27 marzo 2017

Crepuscolo di Kent Haruf [recensione]

CREPUSCOLO
di
Kent Haruf

Casa editrice: NNeditore
Traduzione: Fabio Cremonesi
Pagine: 312
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788899253295

"Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la "Pastorale" di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo, e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa".
La quarta di copertina presenta Crepuscolo come un libro che ci riporta a Holt per raccontare una vita fatta di piccole cose, che solo con gli occhi dei bambini si riescono ad apprezzare, una quotidianità mossa da eventi inaspettati che possono essere tanto devastanti e incredibilmente meravigliosi.
Il terzo capitolo ha tanti protagonisti, alcuni già conosciuti in Canto della pianura, come i fratelli McPheron, Harold e Raymond, cambiati moltissimo con l'arrivo di Victoria Roubideaux nelle loro vite. L'hanno accolta, aiutata e hanno cominciato ad amarla come una figlia. Lei è stata capace di dare uno scossone forte a un'esistenza sempre uguale, rendendola più bella, in modi mai pensati prima. La casa si è animata ancora di più con la nascita di Katie, una bambina sveglia, allegra e graziosa. L'inizio del college a Fort Collins è il momento del distacco e un ritorno alle vecchie abitudini per i McPheron, che riprendono a dedicarsi completamente al lavoro nella fattoria.
In una giornata come tante, cominciano a portare via i tori da monta dai pascoli: un esemplare, fin troppo bizzoso, si scaglia contro Harold, intavolando una lotta impari che vede l'uomo avere la peggio. In una manciata di minuti tutto precipita e Raymond, ferito lievemente, non ha il tempo di fermare lo scontro e resta accanto al fratello fino all'ultimo respiro.
Raymond deve fare i conti con il dolore della perdita, affrontare una convalescenza non semplice aiutato da Victoria e combattere contro la solitudine, un sentimento che rischia di annientarlo. A un lutto segue il coraggio di un nuovo inizio, l'avventura di sperimentare cosa ancora ha da offrire la vita.
Fra i nuovi personaggi, la coppia Beth e Luther, incasinata, pieni di problemi, incapace di proteggere i propri figli, Joy Rae e Richie, i quali subiscono le conseguenze di scelte sbagliate. Non imparano dai propri errori e nonostante sappiano che un passo falso può mettere in pericolo la famiglia, ospitano lo zio Hoyt Raines, cattivo fino al midollo, ubriacone incallito senza un soldo, pronto ad arraffare da ogni situazione per il proprio tornaconto. L'assistente sociale, Rose Tyler, prende a cuore la difficile condizione dei Wallace e cerca di dar loro consigli e metodi per affrontare passo, passo tutte le spese.
Dj Kephart è un ragazzino di soli undici anni, abita con il nonno, Walter Kephart, pensionato di settantacinque anni, taciturno e testardo. Nel tempo libero, si reca dalla vicina di casa, Mary Wells, per svolgere qualche lavoretto; fa amicizia con le sue figlie, Dena ed Emma, e si avvicina a loro soprattutto quando la madre entra in depressione, dopo aver saputo che il marito ha intenzione di restare in Alaska a lavorare.

Tranquillità emanata da una cittadina ben immaginata dalla penna di Haruf nelle diverse stagioni, che si susseguono ciclicamente. All'apparenza, il nulla.
Crepuscolo è il libro degli addii e dei nuovi inizi, come ci dimostra la storia di Raymond, il personaggio che ho amato più di tutti e per il quale ho sentito una forte empatia. Si piange con lui il dolore della perdita, si tifa per lui, perché prenda coraggio e si butti in nuove esperienze, assaporando il bello che ancora il mondo è in grado di offrire. La semplicità e la sobrietà che Kent Haruf trasmette nel descrivere gli abitanti di Holt e la loro quotidianità sono trascinanti e immersive, tanto che diventa impossibile staccarsi dalle pagine. Appena si arriva all'ultimo capitolo, si ha la sensazione che la narrazione non sia finita e che l'autore abbia ancora tanto da dire per un lettore che ha voglia di ascoltare e scoprire che cosa riserva il futuro alla famiglia Wallace, DJ, Raymond e Rose Taylor.
La speranza e l'amore sono le leve giuste per riportare sulla retta via e le possibilità che si creano possono essere sfruttate al meglio con uno stato d'animo positivo. La felicità è dietro l'angolo, basta fare la scelta giusta.

Veronica

16 marzo 2017

Storie della tua vita di Ted Chiang [recensione]

STORIE DELLA TUA VITA
di
Ted Chiang

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: C. Pastore
Prezzo: € 18,50
Pagine: 324
ISBN: 9788893420020

Dopo l'entusiasmo per il film Arrival (un'ottima pellicola, con una bravissima Amy Adams, che rende merito a tutti gli iscritti a facoltà come Lingue e Letterature e fa capire al mondo che laurearsi in Linguistica è altrettanto importante che laurearsi in Ingegneria), ho deciso di leggere il racconto da cui è stato tratto.
Il titolo: Storie della tua vita.
Ammetto di aver letto per primo proprio il racconto da cui è tratto il film e di aver trovato che un regista, per una volta, non ha stravolto una virgola della trama.
Louise Banks è una eccellente linguista, segnata dalla morte della figlia, che viene coinvolta dal governo degli Stati Uniti per collaborare con i misteriosi esseri che ormai sostano da qualche tempo sul suolo terrestre. Cosa vogliono, da dove vengono, chi sono?
Domande che governi di tutto il mondo intendono rivolgere agli ospiti, non prima di aver capito come comunicare con loro. In squadra con scienziati e altri linguisti, Louise intraprende un percorso di scoperta dell'altro (l'alieno) su basi estremamente umane, a volte empiriche, ma al tempo stesso estremamente scientifiche. La seguiamo quindi nella tecnica di apprendimento di una lingua, che non ha nulla di immediato e istintivo, soprattutto se si tratta di creature che non hanno bocca, né altro che possa sembrare simile a ciò che possediamo noi. Come si apprende una lingua nuova e totalmente sconosciuta?
Facendo riferimento alle teoria linguistica di Sapir-Whorf secondo la quale le strutture linguistiche influenzano il nostro modo di pensare, parallelamente all'apprendimento della lingua degli ospiti e dei loro parametri, l'autore fa compiere alla protagonista un cambiamento progressivo e radicale nella percezione del mondo. Un racconto bellissimo, ricco di difficoltà e speranza.

Questo è solo il più famoso, a cui si aggiungono Settantadue lettere, la storia di un uomo che, in un ipotetico passato modernizzato dallo studio della Cabala, ha scoperto come fabbricare finalmente un golem che possa replicarsi da solo, una scoperta che mette in crisi l'ormai avviata e incancrenita industria dei golem servitori e che rischia di compromettere l'evoluzione stessa dell'essere umano; la mitica costruzione della Torre di Babele, in La torre di Babilonia, e di quello che si può trovare ai confini del cielo, a due passi da Dio; la scoperta di una formula matematica che arrovescia la struttura del mondo così come la conosciamo (Divisione per zero); una medicina che aumenta l'intelletto e le percezioni fino alle estreme conseguenze (Capisci), passando per un mondo in cui gli angeli esistono davvero e il cui operato non è affatto puro e beatificante (L'inferno è l'assenza di Dio) e un mondo in cui la bellezza non viene più percepita (Ama ciò che vedi).

Una raccolta di racconti di fantascienza piena di filosofia, che mette in mostra le conseguenze (anche fisiche) di dottrine e credenze qualora si venisse a scoprire che queste sono vere, tenute insieme dal filo rosso della perpetua ricerca della conoscenza da parte dell'essere umano.
Prima di andare a vedere il film, lessi un articolo che menzionava Arrival come "il film di fantascienza che aspettavamo da anni". È vero anche per questo libro: in Storie della tua vita non si trovano astronavi e sparatorie, incontri intergalattici, mondi pieni di robot e minacce di virus. Questa fantascienza (così come per la distopia) ha delle radici molto intime. Mi ha ricordato Solaris, di Stanislaw Lem per la profondità umana in cui si cala, ma anche per i tecnicismi, necessari ma talvolta ingombranti. Del resto, Ted Chiang è un ingegnere informatico. Per chi non ha una mente matematica (tipo me) è opportuno fidarsi dell'autore mentre spiega, senza impegnarsi troppo nella comprensione esatta di formule e dottrine, o si rischia di perdere il ritmo della storia e la sua componente emozionale. Ma se siete filosofi, linguisti, letterati, fisici o chimici, se siete ingegneri. o semplicemente studiosi, se avete voglia di indagare su cosa potrebbe accadere se i nostri desideri venissero esauditi, se avete voglia di leggere una fantascienza che non si vedeva da un po' di tempo, questo è un testo che fa per voi!

Alessandra

13 marzo 2017

Golk di Richard Stern [recensione]

GOLK 
di
Richard Stern

Casa editrice: Editoriale Jaca Book
Collana: Calabuig
Traduzione: Vincenzo Mantovani
Prezzo: € 15,00
Pagine: 224
ISBN: 9788899066185

America. Anni Cinquanta. L'epoca del benessere e del consumismo sfrenato, per un popolo appena uscito dalla seconda guerra mondiale. Sotto la presidenza di Dwight Eisenhower, la prosperità si mantiene concentrata sulla classe medio alta, maggiormente influenzabile dalla pubblicità e bisognosa di possedere sempre più cose. Le persone sono bombardate da immagini e l'immagine di loro stessi diventa fondamentale. Avere tutto, far parte di un apparente lusso, seguire la moda. La televisione assume un ruolo primario: veicolo di informazioni, strumento che mostra un mondo affascinante, attira, ipnotizza, conquista.  

Un misterioso individuo osserva il mondo, i suoi abitanti e ne coglie momenti di vita vera, anche imbarazzanti, molto intimi, per spiattellarli sullo schermo. Con gli occhi di Hondorp, ne viene data una prima fotografia:
"Dentro, Golk era seduto a una scrivania a forma di daga. Nell'oscurità, sembrava poco più di un cranio nudo, la cupola superstite di una città sprofondata nel corno d'oro. Il cranio era rivolto verso un monitor piazzato proprio sopra l'ingresso della caverna". 
Ascolta le parole della nuova collega Hendricks, ormai avvezza alle regole del gioco, dal passato turbolento e da una serie di fallimenti collezionati, che racconta dell'uomo che le ha dato una possibilità e della trasmissione, della quale ha fatto parte attivamente, come vittima e artefice:
"In realtà Golk non ha nessuna simpatia per la gente. Vedrà. Ogni tanto salta fuori con un golk di nuovo genere e allora ne parla. Puoi prendere o lasciare quello che dice, ma non ha niente a che fare con la Signorina Cuorisolitari. Credo di averlo visto mostrare vera comprensione verso la vittima solo una volta o due nei due anni e mezzo che sono qui".
Self made man, con una carriera alle spalle, che lui stesso descrive come una strada in salita, affrontata con ambizione. La creatura da lui ideata porta il suo nome, si è evoluta, ha coinvolto sempre più collaboratori, ha ridefinito uno stile nuovo, richiamando un pubblico sempre più ampio.
Telecamere nascoste ovunque per mettere in atto video con cittadini comuni, intenti nello svolgimento di attività quotidiane, sorprese dall'urlo tonante di Siete in onda! E allora sì, che onore essere i protagonisti e, perché no, firmare con gioia una liberatoria per aderire allo show.
I suoi superiori fanno fatica ad arginare le continue idee che, progressivamente, esplodono in candid camera più pesanti, drammatiche e con protagoniste persone famose. Negli anni si è rafforzata la convinzione di rappresentare un cambiamento importante, aver sviluppato uno strumento capace di influenzare le masse, istruirle, plasmarle.

Hondorp, individuo anonimo, vittima lui stesso di un Golk, prima di venire catturato dal fascino legato a tutto ciò che non conosce; la sua iniziazione non è tanto la sua umiliazione, quanto quella del padre, plagiato dal potere persuasivo della televisione e sicuro che la messa in onda sia una grande occasione. Hendricks è una donna dal passato complicato e un matrimonio fallito con un miliardario, che ha sfruttato un incontro fortunato, significativo trampolino di lancio.
Entrambi si illuderanno di poter unire le forze e prendere il posto dell'uomo che li ha resi partecipi dei suoi successi, ma finiranno inesorabilmente per condividere un destino comune, quello della sconfitta.

Un occhio indiscreto si insinua nelle vite degli altri e ne spia i comportamenti: ignorare di avere una telecamera addosso porta a comportarsi in maniera naturale, spontanea, e più forte diventa la possibilità di essere credibili, attirare l'attenzione dell'osservatore e provocare emozioni.
Si perde il confine tra pubblico e privato, tutto si trasforma in materiale televisivo.
Una visione profetica, così vicina alla nostra attualità, in cui i concetti di intimità e privacy si perdono completamente nel mare dei social network. Dai nomi dei più famosi luoghi di aggregazione si creano neologismi, quali verbi, nomi comuni o aggettivi, così per il termine Golk, tanto da entrare nel lessico comune.
Un romanzo non lineare, che racconta l'ascesa e il declino di un imprenditore determinato, presuntuoso e senza scrupoli e dei suoi seguaci, che si legge con interesse, offre spunti di riflessione sul passato e il presente dei mezzi di comunicazione. Consigliato!

Richard Stern (1928-2013) ha insegnato Letteratura inglese all'Università di Chicago e ha pubblicato romanzi e raccolte di racconti apprezzatissime dai più grandi autori suoi contemporanei. Tra i numerosi premi, ha ricevuto nel 1985 la Medal of Merit of Novel, assegnata ogni sei anni dall'American Academy of Arts and Letters,
Golk, pubblicato nel 1960, è il suo primo romanzo.

Veronica

2 marzo 2017

Note in pasticceria di Eleonora Falchi e Sergio Margonari [recensione]

NOTE IN PASTICCERIA
di
Eleonora Falchi e Sergio Margonari

Casa editrice: Porto Seguro
Prezzo edizione cartacea: € 12,90
Prezzo edizione digitale: € 4,99
Pagine: 128
ISBN: 9788899993054

Gli autori hanno deciso di far dialogare le loro passioni, le loro competenze, in un libro non pensato per essere solo il solito ricettario anonimo, da seguire passo, passo per realizzare il piatto promesso, il piatto perfetto; una storia con una trama semplice che ruota intorno alla figura di Florian e ospita sia la cucina che la musica.
A Nizza si trova il bistrot Au Gros Chaton gestito da Antonio Marangon e la moglie Aurélie Rideaux. Il figlio Florian cresce in un'atmosfera intima, fatta di piccole cose e, come da tradizione di famiglia, si appassiona alla cucina, ai suoi strumenti, a un'arte vera e propria, che cerca di assimilare. Gli utensili sono come degli amici e con loro parla liberamente, suscitando qualche perplessità nei genitori, tanto da portarlo a tenere per sé questa abitudine.
Coltiva le due abilità che sente sue, la professione di cuoco e il suo ruolo nella band messa su da ragazzino, The Daffodils, e cerca di farle incontrare nelle attività quotidiane, soprattutto quando diventa unico proprietario e responsabile del locale, con il momento de Il passaggio del mestolo, dal forte valore simbolico.
Il protagonista sarà all'altezza di prendere le redini del padre?

Florian è un tipo solitario, poco incline alle chiacchiere, come ci si potrebbe aspettare dal gestore di una pasticceria. Ha un rapporto particolare con i tanti strumenti necessari a creare nuove ricette; gli oggetti sono umanizzati, hanno un nome proprio, dei sentimenti, agiscono andando oltre il loro mero compito, con la componente emotiva che prende il sopravvento. Non sempre la quiche risulta come preventivata se il mattarello non collabora, la crema rischia di impazzire, perché la frusta, vendicativa con il padrone, si adopera per non montare le uova.
L'incontro e la frequentazione con un'intraprendente cliente del bistrot rappresenta l'occasione per staccarsi da una vita un po' troppo chiusa, per esplorare un mondo ricco di esperienze a lui sconosciute. Niente, però, lo allontana davvero dal suo mondo, fatto di esseri parlanti, di cibo e musica. 

L'intento iniziale, esternato dagli autori stessi, è quello di costruire un testo nuovo, originale, in cui far coesistere più argomenti, miscelare tutti gli ingredienti per plasmare una storia con un filo rosso. Un filo rosso che secondo me non sempre mantiene l'obiettivo prefissato. Il racconto di Florian, sul quale si regge gran parte del libro, è interrotto da alcuni capitoli autonomi in cui sono elencate ricette, dalla diversa difficoltà, correlate da un consiglio musicale di accompagnamento. Gli eventi significativi sono pochi, i capitoli brevissimi e i temi centrali appaiono slegati. La tipizzazione degli utensili è appena abbozzata: alla fine, loro sono i compagni, gli amici e, se ci si immerge nelle pagine con l'intento di leggere una favola, si è attratti dai segreti e dal passato di questi strani oggetti, che sembrano avere una vita propria e non svelata al protagonista. 
Le note a piè di pagina non le ho trovate funzionali: la spiegazione di alcuni termini sono inutili (non sempre per tutto è necessaria una delucidazione); altre curiosità le avrei meglio approfondite, proprio perché chi scrive è competente nel settore e non sarebbe guastata una diversa organizzazione delle ricerche. Per esempio, ho letto con interesse la curiosità inerente le origini del mattarello, perfettamente inserita nel capitolo dedicato a Otello.

Note in pasticceria procede velocemente, è scritto con un linguaggio essenziale e appassionerà, soprattutto, chi ama la cucina e ha il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo. Personalmente, non mi ha convinta del tutto: dalle anticipazioni, mi aspettavo che l'idea della premessa fosse sviluppata in maniera differente; il sapore dell'originalità non l'ho avvertito. Peccato.

Veronica