15 novembre 2017

Incendi di Richard Ford [recensione]

INCENDI
di
Richard Ford

Casa editrice: Feltrinelli
Traduzione: Riccardo Duranti
Pagine: 168
"Nell'autunno del 1960, quando io avevo solo sedici anni e mio padre era momentaneamente disoccupato, mia madre conobbe un certo Warren Miller e si innamorò di lui".
L'incipit del romanzo racconta di conflitti familiari, problemi economici e cambiamento, che portano improvvisamente scompiglio. Come gli incendi dell'estate del 1960, che senza sosta assalgono le colline intorno a Great Falls, cittadina del Montana, dove la famiglia di Joe si è trasferita per cercare fortuna, complice l'epoca del boom petrolifero. 
Il padre, da tutta la vita amante del golf, lo insegna in piccoli country club o circoli sportivi; il suo licenziamento è un fulmine a ciel sereno e distrugge gli equilibri così saldi fino a quel momento, o almeno apparenti. Le difficoltà di trovare un nuovo impiego, lo spingono ad arruolarsi nelle squadre di volontari pronte a partire per domare le fiamme, anche se questo significa lasciare le persone care per un po'. Non è preparato per affrontare gli incendi, come confessa poi lui stesso, è una cosa che deve fare, "per mettere fine a un ronzio che sente nella testa", causato dalla mancanza di prospettive.
La moglie non prende bene questa scelta e le ripercussioni della partenza non tardano a presentarsi; il figlio non sa come giudicare questo gesto, eroico, disperato? Dopotutto, il pericolo è una variabile che non si può ignorare e la paura di restare solo, di vedere la propria esistenza distrutta dal dolore della perdita, diventa più intensa, momento dopo momento.
"La vita di mio padre e mia madre cambiò. Il mondo, per quanto ci pensassi poco cambiò. Quando si hanno sedici anni non si sa quello che sanno i propri genitori, né si sa molto di quello che capiscono, e ancor meno cosa si agita nei loro cuori. Questa ignoranza può essere una difesa contro il rischio di diventare adulti troppo presto, un modo per evitare che la propria vita diventi nient'altro che la loro rivissuta da capo - il che è un peccato. Ma farsene scudo - cosa che io non feci - mi pare un errore ancor più grave, perché è la verità della vita dei propri genitori e il giudizio che ancora deve darne e, inoltre, la capacità di valutare il mondo in cui si sta per entrare a far parte".
Il punto di rottura di una routine fino a quel momento normale è il licenziamento del padre: i genitori sono freddi, si parlano con frasi di circostanza, non dormono più nello stesso letto, ma non litigano mai. Joe li osserva e pensa al loro legame, se questo distacco sia dovuto alla situazione di precarietà che devono affrontare o già da prima si potevano avvertire avvisaglie di una crisi di coppia. Ed il suo è proprio un ruolo di spettatore, perché si trova a subire le decisioni del padre e della madre, senza averne controllo, senza impedire alle conseguenze di manifestarsi, in tutta la loro potenza.
Per tre lunghissimi giorni rimane con Jeannette, che si trasforma in una persona completamente diversa: farnetica di cambiare casa, si dimostra aggressiva con il figlio, quasi fosse complice o responsabile dell'improvvisa dipartita di Jerry, e porta a casa un uomo, Warren Miller, con il quale intreccia un relazione disturbante, per poi rivelare di essersene innamorata e di voler lasciare tutto per lui.

Richard Ford sfrutta un fenomeno atmosferico devastante per descrivere non solo gli incendi fisici, ma anche quegli emotivi: i protagonisti desiderano il benessere economico, la realizzazione dei propri sogni e il raggiungimento della felicità, anche se questo può  significare far soffrire chi si ama.
L'autore racconta il rapporto di un padre e di un figlio: quando Jerry abbandona la famiglia, perché sente di aver bisogno di una svolta, il figlio lo comprende, lo appoggia e arriva a nascondere la terribile verità d sua madre per non vederlo soffrire. Quando però quest'ultima confessa tutto, Joe  assiste impotente alla distruzione del genitore in tutte le sue debolezze.
Un romanzo breve, amaro, autentico e spietato, in cui vediamo un ragazzino fare i conti con le fragilità e le imperfezioni dei genitori, personaggi che mi hanno, a tratti, ricordato alcuni protagonisti dei libri di Richiard Yates, alla ricerca della realizzazione personale, incapaci di veder concretizzati i propri desideri, in lotta con un destino disseminato di ostacoli.
"Siamo sempre alla ricerca di assoluti senza mai trovarli. Abbiamo una gran voglia di autenticità, ma la maggior parte delle volte non lo siamo neanche noi, autentici".
Veronica

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