18 febbraio 2017

Firenze libro aperto - Festival del libro di Firenze

IMPRESSIONI A CALDO SUL FESTIVAL DEL LIBRO DI FIRENZE E UN INCONTRO SPECIALE CON IL PROFESSOR FRANCESCO SABATINI 


Per coloro che sono abituati a iniziative famose e curate, il paragone diventa quasi spontaneo. Ti addentri in uno spazio aperto, dove gli stand delle case editrici sono appiccicati, altri nascosti, piccoli e, la maggior parte, non molto personalizzati. Una buona parte, lo ammetto, non le conosco; alcuni sono marchi importanti di self publishing italiani e questo non può che far storcere il naso.
Le sale denominate da un colore e da uno schermo che permette di identificare la zona di interesse per presenziare agli incontri, altro non sono che aree delimitate nell'open space, che rischiano di disturbarsi tra loro. E così l'ascolto è penalizzato. L'organizzazione è carente, assente e manca quell'entusiasmo che sempre accompagna questi eventi. Il malcontento generale si avverte.


Ho partecipato all'incontro di presentazione del volume di Francesco Sabatini Lezione di italiano. Linguista, filologo e lessicografo, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, di cui è stato presidente dal 2000 al 2008. Figura molto popolare, grazie alla rubrica Pronto soccorso linguistico, trasmessa la domenica dal programma UnoMattina in famiglia
Sabatini ha ringraziato i giovani che hanno permesso di ospitare una fiera del libro a Firenze, evidenziando l'importanza di ogni momento in cui è possibile il dialogo e il confronto. E su questo non si può che essere d'accordo.
Con l'intervento di Nicoletta Maraschio (presidente del'Accademia della Crusca dal 2008 al 2014) è stato approfondito il ruolo dell'università come prima responsabile della formazione linguistica dei futuri professori, i quali avranno il compito di preparare gli studenti. Un ruolo chiave che non deve essere lasciato al caso, ma ha bisogno di una costruzione progressiva.
Il giornalista Enrico Gatta ha posto l'accento su quanto sia importante la lettura, più precisamente un'educazione alla lettura. Tutto è cibo per il nostro cervello che si nutre con le parole, che ascolta e che scrive. Con le nuove tecnologie la scrittura diventa necessaria, soprattutto se esercitata con la mano, arto legato al nostro corpo e quindi viva dentro di noi. Se non la si coltiva è una facoltà che si perde: i "cattivi" sono i nuovi strumenti che devono essere padroneggiati, in quanto oggetti esterni a noi; la paura è che prendano il sopravvento su tutto il resto, su ogni aspetto della vita.
Come ha sentenziato lo stesso Francesco Sabatini: "Il rischio della tecnologia è che una persona non sappia più camminare perché tanto ci sono le automobili". Metafora perfetta.


Il mio ricordo positivo di Firenze libro aperto, con la speranza che sia una prima edizione capace di imparare dagli errori, dalle critiche e sfrutti il potenziale e la voglia di tanti, che visitano, vivono e apprezzano queste rare occasioni, per migliorare e trovare il giusto equilibro per un (spero) secondo anno ricco di spirito propositivo e incontri che restano nella mente e nel cuore.

Veronica

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