14 aprile 2018

Questo è il mio sangue di Élise Thiébaut [recensione]

QUESTO È IL MIO SANGUE 
di 
Élise Thiébaut

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET Opera Viva
Traduzione: Margherita Botto
Pagine: 216
Prezzo: € 14,00
ISBN: 9788806236090

Sono sicura che se in questo momento uscissi per strada gridando "Mestruazioni" riceverei sguardi spaventati oltre che perplessi, molti di più che se gridassi "Puttana!".
Questo controsenso mostra candidamente quale sia forse il più grande tabù che non siamo ancora riusciti ad abbattere, ed è un tabù prettamente femminile. Se nei decenni abbiamo imparato a scandalizzarci sempre meno per uomini e donne nudi, nelle pubblicità o nei film, per le scene di sesso (tutti lo facciamo, in fondo), per il turpiloquio che è ormai sdoganato sia nella vita quotidiana, di fronte al proprio capo e persino nel linguaggio tenuto dai rappresentanti delle istituzioni; se tutto sommato ci dà un senso di liberazione parlare di malattie croniche dai tratti morbosi, o più semplicemente di cacca o pipì, ancora si percepisce un imponente disagio nel parlare o semplicemente riferirsi alle mestruazioni.
Si va da "Le regole", "Ho le mie cose", "Arriva la marchesa", "Ho i miei giorni", "Ho il ciclo", fino a un più generico "Sono arrivate", per sentirsi rispondere, quando se ne parla un po' più nel dettaglio, "Falla finita, mi fa impressione" (di solito sono gli uomini, ma non solo).
Come suggerisce l'autrice, la giornalista Élise Thiébaut "Le donne subiscono una forma di oppressione che nessun uomo subirà mai", principalmente perché non sono predisposti dalla natura per avere le mestruazioni, in seconda battuta perché, forse, nel profondo, temono qualcosa che non capiscono. E dato che il mondo è da millenni maschilista, gli uomini hanno fatto in modo di demonizzare una caratteristica che non solo è del tutto naturale ma è proprio quella che permette all'umanità di esistere. Se le mestruazioni non ci fossero, il mondo sarebbe deserto. Per la serie, "Se non posso averlo io non lo avrà nessun altro", finendo per far vergognare le donne della loro condizione del tutto inevitabile.
E allora non parlarne, non sta bene, nascondi il sangue e profumalo con assorbenti plastificati che producono irritazioni, imbottisciti di antidolorifico, del resto con un tampone interno puoi fare quello che vuoi, puoi dimenticarti di essere una donna e andare a cavallo o nuotare senza pensieri, basta che non ce lo fai sapere. Sei stanca, ti duole la pancia, non riesci a tirarti su dal letto? Poche lagne: non pensarci e vai avanti E non fare l'isterica! Cosa'hai, le tue cose?

Il pregio di questo saggio è di avere un approccio a tutto tondo per quel che riguarda le mestruazioni. Non saranno risparmiate spiegazioni anche brutali del funzionamento del corpo, ma neppure interpretazioni antropologiche, psicologiche, di storia e persino di religione, con uno stile brillante e non accademico.
Come siamo giunti a considerare una peculiarità imprescindibile come se fosse un odioso tabù, e che approccio abbiamo oggigiorno con superstizioni e pregiudizi durissimi a morire? Senza contare che, con miliardi di donne che sanguinano per una settimana al mese, anche il mercato delle protezioni igieniche si frega le mani...
Temevo di trovarmi davanti a un saggio dal linguaggio ampolloso e tecnico e invece l'ho letto in tre giorni, veloce ma non vacuo.
Consigliato a tutti.

Alessandra

12 aprile 2018

La memoria di Old Jack di Wendell Berry [recensione]

LA MEMORIA DI OLD JACK
di
Wendell Berry

Casa editrice: Lindau
Collana: Senza frontiere
Traduzione: Vincenzo Perna
Pagine: 240
Prezzo: € 19,50
ISBN: 9788867085859
"Anche se in questo momento è curvo sul suo bastone sotto il portico dell'hotel di Port William, lo sguardo fisso nella prima mattinata fresca di settembre del 1952, Jack non è lì. È a quattro miglia e sessantaquattro anni di distanza, all'epoca in cui aveva una musica dentro di sé e si sentiva leggero. Dalle altitudini di quell'epoca la mente plana di nuovo verso di lui come un uccello sulla testa di una statua, e un altro giorno della sua vecchiaia illumina la strada".
Port William, 1952, prima dell'alba. Old Jack si affaccia sul portico, osserva la strada, ascolta i rumori della sua città in procinto di svegliarsi e che piano, piano prende vita. Ormai è anziano, il più vecchio fra coloro che conosce, e si abbandona ai ricordi di esperienze del passato che lo hanno portato dov'è ora.
La sua eredità è tutta concentrata nelle mani, forti e avvezze allo sforzo: lui è un agricoltore e niente può cambiare questo fatto. Pieno di debiti e speranze, conosce Ruth, una donna bellissima, ma molto diversa da lui: il matrimonio non sembra suggellare un'unione serena, bensì un rapporto che s'incrina ancor prima di cominciare. Jack costruisce con impegno la casa che dovrà accogliere la sua famiglia, illudendosi di far breccia sul cuore della sua donna, che magari  lo guarderà con occhi diversi, invece che celati sempre da un velo di disapprovazione.
"Lui la conquistò coi suoi difetti, lei lo accettò come una sorta di «terreno di missione», e il risultato fu il naufragio dell'esistenza di entrambi. Lui la legò a sé rinnegando l'energia che in verità lo congiungeva a lei. Lei gli si legò grazie a un'immagine che Ruth, in seguito, avrebbe scoperto essere molto al di sotto di sé. L'ambizione di Ruth sarebbe sempre rimasta per Jack estranea e straniante, esattamente quanto per lei l'ardore e la forza del desiderio del suo compagno".
Dalla loro unione nasce una figlia, Clara, con la quale non si è mai creato un legame solido e complice.
Il suo destino è segnato da solitudine e duro lavoro: la forza che lo fa andare avanti deriva dalla sua terra, che coltiva senza sosta, benedicendo ogni frutto maturato. È costretto a chiedere continuamente soldi per mantenere la fattoria, acquistare nuovi terreni, ma niente procede senza ostacoli, così osserva come i suoi sforzi non sono ripagati da risultati, e più volte si ritrova al punto di partenza.
"Quando aveva sei anni, la mente di Jack aveva già acquisito uno dei suoi atteggiamenti caratteristici, quello di voltare le spalle alla casa, alle perdite, ai fallimenti e alle limitazioni della storia per volgersi verso la terra, verso i boschi e i campi della vecchia fattoria, nei quali avvertiva già schiudersi una sconfinata promessa di abbondanza".
Ricorda l'unica persona che ha davvero amato e dalla quale si è sentito ricambiato: Rose McInnis. Rimasta vedova, comincia a frequentarla, consapevole di attirare l'attenzione delle chiacchiere di paese. Ma cosa importa? Per la prima volta nella sua vita, assapora un sentimento vero, che lo fa correre audacemente ogni notte da lei.
Ripensa all'uomo con il quale prende piede una battaglia silenziosa per conquistare una nuova proprietà, Sims McGrother. Jack ha architettato un piano per avere la meglio, dimostrandosi in quella sola occasione ambizioso, convinto che una nuova terra avrebbe portato nuova linfa al suo matrimonio.

Jack Beechum rappresenta la memoria storica di Port William: attraverso i suoi ricordi apprendiamo qualcosa di alcuni membri di questa comunità, dove tutti si conoscono e in qualche modo sono collegati gli uni agli altri. L'ultimo giorno della sua vita si ritrova immobile in alcune zone della città, mentre la sua mente viaggia a ritroso e ripercorre il passato, gli errori commessi, i fallimenti collezionati, per rivivere momenti di gioia, ma soprattutto di dolore.
Il protagonista si lascia cullare dai rumori, dal paesaggio, dai volti noti del suo villaggio, che è tutto il suo mondo, e fa un bilancio della sua esistenza in maniera netta e spietata.
La narrazione procede per lunghi flashback che svelano porzioni di memoria e creano un'atmosfera malinconica e suggestiva. Durante la lettura si è talmente immersi nella voce dei ricordi, da sentirsi seduti sotto quel portico o nella panchina accanto al vecchio Jack ad ascoltare la storia di una vita così ricca e potente nella sua semplicità, che rappresenta uno stile di vita lontano da quello odierno volto al progresso a ogni costo, ma dal quale sicuramente c'è da imparare.

Veronica

8 aprile 2018

Autorità e Accettazione di Jeff Vandermeer [recensione]

AUTORITÀ 
II volume della
Trilogia dell'area X
Casa editrice: Einaudi 
Pagine: 292
Prezzo: € 17,00
Traduzione: Cristiana Mennella

ACCETTAZIONE
III volume della
Trilogia dell'area X
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 300
Prezzo: € 17,00
Traduzione: Cristiana Mennella

Dopo aver letto Annientamento, che mi aveva lasciata entusiasta, non vedevo l'ora di scoprire cosa fosse accaduto alla biologa, la scienziata coinvolta nelle illusioni e nelle mutazioni della temuta Area X. Ha finalmente scoperto cosa è esattamente l'Area X e cosa vuole da noi?
Quando ho cominciato Autorità mi ha stupito trovare un protagonista nuovo e uno stile completamente diverso. Il punto di vista è molto cambiato. John Rodriguez, detto Controllo, è il nuovo direttore della Southern Reach, dopo che la sua predecessora è sparita nell'ultima spedizione, alla quale aveva partecipato all'insaputa delle scienziate che ne facevano parte. Sulle sue spalle grava ora il destino di tutta l'agenzia, che scopriamo essere sotto forte riduzione di risorse economiche e di personale specializzato. I pochi scienziati che rimangono sono figure sghembe, fuori luogo, che forse subiscono l'influenza della vicina zona contaminata più profondamente di quel che credono. A lui tocca capire cosa ha spinto la direttrice a partire: gli indizi  che ha lasciato sono incongrui ma suggeriscono che avesse capito qualcosa di fondamentale sull'area X, ma cosa?
Come se non bastasse, la biologa è inaspettatamente riuscita a fuggire dall'Area, eppure non sa spiegare come. Non ricorda nulla, oppure finge.

In un susseguirsi di intrighi e silenzi, omissioni palesi ed errori macroscopici, Controllo verrà trascinato in una spirale di follia, rischiando che tutto gli sfugga di mano. Gli sfuggirà. Verrà soverchiato dai voleri dell'altra grande agenzia che sta dietro la Southern Reach: la fantomatica Centrale, i cui due unici emissari sotto la Voce e Jackie, madre di John nonché celeberrima spia dei servizi segreti. 
L'ho trovato un "episodio" di passaggio, non totalmente necessario, costruito solo per presentarci un nuovo protagonista, con il quale non si entra in sintonia fino in fondo e che ritroviamo anche nel terzo e ultimo capitolo della trilogia, Accettazione, in cui però si ha sempre l'impressione che rimanga sullo sfondo.

Quel che è frustrante è la docilità con cui Controllo accetta ordini da un superiore che si rivolge a lui solo per telefono, con la voce camuffata e che dimostra palesemente di non conoscere i fatti sui quali lavora, come se il direttore di un'agenzia governativa segreta si facesse bastare un "non sono affari tuoi". Un personaggio affossato da un complesso di Edipo che più grossolano non si può, di cui si approfittano tutti (anche l'autore) e che, a dispetto del soprannome, non si impegna ad avere il controllo sull'azienda che dirige. Inorridisce per le sviste, gli errori, ma semplicemente lascia correre.
Lievemente irritante, a mio giudizio, anche la sottile ironia che contamina il punto di vista di Controllo, anche in merito a questioni che di ironico non hanno nulla. Continuo a non capire l'amore degli americani per le battutine perfino sul ciglio dell'inferno.

Veri protagonisti di Accettazione invece sono la direttrice e le ragioni che l'hanno condotta all'Area X, la sua vita di bambina vicina al faro, fulcro della mutazione, e i suoi rapporti con Saul, il guardiano del faro, altro grande protagonista di questo terzo capitolo, che sarà spettatore involontario dell'inevitabile invasione. Figure a tutto tondo, queste, che cercano come possono di placare i propri demoni, mentre tutto crolla e muta intorno a loro. Se nel secondo romanzo non succede praticamente niente fino a una manciata di pagine dalla fine, qui si procede su piani narrativi diversi, si ripercorrono le storie e le dinamiche che hanno portato alla scatenarsi di questa biosfera così diversa.
È davvero una fonte di vita aliena, oppure no? Perché in fondo è pur sempre Natura: forse, se ci si abbandona a essa, ci si può perfino vivere...

Alessandra

1 aprile 2018

Riepilogo del mese di marzo


Un libro delicato e intenso, che racconta la profondità e l'ingenuità di una passione incontrollabile, che non è solo attrazione fisica: Elio e Oliver si conoscono, si bramano, si evitano, per paura di affrontare il proprio desiderio e scoprire che è ricambiato. Un romanzo sulla crescita, sull'unicità di una relazione di così rara potenza, che trasforma chi ha avuto e poi perduto, sul dolore come controparte della gioia assoluta, sui ricordi in grado di scombussolare gli animi dopo anni.
Impossibile non citare e consigliare il film di Luca Guadagnino, che ha saputo riportare sullo schermo l'energia di quelle emozioni, complice la perfetta armonia di tutti gli elementi in gioco.

L'autore analizza le dinamiche familiari, scruta i rapporti personali, delinea lentamente il carattere di tutti i personaggi che, non subito, è possibile inquadrare con certezza. Le stesse descrizioni sono ambigue, misteriose e alimentano la suspense attorno al protagonista, Marc Schlosser, un medico rispettato, che però nasconde un segreto. Uno spaccato della società contemporanea, una vena cinica rivelata sin dalle prime pagine, una verità che si scontra con la moralità del dottore, che antepone il suo desiderio di vendetta a tutto il resto, guidato da giudizi sbagliati e percezioni del prossimo completamente inesatte. 

Una bambina dolce e innocente, che adora Alice nel paese delle meraviglie, si trova improvvisamente catapultata in un mondo con non le appartiene, in una realtà che non riconosce, a combattere con personaggi che ostacolano nei modi più subdoli e brutali il suo cammino. Non è una favola, ma la vita vera. Gli anni passano e ogni giorno, il quel paesino del sud con la nonna paterna che è un'estranea senza cuore più che una di famiglia, si fa sempre più difficile. E così Alice, che adesso è un'adolescente indurita dalle delusioni e da un forte sentimento di vendetta, decide di abbandonare tutto perché è arrivata al punto di non sentire più alcuna ragione per restare.

Alessandra ha letto e recensito...


L'autore scrive una lunga lettera alle sue due figlie in cui sono presenti tutti i temi a lui più cari: i diritti, la tolleranza, il contrasto a ogni tipo di razzismo e fascismo.
Un'istantanea dei nostri tempi, che mostra un paese ancora molto indietro circa integrazione e tolleranza, nonostante le grandi campagne di sensibilizzazione. 
Un libro pronto a ricordarci che non ci sono solo sterili iniziative strumentali, ma anche idee innovative e persone pronte a metterci la faccia per cambiare le cose e raggiungere obiettivi importanti.

Un romanzo di fantascienza inconsueto e godibile, per chi è attratto dai misteri sottili e da un inevitabile senso di destino. Una spedizione in una misteriosa area X che è metafora di un viaggio più profondo, all'interno della propria identità: la narrazione scava dentro la psiche della protagonista, che a sua volta seziona l'ambiente circostante, raccogliendo prove delle passate missioni, guidate da persone, tutte rientrate alla base totalmente cambiate.
Jeff Vandermeer riflette sulla irrilevanza, l'inutilità e la piccolezza dell'uomo di fronte alla Natura, con una scrittura creativa, psicologica e con rimandi filosofici. 

Riepilogando...

1. Chiamami col tuo nome di André Aciman
2. Villetta con piscina di Herman Koch
3. Guardrail di Eva Clesis
4. Siate ribelli, praticate gentilezza di Saverio Tommasi
5. Annientamento di Jeff Vandermeer
Veronica

28 marzo 2018

Guardrail di Eva Clesis [recensione]

GUARDRAIL
di
Eva Clesis

Casa editrice: Las Vegas edizioni
Collana: i jackpot
Pagine: 152
Prezzo: € 10
ISBN: 9788895744070
Prima edizione: 2008
Nel 2017 è uscita la seconda edizione con una nuova copertina.

Assunzione Maria Addolorata De Caro al compimento dei sette anni viene battezzata nuovamente in casa dai genitori un tantino alticci, che decidono di cambiarle il nome in Alice, allontanando ogni possibile rimasuglio delle origini del Sud. Il padre Tony è nato a Montemesola, Taranto, e la scelta di dare alla figlia il nome della nonna materna è un vano tentativo di intenerire il cuore di pietra della madre, amareggiata per il trasferimento ad Asti e allo stesso tempo contraria a un possibile ritorno della famiglia, che la obbligherebbe a ospitare la nipote "mezzosangue" e la moglie inglese Fiona, che non hanno di certo la sua approvazione.
In un terribile incidente perdono la vita il padre e la madre e per Alice niente sarà più come prima: come la protagonista del suo libro preferito, Alice nel paese delle meraviglie, si trova catapultata in un mondo che non le appartiene, in una realtà che non riconosce, spaesata per i problemi con la lingua italiana, che mai riesce a fare propria. Questa nuova esistenza è tutt'altro che un sogno e per lei è inaccettabile adattarsi a una quotidianità che è peggio di una prigione. Costretta a trasferirsi dalla nonna paterna, donna fredda e severa, a frequentare una scuola, dove le amicizie sono false e traditrici, delusa da un amore non corrisposto, comincia a meditare di scappare per raggiungere l'Inghilterra, dove abitano i genitori della madre.

Guardrail è una storia che si suddivide in due parti, classificabili in un prima e un dopo, etichette che la stessa Alice usa come spartiacque di eventi cardine della sua vita. All'inizio è descritta la protagonista, il suo passato, i genitori che per poco tempo l'hanno cresciuta e com'è diventata a seguito della convivenza forzata con una vecchia signora, con la quale non sente alcuna parentela: la nonna è dispotica, sempre rigida in tutto, talvolta manesca e con atteggiamenti che alimentano la rabbia e il desiderio di vendetta di una giovane ragazza che non ha alcun punto di riferimento. Ed è proprio la vendetta a guidare molte delle sue azioni, che le fanno terra bruciata intorno. E così, scegliere di abbandonare tutto diventa semplice, perché non c'è niente per cui valga la pena restare. Con pochi soldi e poche speranze decide di fare l'autostop per conoscere le uniche persone rimaste  legate alle sue origini: persone sconosciute, di cui non sa nulla, ma per le quali è disposta a rischiare l'ennesima delusione, considerata più accettabile di un'esistenza a Montemesola. La seconda parte racconta di questo breve viaggio verso l'aeroporto di Brindisi, ricco di sorprese, colpi di scena e con un buon livello di tensione, che ha reso il finale ancor più originale. A bordo di una macchina guidata da un tizio misterioso, Alice dovrà affrontare nuove sfide e nuovi ostacoli, che la separano dalla realizzazione di una vita serena e con accanto qualcuno da poter chiamare di nuovo famiglia.

L'inizio è dei più teneri e sognanti, complice l'accostamento con una fra le favole più celebri; l'autrice cambia poi registro e si addentra in una strada dalle tinte cupe e tristi. Eva Clesis costruisce un personaggio che vive un forte disagio con gli altri, con se stesso e con il mondo che la circonda. Il destino non è stato clemente con lei e di fronte alle difficoltà, le reazioni non possono che essere al limite della frustrazione, della collera e dell'eccesso. Un libro ben scritto, attuale, netto nelle posizioni e per niente consolatorio: tutto funziona e la lettura scorre velocemente.
Il messaggio che è arrivato a me è questo: per quante ingiustizie e delusioni siamo chiamati ad affrontare sarà più facile digerire l'amaro boccone se puntiamo i piedi e facciamo emergere la parte di noi stessi più tosta, risoluta e decisa, senza farci piegare da niente e nessuno.

Veronica

21 marzo 2018

Villetta con piscina di Herman Koch [recensione]

VILLETTA CON PISCINA
di
Herman Koch

Casa editrice: Beat edizioni
Edizione originale: Neri Pozza
Traduzione: Giorgio Testa
Prezzo: € 9,00
ISBN: 9788865591420

Marc Schlosser è un medico di famiglia. Visita moltissimi pazienti ogni giorno, per lo più artisti dalla personalità egocentrica e fastidiosa o anziani apprensivi e logorroici; dedica loro un tempo medio di venti minuti, così da suscitare in chi ha di fronte la sicurezza di aver ricevuto l'attenzione che merita, anche se alla fine non è realmente così:
"Quello che c'è da capire  lo capisco in un minuto; gli altri diciannove li occupo concedendo attenzione, o meglio una parvenza di attenzione". 
Un professionista serio che non ama molto il suo lavoro, ma si convince di saperlo fare bene e di essersi costruito un'aura di credibilità per i suoi modi preconfezionati e chirurgicamente scadenzati.
La sua routine, fatta di famiglia, lavoro e grandi eventi, è scombussolata dall'incontro e dal rapporto amicale con l'attore rinomato in diverse serie tv,  Ralph Meier. Il libro si apre con la rivelazione della sua morte: una malattia grave, che avrebbe richiesto un intervento drastico per contrastare una veloce evoluzione senza più possibilità di guarigione, è stata dal dottore immediatamente capita, ma non trattata a dovere. Si insinua quindi il dubbio nel lettore che il protagonista abbia di proposito evitato le cure appropriate, tranquillizzando l'attore e consigliandogli di continuare con le riprese e con la sua vita.
Per coloro che hanno letto La cena e conosciuto Herman Koch con questo libro sarà facile riconoscere lo stile di scrittura, che avanza senza fretta, alimentando una tensione, che cresce pagina dopo pagina; sorgono dubbi, ci si pone domande, si spera di scoprire che cosa è successo, ma l'autore se la prende comoda, innescando una lettura vorace e colma di curiosità.
In Villetta con piscina, dopo aver creato suspense attorno alla morte di Ralph Meier, si torna indietro nel tempo, a una vacanza estiva, che sembra racchiudere tutte le risposte.
Marc Schlosser, insieme alla moglie Caroline e alle due figlie, Lisa di undici e Julia di tredici anni, trascorre nella villa del suo famoso paziente alcune settimane. Qui conosce meglio l'uomo, la moglie Judith, con la quale sembra esserci sin dall'inizio una simpatia reciproca, la madre di quest'ultima, i due figli maschi quasi coetanei delle ragazze e una coppia di Hollywood composta da un noto regista in là con gli anni e la fidanzata a malapena diciottenne.
Una convivenza che sembra stare stretta a molti, soprattutto gli adulti, poco inclini a rivelare il lato vero di se stessi: tutti si comportano in modo affettato, cercano di dare un'immagine forzata all'altro, per nascondere la vera natura e l'essenza dei pensieri che non vogliono esternare.
Gente dello spettacolo, ricca e celebre, attori pieni di sé, viscidi, maniacali... lo avverte subito il dottor Schlosser, abituato a cogliere i segnali, capire il problema e risolverlo. Non questa volta. Nonostante le ripetute richieste della moglie di lasciare la villa per continuare le ferie con la famiglia, lontano da quell'ambiente sconosciuto, con persone lontane anni luce da loro, rimanda la partenza, perché vuole restare accanto a Judith, rilassarsi e perdersi in nuove esperienze, anche se rischiose. Un personaggio ambiguo, detestabile, calcolatore: è affascinante vedere come il declino che da sempre ha osservato nei corpi colpiti da patologie più o meno gravi, che è sempre stato in grado di individuare con solo uno sguardo, si riversi nella sua esistenza sicura e impenetrabile, perché lui stesso non ha posto la giusta attenzione alle cose. In una serata come tante, trascorsa tra alcool, abbuffate e fuochi di artificio, perde di vista Julia, per poi ritrovarla confusa e con segni evidenti di violenza. Chi può essere stato a compiere un'azione così deplorevole? 

Un romanzo dalla vena cinica, che analizza la psicologia umana, i comportamenti volti solo a soddisfare interessi personali, la fragilità della famiglia e il delicato rapporto genitori e figli. Un ritratto spietato della società contemporanea, dove il personaggio principale è chiamato a fare i conti con la propria moralità e le conseguenze delle azioni dettate da giudizi sbagliati e percezioni del prossimo non così facili ed esatte, come quando si trova nella tranquillità del suo studio a esaminare i suoi "cari" pazienti. 
Una storia dall'intreccio ben costruito, che affronta temi attuali, coinvolge dall'inizio alla fine, rimescola le carte in tavola e mina continuamente le poche certezze conquistate.

Veronica

16 marzo 2018

Annientamento di Jeff Vandermeer [recensione]

ANNIENTAMENTO
di 
Jeff Vandermeer

Casa editrice: Einaudi
Collana: Supercoralli
Traduzione: Cristiana Mennella
Pagine: 186
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788806218287
"Ma la cosa più inquietante era un lamento profondo, potente, all'imbrunire. Il vento dal mare e la strana immobilità dell'entroterra offuscavano la nostra capacità di calcolare la direzione, e quel rumore sembrava permeare l'acqua nera che bagnava i cipressi. L'acqua era così scura che rimandava l'immagine dei nostri volti, e non si increspava mai, inerte come vetro, mentre rifletteva le barbe di muschio grigio che soffocavano i cipressi. Udivi solo quel lamento profondo. È impossibile capire che effetto facesse senza essere lì. È impossibile anche comprenderne la bellezza, e quando vedi la bellezza nella desolazione qualcosa dentro di te cambia. La desolazione cerca di piantare radici nel tuo intimo".
C'è una regione remota, sconosciuta ai più, sulla quale circolano fantasie, chiacchiere e leggende. È un luogo insondato, che appare come un paradiso primordiale e nessuno davvero sa se esiste, nessuno sa cosa lo ha prodotto esattamente, né quanto tempo addietro. Neppure la Southern Research, l'agenzia governativa che ha l'obiettivo di studiarla e tenerla al riparo dall'opinione pubblica. Sono già undici le spedizioni inviate alla scoperta dell'Area X e la zona è ancora avvolta nel mistero più fitto. Tutto ciò che è noto è che l'area si è sviluppata a seguito di un evento catastrofico una trentina di anni prima: un cataclisma ecologico non ben specificato che la Southern Reach tiene segreto persino agli scienziati prescelti per le cicliche missioni.
È il turno della dodicesima. Una psicologa, un'antropologa, una topografa, una biologa sono le componenti. Accuratamente scelte? Sembrerebbe di sì, ma forse non tutte sono state selezionate per la loro professione...
Quello che si trovano ad affrontare è sconosciuto, un'incognita potente come la Creazione stessa: una Natura padrona dell'area, un ecosistema nuovo, silenzioso e stranamente vigile, dove non tutto è ciò che sembra.
Armate di fucili e semplici coltelli, con attrezzature da campo in dotazione a qualunque spedizione non specifica, le quattro si incamminano nell'area, certe di doverla soltanto esplorare, ma quel che trovano al loro arrivo è ben lontano da quello che l'agenzia aveva prospettato: è un groviglio di inganni e terrore, che mette a prova durissima la prontezza di ciascuna.
Vincerà non solo la più scaltra, ma l'unica pronta davvero a tutto.
"Per quel che mi riguarda, contava poco quali bugie mi raccontassi, perché la mia esistenza nel mondo di tutti i giorni era vuota ormai come l'Area X. Non avendo più punti fermi, avevo bisogno di essere qui. Quanto alle altre, non so cosa si raccontassero, né volevo saperlo, ma credo che tutte simulassero almeno un certo grado di curiosità. La curiosità poteva essere una distrazione potente".
Un romanzo di fantascienza inconsueto e godibile, per chi è attratto dai misteri sottili e da un inevitabile senso di destino. Mi ha ricordato Solaris di Stanislaw Lem, dove l'incomprensibile pianeta di un lontano sistema solare, grazie alla propria peculiare composizione, è in grado di interagire psicologicamente con coloro che vi navigano intorno, modificando la loro percezione della realtà. Anche qui, come in Solaris, il grande protagonista è proprio l'area X, che mette alla prova incessantemente i propri visitatori portandoli a non fidarsi  neppure di se stessi.

Con uno stile misurato e descrittivo, come si addice alla scienziata di cui seguiamo il punto di vista, Vandermeer costruisce un paesaggio inquietante, tanto verde quanto immobile, e un personaggio dolente che non cede mai all'autocommiserazione: una donna che si sente fuori posto ovunque, tranne che davanti ai suoi amati ecosistemi. A modo suo, l'autore ci mette di fronte alla questione ecologica, della quale non ci si interessa mai abbastanza. E attenzione: la Natura ha tutti gli strumenti per essere vendicativa.

Alessandra

11 marzo 2018

Chiamami col tuo nome di André Aciman [recensione]

CHIAMAMI COL TUO NOME 
di
André Aciman

Titolo originale: Call me by your name
Casa editrice: Guanda 
Collana: Narratori della fenice
Traduzione: Valeria Bastia
Pagine: 271
Prezzo: € 17
ISBN: 9788823517578

Elio ricorda l'estate di venti anni fa, quando aveva solo diciassette anni e passava le vacanze nella villa di famiglia nel Ponente ligure. Il padre ospita, come da tradizione, uno studente al lavoro sulla ricerca di post dottorato, in cambio di una mano con le scartoffie:
"L'ospite dell'estate. L'ennesima scocciatura".
Oliver è un giovane americano di ventiquattro anni, brillante, biondo, bellissimo, spensierato e dai modi sfacciati, una "muvi star" come lo chiama sua madre. Tutti ne restano affascinati e in maniera inaspettata, quasi subdola, riesce a far breccia sul cuore e sulla mente del protagonista. 
Le giornate scorrono e i due giovani sembrano studiarsi, scambiandosi pareri su letture e musica, facendo lunghe traversate in bicicletta o semplicemente condividendo lo spazio intorno alla piscina, senza quasi considerarsi. Un gioco di seduzione inconsapevole, che porta Elio a domandarsi se quello che avverte lo percepisce anche Oliver o se è tutto frutto della sua immaginazione.
In uno dei soliti pomeriggi, entrambi trovano l'occasione di rivelare quelle sensazioni che per settimane li hanno turbati, con la paura che quel momento possa cambiare tutto e stravolgere completamente la sicurezza delle proprie vite. Nella piazzetta, di fronte al mare, Elio è il primo ad aprirsi e, per la prima volta, senza essersi preparato prima un discorso: la sua paura più grande è ripensare a quel giorno a distanza di tempo e rimpiangere di non aver detto la verità sui suoi sentimenti.

Andrè Aciman racconta una passione sopra le righe, che niente ha a che fare con l'amore, e dà vita al desiderio in tutte le sue forme parlandone perfettamente attraverso le parole, i movimenti e i pensieri di un giovane ragazzo che mai nella sua esistenza si è sentito così scombussolato. Ad attrarlo sin da subito, uno sconosciuto, più grande di lui, con il quale sente delle affinità legate alla religione, ai classici della letteratura, a ogni forma di cultura, ma si convince di avere di fronte la persona più odiosa che abbia mai conosciuto, perché più semplice che fare i conti con i propri sentimenti, esprimere quello che sente dentro e soprattutto affrontare un possibile rifiuto.
Una stanza li divide ed Elio resta in silenzio sul suo letto per lunghi pomeriggi e notti interminabili nell'attesa di sentire un rumore di passi riconoscibile, così da sapere che lui è tornato ed è di nuovo vicinissimo. Osserva il colore del costume e lo associa a uno stato d'animo, così da prepararsi all'umore del giorno, audace, ciarliero, vivace o irritabile? Lo sogna la notte e fantastica di giorno.
Una tensione che mai lo abbandona e lo spinge a comportarsi in modo sconsiderato, come entrare nella stanza dell'ospite quando non c'è e perdersi nel profumo dei suoi vestiti, fino a indossare il suo costume.
Per lunghe settimane si scrutano e si osservano, provano a evitarsi, ma un desiderio forte, fatto di ossessione e paura, li porta ad avvicinarsi. Si danno appuntamento e si incontrano nel cuore della notte: imbarazzati, curiosi e felici, finalmente riescono a comunicare con i loro corpi quello che a lungo si sono tenuti dentro e a condividere un'intimità totale:
"Se ti fermi mi uccidi, se ti fermi mi uccidi, perché era anche il mio modo di chiudere il cerchio tra sogno e fantasia, tra me e lui, parole tanto agognate, dalla sua bocca alla mia e di nuovo alla sua, parole che passavano di bocca in bocca, e forse è stato allora che iniziai a pronunciare oscenità che lui ripeté dopo di me, prima con dolcezza, finché mi disse «Chiamami con il tuo nome e io ti chiamerò col mio», non l'avevo mai fatto prima e, non appena pronunciai il mio nome come se fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrai condiviso dopo".
Entrambi sanno che la loro storia non è destinata a durare e che la separazione è vicina. Con questa consapevolezza scelgono di passare i due giorni precedenti alla partenza di Oliver a Roma, dove lui si deve recare per incontrare l'editore del suo libro. Visitano alcuni posti che per sempre ricorderanno come i loro luoghi speciali, partecipano a una presentazione in libreria, passano la serata con diversi intellettuali, per poi dirsi addio senza rimpianti.

Chiamami col tuo nome è un libro delicato, intenso, che racconta la profondità e l'ingenuità di una passione incontrollabile, che non è solo fisica. Due ragazzi che hanno paura di affrontare il proprio desiderio e scoprire che cosa succede se dovessero capire che è ricambiato. Una voglia di unirsi, appartenersi, confondersi l'uno nell'altro, tanto da diventare una cosa sola: il momento che suggella questo legame è la scena bellissima e complessa che vede Oliver mangiare la pesca, che prima è stata di Elio, in Elio.
Un romanzo sulla crescita, sull'unicità di una relazione che trasforma chi ha avuto e poi perduto, sul dolore come controparte della gioia più assoluta, sui ricordi che hanno il potere di turbare a distanza di anni e sul tempo che non cancella il passato, ma ancor più forte lo evoca.

Il film di Luca Guadagnino, che ho visto prima di leggere il libro, è pura poesia, commovente, ipnotico, con una bellissima fotografia, una colonna sonora trascinante e attori che trasmettono tutte le emozioni possibili. I singoli elementi in gioco sono in armonia l'uno con l'altro e la macchina da presa si sofferma sugli sguardi, sui corpi e sul paesaggio creando un'atmosfera elegante, erotica e non volgare.


Consiglio di vederlo in lingua originale, così da cogliere tutte le sfumature linguistiche che invece nel doppiaggio sono state troppo appiattite.
Di questi giorni la notizia di un seguito al quale il regista sta lavorando, forse sulla parte finale del romanzo che descrive un incontro a distanza di quindici anni, dove Oliver e Elio capiscono ancora di più come sia impossibile cancellare quell'estate dai loro cuori e dalle loro menti:
"Questa cosa che quasi non fu mai ancor ci tenta".
Veronica

7 marzo 2018

Siate ribelli, praticate gentilezza di Saverio Tommasi [recensione]

SIATE RIBELLI, PRATICATE GENTILEZZA
di
Saverio Tommasi

Casa editrice: Sperling&Kupfer
Collana: Pandora
Pagine: 206
Prezzo: € 16,90
ISBN: 9788820062880

«Crescete ma rimanete piccole, figlie mie. Fate dispetto a chi vi vorrebbe senza sogni pericolosi».

Quando nasce un figlio cambia tutto: ritmi di vita, responsabilità. Ma non solo. Cambiano parecchio le prospettive, si diventa lungimiranti. Ci si trova a fare i conti con il mondo che ci circonda: "È qui che vorrei che crescessero i miei figli?".
Qualunque sia la risposta, i nostri figli saranno i cittadini del futuro, gli abitanti del pianeta che noi lasciamo nelle loro mani. E quelle mani si prenderanno cura (o meno) di se stesse, di noi, degli altri, degli amici e dei nemici, cercheranno di raddrizzare le cose che sembrano storte. Perché la vita insegna che non ci sono solo cose belle: se è difficile curarsi di un amico, ancora di più lo è di un nemico.
Saverio Tommasi decide di scrivere una lunga lettera alle sue due piccole figlie. Deve partire per sempre? Sta per morire? No. Saverio è un giornalista, attualmente realizza documentari e video inchieste per Fanpage.it. E se in casa gli è difficile esprimere a parole l'affetto che prova nei loro confronti, per iscritto tutto è molto più facile. Scrivere è ponderare, è cercare la giusta parola e la giusta misura per essere compreso. E poi, in fondo, una cosa scritta può essere diffusa, può essere criticata ma anche elogiata, può aiutare gli altri. Può, insomma, lasciare un segno. Ed è proprio l'intento dell'autore, al quale non interessa che le sue figlie gli dicano da grandi: "Oh babbo, ma che roba ci hai scritto?". Del resto, le cose che ha scritto le ha scritte col cuore.
Ritroviamo, nella lettera, tutti i temi che gli sono cari e per il quale si è fatto conoscere al grande pubblico: i diritti, la tolleranza, il contrasto a ogni tipo di razzismo e fascismo. Le battaglie che porta avanti da sempre, quelle che porta avanti da poco, le persone che ha conosciuto e che lo hanno portato a essere l'uomo che è adesso. E lo fa partendo dall'evento che più gli ha sconvolto la vita: diventare genitore.
Raccontando delle disavventure da babbo (dalle pappe da preparare alle domande più scomode di cui sono capaci i bambini, dalle difficoltà di organizzare un lavoro senza orari al trasformare ogni imbarazzo in una risata), Saverio Tommasi fa un'istantanea dei nostri tempi e dei loro contrasti: un paese dove sembrano esserci più diritti che doveri, dove la faciloneria è in agguato dietro a ogni slogan, dove, nonostante le iniziative e le sensibilizzazioni, l'integrazione e la tolleranza ancora si fatica a trovarle. Il buono di questo libro è ricordarci che non ci sono solo sterili iniziative strumentali ma che ci sono anche tante idee innovative, che oltre agli  slogan fini a loro stessi ci sono persone che fanno davvero qualcosa mettendoci la faccia ed è da queste persone che dobbiamo ripartire, per guardare e conoscere meglio il nostro paese,.
Un genitore "come fa sbaglia", ma se il sentiero sul quale cammina è dritto e senza frasche che offuschino la vista il cammino è molto più piacevole.
Consigliato? Sì.

Alessandra

4 marzo 2018

Chiamami col tuo nome di André Aciman [frasi libro]


CHIAMAMI COL TUO NOME di André Aciman

"Questa fu la sensazione che descrissi sul mio diario anche quella sera: la definii «il mancamento». Perché mi ero sentito mancare? E possibile che ci volesse così poco? Bastava che mi toccasse e mi ritrovavo senza energia né forza di volontà? Questo voleva dire sciogliersi come un panetto di burro? E perché non avrei dovuto dimostrargli che ero come burro davanti a lui? Perché avevo paura di ciò che sarebbe potuto accadere? Oppure temevo che avrebbe riso di me, che l'avrebbe detto a tutti? O che avrebbe ignorato l'intera faccenda col pretesto che ero troppo giovane per sapere cosa stavo facendo? O forse perché se lui sospettava di qualcosa - e in quel caso voleva dire che eravamo sulla stessa lunghezza d'onda - poteva avere la sensazione di agire di conseguenza? Volevo che lo facesse? O preferivo vivere nel desiderio, a patto che continuassimo quella partita di ping pong all'infinito?".
"Mi colpiva non solo il suo incredibile dono di saper leggere dentro le persone, di esaminarle minuziosamente nel profondo ed estrapolare l'esatta configurazione della loro personalità, quanto piuttosto la sua abilità nell'intuire le cose nello stesso identico modo in cui le avrei intuite io. Era questo, in fine dei conti, ad attirarmi in lui, con un impulso irresistibile che travalicava il desiderio o l'amicizia o il fascino di condividere la stessa fede religiosa".
"Volevo sentire la sua portafinestra aprirsi, le sue espadrillas sul balcone e poi il rumore della mia portafinestra, mai chiusa col fermo, che veniva sospinta, e poi lui che entrava in camera mia dopo che erano andati tutti a dormire, si infilava sotto le lenzuola, mi spogliava senza chiedermelo, e dopo avermi fatto venire voglia di lui più di quanto pensassi di poter mai desiderare un altro essere vivente, con delicatezza, dolcemente, con la gentilezza che si usa tra ebrei, si insinuava nel mio corpo, con delicatezza, dolcemente, dopo avere ascoltato le parole che ormai provavo da giorni. Ti prego, non farmi male, che in realtà volevano dire: Fammi tutto il male che vuoi".
"Al mattino, seduto al mio tavolo a lavorare alle mie trascrizioni, ciò di cui mi sarei accontentato non era la sua amicizia, né altro. Mi bastava alzare lo sguardo e trovarlo lì, crema solare, cappello di paglia, costume da bagno rosso, limonata. Sì, Oliver, alzare lo sguardo e trovarti lì. Perché troppo presto verrà il giorno in cui alzerò lo sguardo e non ci sarai più".
"Ho avuto anche io la tua età, mi diceva sempre mio padre. Le cose che provi e che pensi di aver provato solo tu, le ho vissute anch'io, credimi, e hanno fatto soffrire anche me, e più di una volta: qualcuna non l'ho mai superata, mentre in altre sono ignorante, proprio come te oggi, eppure conosco quasi ogni piega, ogni recesso del cuore umano, compreso il dazio che a volte ci viene richiesto per entrarci".
"D'impulso, mi levai il costume da bagno e presi a infilarmi il suo. Sapevo cosa volevo, e lo volevo con quel trasporto ebbro che spinge le persone a correre rischi che non correrebbero neanche da ubriachi fradici".
"Volevo essere come lui? O forse volevo solo averlo? Oppure «essere» e «avere» sono verbi del tutto inadeguati nell'intricata matassa del desiderio, per cui avere il corpo di qualcuno da toccare ed essere quel qualcuno che desideriamo toccare è la stessa cosa, sono solo rive opposte di un fiume che scorre dall'uno all'altro, poi torna indietro e poi infine va di nuovo verso l'altro, e ancora, e ancora, un circuito perpetuo dove le cavità del cuore, come le botole del desiderio e i buchi del tempo e il cassetto a doppiofondo che chiamiamo identità, condividono una logica ingannevole, secondo la quale la distanza più breve tra vita reale e vita non vissuta, tra ciò che siamo e ciò che vogliamo, è una scalinata tortuosa progettata con l'empia crudeltà di M.C. Escher".
"Non mi passò per la testa che l'avevo portato lì non solo per mostrargli il mio piccolo mondo, ma anche per chiedere al mio piccolo mondo di farlo entrare, in modo che il luogo in cui mi rifugiavo da solo nei pomeriggi d'estate potesse conoscerlo, giudicarlo, verificare se c'era spazio anche per lui, accoglierlo, in modo che potessi tornare lì a ricordare".
"Un bacio sulla bocca non era il preludio a un contatto più completo, era già di per sé un contatto totale".
"«Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò con il mio», non l'avevo mai fatto prima e, non appena pronuncia il mio nome come se fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrei condiviso dopo".
"Ogni cellula del mio corpo crede che ogni cellula del tuo non debba morire, mai, ma se proprio deve, che muoia allora dentro il mio corpo".
"Chiudersi in se stessi può essere una cosa terribile quando ci tiene svegli di notte, e vedere che gli altri ci dimenticano prima di quanto vorremmo non è tanto meglio. Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa... che spreco!".
A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

1 marzo 2018

Riepilogo del mese di febbraio



Risveglio imbiancato stamattina, Firenze come raramente si vede, con nuovi colori, profumi, sensazioni...
Niente lavoro per me oggi, la giornata è delle più ideali per scrivere e fare il punto delle letture che hanno accompagnato il mese di febbraio.

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman mischia finzione e realtà, creando un vortice ipnotico, claustrofobico, alienente. Quando la potenza visiva ed emotiva sono così coinvolgenti, le descrizioni vivide e interiorizzabili, ci si imbatte in un romanzo originale, difficilmente classificabile e allo stesso tempo indimenticabile.

Meno di zero di Bret Eston Ellis: una generazione perduta di giovani ricchi e bellissimi dediti all'alcool, alla droga, al sesso e alle feste, alla ricerca di qualcosa di irraggiungibile ed indefinito, che li porti a sentirsi finalmente in pace con se stessi e con il mondo. L'autore offre l'immagine peggiore di una gioventù consumata da una vita sregolata, piena di eccessi, a cui non manca niente e allo stesso tempo manca tutto.

Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Selby Jr.: un libro molto forte, a tratti difficile da sopportare per la crudezza narrativa e il realismo linguistico, che racconta la vita violenta della peggiore feccia dei quartieri poveri e malfamati di Brooklyn. Un'esistenza cupa, triste, senza sprazzi di luce, dove l'amore è negato e il vuoto affligge un gruppo di sopravvissuti: un urlo di dolore emerge da ogni racconto, un grido che possiamo solo subire e non fermare.

Alessandra, cara amica e libraia di fiducia, ha invece letto La figlia perfetta di Anne Tyler e ne ha fatto una bellissima recensione sul blog. 
Uno squarcio sulla realtà contemporanea americana, con la storia di due famiglie alle prese con l'ansia della maternità e i dubbi che comporta l'adozione. Mondi a confronto, culture diverse che si incontrano, protagoniste femminili che rappresentano l'immagine perfetta di donne forti nella loro fragilità e per questo tanto amabili e reali: un delicato affresco di sentimenti, amicizie, amore, dove le abitudini vengono ribaltate, così come le certezze più ferme.

Riepilogando...

1. Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman
2. Meno di zero di Bret Easton Ellis
3. Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Selby Jr.
4. La figlia perfetta di Anne Tyler
Veronica

26 febbraio 2018

Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Selby Jr. [recensione]

ULTIMA USCITA PER BROOKLYN
di 
Hubert Selby Jr.

Casa editrice: Sur
Collana: BigSur
Prefazione: Paolo Cognetti
Traduzione: Martina Testa
Pagine: 350
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788869980893

Romanzo uscito negli Stati Uniti nel 1964 per la casa editrice di fama "trasgressiva" Grove Press; nel Regno Unito la prima edizione fu bandita dal commercio; in Italia il libro è stato pubblicato nel 1966 da Feltrinelli con il titolo Ultima fermata per Brooklyn e comportò un processo per oscenità a carico dell'editore.
Nel 2017 Sur regala una nuova traduzione a cura di Martina Testa, una prefazione ricca di spunti interessanti di Paolo Cognetti e un nuovo titolo: Ultima uscita per Brooklyn.
Sei parti, sei racconti, con personaggi ricorrenti, che rappresentano la peggiore feccia dei quartieri poveri e malfamati di Brooklyn sul finire degli anni Quaranta: prostitute, travestiti, giovani nullafacenti sempre ubriachi o strafatti, operai in sciopero.
Il lato opposto dell'America borghese, uscita dalla seconda guerra mondiale, con il sogno americano a farla da padrona. La New York di quegli anni non è il posto giusto per realizzare progetti, è violenta, malfamata, sporca, covo di delinquenti, ladri e vagabondi. A raccontare l'altra parte, la parte degli emarginati, un uomo che è nato e cresciuto a Bay Ridge, ha vissuto quella vita, ha bazzicato quelle strade e si è sicuramente ispirato agli autori più celebri della Beat Generation: lo testimonia lo stile ruvido, che stravolge grammatica e sintassi, l'assenza di punteggiatura, la prosa spontanea, un fiume in piena di parole, dove le mani devono procedere di pari passo con la mente, come teorizzato dal maggiore esponente della corrente, Jack Kerouac. La narrazione è corale, difficile distinguere il singolo, ciò che avanza è la totalità delle voci; il linguaggio è volgare, il turpiloquio costante, la traduzione cerca di mantenere vivo lo slang caratteristico dei personaggi.

Le scene descritte si svolgono tutte nei pressi del bar del Greco. In Un altro giorno un altro dollaro il titolare del locale si rivolge alla feccia che sosta al suo locale, senza spendere, a bere, fumare, cazzeggiare e a cercare guai. Il primo episodio di violenza vede la banda del Greco picchiare senza pietà un militare con il quale c'è stato un alterco: una brutalità che si accanisce sul corpo, sul sangue e sulle ferite aperte, per provocarne altre, arrecare sempre più dolore. Altro spietato pestaggio è quello subìto da Harry protagonista di Sciopero: un uomo inetto, arrogante, sessualmente represso, spregevole con la moglie, indifferente al figlio; operaio di fabbrica, nella cricca del sindacato, comincia a frequentare travestiti della zona, fino a quando, ormai al verde e completamente solo, tenta un approccio con un ragazzino di dieci anni, per poi subire una punizione esemplare, che per quanto si possa pensare "meritata", non può che suscitare disgusto e pietà. A terra, disperato e dolorante, Harry tenta di muoversi e urla fortissimo, mentre i suoi aguzzini si recano al bar a lavar via le macchie, mentre ridono e scherzano, ricordando la prima scazzottata ai danni del soldato.
In È morta la regina Georgette  legge alcuni estratti da Il Corvo di Edgar Allan Poe per far breccia nella dura corazza dell'amato Vinnie, con il quale fantastica di poter camminare mano, nella mano, di sentirsi accettata nel suo desiderio di essere donna, anche se nata nel corpo di un uomo, per fuggire da quel fratello manesco che la considera il peggior fenomeno da baraccone. Delusa e infelice, sarà costretta a fare i conti nel peggiore dei modi con il tradimento. Sorte ben più crudele è destinata a Tralala, prostituta e ladra di professione, pronta a sedurre per racimolare denaro, violentata dentro un'auto sgangherata da una fila interminabile di uomini, che bevono birra aspettando il loro turno. "Un povero corpo inerme imbrattato di piscio, sangue e sperma", dove tutti si avvinghiano, per poi lasciare la donna priva di qualsiasi reazione in uno spiazzo buio.
A chiudere il cerchio Lafinedelmondo: in un caseggiato popolare di periferia, famiglie disagiate, una peggio dell'altra, afflitte dalla povertà, dall'ignoranza e da un egoismo spinto. L'assenza di qualsivoglia valore è gridato dalle moglie ai mariti e viceversa, agli odiati vicini, a sconosciuti che per caso si scontrano con le loro vite. Una conclusione, che se possibile, alimenta la decadenza morale ed emotiva dei quartieri di Brooklyn.

Ogni racconto è preceduto da un passo della Bibbia, significativo e preludio di quello che ci aspetta appena voltata la pagina. Ma non siamo preparati a quello che Hubert Selby Jr. descrive: un amore negato, una mancanza totale di qualsiasi sentimento, un vuoto che affligge e carica un gruppo di sopravvissuti, non curante di chiunque. Un'esistenza cupa, triste, senza  sprazzi di luce, se non bieche illusioni, senza possibilità di redenzione.
Un romanzo molto forte, a tratti difficile da sopportare per la crudezza narrativa e il realismo linguistico, un urlo di dolore che possiamo solo subire e non fermare.

Veronica

19 febbraio 2018

Meno di zero di Bret Easton Ellis [recensione]

MENO DI ZERO 
di 
Bret Easton Ellis

Casa editrice: Einaudi
Collana: ET Scrittori
Traduzione: Marisa Caramella
Pagine: 185
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788806229948

Clay frequenta l'università nel New Hampshire. Ritorna a Los Angeles per trascorrere le vacanze di Natale: rincontra i vecchi amici e la sua ex ragazza Blair.
Una generazione perduta di giovani dediti all'alcool, alla droga, al sesso e alle feste, alla ricerca di qualcosa di irraggiungibile, che li porti a sentirsi finalmente in pace con se stessi e con il mondo, persi in un inferno in Terra senza via d'uscita, completamente impassibili di fronte agli orrori che si palesano continuamente.
Le giornate sembrano muoversi in autonomia rispetto al mondo che scorre velocemente, due binari indipendenti e paralleli destinati a non incontrarsi mai. 
Clay si alza la mattina, sniffa cocaina regolarmente, si reca da uno psichiatra dove a volte piange e a volte ascolta e non sente, per poi non dire mai niente di importante. Va al cinema, passa il tempo con altri ragazzi, ha rapporti sessuali con chiunque, ma in tutta questa frenesia che è la sua vita, niente resta e ogni cosa scivola via nella totale indifferenza. 
Osserva le sue sorelle che si atteggiano a donne, anche loro perse nel vortice della droga, con genitori assenti e divorziati, che fanno qualsiasi cosa, tranne ricoprire un ruolo di riferimento per i figli.
L'ambiente patinato di Los Angeles ha cresciuto una generazione di ricchi e viziati, dove anche la morte di giovani adolescenti non frena e non demorde dal vivere senza paura e con trasgressione esistenze senza futuro. L'autodistruzione? L'unico antidoto contro la noia.
Il sottofondo costante della televisione fissata sul canale Mtv, sempre accesa, a illuminare il grigiore quotidiano, non dissimula neanche per un instante la tristezza e l'opacità che avvolgono i personaggi. Quando Julian rivela di aver bisogno di una grossa somma di denaro per pagare un debito di droga, il segreto nascosto dentro questa dipendenza appare inimmaginabile. Costretto a prostituirsi, cerca di staccarsi dal suo protettore, ma è richiamato ad assolvere il suo compito: un uomo di mezza età abusa di lui, appaga le sue depravazioni e Clay rimane indifferente di fronte alla scena, come se ne fosse da un lato attratto e dall'altro non la comprendesse fino in fondo.
Giunto il momento di tornare al college, non si volta indietro, abbandona tutti, si lascia alle spalle una scia di adolescenti morti, infelicità e perdizione, mantenendo dentro di sé un vuoto di sensazioni ed emozioni:
- Cos'è importante per te, Clay?Cosa ti rende felice?
- Niente. Niente mi rende felice. Niente mi interessa, - le dico.
- Ti è mai importato qualcosa di me?
Non dico niente, abbasso gli occhi sul menù.
- Ti è mai importato qualcosa di me, Clay? - ripete.
-No, e di nessun altro, di nient'altro. Non voglio attaccarmi a niente, soffrirei troppo, dovrei preoccuparmi anche di quello. Si soffre meno, se si è distaccati.
Meno di zero è il primo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato nel 1985, concepito inizialmente come tesi finale del corso di scrittura creativa. Frasi brevi e concise, stile secco, essenziale, senza giudizi e senza fronzoli: quello che l'autore offre è l'immagine peggiore di una gioventù consumata da una vita sregolata ed eccessiva, a cui non manca niente e allo stesso tempo manca tutto. Personaggi assorti nelle loro esistenze quotidiane, egoisti, frivoli e senza uno scopo ma, nella loro supercificialità, appaiono più umani che mai. 
Come recita quasi profeticamente il cartellone pubblicitario scorto da Clay in Sunset Boulevard con la scritta "Sparire qui", sono tutti destinati a essere schiacciati dalla loro incapacità di provare sentimenti.

Veronica

15 febbraio 2018

La figlia perfetta di Anne Tyler [recensione]

LA FIGLIA PERFETTA
di
Anne Tyler

Casa editrice: Guanda
Collana: Tascabili Guanda
Traduzione: L. Pignatti
Pagine: 291
Prezzo: € 15,50
ISBN: 9788882469795

Due famiglie si incontrano all'aeroporto per accogliere le neonate che hanno adottato dalla Corea. Non si conoscono, eppure riempiono la sala d'aspetto con la medesima trepidazione e speranza. C'è la riservata famiglia di Sami e Ziba Yazdan, iraniani naturalizzati statunitensi e quella di Bitsy e Brad Donaldson, americanissimi nel loro esplosivo gioire. Quando appaiono le bambine, così piccole e indifese, fioccano gli auguri e si stringono mani, si ride e ci si congratula. Sull'onda dell'entusiasmo, gli Yazdan vengono invitati alla festa per l'arrivo della figlia dei Donaldson. I due timidi coniugi, stupendo anche se stessi, accettano.
Questo è l'inizio di una storia dolcissima e veritiera. Da quel momento tutto cambierà: le due famiglie non perderanno occasione per rivedersi l'anno successivo per celebrare di nuovo la data dell'arrivo delle bambine nella loro vita, e molte altre ricorrenze ancora. Dopotutto le bambine sono molto piccole e hanno un passato comune, quindi perché non mantenere viva la familiarità che hanno tra loro? In questo modo si sentiranno meno dei pesciolini fuor d'acqua. Ma forse, in fondo, in questo mare sconosciuto che è la maternità e le sue aspettative, anche i genitori hanno bisogno di non sentirsi troppo soli.

Attraverseremo con loro l'ansia della maternità e tutti i dubbi che comporta l'adozione: sarà docile questa bambina sconosciuta, sarà simile a me o tutto il contrario? Saprò essere la madre che voglio, o sarò solo la madre che si aspettano? In fin dei conti, cosa si aspettano? E io, riuscirò a volerle bene?

Uno squarcio sulla realtà contemporanea americana, ma non solo. Gli americani, si sa, sono sempre pronti a far festa, fieri della loro patria eppure aperti e fin troppo globalizzati. Così, mentre gli Yazdan tentano con tutte le loro forze di americanizzarsi e fondersi nel tessuto sociale, i Donaldson non smettono mai di ricordar loro che dovrebbero andar fieri della loro Iran, un altrove esotico di cui però conoscono ben poco: un ammasso di usanze bizzarre e ingigantite dalla curiosità. E ci pongono davanti alla questione se le nostre tradizioni culturali siano una ricchezza o, piuttosto, dei muri: gli stranieri sono davvero "altri" rispetto a noi, davanti alle difficoltà della vita?

Due mondi a confronto, due culture che si incontrano (e talvolta si tirano qualche schiaffo) ma soprattutto tre donne normalissime, tra le risate e anche qualche lacrima, forti della loro fragilità e per questo amabili; tre personaggi pieni di sfaccettature, così reali da avere l'impressione di vederle, proprio lì, allo scaffale della verdura al supermercato o mentre fanno scendere le figlie dell'auto per mandarle a scuola, narrati da una voce calma, seduta in una sedia a dondolo in una veranda americana.

Alessandra

10 febbraio 2018

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman [recensione]

IL CORPO CHE VUOI
di
Alexandra Kleeman

Casa editrice: Edizioni black coffee
Traduzione: Sara Reggiani
Pagine: 304
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978889483303

Il narratore della storia è A, una ragazza che condivide l'appartamento con B e frequenta un ragazzo C. Un triangolo di relazioni complicate. 
La protagonista vive un disagio palpabile con se stessa e con chi le sta intorno; vede la sua coinquilina che tenta giorno dopo giorno di assomigliarle, manifestando un comportamento ossessivo e allo stesso tempo apatico, perché niente sembra poterla deconcentrare dal suo obiettivo, diventare in tutto e per tutto A. Quest'ultima è infastidita dal controllo che B cerca di esercitare su di lei e reagisce prima assecondando l'amica, poi distruggendo le sue cose, fino a evitarla completamente. La sua storia d'amore è a sua volta problematica, nella coppia non ci sono comunicazione e comprensione: il rapporto è destinato a sgretolarsi senza possibilità di riconciliazione.
I personaggi sono poco convenzionali, rappresentati da ciò che vedono e dal modo in cui si rispecchiano in questa rappresentazione. L'attenzione all'estetica è una prima considerazione che salta all'occhio addentrandosi nel quotidiano delle protagoniste femminili: trucchi e creme usati per abbellire la loro figura esterna, con la piena convinzione di migliorare l'aspetto interiore; emerge un contrasto molto forte tra l'omologazione della perfezione e l'essere se stessi. L'autrice affronta il tema della bellezza, sottolineando come il muoversi verso un modello comune, basato sull'apparenza, porti il singolo a scomparire nella massa e, di conseguenza, a perdersi.
Il cibo è una costante nella narrazione: A e B si nutrono solo di arance e ghiaccioli; osservano come rapite le pubblicità di una famosa merendina, la Kandy Kake, oggetto del desiderio di un gatto, Kandy Kat, che, come nei famosi episodi del cartone Willy il coyote non raggiunge mai lo snack e quindi non mangia. Nel romanzo sono descritte molte puntate di questo spot, dove il gatto è sempre più provato e deperito, esattamente come A che non riesce ad alimentarsi con del cibo vero. Mangiare equivale all'essere felici, a provare finalmente un sentimento di soddisfazione e tranquillità: lei è alla ricerca di questa emozione, quando scappa da B, fa di tutto per riallacciare i rapporti col fidanzato, si rifugia al supermercato Wally's, dove attraversa corridoi infiniti per appagare un bisogno primario.
Quando resta sola, si avvicina a una setta che promuove un percorso di purificazione attraverso isolamento, cancellazione dei ricordi e dieta ferrea controllata: si convince di poter trovare pace ed equilibrio, assecondando le istruzioni di questa strana comunità, ma non tutto va nel verso giusto.

Il corpo che vuoi è il romanzo d'esordio di Alexandra Kleeman, un'autrice originale, che mischia finzione e realtà, creando un vortice ipnotico attorno a personaggi senza identità. Il risultato è un contesto alienante e claustrofobico, dove tutto scorre senza sosta, senza ordine, come nel più compulsivo zapping televisivo. Le immagini fluiscono, esattamente come le esistenze, le sensazioni sono amplificate, tanto da visualizzare e avvertire nel profondo ogni singola esperienza tattile o gustativa. Quando il ghiacciolo di B gocciola sul pavimento e le formiche annegano "nello sciroppo appiccicoso e trasparente" ho provato ansia e assenza di fiato; quando A è affamata e pensa di addentare un'arancia ho sentito quella consistenza, il succo caldo e dolce che inonda la bocca, i filamenti che si impigliano tra i denti; quando A afferra la treccia di B e la spinge giù per la gola, sforzandosi di inghiottire la massa compatta di capelli, per poco non ho vomitato, tanto è reale il groppo che si materializza dentro di me, come fossi io ad aver scatenato una lotta con la matassa informe.
Proprio qui sta la forza dell'opera di Alexandra Kleeman, un romanzo che, ancora di più della storia, sarà ricordato per la capacità di mantenere impresse nella mente e nel corpo dei lettori le tante scene di una potenza visiva ed emotiva sconvolgenti.

Veronica

5 febbraio 2018

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman [frasi libro]


IL CORPO CHE VUOI di Alexandra Kleeman

"Dentro un corpo non c'è luce. Un'umidità densa, schiacciata su se stessa, forme che premono le une contro le altre, senza cognizione di dove si trovino. Si scompongono nell'affollamento, si disfano. Appoggi una mano sulla pancia e premi sul morbido, cercando di intuire con le dita che cosa sia successo. Dentro potrebbe esserci di tutto. Non c'è da sorprendersi, pertanto, che ci importi di più delle nostre superfici esterne: loro soltanto ci distinguono l'uno dall'altro e sono così fragili, dello spessore di un foglio di carta".
"Questa è la felicità, penso mentre l'aria condizionata ronza dietro di me come un gigantesco insetto. Mi formicola la faccia o forse è solo un lato che si è addormentato. Pensavo che la felicità fosse più calda, più accogliente, più avvolgente. Più eccitante, come le cose che accadono in televisione a chi fa televisione, e non questo torpore vagamente consolatorio che provo mentre le guardo accadere". 
"Vado in bagno a guardarmi. Mi metto davanti allo specchio e valuto la differenza tra l'aspetto che avevo ieri pomeriggio e quello che ho ora. In questo modo misuro la quantità di vita che mi ha tolto amare qualcuno, di persona, faccia a faccia".
"Mi stuzzico un brandello di pelle morta nel piede, un pezzetto bianchiccio che si è sollevato dal resto. Dev'essere successo mentre camminavo. Lo tiro e sento che mi si allunga la pelle del piede, ma il pezzo in sé non mi trasmette alcuna sensazione. Mi stava già lasciando. Se potessi guardarmi dentro e toccarmi le viscere, osservarle giorno dopo giorno, conoscerne il colore e la consistenza, forse mi sentirei più vicina a quei chili di materia organica che vivono in me, nel mio punto cieco. Ma fino ad allora lo strato esterno rimarrà la mia parte più intima, quella che se mi venisse rubata lascerebbe uscire tutta me stessa, il nucleo essenziale".
"Mi manca. Vorrei sentire la sua voce che mi dice qualcosa. Penso a lui che ascolta la mia voce che mi dice qualcosa. Penso a lui che ascolta la mia voce in segreteria più tardi, oggi pomeriggio, il mio respiro che preme contro il suo orecchio. Penso alle mie orme impresse su una terra molto, molto lontana. Mi piace pensare che una parte di me entri in contatto con una parte di lui, fosse anche solo il rumore dei miei passi con il suo timpano".
"C'è un lato di me che non so controllare, che non so frenare. [...] All'improvviso, come un lampo accecante, ricordo che esiste anche una me buona che lotta dentro la me che sono sempre". 
"Dentro il corpo non c'è Luce. Il sangue vi scorre senza avere cognizione di dove sia diretto, scivola sulle viscere, su parti di noi che sentono qualcosa ma che ne sono consapevoli. Ciò che percepiscono lo comunicano tramite impulsi nervosi al cervello, un organo pallido come un anfibio delle caverne che di suo non ha nervi. Dentro un corpo i pensieri non entrano mai a contatto con l'aria, con la Luce, finiscono per soffocare nell'Ombra".
"Ho visto le poche cose di cui mi importava dimenticarsi di me. Ho visto la vita per cui non ero fatta rimarginarsi intorno alla mia assenza, come una ferita. Mi tocco la faccia. Stringo la pelle fra le dita, la tiro. Non capisco cosa sia andato storto".
"Sto cercando di capire se qui dentro c'è qualcosa che può dirmi chi sono adesso. Perché nessuno vede me in me? Perché tutti vedono una persona che non sono mai stata?". 

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica 


1 febbraio 2018

Riepilogo del mese di gennaio: quattro libri e un film


Il nuovo anno è cominciato all'insegna di letture positive, tra certezze, sorprese e nuovi autori da scoprire.

Mi piace dedicare tempo a uno dei miei scrittori preferiti, che sa creare storie coinvolgenti, con protagonisti descritti nei minimi dettagli, mantenendo alta la suspense e l'effetto sorpresa: Christine - la macchina infernale è una delle opere più famose e apprezzate di Stephen King, raccoglie i temi a lui cari e trasforma l'ossessione di un'adolescente per la sua auto in incubo senza via d'uscita. Particolarità: il cambio di punto di vista narrativo, una vera e propria "genialata".

Dopo giorni di terrore, ho scelto di buttarmi nel romanzo d'esordio di Tiziana D'Oppido, Il narratore di verità, superlativo, frizzante, scorrevole e sincero che, allo stesso tempo, fa sorridere e riflettere. Al centro, l'incomunicabilità tra genitori e figli, le difficoltà di realizzare i propri sogni e il coraggio di proseguire per la nostra strada, anche se gli ostacoli appaiono insormontabili.

Dopo un'attenta riflessione, ho scelto con quale libro cominciare di Joyce Carol Oates: mi ha spinta la curiosità verso questo resoconto, frutto della fantasia dell'autrice, ma con un fondo di verità, in quanto tratto da un terribile fatto di cronaca: Sorella mo unico amore. All'età di quattro anni, Edna Louise smette di essere una bambina e diventa lo strumento di compiacimento di una madre instabile, egocentrica e completamente condizionata dalla fede religiosa. Una storia forte, spietata e agghiacciante, dove non è possibile restare impassibili.

Ultima lettura del mese, L'uomo di gesso di C.J. Tudor, un thriller che si muove su due archi temporali, ha come protagonisti un gruppo di bambini legati da un passato carico di bei ricordi e brutti momenti e fa dell'ambiguità il suo punto di forza. La trama è distorta, le carte in tavola vengono continuamente rimescolate e i personaggi sono misteriosi e in bilico tra bene e male. Alla prima parte si associano molti elementi alle opere più famose di Stephen King ma, anche in questo caso, la narrazione è stravolta e assume una propria personalità, fino al finale che lascia di nuovo perplessi e sorpresi.

In questo mese di gennaio ha trovato spazio sul blog anche la recensione di Tre manifesti a Ebbing Missouri: sto cercando di recuperare tutti i film che saranno protagonisti agli Oscar (con i miei tempi). "La violenza genera solo altra violenza" è la frase che echeggia con effetto purificatore e si mostra in tutta la sua rabbia in diverse sequenze, veri pugni allo stomaco. Genere dark comedy, commistione di ironia e drammaticità, in pieno stile fratelli Coen, con due ottimi attori, Frances McDormand e Sam Rockwell.

Riepilogando...

1. Christine - la macchina infernale di Stephen King
2. Il narratore di verità di Tiziana D'Oppido
3. Sorella mio unico amore di Joyce Carol Oates
4. L'uomo di gesso di C.J. Tudor

5. Tre manifesti a Ebbing Missouri

Veronica