13 gennaio 2017

Signorina Cuorinfranti di Nathanael West [recensione]

SIGNORINA CUORINFRANTI
di
Nathanael West

Casa editrice: minimum fax
Collana: minimum classics
Traduttore: Riccardo Duranti
Prezzo: € 9,00
Pagine: 120
ISBN: 9788875213640

Un famoso quotidiano newyorkese decide, quasi per scherzo, di introdurre una sezione dedicata alle domande del pubblico, dove esporre i propri problemi, nella speranza di ricevere un buon suggerimento. Negli anni '30, l'America ha a che fare con la Grande Depressione e le sue ripercussioni; una rubrica di consigli ai lettori diventa lo specchio della società di quel periodo. A tenerla è un uomo, dall'identità sconosciuta, che si firma Signorina Cuorinfranti. Le lettere sono, all'inizio, spassose. Le storie finiscono, però, per ripetersi. Giorno dopo giorno. E sono tristi, patetiche e dolorose. Un dolore che colpisce il cuore e la mente di colui che dovrebbe fornire sempre una parola di conforto e la soluzione a qualsiasi quesito. La metafora del sasso del capo Shrike, che aleggia, non solo nei pensieri ma anche nelle viscere del protagonista, esprime esattamente quella sofferenza interiore diventata un tutt'uno con il suo corpo. La vita privata comincia a essere "contaminata" da quella professionale: dovunque vada, qualunque cosa faccia, non riesce a staccarsi dal lavoro.

Miss Lonelyhearts "viveva da solo in una stanza fitta d'ombre come una vecchia incisione. C'erano un letto, un tavolo e due sedie. Le pareti erano spoglie, eccezion fatta per un Cristo d'avorio appeso di fronte al letto. Aveva tolto la figura dalla croce e l'aveva fissata direttamente alla parete con dei grossi chiodi. Ma l'effetto desiderato non era stato comunque ottenuto. Invece di assumere un'espressione tormentata, il Cristo rimaneva tranquillamente decorativo".
Quotidianità essenziale, priva di affetti solidi e concreti, assorbita completamente dalle vite degli altri, di coloro che raccontano i propri segreti. Sul comodino, in lettura, I Fratelli Karamazov, con il segnalibro fermo su un capitolo, che sottolinea il rapporto conflittuale con Dio, che non vuole "usare" per indorare la pillola nelle risposte ai lettori.
Una casa in cui tutto è meticolosamente ordinato: "Ogni cosa doveva esser disposta secondo uno schema ben preciso: le scarpe sotto il letto, le cravatte nell'armadio, le matite sulla scrivania". Le immagini del mondo circostante acquistano a suoi occhi quell'ordine maniacale che sta sviluppando.

Una rubrica, con l'intento di aumentare la tiratura del giornale, al principio divertente, si trasforma nel fardello della Signorina Cuorinfranti:
"Si accorge che la stragrande maggioranza delle lettere non sono altro che appelli profondamente umili per ottenere consigli di ordine morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di una sofferenza autentica".
Disperata, Cuore-spezzato, Stanca-di-tutto, Delusa-dal-marito-tubercolotico, sono solo alcune delle voci tristi che, con spontaneità e fiducia, si aprono allo sconosciuto che si nasconde dietro la penna che tanto ammirano; storie che puntano il dito sulla crisi dei valori, che caratterizza l'epoca storica. 
L'alone di malinconia che si respira tra le pagine è così forte da spingere a riflettere e a far scattare un sentimento di empatia nei confronti di un personaggio che fa un lavoro che non lo abbandona mai, nemmeno nella vita quotidiana. A quanti è successo, indipendentemente dal'impiego svolto?
Il protagonista si porta dietro l'insoddisfazione dell'altro, tanto da non riuscire a sentirsi realizzato in niente. La sua apatia, la frustrazione, il non reagire a tono a quello che gli capita, come per paura delle conseguenze, mi ha scatenato un certo nervosismo. Viene quasi spontaneo incitare a una reazione, perché non si può rimanere impassibili di fronte alla vita. La spirale autodistruttiva nella quale Miss Lonelyhearts è caduto è una strada senza uscita, impossibile da abbandonare:
"Strappò via il foglio dalla macchina. Gli pareva che perfino la parola Cristo fosse vana per lui. Dopo aver fissato a lungo le lettere  accumulate sul suo tavolo, si mise a guardare fuori dalla finestra. Una pioggia primaverile stava trasformando il catrame polveroso delle terrazze in lucide distese di pelle verniciata. L'acqua rendeva tutto scivoloso e lui non riuscì a trovare alcun appiglio né per gli occhi né per i pensieri".
Nella prefazione, Matteo B. Bianchi racconta come l'autore, Nathanael West, sia stato sottovalutato quando ancora in vita e meritatamente riconosciuto dopo la morte:
"Profetico e sfortunato, Nathanael West ha potuto contare solo sulla forza delle parole, ignorando che quelle parole avrebbero lasciato un segno indelebile e avrebbero vinto la sfida più grande: quella del tempo. Quasi involontariamente, West è stato dunque la vera Signorina Cuorinfranti di noi tutti, scrivendo lettere in forma di romanzi a un mondo che già sapeva essere inconsolabile".
Una black comedy che, a tratti, strappa un sorriso, per proseguire su note ciniche e amare. Vale la pena di recuperare questo testo, a lungo dimenticato e snobbato.

Veronica

Nessun commento:

Posta un commento