25 novembre 2017

Il direttore di notte di John Le Carré [recensione]

IL DIRETTORE DI NOTTE
di John Le Carré

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar bestsellers
Pagine: 532
Prezzo: € 13,00
ISBN: 9788804413301

Il destino non si sceglie e neppure si cambia. Ci prova da anni Jonathan Pine, giovane ex militare in fuga dai propri fantasmi, che ha cercato sollievo nell'anonimo ruolo di direttore di notte in uno dei più lussuosi alberghi svizzeri. L'URSS si è appena sciolta e i rapporti internazionali, tra guerre, carestie e traffico d'armi, sono tesi e ambigui. Da tutto ciò, e da un matrimonio fallito per cui intende prendersi tutte le colpe, cerca di nascondersi questo direttore dai modi garbati e l'occhio attento, schivo e disponibile con i colleghi e con la sua altolocata clientela, che di lui si fida ciecamente. Come l'amata Madame Sophie, donna di Freddy Hamid, boss della malavita del Cairo, conosciuta durante il suo incarico proprio nell'albergo della famiglia Hamid. È attraverso di lei e le sue confidenze che viene a conoscenza dell' "uomo peggiore del mondo", Richard Onslow Roper, l'imprenditore inglese miliardario con il quale Freddy Hamid tratta armi e droga. Si amano pudicamente, si incontrano di nascosto, Jonathan le promette che la farà fuggire dal Cairo e dalla malavita per tornare nella sua amata Inghilterra. Ma quando Sophie viene improvvisamente trovata morta, Jonathan, schiacciato dai sensi di colpa per non averla protetta né dal compagno né dagli interessi d Roper, e col sospetto di rimanere invischiato suo malgrado in un'accusa di omicidio, non riesce a fare altro che fuggire tra le montagne.

È un colpo al cuore e ai ricordi, dunque, quando mesi dopo e a chilometri di distanza dal Cairo, è proprio "L'uomo peggiore del mondo" a mettere piede nel suo albergo con gran dispiego di guardie del corpo, funzionari di dubbia utilità e consiglieri. Non lesina sulle mance, spende, prenota, affitta, è un amicone quest'uomo dai modi arroganti, sicuro di sé e del proprio potere, intorno al quale ruota la sua donna, giovane, bellissima e superficiale Jemima, detta Jed, che guarda il mondo da dietro gli occhiali da sole, agghindata di gioielli come un manichino da boutique.
È un ritorno indietro nel tempo, ma a differenza della prima volta, Jonathan decide di fare di più: proverà a rubargli preziose informazioni sui suoi traffici illeciti di armi. Lo deve alla sua Sophie. E forse lo deve anche a Jemima, che tanto gliela ricorda, prigioniera in una gabbia dorata. Il suo gesto non passa del tutto inosservato. Perché anche i servizi segreti britannici sono alla ricerca di Roper e di una prova definitiva per incastrarlo, e Jonathan sembra proprio fare al caso loro: è scaltro e osservatore, non ha niente e nessuno da perdere, è l'agente segreto perfetto per ingannare Roper. Lui accetta: dopotutto la vita che si è costruito non è genuina, non finché non avrà fatto i conti con la propri coscienza. Non immagina che, ancora una volta, i sentimenti rischieranno di metterlo in pericolo...

Mi sono avvicinata a John Le Carré spinta dalla curiosità dopo aver visto la miniserie The Night Manager tratta dal suo romanzo. Non avevo mai letto una storia di spionaggio e l'ho trovata sorprendentemente piacevole. Tanti personaggi, perlopiù legati alla burocrazia britannica e americana, che talvolta ingarbugliano un po' la storia: nessuno è pulito, tutti fanno il doppio o il triplo gioco in una partita a scacchi dove bianchi e neri si confondono. Ma sono i due personaggi principali, Jonathan e Roper, che trainano la complicata trama: due uomini completamente diversi ma ugualmente seduttivi, l'uno dal contegno tipicamente britannico, l'altro dalla suadente arroganza, che si corteggiano ognuno per i propri interessi.
C'è senso di giustizia senza misura, empatia, complicità nel direttore di notte che scappa dai sensi di colpa di una vita difficile, mentre c'è cattiveria pura, indifferenza, cupidigia viva nel cuore di Roper, che per il denaro venderebbe la propria famiglia, se mai le desse valore.
Due protagonisti costruiti molto bene, tridimensionali e umani, attuali. John Le Carré attinge dalla quotidianità e dai suoi trascorsi nei servizi segreti britannici per dipingere un sistema corrotto e impotente, votato al mantenimento di se stesso più che alla protezione della patria e narra con uno stile elegante che incalza, dai dialoghi e umorismo sottile molto british.

La serie televisiva che ha ricevuto diversi riconoscimenti è ugualmente rimarchevole: girata bene, recitata bene, con i due attori protagonisti al meglio e i comprimari calati nel ruolo. Mi aspettavo una specie di 007 e invece ogni trovata non è mai esagerata: niente telefonini che escono dalle scarpe o penne che sparano, ma parecchie intimidazioni, minacce di morte e di far saltare le poltrone. Molto fedele al romanzo e aggiornata quel che basta per renderla attuale: non siamo più in Sud America per trafficare armi e droga, ma ci spostiamo in Medio Oriente, mentre il capo dell'agenzia che tiene le redini dell'operazione da uomo che era nel libro diviene donna nella finzione televisiva. Del resto, il mondo va avanti.

Consiglio di recuperare entrambi!

Alessandra

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