30 gennaio 2018

L'uomo di gesso di C.J. Tudor [recensione]

L'UOMO DI GESSO
di 
C.J. Tudor

Casa editrice: Rizzoli
Collana: Rizzoli narrativa
Traduzione: Sandro Ristori
Pagine: 348
Prezzo: € 20,00
ISBN: 9788817098144

In libreria dal 30 gennaio 2018
"I princìpi sono una gran cosa. Se puoi permetterteli. Mi piace pensare di essere un uomo di sani princìpi, ma è anche  vero che lo stesso vale per la maggioranza degli uomini. Il fatto è che tutti abbiamo un prezzo, tutti abbiamo dei punti deboli, delle leve che possono spingerci a fare cose che non sono proprio onorevoli. I princìpi non pagano il mutuo, non ti salvano dai debiti. I princìpi sono in realtà una moneta che non ha corso legale nel quotidiano tritacarne della vita. Un uomo dotato di princìpi è generalmente un uomo che ha tutto ciò che desidera. O che non ha assolutamente nulla da perdere".
Eddie Adams, soprannominato Eddie Munster, è nato e cresciuto ad Anderbury, una piccola cittadina dove tutti si conoscono. I suoi migliori amici sono Gav la Palla, Mickey Metallo, Hoppo e Nicky: scorrazzano in bici, passano le giornate insieme e ideano un codice esclusivo con i gessi colorati, che solo loro sono in grado di decifrare, così da tenere in disparte gli adulti.
Nell'estate del 1986 hanno solo dodici anni e le loro vite sono travolte e sconvolte da una serie di episodi a catena che, a un occhio attento, appaiono correlati. L'incidente al luna park, nel quale resta vittima una ragazza di diciassette anni, Elisa, un fatto terribile che porta Eddie a fare conoscenza con un nuovo professore della scuola, il signor Halloran, che per lui diventa un eroe e inaspettatamente un angelo custode, ma per gli abitanti della città un individuo pericoloso e non meritevole di alcun beneficio del dubbio.
Due morti assurde si susseguono ad Anderbury: Sean, il bullo di quartiere, nonché fratello di Mickey, cade nel fiume rovinosamente, mentre tenta di recuperare la sua amata bicicletta; il cadavere smembrato di un'adolescente del posto è scoperto dalla banda di Ed tra i boschi e, a distanza di trent'anni, ancora si cercano risposte e il colpevole più ovvio adesso non sembra così certo.

Eddie, voce narrante dei due piani temporali che costituiscono la storia, nel 2006 racconta il suo presente: è diventato un insegnante, vive nella sua vecchia casa e ha affittato una stanza a una donna dalla personalità originale, completamente diversa da lui, Chloe, per la quale prova un'attrazione che tiene a freno. Non intrattiene grandi relazioni e continua a frequentare i vecchi amici e, come fa notare la sua coinquilina, non perché siano tali, ma solo perché sono persone che conosce da tutta la vita e frequenta per consuetudine. Forse, c'è dell'altro: il passato condiviso, carico di bei ricordi e brutti momenti, continua ancora adesso a tenerli uniti. Mickey è l'elemento della banda a essersi allontanato, in parte per la scomparsa del fratello e in parte per l'incidente d'auto che ha portato Gav sulla sedia a rotelle. Si ripresenta alla porta di Ed dopo tutti questi anni, rivelando di conoscere l'assassino della ragazza ritrovata morta nei boschi e perché ha bisogno del suo aiuto per scrivere un libro di sicuro successo sui fatti di quell'estate che hanno cambiato le loro esistenze.

Il nucleo centrale della narrazione trova spazio per affrontare argomenti di contorno importanti: il bullismo e le violenze psicologiche in età adolescenziale; le proteste degli anti abortisti, capeggiati dal reverendo Martin, verso la clinica fondata da Marianne Adams. Quest'ultima tiene fede ai suoi princìpi e lotta per proteggere i suoi pazienti, mettendo a rischio l'incolumità della propria famiglia, sapendo che piegarsi alle ripetute minacce significherebbe darla vinta a loro.
La trama presentata al lettore è distorta, rimescola le carte in tavola continuamente e mostra i personaggi sotto due luci diverse, a seconda del punto di vista. Il protagonista aiuta il suo professore a salvare una ragazza, è grato al signor Halloran per il suo aiuto in una brutta situazione, ma non rivela mai quello che sa per salvarlo dalla condanna inflitta da Anderbury. L'autrice è brava nel creare un'immagine ambigua delle diverse figure in gioco, così da non capire fino alla fine chi siano i buoni e i cattivi, anche se molti rimangono al limite di entrambe le posizioni. E così diventa centrale il tema della colpa, di cui molti si macchiano, ma non arrivano mai al punto di sentire la necessità di confessare i propri peccati per liberarsi da un peso che per tutta la vita si sono portati appresso.
"Mi chiedo se i santi debbano vivere una vita del tutto libera dal peccato o se magari sia possibile condurre un'esistenza da peccatori, fare qualche miracolo qua e là ed essere proclamati santi lo stesso. In realtà sembra sia così che funzioni con la religione. Puoi ammazzare, stuprare, uccidere e mutilare, ma tutto sarà perdonato se ti penti. Non mi è mai sembrato tanto giusto. Ma è anche vero che Dio, come la vita, non è giusto. E poi, non è stato forse il signor Cristo in persona a chiedere: chi di noi è senza peccato? La maggior parte della gente ha fatto qualcosa di male a un certo punto della vita. Azioni che vorremmo cancellare, scelte di cui ci pentiamo. Tutti commettiamo degli errori. Ciascuno di noi ha dentro si sé il bene e il male. Solo perché uno fa qualcosa di terribile, si merita forse che quell'unica azione sovrasti e cancelli tutto il bene che ha fatto? O forse ci sono delle cose talmente cattive che nessun atto di bontà può redimerle?".
Dalla seconda parte della narrazione mi sono appassionata al thriller di C.J. Tudor, che fino alla fine non scioglie tutti i nodi che si accumulano nei due archi temporali. All'inizio è forte il citazionismo all'opera più famosa di Stephen King, IT: il gruppo di amici, i maltrattamenti di un gruppo più grande, un'entità spaventosa e indefinita che porta a uccisioni sospette, la violenza degli adulti nei confronti dei bambini. Poi la storia assume una propria personalità e si butta nell'intreccio e nelle connessioni tra i personaggi, inserendo qualche buon colpo di scena e preparando il lettore a un finale inaspettato e per niente banale. Mi posso ritenere soddisfatta dell'opera di esordio di questa autrice, della quale ho potuto leggere in anteprima L'uomo di gesso.

Veronica

22 gennaio 2018

Sorella mio unico amore di Joyce Carol Oates [recensione]

SORELLA MIO UNICO AMORE
di 
Joyce Carol Oates

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar contemporanea
Traduzione: Giuseppe Costigliola
Pagine: 672
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788804606017
"Skyler aiutami Skyler mi sento così sola in questo posto Skyler ho tanta paura Mi fa tanto male Skyler non mi lascerai in questo posto spaventoso vero Skyler?" Nove anni, dieci mesi, cinque giorni. Questa voce di bambina nella mia testa.
I Rampike sono una famiglia disfunzionale, scellerata, come presentata sin dalle prime righe dal narratore, Skyler, il primogenito di Bix e Betsey Rampike. Ha diciannove anni, frequenta una comunità religiosa e non ha più rapporti con i genitori; spesso, annebbiato dalle medicine che prende, si trova a ripensare a quando era solo un bambino, alla sua sorellina che non c'è più e alla notte della sua sparizione. Quando ancora lei non è nata e c'è solo lui, la madre gli presta molte attenzioni, lo considera il suo ometto. Su di lui si riversano tutte le aspettative: potrebbe diventare un grande pattinatore, un favoloso ginnasta, un futuro uomo d'affari. Ma niente di tutto questo gli appartiene e in uno dei pomeriggi che passa ad allenarsi con un ex campione, nella palestra di zona, cade rovinosamente e la menomazione fisica lo accompagna per tutta la vita. Una carriera mai decollata e subito finita, che porta padre e madre a dimenticarsi di quel figlio destinato a restare anonimo, secondo i lori rigidi schemi.
E così, le attenzioni si spostano sulla piccola Edna Louise, che dimostra da subito un innato talento nel pattinaggio sul ghiaccio. Un talento che si rivela l'inizio della rovina. Betsey attribuisce questa impensabile fortuna a Dio e al suo insperato interesse verso la sua famiglia. La madre rivede nella figlia se stessa, ma con molte più capacità che, se sviluppate a dovere, avranno dei risultati grandiosi.
Quella piccola creatura di soli quattro anni comincia a essere trattata da adulta: truccata, vestita e acconciata come una donna. Trattamenti non solo estetici, ma anche fisici e medici continui. Per non parlare degli estenuanti allenamenti con ex stelle della disciplina artistica. Gare, viaggi e concorsi di bellezza.
A coronamento di un successo sempre più grande, anche il suo nome è modificato: da Edna Louise, nome anonimo e inadatto, a Bliss, sussurrato alla madre, come in una visione divina.
«"Bliss»! Questo è il tuo nome, tesoro. "Edna Louise" è stato cambiato in "Bliss"... non è meraviglioso?»
La bambina, sconcertata, sorrise a mamma. Era una buona notizia? Era una bella sorpresa? Dall'espressione di mamma, decisamente sì. «Il tuo nome è "Bliss": ripetilo.»
«"Bli-zz"?»
«"Bliss." "Bliss Rampike"»
Che strani, i nomi! Perché un nome è proprio quello e non un altro, e perché ogni persona o cosa ha un nome? La piccola Edna Louise, ora la piccola Bliss, sorrise incerta come davanti a un regalo - poiché spesso i bambini ricevono doni da adulti raggianti che si mostrano molto buoni con te e desiderosi di essere considerati tali -, era sconcertata pur comprendendo che si trattava di un dono molto speciale, di cui bisognava essere grati.
«Allora, tesoro, quando ti chiedono come ti chiami. soprattutto alla pista di pattinaggio, risponderai "Bliss". "B-L-I-S-S". È una visione mandata da Dio. Lo capisci?»
Edna Louise annuì con impeto. "Sì mamma!"
E il padre dov'è in tutti questi progetti, in tutto questo farneticare?
Bix non è molto presente. Ha un lavoro importante, è conteso da molte compagnie, viaggia spesso in tutto il mondo. Il suo ruolo in famiglia è quello di un bancomat, ogni tanto mostra titubanza nelle scelte della moglie, perché significano che ci saranno da sostenere altre spese. Non è fedele a Betsey, intrattiene relazioni diverse e non appare mai davvero interessato alla vita dei figli. Solo quando Bliss arriva prima a una competizione importante, muta atteggiamento e sembra quasi trasformarsi nel marito e nel padre perfetto. Ma questa parentesi ha breve durata.


Joyce Carol Oates si ispira liberamente a un fatto di cronaca, la storia vera di JonBenét Ramsey, reginetta di bellezza, trovata morta nel 1996, all'età di sei anni, nella cantina di casa. Omicidio rimasto irrisolto, pieno di punti oscuri, con le indagini della polizia condotte in maniera sommaria e per nulla scrupolosa.
In Sorella mio unico amore le dinamiche sono simili, così come la scena del crimine e il ritrovamento del cadavere. Il protagonista è sicuramente Skyler e attraverso la sua memoria ripercorriamo il ménage familiare, le difficoltà relazionali, la gelosia del primogenito verso la sorellina e tutti i problemi comportamentali di quest'ultima. Bliss è infatti un personaggio secondario, vista attraverso gli occhi del narratore, sola e indifesa, impaurita e, per quanto famosa non si sente mai realmente amata se non compie il suo dovere. È a tutti gli effetti lo strumento usato dalla madre per raggiungere la notorietà, l'affetto degli altri, che siano esse persone vicine o lontane alla famiglia, anche dopo la sua morte. Nella seconda parte scopriamo che cosa è successo a Skyler dopo la scomparsa della sorella, ormai lontano dai genitori che, alla fine, svelano l'identità dell'assassino, liberandolo da un senso di colpa che lo ha seguito come un'ombra. 
Un diario in cui si alternano prima e terza persona, con l'uso di note a piè di pagina che approfondiscono alcuni passaggi e dove l'autore si rivolge direttamente ai lettori, per ribadire l'insensatezza di un gesto, di un momento, urlando la sua rabbia e la sua impotenza di fronte alle azioni degli adulti. Adesso che è quasi un uomo sceglie di placare quel grido di aiuto che lo perseguita giorno e notte per scrivere un resoconto in onore di Edna Louise e darle, finalmente, la pace che merita.
Il primo libro che leggo di Joyce Carol Oates: una storia forte, delicata, spietata, agghiacciante. In certi momenti ho dovuto interrompere la lettura, tanto ero sconvolta dal racconto della vita di Bliss Rampike, che a quattro anni ha smesso di essere una bambina e si è trasformata in un volto noto, alla mercé del prossimo. Spiattellata sui giornali, intervistata, fotografata, filmata, è costretta ad allenarsi senza sosta, soffocando i dolori e la stanchezza, solo per sentirsi adorata da Bix e soprattutto Betsey Rampike.
Una figlia che non è stata protetta dai genitori, né in vita né in morte, complici di aver rovinato consapevolmente la stessa esistenza del primogenito, noncuranti delle conseguenze e delle ripercussioni morali. 
Un'opera letteraria che è una vera e propria denuncia alla società americana, della quale l'autrice dà un'immagine raccapricciante e senza scrupoli. Un romanzo complesso e difficile da dimenticare.

Ho scoperto che Netflix ha realizzato nel 2017 il documentario Casting JonBenét, che indaga sull'uccisione di JonBenét Ramsey: la regista immagina che nella cittadina di Boulder si tengano i provini per un film sul caso; gli intervistati si pongono domande su quella notte, sollevano dubbi e propongono una loro teoria.



Veronica

17 gennaio 2018

Sorella mio unico amore di Joyce Carol Oates [frasi]

SORELLA MIO UNICO AMORE
di
Joyce Carol Oates


«La prossima volta pregheremo con più fervore.»
[...] Skyler lo sapeva, sin dall'inizio. Prima ancora che Bliss scendesse in pista, il pubblico erompesse in un applauso, e i riflettori puntassero avidamente su di lei, Skyler lo sapeva. Anche se Bliss sembrava aver cominciato la sua esibizione con la consueta agilità e velocità, dopo un minuto apparve chiaro che qualcosa non andava. Le lunghe evoluzioni, in avanti e all'indietro, solitamente perfette, apparivano esitanti e irregolari, come se la caviglia sinistra fosse dolorante. Una giravolta, una piroetta, una piroetta con salto; le lucide labbra rosa erano schiuse per lo sforzo, Bliss era senza fiato, ansimava. Le manine si agitavano scompostamente come ali di un uccello ferito. Gli occhi scintillarono di sorpresa, di paura. Il pubblico, che solo qualche minuto prima aveva accolto con gran calore BLISS RAMPIKE DA FAIR HILLS, NEW JERSEY, perse entusiasmo, ammutolì. Mentre il Bolero raggiungeva il suo culmine come un boa constrictor che agitava le spire, all'improvviso Bliss incespicò e cadde; una caduta rovinosa; eppure cercò di rimettersi in piedi, goffa, con un'espressione scioccata e mortificata. Le luci la illuminarono impietosamente, esponendola agli sguardi stupefatti di sconosciuti. Com'era silenzioso il pubblico, come davanti a un'esecuzione! Finalmente la terribile prova terminò, l'umiliata pattinatrice si allontanò claudicante dalla pista tra qualche applauso isolato, Betsey Rampike venne a riprendere la figlia e la portò via dalla ribalta, abbracciandola stretta come a proteggerla con il proprio corpo, dicendole con un sorriso allegro, coraggioso, impavido, a voce sufficientemente alta da essere colta dalle telecamere della ABC «La prossima volta pregheremo con più fervore».

Veronica

14 gennaio 2018

La vendetta come cura dell'anima: Three billboards outside Ebbing, Missouri [recensione film]

THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI -
TRE MANIFESTI A EBBING MISSOURI


Regia e sceneggiatura: Martin McDonagh
Genere: Thriller/Commedia
Personaggi: Mildred Hayes (Frances McDormand), sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson), agente Jason Dixon (Sam Rockwell), Charlie Hayes (John Hawkes), Robbie Hayes (Lucas Hedges), Anne Willoughby (Abbie Cornish), James (Peter Dinglage)

Tre cartelloni pubblicitari spiccano in una strada poco trafficata alle porte della città di Ebbing, nel Missouri. Mildred ha pagato un'ingente somma per mostrare a tutti la sua rabbia e la sua frustrazione:

STUPRATA MENTRE MORIVA

E ANCORA NESSUN ARRESTO?

COME MAI, SCERIFFO WILLOUGHBY?


Sette mesi sono passati dall'omicidio brutale della figlia Angela, adolescente problematica, che appare solo in un ricordo e di cui ben poco si sa. La polizia non ha un sospettato e benché meno una pista: l'inettitudine di tutti gli agenti spinge una madre disperata a un gesto che porta clamore, smuove la comunità e vede gli abitanti schierarsi a favore dello sceriffo, poiché afflitto da una malattia terminale, nonostante le valide motivazioni dietro a un'azione carica di significato.
Tante le richieste per togliere quegli imbarazzanti manifesti che mettono in discussione le forze preposte alla protezione della città e che qui invece vengono ridicolizzate. Emblematico il dialogo tra il pastore e la protagonista, che senza peli sulla lingua e ubriaca marcia, lo invita a sparire, perché per il solo fatto di appartenere alla "banda" dei preti pedofili è colpevole.
Mildred è una donna forte e caparbia, che porta fiori nel luogo del delitto, piange in silenzio la figlia uccisa da un uomo senza un'identità ed è disposta a tutto per trovare una risposta. A guidarla, un sentimento di vendetta, qualsiasi cosa possa smuovere le acque per arrivare alla verità, unica medicina in grado di curare la sua anima. L'attrice Frances McDormand incarna perfettamente questo personaggio complesso e verso il quale si prova un'empatia immediata. Una corazza di ghiaccio impossibile da scalfire, desiderosa di farsi giustizia, tanto da spingersi ad atti di estrema violenza. Una violenza non isolata, in quanto alimentata dalla stessa brutalità dell'agente Jason Nixon, zotico, omofobo e razzista, che raffigura qualsivoglia stereotipo: con i suoi modi di fare sempre sopra le righe, non dice mai la cosa giusta e non esita a mostrare il suo totale disappunto per l'operato di Mildred. Lo sceriffo Bill Willoughby, personalmente accusato da quei cartelli di incompetenza, cerca di far ragionare la donna, prima mostrandosi comprensivo, per poi tirar fuori gli artigli e minacciare conseguenze notevoli.

Una storia che ci porta nel cuore dell'America, in una piccola comunità dove tutti si conoscono e si sentono quindi in diritto di giudicare il vicino: diverso il modo di rapportarsi con Mildred, che incute timore, a differenza dello sceriffo, rispettato e difeso a spada tratta. 
Il tema della colpa attraversa ogni personaggio: Mildred per essere stata una madre poco attenta, il poliziotto Jason Nixon per non aver assolutamente capito che cosa significa rivestire un incarico di responsabilità come il tutore di legge, Bill Willoughby per non essersi impegnato abbastanza per risolvere il caso. Proprio quest'ultimo ricopre un ruolo emblematico, in quanto alla sua morte si farà coscienza degli altri; attraverso le sue parole, ogni personaggio compie un percorso di crescita non semplice, che li porta a fare i conti con i propri errori. Non a caso la frase che echeggia con effetto purificatore è chiave di volta dell'intero film: "la violenza genera solo altra violenza".
Tre manifesti a Ebbing, Missouri mi è piaciuto molto, grazie alla capacità del regista di trattare argomenti seri con lo stile che lo contraddistingue della dark comedy: ci troviamo così di fronte a una storia che fa emozionare, sorridere e commuovere. Tanti i colpi di scena, che trasformano una sequenza in un pugno allo stomaco. Interpreti perfetti nei loro ruoli, soprattutto Frances McDormand e Sam Rockwell, freschi dei Golden Globe, sicuramente meritati.


Veronica

12 gennaio 2018

Il narratore di verità di Tiziana D'Oppido [recensione]

IL NARRATORE DI VERITÀ
di
Tiziana D'Oppido

Casa editrice: LiberAria Editrice
Collana: Penne
Pagine: 335
Prezzo: € 13,50
ISBN: 9788897089988
"Cos'è la verità? La verità ha molte facce. È tutto e il contrario di tutto. E a volte può persino coincidere con una bugia".
Arsenio Pantone e Gildo Blumenthal sono imprenditori di due paesi vicini della Val di Brodima. Il primo gestisce una fabbrica di fuochi pirotecnici, il secondo una quaglieria. Tra loro non scorre buon sangue, sono ossessionati dal lavoro e nient'altro sembra essere importante. Ciò che ancor più li accomuna è l'incapacità di comunicare con i figli, che finiranno per allontanarsi dai padri con i quali non si è mai instaurato un rapporto.
Dagli anni Sessanta a oggi è raccontata la storia di Sara Pantone e Lucio Blumenthal, due bambini sconosciuti, legati da un destino comune. Sara ha perso la madre quando era molto piccola, in circostanze misteriose; abbandonata a se stessa, trova rifugio nell'amore delle donnemamme, figure fondamentali nella sua vita, perché la aiutano a crescere, le insegnano tante cose e a credere di poter realizzare i suoi sogni. Le regalano un puzzle enorme, dal risultato incerto, che accompagnerà i momenti rilevanti ed è metafora di un percorso difficile, quasi sempre in salita, ma ricco di obiettivi raggiunti, in grado di apportare felicità.
Lucio è un idealista, un creativo e mai ha sentito l'impiego nella quaglieria come qualcosa che gli appartiene; sceglie di abbandonare la sua città natale per viaggiare e vedere il mondo. Si inventa un lavoro, che rispecchia le sue doti caratteriali, il narratore di verità, ed è l'unico a farlo e per questo il successo è assicurato. I due si incontrano in età adulta, per una bizzarra circostanza: Lucio è richiamato in Val di Brodima per un incarico proprio da Gildo, che gli ha scritto perché ha bisogno di riallacciare i contatti con una donna misteriosa, Sara. Il ritorno a casa porta a galla vecchie ferite e verità sconvolgenti, legate alle due grandi aziende di famiglia, e il suo impegno si trasforma in un'indagine a tutti gli effetti, che svela segreti tenuti a lungo nascosti e minaccia l'intera valle e i suoi abitanti.

Tiziana D'Oppido immagina un protagonista nuovo, necessario, che vorremmo poter contattare al bisogno, quando non siamo capaci di dire la verità, un incaricato al posto nostro che ci tira fuori dalle situazioni difficili e dolorose.
"«In altre parole, signora, io agisco da intermediario, da messaggero, cioè rivelo a un destinatario indicatomi dal committente le verità belle e brutte al posto suo. Laddove per committente s'intende colui che per pigrizia, vigliaccheria o mancanza di tempo non ha modo di farlo da sé»".
Un Narratore di verità che fa tesoro di un'infanzia burrascosa, con tanti ostacoli e pochi appoggi, per far emergere la sua personalità e trovare il coraggio di esplorare l'ignoto.
Bellissima l'immagine di copertina che mette insieme tutti gli elementi della storia, così come il puzzle, dato in dono a Sara, che assembla pezzo, dopo pezzo, negli anni, a simboleggiare la sua ricerca di se stessa e il suo posto nel mondo.
Ogni personaggio è perfettamente descritto e caratterizzato: dai due avidi imprenditori, al tuttofare Uwe, alle premurose donnemamme, al diabolico ginesindaco. Il piccolo paese si anima con i suoi abitanti e i luoghi comuni che ne tratteggiano le particolarità, come le pettegole a ogni angolo o le ostilità che si protraggono da generazioni.
Con un linguaggio ricercato e un'attenzione alla scelta delle parole, l'autrice costruisce una storia familiare con tutti i suoi drammi, capace di far sorridere e contemporaneamente riflettere, per i temi attuali trattati, come sfruttamento dell'ambiente e degli allevamenti, inquinamento, corruzione, incomunicabilità genitori-figli. Un romanzo superlativo e frizzante, scorrevole e sincero, con un messaggio da tenere a mente: nessuno può intromettersi nel nostro futuro, impedendoci di realizzare i nostri sogni; tentare di trovare noi stessi per capire chi siamo e che cosa vogliamo diventare è un nostro diritto.


Veronica

5 gennaio 2018

Christine - la macchina infernale di Stephen King [recensione]

CHRISTINE - LA MACCHINA INFERNALE
di
Stephen King

Casa editrice: Sperling & Kupfer
Collana: Pickwick
Traduttore: Tullio Dobner
Pagine: 634
Prezzo: € 11,90
ISBN: 9788868361518
"Questa è la storia di un triangolo d'amore. Protagonisti: Arnie Cunningham, Leight Cabot e, naturalmente, Christine. Vorrei tuttavia che teneste presente il fatto che Christine entrò in scena per prima. È stata il primo amore di Arnie e anche se non lo giurerei, penso tuttavia che sia stata il suo unico e vero amore. Per questo sostengo che ciò che avvenne fu una tragedia".
Arnie Cunningham è il classico perdente. Un adolescente nascosto dietro a occhiali dalla grossa montatura, con un'acne incontrollata a deturpare un viso anonimo, preso in giro dai bulli del liceo. Campione di scacchi, genio dei motori, secchione e con pochi amici, anzi, solo un amico, ma un buon amico: Dennis Guilder. In una giornata di fine estate, di ritorno da lavoro, passano davanti a una vecchia auto, conciata male, parcheggiata in un prato di fronte a una casa altrettanto malmessa, con un cartello sul lato destro del parabrezza e una scritta ormai stinta, ma sempre visibile, "Vendesi". Il proprietario, il losco Roland Le Bay, tesse le lodi del suo fedele mezzo di trasporto e, vista la sua età e i visibili problemi alla schiena, è disposto a darla via a un "buon prezzo".
Arnie si innamora di quella macchina, una Plymouth Fury del 1958, e decide su due piedi di comprarla. Sembra ignorare le pessime condizioni di un mezzo che difficilmente sarà in grado di rimettere piede sulla strada e a nulla valgono i consigli di Dennis, che tenta in ogni modo di fargli aprire gli occhi e cambiare idea su un pessimo affare.
Dal momento in cui prende possesso della sua nuova automobile comincia a cambiare, sia dentro che fuori: la pelle del viso migliora visibilmente; con una frequenza allarmante manifesta terribili dolori alla schiena, che lo costringono a indossare una fascia elastica; tutto il tempo a disposizione lo passa nella rimessa di Darnell, un delinquente nato, che approfitta della necessità del ragazzo di trovare un posto dove poter lavorare a Christine, per spingerlo a compiere attività illegali per suo conto; smette di obbedire ai genitori e manifesta una rabbia verso il prossimo che non è proprio da lui; studia meno e perde interesse per il college, che non vuol più frequentare.
Incredibilmente, riesce ad aggiustare la Plymouth Fury e inizia a uscire con la nuova arrivata della scuola, la bellissima Leight, a sua volta presa da Arnie. Sviluppa un'ossessione per la sua macchina, si irrigidisce se qualcuno gli fa notare qualcosa di strano su di lei e sente di doverla proteggere dal mondo, perché è lei che gli dà la forza per andare avanti  e sopportare i momenti difficili.
Dennis è preoccupato per questa radicale trasformazione e lo è maggiormente, quando apprende della morte di Le Bay. Accompagna l'amico al funerale e, in questa occasione, conosce George Le Bay, che racconta del passato del fratello, perfido, aggressivo e insensibile e di come siano morte la figlia, sul sedile posteriore dell'auto, soffocata dal boccone di un hamburger, e della moglie Veronica, inconsolabile e sopraffatta dal dolore, suicidatasi con il monossido di carbonio, seduta sul sedile anteriore di Christine.
«Se vuole un consiglio, si dimentichi di quella macchina», disse ad Arnie. «La venda. Se nessuno la vuole comperare intera, la venda a pezzi. Se nessuno vuole comperare i suoi pezzi, ne faccia ferraglia. Faccia in fretta, se ne sbarazzi. Come si fa quando si decide di togliersi di dosso una brutta abitudine. Credo che sarà più felice».
Dennis e Leight provano un forte senso di disagio e paura ogni volta che si avvicinano a Christine. Sembra posseduta, viva, attenta e il suo odore, un nauseabondo odore di carne in putrefazione, è avvertito da chiunque si trovi sfortunatamente a sedere al suo interno. Smettono di dormire, le loro notti sono invase da terribili incubi e non riescono più a comunicare con Arnie, che appare uno sconosciuto. E, a peggiorare la situazione, le persone che hanno avuto uno screzio con lui cominciano a morire una dopo l'altra, in circostanze misteriose. Unica sospettata: la sua adorata automobile. Ma lui non può credere che lei sia capace di questi omicidi efferati, impossibile; non vuole ascoltare chi lo ammonisce, lo consiglia di stare in guardia e di liberarsi di quell'ammasso di ferraglia diabolico. Anche se non ricorda ogni momento in cui vi ha lavorato con dedizione, non accetta di separarsene, rimetterla in sesto ha dato un significato alla sua vita, un vero e proprio riscatto.

Il fascino del male è impresso in ogni singolo centimetro della carrozzeria della Plymouth, dai fari che danno l'impressione di occhi, che si aprono e si infiammano nelle strade di Libertyville alla ricerca della prossima vittima da punire senza pietà, ai rumori sinistri e improvvisi, quasi fossero urla davanti alle quali è impossibile rimanere impassibili. Stephen King descrive perfettamente i personaggi, fisicamente e psicologicamente, ogni singolo stato d'animo, ogni scena del presente e del passato, tanto da trascinare il lettore nella paura e nell'ansia, coinvolgendolo capitolo dopo capitolo. Il ritmo resta costantemente alto e la storia è resa ancor più originale dal modo in cui è raccontata: in parte in prima persona per poi passare a un narratore onnisciente.
Temi cari all'autore: l'adolescenza, il bullismo, le prime cotte, il rapporto con i genitori, amicizie vere, elemento paranormale, eventi passati che influenzano il presente e ricorrono con ciclicità. Note positive: la dote di raccontare a tutto tondo, per un numero di pagine non indifferente, appassionando ed emozionando, senza mai annoiare; il finale è davvero riuscito, mi è piaciuto tanto e ha creato la giusta suspense, mantenendo contemporaneamente il mistero e l'effetto sorpresa.

Veronica