11 luglio 2017

Mia cugina Rachele di Daphne Du Maurier [recensione]

MIA CUGINA RACHELE
di
Daphne du Maurier

Casa editrice: Il Saggiatore
Collana: Tascabili
Traduzione: M. Morpurgo
Pagine: 304
Prezzo: € 10,00
ISBN: 9788856500363

Dato che questo inverno è prevista l'uscita del film Mia cugina Rachele, tratto dall'omonimo libro dell'autrice britannica Daphne Du Maurier, e dato che (per una volta) ho scoperto dell'uscita del film in tempo per leggere prima il romanzo, mi ci sono fiondata subito. 
Mi piace particolarmente Du Maurier, scrittrice dagli anni Trenta agli Ottanta, dalle cui opere ha attinto abbondantemente anche un grande come Alfred Hitchcock. Dopo aver amato Rebecca, non potevo lasciare sullo scaffale Mia cugina Rachele, che si preannunciava un'altra perla tra sospetti e oscurità, nella Cornovaglia di fine Ottocento.

Il giovane Philip Ashley vive da sempre con il cugino Ambrose Ashley, proprietario terriero, scapolo convinto e burlone. I due, molto simili sia di temperamento che di aspetto, si rispettano e si vogliono bene come padre e figlio, come fratelli e come amici: sono l'uno tutto il mondo dell'altro. A causa di avanzati reumatismi di cui soffre, il cugino Ambrose decide di svernare in un luogo più caldo che possa dargli sollievo, lasciando brevemente la familiare ma umida Cornovaglia. Non senza qualche rimostranza da parte di Philip, che vorrebbe seguirlo, Ambrose sceglie Firenze come meta di riposo e parte.
Da laggiù, Philip riceve le lettere di Ambrose, colme di contentezza e serenità. I reumatismi sembrano farlo soffrire meno, inoltre ha trovato molti inglesi residenti in Italia, con i quali sta passando dei bei momenti: una tra tutti, la cugina Rachele, figlia di lontanissimi parenti degli Asheley, nata e cresciuta a Firenze. Rachele è appassionata di piante e giardini, proprio come Ambrose, e diviene protagonista delle lettere che lui scrive, fino a diventarne improvvisamente la moglie. Un colpo per Philip, che ricorda il cugino come scapolo impenitente ai limiti della misoginia.
Presto le lettere cominciano a diradarsi. Diventano sbrigative, confuse, piene di accenni ad affari che la cugina Rachele tiene in città, denaro sottratto e acciacchi sempre più gravi: Ambrose lamenta mal di testa lancinanti, nausee profonde e svenimenti, febbri altissime. Di colpo, non scrive più.
Tocca a Philip raggiungerlo per scoprire che non c'è più niente da fare: Ambrose è morto e Rachele sparita con tutti i suoi averi. Ne scaturisce un odio profondo e vendicativo nei confronti della moglie, donna misteriosa, che lui si figura mostruosa, avida e assassina, e che non vede l'ora di incontrare per fargliela pagare più cara che può.
Ma senza preavviso, Rachele giunge alla tenuta degli Ashley e reca con sé tutti gli averi del marito: desidera che ritornino alla sua famiglia, non ha mai avuto intenzione di farli sparire. La donna che si presenta alla porta è profondamente diversa da quella che lui aveva in mente: buffa e gentile, bella, generosa, affabile e non pretende niente per sé. Non può fare altrimenti che ospitarla, del resto è la moglie di Ambrose. Possibile che sia davvero lei l'artefice della sua morte? Una persona così amabile, come Philip scoprirà...

Un thriller psicologico, mi viene da definirlo "comportamentale", calato nella campagna inglese vittoriana, in cui un rampollo fin troppo dipendente da una figura familiare e mitizzata perde del tutto la ragione per un amore avventato e disarmante, in un crescendo di dubbi e doppiezze, istintività ed errori fatali.
Se si amano i romanzi ottocenteschi, consiglio di rispolverare questo libro caduto un po' nel dimenticatoio. Non è originario dell'Ottocento, ma ne esprime tutte le atmosfere, pranzi domenicali sotto il sole, gite a cavallo, crinoline e regole sociali, macchiandole di sospetto e delle tenebre rischiarate solo dai candelabri, tra scale semibuie, conversazioni mozzate e presenze ingombranti, tutte caratteristiche tipiche dei romanzi della Du Maurier, dallo stile ricco e posato, mai pomposo.
Dopo questo, recuperate Rebecca, il suo capolavoro.

Alessandra

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