18 giugno 2017

Mia nonna saluta e chiede scusa di Fredrik Backman. Come nascono le Fiabe...

Nel mondo reale ci sono migliaia di fiabe che nessun intelligentone sa da dove vengano.
Dipende dal fatto che vengono tutte dal Paese-Da-Quasi-Svegli, dove non ci si prende il merito e non ci si vanta, si fa solo il proprio lavoro. 
Tutte le fiabe migliori del Paese-Da-Quasi-Svegli vengono da Miamas.
Di tanto in tanto tutti e sei i regni hanno prodotto singole fiabe, ovvio, ma nessuno degli altri è nemmeno lontanamente bravo quanto Miamas. A Miamas si producono fiabe giorno e notte, si costruiscono ancora a una a una, a mano con cura, non in serie in qualche fabbrica del cavolo.
E solo le più belle in assoluto vengono esportate. Molte vengono raccontate una volta sola e poi cadono dritte a terra, mentre le migliori, le più belle, si staccano dolcemente dalle labbra di chi ne pronuncia l'ultima parola, fluttuano lente sopra tutti coloro che le ascoltano come piccole lanterne di carta brillanti e quando cala la notte vengono portate via dagli enfanti.
Gli enfanti sono creature molto piccole con dei cappelli carinissimi che cavalcano le nuvolanimali. Cioè, gli enfanti. I cappelli invece cavalcano gli enfanti, se vogliamo essere puntigliosi.
Comunque le lanterne vengono raccolte dagli enfanti in grandi retini dorati, poi le nuvolanimali si voltano e si alzano in cielo così in fretta che perfino il vento si fa da parte per lasciarle passare. E se il vento non si sposta abbastanza in fretta, le nuvolanimali gli gridano: "Togliti! Stordito di un vento!", e si trasformano in una specie di animale con le dita per potergli mostrare il medio. 
In cima alla montagna più alta del Paese-Da-Quasi-Svegli, la Montagna dei Racconti, gli enfanti mollano i retini e lasciano che le storie volino libere. 
Ed è così che arrivano nel mondo reale tutte le fiabe che nessun intelligentone sa da dove vengano.

17 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [recensione]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz

Casa editrice: Sellerio
Collana: Il contesto
Traduzione: Luca Briasco
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788838931703

La frontiera determina l'identità americana ed indica uno spazio ideale continuamente ridefinito e considerato inviolabile. Frederick J. Turner ne ha avanzato una tesi nel 1893, che individua una sorta di linea immaginaria, che invita a entrare, muoversi e non a fermarsi. La prima frontiera nella storia degli Stati Uniti sono gli Appalachi, una catena montuosa situata nella parte orientale del nord America; la colonizzazione e lo scontro con i nativi segnano la fine teorica della frontiera a fine Ottocento. Nel momento in cui sembra terminata, l'identità degli Stati Uniti si costruisce a danno di due entità: la nativa, con tutte le sue tribù e quella messicana.
I racconti che compongono la raccolta Tutto inizia e finisca al Kentucky Club sono storie di confine, un confine individuato in un bar di altri tempi, non lontano da un ponte che unisce e separa due città: El Paso negli Stati Uniti, Ciudad Juárez in Messico, quest'ultima considerata una zona tra le più violente del mondo. Un locale intorno al quale ruota ogni cosa, un universo immobile, dove entrare per abbandonare i problemi reali, dove rifugiarsi dal caos ininterrotto che regna all'esterno.
Una linea precaria rappresenta in tutta la sua complessità la difficoltà per i protagonisti di gestire i rapporti umani, in un contesto di insicurezza affettiva e geografica. Oltrepassare la porzione di spazio sicuro per allontanarsi di qualcosa o raggiungere qualcuno, all'opposto vedere l'altro che invade un luogo considerato inviolabile, per sentire le proprie certezze sgretolarsi.
Sette storie, i cui personaggi sono alle prese con l'amore incondizionato verso una persona che ha sconvolto il proprio mondo, coinvolgimenti delicati, situazioni familiari difficili. Un'anima a pezzi che ha bisogno di vedere una speranza, la speranza di rimettere insieme i pezzi e trovare finalmente la felicità. La felicità però non sembra essere il destino di nessuno.

È andato a raggiungere le donne
Uno scrittore solitario, Juan Carlos, s'innamora di Javier, autista di personalità importanti, fra i quali diversi politici. Un amore che sboccia sobrio e silenzioso fra le mura del bar Kentucky Club, per poi perdersi nel deserto, dove il corpo di Javier è stato abbandonato, per unirsi alle numerose donne rapite e mai più trovate.
"Fissavo l'orologio di Javier. Non so per quanto tempo rimasi lì seduto, cercando di non pensare. Cercando di non provare nulla. Poi, mi rimase solo la voglia di tornare a casa. Ma casa non sapevo dove fosse".
L'arte della traduzione
Nick è in ospedale. Un pestaggio, una punizione, un'incisione sulla pelle, per ricordargli che la sua diversità non è accettata. Un'esperienza terribile, che lo segna per sempre; un ritorno nel mondo carico di complicazioni, in cui è necessario riappropriarsi di se stesso e di un nuovo approccio per gestire il quotidiano.
"Nulla mi sembrava estraneo. Ma nulla mi sembrava famigliare. [...] E poi capii che avrei dovuto imparare daccapo il significato di tutte le parole che credevo di conoscere. Avrei dovuto imparare come tradurre tutte quelle parole. Migliaia. Milioni".
L'uomo delle regole
Maximiliano non ha mai conosciuto suo padre, fino all'età di otto anni, quando la madre, completamente a pezzi, lo porta da lui. Una convivenza che si regge su regole, quelle che Max ignorava fino a poco prima. Nonostante un inizio turbolento, proprio quelle regole lo porteranno a fare qualcosa di importante nella sua vita e a diventare un uomo migliore, migliore del padre.
"L'unica cosa che ricordo di quel drink al Kentucky Club è mio padre che mi confessava di aver amato mia madre. «La amavo». Fu allora che capii. Era lei la causa di tutto. Era mia madre non aveva mai amato lui".
Fratello in un'altra lingua
Charlie parla della relazione complicata con i genitori, soprattutto il padre, a David, lo psicologo pagato dalla famiglia per aiutarlo. Non si sente amato, pensa sempre al fratello scomparso, il cui passato e le cui ragioni dell'allontanamento da casa lo sconvolgono nel profondo.
"Non so per quanto sono rimasto lì in ginocchio, singhiozzando, gemendo, gridando. Ma poi ho sentito la mano di David che mi sollevava".
A volte la pioggia
Ernesto ricorda il padre e la brutta opinione che ha sempre dimostrato nei suoi confronti. Per questo, forse, appare forte e imperturbabile; in realtà è molto sensibile e quando scopre che il compagno di scuola Brian è stato picchiato dal padre dopo aver scoperto della sua omosessualità, decide di aiutarlo a scappare. Un'esperienza che gli fa aprire gli occhi su se stesso.
"Sapevo qualcosa di me stesso che avevo sempre ignorato, fino ad allora. E proprio quando avevo cominciato a piacermi, ecco che i odiavo di nuovo".
A caccia del drago
Conrad adora sua sorella Carmen e cerca di starle vicino, consapevole che la spirale autodistruttiva che l'ha risucchiata sembra impossibile da abbattere. I soldi, la famiglia sono come trappole, che la fanno sentire vigilata e mai libera, tanto da rifugiare le proprie pene nella droga.
"Avrei voluto chiederle se riusciva a resistere anche solo un giorno senza ingerire una qualunque sostanza stupefacente. Era vero, avevo paura di lei. Ma ciò che mi terrorizzava era perderla.
Il gioco del dolore
Il dolore della perdita, il dolore di amare, il dolore che può racchiudere la vita stessa. Fuggire dalla verità, affogare i dispiaceri nell'alcool.
"[...] amare è un gioco doloroso. Sì, l'amore fa male [...]".
Famiglie disfunzionali, padri violenti, vite in bilico tra il bisogno di accettazione e la consapevolezza di non riuscire a essere se stessi, perché imperfetti agli occhi degli altri.
Per un giorno, per una notte, per qualche ora, oltrepassano un ponte per lasciarsi alle spalle il dolore e ritrovare la pace rappresentata da un bar di confine, capace di unire e separare il destino dei protagonisti.

Veronica 

13 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [frasi libro]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz


Volevo baciarlo ancora. Forse sarebbe stato lui a baciare me. O forse sarei rimasto lì in piedi, immobile, come un perfetto idiota. Non ero bravo, in queste situazioni. Non lo ero mai stato. Ci sono uomini che sanno amare con eleganza. Io ero goffo e incerto. 
«Che c'è?». Mi guardava.
«Niente».
«Mi stavi studiando, di nuovo».
«Sì».
«Non mi dà fastidio. Mi piace, come mi guardi».
«Potrei farlo per ore».
«Puoi baciarmi ancora» disse.
Chinò il capo, guardando a terra. Era timido. O forse, semplicemente umile. Ecco una cosa che non avevo immaginato, sul suo conto: che fosse umile. E dolce. E dignitoso. Era raro che gli uomini belli avessero una qualunque di quelle caratteristiche.
Lo baciai di nuovo. Sussurrò il mio nome. Mi chiesi che sapore avesse sulla sua lingua. 
«Javier» sussurrai a mia volta. «Sai da quanto tempo non baciavo nessuno?».
Alzò gli occhi verso di me. «Ha importanza?».
«Baciare è una cosa seria». 
Mi baciò ancora una volta. «Non mi è sembrato così serio. Tu che dici?»
«Sì, che lo era» risposi. 

-

Quando ero bambino, il rombo di un tuono fermava il mondo intero. Ricordavo la gente che usciva dalle case, guardava e tendeva l'orecchio, come se ogni goccia che cadeva a terra fosse il sussurro di una persona amata, tornata dal regno dei morti. Provai a immaginare i miei fratelli e le mie sorelle che giocavano in giardino, le loro risate distanti e perdute tra un tuono e l'altro, i loro corpi illuminati dai lampi. Mi vidi correre verso di loro. Tutti insieme, io, i miei fratelli e le mie sorelle, che ridevano, felici. Il temporale cessò bruscamente come era cominciato. L'immagine dei miei fratelli e delle mie sorelle scomparve. Alzai gli occhi verso il cielo immacolato, nel quale le nubi già si diradavano. Mi scostai dalla finestra e tornai a sedermi sul letto. Decisi di andare a correre. Ero stanco di sentire la presenza dei tre ragazzi bianchi, che aveva occupato il mio corpo. Il loro odio mi si era appollaiato dentro come un uccello nel suo nido, in attesa che le uova di dischiudessero. Decisi che all'odio potevo abituarmi: che potevo addirittura imparare ad amarlo, proprio come avevo imparato ad amare il deserto.

-

Mio padre è morto in un incidente d'auto. È passato con il rosso, e ha portato con sé all'altro mondo anche l'uomo che guidava l'altra macchina. Una fine strana ed ironica per un uomo così attento e padrone di sé. Attento a come vestiva. Attento a come parlava. Attento nell'utilizzo delle sue finanze personali. Ma disattento in tutte le faccende di cuore. Non è mai riuscito a controllare la propria crudeltà. Era la sua droga preferita. La sua grande dipendenza. Quando intravedeva un'opportunità di comportarsi in modo crudele, doveva coglierla al volo, a ogni costo. Tentava di coprirla con una patina di grazia e buona educazione, che amava definire un effetto del suo alto lignaggio. Ma non ci riusciva.

Veronica

A breve, su questo spazio la recensione!

10 giugno 2017

Tredici di Jay Asher - 13 Reasons why, serie tv Netflix [recensione]

13 REASONS WHY: UNO SGUARDO ALLA SERIE TV A CONFRONTO CON IL LIBRO DI JAY ASHER


Tutti parlano della serie tv Tredici: recensioni approfondite, riflessioni sui rapporti fra gli adolescenti di oggi, il bullismo, l'alcolismo, il suicidio, la depressione, lo stupro, il cambiamento dell'ambiente scuola nel corso degli anni, un'analisi su quanto i personaggi rispecchino la realtà.
Gli anni delle medie e delle superiori rischiano di essere difficili da sopportare. Purtroppo la cattiveria e la superficialità sono due aspetti che siamo chiamati ad affrontare. Non sempre è semplice fregarsene, il comportamento di un altro può scatenare conseguenze impreviste.
La curiosità ha fatto sì che mi avvicinassi a questo prodotto presente ovunque, tratto da un libro, classificato come young adult, scritto nel 2007. Quali sono i motivi che hanno portato al suicidio di Hannah Baker?
"Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perché voi siete una delle ragioni".
Sette cassette che ripercorrono con lucidità il percorso che ha portato la giovane protagonista a scegliere di togliersi la vita. Tutte recapitate a tredici compagni di scuola, entrati nella vita di Hannah Baker per lasciare un segno.
La storia è raccontata da due punti vista. Quello di Clay Jensen, il tipo strano, poco socievole e innamorato dalla prima liceo di quella ragazza bellissima, misteriosa e con la quale ha scambiato poche parole; una scatola recapitata da un mittente sconosciuto è una sorpresa tutt'altro che gradita. Scopre chi sono gli altri, lui compreso, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella decisione del suicidio. Mentre nelle puntate si assiste a una presa di coscienza e a una reazione concreta per far luce sull'accaduto, nel libro mantiene più una posizione da spettatore.
L'altro narratore è Hanna Baker. Un modo insolito di spiegare le ragioni di un gesto che a molti risulta vigliacco, esagerato, senza fondamento. Con le sue parole vuole "torturare" chi è rimasto, fargli capire il dolore che si nasconde dentro una persona ferita e, con lucidità, racconta l'evolversi di un drammatico effetto valanga, che l'ha trascinata in un abisso senza via d'uscita. Un personaggio controverso, accusato di manifestare sin troppa allegria e ben poco realismo psicologico: io l'ho trovata una figura convincente, dalle molteplice sfaccettature, un'adolescente contraddittoria e tragica, come lo si è a quell'età, subissata da tanti sentimenti, incapace di gestirli. In certi momenti, la vorresti scuotere, far reagire, perché là fuori c'è un mondo grande e pieno di ostacoli; altre volte si piange, ci si abbatte e si pensa "cavoli, ma tutte a lei le sfortune?".
Durante la lettura appare molto più apatica, uno "speaker" arrabbiato che riferisce delle ingiustizie che ha subìto e ormai si è arresa a non avere più ragioni per vivere; osservandola, si nota una maschera di positività che indossa al liceo, in casa con i genitori, al cinema dove lavora e una tristezza profonda, celata con attenzione a chi non merita di vederla, ma pronta a esplodere se viene di nuovo alimentata. 
L'amicizia è descritta come ancora di salvezza, molti di coloro presenti sulle cassette sono stati per un attimo possibili amici, alleati tanto desiderati per voltare pagina. Ma la storia si ripete. E Hannah continua a essere vittima di pettegolezzi ed etichettata dai coetanei come ragazza facile, più bel sedere dei corridoi, egocentrica. Nessuno la conosce davvero. L'immagine è tutt'altro che reale, costruita su un mare di falsità.

Il libro di Jay Asher alterna corsivo e carattere normale per le due voci narranti. Questa modalità di scelta l'ho trovata pesante per il testo, perché spesso si susseguono brevi frasi che si allacciano a un pensiero precedente, amplificando la sensazione di interruzione e la mancanza di fluidità. La suddivisione degli eventi fra i diversi piani temporali e le diverse figure in campo ha più credibilità e più presa nella serie tv. I brividi, gli stati d'ansia, la repulsione, l'angoscia, la rabbia, ogni stato d'animo, forte e palpabile sullo schermo, difficilmente è riproposto con efficacia nel romanzo. Il creatore è riuscito a sfruttare benissimo un testo scritto dieci anni fa, trasformandolo nel fenomeno più chiacchierato del momento, nel bene e nel male.
Nel confronto telefilm/libro, ho preferito il telefilm. La struttura narrativa dà il giusto spazio ai tredici ai quali i lati delle cassette sono dedicati, quanto veramente sono colpevoli, ma allo stesso tempo, alcuni, anche vittime. Non tutti si sono macchiati di peccati gravi, altri hanno compiuto azioni imperdonabili. Chi ha veramente ucciso Hanna Baker?
La scuola reagisce al suicidio di un proprio studente sollevandosi da ogni responsabilità, puntando sulla promozione di una campagna di sensibilizzazione intrisa di retorica e scontrandosi con i genitori della ragazza, spaventati dalla possibilità che la figlia fosse vittima di bullismo. Ma i temi non sono un mero elenco affisso al muro di parole vuote: Tredici ha raggiunto un risultato importante, quello di parlare, discutere, riflettere su argomenti delicati, raccogliendo attorno a sé fasce di età diverse, che ne decretano, senza ombra di dubbio, un successo, sotto più punti di vista. La telecamera inquadra uno stupro, un suicidio, degli occhi dal presagio di morte. Un realismo brutale, che non lascia indifferenti e ricorda quanto l'adolescenza si può trasformare in un inferno.
Quante volte ci siamo sentiti inadeguati e in bilico tra il non poter essere se stessi e il doversi comportare come qualcun altro per il semplice desiderio di accettazione?

Cosa ci ha insegnato Tredici?

1. Mostrare la nostra sensibilità non è sinonimo di debolezza.
2. Nessuno ha il diritto di calpestarci.
3. Una donna non deve essere mai palpeggiata, denigrata, molestata verbalmente e fisicamente, per nessuno motivo.
4. Lo stupro va denunciato, non è mai colpa di chi lo subisce.
5. I nostri talenti vanno mostrati e non dobbiamo vergognarci.
6. Le scritte sui muri non hanno potere su di noi, l'acqua lava via le ferite.
7. Affogare i dispiaceri nell'alcool non è la soluzione.
8. Nei silenzi si nascondono tormenti profondi.
9. Mai provare imbarazzo per i propri gusti sessuali.
10. La nostra privacy e quella degli altri sono diritti insindacabili.
11. Se si è vittima di un bullo, il meccanismo di difesa che ci trasforma a nostra volta in bullo non è giustificabile.
12. Tutti abbiamo un problema.
13. Non giudichiamo gli altri, proviamo a essere empatici.


Veronica