sarei rimasto lì in piedi, immobile, come un perfetto idiota. Non ero bravo, in queste situazioni. Non lo ero mai stato. Ci sono uomini che sanno amare con eleganza. Io ero goffo e incerto. 
«Che c'è?». Mi guardava.
«Niente».
«Mi stavi studiando, di nuovo».
«Sì».
«Non mi dà fastidio. Mi piace, come mi guardi».
«Potrei farlo per ore».
«Puoi baciarmi ancora» disse.
Chinò il capo, guardando a terra. Era timido. O forse, semplicemente umile. Ecco una cosa che non avevo immaginato, sul suo conto: che fosse umile. E dolce. E dignitoso. Era raro che gli uomini belli avessero una qualunque di quelle caratteristiche.
Lo baciai di nuovo. Sussurrò il mio nome. Mi chiesi che sapore avesse sulla sua lingua. 
«Javier» sussurrai a mia volta. «Sai da quanto tempo non baciavo nessuno?».
Alzò gli occhi verso di me. «Ha importanza?».
«Baciare è una cosa seria». 
Mi baciò ancora una volta. «Non mi è sembrato così serio. Tu che dici?»
«Sì, che lo era» risposi. 

-

Quando ero bambino, il rombo di un tuono fermava il mondo intero. Ricordavo la gente che usciva dalle case, guardava e tendeva l'orecchio, come se ogni goccia che cadeva a terra fosse il sussurro di una persona amata, tornata dal regno dei morti. Provai a immaginare i miei fratelli e le mie sorelle che giocavano in giardino, le loro risate distanti e perdute tra un tuono e l'altro, i loro corpi illuminati dai lampi. Mi vidi correre verso di loro. Tutti insieme, io, i miei fratelli e le mie sorelle, che ridevano, felici. Il temporale cessò bruscamente come era cominciato. L'immagine dei miei fratelli e delle mie sorelle scomparve. Alzai gli occhi verso il cielo immacolato, nel quale le nubi già si diradavano. Mi scostai dalla finestra e tornai a sedermi sul letto. Decisi di andare a correre. Ero stanco di sentire la presenza dei tre ragazzi bianchi, che aveva occupato il mio corpo. Il loro odio mi si era appollaiato dentro come un uccello nel suo nido, in attesa che le uova di dischiudessero. Decisi che all'odio potevo abituarmi: che potevo addirittura imparare ad amarlo, proprio come avevo imparato ad amare il deserto.

-

Mio padre è morto in un incidente d'auto. È passato con il rosso, e ha portato con sé all'altro mondo anche l'uomo che guidava l'altra macchina. Una fine strana ed ironica per un uomo così attento e padrone di sé. Attento a come vestiva. Attento a come parlava. Attento nell'utilizzo delle sue finanze personali. Ma disattento in tutte le faccende di cuore. Non è mai riuscito a controllare la propria crudeltà. Era la sua droga preferita. La sua grande dipendenza. Quando intravedeva un'opportunità di comportarsi in modo crudele, doveva coglierla al volo, a ogni costo. Tentava di coprirla con una patina di grazia e buona educazione, che amava definire un effetto del suo alto lignaggio. Ma non ci riusciva.

Veronica

A breve, su questo spazio la recensione!

10 giugno 2017

Tredici di Jay Asher - 13 Reasons why, serie tv Netflix [recensione]

13 REASONS WHY: UNO SGUARDO ALLA SERIE TV A CONFRONTO CON IL LIBRO DI JAY ASHER


Tutti parlano della serie tv Tredici: recensioni approfondite, riflessioni sui rapporti fra gli adolescenti di oggi, il bullismo, l'alcolismo, il suicidio, la depressione, lo stupro, il cambiamento dell'ambiente scuola nel corso degli anni, un'analisi su quanto i personaggi rispecchino la realtà.
Gli anni delle medie e delle superiori rischiano di essere difficili da sopportare. Purtroppo la cattiveria e la superficialità sono due aspetti che siamo chiamati ad affrontare. Non sempre è semplice fregarsene, il comportamento di un altro può scatenare conseguenze impreviste.
La curiosità ha fatto sì che mi avvicinassi a questo prodotto presente ovunque, tratto da un libro, classificato come young adult, scritto nel 2007. Quali sono i motivi che hanno portato al suicidio di Hannah Baker?
"Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perché voi siete una delle ragioni".
Sette cassette che ripercorrono con lucidità il percorso che ha portato la giovane protagonista a scegliere di togliersi la vita. Tutte recapitate a tredici compagni di scuola, entrati nella vita di Hannah Baker per lasciare un segno.
La storia è raccontata da due punti vista. Quello di Clay Jensen, il tipo strano, poco socievole e innamorato dalla prima liceo di quella ragazza bellissima, misteriosa e con la quale ha scambiato poche parole; una scatola recapitata da un mittente sconosciuto è una sorpresa tutt'altro che gradita. Scopre chi sono gli altri, lui compreso, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella decisione del suicidio. Mentre nelle puntate si assiste a una presa di coscienza e a una reazione concreta per far luce sull'accaduto, nel libro mantiene più una posizione da spettatore.
L'altro narratore è Hanna Baker. Un modo insolito di spiegare le ragioni di un gesto che a molti risulta vigliacco, esagerato, senza fondamento. Con le sue parole vuole "torturare" chi è rimasto, fargli capire il dolore che si nasconde dentro una persona ferita e, con lucidità, racconta l'evolversi di un drammatico effetto valanga, che l'ha trascinata in un abisso senza via d'uscita. Un personaggio controverso, accusato di manifestare sin troppa allegria e ben poco realismo psicologico: io l'ho trovata una figura convincente, dalle molteplice sfaccettature, un'adolescente contraddittoria e tragica, come lo si è a quell'età, subissata da tanti sentimenti, incapace di gestirli. In certi momenti, la vorresti scuotere, far reagire, perché là fuori c'è un mondo grande e pieno di ostacoli; altre volte si piange, ci si abbatte e si pensa "cavoli, ma tutte a lei le sfortune?".
Durante la lettura appare molto più apatica, uno "speaker" arrabbiato che riferisce delle ingiustizie che ha subìto e ormai si è arresa a non avere più ragioni per vivere; osservandola, si nota una maschera di positività che indossa al liceo, in casa con i genitori, al cinema dove lavora e una tristezza profonda, celata con attenzione a chi non merita di vederla, ma pronta a esplodere se viene di nuovo alimentata. 
L'amicizia è descritta come ancora di salvezza, molti di coloro presenti sulle cassette sono stati per un attimo possibili amici, alleati tanto desiderati per voltare pagina. Ma la storia si ripete. E Hannah continua a essere vittima di pettegolezzi ed etichettata dai coetanei come ragazza facile, più bel sedere dei corridoi, egocentrica. Nessuno la conosce davvero. L'immagine è tutt'altro che reale, costruita su un mare di falsità.

Il libro di Jay Asher alterna corsivo e carattere normale per le due voci narranti. Questa modalità di scelta l'ho trovata pesante per il testo, perché spesso si susseguono brevi frasi che si allacciano a un pensiero precedente, amplificando la sensazione di interruzione e la mancanza di fluidità. La suddivisione degli eventi fra i diversi piani temporali e le diverse figure in campo ha più credibilità e più presa nella serie tv. I brividi, gli stati d'ansia, la repulsione, l'angoscia, la rabbia, ogni stato d'animo, forte e palpabile sullo schermo, difficilmente è riproposto con efficacia nel romanzo. Il creatore è riuscito a sfruttare benissimo un testo scritto dieci anni fa, trasformandolo nel fenomeno più chiacchierato del momento, nel bene e nel male.
Nel confronto telefilm/libro, ho preferito il telefilm. La struttura narrativa dà il giusto spazio ai tredici ai quali i lati delle cassette sono dedicati, quanto veramente sono colpevoli, ma allo stesso tempo, alcuni, anche vittime. Non tutti si sono macchiati di peccati gravi, altri hanno compiuto azioni imperdonabili. Chi ha veramente ucciso Hanna Baker?
La scuola reagisce al suicidio di un proprio studente sollevandosi da ogni responsabilità, puntando sulla promozione di una campagna di sensibilizzazione intrisa di retorica e scontrandosi con i genitori della ragazza, spaventati dalla possibilità che la figlia fosse vittima di bullismo. Ma i temi non sono un mero elenco affisso al muro di parole vuote: Tredici ha raggiunto un risultato importante, quello di parlare, discutere, riflettere su argomenti delicati, raccogliendo attorno a sé fasce di età diverse, che ne decretano, senza ombra di dubbio, un successo, sotto più punti di vista. La telecamera inquadra uno stupro, un suicidio, degli occhi dal presagio di morte. Un realismo brutale, che non lascia indifferenti e ricorda quanto l'adolescenza si può trasformare in un inferno.
Quante volte ci siamo sentiti inadeguati e in bilico tra il non poter essere se stessi e il doversi comportare come qualcun altro per il semplice desiderio di accettazione?

Cosa ci ha insegnato Tredici?

1. Mostrare la nostra sensibilità non è sinonimo di debolezza.
2. Nessuno ha il diritto di calpestarci.
3. Una donna non deve essere mai palpeggiata, denigrata, molestata verbalmente e fisicamente, per nessuno motivo.
4. Lo stupro va denunciato, non è mai colpa di chi lo subisce.
5. I nostri talenti vanno mostrati e non dobbiamo vergognarci.
6. Le scritte sui muri non hanno potere su di noi, l'acqua lava via le ferite.
7. Affogare i dispiaceri nell'alcool non è la soluzione.
8. Nei silenzi si nascondono tormenti profondi.
9. Mai provare imbarazzo per i propri gusti sessuali.
10. La nostra privacy e quella degli altri sono diritti insindacabili.
11. Se si è vittima di un bullo, il meccanismo di difesa che ci trasforma a nostra volta in bullo non è giustificabile.
12. Tutti abbiamo un problema.
13. Non giudichiamo gli altri, proviamo a essere empatici.


Veronica

30 maggio 2017

Piccole Grandi Bugie di Liane Moriarty [recensione]

PICCOLE GRANDI BUGIE
di
Liane Moriarty

Casa editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Traduzione: Enrica Budetta
Prezzo: € 19,50
Pagine: 432
ISBN: 9788804659518

La vita a Sidney, una piccola cittadina di provincia nella contea di Pirriwee, Australia, si svolge senza troppi scossoni o avvenimenti degni di nota, tra pettegolezzi di poca rilvanza sul vicino di casa, sul lavoro o sugli ultimi acquisti.
La giornata di orientamento per la pre-scuola, l'anno propedeutico delle elementari, è l'inizio di una grande amicizia tra le tre protagoniste. 
Jane ha ventiquattro anni e si è appena trasferita con il figlio Ziggy. L'accoglienza da parte della comunità non è delle migliori: proprio il primo giorno, una bambina, Amabella, è vittima di bullismo ed è il nuovo arrivato additato del fattaccio di fronte a tutti.
Madeline è sposata con Ed e vivono insieme ai tre figli, Fred, Chloe e Abigail, quest'ultima avuta dal precedente matrimonio. Non è mai riuscita a perdonare l'ex marito Nathan per averla abbandonata con una bimba piccola e vederlo felice con un'altra donna, molto giovane e impossibile da odiare, peggiora le cose. Forse per questo avverte da subito una forte empatia per Jane, alla quale offre appoggio e disponibilità. La sua migliore amica è Celeste, così bella da attirare lo sguardo di chiunque al suo passaggio, madre di due gemelli e sposata con Perry, uomo affascinante, ricco e premuroso.

L'autrice svela nelle prime pagine un omicidio avvenuto durante la serata quiz, uno degli eventi maggiormente attesi dell'anno; parte dei capitoli riporta stralci di dichiarazioni degli abitanti del posto, un coro di voci, di cui non è dato distinguere verità da diceria. Fino alla fine non è resa nota l'identità del morto e dell'assassino. L'attenzione è focalizzata sul rapporto che nei mesi precedenti si instaura tra i personaggi femminili principali e su quanti segreti celino agli occhi degli altri. Nessuno è perfetto per quanto voglia sembrarlo.
Madeline ha difficoltà a relazionarsi con Abigail, sente che la sta perdendo e soffre della sua decisione di vivere con la nuova famiglia di Nathan; non può competere con la matrigna Bonnie, altruista verso il prossimo e con una mente aperta agli occhi della figlia adolescente. Si mette contro tutti pur di aiutare Jane ad ambientarsi, soprattutto quando apprende come Ziggy è stato concepito: Saxon Banks, l'incontro di una notte, un mostro che l'ha violentata, l'ha umiliata ed è sparito senza lasciare traccia. Una traccia nel cuore è nella mente di Jane sono indelebili ogni volta che guarda il figlio, quel dolce bambino che si professa innocente dalle accuse di violenza contro una compagna di classe. L'ombra del dubbio non l'abbandona mai, il dubbio che possa aver ereditato il seme della follia da un padre aggressivo.
Celeste non ha il coraggio di ammettere di essere vittima di abusi: appare spesso distratta, nasconde i lividi sotto i vestiti, lotta contro il suo aggressore, convinta che la difesa la classifichi al pari dell'aguzzino. La consapevolezza si fa strada solo quando comincia a vedere una psicologa che, con le sue domande, le permette di aprirsi e rivelare fatti da sempre celati.

Tutti mentono, tutti fingono di vivere un'esistenza perfetta. Le bugie sono un'ottima arma di difesa, perché la verità rende vulnerabili anche agli occhi delle persone di cui ti fidi. Il passato che le tre protagoniste si portano dietro è una zavorra dolorosa e difficile da accettare; preferiscono mantenere un'immagine di perfezione e forza nella quale rifugiarsi e sentirsi al sicuro. L'amicizia che le lega è l'antidoto più potente che hanno contro le difficoltà e lo sanno bene: il caffè al bar, le passeggiate sulla spiaggia, le telefonate sono il loro momento di tranquillità. Il romanzo ricorda le atmosfere di Desperate Housewife, casalinghe disperate, qui madri disperate, amorevoli e pronte a tutto pur di regalare ai propri bambini la felicità che meritano. Una sottotrama che si tinge di giallo e si colloca in secondo piano per lasciare spazio a temi delicati quali la violenza domestica, lo stupro, il bullismo a scuola. Non solo una battaglia tra vittime e carnefici, Liane Moriarty affila la penna e costruisce una storia coinvolgente e diversi colpi di scena con al centro tre donne con personalità distanti e demoni interiori da sconfiggere.

Non solo il libro. HBO ha prodotto la mini serie in sette episodi, diretti da Jean Marc Vallé (Dallas Buyer Club, Wild, Demolition, ...) e ideata da David E. Kelley. Una trasposizione che funziona, curata nelle ambientazioni, nella musica e con un cast di prima scelta; le attrici ricoprono perfettamente i ruoli principali e risultano azzeccate e convincenti: Reese Whiterspoon (Madeline), Nicole Kidman (Celeste), Shailene Woodley (Jane).

Da leggere e da vedere!


Veronica

25 maggio 2017

SALTO30, GIORNI DI INCONTRI, LIBRI & DIVERTIMENTO


SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO, TRENTESIMA EDIZIONE

I giorni del salone non arrivavano mai. Mesi a segnare quanto tempo ci separa da un evento che aspettiamo per un anno intero. Quando finalmente è cominciato, troppo velocemente è finito. Ogni anno sembra essere migliore del precedente; sarà per via dell'entusiasmo che sentiamo e che percepiamo in tutti i luoghi che ne fanno parte e sono costruiti per essere spazi di aggregazione e di socializzazione, dove incontrare case editrici più o meno conosciute, autori di pregio e tantissimi libri.
Il programma è stato davvero ricco e, nonostante le file, siamo riuscite a seguire molti incontri.

TRADURRE STEPHEN KING
Partecipanti: Giovanni Arduino e Anna Pastore



Il traduttore non è un mestiere semplice e la professionalità è data da tutta una serie di competenze che non si possono ridurre al semplice padroneggiare bene la lingua di partenza e arrivo. Come lo stesso Giovanni Arduino ha sottolineato, conoscere l'autore è fondamentale per raggiungere una traduzione fedele e in grado di rispecchiare il testo che si è chiamati a interpretare; l'immagine che descrive a pieno il lavoro in questione è quello di una "fogna che assorbe tutto". La passione per lo scrittore da tradurre e la voglia di muoversi e vivere in prima persona le esperienze narrate per apprendere i diversi registri e gli usi degli stessi sono aspetti necessari.
Il secondo passo è quello della revisione, compito importantissimo, in quanto ha il potere di affossare una traduzione o di renderla migliore se fatta molto bene.

DAL REGNO UNITO A HOLLYWOOD, RACCONTARE CON LEGGEREZZA
Partecipanti: John Niven, Flavio Soriga, Paola Soriga




John Niven ha lavorato per diverse etichette musicali e come sceneggiatore, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. In questa piacevole chiacchierata con due autori sardi, Flavio e Paola Soriga, sono stati evidenziati i tratti distintivi visibili nelle sue opere pubblicate in Italia con Einaudi, A volte ritornoMaschio bianco etero e Le solite sospette: ironia, leggerezza, profondità, malinconia, proprietà di linguaggio, riflessione.
Lo stesso Niven ha confessato di aver provato a scrivere in giovane età, ma con scarsi risultati; il talento che aveva dentro non era pronto a esplodere. Elaborare la propria vita è stato il passo successivo che ha permesso di ottenere un grande successo.

SCRITTORI DAGLI STATI UNITI D'AMERICA. INCONTRO CON RICHARD FORD
Partecipanti: Richard Ford, Sandro Veronesi



Tra loro è l'ultimo romanzo di Richard Ford pubblicato in Italia da Feltrinelli. Due ritratti del padre e della madre, un libro non concepito come opera sull'autore, bensì come uno scritto in grado di mettere a fuoco una vita che al contempo gli appartiene e non gli appartiene. Quando erano ancora in vita, i genitori non hanno rivelato al figlio tutto il loro passato, soprattutto gli aspetti più dolorosi. Molte domande sono state lasciate senza risposta. Un rapporto complicato, segnato dal difficile periodo storico e dalla morte del padre quando aveva sedici anni. La sua scomparsa ha portato un cambio di rotta, lontano dalla fase di ribellione preponderante fino a quel momento. 
Secondo Ford la letteratura è chiamata da un lato a colmare l'ignoto, essendo consapevoli che l'essere involontariamente ignorante permette di scrivere più libri e dall'altro ad avvicinarsi a cose che già sappiamo.

I CONFINI DELL'HARD BOILED. Sesso, crimine e violenza nella letteratura e nel cinema degli Stati Uniti
Partecipanti: Luca Briasco, Elisabetta Bucciarelli, Mauro Gervasini, Francesco Montanari



Incontro dedicato al noir nel cinema e nella letteratura. Al centro, la frontiera, che determina l'identità americana o, meglio, statunitense, uno spazio ideale continuamente ridefinito e considerato come inviolabile. La prima frontiera nella storia degli Stati Uniti sono gli Appalachi, una catena montuosa situata nella parte orientale del nord America; la colonizzazione e lo scontro con i nativi segnano la fine ideale della frontiera a fine Ottocento. Nel momento in cui sembra finita, l'identità degli Stati Uniti si costruisce a danno di due entità: la nativa, con tutte le sue tribù, e quella messicana.
Il tema cardine del salone, attraverso l'immagine simbolo di un libro aperto a cavallo di un muro, è non tanto abbattere i confini (troppo utopistico), ma capire che ci sono e dibattere di questa presenza attraverso testi e pellicole che in qualche modo hanno affrontato l'argomento.
L'attore Francesco Montanari ha letto brani tratti da quattro romanzi diversi: The Gateway di Jim Thompson, Il potere del cane di Don Winslow, Non è un paese per vecchi di Cormac Mccarthy e Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz. Una lettura potente, suggestiva e toccante.

LO STRAORDINARIO SUCCESSO DI ELENA FERRANTE NEL MONDO


Sandro Ferri spiega come il suo successo sia il risultato di un lavoro ventennale iniziato nel 1992 con "L'amore molesto", proseguito con "I giorni dell'abbandono", "La Frantumaglia", "La figlia oscura", "La spiaggia di notte" e portato a termine con l'ultimo episodio della famosa quadrilogia "L'Amica geniale" che nel mondo ha venduto più di 5 milioni di copie. Il ruolo della stampa è stato fondamentale, gli articoli usciti molti e alcuni anche approfonditi ma sono stati i lettori i veri protagonisti. I suoi libri rappresentano un fenomeno letterario editoriale e culturale senza precedenti. Anche Michael Reynolds pensa che il lavoro svolto da E/O sull'autrice per lanciarla in Italia e nel resto del mondo, come l'America sia stato determinante, come determinante è stata la sua indipendenza che a differenza delle altre se crede in un autore ci investe tutto. Va premesso comunque che tale autrice ha infranto la maggior parte delle regole editoriali esistenti. I casi tedeschi e francesi sono ben diversi invece. In entrambi i paesi non hanno ancora finito di pubblicare l'intera quadrologia. L'editrice di Gallimard Anne Assous spiega che in Francia per esempio i primi due capitoli non hanno avuto il successo immediato che ci si aspettava. Questo però non li ha fermati. Infatti il primo pubblicato nel 2014 viene accolto con una certa indifferenza e nonostante si parlasse di famiglia, un argomento a cui i francesi sono molto legati, rendendolo a tutti gli effetti un romanzo di formazione contemporaneo, solo la decisione di venderlo in edizione tascabile e un autore come Daniel Pennac hanno contribuito a ribaltare la situazione. In Germania invece hanno scoperto la Ferrante solo da 8 mesi. In breve tempo sono riusciti a vendere oltre 500 mila copie. Al contrario dall'America che legge prevalentemente i propri scrittori, in questo paese si è molto interessati alla letteratura tradotta, si ha un'attenzione particolare verso gli altri. I tedeschi inoltre amano Napoli, il luogo dove è ambientato il romanzo. Il processo di pubblicazione è stato diverso. Si è richiesto un aiuto concreto della stampa, dei lettori e dei social media con l'hashtag #ferrante4ever. Il successo è arrivato velocemente. A gennaio del 2018 verrà pubblicato il terzo volume.

La prossima edizione del Salone del libro di Torino è fissata dal 10 al 14 maggio 2018, segnatevelo. Noi siamo già in trepidante attesa!

Veronica & Francesca

17 maggio 2017

Istruzioni di fuga per principianti di Mirko Tondi [recensione]


ISTRUZIONI DI FUGA PER PRINCIPIANTI
di
Mirko Tondi

Casa editrice: Caffèorchidea
Prezzo: € 12,00
Pagine: 128
ISBN: 9788894222401

Giacomo è in fuga. Colto dall'irrefrenabile bisogno di fare una pazzia, si ritrova al volante della sua auto, con una valigetta misteriosa sottratta a due tipi loschi, in compagnia della nonna.
Da montatore di mobili, con scarse ambizioni, a ladruncolo allo sbaraglio che, in una giornata come tante, compie un gesto impulsivo, sconsiderato, senza pensare alle conseguenze. 
Niente è casuale, inconsciamente qualcosa è stato il perno che lo ha fatto scattare verso una direzione molto pericolosa.
Forse sapere che sua nonna non è invincibile, quando ha confessato di essere malata e di avere un tumore contro cui nulla si può fare; o forse quando nella sua testa si sono presentate con più insistenza le parole della sua migliore amica Maria Vincenza, detta Mavi, una forza della natura, unica, perché lo costringe ad aprire gli occhi sul futuro e sull'imprevedibilità di osare una scelta che si distanzi dal confine sicuro:
"E così un giorno neanche troppo lontano ti ritroverai davanti a uno specchio, con la barba fatta a metà e qualche delusione in più, e magari scoprirai di non possedere nemmeno un talento, di non essere un esperto pressoché di niente, di saper fare delle piccole cose ma nessuna di queste alla perfezione. Saranno parecchie le domande che ti farai, ma certo parecchie su di te e sugli altri. [...] credo che tu abbia sempre sottovalutato le potenzialità di un'esistenza diversa, fatta di aspirazioni e sfide, ricerche continue, volontà di automiglioramento eccetera eccetera".
Giacomo è ossessionato dai numeri e per ogni aspetto della vita vi trova un'automatica correlazione. Anche i film è la musica diventano una costante nelle decisioni che prende e nei momenti che vale la pena ricordare, trasformandosi in una citazione da cui trarre ispirazione o in una colonna sonora da adottare.
Come lui stesso racconta, il furto di una valigetta è un espediente puramente cinematografico, al quale segue un inseguimento, in grado di suscitare invidia ai più sgangherati road movie, lungo le strade della Maremma. Quella valigetta è l'occasione di diventare un eroe agli occhi della persona per lui più importante; consapevole che la separazione è vicina, ancora non se ne rende completamente conto, affida alla fuga verso la realizzazione di un sogno tutte le proprie forze.
"[...] il tempo insomma si misura in base a quello che si è già vissuto, non più rispetto a quello che rimane da vivere".
Le intenzioni sono buone, il protagonista se lo ripete in ogni istante, ma nel tempo che trascorre alla guida, comincia a pensare a quante volte ha scelto di fuggire da responsabilità, da problemi, da se stesso. E il muro del silenzio eretto dalla nonna diventa così carico di significati, perché si riempie delle sue domande:
"Questi attimi di silenzio sono adatti per pensare, per recriminare ancora sulle proprie scelte, che tanto, istinto o ragione non sono mai quelle giuste. [...] Forse ha ragione Mavi quando dice che ho un'attrazione innata per il fallimento, che tutti i progetti imbastiti e poi naufragati servono solo a rinforzare la sconfitta. E il meccanismo si ripete, preciso come un tabellina, magari fino all'infinito o giù di lì".
Il viaggio dei due protagonisti ricorda moltissimo quello di Mimmo e nonna Teresa in Bianco, Rosso e Verdone: un rapporto speciale, complice e, a tratti, buffo. Un legame che raggiunge il suo apice nell'epilogo così tenero e triste, che suggella la presa di coscienza di Giacomo circa tanti aspetti della sua esistenza e delle persone che gli stanno intorno, per le quali è disposto a tutto. Ottenere tutte le risposte non è più indispensabile: comprende quanto l'azione folle compiuta non è stata vana e lo sguardo rapito della nonna che per la prima volta guarda il mare vale più di mille parole.

Un racconto che dedica spazio a diversi aspetti: critica alla società di oggi, frenetica, povera di sentimenti e precaria in tanti ambiti che conosciamo bene, che raggiunge il suo culmine nel capitolo cinque, dove ogni frase inizia con "Sono stanco"; retrospettiva cinematografica e colonne sonore rock, perfetto sfondo per questo romanzo on the road; le ambientazioni e i luoghi attraversati fra cui Grosseto, Pari, Castel del Piano e Follonica. Istruzioni di fuga per principianti descrive esattamente il bivio interiore che ci affligge nei momenti in cui dobbiamo scegliere: scegliere se seguire pedantemente le regole imposte, la sicurezza di un cammino con pochi intoppi, o fare la scelta più rischiosa, che necessita di un bel po' di coraggio, rendendoci finalmente liberi e soddisfatti della nostre vite. Voi che cosa fareste?

Veronica