2 marzo 2017

Note in pasticceria di Eleonora Falchi e Sergio Margonari [recensione]

NOTE IN PASTICCERIA
di
Eleonora Falchi e Sergio Margonari

Casa editrice: Porto Seguro
Prezzo edizione cartacea: € 12,90
Prezzo edizione digitale: € 4,99
Pagine: 128
ISBN: 9788899993054

Gli autori hanno deciso di far dialogare le loro passioni, le loro competenze, in un libro non pensato per essere solo il solito ricettario anonimo, da seguire passo, passo per realizzare il piatto promesso, il piatto perfetto; una storia con una trama semplice che ruota intorno alla figura di Florian e ospita sia la cucina che la musica.
A Nizza si trova il bistrot Au Gros Chaton gestito da Antonio Marangon e la moglie Aurélie Rideaux. Il figlio Florian cresce in un'atmosfera intima, fatta di piccole cose e, come da tradizione di famiglia, si appassiona alla cucina, ai suoi strumenti, a un'arte vera e propria, che cerca di assimilare. Gli utensili sono come degli amici e con loro parla liberamente, suscitando qualche perplessità nei genitori, tanto da portarlo a tenere per sé questa abitudine.
Coltiva le due abilità che sente sue, la professione di cuoco e il suo ruolo nella band messa su da ragazzino, The Daffodils, e cerca di farle incontrare nelle attività quotidiane, soprattutto quando diventa unico proprietario e responsabile del locale, con il momento de Il passaggio del mestolo, dal forte valore simbolico.
Il protagonista sarà all'altezza di prendere le redini del padre?

Florian è un tipo solitario, poco incline alle chiacchiere, come ci si potrebbe aspettare dal gestore di una pasticceria. Ha un rapporto particolare con i tanti strumenti necessari a creare nuove ricette; gli oggetti sono umanizzati, hanno un nome proprio, dei sentimenti, agiscono andando oltre il loro mero compito, con la componente emotiva che prende il sopravvento. Non sempre la quiche risulta come preventivata se il mattarello non collabora, la crema rischia di impazzire, perché la frusta, vendicativa con il padrone, si adopera per non montare le uova.
L'incontro e la frequentazione con un'intraprendente cliente del bistrot rappresenta l'occasione per staccarsi da una vita un po' troppo chiusa, per esplorare un mondo ricco di esperienze a lui sconosciute. Niente, però, lo allontana davvero dal suo mondo, fatto di esseri parlanti, di cibo e musica. 

L'intento iniziale, esternato dagli autori stessi, è quello di costruire un testo nuovo, originale, in cui far coesistere più argomenti, miscelare tutti gli ingredienti per plasmare una storia con un filo rosso. Un filo rosso che secondo me non sempre mantiene l'obiettivo prefissato. Il racconto di Florian, sul quale si regge gran parte del libro, è interrotto da alcuni capitoli autonomi in cui sono elencate ricette, dalla diversa difficoltà, correlate da un consiglio musicale di accompagnamento. Gli eventi significativi sono pochi, i capitoli brevissimi e i temi centrali appaiono slegati. La tipizzazione degli utensili è appena abbozzata: alla fine, loro sono i compagni, gli amici e, se ci si immerge nelle pagine con l'intento di leggere una favola, si è attratti dai segreti e dal passato di questi strani oggetti, che sembrano avere una vita propria e non svelata al protagonista. 
Le note a piè di pagina non le ho trovate funzionali: la spiegazione di alcuni termini sono inutili (non sempre per tutto è necessaria una delucidazione); altre curiosità le avrei meglio approfondite, proprio perché chi scrive è competente nel settore e non sarebbe guastata una diversa organizzazione delle ricerche. Per esempio, ho letto con interesse la curiosità inerente le origini del mattarello, perfettamente inserita nel capitolo dedicato a Otello.

Note in pasticceria procede velocemente, è scritto con un linguaggio essenziale e appassionerà, soprattutto, chi ama la cucina e ha il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo. Personalmente, non mi ha convinta del tutto: dalle anticipazioni, mi aspettavo che l'idea della premessa fosse sviluppata in maniera differente; il sapore dell'originalità non l'ho avvertito. Peccato.

Veronica

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