14 settembre 2017

Il gioco di Gerald di Stephen King [recensione]

IL GIOCO DI GERALD
di 
Stephen King

Casa editrice: Sperling & Kupfer
Traduzione: Tullio Dobner
Pagine: 307

Jessie è sdraiata sul letto della sua casa al lago, nuda, indifesa, ammanettata al letto. Si sente a disagio per quel gioco erotico nel quale il marito Gerald l'ha coinvolta. Lo guarda dubbiosa, gli chiede di essere liberata, quella situazione non fa per lei.
All'improvviso, il marito ha un malore, si afferra il petto, assume un'espressione sofferente, fino a scivolare giù dal letto, esanime.
Morto, stecchito. Jessie avverte la porta sbattere, il vento soffiare, una sega all'opera e un cane ululare. Nessuno è però in grado di aiutarla.
Comincia a sentire freddo, sete, lotta contro i crampi, cerca di far scivolare la mano al di là delle manette. Tutto inutile.

La protagonista si ritrova a confrontarsi con se stessa, quando era una bambina, felice e spensierata, così legata al padre che, in una bella giornata di sole, la sua prima eclisse, si è approfittato del suo amore e della sua fiducia, facendole dubitare di essere una brava figlia, spaventandola per la reazione della madre se avesse raccontato di quei momenti di intimità. Quasi nascosto nella sua mente, il ricordo di quel giorno, che ha cercato di confidare alla sua migliore amica, Ruth, così imbarazzata dal preferire di perderla, invece di dire la verità.
Un'altra voce fa capolino in quella stanza, le parole della brava mogliettina, che le suggeriscono di stare al gioco, di aver sbagliato a respingere il marito, e le fanno provare un senso di colpa verso quell'uomo con il quale ha passato gran parte della vita, nel bene e nel male.

Una trama che si riassume in poche righe, ma sulla quale Stephen King costruisce un romanzo di più di trecento pagine, spaventoso, ansiogeno, claustrofobico. La storia si concentra su Jessie, che ripensa al passato, imbastisce delle vere e proprie conversazioni con i diversi lati del suo carattere, quello più forte, quello più sottomesso e se stessa bambina, riflette sulla sua vita e sulle proprie scelte. Lunghe descrizioni dell'ambiente, dei tentativi di liberarsi, del cane penetrato in casa e che piano, piano divora il corpo di Gerald. Un incubo, in cui realtà e sogno si mescolano e si perdono, tanto da non riuscire a distinguere dove comincia l'uno e finisce l'altro, provando esattamente la stessa sensazione di smarrimento della protagonista.
Il parallelismo tra la prigionia in quel letto e l'esistenza vissuta da Jessie fino a quel momento danno atto di quanto l'autore sia abile nell'analizzare aspetti quotidiani e attuali, sfruttando l'elemento horror, senza mai lasciarlo prevalere. Ne Il gioco di Gerald si avverte il terrore, la sete, il dolore, la paura di rievocare quella "giornata" che ha significato una rottura, la perdita dell'innocenza: la componente psicologica è determinante e si regge completamente sulla perfetta caratterizzazione di un personaggio femminile, così sfaccettato, profondo ed emotivamente coinvolgente.
Una donna costretta a sfidare i suoi demoni, rivivere un rapporto difficile con la madre, malato con il padre e di nuovo di sottomissione con il marito; in uno stato di costrizione tira fuori tutti i segreti celati anche a se stessa e trova la forza per andare avanti e fuggire dagli incubi che l'hanno a lungo condizionata.

A breve, sarà possibile vedere il film, tratto dal romanzo, sulla piattaforma Netflix. Sono curiosa di scoprire come è stato reso sullo schermo un libro la cui trasposizione non appare così semplice.
Il trailer promette molto bene, speriamo non deluda le alte aspettative!


Veronica

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