28 marzo 2018

Guardrail di Eva Clesis [recensione]

GUARDRAIL
di
Eva Clesis

Casa editrice: Las Vegas edizioni
Collana: i jackpot
Pagine: 152
Prezzo: € 10
ISBN: 9788895744070
Prima edizione: 2008
Nel 2017 è uscita la seconda edizione con una nuova copertina.

Assunzione Maria Addolorata De Caro al compimento dei sette anni viene battezzata nuovamente in casa dai genitori un tantino alticci, che decidono di cambiarle il nome in Alice, allontanando ogni possibile rimasuglio delle origini del Sud. Il padre Tony è nato a Montemesola, Taranto, e la scelta di dare alla figlia il nome della nonna materna è un vano tentativo di intenerire il cuore di pietra della madre, amareggiata per il trasferimento ad Asti e allo stesso tempo contraria a un possibile ritorno della famiglia, che la obbligherebbe a ospitare la nipote "mezzosangue" e la moglie inglese Fiona, che non hanno di certo la sua approvazione.
In un terribile incidente perdono la vita il padre e la madre e per Alice niente sarà più come prima: come la protagonista del suo libro preferito, Alice nel paese delle meraviglie, si trova catapultata in un mondo che non le appartiene, in una realtà che non riconosce, spaesata per i problemi con la lingua italiana, che mai riesce a fare propria. Questa nuova esistenza è tutt'altro che un sogno e per lei è inaccettabile adattarsi a una quotidianità che è peggio di una prigione. Costretta a trasferirsi dalla nonna paterna, donna fredda e severa, a frequentare una scuola, dove le amicizie sono false e traditrici, delusa da un amore non corrisposto, comincia a meditare di scappare per raggiungere l'Inghilterra, dove abitano i genitori della madre.

Guardrail è una storia che si suddivide in due parti, classificabili in un prima e un dopo, etichette che la stessa Alice usa come spartiacque di eventi cardine della sua vita. All'inizio è descritta la protagonista, il suo passato, i genitori che per poco tempo l'hanno cresciuta e com'è diventata a seguito della convivenza forzata con una vecchia signora, con la quale non sente alcuna parentela: la nonna è dispotica, sempre rigida in tutto, talvolta manesca e con atteggiamenti che alimentano la rabbia e il desiderio di vendetta di una giovane ragazza che non ha alcun punto di riferimento. Ed è proprio la vendetta a guidare molte delle sue azioni, che le fanno terra bruciata intorno. E così, scegliere di abbandonare tutto diventa semplice, perché non c'è niente per cui valga la pena restare. Con pochi soldi e poche speranze decide di fare l'autostop per conoscere le uniche persone rimaste  legate alle sue origini: persone sconosciute, di cui non sa nulla, ma per le quali è disposta a rischiare l'ennesima delusione, considerata più accettabile di un'esistenza a Montemesola. La seconda parte racconta di questo breve viaggio verso l'aeroporto di Brindisi, ricco di sorprese, colpi di scena e con un buon livello di tensione, che ha reso il finale ancor più originale. A bordo di una macchina guidata da un tizio misterioso, Alice dovrà affrontare nuove sfide e nuovi ostacoli, che la separano dalla realizzazione di una vita serena e con accanto qualcuno da poter chiamare di nuovo famiglia.

L'inizio è dei più teneri e sognanti, complice l'accostamento con una fra le favole più celebri; l'autrice cambia poi registro e si addentra in una strada dalle tinte cupe e tristi. Eva Clesis costruisce un personaggio che vive un forte disagio con gli altri, con se stesso e con il mondo che la circonda. Il destino non è stato clemente con lei e di fronte alle difficoltà, le reazioni non possono che essere al limite della frustrazione, della collera e dell'eccesso. Un libro ben scritto, attuale, netto nelle posizioni e per niente consolatorio: tutto funziona e la lettura scorre velocemente.
Il messaggio che è arrivato a me è questo: per quante ingiustizie e delusioni siamo chiamati ad affrontare sarà più facile digerire l'amaro boccone se puntiamo i piedi e facciamo emergere la parte di noi stessi più tosta, risoluta e decisa, senza farci piegare da niente e nessuno.

Veronica

21 marzo 2018

Villetta con piscina di Herman Koch [recensione]

VILLETTA CON PISCINA
di
Herman Koch

Casa editrice: Beat edizioni
Edizione originale: Neri Pozza
Traduzione: Giorgio Testa
Prezzo: € 9,00
ISBN: 9788865591420

Marc Schlosser è un medico di famiglia. Visita moltissimi pazienti ogni giorno, per lo più artisti dalla personalità egocentrica e fastidiosa o anziani apprensivi e logorroici; dedica loro un tempo medio di venti minuti, così da suscitare in chi ha di fronte la sicurezza di aver ricevuto l'attenzione che merita, anche se alla fine non è realmente così:
"Quello che c'è da capire  lo capisco in un minuto; gli altri diciannove li occupo concedendo attenzione, o meglio una parvenza di attenzione". 
Un professionista serio che non ama molto il suo lavoro, ma si convince di saperlo fare bene e di essersi costruito un'aura di credibilità per i suoi modi preconfezionati e chirurgicamente scadenzati.
La sua routine, fatta di famiglia, lavoro e grandi eventi, è scombussolata dall'incontro e dal rapporto amicale con l'attore rinomato in diverse serie tv,  Ralph Meier. Il libro si apre con la rivelazione della sua morte: una malattia grave, che avrebbe richiesto un intervento drastico per contrastare una veloce evoluzione senza più possibilità di guarigione, è stata dal dottore immediatamente capita, ma non trattata a dovere. Si insinua quindi il dubbio nel lettore che il protagonista abbia di proposito evitato le cure appropriate, tranquillizzando l'attore e consigliandogli di continuare con le riprese e con la sua vita.
Per coloro che hanno letto La cena e conosciuto Herman Koch con questo libro sarà facile riconoscere lo stile di scrittura, che avanza senza fretta, alimentando una tensione, che cresce pagina dopo pagina; sorgono dubbi, ci si pone domande, si spera di scoprire che cosa è successo, ma l'autore se la prende comoda, innescando una lettura vorace e colma di curiosità.
In Villetta con piscina, dopo aver creato suspense attorno alla morte di Ralph Meier, si torna indietro nel tempo, a una vacanza estiva, che sembra racchiudere tutte le risposte.
Marc Schlosser, insieme alla moglie Caroline e alle due figlie, Lisa di undici e Julia di tredici anni, trascorre nella villa del suo famoso paziente alcune settimane. Qui conosce meglio l'uomo, la moglie Judith, con la quale sembra esserci sin dall'inizio una simpatia reciproca, la madre di quest'ultima, i due figli maschi quasi coetanei delle ragazze e una coppia di Hollywood composta da un noto regista in là con gli anni e la fidanzata a malapena diciottenne.
Una convivenza che sembra stare stretta a molti, soprattutto gli adulti, poco inclini a rivelare il lato vero di se stessi: tutti si comportano in modo affettato, cercano di dare un'immagine forzata all'altro, per nascondere la vera natura e l'essenza dei pensieri che non vogliono esternare.
Gente dello spettacolo, ricca e celebre, attori pieni di sé, viscidi, maniacali... lo avverte subito il dottor Schlosser, abituato a cogliere i segnali, capire il problema e risolverlo. Non questa volta. Nonostante le ripetute richieste della moglie di lasciare la villa per continuare le ferie con la famiglia, lontano da quell'ambiente sconosciuto, con persone lontane anni luce da loro, rimanda la partenza, perché vuole restare accanto a Judith, rilassarsi e perdersi in nuove esperienze, anche se rischiose. Un personaggio ambiguo, detestabile, calcolatore: è affascinante vedere come il declino che da sempre ha osservato nei corpi colpiti da patologie più o meno gravi, che è sempre stato in grado di individuare con solo uno sguardo, si riversi nella sua esistenza sicura e impenetrabile, perché lui stesso non ha posto la giusta attenzione alle cose. In una serata come tante, trascorsa tra alcool, abbuffate e fuochi di artificio, perde di vista Julia, per poi ritrovarla confusa e con segni evidenti di violenza. Chi può essere stato a compiere un'azione così deplorevole? 

Un romanzo dalla vena cinica, che analizza la psicologia umana, i comportamenti volti solo a soddisfare interessi personali, la fragilità della famiglia e il delicato rapporto genitori e figli. Un ritratto spietato della società contemporanea, dove il personaggio principale è chiamato a fare i conti con la propria moralità e le conseguenze delle azioni dettate da giudizi sbagliati e percezioni del prossimo non così facili ed esatte, come quando si trova nella tranquillità del suo studio a esaminare i suoi "cari" pazienti. 
Una storia dall'intreccio ben costruito, che affronta temi attuali, coinvolge dall'inizio alla fine, rimescola le carte in tavola e mina continuamente le poche certezze conquistate.

Veronica

16 marzo 2018

Annientamento di Jeff Vandermeer [recensione]

ANNIENTAMENTO
di 
Jeff Vandermeer

Casa editrice: Einaudi
Collana: Supercoralli
Traduzione: Cristiana Mennella
Pagine: 186
Prezzo: € 16,00
ISBN: 9788806218287
"Ma la cosa più inquietante era un lamento profondo, potente, all'imbrunire. Il vento dal mare e la strana immobilità dell'entroterra offuscavano la nostra capacità di calcolare la direzione, e quel rumore sembrava permeare l'acqua nera che bagnava i cipressi. L'acqua era così scura che rimandava l'immagine dei nostri volti, e non si increspava mai, inerte come vetro, mentre rifletteva le barbe di muschio grigio che soffocavano i cipressi. Udivi solo quel lamento profondo. È impossibile capire che effetto facesse senza essere lì. È impossibile anche comprenderne la bellezza, e quando vedi la bellezza nella desolazione qualcosa dentro di te cambia. La desolazione cerca di piantare radici nel tuo intimo".
C'è una regione remota, sconosciuta ai più, sulla quale circolano fantasie, chiacchiere e leggende. È un luogo insondato, che appare come un paradiso primordiale e nessuno davvero sa se esiste, nessuno sa cosa lo ha prodotto esattamente, né quanto tempo addietro. Neppure la Southern Research, l'agenzia governativa che ha l'obiettivo di studiarla e tenerla al riparo dall'opinione pubblica. Sono già undici le spedizioni inviate alla scoperta dell'Area X e la zona è ancora avvolta nel mistero più fitto. Tutto ciò che è noto è che l'area si è sviluppata a seguito di un evento catastrofico una trentina di anni prima: un cataclisma ecologico non ben specificato che la Southern Reach tiene segreto persino agli scienziati prescelti per le cicliche missioni.
È il turno della dodicesima. Una psicologa, un'antropologa, una topografa, una biologa sono le componenti. Accuratamente scelte? Sembrerebbe di sì, ma forse non tutte sono state selezionate per la loro professione...
Quello che si trovano ad affrontare è sconosciuto, un'incognita potente come la Creazione stessa: una Natura padrona dell'area, un ecosistema nuovo, silenzioso e stranamente vigile, dove non tutto è ciò che sembra.
Armate di fucili e semplici coltelli, con attrezzature da campo in dotazione a qualunque spedizione non specifica, le quattro si incamminano nell'area, certe di doverla soltanto esplorare, ma quel che trovano al loro arrivo è ben lontano da quello che l'agenzia aveva prospettato: è un groviglio di inganni e terrore, che mette a prova durissima la prontezza di ciascuna.
Vincerà non solo la più scaltra, ma l'unica pronta davvero a tutto.
"Per quel che mi riguarda, contava poco quali bugie mi raccontassi, perché la mia esistenza nel mondo di tutti i giorni era vuota ormai come l'Area X. Non avendo più punti fermi, avevo bisogno di essere qui. Quanto alle altre, non so cosa si raccontassero, né volevo saperlo, ma credo che tutte simulassero almeno un certo grado di curiosità. La curiosità poteva essere una distrazione potente".
Un romanzo di fantascienza inconsueto e godibile, per chi è attratto dai misteri sottili e da un inevitabile senso di destino. Mi ha ricordato Solaris di Stanislaw Lem, dove l'incomprensibile pianeta di un lontano sistema solare, grazie alla propria peculiare composizione, è in grado di interagire psicologicamente con coloro che vi navigano intorno, modificando la loro percezione della realtà. Anche qui, come in Solaris, il grande protagonista è proprio l'area X, che mette alla prova incessantemente i propri visitatori portandoli a non fidarsi  neppure di se stessi.

Con uno stile misurato e descrittivo, come si addice alla scienziata di cui seguiamo il punto di vista, Vandermeer costruisce un paesaggio inquietante, tanto verde quanto immobile, e un personaggio dolente che non cede mai all'autocommiserazione: una donna che si sente fuori posto ovunque, tranne che davanti ai suoi amati ecosistemi. A modo suo, l'autore ci mette di fronte alla questione ecologica, della quale non ci si interessa mai abbastanza. E attenzione: la Natura ha tutti gli strumenti per essere vendicativa.

Alessandra

11 marzo 2018

Chiamami col tuo nome di André Aciman [recensione]

CHIAMAMI COL TUO NOME 
di
André Aciman

Titolo originale: Call me by your name
Casa editrice: Guanda 
Collana: Narratori della fenice
Traduzione: Valeria Bastia
Pagine: 271
Prezzo: € 17
ISBN: 9788823517578

Elio ricorda l'estate di venti anni fa, quando aveva solo diciassette anni e passava le vacanze nella villa di famiglia nel Ponente ligure. Il padre ospita, come da tradizione, uno studente al lavoro sulla ricerca di post dottorato, in cambio di una mano con le scartoffie:
"L'ospite dell'estate. L'ennesima scocciatura".
Oliver è un giovane americano di ventiquattro anni, brillante, biondo, bellissimo, spensierato e dai modi sfacciati, una "muvi star" come lo chiama sua madre. Tutti ne restano affascinati e in maniera inaspettata, quasi subdola, riesce a far breccia sul cuore e sulla mente del protagonista. 
Le giornate scorrono e i due giovani sembrano studiarsi, scambiandosi pareri su letture e musica, facendo lunghe traversate in bicicletta o semplicemente condividendo lo spazio intorno alla piscina, senza quasi considerarsi. Un gioco di seduzione inconsapevole, che porta Elio a domandarsi se quello che avverte lo percepisce anche Oliver o se è tutto frutto della sua immaginazione.
In uno dei soliti pomeriggi, entrambi trovano l'occasione di rivelare quelle sensazioni che per settimane li hanno turbati, con la paura che quel momento possa cambiare tutto e stravolgere completamente la sicurezza delle proprie vite. Nella piazzetta, di fronte al mare, Elio è il primo ad aprirsi e, per la prima volta, senza essersi preparato prima un discorso: la sua paura più grande è ripensare a quel giorno a distanza di tempo e rimpiangere di non aver detto la verità sui suoi sentimenti.

Andrè Aciman racconta una passione sopra le righe, che niente ha a che fare con l'amore, e dà vita al desiderio in tutte le sue forme parlandone perfettamente attraverso le parole, i movimenti e i pensieri di un giovane ragazzo che mai nella sua esistenza si è sentito così scombussolato. Ad attrarlo sin da subito, uno sconosciuto, più grande di lui, con il quale sente delle affinità legate alla religione, ai classici della letteratura, a ogni forma di cultura, ma si convince di avere di fronte la persona più odiosa che abbia mai conosciuto, perché più semplice che fare i conti con i propri sentimenti, esprimere quello che sente dentro e soprattutto affrontare un possibile rifiuto.
Una stanza li divide ed Elio resta in silenzio sul suo letto per lunghi pomeriggi e notti interminabili nell'attesa di sentire un rumore di passi riconoscibile, così da sapere che lui è tornato ed è di nuovo vicinissimo. Osserva il colore del costume e lo associa a uno stato d'animo, così da prepararsi all'umore del giorno, audace, ciarliero, vivace o irritabile? Lo sogna la notte e fantastica di giorno.
Una tensione che mai lo abbandona e lo spinge a comportarsi in modo sconsiderato, come entrare nella stanza dell'ospite quando non c'è e perdersi nel profumo dei suoi vestiti, fino a indossare il suo costume.
Per lunghe settimane si scrutano e si osservano, provano a evitarsi, ma un desiderio forte, fatto di ossessione e paura, li porta ad avvicinarsi. Si danno appuntamento e si incontrano nel cuore della notte: imbarazzati, curiosi e felici, finalmente riescono a comunicare con i loro corpi quello che a lungo si sono tenuti dentro e a condividere un'intimità totale:
"Se ti fermi mi uccidi, se ti fermi mi uccidi, perché era anche il mio modo di chiudere il cerchio tra sogno e fantasia, tra me e lui, parole tanto agognate, dalla sua bocca alla mia e di nuovo alla sua, parole che passavano di bocca in bocca, e forse è stato allora che iniziai a pronunciare oscenità che lui ripeté dopo di me, prima con dolcezza, finché mi disse «Chiamami con il tuo nome e io ti chiamerò col mio», non l'avevo mai fatto prima e, non appena pronunciai il mio nome come se fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrai condiviso dopo".
Entrambi sanno che la loro storia non è destinata a durare e che la separazione è vicina. Con questa consapevolezza scelgono di passare i due giorni precedenti alla partenza di Oliver a Roma, dove lui si deve recare per incontrare l'editore del suo libro. Visitano alcuni posti che per sempre ricorderanno come i loro luoghi speciali, partecipano a una presentazione in libreria, passano la serata con diversi intellettuali, per poi dirsi addio senza rimpianti.

Chiamami col tuo nome è un libro delicato, intenso, che racconta la profondità e l'ingenuità di una passione incontrollabile, che non è solo fisica. Due ragazzi che hanno paura di affrontare il proprio desiderio e scoprire che cosa succede se dovessero capire che è ricambiato. Una voglia di unirsi, appartenersi, confondersi l'uno nell'altro, tanto da diventare una cosa sola: il momento che suggella questo legame è la scena bellissima e complessa che vede Oliver mangiare la pesca, che prima è stata di Elio, in Elio.
Un romanzo sulla crescita, sull'unicità di una relazione che trasforma chi ha avuto e poi perduto, sul dolore come controparte della gioia più assoluta, sui ricordi che hanno il potere di turbare a distanza di anni e sul tempo che non cancella il passato, ma ancor più forte lo evoca.

Il film di Luca Guadagnino, che ho visto prima di leggere il libro, è pura poesia, commovente, ipnotico, con una bellissima fotografia, una colonna sonora trascinante e attori che trasmettono tutte le emozioni possibili. I singoli elementi in gioco sono in armonia l'uno con l'altro e la macchina da presa si sofferma sugli sguardi, sui corpi e sul paesaggio creando un'atmosfera elegante, erotica e non volgare.


Consiglio di vederlo in lingua originale, così da cogliere tutte le sfumature linguistiche che invece nel doppiaggio sono state troppo appiattite.
Di questi giorni la notizia di un seguito al quale il regista sta lavorando, forse sulla parte finale del romanzo che descrive un incontro a distanza di quindici anni, dove Oliver e Elio capiscono ancora di più come sia impossibile cancellare quell'estate dai loro cuori e dalle loro menti:
"Questa cosa che quasi non fu mai ancor ci tenta".
Veronica

7 marzo 2018

Siate ribelli, praticate gentilezza di Saverio Tommasi [recensione]

SIATE RIBELLI, PRATICATE GENTILEZZA
di
Saverio Tommasi

Casa editrice: Sperling&Kupfer
Collana: Pandora
Pagine: 206
Prezzo: € 16,90
ISBN: 9788820062880

«Crescete ma rimanete piccole, figlie mie. Fate dispetto a chi vi vorrebbe senza sogni pericolosi».

Quando nasce un figlio cambia tutto: ritmi di vita, responsabilità. Ma non solo. Cambiano parecchio le prospettive, si diventa lungimiranti. Ci si trova a fare i conti con il mondo che ci circonda: "È qui che vorrei che crescessero i miei figli?".
Qualunque sia la risposta, i nostri figli saranno i cittadini del futuro, gli abitanti del pianeta che noi lasciamo nelle loro mani. E quelle mani si prenderanno cura (o meno) di se stesse, di noi, degli altri, degli amici e dei nemici, cercheranno di raddrizzare le cose che sembrano storte. Perché la vita insegna che non ci sono solo cose belle: se è difficile curarsi di un amico, ancora di più lo è di un nemico.
Saverio Tommasi decide di scrivere una lunga lettera alle sue due piccole figlie. Deve partire per sempre? Sta per morire? No. Saverio è un giornalista, attualmente realizza documentari e video inchieste per Fanpage.it. E se in casa gli è difficile esprimere a parole l'affetto che prova nei loro confronti, per iscritto tutto è molto più facile. Scrivere è ponderare, è cercare la giusta parola e la giusta misura per essere compreso. E poi, in fondo, una cosa scritta può essere diffusa, può essere criticata ma anche elogiata, può aiutare gli altri. Può, insomma, lasciare un segno. Ed è proprio l'intento dell'autore, al quale non interessa che le sue figlie gli dicano da grandi: "Oh babbo, ma che roba ci hai scritto?". Del resto, le cose che ha scritto le ha scritte col cuore.
Ritroviamo, nella lettera, tutti i temi che gli sono cari e per il quale si è fatto conoscere al grande pubblico: i diritti, la tolleranza, il contrasto a ogni tipo di razzismo e fascismo. Le battaglie che porta avanti da sempre, quelle che porta avanti da poco, le persone che ha conosciuto e che lo hanno portato a essere l'uomo che è adesso. E lo fa partendo dall'evento che più gli ha sconvolto la vita: diventare genitore.
Raccontando delle disavventure da babbo (dalle pappe da preparare alle domande più scomode di cui sono capaci i bambini, dalle difficoltà di organizzare un lavoro senza orari al trasformare ogni imbarazzo in una risata), Saverio Tommasi fa un'istantanea dei nostri tempi e dei loro contrasti: un paese dove sembrano esserci più diritti che doveri, dove la faciloneria è in agguato dietro a ogni slogan, dove, nonostante le iniziative e le sensibilizzazioni, l'integrazione e la tolleranza ancora si fatica a trovarle. Il buono di questo libro è ricordarci che non ci sono solo sterili iniziative strumentali ma che ci sono anche tante idee innovative, che oltre agli  slogan fini a loro stessi ci sono persone che fanno davvero qualcosa mettendoci la faccia ed è da queste persone che dobbiamo ripartire, per guardare e conoscere meglio il nostro paese,.
Un genitore "come fa sbaglia", ma se il sentiero sul quale cammina è dritto e senza frasche che offuschino la vista il cammino è molto più piacevole.
Consigliato? Sì.

Alessandra

4 marzo 2018

Chiamami col tuo nome di André Aciman [frasi libro]


CHIAMAMI COL TUO NOME di André Aciman

"Questa fu la sensazione che descrissi sul mio diario anche quella sera: la definii «il mancamento». Perché mi ero sentito mancare? E possibile che ci volesse così poco? Bastava che mi toccasse e mi ritrovavo senza energia né forza di volontà? Questo voleva dire sciogliersi come un panetto di burro? E perché non avrei dovuto dimostrargli che ero come burro davanti a lui? Perché avevo paura di ciò che sarebbe potuto accadere? Oppure temevo che avrebbe riso di me, che l'avrebbe detto a tutti? O che avrebbe ignorato l'intera faccenda col pretesto che ero troppo giovane per sapere cosa stavo facendo? O forse perché se lui sospettava di qualcosa - e in quel caso voleva dire che eravamo sulla stessa lunghezza d'onda - poteva avere la sensazione di agire di conseguenza? Volevo che lo facesse? O preferivo vivere nel desiderio, a patto che continuassimo quella partita di ping pong all'infinito?".
"Mi colpiva non solo il suo incredibile dono di saper leggere dentro le persone, di esaminarle minuziosamente nel profondo ed estrapolare l'esatta configurazione della loro personalità, quanto piuttosto la sua abilità nell'intuire le cose nello stesso identico modo in cui le avrei intuite io. Era questo, in fine dei conti, ad attirarmi in lui, con un impulso irresistibile che travalicava il desiderio o l'amicizia o il fascino di condividere la stessa fede religiosa".
"Volevo sentire la sua portafinestra aprirsi, le sue espadrillas sul balcone e poi il rumore della mia portafinestra, mai chiusa col fermo, che veniva sospinta, e poi lui che entrava in camera mia dopo che erano andati tutti a dormire, si infilava sotto le lenzuola, mi spogliava senza chiedermelo, e dopo avermi fatto venire voglia di lui più di quanto pensassi di poter mai desiderare un altro essere vivente, con delicatezza, dolcemente, con la gentilezza che si usa tra ebrei, si insinuava nel mio corpo, con delicatezza, dolcemente, dopo avere ascoltato le parole che ormai provavo da giorni. Ti prego, non farmi male, che in realtà volevano dire: Fammi tutto il male che vuoi".
"Al mattino, seduto al mio tavolo a lavorare alle mie trascrizioni, ciò di cui mi sarei accontentato non era la sua amicizia, né altro. Mi bastava alzare lo sguardo e trovarlo lì, crema solare, cappello di paglia, costume da bagno rosso, limonata. Sì, Oliver, alzare lo sguardo e trovarti lì. Perché troppo presto verrà il giorno in cui alzerò lo sguardo e non ci sarai più".
"Ho avuto anche io la tua età, mi diceva sempre mio padre. Le cose che provi e che pensi di aver provato solo tu, le ho vissute anch'io, credimi, e hanno fatto soffrire anche me, e più di una volta: qualcuna non l'ho mai superata, mentre in altre sono ignorante, proprio come te oggi, eppure conosco quasi ogni piega, ogni recesso del cuore umano, compreso il dazio che a volte ci viene richiesto per entrarci".
"D'impulso, mi levai il costume da bagno e presi a infilarmi il suo. Sapevo cosa volevo, e lo volevo con quel trasporto ebbro che spinge le persone a correre rischi che non correrebbero neanche da ubriachi fradici".
"Volevo essere come lui? O forse volevo solo averlo? Oppure «essere» e «avere» sono verbi del tutto inadeguati nell'intricata matassa del desiderio, per cui avere il corpo di qualcuno da toccare ed essere quel qualcuno che desideriamo toccare è la stessa cosa, sono solo rive opposte di un fiume che scorre dall'uno all'altro, poi torna indietro e poi infine va di nuovo verso l'altro, e ancora, e ancora, un circuito perpetuo dove le cavità del cuore, come le botole del desiderio e i buchi del tempo e il cassetto a doppiofondo che chiamiamo identità, condividono una logica ingannevole, secondo la quale la distanza più breve tra vita reale e vita non vissuta, tra ciò che siamo e ciò che vogliamo, è una scalinata tortuosa progettata con l'empia crudeltà di M.C. Escher".
"Non mi passò per la testa che l'avevo portato lì non solo per mostrargli il mio piccolo mondo, ma anche per chiedere al mio piccolo mondo di farlo entrare, in modo che il luogo in cui mi rifugiavo da solo nei pomeriggi d'estate potesse conoscerlo, giudicarlo, verificare se c'era spazio anche per lui, accoglierlo, in modo che potessi tornare lì a ricordare".
"Un bacio sulla bocca non era il preludio a un contatto più completo, era già di per sé un contatto totale".
"«Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò con il mio», non l'avevo mai fatto prima e, non appena pronuncia il mio nome come se fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrei condiviso dopo".
"Ogni cellula del mio corpo crede che ogni cellula del tuo non debba morire, mai, ma se proprio deve, che muoia allora dentro il mio corpo".
"Chiudersi in se stessi può essere una cosa terribile quando ci tiene svegli di notte, e vedere che gli altri ci dimenticano prima di quanto vorremmo non è tanto meglio. Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa... che spreco!".
A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

1 marzo 2018

Riepilogo del mese di febbraio



Risveglio imbiancato stamattina, Firenze come raramente si vede, con nuovi colori, profumi, sensazioni...
Niente lavoro per me oggi, la giornata è delle più ideali per scrivere e fare il punto delle letture che hanno accompagnato il mese di febbraio.

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman mischia finzione e realtà, creando un vortice ipnotico, claustrofobico, alienente. Quando la potenza visiva ed emotiva sono così coinvolgenti, le descrizioni vivide e interiorizzabili, ci si imbatte in un romanzo originale, difficilmente classificabile e allo stesso tempo indimenticabile.

Meno di zero di Bret Eston Ellis: una generazione perduta di giovani ricchi e bellissimi dediti all'alcool, alla droga, al sesso e alle feste, alla ricerca di qualcosa di irraggiungibile ed indefinito, che li porti a sentirsi finalmente in pace con se stessi e con il mondo. L'autore offre l'immagine peggiore di una gioventù consumata da una vita sregolata, piena di eccessi, a cui non manca niente e allo stesso tempo manca tutto.

Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Selby Jr.: un libro molto forte, a tratti difficile da sopportare per la crudezza narrativa e il realismo linguistico, che racconta la vita violenta della peggiore feccia dei quartieri poveri e malfamati di Brooklyn. Un'esistenza cupa, triste, senza sprazzi di luce, dove l'amore è negato e il vuoto affligge un gruppo di sopravvissuti: un urlo di dolore emerge da ogni racconto, un grido che possiamo solo subire e non fermare.

Alessandra, cara amica e libraia di fiducia, ha invece letto La figlia perfetta di Anne Tyler e ne ha fatto una bellissima recensione sul blog. 
Uno squarcio sulla realtà contemporanea americana, con la storia di due famiglie alle prese con l'ansia della maternità e i dubbi che comporta l'adozione. Mondi a confronto, culture diverse che si incontrano, protagoniste femminili che rappresentano l'immagine perfetta di donne forti nella loro fragilità e per questo tanto amabili e reali: un delicato affresco di sentimenti, amicizie, amore, dove le abitudini vengono ribaltate, così come le certezze più ferme.

Riepilogando...

1. Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman
2. Meno di zero di Bret Easton Ellis
3. Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Selby Jr.
4. La figlia perfetta di Anne Tyler
Veronica