24 gennaio 2017

L'ombra dello scorpione di Stephen King [recensione]

L'OMBRA DELLO SCORPIONE
di
Stephen King

Titolo originale: The Stand
Traduttore: Bruno Amato e Adriana Dell'Orto
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 930
Prezzo: € 14,00
IBSN: 9788845275739

Fra i romanzi di Stephen King più ambiziosi e più "pesanti" L'ombra dello scorpione. La data di pubblicazione è 1978; al 1990 risale una versione integrale, quella con la quale ho scelto di cimentarmi. Nella prefazione l'autore spiega che i personaggi sono gli stessi, ma fanno più cose: "se non fossi stato convinto che alcune di queste cose erano interessanti - forse perfino illuminanti - non avrei mai dato il mio assenso a questo progetto".
Ho letto solo l'opera completa e non posso quindi fare paragoni; assicuro però che, come nelle più complesse storie concepite dal re, non c'è spazio per la noia. Il romanzo post apocalittico, commistione di più generi (thriller, horror, fantascienza e romanticismo) in tutte le sue novecentotrenta pagine lascia ampio spazio a riflessioni su amicizia, amore, religione, morale, morte.

Un virus influenzale concepito dal governo si propaga nel mondo; l'errore di pochi è la fine per più del 99% della popolazione. Una malattia letale, impossibile da arginare, colpisce e annienta l'uomo in pochi giorni, riducendo così l'intera razza umana a pochi sopravvissuti, inspiegabilmente immuni.
Tutti sono costretti a fare i conti con la perdita di un genitore, di un figlio, di un fidanzato, di un amico, di un conoscente. La velocità con la quale tutto precipita non lascia spazio all'elaborazione del lutto. Chi è ancora in vita comincia a fare strani sogni, in cui due figure distinte tra loro li chiamano a sé per una sorta di rinascita del mondo. Non da subito è compreso il significato delle immagini e delle parole che accompagnano le notti buie e solitarie; ciò che invece è percepibile è un'esigenza immediata di muoversi, per cercare un posto indefinito e persone con le quali ripartire.
"Randall Flagg, l'uomo nero, marciava verso sud sulla Statale 51, tendendo l'orecchio ai rumori della notte provenienti da entrambi i lati di quella stretta strada [...]. Camminava spedito, facendo risuonare i tacchi degli stivali scalcagnati sulla superficie compatta della strada e, se all'orizzonte si profilavano i fari di un'auto, si rintanava quanto più poteva [...] e l'automobile lo sorpassava, il conducente avvertendo magari un lieve brivido come se avesse attraversato una sacca d'aria, la moglie e i figli dimenandosi a disagio nel sonno, come se fossero stati sfiorati da un brutto sogno, tutti nello stesso istante. Tirava avanti, senza fermarsi, senza rallentare il passo, ma attento ai rumori della notte. I suoi occhi parevano accesi da una frenesia per le possibilità che offriva la notte [...]. Sul viso si leggeva una cupa ilarità che, veniva fatto di pensare, forse albergava anche nel suo cuore, ed era proprio così".
"Ho cominciato a sognare due anni prima che scoppiasse l'epidemia. Ho sempre sognato e a volte i miei sogni si sono avverati. La profezia è un dono di Dio e ciascuno di noi ne possiede un briciolo. Mia nonna la chiamava la lampada splendente di Dio, e a volte soltanto lo splendore, l'aura. In sogno mi vedevo in viaggio verso ovest. Da principio solo con qualche persona, poi qualcuna di più. Verso ovest, sempre verso ovest, finché riuscivo a vedere le Montagne Rocciose. Eravamo una carovana, duecento persone o anche più. E c'erano dei segnali... no, non segnali inviati da Dio, ma normali segnalazioni stradali, e ciascuno di essi diceva qualcosa come BOULDER, COLORADO, 975 CHILOMETRI oppure per BOULDER, IN QUESTA DIREZIONE".
Nell'introduzione intitolata Il cerchio si apre si conosce l'origine e il fattore scatenante dell'influenza. La parte prima è dedicata all'epidemia di Captain Trips concentrata tra il 16 giugno e il 4 luglio 1990, la seconda all'organizzazione delle due fazioni e la terza alla lotta fra le parti per la supremazia del bene o del male. Nel breve epilogo Il cerchio si chiude si svela cosa sia successo al signore delle tenebre, dopo la battaglia conclusiva.
Proprio la lotta fra bene e male è al centro della narrazione: le poche persone immuni alla pestilenza intraprendono un viaggio per raggiungere Mother Abigail Fremantle in Colorado, una veggente di colore ultracentenaria, prescelta da Dio e da lui guidata; o Randall Flagg a Las Vegas, un demonio senza volto, dai poteri paranormali, così diabolico da raggelare il sangue al solo passaggio.
Un percorso nel quale ognuno è chiamato a fare i conti con se stesso, le proprie paure e la propria coscienza.
La vita non è però bianca o nera e i fattori in gioco diventano molti per i personaggi, che progressivamente incontriamo, così tanti, descritti fisicamente, mentalmente, attraverso i dialoghi e le azioni. Ad alcuni ci si affeziona e con partecipazione si seguono le loro vicissitudini.

Frances Goldsmith è una studentessa universitaria incinta; su di lei si proiettano le speranze di una nuova rinascita, una vita che simboleggi la speranza verso il futuro. Si innamora, ricambiata, di Stu Redman, un impiegato in una ditta di calcolatrici, uno dei primi a entrare in contatto con Captain Trips; la sua immunità al virus cattura l'attenzione del governo, che decide di studiarlo in laboratorio. La presenza a Boulder sarà determinante nella ricostruzione di una società civile; molto belli i passaggi dedicati alle discussioni con il sociologo Glen Bateman, un anziano professore, al quale Stephen King affida riflessioni e spiegazioni importanti:
"Che siamo noi stessi a portare a termine l'opera di distruggerci, [...] Credo che questo sia assai probabile. Non d'un sol colpo, perché siamo troppo sparpagliati. Ma l'uomo è un animale gregario, un animale sociale e prima o poi ci ritroveremo in gruppo, se non altro per raccontarci a vicenda come fu che sopravvivemmo alla grande peste del 1990. Molte delle società che si andranno formando saranno delle primitive dittature, capeggiate da altrettanti piccoli cesari, se non siamo proprio fortunatissimi".
Accanto a Fran, il fratello della sua migliore amica, Harold Lauder, segretamente innamorato di lei. Il carattere astioso, imprevedibile e suscettibile ad attacchi di collera difficilmente dominabili, lo etichettano come una di quelle figure in bilico tra luce e oscurità. Quando scopre della relazione fra l'oggetto della sua ossessione e Stu, comincia ad avvicinarsi a Flagg e architetta una personale vendetta.
Nick Andros è il ragazzo sordomuto, con uno spiccato sesto senso, che diventa guida dei sopravvissuti, il prescelto da Mother Abigail, al quale è data piena fiducia. S'imbatte in altri due elementi determinanti per il gruppo. Nadine Coss, un'insegnante che preserva la sua verginità per una persona in particolare, quella che nei suoi sogni non riesce fino in fondo a identificare. Nasconde un segreto, che non trova il coraggio di rivelare ed appartiene al gruppo degli indecisi. Al suo fianco, il ritardato Tom Cullen, tenero e di buon cuore: il ruolo giocato nella sfida finale tra bene e male sarà decisivo.
Chi ancora compie un percorso difficile, ed è per questo fra i protagonisti che maggiormente restano nel cuore, il musicista Larry Underwood. Famoso per aver pubblicato una sola canzone, ricorda costantemente le sue mancanze quotidiane, il non essere un così bravo ragazzo. L'apocalisse sarà l'occasione di cambiare, di contribuire a un disegno più grande, che coinvolge tante persone.
Pattumiera, un piromane affetto da una patologia non controllabile e Lloyd Henreid, un delinquente debole, assuefatto agli ordini dell'ex compagno di rapine e omicidi, ormai morto, sono gli uomini di punta dell'uomo che cammina, insidiatosi a Las Vegas, dove vige un regime del terrore, in cui soprusi, torture e brutali uccisioni sono i metodi prediletti per mantenere l'ordine, un ordine che nessuno si azzarda a sovvertire.

Riuscire a dare un quadro completo di tutti non è semplice; ciascuno subisce una metamorfosi significativa. Interessante leggere come attorno a Mother Abgail, si cerchi di ricreare un assetto strutturato, utilizzando la Costituzione americana (un'ampia parte è dedicata alle assemblee cittadine). In un mondo in cui tutto appare perduto, il male si sente vicino, un diavolo tentatore pronto a insinuarsi per buttare tutto all'aria; l'ordine rappresenta, quindi, uno status necessario per ricominciare. L'unione è la forza, la fede è il motore per abbattere ogni ostacolo alla realizzazione di una umanità ancor più grandiosa.
"Mostrami un uomo e una donna soli ed io ti mostrerò un santo e una santa. Dammene due e quelli si innamoreranno. Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo società. Quattro ed essi edificheranno una piramide. Cinque ed uno lo metteranno fuori legge. Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio. Dammene sette e in sette anni reinventeranno la guerra. L'uomo può essere fatto a immagine di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del suo opposto. E cerca sempre di ritornare".
L'autore costruisce un romanzo meraviglioso, il cui punto di vista di tanti personaggi lo completano e lo arricchiscono, grazie alle storie di tutti. Il bene e il male convivono nel cuore dei buoni e dei cattivi, finché un sentimento non prevale. Il libero arbitrio indirizza da un lato o dall'altro, così che un'entità e un luogo finiscono per simboleggiare le due grandi comunità che gradualmente si costituiscono. Lo scontro è dietro l'angolo e si infiamma nell'anima del singolo, disposto a mettere a repentaglio la propria esistenza per consentire alla giustizia e alla speranza di trionfare.
Nelle battute conclusive, Stu e Frannie sono insieme e si pongono una domanda fondamentale, al centro dell'intera opera:
"Pensi... pensi che la gente impari mai qualcosa?" Lei mosse le labbra per parlare, esitò, rimase zitta. La luce della lampada a petrolio tremolava. I suoi occhi erano ormai stanchissimi.
"Non lo so," rispose infine. Sembrò scontenta della propria risposta; si sforzò di dire qualcosa di più; di chiarire quelle parole; ma non poté che ripetere: Non lo so".
In una parola: capolavoro!
Veronica 

22 gennaio 2017

La strada della follia di Nicola Ronchi [recensione]

LA STRADA DELLA FOLLIA
di
Nicola Ronchi

Casa editrice: Porto Seguro Editore
Sito: www.portoseguroeditore.it
Pagine: 324
Prezzo: € 14,90
ISBN: 9788899993191

Roberto Ventura è un uomo introverso, meditabondo, senza amici, senza una fidanzata, immerso completamente nel suo lavoro presso la casa editrice Solari, un impiego in cui è capace e può dimostrare quanto vale.
La sua esistenza prosegue piatta senza grandi eventi ricchi di nota, fino a quando il suo capo lo convoca nel suo ufficio. A causa di una crisi economica che sta flagellando un po' tutti, urge un ridimensionamento del personale ed è di lui che l'azienda può fare a meno.
Lascia mestamente la propria scrivania e i colleghi, che sempre lo hanno scrutato con diffidenza, tranne Paola, una giovane ragazza segretamente innammorata di lui, che manifesta immediatamente contrarietà verso la decisione del boss, senza però manifestare apertamente i suoi pensieri.
Roberto accetta quindi il licenziamento e la liquidazione sostanziosa, con il rammarico di non aver avuto nemmeno questa volta la forza di reagire; accantona per un attimo qualsiasi idea sul futuro e si dirige al parco, un luogo tranquillo e fuori dalla caoticità della vita vera.
Proprio qui incontra la sorella, i cui rapporti si sono bruscamente interrotti trent'anni prima: il volto familiare risveglia nel protagonista flashback del passato, accompagnati da un dolore mai sopito per la perdita del fratello più piccolo Matteo, morto di fronte ai suoi occhi. Un incidente terribile, per il quale è lui considerato unico responsabile dalla famiglia. Un fardello così pesante è tutto nelle sue spalle e ha influenzato il carattere e i rapporti umani dell'età adulta.

Nelle sue visite al parco, diventate quasi un rituale dei primi giorni da disoccupato, s'imbatte in due vecchi amici di scuola completamente persi di vista. Sebastiano, detto Seb, dalla balbuzia pronunciata, timido e impacciato; Lars Kollmen, disinibito, irrispettoso, senza freni e, a tratti, cattivo.
Entrambi diventano voce della coscienza del personaggio principale: da un lato si sente placato nel reagire e dall'altro spinto a comportarsi senza preoccuparsi delle conseguenze.
La situazione prende una brutta piega nel momento in cui Lars fa credere all'amico di conoscere ogni suo piccolo segreto, compresa la relazione con la giovane e bellissima Pamela, che secondo le sue convinzioni, lo ha lasciato per i problemi economici. Solleticato da continue illazioni, Roberto si reca dalla ex fidanzata: la discussione precipita in fretta e la donna viene uccisa.

Asteria è l'immaginaria città che è sfondo delle vicende: con questo nome si identifica un personaggio della mitologia greca che, per sfuggire alle persecuzioni di Zeus, si trasforma in quaglia e si getta in mare dove diventa un'isola, chiamata Ortigia. Un parallelismo velato all'esistenza di Ventura, che si sente perennemente braccato: da due misteriose figure, una ragazzina e un bambino, sempre insieme e presenti quando l'oppressione e le preoccupazioni si fanno più forti; dalla ricomparsa di Clara, additata come mente perversa, pronta a vendicarsi della perdita di Matteo; da Pamela, il grande amore, contaminato da menzogne e arrivismo, secondo le ultime riflessioni.
La paranoia prende il sopravvento e la spirale senza possibilità di ritorno conduce a un epilogo in cui tutti i nodi vengono sciolti.

Nicola Ronchi costruisce un thriller psicologico con al centro la battaglia interna di uomo segnato da un passato difficile, dalla mancanza di figure di riferimento e dall'abbandono dei familiari, che gli voltano le spalle nel momento del bisogno. Interessante l'analisi introspettiva di Roberto, con una personalità dalle molte sfaccettature, ampiamente caratterizzato e del quale si svela progressivamente sempre di più: l'aspetto fisico poco curato, l'emarginazione, l'insicurezza, i mal di testa frequenti, la dimenticanza nell'assumere le pillole. Propri i particolari sono gli indizi da cogliere per capire l'andamento narrativo: di ogni "comparsa" si notano i tratti distintivi, come il pettinarsi frequente di Lars, a rimarcare l'aspetto narcisistico, e le balbuzie di Seb, terrorizzato dal rimanere invisibile agli occhi di coloro che desidera impressionare.
Alcune parti le ho trovate un po' superflue, poco funzionali alla storia, come le molestie subìte da Paola e la sua conseguente vendetta ai danni del collega. Paola è risultata ai miei occhi poco convincente, ne viene dato un quadro debole e poco credibile, rispetto a tutti gli altri elementi del romanzo, sicuramente più forti.
Nel complesso, ho apprezzato La strada della follia, perché gioca con il lettore, lo costringe a domandarsi quanto c'è di reale e quanto di immaginato, per le citazioni di testi e film e per aver delineato molto bene l'interiorità del protagonista, in lotta continua con se stesso e il mondo esterno.

Non dico altro, a voi il piacere della scoperta!

Veronica

13 gennaio 2017

Signorina Cuorinfranti di Nathanael West [recensione]

SIGNORINA CUORINFRANTI
di
Nathanael West

Casa editrice: minimum fax
Collana: minimum classics
Traduttore: Riccardo Duranti
Prezzo: € 9,00
Pagine: 120
ISBN: 9788875213640

Un famoso quotidiano newyorkese decide, quasi per scherzo, di introdurre una sezione dedicata alle domande del pubblico, dove esporre i propri problemi, nella speranza di ricevere un buon suggerimento. Negli anni '30, l'America ha a che fare con la Grande Depressione e le sue ripercussioni; una rubrica di consigli ai lettori diventa lo specchio della società di quel periodo. A tenerla è un uomo, dall'identità sconosciuta, che si firma Signorina Cuorinfranti. Le lettere sono, all'inizio, spassose. Le storie finiscono, però, per ripetersi. Giorno dopo giorno. E sono tristi, patetiche e dolorose. Un dolore che colpisce il cuore e la mente di colui che dovrebbe fornire sempre una parola di conforto e la soluzione a qualsiasi quesito. La metafora del sasso del capo Shrike, che aleggia, non solo nei pensieri ma anche nelle viscere del protagonista, esprime esattamente quella sofferenza interiore diventata un tutt'uno con il suo corpo. La vita privata comincia a essere "contaminata" da quella professionale: dovunque vada, qualunque cosa faccia, non riesce a staccarsi dal lavoro.

Miss Lonelyhearts "viveva da solo in una stanza fitta d'ombre come una vecchia incisione. C'erano un letto, un tavolo e due sedie. Le pareti erano spoglie, eccezion fatta per un Cristo d'avorio appeso di fronte al letto. Aveva tolto la figura dalla croce e l'aveva fissata direttamente alla parete con dei grossi chiodi. Ma l'effetto desiderato non era stato comunque ottenuto. Invece di assumere un'espressione tormentata, il Cristo rimaneva tranquillamente decorativo".
Quotidianità essenziale, priva di affetti solidi e concreti, assorbita completamente dalle vite degli altri, di coloro che raccontano i propri segreti. Sul comodino, in lettura, I Fratelli Karamazov, con il segnalibro fermo su un capitolo, che sottolinea il rapporto conflittuale con Dio, che non vuole "usare" per indorare la pillola nelle risposte ai lettori.
Una casa in cui tutto è meticolosamente ordinato: "Ogni cosa doveva esser disposta secondo uno schema ben preciso: le scarpe sotto il letto, le cravatte nell'armadio, le matite sulla scrivania". Le immagini del mondo circostante acquistano a suoi occhi quell'ordine maniacale che sta sviluppando.

Una rubrica, con l'intento di aumentare la tiratura del giornale, al principio divertente, si trasforma nel fardello della Signorina Cuorinfranti:
"Si accorge che la stragrande maggioranza delle lettere non sono altro che appelli profondamente umili per ottenere consigli di ordine morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di una sofferenza autentica".
Disperata, Cuore-spezzato, Stanca-di-tutto, Delusa-dal-marito-tubercolotico, sono solo alcune delle voci tristi che, con spontaneità e fiducia, si aprono allo sconosciuto che si nasconde dietro la penna che tanto ammirano; storie che puntano il dito sulla crisi dei valori, che caratterizza l'epoca storica. 
L'alone di malinconia che si respira tra le pagine è così forte da spingere a riflettere e a far scattare un sentimento di empatia nei confronti di un personaggio che fa un lavoro che non lo abbandona mai, nemmeno nella vita quotidiana. A quanti è successo, indipendentemente dal'impiego svolto?
Il protagonista si porta dietro l'insoddisfazione dell'altro, tanto da non riuscire a sentirsi realizzato in niente. La sua apatia, la frustrazione, il non reagire a tono a quello che gli capita, come per paura delle conseguenze, mi ha scatenato un certo nervosismo. Viene quasi spontaneo incitare a una reazione, perché non si può rimanere impassibili di fronte alla vita. La spirale autodistruttiva nella quale Miss Lonelyhearts è caduto è una strada senza uscita, impossibile da abbandonare:
"Strappò via il foglio dalla macchina. Gli pareva che perfino la parola Cristo fosse vana per lui. Dopo aver fissato a lungo le lettere  accumulate sul suo tavolo, si mise a guardare fuori dalla finestra. Una pioggia primaverile stava trasformando il catrame polveroso delle terrazze in lucide distese di pelle verniciata. L'acqua rendeva tutto scivoloso e lui non riuscì a trovare alcun appiglio né per gli occhi né per i pensieri".
Nella prefazione, Matteo B. Bianchi racconta come l'autore, Nathanael West, sia stato sottovalutato quando ancora in vita e meritatamente riconosciuto dopo la morte:
"Profetico e sfortunato, Nathanael West ha potuto contare solo sulla forza delle parole, ignorando che quelle parole avrebbero lasciato un segno indelebile e avrebbero vinto la sfida più grande: quella del tempo. Quasi involontariamente, West è stato dunque la vera Signorina Cuorinfranti di noi tutti, scrivendo lettere in forma di romanzi a un mondo che già sapeva essere inconsolabile".
Una black comedy che, a tratti, strappa un sorriso, per proseguire su note ciniche e amare. Vale la pena di recuperare questo testo, a lungo dimenticato e snobbato.

Veronica

4 gennaio 2017

Sull'orlo del precipizio di Antonio Manzini [recensione]

SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO
di 
Antonio Manzini

Casa editrice: Sellerio editore
Collana: il divano
Prezzo: € 8,00
Pagine: 116
ISBN: 9788838934827
"Guardava il monitor del suo computer. Al centro del foglio bianco, in Times New Roman, corpo 14 maiuscolo grassetto, aveva scritto la parola FINE. L'orologio segnava le 23,30. Sull'orlo del precipizio, il suo ultimo romanzo, era terminato. Due anni, sei mesi  e tredici giorni, tanto era costato in termini di tempo. A questo si dovevano aggiungere l'ansia, la fatica, le notti insonni, i dolori alla cervicale, 862 pacchetti di sigarette, tre influenze, 30 rate di mutuo. Alle 23,30 di quel 2 ottobre 2015 guardando quella parola semplice di due sillabe, Giorgio Volpe, uno dei più grandi scrittori italiani, si interrogava sul suo stato d'animo. Come sto? si chiedeva".
Giorgio Volpe è uno scrittore affermato, con alle spalle una serie di successi letterari e una casa editrice, la Gozzi, seria e competente, che lo supporta nelle diverse fasi di lavorazione. Il suo ultimo romanzo, Sull'orlo del precipizio, è l'opera più ambiziosa da lui ideata e concretizzata: ottocento pagine, una storia familiare, un percorso intimo e perfettamente documentato, due anni e mezzo di impegno costante.
La sua editor, Forella Chiatti, è la prima a ricevere il manoscritto, lo stesso giorno in cui i tre colossi editoriali, la Gozzi, la Bardi e la Malossi si fondono per dar vita a un unico polo, la Sigma, destinato ad avere un controllo pressoché totale del mercato. Il dibattito culturale si affievolisce quasi subito e così l'interesse per una mossa grandiosa attuata da volti ancora sconosciuti.
Chi si nasconde dietro la proprietà del nuovo marchio? Le trasformazioni avranno effetti rilevanti sugli autori attualmente operativi?
Giorgio accoglie con soddisfazione un responso positivo e una conferma di prossima pubblicazione, con rassicurazioni circa la sua ultima fatica. La visita inaspettata di due loschi individui, i quali si presentano come i nuovi responsabili incaricati della revisione del testo da parte della Sigma, sconvolge i sicuri e vecchi schemi.

Un racconto breve di Antonio Manzini, che immagina un futuro in cui un'unica sigla assimila tutte le più importanti case editrici italiane. Che cosa succede quando la libertà di espressione del singolo è messa in discussione, per favorire logiche di mercato incentrate sul profitto a discapito della creatività?
I nuovi dipendenti della Sigma sono vere e proprie macchiette, che si presentano all'autore famoso, abituato a vivere il proprio mestiere in autonomia e collaborazione, con una nuova forma mentis. I libri sono solo prodotti, che devono incontrare il favore del pubblico ed essere venduti a un gran numero di lettori.
I classici subiscono una netta sforbiciata e una totale revisione del linguaggio, per promuove uno stile moderno, piatto e senza analisi complesse. Il testo deve essere divorato e non spingere a pensare: la riflessione è bandita e i cambiamenti tacitamente accettati e non discussi.
Giorgio Volpe è posto di fronte a un nuovo universo ed è chiamato a far parte, senza possibilità di scelta, della narrativa italiana, adesso "comunicazione in lingua indigena".

Una narrazione distopica, dai toni grotteschi, in cui il mondo editoriale è descritto come assuefatto al profitto, la buona letteratura non è tenuta in considerazione e i grandi editori sono manager senza alcuna competenza culturale. Una lettura veloce, spassosa, che analizza una situazione spinta alle estreme conseguenze, con alcune amare verità che riflettono bene tendenze attuali. Si assiste oggi giorno a una pubblicazione massiva che predilige il fenomeno del momento a discapito della qualità: il risultato sono prodotti che trovano (incredibile) il favore della massa.
Un libricino ricco nei contenuti, che tira in ballo tanti temi su cui pensare, dai valori che intende trasmettere la letteratura, la libertà di espressione, il linguaggio, fino a porre l'accento su chi o cosa si aspetta il lettore del futuro: è davvero quest'ultimo, così pervaso da una società dominata dal tutto e subito, considerato poco ricettivo ed esigente da accontentarsi di scritti scarsamente profondi e complicati?
Da leggere con attenzione!

Veronica