22 gennaio 2018

Sorella mio unico amore di Joyce Carol Oates [recensione]

SORELLA MIO UNICO AMORE
di 
Joyce Carol Oates

Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar contemporanea
Traduzione: Giuseppe Costigliola
Pagine: 672
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788804606017
"Skyler aiutami Skyler mi sento così sola in questo posto Skyler ho tanta paura Mi fa tanto male Skyler non mi lascerai in questo posto spaventoso vero Skyler?" Nove anni, dieci mesi, cinque giorni. Questa voce di bambina nella mia testa.
I Rampike sono una famiglia disfunzionale, scellerata, come presentata sin dalle prime righe dal narratore, Skyler, il primogenito di Bix e Betsey Rampike. Ha diciannove anni, frequenta una comunità religiosa e non ha più rapporti con i genitori; spesso, annebbiato dalle medicine che prende, si trova a ripensare a quando era solo un bambino, alla sua sorellina che non c'è più e alla notte della sua sparizione. Quando ancora lei non è nata e c'è solo lui, la madre gli presta molte attenzioni, lo considera il suo ometto. Su di lui si riversano tutte le aspettative: potrebbe diventare un grande pattinatore, un favoloso ginnasta, un futuro uomo d'affari. Ma niente di tutto questo gli appartiene e in uno dei pomeriggi che passa ad allenarsi con un ex campione, nella palestra di zona, cade rovinosamente e la menomazione fisica lo accompagna per tutta la vita. Una carriera mai decollata e subito finita, che porta padre e madre a dimenticarsi di quel figlio destinato a restare anonimo, secondo i lori rigidi schemi.
E così, le attenzioni si spostano sulla piccola Edna Louise, che dimostra da subito un innato talento nel pattinaggio sul ghiaccio. Un talento che si rivela l'inizio della rovina. Betsey attribuisce questa impensabile fortuna a Dio e al suo insperato interesse verso la sua famiglia. La madre rivede nella figlia se stessa, ma con molte più capacità che, se sviluppate a dovere, avranno dei risultati grandiosi.
Quella piccola creatura di soli quattro anni comincia a essere trattata da adulta: truccata, vestita e acconciata come una donna. Trattamenti non solo estetici, ma anche fisici e medici continui. Per non parlare degli estenuanti allenamenti con ex stelle della disciplina artistica. Gare, viaggi e concorsi di bellezza.
A coronamento di un successo sempre più grande, anche il suo nome è modificato: da Edna Louise, nome anonimo e inadatto, a Bliss, sussurrato alla madre, come in una visione divina.
«"Bliss»! Questo è il tuo nome, tesoro. "Edna Louise" è stato cambiato in "Bliss"... non è meraviglioso?»
La bambina, sconcertata, sorrise a mamma. Era una buona notizia? Era una bella sorpresa? Dall'espressione di mamma, decisamente sì. «Il tuo nome è "Bliss": ripetilo.»
«"Bli-zz"?»
«"Bliss." "Bliss Rampike"»
Che strani, i nomi! Perché un nome è proprio quello e non un altro, e perché ogni persona o cosa ha un nome? La piccola Edna Louise, ora la piccola Bliss, sorrise incerta come davanti a un regalo - poiché spesso i bambini ricevono doni da adulti raggianti che si mostrano molto buoni con te e desiderosi di essere considerati tali -, era sconcertata pur comprendendo che si trattava di un dono molto speciale, di cui bisognava essere grati.
«Allora, tesoro, quando ti chiedono come ti chiami. soprattutto alla pista di pattinaggio, risponderai "Bliss". "B-L-I-S-S". È una visione mandata da Dio. Lo capisci?»
Edna Louise annuì con impeto. "Sì mamma!"
E il padre dov'è in tutti questi progetti, in tutto questo farneticare?
Bix non è molto presente. Ha un lavoro importante, è conteso da molte compagnie, viaggia spesso in tutto il mondo. Il suo ruolo in famiglia è quello di un bancomat, ogni tanto mostra titubanza nelle scelte della moglie, perché significano che ci saranno da sostenere altre spese. Non è fedele a Betsey, intrattiene relazioni diverse e non appare mai davvero interessato alla vita dei figli. Solo quando Bliss arriva prima a una competizione importante, muta atteggiamento e sembra quasi trasformarsi nel marito e nel padre perfetto. Ma questa parentesi ha breve durata.


Joyce Carol Oates si ispira liberamente a un fatto di cronaca, la storia vera di JonBenét Ramsey, reginetta di bellezza, trovata morta nel 1996, all'età di sei anni, nella cantina di casa. Omicidio rimasto irrisolto, pieno di punti oscuri, con le indagini della polizia condotte in maniera sommaria e per nulla scrupolosa.
In Sorella mio unico amore le dinamiche sono simili, così come la scena del crimine e il ritrovamento del cadavere. Il protagonista è sicuramente Skyler e attraverso la sua memoria ripercorriamo il ménage familiare, le difficoltà relazionali, la gelosia del primogenito verso la sorellina e tutti i problemi comportamentali di quest'ultima. Bliss è infatti un personaggio secondario, vista attraverso gli occhi del narratore, sola e indifesa, impaurita e, per quanto famosa non si sente mai realmente amata se non compie il suo dovere. È a tutti gli effetti lo strumento usato dalla madre per raggiungere la notorietà, l'affetto degli altri, che siano esse persone vicine o lontane alla famiglia, anche dopo la sua morte. Nella seconda parte scopriamo che cosa è successo a Skyler dopo la scomparsa della sorella, ormai lontano dai genitori che, alla fine, svelano l'identità dell'assassino, liberandolo da un senso di colpa che lo ha seguito come un'ombra. 
Un diario in cui si alternano prima e terza persona, con l'uso di note a piè di pagina che approfondiscono alcuni passaggi e dove l'autore si rivolge direttamente ai lettori, per ribadire l'insensatezza di un gesto, di un momento, urlando la sua rabbia e la sua impotenza di fronte alle azioni degli adulti. Adesso che è quasi un uomo sceglie di placare quel grido di aiuto che lo perseguita giorno e notte per scrivere un resoconto in onore di Edna Louise e darle, finalmente, la pace che merita.
Il primo libro che leggo di Joyce Carol Oates: una storia forte, delicata, spietata, agghiacciante. In certi momenti ho dovuto interrompere la lettura, tanto ero sconvolta dal racconto della vita di Bliss Rampike, che a quattro anni ha smesso di essere una bambina e si è trasformata in un volto noto, alla mercé del prossimo. Spiattellata sui giornali, intervistata, fotografata, filmata, è costretta ad allenarsi senza sosta, soffocando i dolori e la stanchezza, solo per sentirsi adorata da Bix e soprattutto Betsey Rampike.
Una figlia che non è stata protetta dai genitori, né in vita né in morte, complici di aver rovinato consapevolmente la stessa esistenza del primogenito, noncuranti delle conseguenze e delle ripercussioni morali. 
Un'opera letteraria che è una vera e propria denuncia alla società americana, della quale l'autrice dà un'immagine raccapricciante e senza scrupoli. Un romanzo complesso e difficile da dimenticare.

Ho scoperto che Netflix ha realizzato nel 2017 il documentario Casting JonBenét, che indaga sull'uccisione di JonBenét Ramsey: la regista immagina che nella cittadina di Boulder si tengano i provini per un film sul caso; gli intervistati si pongono domande su quella notte, sollevano dubbi e propongono una loro teoria.



Veronica

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