29 aprile 2017

Qualcosa di Chiara Gamberale [Recensione Libro]


Qualcosa
di Chiara Gamberale


180 pagine
Prezzo 16,90 euro
con le illustrazioni di Tuono Pettinato
Uscito il 9 febbraio 2017
È una bambina, è una bambina! Era una bambina. La notizia correva per le bocche, per le strade, s'infilava sotto la porta di ogni casa del regno. 
Il Re Qualcuno di Importante e sua moglie Una di Noi annunciano al popolo la nascita della loro attesa erede. Tanto piccola e tanto tenera la fanciulla dimostra dal suo primo vagito, che irrompe improvviso nel castello spaccando i milletré cristalli del lampadario, di non essere come le altre: Piange troppo; Urla troppo; Dorme troppo; Vuole troppo. Al punto da essere chiamata ufficialmente la Principessa Qualcosa di Troppo. Inizia così la sua avventura alla conquista del mondo che scorre imperterrita alla ricerca dell'impossibile. A 13 anni viene colpita da un dolore indescrivibile: - La regina, a seguito di una malattia, muore. Cos'è la morte lei lo sa, cos'è la morte di sua madre invece no. La principessa si ritrova senza volerlo con "Un buco troppo buco al posto di un cuore troppo cuore". I Ragazzini Abbastanza che avevano fatto di tutto per evitarla perché "a loro bastava svegliarsi, andare a scuola, giocare a rubabandiera un'oretta, fare i compiti, giocare a rubabandiera un'altra oretta, mangiare e andarsene a dormire" adesso cercavano di abbracciarla, confortarla, accarezzarla ma lei non bramava la loro attenzione come in passato. Dal sentire troppo arriva a non sentire più niente.
La morte non significa che qualcuno se ne va, ma che tu nel frattempo resti.
Il giorno del funerale, appena se ne presenta l'occasione, fugge via senza una meta precisa. Mentre cammina incontra per caso uno che pare un bambino ma in realtà è un vecchietto. O forse pare un vecchietto ma in realtà è un bambino. È il Cavaliere Niente! E il cavaliere ama trascorrere il tempo a “non fare qualcosa di importante”. La ragazza decide di restare con lui. Si spalancano così le porte del nulla, dove basta buttarsi a terra e fischiettare per ore, contare gli aghi di pino, scavare buche e riempirle di nuovo di terra, osservare i capricci della nebbia per non sentirsi più una mezza-schifezza. Giornate così vuote ma così piene. 
Sopporta il buco, ripeto: Quando succedono cose troppo brutte ci mettiamo un po' ad accettarle, tanto che all'inizio non ci sembrano nemmeno vere. E, mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. Quindi, non lo odiare il tuo buco, accarezzalo ogni tanto, ma non ti ci affezionare troppo. Altrimenti non passerà mai.
In questa favola meravigliosa ci viene mostrata attraverso gli occhi della protagonista il caos che regna dentro ognuno di noi che siamo alla ricerca continua di qualcosa che non c'è o qualcosa che non abbiamo. La pretesa ossessiva di stare al passo (non tanto col tuo tempo) con i tempi, con i ritmi frenetici del mondo: Studia, divertiti, viaggia, accumula esperienze da togliere il fiato, lavora, guadagna, comprati casa, emozionati, trova l'amore, fai figli, goditi l'arrivo, te lo sei meritato... Ma non abbastanza. Continua e non fermarti mai! Gira tutto solamente intorno a noi. Ne diventi consapevole quando sbatti addosso a un dolore improvviso. Il vuoto che si presenta alla pancia, dato da quel buco nel cuore, diventa ingestibile, insopportabile. I confronti annientano e disorientano: - Quello che sei, o sei diventato, o potresti essere e quello che sono gli altri, o sono diventati, o potrebbero essere più o meno di te. La conclusione è che il troppo non ti fa sentire più niente. La vera ricchezza - ascoltando bene la voce che hai dentro - però è proprio quel niente perché riesci a capire il senso del tuo esistere, la vera avventura. Quando lo trovi, qualunque esso sia, lo devi urlare: Ho trovato un senso, ho trovato un senso, ho trovato un senso! E non abbandonarlo più.
L'unica possibilità che abbiamo per essere grandi come la collina è proprio questa: Non-fare le nostre cose con una persona che per noi è importante.
Buona lettura
Francesca

21 aprile 2017

L'occupazione di Alessandro Sesto [recensione]

L'OCCUPAZIONE 
di
Alessandro Sesto

Casa editrice: Gorilla Sapiens edizioni
Collana: Scarto
Pagine: 304
Prezzo: € 17
ISBN: 9788898978335
Copertina di: Patrizio Anastasi

Tutti i media lanciano una notizia sconvolgente, allarmante, in grado di cambiare le sorti del mondo e gli assetti geopolitici. L'occupazione degli USA, il cambio di regime in Europa stanno avvenendo, ma senza preavviso, troppo chiasso e quasi indolore per l'umanità.
Le persone apprendono gli sviluppi dalle molteplici fonti a disposizione e attendono che il cambiamento si mostri. Ma l'occupazione è davvero in atto, sta per succedere, è già successa?
Andreas e Jacob si muovono in un contesto, il cui sentore dell'occupazione è quasi impercettibile, misterioso, carico di domande e si concretizza nella loro percezione: come vedono la polizia in azione, altri individui come loro, che si muovono da casa, a lavoro, nei negozi, nelle nuove forme di aggregazione collettiva, nella città nel suo essere quotidiano.
"Guardarono se era cambiato qualcosa nel locale dopo l'occupazione, questa era diventata una mania per tutti, il confronto prima-dopo occupazione si faceva sempre, per qualsiasi ambiente e situazione, ma dovettero ammettere che non era cambiato niente".
Andreas cerca Nora, la ex fidanzata, sparita senza lasciare traccia, dopo averlo mollato con una email in cui confessa di aver conosciuto un altro. Poco convinto della motivazione e speranzoso nel individuare nel caos vigente, così paventato da tutti i mezzi di comunicazione, la vera causa della scomparsa della sua ragazza, comincia a investigare in nuovi ambienti, popolati da strani gruppi sovversivi, dai nomi mai sentiti prima e dalla linea di pensiero poco chiara:
"armadilli, [...] erano dei latinoamericani che in Florida si erano ribellati al nuovo status quo, che identificavano come una specie di rivincita dei nerd etnica e planetaria. [...] L'organizzazione [...] ispirava in tutto il paese una letteratura di fumetti underground, intendendosi per underground che esisteva su internet".
"I Foglietti pensavano che l'occupazione fosse un colpo di stato razzista col quale gli americani di origine inglese e nordeuropea, i WASP più gli irlandesi in pratica, riprendevano il controllo del paese, distribuendo strategicamente i ruoli secondari alle altre etnie [...]".
Jacob, anche lui programmatore, è un giocatore abile di go su internet, che si trova costantemente a perdere con il suo avversario più temuto, Tokio. Oltre a essere imbattibile, è uno stalker in piena regola, che lo perseguita con messaggi criptici e ambigui, mancando di rivelare la sua vera identità. Ogni nuova persona che incontra è per lui un possibile Tokio, come il suo psicologo, Malakian, un professionista sempre pronto a fornire perle di saggezza, che a volte è meglio non prendere alla lettera, e indicazioni che lo portano a fare la conoscenza di soggetti alquanto eccentrici, come il suo attuale capo, Augusto Marra, o un ex paziente, Donald Eriksson, affiliato a una setta di recente generazione, la Chiesa di Smith.

L'occupazione è una infinita divagazione, un'esplosione di collegamenti, una storia che si identifica nel più puro e godurioso flusso di pensieri. La sintassi articolata collima con la volontà dell'autore di creare spiegazioni complesse, paradossali e spesso fuori luogo, che strappano un sorriso e ti fanno pensare a quanto sarebbe bello vivere in mondo fatto di serie tv assurde, personaggi strampalati e avventure che si trasformano in evasione dalla realtà. Una realtà fatta di regole precostituite, che è eccitante sovvertire per capire fin dove è possibile arrivare.
Un libro che mi è piaciuto tanto perché, mantenendo una chiave ironica, alimenta la teoria del complotto e lancia molti messaggi da cogliere, partendo da uno spunto semplice, come un'ipotetica invasione dello straniero e le relative conseguenze.
L'uomo si muove tra la folla e ricerca nello sguardo dell'altro il segnale del cambiamento. I mostri siamo noi o sono loro, ma loro chi? L'unione fa la forza, la coesione è necessaria per non perdere se stessi e le persone che si amano di più, ma ci si può fidare del proprio vicino? È reale la situazione acclamata dai media? Le fonti di informazione sono seriamente affidabili o funzionano solo come propagatrici del dubbio?
Ma forse sto divagando, non lo so. Resta il fatto che la mia mente era attiva nella lettura e lo è tuttora mentre scrivo di un testo che per me ha lasciato il segno.

Veronica

10 aprile 2017

Un albero al contrario di Elisa Luvarà [recensione]

UN ALBERO AL CONTRARIO
di
Elisa Luvarà

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Rizzoli narrativa
Pagine: 319
Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788817093590

Ginevra ha undici anni quando entra in comunità, dopo una brutta esperienza con una famiglia affidataria. La sensazione che prova è di sollievo. Sollievo dopo l'ennesima delusione. I suoi genitori, quelli veri, sono un vero casino: la madre non distingue la realtà dall'immaginazione, non riesce a restare concentrata e non è in grado di crescere una bambina; il padre la vede come un peso, ma non vuole essere giudicato come una persona insensibile e crudele, perciò continua, a modo suo, a farsi vedere da Ginevra, senza fornire nessun contributo significativo.
Le attenzioni, i gesti, il modo di fare accogliente dell'educatrice, la signora Tilde, sono una novità. Non manca la paura per i nuovi compagni; saranno amichevoli o aggressivi verso la nuova venuta?

"Da qualche parte avevo sentito che non esistono bambini davvero cattivi". 

E quei bambini sono come lei: hanno genitori instabili, desiderano essere amati, vogliono credere di avere una possibilità.
Agape, undici anni, sensibile, gentile, premuroso, un ascoltatore silenzioso. L'incontro con il suo vero padre lo porta a esternare tanta rabbia e a cambiare completamente atteggiamento verso gli altri e verso se stesso. Continua, nonostante tutto, a mantenere un legame speciale Gin.
Verde ha solo la bisnonna, adora le belle cose ed è convinta che nella sua stanza si aggiri un fantasma, la cui presenza è stata abilmente inventata da Agape. Con loro due si instaura il rapporto più forte.

"Mi resi conto degli sforzi immensi che avevo compiuto negli ultimi anni per torcermi deformarmi e prendere delle sembianze che la mamma affidataria avrebbe desiderato per me. Vivere con quei bambini non mi sembrava un'impresa altrettanto faticosa. Con loro, pensai, non era necessaria alcuna trasformazione". 

Per Ginevra, l'arrivo in comunità è sinonimo di nuovo inizio; sente dentro di sé una sensazione di risveglio, una grande voglia di buttarsi in nuove avventure: 

"Volevo entusiasmarmi parlando di mummie disseppellite, del potere di alcuni minerali e di storie di paura, ma anche cominciare un diario, affezionarmi a un argomento e approfondirlo, iniziare una collezione di oggetti rarissimi".

Ginevra si porta dietro un fardello fatto di delusioni e solitudine. I suoi segreti sono custoditi gelosamente e aprirsi agli altri, provare fiducia verso le persone, non è semplice. L'affetto della signora Tilde, le chiacchiere e gli scambi con i compagni, anche loro con i loro demoni da affrontare, sono la sua occasione di rinascita. Finalmente, sente di aver trovato una famiglia, non convenzionale, ma sicuramente piena d'amore, pronta a darlo e riceverlo.
Un libro toccante, sincero e carico di speranza, che ho apprezzato moltissimo, soprattutto nella scelta delle parole da parte dell'autrice per descrivere e caratterizzare luoghi, personaggi e situazioni. 
Una storia che vuole emozionare, coinvolgere, a tratti divertire, senza intristire.
Esplicativa la metafora di Un albero al contrario, immagine che la protagonista utilizza per definire se stessa: un albero che non affonda le radici e riceve nutrimento dalla terra; le radici sono esposte verso l'alto, al vento e alle intemperie, e attendono il passaggio ristoratore degli uccellini di passaggio. 
Consigliato!

Veronica