5 gennaio 2018

Christine - la macchina infernale di Stephen King [recensione]

CHRISTINE - LA MACCHINA INFERNALE
di
Stephen King

Casa editrice: Sperling & Kupfer
Collana: Pickwick
Traduttore: Tullio Dobner
Pagine: 634
Prezzo: € 11,90
ISBN: 9788868361518
"Questa è la storia di un triangolo d'amore. Protagonisti: Arnie Cunningham, Leight Cabot e, naturalmente, Christine. Vorrei tuttavia che teneste presente il fatto che Christine entrò in scena per prima. È stata il primo amore di Arnie e anche se non lo giurerei, penso tuttavia che sia stata il suo unico e vero amore. Per questo sostengo che ciò che avvenne fu una tragedia".
Arnie Cunningham è il classico perdente. Un adolescente nascosto dietro a occhiali dalla grossa montatura, con un'acne incontrollata a deturpare un viso anonimo, preso in giro dai bulli del liceo. Campione di scacchi, genio dei motori, secchione e con pochi amici, anzi, solo un amico, ma un buon amico: Dennis Guilder. In una giornata di fine estate, di ritorno da lavoro, passano davanti a una vecchia auto, conciata male, parcheggiata in un prato di fronte a una casa altrettanto malmessa, con un cartello sul lato destro del parabrezza e una scritta ormai stinta, ma sempre visibile, "Vendesi". Il proprietario, il losco Roland Le Bay, tesse le lodi del suo fedele mezzo di trasporto e, vista la sua età e i visibili problemi alla schiena, è disposto a darla via a un "buon prezzo".
Arnie si innamora di quella macchina, una Plymouth Fury del 1958, e decide su due piedi di comprarla. Sembra ignorare le pessime condizioni di un mezzo che difficilmente sarà in grado di rimettere piede sulla strada e a nulla valgono i consigli di Dennis, che tenta in ogni modo di fargli aprire gli occhi e cambiare idea su un pessimo affare.
Dal momento in cui prende possesso della sua nuova automobile comincia a cambiare, sia dentro che fuori: la pelle del viso migliora visibilmente; con una frequenza allarmante manifesta terribili dolori alla schiena, che lo costringono a indossare una fascia elastica; tutto il tempo a disposizione lo passa nella rimessa di Darnell, un delinquente nato, che approfitta della necessità del ragazzo di trovare un posto dove poter lavorare a Christine, per spingerlo a compiere attività illegali per suo conto; smette di obbedire ai genitori e manifesta una rabbia verso il prossimo che non è proprio da lui; studia meno e perde interesse per il college, che non vuol più frequentare.
Incredibilmente, riesce ad aggiustare la Plymouth Fury e inizia a uscire con la nuova arrivata della scuola, la bellissima Leight, a sua volta presa da Arnie. Sviluppa un'ossessione per la sua macchina, si irrigidisce se qualcuno gli fa notare qualcosa di strano su di lei e sente di doverla proteggere dal mondo, perché è lei che gli dà la forza per andare avanti  e sopportare i momenti difficili.
Dennis è preoccupato per questa radicale trasformazione e lo è maggiormente, quando apprende della morte di Le Bay. Accompagna l'amico al funerale e, in questa occasione, conosce George Le Bay, che racconta del passato del fratello, perfido, aggressivo e insensibile e di come siano morte la figlia, sul sedile posteriore dell'auto, soffocata dal boccone di un hamburger, e della moglie Veronica, inconsolabile e sopraffatta dal dolore, suicidatasi con il monossido di carbonio, seduta sul sedile anteriore di Christine.
«Se vuole un consiglio, si dimentichi di quella macchina», disse ad Arnie. «La venda. Se nessuno la vuole comperare intera, la venda a pezzi. Se nessuno vuole comperare i suoi pezzi, ne faccia ferraglia. Faccia in fretta, se ne sbarazzi. Come si fa quando si decide di togliersi di dosso una brutta abitudine. Credo che sarà più felice».
Dennis e Leight provano un forte senso di disagio e paura ogni volta che si avvicinano a Christine. Sembra posseduta, viva, attenta e il suo odore, un nauseabondo odore di carne in putrefazione, è avvertito da chiunque si trovi sfortunatamente a sedere al suo interno. Smettono di dormire, le loro notti sono invase da terribili incubi e non riescono più a comunicare con Arnie, che appare uno sconosciuto. E, a peggiorare la situazione, le persone che hanno avuto uno screzio con lui cominciano a morire una dopo l'altra, in circostanze misteriose. Unica sospettata: la sua adorata automobile. Ma lui non può credere che lei sia capace di questi omicidi efferati, impossibile; non vuole ascoltare chi lo ammonisce, lo consiglia di stare in guardia e di liberarsi di quell'ammasso di ferraglia diabolico. Anche se non ricorda ogni momento in cui vi ha lavorato con dedizione, non accetta di separarsene, rimetterla in sesto ha dato un significato alla sua vita, un vero e proprio riscatto.

Il fascino del male è impresso in ogni singolo centimetro della carrozzeria della Plymouth, dai fari che danno l'impressione di occhi, che si aprono e si infiammano nelle strade di Libertyville alla ricerca della prossima vittima da punire senza pietà, ai rumori sinistri e improvvisi, quasi fossero urla davanti alle quali è impossibile rimanere impassibili. Stephen King descrive perfettamente i personaggi, fisicamente e psicologicamente, ogni singolo stato d'animo, ogni scena del presente e del passato, tanto da trascinare il lettore nella paura e nell'ansia, coinvolgendolo capitolo dopo capitolo. Il ritmo resta costantemente alto e la storia è resa ancor più originale dal modo in cui è raccontata: in parte in prima persona per poi passare a un narratore onnisciente.
Temi cari all'autore: l'adolescenza, il bullismo, le prime cotte, il rapporto con i genitori, amicizie vere, elemento paranormale, eventi passati che influenzano il presente e ricorrono con ciclicità. Note positive: la dote di raccontare a tutto tondo, per un numero di pagine non indifferente, appassionando ed emozionando, senza mai annoiare; il finale è davvero riuscito, mi è piaciuto tanto e ha creato la giusta suspense, mantenendo contemporaneamente il mistero e l'effetto sorpresa.

Veronica

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