4 marzo 2018

Chiamami col tuo nome di André Aciman [frasi libro]


CHIAMAMI COL TUO NOME di André Aciman

"Questa fu la sensazione che descrissi sul mio diario anche quella sera: la definii «il mancamento». Perché mi ero sentito mancare? E possibile che ci volesse così poco? Bastava che mi toccasse e mi ritrovavo senza energia né forza di volontà? Questo voleva dire sciogliersi come un panetto di burro? E perché non avrei dovuto dimostrargli che ero come burro davanti a lui? Perché avevo paura di ciò che sarebbe potuto accadere? Oppure temevo che avrebbe riso di me, che l'avrebbe detto a tutti? O che avrebbe ignorato l'intera faccenda col pretesto che ero troppo giovane per sapere cosa stavo facendo? O forse perché se lui sospettava di qualcosa - e in quel caso voleva dire che eravamo sulla stessa lunghezza d'onda - poteva avere la sensazione di agire di conseguenza? Volevo che lo facesse? O preferivo vivere nel desiderio, a patto che continuassimo quella partita di ping pong all'infinito?".
"Mi colpiva non solo il suo incredibile dono di saper leggere dentro le persone, di esaminarle minuziosamente nel profondo ed estrapolare l'esatta configurazione della loro personalità, quanto piuttosto la sua abilità nell'intuire le cose nello stesso identico modo in cui le avrei intuite io. Era questo, in fine dei conti, ad attirarmi in lui, con un impulso irresistibile che travalicava il desiderio o l'amicizia o il fascino di condividere la stessa fede religiosa".
"Volevo sentire la sua portafinestra aprirsi, le sue espadrillas sul balcone e poi il rumore della mia portafinestra, mai chiusa col fermo, che veniva sospinta, e poi lui che entrava in camera mia dopo che erano andati tutti a dormire, si infilava sotto le lenzuola, mi spogliava senza chiedermelo, e dopo avermi fatto venire voglia di lui più di quanto pensassi di poter mai desiderare un altro essere vivente, con delicatezza, dolcemente, con la gentilezza che si usa tra ebrei, si insinuava nel mio corpo, con delicatezza, dolcemente, dopo avere ascoltato le parole che ormai provavo da giorni. Ti prego, non farmi male, che in realtà volevano dire: Fammi tutto il male che vuoi".
"Al mattino, seduto al mio tavolo a lavorare alle mie trascrizioni, ciò di cui mi sarei accontentato non era la sua amicizia, né altro. Mi bastava alzare lo sguardo e trovarlo lì, crema solare, cappello di paglia, costume da bagno rosso, limonata. Sì, Oliver, alzare lo sguardo e trovarti lì. Perché troppo presto verrà il giorno in cui alzerò lo sguardo e non ci sarai più".
"Ho avuto anche io la tua età, mi diceva sempre mio padre. Le cose che provi e che pensi di aver provato solo tu, le ho vissute anch'io, credimi, e hanno fatto soffrire anche me, e più di una volta: qualcuna non l'ho mai superata, mentre in altre sono ignorante, proprio come te oggi, eppure conosco quasi ogni piega, ogni recesso del cuore umano, compreso il dazio che a volte ci viene richiesto per entrarci".
"D'impulso, mi levai il costume da bagno e presi a infilarmi il suo. Sapevo cosa volevo, e lo volevo con quel trasporto ebbro che spinge le persone a correre rischi che non correrebbero neanche da ubriachi fradici".
"Volevo essere come lui? O forse volevo solo averlo? Oppure «essere» e «avere» sono verbi del tutto inadeguati nell'intricata matassa del desiderio, per cui avere il corpo di qualcuno da toccare ed essere quel qualcuno che desideriamo toccare è la stessa cosa, sono solo rive opposte di un fiume che scorre dall'uno all'altro, poi torna indietro e poi infine va di nuovo verso l'altro, e ancora, e ancora, un circuito perpetuo dove le cavità del cuore, come le botole del desiderio e i buchi del tempo e il cassetto a doppiofondo che chiamiamo identità, condividono una logica ingannevole, secondo la quale la distanza più breve tra vita reale e vita non vissuta, tra ciò che siamo e ciò che vogliamo, è una scalinata tortuosa progettata con l'empia crudeltà di M.C. Escher".
"Non mi passò per la testa che l'avevo portato lì non solo per mostrargli il mio piccolo mondo, ma anche per chiedere al mio piccolo mondo di farlo entrare, in modo che il luogo in cui mi rifugiavo da solo nei pomeriggi d'estate potesse conoscerlo, giudicarlo, verificare se c'era spazio anche per lui, accoglierlo, in modo che potessi tornare lì a ricordare".
"Un bacio sulla bocca non era il preludio a un contatto più completo, era già di per sé un contatto totale".
"«Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò con il mio», non l'avevo mai fatto prima e, non appena pronuncia il mio nome come se fosse il suo, mi ritrovai trasportato in una dimensione che non avevo mai condiviso con nessuno prima, né mai avrei condiviso dopo".
"Ogni cellula del mio corpo crede che ogni cellula del tuo non debba morire, mai, ma se proprio deve, che muoia allora dentro il mio corpo".
"Chiudersi in se stessi può essere una cosa terribile quando ci tiene svegli di notte, e vedere che gli altri ci dimenticano prima di quanto vorremmo non è tanto meglio. Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa... che spreco!".
A breve, su questo spazio la recensione!

Veronica

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