17 giugno 2017

Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz [recensione]


TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
di
Benjamin Alire Sáenz

Casa editrice: Sellerio
Collana: Il contesto
Traduzione: Luca Briasco
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788838931703

La frontiera determina l'identità americana ed indica uno spazio ideale continuamente ridefinito e considerato inviolabile. Frederick J. Turner ne ha avanzato una tesi nel 1893, che individua una sorta di linea immaginaria, che invita a entrare, muoversi e non a fermarsi. La prima frontiera nella storia degli Stati Uniti sono gli Appalachi, una catena montuosa situata nella parte orientale del nord America; la colonizzazione e lo scontro con i nativi segnano la fine teorica della frontiera a fine Ottocento. Nel momento in cui sembra terminata, l'identità degli Stati Uniti si costruisce a danno di due entità: la nativa, con tutte le sue tribù e quella messicana.
I racconti che compongono la raccolta Tutto inizia e finisca al Kentucky Club sono storie di confine, un confine individuato in un bar di altri tempi, non lontano da un ponte che unisce e separa due città: El Paso negli Stati Uniti, Ciudad Juárez in Messico, quest'ultima considerata una zona tra le più violente del mondo. Un locale intorno al quale ruota ogni cosa, un universo immobile, dove entrare per abbandonare i problemi reali, dove rifugiarsi dal caos ininterrotto che regna all'esterno.
Una linea precaria rappresenta in tutta la sua complessità la difficoltà per i protagonisti di gestire i rapporti umani, in un contesto di insicurezza affettiva e geografica. Oltrepassare la porzione di spazio sicuro per allontanarsi di qualcosa o raggiungere qualcuno, all'opposto vedere l'altro che invade un luogo considerato inviolabile, per sentire le proprie certezze sgretolarsi.
Sette storie, i cui personaggi sono alle prese con l'amore incondizionato verso una persona che ha sconvolto il proprio mondo, coinvolgimenti delicati, situazioni familiari difficili. Un'anima a pezzi che ha bisogno di vedere una speranza, la speranza di rimettere insieme i pezzi e trovare finalmente la felicità. La felicità però non sembra essere il destino di nessuno.

È andato a raggiungere le donne
Uno scrittore solitario, Juan Carlos, s'innamora di Javier, autista di personalità importanti, fra i quali diversi politici. Un amore che sboccia sobrio e silenzioso fra le mura del bar Kentucky Club, per poi perdersi nel deserto, dove il corpo di Javier è stato abbandonato, per unirsi alle numerose donne rapite e mai più trovate.
"Fissavo l'orologio di Javier. Non so per quanto tempo rimasi lì seduto, cercando di non pensare. Cercando di non provare nulla. Poi, mi rimase solo la voglia di tornare a casa. Ma casa non sapevo dove fosse".
L'arte della traduzione
Nick è in ospedale. Un pestaggio, una punizione, un'incisione sulla pelle, per ricordargli che la sua diversità non è accettata. Un'esperienza terribile, che lo segna per sempre; un ritorno nel mondo carico di complicazioni, in cui è necessario riappropriarsi di se stesso e di un nuovo approccio per gestire il quotidiano.
"Nulla mi sembrava estraneo. Ma nulla mi sembrava famigliare. [...] E poi capii che avrei dovuto imparare daccapo il significato di tutte le parole che credevo di conoscere. Avrei dovuto imparare come tradurre tutte quelle parole. Migliaia. Milioni".
L'uomo delle regole
Maximiliano non ha mai conosciuto suo padre, fino all'età di otto anni, quando la madre, completamente a pezzi, lo porta da lui. Una convivenza che si regge su regole, quelle che Max ignorava fino a poco prima. Nonostante un inizio turbolento, proprio quelle regole lo porteranno a fare qualcosa di importante nella sua vita e a diventare un uomo migliore, migliore del padre.
"L'unica cosa che ricordo di quel drink al Kentucky Club è mio padre che mi confessava di aver amato mia madre. «La amavo». Fu allora che capii. Era lei la causa di tutto. Era mia madre non aveva mai amato lui".
Fratello in un'altra lingua
Charlie parla della relazione complicata con i genitori, soprattutto il padre, a David, lo psicologo pagato dalla famiglia per aiutarlo. Non si sente amato, pensa sempre al fratello scomparso, il cui passato e le cui ragioni dell'allontanamento da casa lo sconvolgono nel profondo.
"Non so per quanto sono rimasto lì in ginocchio, singhiozzando, gemendo, gridando. Ma poi ho sentito la mano di David che mi sollevava".
A volte la pioggia
Ernesto ricorda il padre e la brutta opinione che ha sempre dimostrato nei suoi confronti. Per questo, forse, appare forte e imperturbabile; in realtà è molto sensibile e quando scopre che il compagno di scuola Brian è stato picchiato dal padre dopo aver scoperto della sua omosessualità, decide di aiutarlo a scappare. Un'esperienza che gli fa aprire gli occhi su se stesso.
"Sapevo qualcosa di me stesso che avevo sempre ignorato, fino ad allora. E proprio quando avevo cominciato a piacermi, ecco che i odiavo di nuovo".
A caccia del drago
Conrad adora sua sorella Carmen e cerca di starle vicino, consapevole che la spirale autodistruttiva che l'ha risucchiata sembra impossibile da abbattere. I soldi, la famiglia sono come trappole, che la fanno sentire vigilata e mai libera, tanto da rifugiare le proprie pene nella droga.
"Avrei voluto chiederle se riusciva a resistere anche solo un giorno senza ingerire una qualunque sostanza stupefacente. Era vero, avevo paura di lei. Ma ciò che mi terrorizzava era perderla.
Il gioco del dolore
Il dolore della perdita, il dolore di amare, il dolore che può racchiudere la vita stessa. Fuggire dalla verità, affogare i dispiaceri nell'alcool.
"[...] amare è un gioco doloroso. Sì, l'amore fa male [...]".
Famiglie disfunzionali, padri violenti, vite in bilico tra il bisogno di accettazione e la consapevolezza di non riuscire a essere se stessi, perché imperfetti agli occhi degli altri.
Per un giorno, per una notte, per qualche ora, oltrepassano un ponte per lasciarsi alle spalle il dolore e ritrovare la pace rappresentata da un bar di confine, capace di unire e separare il destino dei protagonisti.

Veronica 

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