16 agosto 2018

Le più fortunate di Julianne Pachico [recensione]

LE PIÙ FORTUNATE 
di 
Julianne Pachico

Casa editrice: Sur
Collana: BigSur
Traduzione: Teresa Ciuffoletti
Pagine: 250
Prezzo: € 17,50
ISBN: 9788869981265

Sin dalle prime pagine si viene catapultati dentro un mondo caotico, fatto di emozioni, azioni, voci, dove è difficile orientarsi. Però è questo l'intento dell'autrice, che mostra attraverso undici episodi, solo in apparenza scollegati, la Colombia, un paese del quale sappiamo ben poco. Le protagoniste sono ragazzine privilegiate che frequentano una scuola esclusiva, vanno al centro commerciale, fumano di nascosto e si annoiano, come tutti a quell'età. 
Come suggerito dal titolo sono davvero fortunate? Il primo capitolo smentisce subito questo appellativo, perché nonostante le case sfarzose, la presenza costante di domestici, la realtà è ben diversa e tutte devono fare i conti con il contesto politico e sociale che nei racconti è confusamente rivelato e attraversa gli anni tra il 1993 e il 2013. 
Stephanie Lansky rimane a casa per le vacanze insieme alla collaboratrice domestica, Angelina, che quasi subito scompare misteriosamente. Nel suo giardino comincia a gironzolare un tipo losco, armato, che bussa alla sua porta e con toni rassicuranti la invita ad aprirgli la porta e a fidarsi:
"Una notte si sente abbastanza coraggiosa e disperata da uscire a bordo piscina. Il silenzio è tale che riesce ad avvertire lo sciabordio dell'acqua che accarezza le pareti di cemento. Abbraccia l'albero di pompelmo e sforza gli occhi per scrutare le montagne, riuscendo quasi a convincersi di vedere gli incendi, piccoli come i puntini arancioni che bruciano all'estremità delle sue sigarette. Si convince di sentire l'odore del fumo e della polvere da sparo, le esplosioni  e i colpi d'arma da fuoco che accompagnano l'arrivo delle truppe americane, i rinforzi dall'estero. Se chiude gli occhi e preme il viso contro il tronco ruvido riesce quasi a sentire gli elicotteri, il fragore delle portiere metalliche a scorrimento che si spalancano, il tonfo della scala di corda bitorzoluta che atterra ai suoi piedi. Stephanie Lansky, siamo qui per salvarti!".
Tra sparizioni, rapimenti, fughe rocambolesche, morti cruente, traffici di cocaina, criminalità organizzata, un narratore diverso racconta un pezzo di Colombia, che appare una terra desolata, corrotta dal denaro e dalla droga, dove serpeggiano paura e violenza. 
I personaggi sono legati tra loro da un filo rosso che parte dall'infanzia sino alla vita adulta: in alcuni episodi sono protagonisti, mentre in altri ritornano solo nei ricordi. Lo stile del romanzo d'esordio di Julianne Pachico non è semplice, bensì destabilizzante, come lo può essere una guerra civile, avvertita con un'eco lontano dalle giovani protagoniste, che tentano di vivere un'esistenza il più possibile normale, nonostante il mondo dove sono costrette a crescere. 
"La plastica si stropiccia se le stringe troppo forte, per cui le tiene con cura, delicatamente. Si sdraia se le accosta alla guancia, riconosce il loro odore dolciastro, familiare e rassicurante come la naftalina. Non importa quanto le bruciano gli occhi, le pizzichi il naso o le si intorpidisca la gola. Si accoccola in posizione fetale con il tucano di legno che le punge una coscia, i pezzi del puzzle attaccati al braccio, un mucchietto morbido di borse sotto la testa. Sdraiata sul paese incompleto le tira a sé, stringendole in un tenero abbraccio sussurrando paroline dolci".
Una testimonianza netta e spietata, dove a farla da padrona sono i diversi punti di vista, che compongono un affresco di una società a me sconosciuta complesso e potente: "Puoi provare a scappare, disse tua madre, ma quelli ti trovano sempre".
Una lettura diversa, che necessita di un'attenzione costante per non perdersi, non scontata, originale nella forma e ricca nei contenuti: difficile restare indifferenti e non rimanere colpiti dalla forza delle parole dell'autrice, dalla crudezza delle immagini e dai sentimenti descritti.

Veronica 

7 luglio 2018

Come uccidere Innocenti una volta per tutte di Stefano Rossi [recensione]

COME UCCIDERE INNOCENTI UNA VOLTA PER TUTTE
di
Stefano Rossi

Casa editrice: associazione culturale il foglio
Pagine: 160
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788876067020


"Non avrei mai creduto di raccontare questa storia bizzarra a me stesso. Ho sempre pensato che non mi sarei preso sul serio e, cosa assai peggiore, se l'avessi sentita con le mie orecchie avrei cominciato a non crederci nemmeno io, tanto da dubitare seriamente delle mie facoltà mentali. E questo avrebbe fatto di me uno psicotico o un bugiardo. O magari entrambe le cose. Fanculo".

Vincent Croce è un sicario, prossimo alla pensione, ingaggiato da uno dei boss più temuti di Florence per uccidere un uomo. Le motivazioni sono sconosciute e poco rilevanti nel suo mestiere: l'obiettivo è assolvere ogni incarico senza lasciare traccia e senza fare domande.
La mattina dopo l'uccisione di Innocenti, il mandante dell'omicidio, Abruzzese, chiede d'incontrarlo: lo minaccia perché si sente preso in giro visto che ha ricevuto una foto che mostra il presunto cadavere a piede libero per le strade della città.
Incredulo, Vincent si convince che l'unica spiegazione possibile sia l'esistenza di un gemello e si mette così sulle sue tracce per salvarsi la vita.

Un contesto distopico, con al centro un'immaginaria città di Firenze, colpita dal degrado e con un alto tasso di criminalità, dove sarà facile riconoscere nelle descrizioni luoghi del centro e della periferia. 
Un protagonista scaltro, solitario, con una missione da compiere, che si rivela molto più che un lavoro: un'occasione per analizzare la propria vita e capire quanto poco di bello e significativo ci sia da salvare. Conoscere Innocenti è la miccia che innesca un vero cambiamento nella sua esistenza e da assassino su commissione si trasforma in salvatore, disposto a tutto per tenere nascosta la verità ad Abruzzese, anche sacrificare se stesso.
La vittima è il personaggio intorno al quale tutto ruota: si aggira come un fantasma nel mondo, nei suoi occhi c'è solo il vuoto, un vuoto di sentimenti e occasioni. Lo stesso Croce si ritrova a guardarsi allo specchio, consapevole di essere destinato a sprofondare nello stesso baratro.

Molti sono i contatti indispensabili alla professione di sicario; tra tutti, quello del Divoratore, figura oscura, enigmatica, disgustosa, sempre alla ricerca di carne umana, perfetto per far sparire nel nulla chiunque:
"Fu grazie a un lampo di fulmine che riuscii a vederlo chiaramente. Stava immobile al centro della stanza, completamente nudo. Si era sfilato di dosso l'impermeabile e me l'ero ritrovato come Mamma Natura l'aveva fatto. Non che fosse stata molto generosa con quel disastro umano: era una creatura ripugnante, secco come un chiodo e molle e pallido come un lumacone".
L'idea mi è piaciuta, un'avventura piena di disavventure, che vede tutta una serie di personaggi bizzarri, dagli scagnozzi del boss, ai Sussurratori, temibili giocatori notturni dei cimiteri, pronti a ostacolare il piano perfetto del protagonista. Il titolo è molto azzeccato e la duplice valenza del nome Innocenti è una scoperta che prende forma nel corso della narrazione. La scrittura è articolata, colorita e il linguaggio forte e scurrile ben si adatta alla storia; ho meno apprezzato l'uso ricorrente dei paragoni da parte dell'autore che appesantiscono alcuni passaggi e poco lasciano all'immaginazione.
Consigliato a chi ama i romanzi etichettabili sotto molti generi diversi, hard boiled, fantascienza, poliziesco, noir, horror, splatter, pulp e che quindi non si annoieranno facilmente.
Veronica

3 luglio 2018

Riepilogo del mese di giugno

Terrore anale - Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale di Paul B. Preciado
Un curioso pamphlet, dal titolo provocatorio, che si pone l'obiettivo di scuotere il panorama sociale.
Perché pensare a una rivoluzione anale? Per superare le barriere, lasciarsi alle spalle le etichette, smettere di criminalizzare la diversità.
L'ano diventa lo strumento di una strategia politica per terrorizzare e sfidare l'eteronormatività.
L'autore vuole creare un lettura stimolante, aperta e lo fa con un percorso che individua nell'ano il superamento dei limiti anatomici imposti dalla differenza sessuale; una riconquista del piacere che porta a una ridefinizione del termine di potere.

L'uomo dei boschi di Pierric Bailly
L'autore si affida alla potenza delle parole per scrivere un libro intimo e personale  sulla morte del padre. Un'opera di verità che innesca un meccanismo universale di elaborazione del lutto.
Un romanzo sincero che descrive un legame familiare forte, il percorso di un figlio per superare la scomparsa improvvisa di un genitore, la natura affascinate, misteriosa e crudele, che ha le sue responsabilità nella storia. Pierric Bailly si immerge nei luoghi di infanzia e si muove risoluto e distaccato, come uno scienziato che svolge un'indagine oggettiva. I buoni propositi di scoprire una verità a tutti i costi si scontrano con le emozioni di una vita, così che chi resta deve trovare la forza di convivere con la realtà e ripartire più determinato che mai.
Lucky di Alice Sebold
Lucky racchiude la storia personale di Alice Sebold, un'esperienza distruttiva come lo stupro, covata nell'arco di una vita, un'elaborazione mai definitiva di un atto che non sempre è semplice confessare. Una voce per tutte coloro che hanno paura di parlare.
Una storia di vittimismo, di quanto è ingiusto il destino e crudele colui che decide di stuprare? No.
In Lucky ci sono tenacia e desiderio di vendetta, profondo smarrimento, voglia di giustizia e persino pietà per il criminale che le ha cambiato la vita per sempre.
Dopo lo stupro, per la diciottenne Alice parte un treno che non si fermerà più, fatto prima dell'incredulità dei suoi cari ("Come ha fatto a stuprarti se non aveva un coltello?" le chiederanno), poi dai dubbi da parte della polizia e dell'incompetenza di chi almeno professionalmente dovrebbe sostenere le vittime come lei.

La scomparsa di Stephanie Mailer di Joël Dicker
Jesse Rosenberg e Derek Scott devono affrontare il caso più difficile della loro carriera, che cambierà per sempre le loro vite: l'omicidio del sindaco di Orphea, della sua famiglia e di Megan Padalin. Identificano il colpevole ma, dopo vent'anni, la giornalista Stephanie Mailer mette in dubbio il loro operato e la stessa conclusione del caso.
Disposta a condividere le sue scoperte, non arriva a farlo, perché improvvisamente scompare, senza lasciare traccia e innescando tutta una serie di eventi che dimostrano come l'assassino sia ancora a piede libero, pronto con ogni mezzo per nascondere una verità sconvolgente.
Una trama principale avvolta nel mistero, un thriller che si muove su più piani temporali, piccoli indizi disseminati nei capitoli, tanti personaggi da scoprire e collegati da una tela invisibile. Il finale è inaspettato, le carte continuamente rimescolate e le teorie del lettore demolite senza pietà.


Riepilogando...

1. Terrore anale - appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale di Paul B- Preciado
2. L'uomo dei boschi di Pierric Bailly
3. Lucky di Alice Sebold
4. La scomparsa di Stephanie Mailer di Joël Dicker


Veronica

1 luglio 2018

La scomparsa di Stephanie Mailer di Joël Dicker [recensione]

LA SCOMPARSA DI STEPHANIE MAILER 
di
JOËL DICKER

Casa editrice: La nave di Teseo
Collana: Oceani noir
Traduzione: Vincenzo Vega 
Pagine: 640
Prezzo: € 22
ISBN: 9788893445092
"Avevo pensato di trascorrere la mia ultima settimana da poliziotto passeggiando nei corridoi e bevendo caffè con i colleghi, in attesa dell'addio definitivo. Ma da tre giorni me ne stavo chiuso nel mio ufficio dalla mattina alla sera, sprofondato nel fascicolo del quadruplice omicidio del 1994, che avevo riesumato dagli archivi. L'incontro con quella Stephanie Mailer mi aveva scosso: riuscivo a pensare solo all'articolo che mi aveva dato e alla frase che mi aveva detto: "La risposta è sotto ai suoi occhi... Solo che non l'ha vista".
Quest'anno, al Salone del Libro di Torino, ho avuto la fortuna di partecipare all'incontro con l'autore Joël Dicker, in occasione della pubblicazione del nuovo romanzo. Ha svelato che scrive senza utilizzare una scaletta e ciò rende la produzione un momento consapevole e imprevedibile; non ama le descrizioni dettagliate dei personaggi, perché al lettore è affidato il compito di completare un'immagine. Con questa nuova prospettiva mi sono lasciata sorprendere e catturare da La scomparsa di Stephanie Mailer, constatando come Joël Dicker sia capace di creare una storia, con tantissime sottotrame, che regge e si divora con voracità.

Gli agenti Jesse Rosenberg e Derek Scott si sono imbattuti in un caso difficile e spinoso, quello in grado di lanciare le carriere di due giovani poliziotti sicuramente ambiziosi e che, allo stesso tempo, ha stravolto completamente le loro vite: l'omicidio del sindaco di Orphea nel 1994, Joseph Gordon, della sua famiglia e di Meghan Padalin. Tutta la città è impegnata nella prima edizione del festival teatrale, un evento che si spera diventi un appuntamento fisso, al fine di rilanciare l'economia locale. La popolazione non potrà dimenticare quel giorno, perché per sempre coinciderà con il massacro di persone affezionate del posto. Le indagini hanno condotto all'identificazione del colpevole in Ted Tennembaum, proprietario di un piccolo cafè, punto di incontro della zona.

Jesse Rosenberg, a distanza di vent'anni, ormai vicinissimo alla pensione, è avvicinato dalla giornalista Stephanie Mailer, che lo informa di essere in possesso di informazioni determinanti alla risoluzione del quadruplice omicidio e mette in discussione la conclusione del caso. Disposta a condividere le sue scoperte, non arriva a farlo: improvvisamente scompare, senza lasciare traccia, innescando tutta una serie di eventi a riprova che l'assassino è ancora a piede libero, pronto a colpire per nascondere una verità in grado di sconvolgere le esistenze di molti.

La trama principale è avvolta nel mistero e, nel corso dei capitoli, nuovi indizi vengono rivelati, così come approfondito il passato di diversi personaggi. Le vicende di contorno sono numerose, alcune decisamente più avvincenti, come quella di Steven Bergdorf, direttore del New York Literary Megazine, invischiato in una relazione pericolosa con la segretaria Alice Filmore o di Kirk Harvey, ex comandante della polizia di Orphea e scrittore a tempo perso, alla ricerca del successo sempre agognato e mai davvero conseguito; altre un po' troppo prolisse e sopra le righe, prima fra tutte quella di Dakota Eden, personaggio che probabilmente mi è piaciuto meno. Non manca la critica al mondo della politica, l'attenzione ai problemi esistenziali che spingono i protagonisti di fronte a scelte egoistiche e alle conseguenze delle proprie azioni.

L'autore costruisce un thriller avvincente, che si muove su più piani temporali e il cui filo rosso trascina moltissimi elementi in gioco, che contribuiscono alla spiegazione conclusiva. Mi aspettavo un finale diverso, un diverso colpevole, forse ingannata dallo stesso Kirk Harvey, che prometteva la risposta nell'arte. E, come per La verità sul caso Harry Quebert niente è come sembra, i colpi di scena sono tanti (volutamente tanti) e tutte le teorie realizzate nel corso della narrazione sono demolite senza pietà.

Veronica

13 giugno 2018

Lucky di Alice Sebold [recensione]

LUCKY
di
Alice Sebold

Casa editrice: edizioni E/O
Collana: Hardcover
Traduzione: Claudia Valeria Letizia
Pagine: 320
Prezzo: € 9,90
ISBN: 9788866329244

Immaginate di essere state a una festa e di avere ancora il ritmo delle risate che vi spinge i passi. La borsa saltella allegra sul fianco, piena dei libri presi in prestito dalla biblioteca, la notte è fitta, tuttavia una sfilza di lampioni illumina il cammino che manca fino alla vostra casa, e il parco che vi costeggia è silenzioso e tranquillo. Il ricordo delle battute scherzose vi riempie la mente ed è inebriante. È l'ennesima festa, è l'ennesima sera uguale a tante altre prima. All'improvviso vi buttano a terra e vi impediscono di gridare. Vi minacciano di morte se non obbedite, e voi obbedite. Vi trascinano dentro al parco, che ora vi rendete conto essere tranquillo perché mortalmente deserto. Vi stuprano. Vi umiliano.
Poi vi lasciano lì, gonfie di botte a ciondolare sul marciapiede, senza ricordare nemmeno come si mette un piede davanti all'altro. Riuscite a immaginarlo?
Ad Alice Selbold è accaduto sul serio. 
Da questa esperienza distruttiva, covata ed elaborata nell'arco di tutta la vita, la Sebold ha tratto il bellissimo romanzo Amabili Resti. Ma in quel romanzo non c'è la sua storia.
La sua storia, la sua esperienza come vittima di stupro, la sua elaborazione mai definitiva, e il suo essere diventata voce di chi ha paura di parlare, sono i contenuti di Lucky.
Una testimonianza per coloro che hanno subìto violenza ma anche per tutti quelli che non l'hanno subìta. 
Una storia di vittimismo, di quanto è ingiusto il destino e crudele colui che decide di stuprare? No.
In Lucky c'è tenacia e desiderio di vendetta, profondo smarrimento, voglia di giustizia, e persino pietà per il criminale che le ha cambiato la vita per sempre.
"La storia dei baci fa ancora male. Tante volte, il fatto che io abbia ricambiato i baci del violentatore solo dietro suo ordine sembra non avere importanza. Ma l'intimità dell'atto brucia. Da allora ho sempre pensato che in un dizionario alla voce stupro bisognerebbe dire la verità. Che non è solo un rapporto sessuale imposto con la forza: stupro significa invadere e distruggere tutto".
La Sebold, che ha scritto questi suoi ricordi nell'arco di molti anni, ha incontrato persone di tutte le età e tutte le provenienze. Durante i suoi discorsi pubblici per mantenere viva l'attenzione su questo tema, ha inaspettatamente conosciuto centinaia di storie uguali e diverse alla sua: un mondo sommerso di cui si fatica a trovare tracce per la paura che c'è di non essere creduti.

"Se resta anonima, la mia storia è solo una storia, non la realtà". Per questo ha deciso di scrivere.

Dopo lo stupro, per la diciottenne Alice Sebold, studentessa di poesia all'università, parte un treno che non si fermerà mai più, fatto prima dall'incredulità dei suoi cari ("Come ha fatto a stuprarti se non aveva un coltello?" le chiederanno), dai dubbi da parte della polizia e dell'incompetenza di chi almeno professionalmente dovrebbe sostenere vittime come lei; poi da sguardi che mutano, persone che scompaiono dalla sua vita, incapaci essi stessi di affrontare quel che è avvenuto; perché lo stupro investe tutti.
Umilianti sono le domande che le vengono poste, atte a screditarla e a suggerire che se la sia cercata, e altrettanto incredibili le motivazioni che le permettono di vincere, finalmente, in tribunale contro il suo assalitore: essere bianca e di buona estrazione sociale; essere stata vestita, quel giorno, con gli abiti dismessi di sua madre; essere vergine; essere una brava studentessa.
Una testimonianza di più di trent'anni fa che non può passare inosservata.
Tutt'oggi, se è diventato più facile vincere in tribunale contro il proprio stupratore, nell'opinione comune la vittoria morale dipende ancora da quanto è convincente la vittima e non da quanto grave si dimostra il delitto.
C'è ancora resistenza a denunciare, timore di non essere credute e paura di essere giudicate. Una convinzione di cui non riusciamo a liberarci del tutto: che il delitto è meno abietto se viene commesso su una persona che "se la va a cercare".

Alessandra

11 giugno 2018

L'uomo dei boschi di Pierric Bailly [recensione]

L'UOMO DEI BOSCHI
di
Pierric Bailly

Casa editrice: edizioni Clichy
Collana: Gare du Nord
Traduzione: Tommaso Gurrieri
Pagine:118
Prezzo: € 15,00
ISBN: 9788867994533
"Se la perdita di un genitore, in sé, è un evento eccezionale, si può anche dire che è nell'ordine delle cose, un fatto banale. In questa storia ciò che lo è meno sono le circostanze. Non l'ho visto. Non so il giorno esatto della morte. Non ho la certezza assoluta del carattere accidentale della caduta. So il punto di partenza e il punto di arrivo, so più o meno dove è precipitato, ma mi manca il motivo, la causa, la spiegazione, il finale".
Fare i conti con la perdita di un genitore non è semplice. Pierric Bailly ha analizzato gli eventi nella sua testa, per molto tempo, mettendo insieme i pezzi e accettando di non poter raggiungere tutte le risposte.
Parte da questa nuova consapevolezza di tanti punti che per sempre resteranno irrisolti e decide di scrivere la storia della morte del padre con lucidità e autenticità. Si affida alla potenza delle parole per ripercorrere la sua vita a partire dalla morte e crea un libro intimo, personale, a tutti gli effetti un'opera di verità, che lo aiuta a liberarsi del lutto del padre, innescando così un meccanismo universale di elaborazione del lutto.

I boschi intorno alla casa sono uno dei posti dove amava camminare, perché evocativi, suggestivi, infiniti, ed è proprio lì che è caduto, scivolando sulle rocce e precipitando nel vuoto, per metri; il suo corpo è stato scoperto dopo tre giorni
Un uomo indipendente, che abitava nello Jura, immerso nella natura, tra grotte, alberi e laghi, un luogo che ricorda la cittadina di Twin Peaks. Nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere, Pierric Bailly racconta di aver tentato di investigare per conto suo, aggirandosi in auto in quei posti che tanto riescono a comunicare.
Ripensa a com'era il padre, al suo attivismo sociale, alla sua esasperazione quando appena tre mesi lo separavano dalla pensione, al rapporto con le donne, alla sua necessità di stare solo, senza legami soffocanti. Adorava la sua città ed è morto in quelle terre selvagge che rispecchiavano il suo carattere, il suo essere.
"Quello che volevo dire era che si trattava di un posto che lui amava, che era un bosco in cui stava bene, e proprio per il suo aspetto oscuro e duro e inospitale. Volevo dire che era un bosco che gli somigliava, e che era a sua immagine, quella di una persona solitaria e un po' selvaggia. Perché era esattamente questa la rappresentazione di lui che volevo difendere in quel momento. Mi attaccavo all'idea che fosse morto nel bosco come un marinaio muore in mare. Il bosco che divora l'uomo. Mio padre, un avventuriero".
Che cosa è successo davvero il giorno dell'incidente? La dinamica non è chiara, le autorità e i giornali prediligono la pista accidentale: non il suicidio, né tanto meno l'omicidio. Ma la sicurezza su come siano davvero andati i fatti non c'è e mai ci sarà.
Le cose che può fare un figlio di fronte alla perdita di un genitore sono ricordarlo, nei pregi e nei difetti, tornare indietro nei ricordi, sia belli, sia brutti, rispettare le ultime volontà. Il compito più difficile che Pierric Bailly si trova a dover affrontare è la stesura dell'elogio funebre, un discorso efficace che renda il funerale un momento significativo per tutti e un addio sentito.

L'uomo dei boschi è un romanzo sincero che descrive un legame familiare potente, il percorso di un figlio per accettare la scomparsa improvvisa di un padre, la natura affascinante, misteriosa e crudele, che ha le sue responsabilità nella storia. L'autore si immerge nei luoghi d'infanzia, si muove risoluto e, a tratti, distaccato, come uno scienziato che svolge un'indagine oggettiva; ma i buoni propositi di scoprire una verità a tutti i costi si scontrano con le emozioni di una vita, così che chi resta deve trovare la forza di convivere con la realtà e ripartire più determinato che mai.

Veronica

7 giugno 2018

Terrore anale - appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale di Paul B. Preciado [recensione]

TERRORE ANALE
Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale
di
Paul B. Preciado

Casa editrice: Fandango
Traduzione: Liana Borghi
Pagine: 80
Prezzo: € 12,00
ISBN: 9788860445445

Al Salone del libro di Torino ho partecipato alla presentazione di questo curioso pamphlet. Il titolo è provocatorio, imprevisto, e si pone l'obiettivo di scuotere il panorama sociale. La storia della sessualità è riscritta, in quanto analizzata da un punto di vista nuovo, particolare: il risultato è un testo complesso, che vede l'autore ritornare sugli studi di Guy Hocquenghem, figura emblematica del'68, guidata da un infaticabile spirito di protesta, sociologo e teorico dei diritti degli omosessuali, morto di AIDS nel 1988.
"Cominciamo dal principio. Raccontiamo la storia dell'ano. Ingoiamo l'arazzo della civilizzazione e tessiamo con i fili che spunteranno tra le nostre gambe la tenda del nuovo circo. Questo è quello che fece Guy [Hocquenghem]: analizzarsi invece di psicoanalizzarsi. In realtà Guy aveva letto Freud mentre succhiava cazzi nelle riunioni del Partito comunista francese e, dato che una cosa tira l'altra, un giorno finì per chiedersi se Edipo avesse l'ano".
Paul B. Preciado, precedentemente noto con il nome di Beatriz, è un filosofo e scrittore spagnolo, i cui lavori spaziano dai gender studies, alla pornografia, alla sessualità, fino all'arte contemporanea. Nel 2014 annuncia pubblicamente di aver intrapreso un percorso di transizione, adottando nel 2015 il nome di Paul.
È considerato fra i massimi esponenti della teoria queer, che critica i fondamenti sessisti e la pratica comune di categorizzare gli individui secondo termini generici; viene elaborata negli anni '90, ma trova il suo precedente in Michel Foucault, che ha posto al centro il ripensamento delle differenze acquisite, delle identità conquistate, esplorando il binomio omo/eterosessuale e sfidando la retorica della libertà sessuale.

Nel primo capitolo si introduce il tema della virilità e della riappropriazione della propria identità nella castrazione dell'ano, relegato alla sua mera funzione biologica di espulsione di rifiuti.
"Nell'uomo eterosessuale, l'ano, inteso unicamente come orifizio escretore, non è un organo. È la cicatrice lasciata nel corpo della castrazione. L'ano chiuso è il prezzo che il corpo paga al regime eterosessuale per il privilegio della sua mascolinità".
Guy Hocquenghem scrive un testo terrorista, perché capace di intervenire socialmente: Il desiderio omosessuale. Un'arma critica che attraversa il linguaggio dominante, una messa in discussione del capitalismo che considera la sessualità motore centrale della produzione, un manuale di istruzioni che muove le rivoluzioni pacifiche del ventesimo secolo, il femminismo e i movimenti di lotta per l'emancipazione delle minoranze sessuali.
"Come sapere se hai ancora l'ano? Come scrivere con l'ano (nel caso in cui tu ce l'abbia ancora)? Cosa possiamo imparare dall'ano? Come fare la rivoluzione anale? Cerca.
Sai davvero cos'è un ano? Allora rispondi: l'ano è un organo sessuale? Nel caso in cui lo sia, di che sesso è? E a che sessualità appartengono le pratiche che lo implicano?... Non rispondere".
Da un approfondimento storico, che segue i movimenti che hanno maggiormente influenzato determinati periodi, l'autore arriva a scomporre il concetto di omosessualità, accostato all'eterosessualità, che persiste a essere definito unico status naturale.
"[...] l'omosessualità e l'eterosessualità (come la razza o la purezza di sangue) non sono né vere né false, occupano lo spazio delle macchine sociali, sono costruzioni storiche, finzioni somatiche, invenzioni politiche che prendono la forma di corpi, la consistenza della vita".
Perché pensare a una rivoluzione anale? Per superare le barriere, lasciarsi alle spalle le etichette, smettere di criminalizzare la diversità. L'ano diventa lo strumento di una strategia politica per terrorizzare e sfidare l'eteronormatività.
La rivoluzione va fatta ogni giorno, partendo da noi stessi, perché il mondo ci dimostra quanto siamo lontani dalla democrazia, dall'uguaglianza e dall'accettazione. Più che fare passi avanti, sembra di farne mille indietro, perché mentre l'Irlanda festeggia la legalizzazione dell'aborto, noi assistiamo al festival dei luoghi comuni, a frasi denigratorie verso unioni civili o preferenze sessuali ritenute discutibili.
Paul Beatriz Preciado vuole creare una lettura stimolante, aperta e lo fa con un percorso che individua nell'ano il superamento dei limiti anatomici imposti dalla differenza sessuale; una riconquista del piacere che porta a una ridefinizione del termine di potere.

Veronica

3 giugno 2018

Riepilogo del mese di maggio

Mese di maggio uguale Salone del libro di Torino: ogni anno aspetto con trepidazione questo evento, che mi permette di partecipare a molti incontri, conoscere voci nuove e vedere per la prima volta autori di cui ho letto libri che mi sono piaciuti o ancora non ho letto nulla.
Fra gli ospiti: Pierric Bailly, Guillermo Arriaga, Alice Sebold, Joel Dicker, Fernando Aramburu, Sacha Naspini ed Herta Muller.
A inizio mese c'è stato anche il Festival degli Scrittori - premio Von Rezzori, che ha portato a Firenze Margaret Atwood, che ha tenuto una lectio magistralis presso il Cenacolo di Santa Croce: tema dell'incontro la scrittura, analizzata attraverso tre carte dei tarocchi: LA PAPESSA, LA RUOTA DELLA FORTUNA e LA GIUSTIZIA, che corrispondono a tre aspetti del romanzo, l'inizio, la metà e la fine. Una vera emozione ascoltarla, scoprire un po' di più sui suoi studi, i suoi trascorsi e l'approccio con la parola scritta.
In questa esperienza mi ha accompagnato Alessandra, che oltre a essere una libraia molto preparata e appassionata, scrive qualche recensione che ho la fortuna di pubblicare sul blog. Ci siamo entrambe avvicinate all'autrice con il romanzo più famoso, Il racconto dell'ancella e ne abbiamo approfondito la conoscenza leggendo io L'Altra Grace e lei Fantasie di Stupro.

L'Altra Grace di Margaret Atwood
Grace Marks è accusata di complicità nell'omicidio del suo padrone Thomas Kinner e della governante, nonché amante, Nancy Montgomery.
Ormai in carcere da molto tempo, ha l'occasione di raccontare la sua storia a un giovane psichiatra, chiamato ad analizzarla dal reverendo Enoch Verringer, a capo del "comitato per la grazia a Grace Marks", al fine di dimostrarne l'estraneità ai fatti. Le sedute giornaliere lasceranno il medico Simon Jordan completamente affascinato dalla donna, incapace di ricordare la dinamica dei fatti e quindi di svelare la verità che tanto si attende di conoscere.


Fantasie di stupro di Margaret Atwood
Titolo originale Dancing Girls and Other Stories, sicuramente più pertinente della traduzione.
Una raccolta di racconti, legati tra loro dal filo rosso del non detto, incentrati sulla figura femminile e sulla difficoltà di muoversi nell'universo emotivo e relazionale: tra i temi, insicurezza, precarietà, tenacia e umanità.
Tra carriere in stallo e studi agli sgoccioli, viaggi riparatori e brughiere azzurre, ci sono molte anime infreddolite, rese distanti a causa della paura della vita che nessuno ha saputo spiegare loro e nella quale sguazzano come turisti incerti.


Ripley Boogle di Robert Mcliam Wilson
Il romanzo d'esordio scritto all'età di ventitré anni torna nelle librerie italiane nella pubblicazione di Fazi editore.
L'autore descrive un personaggio complesso, legato a esperienze del suo passato, che si presenta a un pubblico raccontando la propria vita nei minimi dettagli, dalla nascita, ai dispiaceri, alle conquiste, ai desideri, alle emozioni, fino all'inesorabile discesa. Per coloro che hanno conosciuto Robert Mcliam Wilson con Eureka Street, Ripley Boogle è una storia da recuperare.

Riepilogando...
1. L'altra Grace di Margaret Atwood
2. Fantasie di stupro di Margaret Atwood
3. Ripley Bogle di Robert Mcliam Wilson

Veronica

30 maggio 2018

L'altra Grace di Margaret Atwood [recensione]

L'ALTRA GRACE
di
Margaret Atwood

Casa editrice: Ponte alle grazie
Collana: Scrittori
Traduzione: Margherita Giacobino
Pagine: 565
Prezzo: € 20
ISBN: 9788868337377

Chi è Grace Marks? Una povera vittima della sfortuna o un'assassina abile e spietata?
Coloro che l'hanno osservata in tribunale, gli avvocati, i giornalisti, l'opinione pubblica,  dipingono un'immagine netta di una donna capace di tutto per ottenere quello che vuole. Un viso angelico, una capigliatura rosso fuoco e due occhi di ghiaccio che nascondono la vera natura di un'anima malvagia.
Grace ha appena sedici anni quando viene accusata insieme allo stalliere James Mcdermott di aver ucciso il padrone Thomas Kinner e la governante, nonché sua amante, Nancy Montgomery: per l'uomo non c'è niente da fare, la punizione è l'impiccagione; per lei la condanna a morte è commutata con un periodo in manicomio per sospetta insanità mentale, poi in ergastolo per concorso in omicidio. 
Ormai in carcere da molto tempo, non ha più speranze di essere graziata, nonostante l'operato del "comitato per la Grazia a Grace Marks" guidato dal reverendo Enoch Verringer che per anni non si dà per vinta e cerca di dar voce a quella parte che crede fermamente nella sua innocenza. Proprio quest'ultimo si rivolge al giovane dottor Simon Jordan, giovane psichiatra impegnato nella cura delle malattie mentali, chiamato ad analizzarla e a provare la sua estraneità ai fatti.
La versione di quel giorno non ha tinte chiare e definite, è cambiata a seconda delle indicazioni del suo avvocato, il signor MacKenzie, perché Grace non ricorda con esattezza che cosa è successo. Una strategia o una reale perdita di memoria dovuta allo shock subìto?

La verità ha molte facce, ma ciò che è certo è che tutti mentono, per diversi motivi: per difendere la reputazione, salvare le apparenze, non far soffrire una persona cara, salvarsi la vita.
Grace ha un'ultima possibilità e cerca di sfruttarla al meglio: quel medico che ogni giorno le siede di fronte è avido di notizie e ascolta la sua storia, prende nota di tutto e non sembra volerle fare male.
Ma lei sa che non può fidarsi completamente di nessuno, il passato le ha insegnato che c'è solo da perdere ad abbassare la guardia.
"Una storia, quando ci sei in mezzo non è una storia, è solo confusione; un fragore indistinto, un andare alla cieca, tra vetri rotti e schegge di legno; è come una casa che vortica in una tromba d'aria, una nave che si schianta contro gli iceberg o precipita giù per le rapide, e nessuno a bordo può fermarla. E soltanto dopo che diventa una storia, prende una forma. È quando la racconti, a te stessa o a qualcun altro".
Poco più che una bambina, parte con la famiglia stremata dalla povertà alla ricerca di fortuna in Canada: il viaggio della speranza, su una nave carica di disperati, dove perde sua madre. Giunta a destinazione, il padre continua a dimostrarsi incapace di prendersi cura dei suoi fratelli; viene così spedita a servizio presso la casa dell'assessora Parkinson, con l'intento di racimolare un po' di soldi. Capisce che la cosa migliore è non affidare al genitore denaro, perché non lo utilizzerebbe per cibo e beni di prima necessità che occorrono ai suoi cari. Si separa da un altro tassello della sua infanzia e comincia una nuova vita come domestica. Conosce Mary Whitney, che diventa la sua migliore amica: un rapporto fatto di confidenze, complicità e sventure. Una sera, prima di dormire, si intrattengono con un gioco: sbucciano una mela, lanciano la buccia dietro le spalle e corrono a vedere la lettera dell'alfabeto che ha preso forma sul pavimento della loro stanza, l'iniziale rappresenta il nome del futuro sposo. Mary tenta più volte di completare il gioco, ma la buccia continua a rompersi, quasi come un segnale di cattiva sorte.  Un presagio, per chi è superstizioso, e Grace, poco dopo, è costretta a fare i conti con un altro dolore, la morte della sua amica.
Ormai sola e dopo molte esperienze a servizio in diverse abitazioni, si lascia convincere da un'offerta allettante, abbandona la città per un nuovo impiego presso la residenza fuori mano del facoltoso possidente, Thomas Kinner, convinta di aver trovato in Nancy, un'altra persona alla quale affezionarsi.

Margaret Atwood si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto, ricostruisce i fatti basandosi su fonti di archivio e descrive ancora una volta, come in Il racconto dell'ancella, una figura femminile sfaccettata, vittima del suo tempo, della società e di un mondo dominato dagli uomini. Grace racconta la sua storia, mentre cuce seduta sul divano del salotto della moglie del direttore del carcere; il dottor Jordan rimane affascinato dalla sua voce, dai suoi ricordi, dalle sue parole e vuole credere non sia colpevole e meriti la libertà.
Il contesto è bel delineato dall'autrice, attenta a far emergere un'epoca impegnata nello studio della mente umana, tra riflessioni mediche e credenze popolari, e a inserire personaggi di rilievo, esaltando la differenza tra le classi.

Il finale è aperto, si resta nel dubbio circa l'effettiva dinamica dei fatti: dopo aver seguito il racconto della protagonista è il lettore a scegliere da quale parte stare, se credere o meno alla sua innocenza.
Un'altra opera degna di nota di un'autrice riscoperta negli ultimi anni e che merita di essere letta: ciò che ho maggiormente apprezzato ne L'Altra Grace è l'ambiguo ritratto psicologico di Grace e la denuncia alle contraddizioni di una società propriamente maschilista.
"Non ha ancora capito che la colpevolezza non deriva da quello che hai fatto, ma da quello che gli altri hanno fatto a te".
Veronica

25 maggio 2018

Fantasie di Stupro di Margaret Atwood [recensione]

FANTASIE DI STUPRO
di 
Margaret Atwood

Casa editrice: Racconti edizioni
Traduzione: Gaja Lombardi Cenciarelli
Pagine: 303
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788899767198

Dopo aver molto apprezzato Il racconto dell'ancella, mi ero ripromessa di leggere qualcos'altro della Atwood e l'occasione si è presentata con questa raccolta di racconti approdata alla sua prima edizione italiana solo quest'anno, nonostante provenga direttamente dagli anni Settanta.

È interessante infatti notare il mondo in cui si muovono i personaggi, senza telefoni cellulari o internet, ma non fa difetto di tutte le complessità che ancora muovono il nostro, di mondo, dopo quarant'anni. Ogni racconto è a se stante ma contiene un elemento che si ritrova nel successivo, un piccolissimo dettaglio che ti fa immaginare che i personaggi si sfiorino, si conoscano, o siano gli stessi sotto mentite spoglie.
Tra racconti completi e qualche finale aperto, troviamo tante donne ma non solo, ognuno prigioniero della propria quotidianità, della stretta sociale, di quello che ci si aspetta da loro come persone. Il grande filo rosso che collega tutti i racconti è il non detto. È a causa di ciò che non si ha il coraggio di dire, o di chiedere, se una giovane ragazza di buona famiglia non riesce a liberarsi di un'amicizia molesta, se una coppia di giovani coniugi continua consapevolmente a ingannarsi dietro a un velo di apparenti cortesie, o se un giovane professore non arriva ad arginare le crescenti bizzarrie di un collega. 
Tra carriere in stallo e studi agli sgoccioli, viaggi riparatori e brughiere azzurre, ci sono molte anime infreddolite, rese distanti a causa della paura della vita che nessuno ha saputo spiegare loro e nella quale sguazzano come turisti incerti.
"Ricordava il suo primo ragazzo, il nerboruto, accomodante Bill Decker, con la sua macchina bicolore che perdeva sempre la marmitta. Avevano passato un sacco di tempo parcheggiati in viuzze laterali, a strofinarsi l'uno contro l'altra sotto tutti quegli strati di stoffa. Ma anche in quella foschia sensuale, il bozzolo di respiri e pelle che si tessevano addosso reciprocamente, quelle conversazioni telefoniche che equivalevano a toccarsi, lei sapeva che si trattava di qualcosa che non avrebbe dovuto coinvolgerla troppo. Probabilmente ormai lui si era inflaccidito, si era sistemato. Lei aveva avuto relazioni con altri uomini da allora, ma li aveva trattati tutti allo stesso modo. Circospezione".
Non fatevi ingannare dal titolo, tutto italiano, che allude a Fantasie di stupro e a tematiche prettamente femministe (il titolo originale è Dancing Girls and Other Stories): sono storie di insicurezza e precarietà, di tenacia nonostante tutto, e di umanità. Il femminismo c'è, al pari di matrimoni in fallimento o in costruzione.

Consigliato? Sì.

Alessandra

21 maggio 2018

Ripley Bogle di Robert Mcliam Wilson [recensione]

RIPLEY BOGLE
di 
Robert McLiam Wilson

Casa editrice: Fazi editore
Collana: Le strade
Traduzione: Enrico Palandri
Pagine: 384
Prezzo edizione cartacea: € 18
Prezzo e-book: € 9,99
ISBN: 9788893254045
"Sono mezzo gallese e mezzo irlandese. Perdonerete il mio candore se vi farò notare che è una combinazione di merda. Non riesco mai a decidere quale delle due metà odio di più".
Robert McLiam Wilson è nato a Belfast nel 1964, ha vissuto il conflitto sanguinoso tra cattolici e protestanti che ha animato l'Irlanda del Nord, è stato cacciato dalla madre all'età di quindici anni e ha trascorso in strada otto mesi, cercando di evitare di saltare troppo la scuola. 
L'accostamento con il barbone acculturato protagonista del romanzo viene quasi naturale, visti i numerosi punti in comune. Ripley Boogle bazzica per le vie di Londra, si ripara dal freddo come può, non mangia per giorni, trae giovamento dalle sigarette, che cerca di non farsi mancare mai, ed è molto acculturato.
"Ho ventun anni, mi chiamo Ripley Boogle e le mie occupazioni includono fare la fame, avere freddo e piangere istericamente".
I genitori non sono stati due solide colonne, allontanarsi da loro si è rivelata una scelta saggia, quasi obbligata, visto che si sente più al riparo adesso, nelle strade luride, malfamate e gelide della città, che non sotto il tetto familiare. Ascoltiamo la sua storia, perché proprio lui racconta in prima persona rivolgendosi al lettore, in maniera cruda e spietata, come ha fatto a ridursi così e a finire vagabondo senza niente a cui aggrapparsi.
"Va da sé che sono sempre stato un genio. All'età di cinque anni avevo letto tutto Dickens e Thackerary e avevo passato il resto di quell'anno a coprire la maggior parte della produzione letteraria dell'Ottocento. [...] Ho quindi divorato Shakespeare, Webster, Marlowe e Spenser [...]. Mi sono quindi dedicato alla roba greca prima di sprofondarmi in un po' di astrofisica dilettantesca".
Parte dalla sua infanzia e si descrive come un bambino speciale, sopravvissuto a una serie di scuole religiose cattoliche e, nonostante il contesto svantaggiato, ha assecondato le sue doti e si è spinto in terreni culturali sconosciuti e affascinanti: al mondo si mostrava stupido e disinteressato, mentre di nascosto divorava tutti i libri possibili. Il suo paese è sconvolto da disordini violenti, che vedono contrapporsi cattolici e protestanti e lui assiste a una guerriglia quotidiana armata e sanguinosa.
A quindici anni comincia a frequentare una ragazza, Deirdre Curran, ricca e protestante, "scelta d'amore" ritenuta inaccettabile dalla madre, che non si fa scrupoli a cacciarlo di casa.
"Sì, la mia famiglia mi ha cacciato con un calcio in culo. Espulso sommariamente dal grembo materno, asciutto e appassito com'ero. Il mio crimine fu l'attaccamento erotico a un'eretica. Deirdre era protestante e mia madre obiettò. Avevo sedici anni. Lasciai casa con tre sterline quattordici penny e una borsa verde di tela con tre paia di mutande sporadicamente sporche, uno spazzolino, una copia atta alle mie circostanze di "Hard Times" e un pezzetto di formaggio Uster Cheddar".
La vita si complica da tutti i punti di vista: il sentimento che lo lega alla sua ragazza sembra destinato a sgretolarsi di fronte alle difficoltà e per finire gli studi e pagarsi un affitto esorbitante per un buco sudicio lustra i pavimenti di un pub per trenta ore a settimana. Le pene d'amore e la tristezza perenne per la sua condizione solitaria lo spingono verso l'alcool, che diventa un compagno dal quale non riesce a staccarsi.
Nonostante le più pessimistiche previsioni, si prefigge uno scopo importante, per il quale si dedica anima e corpo: essere ammesso all'università di Cambridge. E ci riesce.

Robert McLiam Wilson crea un personaggio complesso, che si presenta a un pubblico raccontando la sua vita nei minimi dettagli, dalla sua nascita, ai suoi dispiaceri, alle sue conquiste, ai suoi desideri, alle sue emozioni, fino all'inesorabile discesa. Un destino che poggia su solide basi e il protagonista tenta di ribaltare sfruttando i suoi talenti, finché la sua genialità si scontra con la dura realtà.
Con toni arroganti, satirici e, a tratti melodrammatici, Ripley Bogle accompagna il lettore nei suoi nascondigli di Londra, dove si abbandona a pensieri e ricordi, svelando il percorso che lo ha costretto in miseria, senza amici, senza casa, senza una donna e privo di ogni forma di sostentamento.  
Solo la sua mente è rimasta fervida e presente e lo ha reso un barbone acculturato, ma non per questo saggio. Come in uno teatro mette in scena uno spettacolo che ha come protagonista la sua esistenza e, tra verità e finzione, offre un'immagine di sé tragica e beffarda, mantenendo nascoste fino alla fine le risposte a tutte le domande.

Un'opera turbolenta, chiassosa, scioccante, narrata con un linguaggio scurrile, vivido e per niente consolatorio, dove si assiste all'ascesa e al declino di un giovane ragazzo irlandese, segnato dalla sua famiglia, da una città disastrata come Belfast e dalla totale assenza di fortuna che lo riconducono sempre sulla strada, in una città come Londra, che prima gli ha offerto una possibilità, per poi toglierla. Una lettura che non lascia indifferenti e non si dimentica, con un finale che regala ancora un'ultima sorpresa da rimanere a bocca aperta.

Veronica

16 maggio 2018

Il mio SalTo2018: tanti incontri, acquisti contenuti e aria di libri


Un'edizione da record: così è stato descritto il Salone 2018. Sicuramente per i numeri, 144386 visitatori unici al Lingotto, contro il 143815 dell'anno precedente, ai quali si aggiungono le presenze al Salone Off, 26400 nel 2018, 25000 nel 2017.
Una fiera che si è contraddistinta per gli ospiti importanti, per le file lunghe, interminabili, per assistere alle presentazioni di autori o personaggi di spicco dell'attualità; un nuovo padiglione, defilato rispetto allo spazio principale, dove è stato allestito il caffè letterario e sono stati posizionati trenta editori che hanno risentito di una collocazione disagiata.
Quest'anno, ho contenuto gli acquisti, solo quattro libri, perché vorrei cercare di smaltire la pila di romanzi che affollano la mia libreria e ancora non ho letto; mi sono dedicata agli incontri, riuscendo a partecipare a tutti quelli preventivati, tranne uno (purtroppo non è bastata l'ora e mezzo di anticipo per Maestri del cinema: Bernardo Bertolucci si racconta a Luca Guadagnino, che peccato!) e ad altri che mi hanno permesso di conoscere nuovi libri e nuovi autori.

Appuntamenti di venerdì 11 maggio

- Presentazione di Terrore Anale. Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale del filosofo transgender Paul B. Preciado, edito da Fandango, con interventi di Maya De Leo (docente universitaria del primo corso in Italia di storia dell'omosessualità), Cristiano Lo Iacono (filosofo, Maurice GLBTQ) e Luca Scarlini (saggista e storyteller). Un pamphlet cult decisamente forte e complesso, che riscrive la storia della sessualità, spostando l'attenzione su una zona da sempre relegata alla sua funzione biologica, facendole riconquistare la centralità del desiderio, del piacere e del potere.
- Incontro con Nina Brochmann e Ellen Stokken Dahl due blogger e studentesse universitarie che hanno scritto Il libro della vagina. Meraviglie e misteri del sesso femminile, edito da Sonzogno. Il testo si pone l'obiettivo di rendere le donne più consapevoli del proprio corpo e lo fa mantenendo sia un tono scientifico, che un tono più leggero. La lettura è consigliata anche agli uomini e sfata molti tabù sulla sessualità e sui miti che per anni hanno accompagnato la maggior parte delle credenze in materia, in diverse culture, per generazioni.
- Marco Missiroli dialoga con Pierric Bailly autore de L'uomo dei boschi, edito da Clichy. Un libro intimo, personale, che è, a tutti gli effetti, un'opera di verità: un testo introspettivo e lucido, che racconta di un padre che non c'è più, del sentimento della perdita e della solitudine, della natura e dei luoghi che comunicano costantemente, di chi resta e di che cosa resta dopo la morte. Un'operazione letteraria che compie lo scrittore per liberarsi del lutto e innesca così un meccanismo universale di elaborazione del lutto.
- Incontro con Guillermo Arriaga, regista, sceneggiatore e autore del romanzo Il selvaggio, edito da Bompiani. Si alza in piedi, come forma di rispetto verso tutti coloro che sono lì a sentirlo e perché a tutta la platea vuole raccontare l'importanza della parola scritta, in grado di comunicare di più di mille immagini. Un buon libro deve graffiare e ferire il lettore, per poi curarlo; quando un libro cade per terra, deve spruzzare vita. Un'artista deve portarci in un luogo, dove mai avremmo pensato di poter andare.

Appuntamenti di sabato 12 maggio
- Incontro con Alice Sebold, autrice di Amabili Resti e Lucky. Su quest'ultimo romanzo, a distanza di diciotto anni dalla pubblicazione, hanno dialogato l'autrice e la relatrice Tiziana de Rogatis. Un libro autobiografico, frutto di una riflessione di anni che ha preceduto la stesura, che racconta lo stupro subìto in un parco pubblico. Lo stupratore è stato preso e condannato alla pena massima, perché una giovane donna bianca è stata violentata da un uomo nero, la vittima era vergine e, dopo la visita medica, è stata fotografata con abiti castigati. Un dato molto forte e sconcertante, che non può lasciare indifferenti.
- Incontro con Joël Dicker, il cui nuovo romanzo La scomparsa di Stephanie Mailer è appena uscito per La nave di Teseo. Lo scrittore  ha parlato di che cosa è per lui la scrittura e del ruolo importante del lettore. La stesura di un romanzo non è mai preceduta da uno schema, in quanto scrivere e sbagliare gli permettono di acquistare consapevolezza: "Non avere un piano mi rende certo che il lettore non si perderà". Evita le descrizioni dettagliate, perché colui che si immerge nella storia deve essere libero di immaginare un volto, un luogo, una sensazione.

Appuntamenti di domenica 13 maggio
- Incontro con Fernando Aramburu, vincitore del Premio Strega europeo con il romanzo Patria tradotto da Bruno Arpaia ed edito da Guanda. I Paesi Baschi, la difficile storia dell'ETA, un testo che è testimonianza della storia per i cittadini, personaggi delineati con attenzione, unici e singolari, perché non devono essere semplicemente contenitori di idee. Il tema del perdono è centrale, un sentimento umano che trova terreno fertile nei libri: "Sareste capaci di perdonare chi vi ha portato via qualcuno che per voi significava tutto?".
- Incontro con Sacha Naspini, autore del romanzo Le Case del malcontento, edito da Edizioni E/O. Un'opera corale, metanarrativa, dove la vita di paese è avvertita come povera, senza prospettive; il destino degli abitanti di Le Case si intreccia in maniera complessa, imprevista, nel bene e nel male.
Un invito alla lettura che ha  visto i gruppi "Neri Pozza Bookclub" della Biblioteca civica musicale Andrea Della Corte di Torino e "Leggo letteratura contemporanea Vasco Pratolini" di Firenze collegati in videoconferenza.
- Herta Müller dialoga con Andrea Bajani in occasione del conferimento del Premio letterario internazionale Mondello. Divisa tra lingua romena e lingua tedesca, l'autrice ha raccontato, come poche altre voci sono riuscite a fare, le contraddizioni del Ventesimo Secolo. Figlia di contadini, vissuta a contatto con la natura, ne ha avvertito la presenza minacciosa, che l'hanno divorata e fatta sentire costantemente non all'altezza. Il silenzio è una presenza forte nei suoi scritti e con le dittature del passato e del presente questo silenzio diventa pregnante: non si può esternare ciò che si pensa, bisogna imparare a tacere, ma anche con i silenzi è possibile comunicare e la dittatura punisce questi schemi.

Il Salone è finito, ancora se ne parla, la nostalgia si avverte nello scorrere i social network, nel leggere i giornali, nell'ordinare i libri acquistati. Conserviamo gelosamente i ricordi di un evento che ogni anno si attende con trepidazione e segniamo le date della prossima edizione: tutti liberi dal 09 maggio al 13 maggio 2019!

Veronica

8 maggio 2018

Tre carte dei tarocchi: lectio magistralis di Margaret Atwood

LECTIO MAGISTRALIS: Tre carte dei tarocchi di Margaret Atwood




Venerdì 4 maggio si è svolta la lectio magistralis di Margaret Atwood presso il Cenacolo di Santa Croce. Il Festival degli scrittori ha portato a Firenze un'autrice poliedrica di fama internazionale, che si è dilettata con molti generi, dalla prosa alla poesia, per poi approdare al cinema, collaborando alla stesura di sceneggiature.
Il Racconto dell'ancella è forse il libro più conosciuto, grazie alla serie televisiva che ne è stata tratta nel 2017, con protagonista Elizabeth Moss, e che ha amplificato l'attenzione sul romanzo, oltre trent'anni dopo la sua uscita.

Il tema dell'incontro è la scrittura, analizzata mediante tre carte dei tarocchi: LA PAPESSA, LA RUOTA DELLA FORTUNA e LA GIUSTIZIA, che corrispondono a tre aspetti del romanzo, l'inizio, la metà e la fine.
La Papessa o sacerdotessa rappresenta l'occulto, il mistero e ogni buon romanzo deve mantenere dei segreti, senza rivelare troppo presto tutte le carte, così da mantenere alta la curiosità del lettore, invogliato a proseguire nella lettura.
La Ruota della fortuna è la carta dominata dalla luna, le cui fasi scandiscono lo scorrere degli eventi in una storia, non necessariamente lineare. 
La Giustizia o la bilancia compie un'azione opposta rispetto alla ruota della fortuna: è una carta che non si occupa di ciò che sta avvenendo, bensì della risoluzione e dell'epilogo.
"Adesso la sequenza di carte mostra l'ordinamento dei romanzi. Per l'inizio di un romanzo, la Papessa o Sacerdotessa, con i suoi segreti e le sue allusioni; per la parte centrale la Ruota della Fortuna, con il suo dipanare il tempo e gli eventi e la sorte cangiante dei suoi personaggi; e per il finale la Giustizia, o Bilancia, quando - speriamo noi - i personaggi riceveranno la sorte che si meritano: buona per i buoni, cattiva per i cattivi".
Margaret Atwood ha raccontato anche tre storie legate alla sua vita: com'è diventata scrittrice, come ha usato un mazzo di tarocchi in una lezione di scrittura creativa nell'anno 1969/1970 e com'è che ha ricevuto in dono una copia dei tarocchi viscontei nel 2017 a Milano.

I suoi primi insegnanti sono stati gli scrittori stessi; a Toronto non esistevano corsi propedeutici alla scrittura. Il Canada era, a tutti gli effetti, terreno sterile per qualsivoglia forma d'arte. 
Sceglie così di studiare ad Harvard e si laurea in letteratura; i testi che hanno influenzata il suo percorso sono la Bibbia, l'Iliade, l'Odissea l'Eneide, Le mille e una notte, autori come Cervantes, Dante, Shakespeare e molti altri.
Nel 1969 pubblica il primo romanzo The Edible woman - La donna da mangiare e ne firma alcune copie nel reparto calze e intimo maschile dell'Hudson Bay Company Department  Store di Edmonton, Alberta
Fra il 1968 e il 1970, mentre è al lavoro sulla tesi di dottorato in letteratura vittoriana, sulle figure femminili soprannaturali e il loro rapporto con la visione della natura di Wordsworth e di Darwin, viene intercettata dall'industria cinematografica e comincia a scrivere sceneggiature.
All'epoca, insegna ad alcuni studenti a superare il blocco da pagina bianca, chiedendo loro di scegliere una carta da un mazzo di tarocchi; un ottimo punto di partenza che si mostrò efficace nell'innescare episodi di scrittura.
Nel 2017 l'autrice partecipa al Noir in Festival, riceve il Premio Raymond Chandler e visita la chiesa di Brunate dove è conservato il famoso affresco della Papessa, che si suppone legato alla storia di Santa Guglielma, fondatrice di una setta religiosa e profeta dell'avvento di un pontefice donna. Dopo questa visita, l'addetto stampa Matteo Columbo regala alla Atwood il mazzo dei tarocchi Visconti-Sforza, sui disegni del quale si fondano tutte le successive versioni dei tarocchi.

A conclusione dell'evento, l'autrice si è trattenuta per firmare le copie dei suoi libri: è stato un piacere stringerle la mano e guardarla negli occhi, anche solo per un attimo, per ringraziarla delle sue parole.

Veronica

2 maggio 2018

Riepilogo del mese di aprile

Autorità e Accettazione di Jeff Vandermeer
Secondo e terzo capitolo della trilogia dell'area X. Un nuovo protagonista, John Rodriguez, detto Controllo, si muove in Autorità un po' come una macchietta, spinto da un'agenzia misteriosa a seguire delle risposte, che non arrivano mai; un personaggio poco credibile, con il quale non si entra in sintonia. Il volume centrale rappresenta un passaggio poco concreto, una sosta poco richiesta dalla storia vera. In Accettazione si procede su piani narrativi diversi, si ripercorrono le storie e le dinamiche che hanno portato allo scatenarsi di questa biosfera così diversa. È davvero una fonte di vita aliena oppure no? Perché in fondo è pur sempre Natura e se ci si abbandona a essa, ci si può perfino vivere...
Chiusa l'ultima pagina, si rimane un po' interdetti, soprattutto se si aspetta un vero capitolo conclusivo e l'autore non ce lo vuole proprio dare. 

Jack Beechum, memoria storica di Port William, trascorre l'ultimo giorno della sua vita a spasso nei ricordi, presentando alcuni membri della comunità e raccontando come le loro storie si siano intrecciate con la sua. Il protagonista si lascia cullare dai rumori, dal paesaggio, dai volti noti del suo villaggio, che è tutto il suo mondo, e fa un bilancio della sua esistenza in maniera netta e spietata.
Durante la lettura, si ha davvero l'impressione di essere seduti accanto a Old Jack, ad ascoltare le sue esperienze, che si discostano moltissimo dal nostro stile di vita volto al progresso a ogni costo, e siamo invitati a vedere il mondo, la terra e i suoi frutti da una prospettiva nuova e diversa, sicuramente più attenta e rispettosa.

"Le donne subiscono una forma di oppressione che nessun uomo subirà mai".
Un saggio che ha il pregio di affrontare a tutto tondo un argomento delicato come le mestruazioni che, ancora oggi, suscitano un disagio molto forte quando se ne parla. Come mai questo tabù è duro a morire e nel nominare una condizione naturale femminile si utilizzano le perifrasi più colorite "ho le mie cose", "i miei giorni", "il ciclo", "le regole", "la marchesa"?
L'autrice ne dà una spiegazione esaustiva sul piano fisiologico, per poi affrontare l'argomento dal punto di vista antropologico, psicologico, sociale, storico e religioso, con toni brillanti, provocatori e non troppo accademici.

Le case del malcontento di Sacha Naspini
Quanto può stare stretta la vita di paese, se le prospettive sono assenti, le possibilità di vedere realizzati i propri sogni quasi pari allo zero e tutti gli occhi costantemente puntati addosso?
Le Case è un borgo rurale, assolato e cocente d'estate, duro e tempestoso d'inverno, sempre cattivo. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, fino al ritorno inatteso di una vecchia conoscenza, Samuele Radi, ragazzo dal passato misterioso, che si aggira per le strade come un fantasma, senza interagire con nessuno.
Un romanzo corale con tanti personaggi che si raccontano e descrivono la propria terra non tanto come una risorsa ma come un luogo di morte lenta e inesorabile: Le Case assume così la forma di un'entità vivente, pulsante, le cui esistenze di coloro che la abitano da sempre si intrecciano in maniera complessa, nel bene e nel male.

Riepilogando...
1. Autorità di Jeff Vandermeer
2. Accettazione di Jeff Vandermeer
3. La memoria di Old Jack di Wendell Berry
4. Questo è il mio sangue di Élise Thiébaut
5. Le case del malcontento di Sacha Naspini

Veronica

28 aprile 2018

Le case del malcontento di Sacha Naspini [recensione]

LE CASE DEL MALCONTENTO
di
Sacha Naspini

Casa editrice: edizioni E/O
Collana: Dal mondo
Pagine: 464
Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788866329268
"Le Case è un mostro che ingrassa a ogni nostro respiro, e allora io ne spengo uno per volta, fino all'ultimo, che sarà il mio. Le Case, quando ha fame, scuote la terra in cui è scavato per farci venire i sudori freddi e il cuore forte. Ma anche per lui è cominciata l'agonia, e di mese in mese le campane della chiesa alta suonano a morto. I codazzi dei funerali sono sempre più esigui, tra chi è già sottoterra e quelli bloccati a casa. Nel paese vecchio di tanto in tanto c'è una persiana in meno che la sera si illumina dalle stecche. E il respiro del mostro, rallenta, rallenta... Sarà bello, un giorno, dargli il colpo di grazia con una bella pistolettata sparata nella bocca mia".
Le Case è un borgo rurale che si colloca nell'entroterra maremmano. È assolato e cocente d'estate, duro e tempestoso d'inverno, sempre cattivo. Perché c'è sempre come una cappa che copre tutti gli abitanti di Le Case, che sembrano forgiati della stessa terra fuligginosa; una patina di insoddisfazione e ingiustizia che rende tutti crudeli. Le Case è un paese rustico, profondamente tradizionale, dove il tempo sembra essersi fermato e le esistenze si susseguono tutte uguali.
L'apparente calma del posto è sconvolta dal ritorno inatteso di una vecchia conoscenza: Samuele Radi, nato e cresciuto nella città vecchia, fuggito lontano dal mondo, lontano da tutti, e tornato nella casa che fu della famiglia. Come un fantasma si aggira per le strade, entra ed esce dalla sua casa, dove si rinchiude a lungo, senza interagire con nessuno, come se fosse in attesa di qualcosa.
Tra queste colline ferme nel tempo, dove i pettegolezzi e le partite di scacchi al bar nascondono molti e discutibili altri passatempi, basta poco a rimettere in moto un meccanismo bloccato e arrugginito, eppure complesso e pieno di leve.
Il suo rientro è la valvola di innesco di tutta una serie di eventi, in un modo o nell'altro, collegati tra loro, che ci vengono svelati capitolo dopo capitolo da un personaggio diverso qualificato dalla propria professione. Ogni abitante si racconta, fornisce a piccole dosi tracce, segreti, confessioni, che contribuiscono a realizzare un romanzo corale nel quale troviamo la vita nelle campagne, per niente bucolica, ma fatta di sacrifici e rinunce, rischiarata solo dall'avversità invidiosa per quelli che provengono dalla città, dai forestieri.
"Se Le Case ti insegna qualcosa è che per stare bene ti devi accontentare di poco. Le Case ti massacra in fasce, togliendoti di mano le belle aspettative che uno si fa della vita, e a quindici anni ti vedi lì, sempre nei tuoi panni che già senti un po' stretti. Se non hai il modo o il coraggio di lasciarti questa rocca alle spalle, ti ritrovi a guardare i muraglioni del paese vecchio da una prospettiva diversa: prima erano le porte da oltrepassare per andare nel mondo. Ora ti imprigionano, e invece di farti luccicare gli occhi ecco che ti troncano il fiato. Allora cominci ad abbassare la testa".
Quanto può stare stretta la vita di paese, dove le prospettive sono assenti, le possibilità di vedere realizzati i propri sogni quasi pari allo zero e tutti gli occhi costantemente puntati addosso?
Il desiderio di ambire a qualcosa di meglio ed evadere da un'esistenza monotona appaiono come un'utopia e le origini, che dovrebbero essere un vanto, diventano soltanto una prigione dalla quale scappare. Nel corso della narrazione osserviamo come Le Case viene percepita da coloro che vi sono nati, i pochi che ci sono finiti e anche da chi è riuscito a lasciarsi alle spalle il passato, ma è poi stato costretto a fare un passo indietro. La propria terra è avvertita non come una risorsa, ma come un presagio di morte, lenta e inesorabile. Un'entità vivente. Se la Derry di Stephen King fosse in suolo italiano sarebbe Le Case.
Un piccolo centro che è protagonista ancora di più dei suoi stessi abitanti, il cui destino si intreccia in maniera complessa, nel bene e nel male: ci sono tradimenti, fortune perdute, orecchie che ascoltano e riportano fatti privati e personali, si consumano amori impossibili, si cospira vendetta, si architettano matrimoni di convenienza, si ruba ai malcapitati, si uccide.

Sacha Naspini crea un romanzo difficilmente identificabile in un solo genere e per questo potrà incontrare il favore di chi ama i gialli, i thriller psicologici, i memoir storici, le avventure che uniscono più personaggi.
Le Case del malcontento ha una trama fitta, dettagliata, avvincente e sfrutta le particolarità linguistiche arricchite da inflessioni dialettali, che danno al contesto maggior veridicità. Tante voci diverse si raccontano e confidano aspetti che riguardano gli altri, costruendo un'infinita possibilità di trame e sottotrame, che sono testimonianza del passaggio di tutti in questo borgo isolato e dimenticato, il quale vive nella memoria di chi vi risiede da sempre.

Veronica e Alessandra