28 ottobre 2017

Il Cerchio di Dave Eggers [recensione]

IL CERCHIO
di
Dave Eggers

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar absolute
Pagine: 390
Prezzo: € 14,50
ISBN: 9788804679974
"Ecco il problema, Mae, e mi addolora dirtelo. Ma non sei più molto interessante. [...] Non fai più niente d'interessante. Non vedi niente. Il curioso paradosso è che credi di essere al centro delle cose e che questo renda più valide le tue opinioni, mentre tu, personalmente, stai diventando meno vivace e meno vitale. Scommetto che da mesi non fai altro che guardare uno schermo, non è così? [...] Sai cosa penso? Penso che stare dietro a quella scrivania in qualche modo ti faccia credere, tra un frown e uno smile, che quella che fai è proprio una vita affascinante. Tu scrivi commenti sulle cose, invece di farle. Guardi delle foto del Nepal, clicchi sul pulsante degli smile, e credi che sia come andarci. Cioè, che succederebbe se ci andassi sul serio? Ti rendi conto che sei diventata incredibilmente noiosa?".
Cosa viene in mente quando si pensa alla forma del cerchio? È la rappresentazione della purezza, della correttezza, del perpetuo. Perfetta: difensiva, ampia, che non permette gerarchia, senza angoli, tutto è in vista. 
Queste sono le caratteristiche e gli obiettivi della più innovativa società di tecnologie che sia mai comparsa sulla Terra: il Cerchio. È una società all'avanguardia, che investe sui giovani, sulle intelligenze, che non lascia indietro nessuno perché crede che tutti siano importanti e che le nostre opinioni vadano sempre ascoltate.
Per questo Mae ne è rapita fin dal primo giorno di lavoro, dopo cinque anni rinchiusa in un ruolo monotono, dentro a un'azienducola marginale e senza prospettive. 
Che luce, che pulizia, un gigantesco campus in espansione, e quanta efficienza!
Mae viene fin da subito spronata a fare la sua parte dato che, seppur piccola, è importante tanto quanto il lavoro degli altri, perché il Cerchio è una splendida squadra dove ci si aiuta.
Al suo interno è tutto un turbinio, le libertà sono enormi e tutti si stimano e si vogliono bene: lo dimostrano i numerosi like che vengono generosamente donati a tutti sulla piattaforma social che connette i dipendenti in ogni momento, perché tutti meritano un po' di attenzione, giusto?
Il lavoro di Mae viene continuamente premiato, le sue opinioni non solo vengono ascoltate ma, per la prima volta, richieste, su qualunque argomento, a qualunque ora del giorno e più volte al giorno; persino i suoi genitori, che la vedono sempre meno, ormai non la inquadrano più, loro che non conoscono affatto la solidità del Cerchio e che fanno sempre più parte di un mondo sbilenco, corrotto, con ogni evidenza brutto e infelice, ed è esattamente questo che l'azienda, con la bontà delle sue invenzioni, cerca di perfezionare.
La separazione tra pubblico e privato si sgretola inesorabilmente in nome della trasparenza. Non è tanto meglio vivere sicuri e sereni, con la certezza di non correre rischi? Per farlo devi solo cedere tutti (ma proprio tutti) i tuoi dati al Cerchio, che li userà a fin di bene per combinarli a milioni di altre informazioni libere e accessibili, per fornirti i tuoi prodotti preferiti quando ne hai bisogno perché nulla rimanga nascosto. D'altra parte, non abbiamo il diritto alla conoscenza?
È una discesa verso la condivisione di qualsiasi cosa e Mae ne rimane affascinata, coinvolta in breve tempo, finché un uomo misterioso, non bello ma tremendamente acuto, lentamente fa breccia nei suoi pensieri con fugaci ed enigmatiche apparizioni: chi è? Un nemico dell'azienda, una spia? Un collega sconosciuto e molto eccentrico? Un visitatore di passaggio? Chiunque sia, non è convinto che il Cerchio sia così limpido come pretende di far credere... Che cosa potrebbe accadere se Mae desse ascolto a quel che dice?

Il romanzo di David Eggers ha in sé le caratteristiche di una distopia: la vita all'interno di una comunità con rigide regole, un punto di vista endogeno, un elemento esterno che mira a disturbare l'equilibrio di quella società rigidamente costruita, una lettura dei nostri tempi con qualche anno di anticipo.
Ho apprezzato molto quella specie di sospensione del giudizio che ha accompagnato la narrazione, un efficace modo di osservare le cose e i personaggi, per vederli esattamente come sono, il tutto abbinato a uno stile molto scorrevole e pieno, anche se inaspettatamente più colloquiale.

Vi ho rivisto, con non pochi brividi, una moltitudine di cattivi comportamenti, spacciati per buoni pensieri, maleducazione, insistenze fin troppo tipiche tra chi frequenta piattaforme di ogni genere e i sociale network che, in linea di massima sono privi di amministratori, e dove quasi ogni tipo di commento è possibile; ma anche le telecamere negli asili, le iniziative Controllo di vicinato, in cui gruppi di cittadini solerti tengono d'occhio il quartiere come vigili, ma che a me paiono sempre più simili a ronde; o anche l'uso massiccio dei nostri dati e dei nostri interessi personali per indurci all'acquisto di prodotti vicini a quelli già comprati (il famoso "Potrebbe interessarti anche..."), senza scordare la richiesta di riscontri di gradimento attraverso la posta elettronica, fino al meccanismo del giveaway: tu pubblicizzi un prodotto al posto dell'azienda e, in cambio, l'azienda ti mette in gioco per una vincita di gioielli, buoni spesa, viaggi, ecc. Solo uno vincerà: gli altri, nel frattempo, hanno fatto pubblicità gratuita. Ma cosa accadrebbe se per vivere in sicurezza e senza pensieri si dovesse barattare la nostra intimità? Ogni singolo attimo di allegria e ogni momento di sconforto? Come dice il Cerchio tutto è più sopportabile se a sostenerlo non siamo soli...
Fortemente radicato nella nostra epoca, il romanzo di Eggers descrive la deriva narcisistica dei nostri comportamenti (serve a qualcosa fare del bene o anche mangiare e bere se nessuno lo sa?). Mai come oggi è valida la domanda: "Chi ti credi di essere?". Se tutti siamo importanti, nessuno lo è più di un altro.

Da quando ho letto questo libro faccio un uso più cauto (o almeno così mi illudo) delle piattaforme social, e mi preoccupano sempre di più le persone che vedo parlare al telefono mentre guidano, che guardano il telefono attraversando la strada, che entrano nei negozi con il pollice già puntato su tablet o cellulare per sapere se si può avere questo o quello. È tutto lì: lista della spesa, compleanno dei nipoti, il nome del cibo per il cane, il libro che hanno chiesto a scuola (di solito una foto sgranata di un pezzo di carta) e persino chi ha vinto la battaglia di Lepanto e cosa vuol dire ossimoro. Non abbiamo più memoria. Anche io faccio così e mi mette i brividi. 
Un vero romanzo distopico, che ci mette in guardia: dal 1984 di Orwell non ci siamo spostati di un centimetro.

Alessandra

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