17 luglio 2017

Cielo rosso al mattino di Paul Lynch [recensione]

CIELO ROSSO AL MATTINO
di
Paul Lynch

Casa editrice: 66th and 2nd
Collana: bookclub_19
Traduzione: Riccardo Michelucci
Pagine: 235
Prezzo: € 17,00
ISBN: 9788898970889

Coll Coyle vive con la famiglia nella sua fattoria. Un brav'uomo e un gran lavoratore disposto a tutto per proteggere le persone che ama. Senza un motivo ragionevole è cacciato dalla sua proprietà. Decide così di affrontare Desmond Hamilton, il figlio del proprietario terriero, una discussione che si fa presto accesa. Hamilton resta ucciso e Coll è costretto ad abbandonare i suoi cari per fuggire da una terribile vendetta, pronta ad abbattersi su di lui.
Gli scagnozzi del padrone si mettono sulle sue tracce, guidati da John Fallon, uomo diabolico, cattivo fino al midollo, cinico, senza pietà per i più deboli, la sua presenza è costante in ogni pagina, anche se non fisicamente presente. Coyle assiste all'omicidio del fratello Jim, impotente di fronte a tanta malvagità, una malvagità che avverte alle proprio spalle, in ogni nascondiglio mai sicuro.

"Ti troverà. È come se sapesse che odore ha il tuo sangue".

Fugge dall'orrore della perdita di una persona cara, suo fratello Jim, che non riesce a salvare da una morte atroce, corre nelle tenebre e si allontana sempre di più dalla moglie Sarah e dai figli, ai quali promette che tornerà presto. Attraversa le paludi del Donegal, terre aride e desolate che a malapena conosce, combatte contro la fame, la stanchezza, la solitudine, la paura, per raggiungere una zona protetta. Il suo nemico non lo perde di vista, lo fiuta dappertutto e si crea alleati disposti a collaborare con lui per catturare la sua preda.
Da assassino, a ladro, Coyle è alla ricerca di un biglietto che gli permetta di imbarcarsi sulla prima nave in partenza, perché l'incognita di una terra sconosciuta sembra essere la soluzione migliore. Cutter, l'uomo che lo aiuta ad allontanarsi dall'Irlanda, diventa un amico inaspettato.

Famiglie intere, uomini, donne e bambini, condividono la speranza di una vita migliore in una nave che li condurrà in America. Un viaggio lungo, difficile, segnato dalla fame, da condizioni igieniche pessime e da diffidenza verso gli altri passeggeri: il protagonista si imbarca con una febbre che quasi lo uccide, ma riesce a sopravvivere e a superare una traversata interminabile.
Una possibilità è offerta da un uomo di nome Duffy, che offre un lavoro agli uomini che hanno appena messo piede nel nuovo mondo, lasciandosi dietro la vastità dell'oceano, così ricca di opportunità, ma allo stesso tempo spaventosa per l'ignoto che racchiude.
La costruzione di tratte ferroviarie richiede il sudore e la forza di tante braccia disperate, disposte a turni massacranti per una paga misera, whiskey illimitato e qualche puttana come unica distrazione.
Le giornate si susseguono per inerzia, un'epidemia attacca e si propaga senza fine all'accampamento di Duffy, all'improvviso Fallon giunge in America per concludere la missione a ogni costo.

Cielo rosso al mattino si costruisce in tre parti: la prima racconta della morte di Hamilton e della fuga di Coll Coyle, introducendo l'antagonista Fallon, alla guida del gruppo di sgherri del padrone incaricato di uccidere l'assassino del figlio; la seconda parte è interamente dedicata al viaggio in nave per raggiungere la terra promessa, un tragitto infinito che non dà tregua al protagonista; nell'ultima parte, Coyle comincia a lavorare nella costruzione della ferrovia ed è costretto ancora una volta a scappare dal suo nemico, ancora più agguerrito, fino alla resa dei conti.
Paul Lynch è alle prese con il suo primo romanzo, avvincente, scritto impeccabilmente e che funziona grazie alla descrizione attenta dei personaggi e del contesto. La fuga è una costante presa di potere psicologica ed emotiva ai danni di Coll, obbligato a lasciare i propri affetti per salvaguardare se stesso e la propria famiglia. La natura è lo sfondo della sua corsa alla ricerca di un posto sicuro, che prende vita e diventa protagonista a tutti gli effetti, grazie alle descrizioni, che alimentano una sorta di movimento narrativo, in grado di coinvolgere tutto ciò che è sulla scena:
"Intorno a Coyle il paesaggio era nascosto da innumerevoli strati di tenebre, come se la terra fosse stata rivoltata. I suoi occhi perlustravano quel vuoto silenzioso e privo di punti di riferimento, le colline invisibili sotto il loro manto, le stelle cadute dal cielo in questa diabolica eclissi del giorno. Avanzò con speranza e determinazione e quando cominciò a piovere strinse l'animale ancora più forte e pregò che stessero andando nella giusta direzione".
L'oscurità e la pioggia incessante accompagnano Coyle, spaventato dagli uomini di Hamilton, che, magicamente riescono sempre a individuarlo. Fallon è l'incarnazione di questa oscurità, privo di sentimento e compassione per chiunque. Fiuta la sua preda, incapace di nascondersi da lui, uccide coloro che gli sbarrano il cammino, si fida solo di se stesso. Quando Macken, uno dei suoi compari, gli domanda perché ha ucciso due ragazze che non avevano colpa, lui risponde senza scomporsi:
"Tutti hanno fatto qualcosa [...] Dipende solo da chi è a giudicare. [...] Le persone non sono esseri umani. Sono bestie, bruti, ciechi e idioti dominati da desideri senza limiti di cui non conoscono neanche l'origine".
Di fronte a una famiglia in preghiera prima della cena, vuole dimostrare la propria superiorità di idee e incalza la conversazione sull'esistenza di Dio, proprio quando ha il coltello dalla parte del manico:
"Qualche volta vi parla?, chiese. Chi?, rispose nervosamente Aitken. Dio. [...] Sì, a modo suo mi parla, disse. E in che modo? Attraverso la bellezza che ci circonda. Faller sorrise. Ma dubito che si rivolga direttamente a voi in quel caso, non credete? Se voi moriste, il mondo andrebbe avanti esattamente come prima, quindi non c'è proprio nessuno che sta parlando con voi. Vi aspettate che ci sia una vita dopo la morte? [...]
Questo luogo che chiamano paradiso, questo regno della perfezione e della vita eterna, quando arriva il momento nessuno vuole andarci".
Mi è piaciuta moltissimo l'opera prima di Paul Lynch, perché ha trasformato una storia semplice in un viaggio nell'animo umano, nei sentimenti più spietati, non tralasciando nessun particolare, facendo convergere ogni aspetto in una narrazione di pregio, accurata nella scelta delle parole e nella formazione delle frasi, che tiene incollato il lettore alle pagine. Una piacevole sorpresa, un libro per appassionati di noir, che ricorda Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy, per l'uomo in fuga e per il cacciatore senza anima in grado di sapere sempre dov'è la sua padre.

Veronica

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