31 dicembre 2017

Top ten - le dieci migliori letture del 2017

LE DIECI MIGLIORI LETTURE DEL 2017


Tempo di bilanci, in un anno in cui non ho letto tanto quanto avrei desiderato. Nel 2016 avevo partecipato alla prima edizione dell'Italian Book challenge, che non mi ha convinta molto, ma sicuramente mi ha stimolato a cercare in nuovi generi e a "consumare" più voracemente le storie.
Quest'anno l'ho presa più con calma, ho letto meno, meglio e la maggior parte dei libri mi è rimasta nel cuore.

Ecco qua le dieci migliori letture, in ordine sparso, nessuna classifica di gradimento:

1. I venerdì da Enrico's di Don Carpenter
Un romanzo sulla scrittura, che racconta le vicissitudini di un gruppo di giovani autori, intenzionati a realizzare i propri sogni, a costo di sacrificare gli affetti più importanti, ma mai abbastanza fondamentali quanto la necessità di veder pubblicato il proprio lavoro, così da raggiungere l'agognato successo.

2. Cielo rosso al mattino di Paul Lynch
Un inseguimento adrenalinico, un cattivo davvero cattivo, che fiuta la preda, uccide chiunque tenti di intralciarlo e non mostra alcuna pietà. Un primo romanzo riuscito per la capacità dell'autore, Paul Lynch, di sviluppare la storia e descrivere contesto e personaggi.

3. La trama del matrimonio di Jeffrey Eugenides
Tre giovani diversi tra loro si affacciano alla vita adulta e comprendono le difficoltà del mondo che li circonda, un mondo diverso da quello delineato nei loro cari libri di testo, ai quali si appoggiano per definire se stessi.

4. Ruggine americana di Philippe Meyer
Fino a che punto il luogo in cui si nasce può influenzare il nostro futuro? Quanto il senso di responsabilità verso la propria famiglia determina scelte e non scelte? Una provincia americana distrutta dalla crisi, che colpisce i vecchi e ancor più i giovani che, nonostante la totale assenza di prospettive, non riescono ad abbandonare le proprie terre per cercare fortuna.

5. Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro 
Un romanzo distopico dove l'autore Kazuo Ishiguro, vincitore quest'anno del premio Nobel per la letteratura, immagina un futuro che poco si discosta da una realtà concepibile, sollevando interrogativi etici spaventosi. Fino a che punto è corretto spingersi in favore dei progressi scientifici e quanto è giusto sacrificare per preservare l'umanità da malattie incurabili?

Il viaggio di Giacomo e sua nonna rappresenta esattamente il bivio interiore che ci affligge, quando dobbiamo scegliere se seguire pedissequamente le regole imposte o prendere la strada più imprevedibile per rispondere all'urgenza del momento, per provare, anche solo per un giorno, l'ebrezza del rischio e la soddisfazione di rendere finalmente felici le persone che amiamo.

7. Gilgi una di noi di Irmgard Keun
Una protagonista femminile indipendente, forte, delicata, con un progetto preciso e importante, che rischia di vacillare dopo l'incontro con l'amore. Descritta nei punti di forza e di debolezza, Gilgi si dimostra una di noi nella sua voglia di riscatto, nella ricerca di libertà, nell'abbandonarsi all'uomo che ama, per poi rimettere se stessa al primo posto: anticonvenzionale e moderna, tanto da mettere al rogo la sua storia negli anni Trenta.

8. L'occupazione di Alessandro Sesto
Un'infinita divagazione, un'esplosione di collegamenti, una storia che si identifica nel più puro e godurioso flusso di pensieri. Un'occupazione misteriosa, dal sentore impercettibile, spiegata in maniera complessa, surreale e divertente.

9. Tutto inizia e finisce al Kentucky Club di Benjamin Alire Sáenz
Storie di confine, un confine che corrisponde a un bar di altri tempi, non lontano da un ponte che separa due città: El Paso negli Stati Uniti e Ciudad Juárez in Messico, quest'ultima considerata come una delle zone più violente al mondo. Sette storie, in cui i protagonisti lottano con la difficoltà di gestire rapporti umani, in un contesto di insicurezza affettiva e geografica.

10. Un amore senza fine di Scott Spencer 
Il ricongiungimento di Jade e David vale tutto il libro: pagine e pagine dove Scott Spencer racconta minuziosamente il loro incontro, che ha tutto il sapore dell'attesa, in un linguaggio sensuale e mai volgare. Sospiri, carezze, rimandi, sguardi, corpi affannati che si fondono tra loro, un'unione carnale e spirituale. L'amore definito in un'accezione tutt'altro che romantica: un sentimento che divora, urlato, intenso, ossessivo, impossibile da accogliere, senza provare dolore, confusione, oscurità.

Quali sono state le vostre letture preferite di questo 2017?

Veronica

26 dicembre 2017

La verità sul caso Harry Quebert di Jöel Dicker [recensione]

LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT
di 
Joël Dicker

Casa editrice: Bompiani
Collana: Narratori stranieri
Traduzione: Vincenzo Vega
Pagine: 780
Prezzo: € 9,90
ISBN: 9788845282676
"Centrale di polizia, qual è il suo problema?"
"Mi chiamo Deborah Cooper, abito in Side Creek Lane. Credo di avere appena visto una ragazza inseguita da un uomo nella foresta."
Cos'è successo esattamente?"
"Non lo so! Ero affacciata alla finestra, stavo guardando verso la foresta e a un certo punto ho visto questa ragazza correre in mezzo agli alberi. Dietro di lei c'era un uomo... Credo che stesse cercando di sfuggirgli."
"Dove si trovano in questo momento?"
"Non... Non riesco più a vederli. Sono dentro la foresta."
"Mando subito una pattuglia, signora."
Fu quella telefonata a dare inizio alla vicenda che turbò la cittadina di Aurora, nel New Hampshire. Quel giorno, Nola Kellergan, una ragazza del posto di quindici anni, scomparve. Non venne più ritrovata.
Il 30 agosto del 1975 scompare Nola Kellergan, figlia adolescente del pastore della cittadina di Aurora, conosciuta e amata dagli abitanti del posto. Le circostanze sono misteriose, poco chiare, e la verità si farà attendere per più di trent'anni, fino a quando il corpo della ragazza viene ritrovato nel giardino della villa dello scrittore Harry Quebert, famoso per il romanzo Le origini del male, una bellissima storia d'amore, che ha conquistato il cuore di molti lettori, lanciando la sua carriera.
Marcus Goldman è uno scrittore di appena trent'anni, con all'attivo un primo libro che gli ha fruttato soldi e fama e continua a sfruttare nell'attesa della grande ispirazione per il secondo lavoro. Un blocco, che ormai si protrae da mesi, gli impedisce di riempire la pagina bianca e incalzato da agente ed editore per tenere fede al contratto pluriennale firmato, si rivolge all'uomo che gli ha insegnato il mestiere, non solo il professore che ha permesso al suo talento si esplodere, bensì il più caro amico che abbia mai avuto.
Si reca così ad Aurora, dove scopre il terribile segreto celato da Harry Quebert e si prodiga per dimostrare l'innocenza dell'uomo che per lui significa tanto e non vuole vedere condannato e giustiziato, sicuro dell'innocenza.

Il caso Harry Quebert racconta le vicende di due spazi temporali, il 1975, l'estate che precede la sparizione di Nola, e il 2008, quando è rinvenuto il cadavere e si svolgono le indagini della polizia e dello stesso Goldman. Quest'ultimo si lancia in un percorso tortuoso, fatto di verità e menzogne, nel quale dovrà districarsi, convinto di poter far luce sul caso e riscattare la reputazione di Harry. 
Le ricerche coinvolgono i residenti della città, ognuno con una personale visione sulle dinamiche di quella notte, alcuni vicini alla stessa Nola, di cui conoscono qualcosa, tutti con qualche segreto che non vogliono divulgare.

Ogni capitolo si apre con un consiglio del professore al suo allievo, per scrivere un romanzo di successo: frasi introspettive, metafore di vita, analogie sportive. Trentuno riflessioni, espresse curiosamente con numerazione decrescente, che Marcus porta con sé e continua a ricordare a distanza di molto tempo. Non è facile descrivere questo libro senza rivelare troppo della trama; il bello della storia sta nel veder rimescolare continuamente le carte e mettere in discussione ogni personaggio, in vista della scoperta di che cosa sia davvero accaduto la notte del 30 agosto 1975. Il libro è avvincente, scritto in modo fluido e scorrevole, e nonostante abbia capito l'assassino dopo poco più di cento pagine, sono rimasta comunque affascinata, perché le motivazioni e le dinamiche sono state spiegate solo alla fine, mantenendo l'effetto sorpresa e facendomi dubitare delle mie innumerevoli teorie.
I dialoghi tra Marcus e Harry sono i più riusciti e aiutano a capire meglio un rapporto così profondo tra allievo e insegnante, o meglio fra due amici; gli incontri tra Nola e Quebert all'inizio li ho reputati un po' troppo stucchevoli, descritti dal punto di vista di lei, ma poi nel prosieguo della narrazione hanno acquistato una funzionalità da non sottovalutare.
Oltre che semplice lettore, mi sono sentita quasi un'investigatrice, attenta a ogni nuovo particolare, curiosa di mettere insieme i pezzi di un puzzle che prende forma piano, piano, con molti colpi di scena, che fanno apparire i protagonisti, sia minori che principali, in maniera chiara e nuova.
Un giallo che ho apprezzato, letto voracemente e sono colpita che ad architettarlo sia stato un giovane scrittore, nato nel 1985.
Questa primavera non ci aspetta che vederne la trasposizione in dieci episodi: a vestire i panni del protagonista Harry Quebert, l'attore Patrick Dempsey, conosciuto ai più come Derek Sheperd, il dottor Stranamore, della serie cult Grey's Anatomy.

Veronica

12 dicembre 2017

Gilgi, una di noi di Irmgard Keun [recensione]

GILGI, UNA DI NOI
di
Irmgard Keun

Casa editrice: L'orma editore
Collana: Kreuzville Aleph
Traduzione: Annalisa Pelizzola
Prezzo: € 16,00
Pagine: 240
ISBN: 978889973135

Il libro originale uscito in Germania nel 1931 era stato vietato dai nazisti e bruciato al rogo nel 1933. Il favore riscosso in Europa non scoraggiò l'Italia che decise di lavorare a un'edizione rivista, affidandosi alla pratica diffusa della censura. Nel 1934 Una di noi venne pubblicato nella versione di Lina Ricotti all'interno della collana I Romanzi della Palma di Mondadori. L'opera era stata depurata di tutti gli elementi considerati inappropriati e scandalosi, perdendo così i momenti importanti dell'esperienze della protagonista, che avevano permesso a un'intera generazione di donne di identificarsi. Il romanzo ritrova la ristampa nel nostro paese nel 2016, grazie a L'Orma editore, nella sua integralità.

"La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita". Gisela, che si fa chiamare Gilgi, è una ragazza di ventun anni. Abita con i genitori e la sua vita è scandita sin dalla mattina: si alza presto, esegue i suoi esercizi di ginnastica, non si trucca di giorno, fa colazione in quella casa, dalla mobilia antidiluviana, parla a malapena col padre e la madre, va a lavoro in tram, spesso a piedi, è una dattilografa per la ditta Reuter&Weber, calze e maglieria all'ingrosso. Studia tre lingue, si esercita con parsimonia, si cuce i vestiti da sola e mantiene una piccola mansarda, una stanza tutta per sé, dove riflettere e rifugiarsi all'occorrenza. Sogna di viaggiare e ha come obiettivo raggiungere prima possibile l'indipendenza economica. Gli impegni sono importanti, hanno uno scopo e non la spaventano, e nel poco tempo libero ama divertirsi. I suoi migliori amici sono Olga, che chiama adorabilmente donnina di Marzapane e rappresenta il colore nella sua vita, e il confidente Pit, a volte burbero nei modi, ma leale e fidato. Insomma, lei si sente spensierata e appagata, è fiera di procedere con le sue forze e di condurre un'esistenza ordinata e regolare.
A determinare uno stravolgimento in una routine rassicurante è la notizia di essere stata adottata; una rivelazione che in cuor suo sembra sempre aver saputo, perché nelle persone che l'hanno cresciuta non si identifica, sono troppo diverse da lei, e così le quattro mura della sua casa, estranea e mai familiare. Decide così di cercare la madre naturale, quella donna che l'ha abbandonata, con poche aspettative, mossa dal voler trovare un senso al suo essere così com'è.
La trasformazione più grande, che ha davvero un effetto devastante e porta la protagonista a smarrire se stessa per un periodo lunghissimo, è conseguente all'incontro con Martin Bruck, scrittore bohémien, scapestrato, senza un impiego, che vive di espedienti. Si innamorano, vanno a vivere insieme e diventano l'uno il mondo dell'altra. Uno scandalo per l'epoca la convivenza tra un uomo e una donna, ma che cosa importa? Lei e solo lei è padrona delle sue scelte:
"«Non hai mica passato la notte insieme a un uomo, vero, Gilgi?» Gilgi si vergogna enormemente - per sua madre. Che riesca a parlarne in quel modo! Rimprovero, partecipazione, interesse, curiosità - è tutto legittimo, certo, ma è così disgustoso! Tutto quello che accade tra me e Martin riguarda solo me".
L'amore folle per Martin innesca una lotta fra le due parti di sé: quella razionale e quella vulnerabile. Accoglie questo sentimento carica di eccitazione, sicura che possa arricchire le sue giornate e il suo futuro, ma avverte di non poterlo dominare.
"Non è certo una novità che un grande amore porti con sé dei cambiamenti. Il brutto è che si cambia solo a metà. E adesso lei è composta da due metà che non stanno affatto bene insieme, che litigano in continuazione, e nessuna delle due vuole cedere di un millimetro".
Prova a convincere l'uomo per il quale ha perso la testa a cambiare, per il loro bene, con lo scopo di rimettere sulla giusta strada gli eventi, ma non ci riesce. Gli sforzi non raggiungono risultati, Gilgi diviene completamente dipendente dalla persona amata, tanto da non riconoscersi più come entità separata:
"Gilgi è in piedi davanti allo specchio, si incipria il collo e le spalle, si vede magra, fragile ed estranea. Irreale. Viso bianco, occhi scuri, labbra rosso vivo - sono molto bella oggi, in questo momento... posso dirlo, ormai non mi appartengo più. Quello che vedo nello specchio l'ha creato qualcun altro partendo da ciò che ero, io non posso esserne orgogliosa... Non dovrei avere questo aspetto - così, senza nessun legame con la strada, la polvere, la quotidianità. Appaio diversa da come credo di essere".
Lei che ha difeso con le unghie e con i denti la propria libertà, ha lottato contro le imposizioni della società dell'epoca, che la vedono solo come moglie e come madre, lei che si percepisce diversa rispetto ai coetanei, perché felice di avere tante responsabilità che la rendono fiera, da un giorno all'altro perde le sue conquiste per via di un uomo. Quando comprende che la cosa più importante del mondo è lei, compie una scelta difficile e coraggiosa, che la consacra un personaggio complesso e attualissimo, nel quale potersi a pieno titolo identificare. Una donna descritta nei punti di forza e debolezza, imbarazzante per la sua modernità, anticonvenzionale, tanto da dover mettere al rogo la sua storia negli anni Trenta.
Il tema dell'emancipazione femminile è il punto di partenza del romanzo: in un percorso disseminato di ostacoli, in un contesto storico e sociale delicato, con un linguaggio sincopato all'inizio e sempre più incalzante nel prosieguo della narrazione, Gilgi si dimostra una di noi, nella sua voglia di riscatto, nella ricerca della libertà, nell'abbandonarsi all'amore, per poi di nuovo mettere se stessa al primo posto.
Veronica

5 dicembre 2017

Chopin non va alla guerra di Lorenzo Della Fonte [recensione]

CHOPIN NON VA ALLA GUERRA
di
Lorenzo Della Fonte 

Casa editrice: Elliot edizioni
Collana: Scatti
Pagine: 152
Prezzo: € 16,50
ISBN: 9788869934216

Alla guerra si affianca spesso il termine Patria. Si ama, si desidera morire nel luogo dove si è nati, perché a noi più caro, e si è disposti a morire per lei. La guerra è minacciosa, pericolosa, micidiale e gli uomini, giovani e troppo giovani, sono costretti ad abbandonare le proprie terre, a lasciare le persone care ed essere pronti a combattere. Di fronte allo scontro, da qualsiasi parte siano schierati, i "buoni" o i "cattivi, sono uguali, sono persone con una storia.
"Le mamme vivono in costante allarme. La paura si può leggere nei loro occhi spalancati, nel loro interrogarsi l'un l'altra con gli sguardi, con le mani, con le parole. A Colico o qui, le mamme sono tutte uguali. Se vedono un carabiniere avvicinarsi sentono l'odore della morte, e smettono di respirare finché quello è passato oltre, a dare l'annuncio a un'altra madre. Alle mamme della patria non interessa nulla, non può essere patria quella che ti toglie un ragazzo per farne un eroe".
Giovanni Bassan è il protagonista di Chopin non va alla guerra. Nella vita è un insegnante, ora un tenente, e nell'inverno del 1918 è trasferito presso il Forte Montecchio, un avamposto costruito per fronteggiare la possibile invasione dell'esercito austriaco proveniente dalla Svizzera, un posto silenzioso, quasi irreale, lontano dai luoghi dove la battaglia imperversa, per via di una malattia al cuore. Tra i soldati è Domenico, un trombettiere molto bravo, di origine meridionale, il ragazzo al quale si sente più affezionato; negli scontri ha perso parte della gamba sinistra, ma non l'amore per la musica, nella quale trova un modo per evadere dalla dura realtà. Con coinvolgimento e trasporto, suona di tutto, anche i pezzi del "nemico", perché di fronte alla musica non esistono nemici. È proprio lui a trasmettere a Giovanni la stessa passione, che gli permette di scoprire un nuovo modo di vedere il mondo che lo circonda.
Il tenente ottiene con facilità brevi licenze, vista la bassa pericolosità della zona in cui si trova, e spesso si reca a Dongo, paesino in riva al lago di Como, dove fa amicizia con Alberto, di professione panettiere. Proprio dalla sua casa, arriva la magia di un pianoforte, suonato da mani esperte, che lo incuriosisce: è Livia, la sorella di Mara, moglie dell'amico, l'artefice di quella melodia, una donna con un grande talento, che non esce mai di casa ed è nascosta dalla famiglia. Ogni attimo della giornata pensa a lei, al suo segreto e si chiede come mai un animo così elegante e dotato non si esibisca dinanzi a un pubblico che la ammiri. Quando il passato è rivelato e la verità appare così crudele e spietata, Bassan tenta, con l'amico Domenico, di regalarle un attimo di felicità.

In Chopin non va alla guerra, la musica diventa simbolo di coesione, con Domenico e Giovanni che si adoperano per costituire una banda e diffondere l'amore per i brani, indipendentemente da quale sia la provenienza geografica dei diversi compositori, e una vera cura contro la prepotenza dei superiori accecati dalla voglia di vincere e distruggere gli avversari, le brutte esperienze che hanno coinvolto Livia e la poca identificata patologia al cuore del tenente. Gli incontri e le avventure di Bassan al forte lo trasformano in un uomo diverso: affaticato per il sentimento di avversione legato alla guerra, si convince che in un clima così devastato, triste e abbattuto, ci sia ancora speranza per compiere qualcosa di buono per gli altri.
"Come saresti bella, notte stellata, se l'uomo non ti avesse violentata. Se la guerra non ti avesse portato le sue assurde macchinazioni di morte fino a questo calmo specchio d'acqua, che a tratti riflette l'effimera scia di una stella cadente".
Davanti alla bellezza della montagna, al chiasso di una piazza ghermita di bambini, alla calma del lago, tutto sembra non avere importanza, non avere senso. Le motivazioni che hanno portato a questo punto, a un conflitto armato di così vaste proporzioni, si perdono e resta solo inquietudine. Il protagonista lo percepisce dentro di sé, ogni volta che osserva il mondo, che osserva gli altri. Il suo è un viaggio difficile, disseminato di ostacoli, che lo portano a vacillare, ma mai a perdere la fiducia negli amici e nei buoni propositi, perché vale la pena cadere per poi rialzarsi ancora più forti.
L'autore Lorenzo Della Fonte tratteggia con profondità e delicatezza i personaggi e, con il suo racconto, dà voce al dramma della guerra e al desiderio di non lasciarsi sopraffare da essa, grazie al coraggio di costruire qualcosa di ancora più potente, capace di sconfiggerla.


Veronica