10 giugno 2017

Tredici di Jay Asher - 13 Reasons why, serie tv Netflix [recensione]

13 REASONS WHY: UNO SGUARDO ALLA SERIE TV A CONFRONTO CON IL LIBRO DI JAY ASHER


Tutti parlano della serie tv Tredici: recensioni approfondite, riflessioni sui rapporti fra gli adolescenti di oggi, il bullismo, l'alcolismo, il suicidio, la depressione, lo stupro, il cambiamento dell'ambiente scuola nel corso degli anni, un'analisi su quanto i personaggi rispecchino la realtà.
Gli anni delle medie e delle superiori rischiano di essere difficili da sopportare. Purtroppo la cattiveria e la superficialità sono due aspetti che siamo chiamati ad affrontare. Non sempre è semplice fregarsene, il comportamento di un altro può scatenare conseguenze impreviste.
La curiosità ha fatto sì che mi avvicinassi a questo prodotto presente ovunque, tratto da un libro, classificato come young adult, scritto nel 2007. Quali sono i motivi che hanno portato al suicidio di Hannah Baker?
"Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette, è perché voi siete una delle ragioni".
Sette cassette che ripercorrono con lucidità il percorso che ha portato la giovane protagonista a scegliere di togliersi la vita. Tutte recapitate a tredici compagni di scuola, entrati nella vita di Hannah Baker per lasciare un segno.
La storia è raccontata da due punti vista. Quello di Clay Jensen, il tipo strano, poco socievole e innamorato dalla prima liceo di quella ragazza bellissima, misteriosa e con la quale ha scambiato poche parole; una scatola recapitata da un mittente sconosciuto è una sorpresa tutt'altro che gradita. Scopre chi sono gli altri, lui compreso, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella decisione del suicidio. Mentre nelle puntate si assiste a una presa di coscienza e a una reazione concreta per far luce sull'accaduto, nel libro mantiene più una posizione da spettatore.
L'altro narratore è Hanna Baker. Un modo insolito di spiegare le ragioni di un gesto che a molti risulta vigliacco, esagerato, senza fondamento. Con le sue parole vuole "torturare" chi è rimasto, fargli capire il dolore che si nasconde dentro una persona ferita e, con lucidità, racconta l'evolversi di un drammatico effetto valanga, che l'ha trascinata in un abisso senza via d'uscita. Un personaggio controverso, accusato di manifestare sin troppa allegria e ben poco realismo psicologico: io l'ho trovata una figura convincente, dalle molteplice sfaccettature, un'adolescente contraddittoria e tragica, come lo si è a quell'età, subissata da tanti sentimenti, incapace di gestirli. In certi momenti, la vorresti scuotere, far reagire, perché là fuori c'è un mondo grande e pieno di ostacoli; altre volte si piange, ci si abbatte e si pensa "cavoli, ma tutte a lei le sfortune?".
Durante la lettura appare molto più apatica, uno "speaker" arrabbiato che riferisce delle ingiustizie che ha subìto e ormai si è arresa a non avere più ragioni per vivere; osservandola, si nota una maschera di positività che indossa al liceo, in casa con i genitori, al cinema dove lavora e una tristezza profonda, celata con attenzione a chi non merita di vederla, ma pronta a esplodere se viene di nuovo alimentata. 
L'amicizia è descritta come ancora di salvezza, molti di coloro presenti sulle cassette sono stati per un attimo possibili amici, alleati tanto desiderati per voltare pagina. Ma la storia si ripete. E Hannah continua a essere vittima di pettegolezzi ed etichettata dai coetanei come ragazza facile, più bel sedere dei corridoi, egocentrica. Nessuno la conosce davvero. L'immagine è tutt'altro che reale, costruita su un mare di falsità.

Il libro di Jay Asher alterna corsivo e carattere normale per le due voci narranti. Questa modalità di scelta l'ho trovata pesante per il testo, perché spesso si susseguono brevi frasi che si allacciano a un pensiero precedente, amplificando la sensazione di interruzione e la mancanza di fluidità. La suddivisione degli eventi fra i diversi piani temporali e le diverse figure in campo ha più credibilità e più presa nella serie tv. I brividi, gli stati d'ansia, la repulsione, l'angoscia, la rabbia, ogni stato d'animo, forte e palpabile sullo schermo, difficilmente è riproposto con efficacia nel romanzo. Il creatore è riuscito a sfruttare benissimo un testo scritto dieci anni fa, trasformandolo nel fenomeno più chiacchierato del momento, nel bene e nel male.
Nel confronto telefilm/libro, ho preferito il telefilm. La struttura narrativa dà il giusto spazio ai tredici ai quali i lati delle cassette sono dedicati, quanto veramente sono colpevoli, ma allo stesso tempo, alcuni, anche vittime. Non tutti si sono macchiati di peccati gravi, altri hanno compiuto azioni imperdonabili. Chi ha veramente ucciso Hanna Baker?
La scuola reagisce al suicidio di un proprio studente sollevandosi da ogni responsabilità, puntando sulla promozione di una campagna di sensibilizzazione intrisa di retorica e scontrandosi con i genitori della ragazza, spaventati dalla possibilità che la figlia fosse vittima di bullismo. Ma i temi non sono un mero elenco affisso al muro di parole vuote: Tredici ha raggiunto un risultato importante, quello di parlare, discutere, riflettere su argomenti delicati, raccogliendo attorno a sé fasce di età diverse, che ne decretano, senza ombra di dubbio, un successo, sotto più punti di vista. La telecamera inquadra uno stupro, un suicidio, degli occhi dal presagio di morte. Un realismo brutale, che non lascia indifferenti e ricorda quanto l'adolescenza si può trasformare in un inferno.
Quante volte ci siamo sentiti inadeguati e in bilico tra il non poter essere se stessi e il doversi comportare come qualcun altro per il semplice desiderio di accettazione?

Cosa ci ha insegnato Tredici?

1. Mostrare la nostra sensibilità non è sinonimo di debolezza.
2. Nessuno ha il diritto di calpestarci.
3. Una donna non deve essere mai palpeggiata, denigrata, molestata verbalmente e fisicamente, per nessuno motivo.
4. Lo stupro va denunciato, non è mai colpa di chi lo subisce.
5. I nostri talenti vanno mostrati e non dobbiamo vergognarci.
6. Le scritte sui muri non hanno potere su di noi, l'acqua lava via le ferite.
7. Affogare i dispiaceri nell'alcool non è la soluzione.
8. Nei silenzi si nascondono tormenti profondi.
9. Mai provare imbarazzo per i propri gusti sessuali.
10. La nostra privacy e quella degli altri sono diritti insindacabili.
11. Se si è vittima di un bullo, il meccanismo di difesa che ci trasforma a nostra volta in bullo non è giustificabile.
12. Tutti abbiamo un problema.
13. Non giudichiamo gli altri, proviamo a essere empatici.


Veronica

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