29 novembre 2017

I venerdì da Enrico's di Don Carpenter [recensione]

I VENERDÌ DA ENRICO'S 
di
DON CARPENTER
A cura di Jonathan Lethem

Casa editrice: Frassinelli
Traduzione: Stefano Bortolussi
Pagine: 368
Prezzo: € 20,00
ISBN 978888832078
"Ora l'unico problema che aveva era convincere Jaime a sposarlo. Aveva concluso di esserne innamorato una frazione di secondo dopo averla vista. Non esattamente amore a prima vista, quindi. Ma lei faceva la capricciosa; un minuto era pronta a passare il resto della vita con lui, quello dopo diceva di voler andare a vivere da sola. Era perfetta per lui. Era molto più bella di quanto lui potesse pretendere, ed era più intelligente, più spiritosa e molto più brava a scrivere di lui".
Avere un talento o pensare di averlo può essere un problema, soprattutto se le persone che ti circondano lo hanno più di te e raggiungono l'agognato successo che tu rincorri da tutta la vita.
I venerdì da Enrico's racconta di un gruppo di scrittori che cercano di concretizzare la propria ispirazione, scrivere il grande romanzo e trasformare l'arte in una carriera. 
Jamie e Charlie si innamorano, si sposano e hanno una figlia. Si trasferiscono nell'Oregon che lei odia profondamente. Per un po' accetta di dedicarsi alla famiglia, ma capisce che non le basta, ha bisogno di sentirsi impegnata con la scrittura, di avere un obiettivo, di mettere su carta qualcosa, qualsiasi cosa. Charlie ha vissuto la guerra e di questo parla il suo libro, o meglio, i fogli accatastati nello scatolone del suo ufficio, dove si chiude per ore, senza mai arrivare a un punto di svolta.
"Chi sa fare fa. Chi non sa fare, insegna". Proprio all'insegnamento si dedica nella nuova città, dove cerca di trasmettere agli altri le chiavi per creare un'opera importante.
Quando Jamie conclude il suo primo romanzo, Charlie avverte qualcosa che si rompe dentro di sé, un'onda dirompente che gli piomba addosso, lasciandolo a terra, svuotato di ogni emozione. Così scappa con un'altra donna e abbandona tutto per qualche tempo, incapace di accettare la fortuna editoriale che di lì a poco riguarderà sua moglie.
Le loro vite si incrociano con quelle di altri scrittori. Dick Dubonet autore di racconti, uno dei quali pubblicati su Playboy, cerca di ricalcare quell'unico risultato raccontando storie simili, fuori dalle sue corde, frenando la possibilità di spingersi oltre, per non incontrare il fallimento.
Stan Winger è un ladro di professione, scrittore a tempo perso, fino a quando non sfrutta le sue esperienze criminali per cimentarsi con il genere pulp; sarà poi la galera ha renderlo finalmente pronto per trasformare materiale grezzo in racconti ricchi di potenziale da suscitare non solo l'attenzione di editori, bensì il favore di Hollywood.

Tanti aspiranti scrittori affollano i bar della zona di Portland nei primi anni Sessanta. Parlano spesso dei più famosi autori della Beat Generation, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, punto di riferimento culturale di quegli anni: sperano di poter essere come loro un giorno, conosciuti e apprezzati per il proprio talento. Le conversazioni si perdono in drink, marijuana e lunghe notti. La dura realtà li aspetta, ogni giorno, e la paura più grande è quella di rimanere anonimi, poveri e dimenticati troppo in fretta, mentre tutti gli altri oltrepassano il confine della notorietà. 
I personaggi inseguono un sogno, combattono le proprie paure per vederlo realizzato, si scontrano con sentimenti potenti, che fanno vacillare anche gli animi più determinati. Quanto si è disposti a sacrificare per raggiungere quel sogno? 

Nella postfazione Jonathan Lethem spiega il lavoro che ha permesso di completare l'opera postuma di Don Carpenter, morto suicida nel 1995, con il benestare della figlia Bonnie e il capo della North Point Press, Jack Shoemaker. Il manoscritto è stato interament ribattuto a macchina per poter entrare in simbiosi con l'autore e mettere così la parola fine.
Il risultato è una confessione corale di quello che hanno provato questi giovani autori tra gli anni '60 e '80, in un contesto culturale e sociale animato, in lotta con se stessi e il mondo circostante, con una vocazione e un biglietto di solo andata per il successo o per il fallimento.
Un romanzo intenso, coinvolgente, che parla di libri e di scrittura come metafora di vita, una vita in bilico tra professione e affetti, sia quando i desideri si concretizzano, sia quando l'ennesima sconfitta è dietro l'angolo. I sacrifici, le lunghe attese, le perdite sono i motivi che spingono i protagonisti a chiedersi se ne valga la pena o la dote che possiedono o credono di possedere sia solo un'incredibile maledizione che finirà per distruggerli.

Veronica

25 novembre 2017

Il direttore di notte di John Le Carré [recensione]

IL DIRETTORE DI NOTTE
di John Le Carré

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar bestsellers
Pagine: 532
Prezzo: € 13,00
ISBN: 9788804413301

Il destino non si sceglie e neppure si cambia. Ci prova da anni Jonathan Pine, giovane ex militare in fuga dai propri fantasmi, che ha cercato sollievo nell'anonimo ruolo di direttore di notte in uno dei più lussuosi alberghi svizzeri. L'URSS si è appena sciolta e i rapporti internazionali, tra guerre, carestie e traffico d'armi, sono tesi e ambigui. Da tutto ciò, e da un matrimonio fallito per cui intende prendersi tutte le colpe, cerca di nascondersi questo direttore dai modi garbati e l'occhio attento, schivo e disponibile con i colleghi e con la sua altolocata clientela, che di lui si fida ciecamente. Come l'amata Madame Sophie, donna di Freddy Hamid, boss della malavita del Cairo, conosciuta durante il suo incarico proprio nell'albergo della famiglia Hamid. È attraverso di lei e le sue confidenze che viene a conoscenza dell' "uomo peggiore del mondo", Richard Onslow Roper, l'imprenditore inglese miliardario con il quale Freddy Hamid tratta armi e droga. Si amano pudicamente, si incontrano di nascosto, Jonathan le promette che la farà fuggire dal Cairo e dalla malavita per tornare nella sua amata Inghilterra. Ma quando Sophie viene improvvisamente trovata morta, Jonathan, schiacciato dai sensi di colpa per non averla protetta né dal compagno né dagli interessi d Roper, e col sospetto di rimanere invischiato suo malgrado in un'accusa di omicidio, non riesce a fare altro che fuggire tra le montagne.

È un colpo al cuore e ai ricordi, dunque, quando mesi dopo e a chilometri di distanza dal Cairo, è proprio "L'uomo peggiore del mondo" a mettere piede nel suo albergo con gran dispiego di guardie del corpo, funzionari di dubbia utilità e consiglieri. Non lesina sulle mance, spende, prenota, affitta, è un amicone quest'uomo dai modi arroganti, sicuro di sé e del proprio potere, intorno al quale ruota la sua donna, giovane, bellissima e superficiale Jemima, detta Jed, che guarda il mondo da dietro gli occhiali da sole, agghindata di gioielli come un manichino da boutique.
È un ritorno indietro nel tempo, ma a differenza della prima volta, Jonathan decide di fare di più: proverà a rubargli preziose informazioni sui suoi traffici illeciti di armi. Lo deve alla sua Sophie. E forse lo deve anche a Jemima, che tanto gliela ricorda, prigioniera in una gabbia dorata. Il suo gesto non passa del tutto inosservato. Perché anche i servizi segreti britannici sono alla ricerca di Roper e di una prova definitiva per incastrarlo, e Jonathan sembra proprio fare al caso loro: è scaltro e osservatore, non ha niente e nessuno da perdere, è l'agente segreto perfetto per ingannare Roper. Lui accetta: dopotutto la vita che si è costruito non è genuina, non finché non avrà fatto i conti con la propri coscienza. Non immagina che, ancora una volta, i sentimenti rischieranno di metterlo in pericolo...

Mi sono avvicinata a John Le Carré spinta dalla curiosità dopo aver visto la miniserie The Night Manager tratta dal suo romanzo. Non avevo mai letto una storia di spionaggio e l'ho trovata sorprendentemente piacevole. Tanti personaggi, perlopiù legati alla burocrazia britannica e americana, che talvolta ingarbugliano un po' la storia: nessuno è pulito, tutti fanno il doppio o il triplo gioco in una partita a scacchi dove bianchi e neri si confondono. Ma sono i due personaggi principali, Jonathan e Roper, che trainano la complicata trama: due uomini completamente diversi ma ugualmente seduttivi, l'uno dal contegno tipicamente britannico, l'altro dalla suadente arroganza, che si corteggiano ognuno per i propri interessi.
C'è senso di giustizia senza misura, empatia, complicità nel direttore di notte che scappa dai sensi di colpa di una vita difficile, mentre c'è cattiveria pura, indifferenza, cupidigia viva nel cuore di Roper, che per il denaro venderebbe la propria famiglia, se mai le desse valore.
Due protagonisti costruiti molto bene, tridimensionali e umani, attuali. John Le Carré attinge dalla quotidianità e dai suoi trascorsi nei servizi segreti britannici per dipingere un sistema corrotto e impotente, votato al mantenimento di se stesso più che alla protezione della patria e narra con uno stile elegante che incalza, dai dialoghi e umorismo sottile molto british.

La serie televisiva che ha ricevuto diversi riconoscimenti è ugualmente rimarchevole: girata bene, recitata bene, con i due attori protagonisti al meglio e i comprimari calati nel ruolo. Mi aspettavo una specie di 007 e invece ogni trovata non è mai esagerata: niente telefonini che escono dalle scarpe o penne che sparano, ma parecchie intimidazioni, minacce di morte e di far saltare le poltrone. Molto fedele al romanzo e aggiornata quel che basta per renderla attuale: non siamo più in Sud America per trafficare armi e droga, ma ci spostiamo in Medio Oriente, mentre il capo dell'agenzia che tiene le redini dell'operazione da uomo che era nel libro diviene donna nella finzione televisiva. Del resto, il mondo va avanti.

Consiglio di recuperare entrambi!

Alessandra

15 novembre 2017

Incendi di Richard Ford [recensione]

INCENDI
di
Richard Ford

Casa editrice: Feltrinelli
Traduzione: Riccardo Duranti
Pagine: 168
"Nell'autunno del 1960, quando io avevo solo sedici anni e mio padre era momentaneamente disoccupato, mia madre conobbe un certo Warren Miller e si innamorò di lui".
L'incipit del romanzo racconta di conflitti familiari, problemi economici e cambiamento, che portano improvvisamente scompiglio. Come gli incendi dell'estate del 1960, che senza sosta assalgono le colline intorno a Great Falls, cittadina del Montana, dove la famiglia di Joe si è trasferita per cercare fortuna, complice l'epoca del boom petrolifero. 
Il padre, da tutta la vita amante del golf, lo insegna in piccoli country club o circoli sportivi; il suo licenziamento è un fulmine a ciel sereno e distrugge gli equilibri così saldi fino a quel momento, o almeno apparenti. Le difficoltà di trovare un nuovo impiego, lo spingono ad arruolarsi nelle squadre di volontari pronte a partire per domare le fiamme, anche se questo significa lasciare le persone care per un po'. Non è preparato per affrontare gli incendi, come confessa poi lui stesso, è una cosa che deve fare, "per mettere fine a un ronzio che sente nella testa", causato dalla mancanza di prospettive.
La moglie non prende bene questa scelta e le ripercussioni della partenza non tardano a presentarsi; il figlio non sa come giudicare questo gesto, eroico, disperato? Dopotutto, il pericolo è una variabile che non si può ignorare e la paura di restare solo, di vedere la propria esistenza distrutta dal dolore della perdita, diventa più intensa, momento dopo momento.
"La vita di mio padre e mia madre cambiò. Il mondo, per quanto ci pensassi poco cambiò. Quando si hanno sedici anni non si sa quello che sanno i propri genitori, né si sa molto di quello che capiscono, e ancor meno cosa si agita nei loro cuori. Questa ignoranza può essere una difesa contro il rischio di diventare adulti troppo presto, un modo per evitare che la propria vita diventi nient'altro che la loro rivissuta da capo - il che è un peccato. Ma farsene scudo - cosa che io non feci - mi pare un errore ancor più grave, perché è la verità della vita dei propri genitori e il giudizio che ancora deve darne e, inoltre, la capacità di valutare il mondo in cui si sta per entrare a far parte".
Il punto di rottura di una routine fino a quel momento normale è il licenziamento del padre: i genitori sono freddi, si parlano con frasi di circostanza, non dormono più nello stesso letto, ma non litigano mai. Joe li osserva e pensa al loro legame, se questo distacco sia dovuto alla situazione di precarietà che devono affrontare o già da prima si potevano avvertire avvisaglie di una crisi di coppia. Ed il suo è proprio un ruolo di spettatore, perché si trova a subire le decisioni del padre e della madre, senza averne controllo, senza impedire alle conseguenze di manifestarsi, in tutta la loro potenza.
Per tre lunghissimi giorni rimane con Jeannette, che si trasforma in una persona completamente diversa: farnetica di cambiare casa, si dimostra aggressiva con il figlio, quasi fosse complice o responsabile dell'improvvisa dipartita di Jerry, e porta a casa un uomo, Warren Miller, con il quale intreccia un relazione disturbante, per poi rivelare di essersene innamorata e di voler lasciare tutto per lui.

Richard Ford sfrutta un fenomeno atmosferico devastante per descrivere non solo gli incendi fisici, ma anche quegli emotivi: i protagonisti desiderano il benessere economico, la realizzazione dei propri sogni e il raggiungimento della felicità, anche se questo può  significare far soffrire chi si ama.
L'autore racconta il rapporto di un padre e di un figlio: quando Jerry abbandona la famiglia, perché sente di aver bisogno di una svolta, il figlio lo comprende, lo appoggia e arriva a nascondere la terribile verità d sua madre per non vederlo soffrire. Quando però quest'ultima confessa tutto, Joe  assiste impotente alla distruzione del genitore in tutte le sue debolezze.
Un romanzo breve, amaro, autentico e spietato, in cui vediamo un ragazzino fare i conti con le fragilità e le imperfezioni dei genitori, personaggi che mi hanno, a tratti, ricordato alcuni protagonisti dei libri di Richiard Yates, alla ricerca della realizzazione personale, incapaci di veder concretizzati i propri desideri, in lotta con un destino disseminato di ostacoli.
"Siamo sempre alla ricerca di assoluti senza mai trovarli. Abbiamo una gran voglia di autenticità, ma la maggior parte delle volte non lo siamo neanche noi, autentici".
Veronica

8 novembre 2017

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro [recensione]

NON LASCIARMI
di
Kazuo Ishiguro

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET
Traduzione: Paola Novarese
Pagine: 291
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788806190453

Kathy, Tommy e Ruth sono cresciuti insieme a Hailsham, un collegio un po' particolare, sperduto nelle campagne inglesi. Frequentano lezioni di storia, geografia, arte, letteratura  e poesia, praticano molto sport e si sottopongono costantemente a visite mediche.
Tutto quello che sanno è solo ciò che i tutori dicono durante le attività didattiche.
Avvertono di essere diversi, lo percepiscono nello sguardo di Madame, una delle responsabili della scuola, che preferisce tenersi a debita distanza; viene loro rivelata la terribile verità da Miss Lucy, una delle ultime arrivate, un'insegnante che non sopporta di mentire a quei bambini così carichi di sogni e speranze che mai vedranno concretizzarsi.
Non sono come tutti gli altri, non si diplomeranno, non frequenteranno l'università, non troveranno un lavoro e non si sposeranno. Un destino già scritto, impossibile da cambiare, la loro creazione è voluta per uno scopo importante, la donazione degli organi.
L'istruzione è comunque considerata fondamentale e ogni alunno è stimolato a essere creativo, con la promessa che i lavori più belli saranno scelti e conservati nella misteriosa galleria di Madame.
Nonostante tutto, i protagonisti appaiono come estremamente positivi, guidati dall'amore e dall'amicizia, grande forza che li tiene uniti.
Al compimento dei sedici anni, si trasferiscono ai Cottages, insieme a studenti più anziani, dove inizia un periodo di sospensione, lontano dai tutori, con una maggiore libertà di parlare, uscire, esplorare il paese.

Sulla copertina, vediamo un cielo scuro, che minaccia tempesta, un vento forte che trascina sullo sfondo un albero, che riesce a non cedere, così come la ragazza in primo piano, che non si lascia piegare e sorride alla vita. Il contesto del romanzo è un mondo spaventoso, dove sopravvivere il più a lungo possibile, con ogni mezzo, è l'obiettivo della nuova società; le scoperte scientifiche arrivano a creare dei cloni, esseri umani usati come pezzi di ricambio, che andranno a compiere un ciclo di donazioni. Una realtà terribile, crudele, votata al progresso.
Kathy, ormai adulta, racconta la sua storia, ripercorrendo un passato lontano, fatto di episodi, piccoli pezzi che, piano, piano vanno a unirsi come in un puzzle. È affezionata agli oggetti che negli anni è riuscita ad acquistare ai baratti scolastici, lontano da occhi indiscreti adora ballare con il sottofondo della sua canzone preferita Never let me go, è una buona ascoltatrice e ha un animo gentile. Ruth è completamente diversa da lei: un po' il capobanda a Heilsham, coinvolge le compagne in battaglie immaginarie per proteggere l'insegnante preferita, il suo carattere è autoritario, vede le cose a modo suo, non accetta discussioni, ma avverte un senso di protezione verso i suoi migliori amici. Tommy è un tipo irascibile, spesso deriso e incompreso, alla ricerca di qualcosa in cui essere davvero bravo e ammirato, completamente capito solo da Kathy, che sa come prenderlo.
Nei ricordi si assiste a un percorso che li porterà a un destino inevitabile: non lottano per cambiare le cose, cercano di aggrapparsi alle voci che si sono susseguite negli anni per avere più tempo da passare insieme, ma mai pensano di infrangere le regole.
Provano sentimenti, sono tristi, arrabbiati, felici, assaporano i momenti belli, consapevoli che niente sarà per sempre.
Non lasciarmi è un libro che mi è piaciuto moltissimo, perché è allo stesso tempo malinconico e romantico, ti scuote nel profondo e ti fa capire quanto sia importante vivere intensamente la vita, anche se questa non è stata generosa con te. L'autore Kazuo Ishiguro mette in scena un'ambientazione distopica che poco si discosta da una realtà concepibile, sollevando interrogativi etici spaventosi, dove ci si chiede fin dove sia giusto spingersi a favore degli sviluppi scientifici e quanto sia possibile sacrificare per costruire un futuro perfetto, senza più malattie incurabili, senza più ostacoli impossibili da superare.

Veronica

6 novembre 2017

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro [frasi libro]



NON LASCIARMI

"La prima volta che cogli l'immagine di te attraverso gli occhi di una persona simile, è una sensazione tremenda. È come passare davanti a uno specchio davanti al quale sei passata ogni giorno della tua vita, e che all'improvviso riflette qualcos'altro, qualcosa di strano e inquietante". 
"Forse ognuno di noi a Hailsham nascondeva dei piccoli segreti come quello - minuscoli rifugi fatti di niente dove rimanere soli con le nostre paure e i nostri desideri. Il solo fatto di provare simili bisogni, tuttavia, a quel tempo ci sembrava sbagliato - come se in un certo senso deludessimo le aspettative che gli altri avevano riposto in noi". 
"Perché forse, in un certo senso, non ci eravamo lasciati alle spalle quello che ritenevamo si aver abbandonato. Perché, sotto sotto, una parte di noi rimase sempre così: timorosa del mondo intorno e - non importa quanto ci disprezzassimo per questo - incapaci di staccarci l'uno dall'altra".
"Tuttavia, ognuno di noi, più o meno intensamente, riteneva che quando si incontrava la persona da cui si era stati copiati, era possibile percepire qualcosa di ciò che si era veramente e, forse, intravedere qualcosa di ciò che la vita teneva in serbo per noi". 
"Se volete avere la possibilità di condurre delle vite dignitose, allora dovete sapere come stanno le cose, e saperle fino in fondo. Nessuno di voi andrà mai in America, o diventerà una stella del cinema. E nessuno di voi lavorerà mai in un supermercato, come ho sentito dire da qualcuno nei giorni scorsi. Le vostre vite sono già state programmate. Diventerete adulti, poi, prima di invecchiare, ancor prima di diventare persone di mezza età, comincerete a donare i vostri organi vitali. Ecco per cosa siete stati creati, ciascuno di voi. Non siete come gli attori che vedete nei film, non siete neanche come me. Siete stati portati in questo mondo con uno scopo preciso, e il vostro futuro, il futuro di ognuno di voi, è già stato deciso".
"Mentre ti osservavo ballare quel giorno, ho visto qualcos'altro. Ho visto un nuovo mondo che si avvicinava a grandi passi. Più scientifico, più efficiente, certo. Più cure per le vecchie malattie. Splendido. E tuttavia un mondo duro, crudele. Ho visto una ragazzina, con gli occhi chiusi, stringere al petto il vecchio mondo gentile, quello che nel suo cuore sapeva che non sarebbe durato per sempre, e lei lo teneva fra le braccia e implorava, che non la abbandonasse".
A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica 

1 novembre 2017

Atti casuali di violenza insensata di Jack Womack [recensione]

ATTI CASUALI DI VIOLENZA INSENSATA
di
Jack Womack

Casa editrice: Meridiano Zero
Collana: i Taglienti
Traduzione: Grazia Gatti
Pagine: 294
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788882372644

Nel giorno del suo dodicesimo compleanno, Lola riceve in regalo un diario. Ad Anne, la sua confidente, racconta la sua vita, una vita che a quell'età dovrebbe essere spensierata e innocente.
"Sì, tesoro, è per questo che te lo abbiamo regalato. Così potrai ricordarti di come è bella la vita anche quando non ti sembrerà che lo sia".
Il padre di Lola scrive sceneggiature e s'imbatte continuamente in rifiuti da parte delle maggiori case di produzione; la madre ha perso il posto di insegnante e corregge saltuariamente bozze inviate da alcuni editori. La disoccupazione ha raggiunto tassi da record, i disordini sono all'ordine del giorno, gli episodi di violenza non si contano più, le forze dell'ordine presidiano le strade. I presidenti vengono assassinati e i successivi persistono a minimizzare i fatti classificandoli come episodi facilmente gestibili. La televisione ignora i crimini e spesso tace le notizie che mostrano palesemente il degenero economico e sociale. Mantenere il tenore di vita finora sostenuto diventa impossibile e la famiglia Hart è costretta a trasferirsi da Park Avenue ai quartieri poveri e disagiati di Harlem.
Le migliori amiche di Lola si allontano, in parte perché prese dai propri problemi e in parte perché l'amica, traslocando in una zona pericolosa, ha reso pubblica la sua condizione.
Presto Lola smette di cercare di riconquistare le compagne e sforzarsi di giustificare una situazione che non dipende da lei. Osserva la madre imbottirsi di pillole e lottare per arrivare in fondo alla giornata e il padre accettare un lavoro da schiavo in una libreria del centro, con un padrone, Mister Mossbacher, crudele, isterico, senza un briciolo di compassione.
La sorellina Boob risente più di tutti del cambiamento ed è spaventata per la piega che il mondo sta prendendo, così si chiude in se stessa e cambia completamente atteggiamento con i membri della famiglia.

Il crollo al quale assiste la protagonista la portano a reagire, per non venire sopraffatta dalla disperazione, che giorno, dopo giorno, vede negli occhi della madre, del padre e della sorella.
Ad Harlem conosce Jude, Iz e Weezie, ragazzine come lei, costrette a crescere in fretta, senza punti di riferimento: insieme rubano, Jude si prostituisce, Weezie viaggia con appresso un coltello che non ha paura di usare. Lola non ha nessuno, solo loro e soprattutto con Iz stringe un legame molto intenso, che la spinge a interrogarsi sulla propria sessualità e sull'importanza di non vergognarsi mai di essere se stessa.

Il diario è testimonianza di un percorso verso gli emarginati, quelli che non possiedono molto e quindi ancora meno hanno da perdere. Dai racconti con un linguaggio impeccabile, si passa ad aneddoti in cui più forte è il gergo di strada, con modi di dire che diventano abituali. I dialoghi non sempre risultano fluidi nella lettura, alcune scelte di traduzione sono pesanti, ma nel complesso è una storia che funziona, in quanto profetica e attuale.

Atti casuali di violenza insensata è romanzo distopico, raccontato con gli occhi di una bambina, obbligata a crescere in fretta, ad assistere passivamente al declino psicologico della madre, molte volte incapace di alzarsi dal letto, e alla resa del padre, che, in alcuni estratti, appare come un fantasma che si aggira per casa e non trova la forza di interagire con nessuno. Lei non vuole farsi sopraffare dal dolore e dalla disperazione, così si trasforma e si adatta, combatte e tenta con ogni mezzo di sopravvivere, consapevole di avere davanti una strada impervia da attraversare.

Veronica