12 agosto 2017

L'Atelier dei miracoli di Valérie Tong Cuong [recensione libro]


L'atelier dei Miracoli
di Valérie Tong Cuong

Salani Editore
174 pagine
Isbn-10: 8867157523
uscito nel 2014

Al centro della storia ci sono tre vite al limite. I protagonisti narrano in prima persona, alternandosi fra i vari capitoli, quanto nel tempo il bene che non hanno mai ricevuto li abbia portati a sentirsi degli sconfitti e come ciò abbia influito le loro scelte, la loro esistenza.

Millie, 23 anni, dopo una serata goliardica passata con dei colleghi di lavoro, in preda ai postumi dell'alcol, riesce a malapena a rendersi conto dell'incendio nel suo palazzo e a salvarsi buttandosi dalla finestra. Per evitare domande scomode, un passato ingombrante e solitario, decide di far credere agli altri (medici, infermieri) di aver perso la memoria. Un'amnesia che la porta in qualche modo a prendere in mano le redini della situazione e a cancellare il tratto distintivo della sua personalità: l'invisibilità. Mariette invece è un'insegnante, oltre che essere vittima prediletta di un bullismo feroce da parte della sua classe, lo è anche di un marito padrone, violento, intento più che a comprenderla a mortificarla e infine dell'indifferenza dei due figli. All'improvviso a causa di uno stress accumulato da svariati mesi, scoppia, tirando uno schiaffo a uno studente che cade dalle scale e viene portato d'urgenza in ospedale. Infine c'è il signor Mike, barbone, alcolizzato, ex militare, segnato da una relazione d'amore finita male, che viene pestato a sangue ritrovandosi con la milza spappolata.

Sono tutti quanti uniti da un denominatore comune ovvero l'incontro con Jean Hart, fondatore e titolare dell'Atelier dei miracoli. Un grande laboratorio dedito all'accoglienza di personalità distrutte, disperate, bisognose di una iniezione di fiducia, della ricerca dei talenti sepolti in fondo alla loro anima. Jean infatti ha come missione vitale il r-accogliere gli ultimi per donargli il riscatto tanto atteso e non permettergli di arrendersi più di fronte agli ostacoli della vita. Ma da salvatore iniziale poi si rivela un manipolatore totale. Le azioni che compie non sono in nessun modo il frutto di un desiderio sincero quanto di una organizzazione metodica, mascherata. La sua zona d'ombra viene allo scoperto in modo prepotente e subdolo all'improvviso. Nella sostanza lui sta cercando di non annegare se stesso nei sensi di colpa, dai rimorsi del passato. Dopo tale scoperta Millie, Mariette e Mike lo abbandonano e trovano, grazie a una nuova consapevolezza, la forza di ricominciare altrove. 

Alcuni libri li apri e chiudi in una sola giornata; la copertina è talmente accattivante che in qualunque posto lo sistemi si nota subito; dove la trama pone, in poche righe, così tanti interrogativi che desideri sapere subito le risposte. "L'Atelier dei miracoli" ne ha le caratteristiche. Il messaggio che la storia porta con sé, una volta finito, è meraviglioso: Il bene vince su tutto, sempre. Sia quello che si dona perché ognuno di noi può esserne un portatore sano, basta esserne consapevoli. Sia il bene che si riceve perché ha la capacità sulle persone di risollevarle dalle tenebre, dall'incapacità di esistere, dalla sfiducia nei confronti del mondo. La premessa, come detto all'inizio, è buona... la storia però a un certo punto si perde, diventa priva di spessore e a tratti lascia anche interdetti. Un'ottima partenza che poi si declina in un buonismo esasperato, senza colpi di scena eclatanti e con un happy end scontato. Manca ciò che lo rende a pieno titolo un libro da leggere, rileggere e consigliare. Lascia addosso un tale senso di incompiuto per le problematiche che affronta da renderlo banale e come qualcosa di già detto, già sentito altrove. Probabilmente l'intento della scrittrice era un altro. Probabilmente voleva creare senza troppe pretese una storia semplice, leggera, lasciando al lettore il compito d'interpretarlo soggettivamente o probabilmente sono io che non sono fatta per questo genere di tematiche poco approfondite e mi aspetto sempre qualcosa di più, o qualcosa di diverso.

Francesca

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