26 febbraio 2018

Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Selby Jr. [recensione]

ULTIMA USCITA PER BROOKLYN
di 
Hubert Selby Jr.

Casa editrice: Sur
Collana: BigSur
Prefazione: Paolo Cognetti
Traduzione: Martina Testa
Pagine: 350
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788869980893

Romanzo uscito negli Stati Uniti nel 1964 per la casa editrice di fama "trasgressiva" Grove Press; nel Regno Unito la prima edizione fu bandita dal commercio; in Italia il libro è stato pubblicato nel 1966 da Feltrinelli con il titolo Ultima fermata per Brooklyn e comportò un processo per oscenità a carico dell'editore.
Nel 2017 Sur regala una nuova traduzione a cura di Martina Testa, una prefazione ricca di spunti interessanti di Paolo Cognetti e un nuovo titolo: Ultima uscita per Brooklyn.
Sei parti, sei racconti, con personaggi ricorrenti, che rappresentano la peggiore feccia dei quartieri poveri e malfamati di Brooklyn sul finire degli anni Quaranta: prostitute, travestiti, giovani nullafacenti sempre ubriachi o strafatti, operai in sciopero.
Il lato opposto dell'America borghese, uscita dalla seconda guerra mondiale, con il sogno americano a farla da padrona. La New York di quegli anni non è il posto giusto per realizzare progetti, è violenta, malfamata, sporca, covo di delinquenti, ladri e vagabondi. A raccontare l'altra parte, la parte degli emarginati, un uomo che è nato e cresciuto a Bay Ridge, ha vissuto quella vita, ha bazzicato quelle strade e si è sicuramente ispirato agli autori più celebri della Beat Generation: lo testimonia lo stile ruvido, che stravolge grammatica e sintassi, l'assenza di punteggiatura, la prosa spontanea, un fiume in piena di parole, dove le mani devono procedere di pari passo con la mente, come teorizzato dal maggiore esponente della corrente, Jack Kerouac. La narrazione è corale, difficile distinguere il singolo, ciò che avanza è la totalità delle voci; il linguaggio è volgare, il turpiloquio costante, la traduzione cerca di mantenere vivo lo slang caratteristico dei personaggi.

Le scene descritte si svolgono tutte nei pressi del bar del Greco. In Un altro giorno un altro dollaro il titolare del locale si rivolge alla feccia che sosta al suo locale, senza spendere, a bere, fumare, cazzeggiare e a cercare guai. Il primo episodio di violenza vede la banda del Greco picchiare senza pietà un militare con il quale c'è stato un alterco: una brutalità che si accanisce sul corpo, sul sangue e sulle ferite aperte, per provocarne altre, arrecare sempre più dolore. Altro spietato pestaggio è quello subìto da Harry protagonista di Sciopero: un uomo inetto, arrogante, sessualmente represso, spregevole con la moglie, indifferente al figlio; operaio di fabbrica, nella cricca del sindacato, comincia a frequentare travestiti della zona, fino a quando, ormai al verde e completamente solo, tenta un approccio con un ragazzino di dieci anni, per poi subire una punizione esemplare, che per quanto si possa pensare "meritata", non può che suscitare disgusto e pietà. A terra, disperato e dolorante, Harry tenta di muoversi e urla fortissimo, mentre i suoi aguzzini si recano al bar a lavar via le macchie, mentre ridono e scherzano, ricordando la prima scazzottata ai danni del soldato.
In È morta la regina Georgette  legge alcuni estratti da Il Corvo di Edgar Allan Poe per far breccia nella dura corazza dell'amato Vinnie, con il quale fantastica di poter camminare mano, nella mano, di sentirsi accettata nel suo desiderio di essere donna, anche se nata nel corpo di un uomo, per fuggire da quel fratello manesco che la considera il peggior fenomeno da baraccone. Delusa e infelice, sarà costretta a fare i conti nel peggiore dei modi con il tradimento. Sorte ben più crudele è destinata a Tralala, prostituta e ladra di professione, pronta a sedurre per racimolare denaro, violentata dentro un'auto sgangherata da una fila interminabile di uomini, che bevono birra aspettando il loro turno. "Un povero corpo inerme imbrattato di piscio, sangue e sperma", dove tutti si avvinghiano, per poi lasciare la donna priva di qualsiasi reazione in uno spiazzo buio.
A chiudere il cerchio Lafinedelmondo: in un caseggiato popolare di periferia, famiglie disagiate, una peggio dell'altra, afflitte dalla povertà, dall'ignoranza e da un egoismo spinto. L'assenza di qualsivoglia valore è gridato dalle moglie ai mariti e viceversa, agli odiati vicini, a sconosciuti che per caso si scontrano con le loro vite. Una conclusione, che se possibile, alimenta la decadenza morale ed emotiva dei quartieri di Brooklyn.

Ogni racconto è preceduto da un passo della Bibbia, significativo e preludio di quello che ci aspetta appena voltata la pagina. Ma non siamo preparati a quello che Hubert Selby Jr. descrive: un amore negato, una mancanza totale di qualsiasi sentimento, un vuoto che affligge e carica un gruppo di sopravvissuti, non curante di chiunque. Un'esistenza cupa, triste, senza  sprazzi di luce, se non bieche illusioni, senza possibilità di redenzione.
Un romanzo molto forte, a tratti difficile da sopportare per la crudezza narrativa e il realismo linguistico, un urlo di dolore che possiamo solo subire e non fermare.

Veronica

19 febbraio 2018

Meno di zero di Bret Easton Ellis [recensione]

MENO DI ZERO 
di 
Bret Easton Ellis

Casa editrice: Einaudi
Collana: ET Scrittori
Traduzione: Marisa Caramella
Pagine: 185
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788806229948

Clay frequenta l'università nel New Hampshire. Ritorna a Los Angeles per trascorrere le vacanze di Natale: rincontra i vecchi amici e la sua ex ragazza Blair.
Una generazione perduta di giovani dediti all'alcool, alla droga, al sesso e alle feste, alla ricerca di qualcosa di irraggiungibile, che li porti a sentirsi finalmente in pace con se stessi e con il mondo, persi in un inferno in Terra senza via d'uscita, completamente impassibili di fronte agli orrori che si palesano continuamente.
Le giornate sembrano muoversi in autonomia rispetto al mondo che scorre velocemente, due binari indipendenti e paralleli destinati a non incontrarsi mai. 
Clay si alza la mattina, sniffa cocaina regolarmente, si reca da uno psichiatra dove a volte piange e a volte ascolta e non sente, per poi non dire mai niente di importante. Va al cinema, passa il tempo con altri ragazzi, ha rapporti sessuali con chiunque, ma in tutta questa frenesia che è la sua vita, niente resta e ogni cosa scivola via nella totale indifferenza. 
Osserva le sue sorelle che si atteggiano a donne, anche loro perse nel vortice della droga, con genitori assenti e divorziati, che fanno qualsiasi cosa, tranne ricoprire un ruolo di riferimento per i figli.
L'ambiente patinato di Los Angeles ha cresciuto una generazione di ricchi e viziati, dove anche la morte di giovani adolescenti non frena e non demorde dal vivere senza paura e con trasgressione esistenze senza futuro. L'autodistruzione? L'unico antidoto contro la noia.
Il sottofondo costante della televisione fissata sul canale Mtv, sempre accesa, a illuminare il grigiore quotidiano, non dissimula neanche per un instante la tristezza e l'opacità che avvolgono i personaggi. Quando Julian rivela di aver bisogno di una grossa somma di denaro per pagare un debito di droga, il segreto nascosto dentro questa dipendenza appare inimmaginabile. Costretto a prostituirsi, cerca di staccarsi dal suo protettore, ma è richiamato ad assolvere il suo compito: un uomo di mezza età abusa di lui, appaga le sue depravazioni e Clay rimane indifferente di fronte alla scena, come se ne fosse da un lato attratto e dall'altro non la comprendesse fino in fondo.
Giunto il momento di tornare al college, non si volta indietro, abbandona tutti, si lascia alle spalle una scia di adolescenti morti, infelicità e perdizione, mantenendo dentro di sé un vuoto di sensazioni ed emozioni:
- Cos'è importante per te, Clay?Cosa ti rende felice?
- Niente. Niente mi rende felice. Niente mi interessa, - le dico.
- Ti è mai importato qualcosa di me?
Non dico niente, abbasso gli occhi sul menù.
- Ti è mai importato qualcosa di me, Clay? - ripete.
-No, e di nessun altro, di nient'altro. Non voglio attaccarmi a niente, soffrirei troppo, dovrei preoccuparmi anche di quello. Si soffre meno, se si è distaccati.
Meno di zero è il primo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato nel 1985, concepito inizialmente come tesi finale del corso di scrittura creativa. Frasi brevi e concise, stile secco, essenziale, senza giudizi e senza fronzoli: quello che l'autore offre è l'immagine peggiore di una gioventù consumata da una vita sregolata ed eccessiva, a cui non manca niente e allo stesso tempo manca tutto. Personaggi assorti nelle loro esistenze quotidiane, egoisti, frivoli e senza uno scopo ma, nella loro supercificialità, appaiono più umani che mai. 
Come recita quasi profeticamente il cartellone pubblicitario scorto da Clay in Sunset Boulevard con la scritta "Sparire qui", sono tutti destinati a essere schiacciati dalla loro incapacità di provare sentimenti.

Veronica

15 febbraio 2018

La figlia perfetta di Anne Tyler [recensione]

LA FIGLIA PERFETTA
di
Anne Tyler

Casa editrice: Guanda
Collana: Tascabili Guanda
Traduzione: L. Pignatti
Pagine: 291
Prezzo: € 15,50
ISBN: 9788882469795

Due famiglie si incontrano all'aeroporto per accogliere le neonate che hanno adottato dalla Corea. Non si conoscono, eppure riempiono la sala d'aspetto con la medesima trepidazione e speranza. C'è la riservata famiglia di Sami e Ziba Yazdan, iraniani naturalizzati statunitensi e quella di Bitsy e Brad Donaldson, americanissimi nel loro esplosivo gioire. Quando appaiono le bambine, così piccole e indifese, fioccano gli auguri e si stringono mani, si ride e ci si congratula. Sull'onda dell'entusiasmo, gli Yazdan vengono invitati alla festa per l'arrivo della figlia dei Donaldson. I due timidi coniugi, stupendo anche se stessi, accettano.
Questo è l'inizio di una storia dolcissima e veritiera. Da quel momento tutto cambierà: le due famiglie non perderanno occasione per rivedersi l'anno successivo per celebrare di nuovo la data dell'arrivo delle bambine nella loro vita, e molte altre ricorrenze ancora. Dopotutto le bambine sono molto piccole e hanno un passato comune, quindi perché non mantenere viva la familiarità che hanno tra loro? In questo modo si sentiranno meno dei pesciolini fuor d'acqua. Ma forse, in fondo, in questo mare sconosciuto che è la maternità e le sue aspettative, anche i genitori hanno bisogno di non sentirsi troppo soli.

Attraverseremo con loro l'ansia della maternità e tutti i dubbi che comporta l'adozione: sarà docile questa bambina sconosciuta, sarà simile a me o tutto il contrario? Saprò essere la madre che voglio, o sarò solo la madre che si aspettano? In fin dei conti, cosa si aspettano? E io, riuscirò a volerle bene?

Uno squarcio sulla realtà contemporanea americana, ma non solo. Gli americani, si sa, sono sempre pronti a far festa, fieri della loro patria eppure aperti e fin troppo globalizzati. Così, mentre gli Yazdan tentano con tutte le loro forze di americanizzarsi e fondersi nel tessuto sociale, i Donaldson non smettono mai di ricordar loro che dovrebbero andar fieri della loro Iran, un altrove esotico di cui però conoscono ben poco: un ammasso di usanze bizzarre e ingigantite dalla curiosità. E ci pongono davanti alla questione se le nostre tradizioni culturali siano una ricchezza o, piuttosto, dei muri: gli stranieri sono davvero "altri" rispetto a noi, davanti alle difficoltà della vita?

Due mondi a confronto, due culture che si incontrano (e talvolta si tirano qualche schiaffo) ma soprattutto tre donne normalissime, tra le risate e anche qualche lacrima, forti della loro fragilità e per questo amabili; tre personaggi pieni di sfaccettature, così reali da avere l'impressione di vederle, proprio lì, allo scaffale della verdura al supermercato o mentre fanno scendere le figlie dell'auto per mandarle a scuola, narrati da una voce calma, seduta in una sedia a dondolo in una veranda americana.

Alessandra

10 febbraio 2018

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman [recensione]

IL CORPO CHE VUOI
di
Alexandra Kleeman

Casa editrice: Edizioni black coffee
Traduzione: Sara Reggiani
Pagine: 304
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978889483303

Il narratore della storia è A, una ragazza che condivide l'appartamento con B e frequenta un ragazzo C. Un triangolo di relazioni complicate. 
La protagonista vive un disagio palpabile con se stessa e con chi le sta intorno; vede la sua coinquilina che tenta giorno dopo giorno di assomigliarle, manifestando un comportamento ossessivo e allo stesso tempo apatico, perché niente sembra poterla deconcentrare dal suo obiettivo, diventare in tutto e per tutto A. Quest'ultima è infastidita dal controllo che B cerca di esercitare su di lei e reagisce prima assecondando l'amica, poi distruggendo le sue cose, fino a evitarla completamente. La sua storia d'amore è a sua volta problematica, nella coppia non ci sono comunicazione e comprensione: il rapporto è destinato a sgretolarsi senza possibilità di riconciliazione.
I personaggi sono poco convenzionali, rappresentati da ciò che vedono e dal modo in cui si rispecchiano in questa rappresentazione. L'attenzione all'estetica è una prima considerazione che salta all'occhio addentrandosi nel quotidiano delle protagoniste femminili: trucchi e creme usati per abbellire la loro figura esterna, con la piena convinzione di migliorare l'aspetto interiore; emerge un contrasto molto forte tra l'omologazione della perfezione e l'essere se stessi. L'autrice affronta il tema della bellezza, sottolineando come il muoversi verso un modello comune, basato sull'apparenza, porti il singolo a scomparire nella massa e, di conseguenza, a perdersi.
Il cibo è una costante nella narrazione: A e B si nutrono solo di arance e ghiaccioli; osservano come rapite le pubblicità di una famosa merendina, la Kandy Kake, oggetto del desiderio di un gatto, Kandy Kat, che, come nei famosi episodi del cartone Willy il coyote non raggiunge mai lo snack e quindi non mangia. Nel romanzo sono descritte molte puntate di questo spot, dove il gatto è sempre più provato e deperito, esattamente come A che non riesce ad alimentarsi con del cibo vero. Mangiare equivale all'essere felici, a provare finalmente un sentimento di soddisfazione e tranquillità: lei è alla ricerca di questa emozione, quando scappa da B, fa di tutto per riallacciare i rapporti col fidanzato, si rifugia al supermercato Wally's, dove attraversa corridoi infiniti per appagare un bisogno primario.
Quando resta sola, si avvicina a una setta che promuove un percorso di purificazione attraverso isolamento, cancellazione dei ricordi e dieta ferrea controllata: si convince di poter trovare pace ed equilibrio, assecondando le istruzioni di questa strana comunità, ma non tutto va nel verso giusto.

Il corpo che vuoi è il romanzo d'esordio di Alexandra Kleeman, un'autrice originale, che mischia finzione e realtà, creando un vortice ipnotico attorno a personaggi senza identità. Il risultato è un contesto alienante e claustrofobico, dove tutto scorre senza sosta, senza ordine, come nel più compulsivo zapping televisivo. Le immagini fluiscono, esattamente come le esistenze, le sensazioni sono amplificate, tanto da visualizzare e avvertire nel profondo ogni singola esperienza tattile o gustativa. Quando il ghiacciolo di B gocciola sul pavimento e le formiche annegano "nello sciroppo appiccicoso e trasparente" ho provato ansia e assenza di fiato; quando A è affamata e pensa di addentare un'arancia ho sentito quella consistenza, il succo caldo e dolce che inonda la bocca, i filamenti che si impigliano tra i denti; quando A afferra la treccia di B e la spinge giù per la gola, sforzandosi di inghiottire la massa compatta di capelli, per poco non ho vomitato, tanto è reale il groppo che si materializza dentro di me, come fossi io ad aver scatenato una lotta con la matassa informe.
Proprio qui sta la forza dell'opera di Alexandra Kleeman, un romanzo che, ancora di più della storia, sarà ricordato per la capacità di mantenere impresse nella mente e nel corpo dei lettori le tante scene di una potenza visiva ed emotiva sconvolgenti.

Veronica

5 febbraio 2018

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman [frasi libro]


IL CORPO CHE VUOI di Alexandra Kleeman

"Dentro un corpo non c'è luce. Un'umidità densa, schiacciata su se stessa, forme che premono le une contro le altre, senza cognizione di dove si trovino. Si scompongono nell'affollamento, si disfano. Appoggi una mano sulla pancia e premi sul morbido, cercando di intuire con le dita che cosa sia successo. Dentro potrebbe esserci di tutto. Non c'è da sorprendersi, pertanto, che ci importi di più delle nostre superfici esterne: loro soltanto ci distinguono l'uno dall'altro e sono così fragili, dello spessore di un foglio di carta".
"Questa è la felicità, penso mentre l'aria condizionata ronza dietro di me come un gigantesco insetto. Mi formicola la faccia o forse è solo un lato che si è addormentato. Pensavo che la felicità fosse più calda, più accogliente, più avvolgente. Più eccitante, come le cose che accadono in televisione a chi fa televisione, e non questo torpore vagamente consolatorio che provo mentre le guardo accadere". 
"Vado in bagno a guardarmi. Mi metto davanti allo specchio e valuto la differenza tra l'aspetto che avevo ieri pomeriggio e quello che ho ora. In questo modo misuro la quantità di vita che mi ha tolto amare qualcuno, di persona, faccia a faccia".
"Mi stuzzico un brandello di pelle morta nel piede, un pezzetto bianchiccio che si è sollevato dal resto. Dev'essere successo mentre camminavo. Lo tiro e sento che mi si allunga la pelle del piede, ma il pezzo in sé non mi trasmette alcuna sensazione. Mi stava già lasciando. Se potessi guardarmi dentro e toccarmi le viscere, osservarle giorno dopo giorno, conoscerne il colore e la consistenza, forse mi sentirei più vicina a quei chili di materia organica che vivono in me, nel mio punto cieco. Ma fino ad allora lo strato esterno rimarrà la mia parte più intima, quella che se mi venisse rubata lascerebbe uscire tutta me stessa, il nucleo essenziale".
"Mi manca. Vorrei sentire la sua voce che mi dice qualcosa. Penso a lui che ascolta la mia voce che mi dice qualcosa. Penso a lui che ascolta la mia voce in segreteria più tardi, oggi pomeriggio, il mio respiro che preme contro il suo orecchio. Penso alle mie orme impresse su una terra molto, molto lontana. Mi piace pensare che una parte di me entri in contatto con una parte di lui, fosse anche solo il rumore dei miei passi con il suo timpano".
"C'è un lato di me che non so controllare, che non so frenare. [...] All'improvviso, come un lampo accecante, ricordo che esiste anche una me buona che lotta dentro la me che sono sempre". 
"Dentro il corpo non c'è Luce. Il sangue vi scorre senza avere cognizione di dove sia diretto, scivola sulle viscere, su parti di noi che sentono qualcosa ma che ne sono consapevoli. Ciò che percepiscono lo comunicano tramite impulsi nervosi al cervello, un organo pallido come un anfibio delle caverne che di suo non ha nervi. Dentro un corpo i pensieri non entrano mai a contatto con l'aria, con la Luce, finiscono per soffocare nell'Ombra".
"Ho visto le poche cose di cui mi importava dimenticarsi di me. Ho visto la vita per cui non ero fatta rimarginarsi intorno alla mia assenza, come una ferita. Mi tocco la faccia. Stringo la pelle fra le dita, la tiro. Non capisco cosa sia andato storto".
"Sto cercando di capire se qui dentro c'è qualcosa che può dirmi chi sono adesso. Perché nessuno vede me in me? Perché tutti vedono una persona che non sono mai stata?". 

A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica 


1 febbraio 2018

Riepilogo del mese di gennaio: quattro libri e un film


Il nuovo anno è cominciato all'insegna di letture positive, tra certezze, sorprese e nuovi autori da scoprire.

Mi piace dedicare tempo a uno dei miei scrittori preferiti, che sa creare storie coinvolgenti, con protagonisti descritti nei minimi dettagli, mantenendo alta la suspense e l'effetto sorpresa: Christine - la macchina infernale è una delle opere più famose e apprezzate di Stephen King, raccoglie i temi a lui cari e trasforma l'ossessione di un'adolescente per la sua auto in incubo senza via d'uscita. Particolarità: il cambio di punto di vista narrativo, una vera e propria "genialata".

Dopo giorni di terrore, ho scelto di buttarmi nel romanzo d'esordio di Tiziana D'Oppido, Il narratore di verità, superlativo, frizzante, scorrevole e sincero che, allo stesso tempo, fa sorridere e riflettere. Al centro, l'incomunicabilità tra genitori e figli, le difficoltà di realizzare i propri sogni e il coraggio di proseguire per la nostra strada, anche se gli ostacoli appaiono insormontabili.

Dopo un'attenta riflessione, ho scelto con quale libro cominciare di Joyce Carol Oates: mi ha spinta la curiosità verso questo resoconto, frutto della fantasia dell'autrice, ma con un fondo di verità, in quanto tratto da un terribile fatto di cronaca: Sorella mo unico amore. All'età di quattro anni, Edna Louise smette di essere una bambina e diventa lo strumento di compiacimento di una madre instabile, egocentrica e completamente condizionata dalla fede religiosa. Una storia forte, spietata e agghiacciante, dove non è possibile restare impassibili.

Ultima lettura del mese, L'uomo di gesso di C.J. Tudor, un thriller che si muove su due archi temporali, ha come protagonisti un gruppo di bambini legati da un passato carico di bei ricordi e brutti momenti e fa dell'ambiguità il suo punto di forza. La trama è distorta, le carte in tavola vengono continuamente rimescolate e i personaggi sono misteriosi e in bilico tra bene e male. Alla prima parte si associano molti elementi alle opere più famose di Stephen King ma, anche in questo caso, la narrazione è stravolta e assume una propria personalità, fino al finale che lascia di nuovo perplessi e sorpresi.

In questo mese di gennaio ha trovato spazio sul blog anche la recensione di Tre manifesti a Ebbing Missouri: sto cercando di recuperare tutti i film che saranno protagonisti agli Oscar (con i miei tempi). "La violenza genera solo altra violenza" è la frase che echeggia con effetto purificatore e si mostra in tutta la sua rabbia in diverse sequenze, veri pugni allo stomaco. Genere dark comedy, commistione di ironia e drammaticità, in pieno stile fratelli Coen, con due ottimi attori, Frances McDormand e Sam Rockwell.

Riepilogando...

1. Christine - la macchina infernale di Stephen King
2. Il narratore di verità di Tiziana D'Oppido
3. Sorella mio unico amore di Joyce Carol Oates
4. L'uomo di gesso di C.J. Tudor

5. Tre manifesti a Ebbing Missouri

Veronica