18 febbraio 2017

Firenze libro aperto - Festival del libro di Firenze

IMPRESSIONI A CALDO SUL FESTIVAL DEL LIBRO DI FIRENZE E UN INCONTRO SPECIALE CON IL PROFESSOR FRANCESCO SABATINI 


Per coloro che sono abituati a iniziative famose e curate, il paragone diventa quasi spontaneo. Ti addentri in uno spazio aperto, dove gli stand delle case editrici sono appiccicati, altri nascosti, piccoli e, la maggior parte, non molto personalizzati. Una buona parte, lo ammetto, non le conosco; alcuni sono marchi importanti di self publishing italiani e questo non può che far storcere il naso.
Le sale denominate da un colore e da uno schermo che permette di identificare la zona di interesse per presenziare agli incontri, altro non sono che aree delimitate nell'open space, che rischiano di disturbarsi tra loro. E così l'ascolto è penalizzato. L'organizzazione è carente, assente e manca quell'entusiasmo che sempre accompagna questi eventi. Il malcontento generale si avverte.


Ho partecipato all'incontro di presentazione del volume di Francesco Sabatini Lezione di italiano. Linguista, filologo e lessicografo, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, di cui è stato presidente dal 2000 al 2008. Figura molto popolare, grazie alla rubrica Pronto soccorso linguistico, trasmessa la domenica dal programma UnoMattina in famiglia
Sabatini ha ringraziato i giovani che hanno permesso di ospitare una fiera del libro a Firenze, evidenziando l'importanza di ogni momento in cui è possibile il dialogo e il confronto. E su questo non si può che essere d'accordo.
Con l'intervento di Nicoletta Maraschio (presidente del'Accademia della Crusca dal 2008 al 2014) è stato approfondito il ruolo dell'università come prima responsabile della formazione linguistica dei futuri professori, i quali avranno il compito di preparare gli studenti. Un ruolo chiave che non deve essere lasciato al caso, ma ha bisogno di una costruzione progressiva.
Il giornalista Enrico Gatta ha posto l'accento su quanto sia importante la lettura, più precisamente un'educazione alla lettura. Tutto è cibo per il nostro cervello che si nutre con le parole, che ascolta e che scrive. Con le nuove tecnologie la scrittura diventa necessaria, soprattutto se esercitata con la mano, arto legato al nostro corpo e quindi viva dentro di noi. Se non la si coltiva è una facoltà che si perde: i "cattivi" sono i nuovi strumenti che devono essere padroneggiati, in quanto oggetti esterni a noi; la paura è che prendano il sopravvento su tutto il resto, su ogni aspetto della vita.
Come ha sentenziato lo stesso Francesco Sabatini: "Il rischio della tecnologia è che una persona non sappia più camminare perché tanto ci sono le automobili". Metafora perfetta.


Il mio ricordo positivo di Firenze libro aperto, con la speranza che sia una prima edizione capace di imparare dagli errori, dalle critiche e sfrutti il potenziale e la voglia di tanti, che visitano, vivono e apprezzano queste rare occasioni, per migliorare e trovare il giusto equilibro per un (spero) secondo anno ricco di spirito propositivo e incontri che restano nella mente e nel cuore.

Veronica

17 febbraio 2017

L'Allieva di Alessia Gazzola [recensione]

L'ALLIEVA 
di
Alessia Gazzola

Casa editrice: Longanesi
Prezzo: € 14,90
Pagine: 376
ISBN: 9788830444485
"L'edificio che raggiungiamo appartiene alla classica architettura romana del tardo Settecento ed è di quelli che rendono così incantevoli le vie di questa città. Alto, traboccante di storia, i muri rossi, è evidentemente abitato da gente dell'upper class. L'ingresso conduce a un cortile che pullula di giornalisti, cameraman e poliziotti; c'è quell'agitazione febbrile che di notte mi dà un senso d'inquietante disordine. Ambra si stringe infreddolita nel suo cappotto rosso e per un attimo mi sembra che anche lei si senta fuori posto. Chi di certo non è a disagio è Claudio, che ha la capacità di fare il suo ingresso come se fosse sempre una Special Guest Star. La sua è una sicurezza costituzionale che gli è utile in ogni circostanza e nella fattispecie adesso, mentre sale le scale, indifferente agli sguardi degli abitanti del palazzo, raccolti sui pianerottoli con le orecchie tese come antenne per capire di più su quanto è successo".
Alice Allevi è una specializzanda in medicina. Il suo sogno è quello di diventare un perfetto medico legale. Ma cosa significa essere un perfetto medico legale e come lo si diventa? Alice questo non lo sa. Il destino sembra accanirsi contro di lei, facendole rivelare i lati peggiori del suo carattere. Appare maldestra, incostante e poco determinata agli occhi dei suoi superiori: il Supremo, la Wally e CC.
Ciò che è peggio è la sua incapacità a svolgere il proprio lavoro senza lasciarsi coinvolgere, ostacolo da superare se desidera davvero proseguire in questa carriera, almeno a detta del suo professore e suo mentore Claudio Conforti.
Quando il ritrovamento del corpo di una ragazza, Giulia Valenti, nel suo appartamento richiama la loro presenza per i rilevamenti del caso, la protagonista riconosce nel cadavere la commessa di un negozio conosciuta il giorno prima, così bella e carina nei modi di fare. Ancora una volta, Alice sente il bisogno di andare oltre le proprie competenze, fantasticando sulla vita del corpo di fronte a lei, del quale dovrebbe solo identificare le cause del decesso.
Comincia a frequentare Bianca Valenti, che si confida con lei circa il rapporto con la sorella, la dipendenza dalla droga e tutte le rinunce fatte per aiutarla a superare i momenti difficili.

Le indagini della polizia proseguono e l'istituto di medicina legale è chiamato a intervenire passo, passo, con nuovi esami per far luce sul mistero. L'Allevi partecipa senza sosta a ogni nuova scoperta, ma i suoi insegnanti non la ritengono all'altezza di una professione così impegnativa: troppi errori, poca grinta e nessuna valida iniziativa, neanche quando le si prospetta una bocciatura. E anche agli occhi del lettore fa rabbia la totale mancanza di determinazione. Più volte pensa a quanto sia importante non fallire, ma nel concreto si butta giù con facilità, piagnucolando di fronte a rimproveri, che sono semplicemente dei metodi drastici per stimolare quella reazione ancora nascosta e poco matura per manifestarsi. Anche nella vita personale fatica a imporsi o, anche solo a stare alla pari del partner: si imbatte nell'affascinante Arthur, il caso vuole che sia il figlio del Supremo. Diversamente da lei, ha un carattere forte e deciso. Scrive resoconti di viaggi, ma il suo obiettivo è documentare cosa succede nelle zone di guerra. Nonostante il coinvolgimento tra i due sia forte, l'ambizione ha il sopravvento e sceglie di intraprendere questa strada, senza interrompere la relazione appena sbocciata.

Dopo una lettura ingarbugliata, complicata, impegnativa e, a tratti, troppo sconclusionata, avevo bisogno di un libro leggero, spensierato e coinvolgente. L'allieva lo è stato e ha reso piacevole il tempo dedicato alle peripezie di Alice, una ragazza che si ama e si odia. Si ama perché è buffa, tenera, impacciata, innamorata, alla ricerca della sua strada che ancora non sa bene quale sia, un concentrato di emozioni. Si odia perché non dimostra quanto vale, si lascia abbattere, accetta passivamente una relazione con Arthur, che la mette in secondo piano e le dice palesemente che lo sarà sempre. Reagisci! Ti viene da pensare, sei molto più di quello che gli altri vogliono farti credere. Non avere paura del fallimento.
Il professor Conforti è il classico donnaiolo, narcisista, arrogante, a volte anche troppo, che non ha paura di dire quello che pensa e dà alla protagonista delle pesanti batoste che la spingono a riflettere. Un caratteraccio che per lei è un toccasana stimolante.

Il romanzo è il primo di una serie incentrata sulla vita professionale e sentimentale di Alice Allevi, aspirante medico legale, che si trova a lavorare su un caso di omicidio e sulle prime difficoltà legate alla realizzazione di un sogno. La scrittura di Alessia Gazzola è scorrevole, ironica, non troppo tecnica nelle parti che riguardano la medicina legale e attenta nelle descrizioni dei diversi contesti.
Penso che proseguirò con i prossimi volumi, curiosa delle evoluzioni di una giovane donna, con la quale è facile immedesimarsi e proprio per questo è credibile ai nostri occhi.


Rai Uno ha trasmesso la prima stagione della serie televisiva ispirata ai romanzi L'Allieva, Sindrome da cuore in sospeso, Un segreto non è per sempre, con Alessandra Mastronardi (Alice Allevi), Lino Guanciale (Claudio Conforti), Dario Alta (Arthur Malcomess). Visto il successo di pubblico, il prossimo autunno ci attende la seconda stagione.
Un programma riuscito, divertente, godibile e appassionante, che ti fa venire voglia di accendere la tv senza pentirtene.

Veronica

15 febbraio 2017

Al giardino ancora non l'ho detto di Pia Pera [recensione libro]

Al giardino ancora non l'ho detto
di Pia Pera

Ponte alle grazie
224 pagine
15 euro
In libreria dal 4 febbraio 2016
Strano quanto si parli di morte e malattia di questi tempi. Si direbbe l'argomento dominante, o è la mia situazione a portarmi a queste esperienze, a queste conversazioni? Ho tuttavia l'impressione che libri, film, tutto stia convergendo su questo tema. Molto più di un tempo [...]
Pia Pera studiosa, traduttrice, professoressa universitaria, saggista e scrittrice. Riceve in eredità un vecchio podere abbandonato nella Lucchesia. Lo ristruttura e va ad abitarci in pianta stabile, lontano dal tran tran quotidiano, dalla frenesia della città realizzando così il suo desiderio da sempre: un giardino di cui occuparsi. Fino a quando nel 2012 le viene diagnosticata la malattia del motoneurone (più comunemente conosciuta come SLA) e il giardino di cui prendersi cura prima, diventa qualcosa da contemplare e amare dopo. Muore il 26 luglio 2016.

Il titolo di questa autobiografia si ispira al verso di una poesia di Emily Dickinson (raccolta in "Poesie religiose"). Lo scopo è raccontare, dare forma al suo stato d'animo, al legame che c'è tra il (suo essere) giardiniere e la morte. Non un semplice resoconto, né un diario, ma un flusso di coscienza che analizza in profondità come ci si sente quando si perde sempre di più, lentamente, il controllo del proprio corpo ma non della propria mente, con la consapevolezza che indietro non si torna e non rimane altro che trovare il modo di affrontare non tanto il futuro, quanto il presente. Quello che rimane di te e del tempo. Il tempo relativo. Il tempo rimasto. Non sapere a cosa si va incontro ma organizzarsi di conseguenza e intanto il mutare della natura intorno va avanti a prescindere dalla situazione, da come stiamo. La natura come metafora esistenziale, rivelatrice di una verità autentica, con dentro il significato del nostro esserci, soggetti alle intemperie e a volte fragili. E quando siamo preda della fragilità, quando si scrive, si parte sempre con un pensiero, per poi indirizzarsi altrove:
L'intento originario del libro va abbandonato, l'ho già abbandonato, non ho davvero nessuna dichiarazione da rilasciare sul giardiniere e la morte, non c'è uno scenario predeterminato. Solo questo stato semplicemente umano di ritrovarsi privi di difesa, lo sgomento nel ritrarsi dall'azione, comprendendo di dover lasciare il mondo, vedere la propria impronta prosciugarsi come l'alone di vapore lasciato sul tavolo, da una tazza di tè.  Nel momento in cui nulla conta più tanto perché nulla possiamo più decidere, in questo ritrarsi c'è anche dolcezza.
Le nostre menomazioni ci rendono imperfetti per il mondo, perfetti per il cielo. Osserviamo impotenti, non sappiamo spiegare quello che proviamo, quando lo proviamo e non possiamo più procrastinare, dobbiamo farci i conti. Smettiamo anche di accanirci nel pretendere una guarigione che non avverrà mai. Prendiamo coscienza, ci ribelliamo ai ciarlatani, a improbabili terapie e cure alternative, ai sensi di colpa, alle proprie gambe che non fanno quel che devono per iniziare ad ascoltarsi davvero. Risistemiamo casa per venire incontro alle difficoltà, regaliamo libri, svuotiamo la libreria, mettiamo il letto al piano inferiore e rimpiangiamo i viaggi a cui abbiamo detto no e a cui forse potevamo dire sì. Cerchiamo insomma di fare pace con noi e con l'universo.
Se ora mi capita di rimproverarmi di non avere colto tante occasioni è perché adesso mi sento punita del mio scarso appetito di fronte a quanto mi veniva offerto. Forse è solo questa strana idea, immaginarsi malata per una qualche colpa. Un'infinità di possibili colpe. Un vaso di Pandora. Che sfinimento, pensare a tutto quello in cui si è sbagliato.
Desideravo un mondo meno lacerato dai conflitti, ove si imparasse a sentirsi felici di quanto si ha, assaporarlo, apprezzarlo. Questo continua a sembrarmi un'aspirazione degna.  
Cosa si prova leggendo queste pagine non riesco a spiegarlo nel concreto. Dobbiamo andare oltre alle parole. Come uno spettatore inerme, osservi e vivi la malattia. Non sai come comportarti ma vorresti al tempo stesso alleviare, curare, guarire e soprattutto avere il potere di spazzare vie le brutture, smussare gli angoli del dolore, in simbiosi. Aggrapparsi insieme alla stessa speranza, trovare una soluzione a quello che ti emargina, esclude, isola nel momento in cui hai più bisogno di non essere lasciato solo: - Dove andremo? Saremo pronti? Come? Riusciremo a far pace con i rimpianti? Avremo paura? Chi si prenderà cura del giardino quando non ci saremo più?
Che sia questa la luce che si vede morendo, la luce dell'amore?
Francesca

14 febbraio 2017

L'altro figlio di Sharon Guskin [recensione]

L'ALTRO FIGLIO 
di 
Sharon Guskin

Casa editrice: Neri Pozza
Collana: I neri
Prezzo: € 18,00
Pagine: 304
ISBN: 9788854511057

La giovane Janie si sforza come può di far combaciare i tasselli della sua vita: sola, con un lavoro di architetto a New York che ama e che la stanca tanto, il lutto ancora da superare per la perdita della madre amatissima e il piccolo Noah, suo figlio. Un'esistenza non perfetta, un'esistenza come tante, quella che si definirebbe normale. Se solo Noah non piangesse tutte le sere implorandola di "tornare a casa sua", se solo non spaventasse gli altri bambini e gli insegnanti raccontando di fatti strani mai accaduti, se soltanto non si rifiutasse di toccare l'acqua, costringendola a portarlo in giro puzzolente di sporco misto a deodorante da salvietta.
Perché Noah si agita tanto a vedere l'acqua, perché chiede sempre di "quell'altra mamma"?
Janie è costretta a portarlo da psichiatri e specialisti di ogni sorta, fino a che non si imbatte nel dottor Anderson, un uomo la cui vita si sta inesorabilmente dissolvendo, una parola dopo l'altra, a causa di un'afasia progressiva e inarrestabile. Lui che con le parole ha costruito i suoi anni di ricerche sui fenomeni di vite precedenti. Ma quest'occasione può cambiare la sua carriera, fiaccata dai pregiudizi dei colleghi psicologi sulle ricerche e dalla perdita della moglie. È sicuro che il piccolo Noah non stia mentendo: come potrebbe riferire altrimenti di fatti precisi occorsi anni prima ad altre persone?

Neri Pozza presenta il primo romanzo di Sharon Guskin, in primis produttrice americana: non un libro sul paranormale, ma una discesa nell'amore materno e nella nostra paura per l'aldilà. L'autrice si serve anche di brani tratti da un libro davvero esistente sull'argomento, Life before Life, dello psichiatra americano jim B. Tucker, che ha raccolto e comprovato testimonianze di bambini che ricordavano vite precedenti.

Alternando i punti di vista di Janie e di Anderson, si hanno ben chiari i motivi e i tanti dubbi di entrambi, che il lettore riesce a fare propri, attraverso una scrittura mai angosciante, non leziosa ed efficace.
Fino a che punto può spingersi l'amore di una madre? Si può amare chi non è uscito dal nostro grembo? Che fare quando è il nostro stesso figlio a respingerci? Si può sostenere il dolore dell'aver partorito il figlio di un'altra, che non ci riconosce? E perché è così difficile credere a una vita dopo la morte?

Una bella novità, molto godibile, che porta a interrogarsi senza darci risposte univoche.
Consigliato!

Alessandra

10 febbraio 2017

Notti al circo di Angela Carter [recensione]

NOTTI AL CIRCO
di
Angela Carter

Casa editrice: Fazi editore
Collana: Le strade
Pagine: 428
Prezzo: € 18
ISBN: 9788876258787
Data pubblicazione: 09/02/2017

La più grande attrazione circense, la "Venere Cockney", l'aerialist, la più stravagante bizzarria che abbia mai calcato i palcoscenici si esibisce a Londra e promette uno spettacolo mozzafiato: spiccherà il volo, con quelle ali che (assicura) porta sulla schiena. Ma chi è questa donna che riempie le città con i suoi manifesti sgargianti, biondissima, altissima, divina? Quali trucchi usa? Se lo chiede il giornalista americano Walser, che ha intenzione di smascherarla a pro dell'inchiesta che sta conducendo sui più abili truffatori del suo tempo. E chi mai potrebbe essere meglio di Fevvers, la donna-uccello che con le sue ali variopinte si slancia dai trapezi nei circhi e nei teatri ammaliando il pubblico con la sua presenza scenica, per iniziare il suo lungo reportage?
Ma Fevvers è una creatura strana, più umana degli altri ed eccentrica nella sua eccessività, sfugge alla sua comprensione, non si lascia catalogare. Ama la vita da girovaga che conduce, ama i suoi compagni di viaggio, fenomeni di un baraccone che sente più vero della vita.
Tutto in lei è troppo: giunonica, rumorosa, capricciosa e ilare al tempo stesso, non disgarba il bere, il mangiare e il fare sesso e giura e spergiura che le sue ali sono vere come i peli del suo pube. E però non si possono vedere da vicino... Tuttavia Fevvers salta e compie piroette in aria, allora come fa? Non resta che scoprirlo. 
Walser non dubita troppo quando gli si offre l'opportunità di aggregarsi in incognito a quel circo sgangherato per scovare la verità sulla divina Fevvers, ma lo aspettano le più improbabili avventure al limite del sogno...

Pubblicato per la prima volta negli anni Ottanta, Notti al circo è una immersione nel mondo dello spettacolo itinerante e, al tempo stesso, nel nostro mondo che di quei personaggi nutre il proprio immaginario; in quel che rappresenta per noi la malinconica ilarità di un clown, la meraviglia di animali intelligenti e raziocinanti, oltre il velo che separa quel che appare da ciò che è reale: un tendone da circo. Tra umani, più disumani delle bestie, e mostruosità più pure di qualsiasi altra creatura, esseri che si sentono davvero liberi solo se nascosti alla vista dei "normali".
Lo stile stravagante e mai noioso della Carter ci trasporta attraverso i nostri stessi dubbi sul mondo che ci circonda, racconta quella sottile incompiutezza che a volte percepiamo intorno a noi, quel che siamo e quel che vogliamo essere e, soprattutto, come il mondo vuole che appariamo.

Champagne per tutti!

Alessandra

6 febbraio 2017

Arrival [recensione film]

ARRIVAL

Regia: Denis Villeneuve
Genere: fantascienza
Tratto dal libro: "Storie della tua vita" di Ted Chiang
Personaggi: Louise Banks (Amy Adams), Ian Donnelly (Jeremy Renner), colonnello Weber (Forest Whitaker), agente David Halpern (Michael Stunhlbarg), generale Shang (Tzi Ma)

"Se potessi vedere tutta la tua vita, dall'inizio alla fine, cambieresti le cose?"

La voce fuori campo della protagonista, Louise Banks, racconta della sua vita con la figlia, che ha visto crescere e morire senza poter far nulla per arrestare una malattia incurabile.
Ogni giorno si reca all'università, dove insegna linguistica: una giornata che sembra essere una delle tante è sconvolta dalla comparsa sulla Terra di dodici misteriose astronavi, chiamate anche gusci, sospese tra il cielo e il suolo, in dodici punti diversi, senza nessuna apparente logica sui luoghi prescelti. Il governo si rivolge a lei, viste le sue ottime competenze di traduttrice, per condurre una squadra di ricerca, costituita dal colonnello Weber e dal fisico teorico Ian Donnelly: quest'ultimo, soprannomina i due esemplari alieni, chiamati anche "eptapodi" per via dei sette arti che compongono il loro corpo, Tom e Jerry.
Cominciano una serie di incontri, durante i quali la comunicazione tra uomo e alieno si intensifica sempre di più. Louise comprende di dover stabilire le basi di un linguaggio comprensibile da ambo le parti, di modo da definire le motivazioni che hanno portato gli eptapodi sulla Terra.


Non potendo interfacciarsi verbalmente, la scelta ricade su un sistema di scrittura semasiografica, fatta di immagini circolari, schizzi di inchiostro che si abbozzano sulla parete, per poi dileguarsi e lasciare spazio al simbolo successivo. Mentre il mondo impazzisce, all'interno del guscio le sessioni procedono e Tom e Jerry,  che si materializzano dalla nebbia, come forme indistinte, continuano a comunicare per far arrivare il loro messaggio.
Le diverse potenze mondiali hanno creato dei team con il compito di dare risposte e riportare un equilibrio nella società, che dimostra di aver perso il controllo e la fiducia nella collettività. Ogni leader collabora con gli altri e condivide le informazioni che piano, piano raccoglie. La Cina è la prima che, non vedendo risultati soddisfacenti in tempi brevi, si disconnette da tutti e sceglie di reagire distruggendo la minaccia. 

La presenza degli alieni è semplicemente l'espediente narrativo per approfondire alcuni temi affascinanti come la comunicazione interna ed esterna e il tempo.
Il personaggio principale è messa alle strette dal governo che esige nel più breve tempo possibile di chiarire ogni dubbio circa il potenziale o il pericolo legato allo straniero che ha invaso il territorio.
Emblematica la prima scena che porta l'attenzione sul diverso significato che si attribuisce a una parola, un'eco che ritorna nel prosieguo del film. Non sempre un lemma ha un solo significato: il contesto, le sfumature, il bagaglio culturale che un individuo ha a disposizione sono fattori centrali. 
Secondo l'ipotesi di Sapir-Whorf, la lingua impone al parlante una determinata visione del mondo: l'immagine che lui ha della realtà dipende dal suo sistema linguistico, che è a sua volta il prodotto di un certo ambiente materiale e culturale. L'incapacità di aprirsi all'altro mette in pericolo l'umanità e sarà proprio Louise Banks a cogliere l'incredibile dono degli alieni.
Il tempo non è in ogni luogo lineare, non si traduce come per noi in un inizio e una fine. Arrival fa suo questo assioma e gioca con lo spettatore: i ricordi, gli episodi percepiti come dei flashback, sono tasselli di un puzzle molto più complesso, che coinvolge personalmente la giovane linguista, costretta a una dolorosa decisione, avendo scoperto tutte le carte.

Una pellicola per appassionati di linguaggio, che scatena così tante riflessioni e interrogativi filosofici, da sentire la necessità di confrontarsi e parlare con tutti coloro che lo hanno visto, per condividere le proprie percezioni.
Al centro della storia, la potenza e la forza di un sistema linguistico, che porta l'uomo a cambiare e a prendere coscienza di se stesso e dell'altro. Semplicemente meraviglioso!

Veronica

1 febbraio 2017

La la Land [recensione film]

LA LA LAND


Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Genere: commedia musicale
Personaggi: Mia Dolan (Emma Stone), Sebastian Wilder (Ryan Gosling), Keith (Joh Legend), J.K. Simmons (Bill)

Il bellissimo piano sequenza iniziale ci catapulta dentro il traffico di Los Angeles. Ognuno, in macchina, ascolta la musica che gli piace, si muove a tempo, ostenta impazienza ed è immerso nei propri pensieri. La prima scena vede tutti, uno dopo l'altro, scendere dalla propria auto e unirsi al coro di Another day of sun. Conosciamo Mia, alle prese con il copione di un film, mentre si esercita per l'ennesimo provino. Nella frenesia del caos di città, il primo incontro con Sebastian, che non è dei migliori, così come il secondo, in un locale dove lui suona al piano motivetti natalizi, incapace di attenersi alle direttive del capo, perché dentro di lui la voglia di esternare la sua più grande passione, quella per il jazz. A una festa, che raccoglie registi, attori, scrittori, produttori, Mia e Sebastian parlano per la prima volta e si conoscono. Quello che fanno attualmente non li rappresenta, i loro sogni sono ben altri: lei desidera diventare un'attrice, desidera che il suo impegno sia riconosciuto dalla persona giusta, non vuole lavorare per sempre in un'anonima caffetteria; lui vorrebbe aprire un jazz club e trasmettere agli altri l'amore per un genere musicale che non riesce ad attirare più il grande pubblico come prima.
Quando gli sforzi profusi per raggiungere lo scopo della vita non sono ripagati, la forza di continuare a provare vacilla. si accumulano così tanti fallimenti che l'entusiasmo si sgretola giorno dopo giorno, fino a che non s'incontra quella persona che ti fa credere davvero che riuscirai a realizzare il tuo sogno. Nonostante gli sbagli, le delusioni e i mancati riconoscimenti è necessario provare ancora.

Il tempo è scandito dal procedere delle stagioni: con la primavera sboccia l'amore fra due anime perse nei loro insuccessi, ma così folli da perseverare sul loro cammino, finché hanno il sostegno l'uno dell'altra. Un po' come succede spesso, per poter sopravvivere, si scende a compromessi e così fa Sebastian, il quale accantona la sua vocazione in favore della sicurezza. Ed è proprio quella carriera inizialmente disdegnata a portarlo alla ribalta. Non è il fututo che sperava, la meta prefissata, ma solo una brutta copia del suo desiderio. Quando, seduti a un tavolo, i protagonisti si aprono e si confidano in preda alla frustrazione, comprendono di aver perso completamente la strada e di essersi persi tra loro.

Non una semplice commedia musicale, ma un film che riflette moltissimo sulle difficoltà di realizzare un sogno. Nella prima parte trionfa la spensieratezza, l'amore, la fiducia, il coraggio, tutti sentimenti che fanno pensare che niente può fermarti. Nella seconda parte, gli ostacoli e le incomprensioni si fanno sentire e i personaggi tornano con i piedi per terra. All'unione segue il distacco e un messaggio, banale o forse no, che l'amore non sempre vince su tutto. Con una vena un po' cinica, il regista rimarca questo aspetto nell'epilogo, quando assaporiamo un finale alternativo, che purtroppo non rispecchia la realtà. 
La la Land è un'opera meravigliosa "dedicata ai folli e ai sognatori", che ti innamorare della vita, che ti spinge a pensare di tirare fuori quel sogno dal cassetto e combattere per vederlo concretizzarsi, ma, nasconde anche un retrogusto dolce amaro, che ti costringe a urlare dalla rabbia perché il mondo sembra essersi accanito contro Mia e Sebastian, destinati a essere ciò per cui si sono impegnati tanto lontani l'uno dall'altra.
Daniel Chazelle si è ispirato a molte pellicole del passato e inserito dei piccoli omaggi all'interno del suo film: Cantando sotto la pioggia, West Side Story, Grease, Mulin Rouge, Boogie Night, Una ragazza che voleva essere amata, Josephine, Un americano a Parigi, Sweet Charity, e molti altri. Si resta incantati dai costumi, dalle scarpette da tip tap, dai panorami mozzafiato, dagli scenari da sogno. Gli attori sono perfetti, Emma Stone soprattutto, con una mimica facciale incredibile, in grado di farti passare da uno stato d'animo allegro a uno più malinconico nel giro di pochi secondi. Ryan Gosling è affascinante e ipnotico nei suoi momenti al piano e trasmette il dolore della perdita con un solo sguardo. 
I colori, le atmosfere, l'alternanza fra scene recitate e musicali (la colonna sonora è indimenticabile) sono il perfetto connubio per La la Land, che non disattende le più alte aspettative.

Veronica