30 settembre 2017

Ruggine americana di Philip Meyer [recensione]

RUGGINE AMERICANA 
di
Philipp Meyer

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Cristiana Mennella
Pagine: 390
Prezzo: € 13,50
ISBN: 9788806218829
"C'era qualcosa di tipicamente americano nell'incolpare se stessi della propria sfortuna, quel non credere che la propria vita risentisse dei fenomeni sociali, la tendenza ad attribuire i grandi problemi al comportamento individuale. L'altra faccia del sogno americano".
Fino a che punto il luogo in cui si nasce può influenzare il nostro futuro? Quanto il senso di responsabilità verso la propria famiglia determina le scelte e le nostre non scelte?
Isaac English è un ragazzo come tanti, forse più intelligente di molti suoi coetanei, magrolino, insicuro, alla ricerca di una svolta. Segnato dal suicidio della madre, sente di doversi occupare del padre invalido, anche se questo significa rinunciare a realizzare i propri sogni. Sua sorella Lee è stata ammessa a Yale e ha colto l'occasione di abbandonare un luogo che ormai racchiude solo tristezza, anche se significa lasciare tutto sulle spalle del fratello più piccolo. 
Isaac non sopporta più le costrizioni e l'assenza di possibilità che dominano il suo presente. Sceglie così di imboccare una strada diversa, ignota, ma sempre più allettante di quella finora percorsa. Destinazione California. Si fa accompagnare dall'amico Billy Poe, non tanto sveglio, irruento, sicuramente un buon amico, colui che lo ha salvato dal suo tentativo di togliersi la vita.
Un temporale improvviso li costringe a ripararsi in un capannone dismesso, dove l'incontro con alcuni barboni finisce in tragedia e uno di loro resta ucciso per mano di Isaac, intento a difendere il compagno in difficoltà.
Fuggono dalla scena del crimine, si lasciano dietro alcune tracce, che portano la polizia a sospettare di Poe. Quest'ultimo non sa che cosa fare: confessare e far ricadere la colpa sull'amico che lo ha solo difeso o mentire e pagare per uno sbaglio non commesso? Non ci sono prove per dimostrare la legittima difesa e la verità appare come un tradimento. Billy finisce in carcere, invischiato in una lotta fra gang e ancora una volta impegnato a sopravvivere.
Nel frattempo Isaac preferisce scappare, senza un soldo e una meta, in un posto sicuro dove dimenticare quel cadavere che pesa sulla coscienza, perché qualcun'altro dovrà pagare per i suoi errori.

In Ruggine Americana non si parla del sogno americano, dell'entusiasmo e della voglia di vedere concretizzate le speranze. L'America descritta da Meyer è alle prese con la crisi economica, la perdita del lavoro, della casa e l'avanzamento di una povertà impellente. Le acciaierie, dove la forza lavoro si accentrava, sono ormai chiuse da anni e quella ruggine che le ha ormai subissate ha raggiunto anche i suoi abitanti. Il romanzo è strutturato in capitoli concentrati sui diversi personaggi, uomini e donne disillusi, che non hanno mai abbandonato il posto dove sono nati e sentono come di non poterlo fare; la prima e la terza persona sono intervallati da periodi nei quali il flusso di coscienza prende il sopravvento e in una narrazione frammentata osserviamo il protagonista cominciare a parlare con se stesso. I monologhi interiori predominano sui dialoghi, tanto da alimentare questo senso di solitudine e incomunicabilità tra i protagonisti. Isaac vive con il padre, ma non parla con lui, così come difficilmente riesce a capirsi con la sorella, che detesta perché ha avuto il coraggio di lasciare Buell, e la incolpa di averlo mollato a occuparsi di quello che resta della loro famiglia. La madre di Poe, Grace, è abituata a lavorare e da sola ha cresciuto il figlio, che tante gliene ha fatte passare; il marito Virgil è un buon a nulla, ubriacone, dal quale proprio non può staccarsi. Sfrutta l'affetto che lo sceriffo locale, Bud Harris, prova per lei e questo le ha permesso di risolvere situazioni impossibili. Harris si sente insoddisfatto e odia se stesso per avere spesso infranto il suo codice d'onore, ma non smette di aiutare Grace a sbrigare qualsiasi problema.

Una provincia della Pennsylvania distrutta completamente dalla crisi, così come gli abitanti che ancora cercano di sopravvivere, nonostante la totale assenza di prospettive, che colpisce i vecchi, ma soprattutto i giovani. Restare è difficile, ma partire lo è ancora di più. Mancano i mezzi, manca la forza, manca la speranza di credere di meritare un futuro diverso, un futuro migliore. Una storia dura, triste e attuale, capace di stupire per l'originalità della prosa e distruggere per quanto facile sia immedesimarsi nella società descritta con dovizia di particolari. Il tema del viaggio come rinascita si trasforma in una fuga dalle responsabilità e la redenzione non combacia con la verità, poiché rivelarla significherebbe tradire chi ha teso la mano per aiutare.
Quanti dei nostri sogni, che con ostinazione abbiamo cercato di realizzare, sono rimasti chiusi in un cassetto e accumulato quello strato di ruggine di cui Meyer parla attraverso i suoi personaggi? A volte la dura realtà è faticosa da digerire, ma purtroppo siamo costretti ad accettarla.

Veronica

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