4 luglio 2017

Il cartello di Don Winslow [recensione]

IL CARTELLO
di
Don Winslow

Casa editrice: Einaudi
Collana: Stile libero big
Traduzione: Alfredo Colitto
Pagine: 879
Prezzo: € 22,00
ISBN: 978806217549

A distanza di dieci anni, il seguito de Il potere del cane, romanzo da molti considerato il capolavoro di Don Winslow. Sicuramente tra i migliori noir che ho avuto il piacere di leggere e Il cartello è stato un adrenalinico ritorno alle vicende della guerra della droga, combattuta tra Messico e Stati Uniti.
Art Keller ha scelto di isolarsi dal mondo, cercando una qualche forma di redenzione, nascosto in un monastero del New Mexico, dove nessuno conosce la sua identità e si dedica all'apicoltura.
Adán Barrera, "El Señor de los Cielos, il patrón della droga più potente del mondo" è rinchiuso in un carcere di Puente Grande, il più duro e sicuro del Messico. Qui si muove indisturbato, con la complicità delle guardie e la sorveglianza del cugino Diego Tapia, continua a controllare i traffici esterni e ha il tempo di sedurre una prigioniera, Magda Beltrán, reginetta di bellezza, alla quale offre protezione. La sua evasione è il richiamo per Keller, il richiamo a tornare in prima linea per sconfiggere un nemico che pensava ormai sconfitto. La resa dei conti sembra essere vicina.

Don Winslow costruisce un romanzo complesso, dedicato "ai giornalisti assassinati o scomparsi in Messico" nel lasso di tempo in cui è ambientato, ricordando molti nomi, ricordando che a tanti altri è toccata questa sorte. Il libro dedica spazio al lavoro dei giornalisti, al loro instancabile impegno per dar voce ai soprusi, alla corruzione dei poteri forti, ai signori della droga, ai tanti omicidi senza colpevole. Un esercito pronto a colpire con le parole, mettendo a rischio la propria incolumità e quella delle persone care. Sono loro che raccontano la guerra tra i cartelli e la situazione drammatica nella quale sprofonda il Messico, abbandonato da tutti, tranne da alcuni piccoli eroi, che cercano di farsi sentire, di dimostrare coraggio restando e non scappando. 
La brutalità di ogni esecuzione, ogni punizione inflitta a colpevoli e innocenti, è descritta con dovizia di particolari, amplificando lo stile dell'autore, che non ha paura di parlare della violenza; sa che esiste, sa che è compiuta senza pietà, e la offre al lettore in tutta la sua crudezza, soprattutto se si pensa che gran parte della narrazione si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti.

Al centro della narrazione, la sfida finale tra Art Keller e Adán Barrera. Il primo che insegue il secondo. Il buono e il cattivo. Un appellativo non poi così netto, quando ci si addentra nella storia. Entrambi sono disposti a tutto per raggiungere gli obiettivi, nessuno è senza peccato. Il cartello non è solo l'atto conclusivo de Il potere del cane, tanti nuovi personaggi ci vengono presentati e sono tutt'altro che marginali. Don Winslow descrive il passato di ognuno, pochi tratti fisici, le caratteristiche emotive più rilevanti e ciò che li lega ai protagonisti.
Come nei migliori colpi di scena, non sai mai chi sopravvive e chi muore: a tanti ti affezioni, di molti ti affascina la caratterizzazione approfondita e ne rimpiangi l'improvvisa dipartita.
Un romanzo forte, efficace nel linguaggio, senza tanti fronzoli, efferato in diverse scene, con la guerra tra i cartelli, impegnati nella conquista di territori sempre più ampi del Messico, tra finte alleanze e piani per estirpare agli altri una fetta importante del mercato della droga. Le stesse istituzioni sono colluse con i trafficanti, la corruzione è presente a molti livelli, gli uomini più insospettabili sono schierati dalla parte che fingono di combattere.
"Il cosiddetto problema messicano della droga, è in realtà il problema americano della droga.
Non esiste un venditore senza un compratore. La soluzione non è e non sarà mai in Messico".
Un seguito riuscito, che non credevo sarebbe riuscito ad appassionarmi tanto come il primo: leggete Don Winslow, una delle voci attuali migliori del noir, capace di mischiare in una trama complessa, tanti stili, tanti generi, senza perdersi, senza abbandonare il filo della narrazione.

Veronica

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