28 aprile 2018

Le case del malcontento di Sacha Naspini [recensione]

LE CASE DEL MALCONTENTO
di
Sacha Naspini

Casa editrice: edizioni E/O
Collana: Dal mondo
Pagine: 464
Prezzo: € 18,50
ISBN: 9788866329268
"Le Case è un mostro che ingrassa a ogni nostro respiro, e allora io ne spengo uno per volta, fino all'ultimo, che sarà il mio. Le Case, quando ha fame, scuote la terra in cui è scavato per farci venire i sudori freddi e il cuore forte. Ma anche per lui è cominciata l'agonia, e di mese in mese le campane della chiesa alta suonano a morto. I codazzi dei funerali sono sempre più esigui, tra chi è già sottoterra e quelli bloccati a casa. Nel paese vecchio di tanto in tanto c'è una persiana in meno che la sera si illumina dalle stecche. E il respiro del mostro, rallenta, rallenta... Sarà bello, un giorno, dargli il colpo di grazia con una bella pistolettata sparata nella bocca mia".
Le Case è un borgo rurale che si colloca nell'entroterra maremmano. È assolato e cocente d'estate, duro e tempestoso d'inverno, sempre cattivo. Perché c'è sempre come una cappa che copre tutti gli abitanti di Le Case, che sembrano forgiati della stessa terra fuligginosa; una patina di insoddisfazione e ingiustizia che rende tutti crudeli. Le Case è un paese rustico, profondamente tradizionale, dove il tempo sembra essersi fermato e le esistenze si susseguono tutte uguali.
L'apparente calma del posto è sconvolta dal ritorno inatteso di una vecchia conoscenza: Samuele Radi, nato e cresciuto nella città vecchia, fuggito lontano dal mondo, lontano da tutti, e tornato nella casa che fu della famiglia. Come un fantasma si aggira per le strade, entra ed esce dalla sua casa, dove si rinchiude a lungo, senza interagire con nessuno, come se fosse in attesa di qualcosa.
Tra queste colline ferme nel tempo, dove i pettegolezzi e le partite di scacchi al bar nascondono molti e discutibili altri passatempi, basta poco a rimettere in moto un meccanismo bloccato e arrugginito, eppure complesso e pieno di leve.
Il suo rientro è la valvola di innesco di tutta una serie di eventi, in un modo o nell'altro, collegati tra loro, che ci vengono svelati capitolo dopo capitolo da un personaggio diverso qualificato dalla propria professione. Ogni abitante si racconta, fornisce a piccole dosi tracce, segreti, confessioni, che contribuiscono a realizzare un romanzo corale nel quale troviamo la vita nelle campagne, per niente bucolica, ma fatta di sacrifici e rinunce, rischiarata solo dall'avversità invidiosa per quelli che provengono dalla città, dai forestieri.
"Se Le Case ti insegna qualcosa è che per stare bene ti devi accontentare di poco. Le Case ti massacra in fasce, togliendoti di mano le belle aspettative che uno si fa della vita, e a quindici anni ti vedi lì, sempre nei tuoi panni che già senti un po' stretti. Se non hai il modo o il coraggio di lasciarti questa rocca alle spalle, ti ritrovi a guardare i muraglioni del paese vecchio da una prospettiva diversa: prima erano le porte da oltrepassare per andare nel mondo. Ora ti imprigionano, e invece di farti luccicare gli occhi ecco che ti troncano il fiato. Allora cominci ad abbassare la testa".
Quanto può stare stretta la vita di paese, dove le prospettive sono assenti, le possibilità di vedere realizzati i propri sogni quasi pari allo zero e tutti gli occhi costantemente puntati addosso?
Il desiderio di ambire a qualcosa di meglio ed evadere da un'esistenza monotona appaiono come un'utopia e le origini, che dovrebbero essere un vanto, diventano soltanto una prigione dalla quale scappare. Nel corso della narrazione osserviamo come Le Case viene percepita da coloro che vi sono nati, i pochi che ci sono finiti e anche da chi è riuscito a lasciarsi alle spalle il passato, ma è poi stato costretto a fare un passo indietro. La propria terra è avvertita non come una risorsa, ma come un presagio di morte, lenta e inesorabile. Un'entità vivente. Se la Derry di Stephen King fosse in suolo italiano sarebbe Le Case.
Un piccolo centro che è protagonista ancora di più dei suoi stessi abitanti, il cui destino si intreccia in maniera complessa, nel bene e nel male: ci sono tradimenti, fortune perdute, orecchie che ascoltano e riportano fatti privati e personali, si consumano amori impossibili, si cospira vendetta, si architettano matrimoni di convenienza, si ruba ai malcapitati, si uccide.

Sacha Naspini crea un romanzo difficilmente identificabile in un solo genere e per questo potrà incontrare il favore di chi ama i gialli, i thriller psicologici, i memoir storici, le avventure che uniscono più personaggi.
Le Case del malcontento ha una trama fitta, dettagliata, avvincente e sfrutta le particolarità linguistiche arricchite da inflessioni dialettali, che danno al contesto maggior veridicità. Tante voci diverse si raccontano e confidano aspetti che riguardano gli altri, costruendo un'infinita possibilità di trame e sottotrame, che sono testimonianza del passaggio di tutti in questo borgo isolato e dimenticato, il quale vive nella memoria di chi vi risiede da sempre.

Veronica e Alessandra

14 aprile 2018

Questo è il mio sangue di Élise Thiébaut [recensione]

QUESTO È IL MIO SANGUE 
di 
Élise Thiébaut

Casa editrice: Einaudi
Collana: Super ET Opera Viva
Traduzione: Margherita Botto
Pagine: 216
Prezzo: € 14,00
ISBN: 9788806236090

Sono sicura che se in questo momento uscissi per strada gridando "Mestruazioni" riceverei sguardi spaventati oltre che perplessi, molti di più che se gridassi "Puttana!".
Questo controsenso mostra candidamente quale sia forse il più grande tabù che non siamo ancora riusciti ad abbattere, ed è un tabù prettamente femminile. Se nei decenni abbiamo imparato a scandalizzarci sempre meno per uomini e donne nudi, nelle pubblicità o nei film, per le scene di sesso (tutti lo facciamo, in fondo), per il turpiloquio che è ormai sdoganato sia nella vita quotidiana, di fronte al proprio capo e persino nel linguaggio tenuto dai rappresentanti delle istituzioni; se tutto sommato ci dà un senso di liberazione parlare di malattie croniche dai tratti morbosi, o più semplicemente di cacca o pipì, ancora si percepisce un imponente disagio nel parlare o semplicemente riferirsi alle mestruazioni.
Si va da "Le regole", "Ho le mie cose", "Arriva la marchesa", "Ho i miei giorni", "Ho il ciclo", fino a un più generico "Sono arrivate", per sentirsi rispondere, quando se ne parla un po' più nel dettaglio, "Falla finita, mi fa impressione" (di solito sono gli uomini, ma non solo).
Come suggerisce l'autrice, la giornalista Élise Thiébaut "Le donne subiscono una forma di oppressione che nessun uomo subirà mai", principalmente perché non sono predisposti dalla natura per avere le mestruazioni, in seconda battuta perché, forse, nel profondo, temono qualcosa che non capiscono. E dato che il mondo è da millenni maschilista, gli uomini hanno fatto in modo di demonizzare una caratteristica che non solo è del tutto naturale ma è proprio quella che permette all'umanità di esistere. Se le mestruazioni non ci fossero, il mondo sarebbe deserto. Per la serie, "Se non posso averlo io non lo avrà nessun altro", finendo per far vergognare le donne della loro condizione del tutto inevitabile.
E allora non parlarne, non sta bene, nascondi il sangue e profumalo con assorbenti plastificati che producono irritazioni, imbottisciti di antidolorifico, del resto con un tampone interno puoi fare quello che vuoi, puoi dimenticarti di essere una donna e andare a cavallo o nuotare senza pensieri, basta che non ce lo fai sapere. Sei stanca, ti duole la pancia, non riesci a tirarti su dal letto? Poche lagne: non pensarci e vai avanti E non fare l'isterica! Cosa'hai, le tue cose?

Il pregio di questo saggio è di avere un approccio a tutto tondo per quel che riguarda le mestruazioni. Non saranno risparmiate spiegazioni anche brutali del funzionamento del corpo, ma neppure interpretazioni antropologiche, psicologiche, di storia e persino di religione, con uno stile brillante e non accademico.
Come siamo giunti a considerare una peculiarità imprescindibile come se fosse un odioso tabù, e che approccio abbiamo oggigiorno con superstizioni e pregiudizi durissimi a morire? Senza contare che, con miliardi di donne che sanguinano per una settimana al mese, anche il mercato delle protezioni igieniche si frega le mani...
Temevo di trovarmi davanti a un saggio dal linguaggio ampolloso e tecnico e invece l'ho letto in tre giorni, veloce ma non vacuo.
Consigliato a tutti.

Alessandra

12 aprile 2018

La memoria di Old Jack di Wendell Berry [recensione]

LA MEMORIA DI OLD JACK
di
Wendell Berry

Casa editrice: Lindau
Collana: Senza frontiere
Traduzione: Vincenzo Perna
Pagine: 240
Prezzo: € 19,50
ISBN: 9788867085859
"Anche se in questo momento è curvo sul suo bastone sotto il portico dell'hotel di Port William, lo sguardo fisso nella prima mattinata fresca di settembre del 1952, Jack non è lì. È a quattro miglia e sessantaquattro anni di distanza, all'epoca in cui aveva una musica dentro di sé e si sentiva leggero. Dalle altitudini di quell'epoca la mente plana di nuovo verso di lui come un uccello sulla testa di una statua, e un altro giorno della sua vecchiaia illumina la strada".
Port William, 1952, prima dell'alba. Old Jack si affaccia sul portico, osserva la strada, ascolta i rumori della sua città in procinto di svegliarsi e che piano, piano prende vita. Ormai è anziano, il più vecchio fra coloro che conosce, e si abbandona ai ricordi di esperienze del passato che lo hanno portato dov'è ora.
La sua eredità è tutta concentrata nelle mani, forti e avvezze allo sforzo: lui è un agricoltore e niente può cambiare questo fatto. Pieno di debiti e speranze, conosce Ruth, una donna bellissima, ma molto diversa da lui: il matrimonio non sembra suggellare un'unione serena, bensì un rapporto che s'incrina ancor prima di cominciare. Jack costruisce con impegno la casa che dovrà accogliere la sua famiglia, illudendosi di far breccia sul cuore della sua donna, che magari  lo guarderà con occhi diversi, invece che celati sempre da un velo di disapprovazione.
"Lui la conquistò coi suoi difetti, lei lo accettò come una sorta di «terreno di missione», e il risultato fu il naufragio dell'esistenza di entrambi. Lui la legò a sé rinnegando l'energia che in verità lo congiungeva a lei. Lei gli si legò grazie a un'immagine che Ruth, in seguito, avrebbe scoperto essere molto al di sotto di sé. L'ambizione di Ruth sarebbe sempre rimasta per Jack estranea e straniante, esattamente quanto per lei l'ardore e la forza del desiderio del suo compagno".
Dalla loro unione nasce una figlia, Clara, con la quale non si è mai creato un legame solido e complice.
Il suo destino è segnato da solitudine e duro lavoro: la forza che lo fa andare avanti deriva dalla sua terra, che coltiva senza sosta, benedicendo ogni frutto maturato. È costretto a chiedere continuamente soldi per mantenere la fattoria, acquistare nuovi terreni, ma niente procede senza ostacoli, così osserva come i suoi sforzi non sono ripagati da risultati, e più volte si ritrova al punto di partenza.
"Quando aveva sei anni, la mente di Jack aveva già acquisito uno dei suoi atteggiamenti caratteristici, quello di voltare le spalle alla casa, alle perdite, ai fallimenti e alle limitazioni della storia per volgersi verso la terra, verso i boschi e i campi della vecchia fattoria, nei quali avvertiva già schiudersi una sconfinata promessa di abbondanza".
Ricorda l'unica persona che ha davvero amato e dalla quale si è sentito ricambiato: Rose McInnis. Rimasta vedova, comincia a frequentarla, consapevole di attirare l'attenzione delle chiacchiere di paese. Ma cosa importa? Per la prima volta nella sua vita, assapora un sentimento vero, che lo fa correre audacemente ogni notte da lei.
Ripensa all'uomo con il quale prende piede una battaglia silenziosa per conquistare una nuova proprietà, Sims McGrother. Jack ha architettato un piano per avere la meglio, dimostrandosi in quella sola occasione ambizioso, convinto che una nuova terra avrebbe portato nuova linfa al suo matrimonio.

Jack Beechum rappresenta la memoria storica di Port William: attraverso i suoi ricordi apprendiamo qualcosa di alcuni membri di questa comunità, dove tutti si conoscono e in qualche modo sono collegati gli uni agli altri. L'ultimo giorno della sua vita si ritrova immobile in alcune zone della città, mentre la sua mente viaggia a ritroso e ripercorre il passato, gli errori commessi, i fallimenti collezionati, per rivivere momenti di gioia, ma soprattutto di dolore.
Il protagonista si lascia cullare dai rumori, dal paesaggio, dai volti noti del suo villaggio, che è tutto il suo mondo, e fa un bilancio della sua esistenza in maniera netta e spietata.
La narrazione procede per lunghi flashback che svelano porzioni di memoria e creano un'atmosfera malinconica e suggestiva. Durante la lettura si è talmente immersi nella voce dei ricordi, da sentirsi seduti sotto quel portico o nella panchina accanto al vecchio Jack ad ascoltare la storia di una vita così ricca e potente nella sua semplicità, che rappresenta uno stile di vita lontano da quello odierno volto al progresso a ogni costo, ma dal quale sicuramente c'è da imparare.

Veronica

8 aprile 2018

Autorità e Accettazione di Jeff Vandermeer [recensione]

AUTORITÀ 
II volume della
Trilogia dell'area X
Casa editrice: Einaudi 
Pagine: 292
Prezzo: € 17,00
Traduzione: Cristiana Mennella

ACCETTAZIONE
III volume della
Trilogia dell'area X
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 300
Prezzo: € 17,00
Traduzione: Cristiana Mennella

Dopo aver letto Annientamento, che mi aveva lasciata entusiasta, non vedevo l'ora di scoprire cosa fosse accaduto alla biologa, la scienziata coinvolta nelle illusioni e nelle mutazioni della temuta Area X. Ha finalmente scoperto cosa è esattamente l'Area X e cosa vuole da noi?
Quando ho cominciato Autorità mi ha stupito trovare un protagonista nuovo e uno stile completamente diverso. Il punto di vista è molto cambiato. John Rodriguez, detto Controllo, è il nuovo direttore della Southern Reach, dopo che la sua predecessora è sparita nell'ultima spedizione, alla quale aveva partecipato all'insaputa delle scienziate che ne facevano parte. Sulle sue spalle grava ora il destino di tutta l'agenzia, che scopriamo essere sotto forte riduzione di risorse economiche e di personale specializzato. I pochi scienziati che rimangono sono figure sghembe, fuori luogo, che forse subiscono l'influenza della vicina zona contaminata più profondamente di quel che credono. A lui tocca capire cosa ha spinto la direttrice a partire: gli indizi  che ha lasciato sono incongrui ma suggeriscono che avesse capito qualcosa di fondamentale sull'area X, ma cosa?
Come se non bastasse, la biologa è inaspettatamente riuscita a fuggire dall'Area, eppure non sa spiegare come. Non ricorda nulla, oppure finge.

In un susseguirsi di intrighi e silenzi, omissioni palesi ed errori macroscopici, Controllo verrà trascinato in una spirale di follia, rischiando che tutto gli sfugga di mano. Gli sfuggirà. Verrà soverchiato dai voleri dell'altra grande agenzia che sta dietro la Southern Reach: la fantomatica Centrale, i cui due unici emissari sotto la Voce e Jackie, madre di John nonché celeberrima spia dei servizi segreti. 
L'ho trovato un "episodio" di passaggio, non totalmente necessario, costruito solo per presentarci un nuovo protagonista, con il quale non si entra in sintonia fino in fondo e che ritroviamo anche nel terzo e ultimo capitolo della trilogia, Accettazione, in cui però si ha sempre l'impressione che rimanga sullo sfondo.

Quel che è frustrante è la docilità con cui Controllo accetta ordini da un superiore che si rivolge a lui solo per telefono, con la voce camuffata e che dimostra palesemente di non conoscere i fatti sui quali lavora, come se il direttore di un'agenzia governativa segreta si facesse bastare un "non sono affari tuoi". Un personaggio affossato da un complesso di Edipo che più grossolano non si può, di cui si approfittano tutti (anche l'autore) e che, a dispetto del soprannome, non si impegna ad avere il controllo sull'azienda che dirige. Inorridisce per le sviste, gli errori, ma semplicemente lascia correre.
Lievemente irritante, a mio giudizio, anche la sottile ironia che contamina il punto di vista di Controllo, anche in merito a questioni che di ironico non hanno nulla. Continuo a non capire l'amore degli americani per le battutine perfino sul ciglio dell'inferno.

Veri protagonisti di Accettazione invece sono la direttrice e le ragioni che l'hanno condotta all'Area X, la sua vita di bambina vicina al faro, fulcro della mutazione, e i suoi rapporti con Saul, il guardiano del faro, altro grande protagonista di questo terzo capitolo, che sarà spettatore involontario dell'inevitabile invasione. Figure a tutto tondo, queste, che cercano come possono di placare i propri demoni, mentre tutto crolla e muta intorno a loro. Se nel secondo romanzo non succede praticamente niente fino a una manciata di pagine dalla fine, qui si procede su piani narrativi diversi, si ripercorrono le storie e le dinamiche che hanno portato alla scatenarsi di questa biosfera così diversa.
È davvero una fonte di vita aliena, oppure no? Perché in fondo è pur sempre Natura: forse, se ci si abbandona a essa, ci si può perfino vivere...

Alessandra

1 aprile 2018

Riepilogo del mese di marzo


Un libro delicato e intenso, che racconta la profondità e l'ingenuità di una passione incontrollabile, che non è solo attrazione fisica: Elio e Oliver si conoscono, si bramano, si evitano, per paura di affrontare il proprio desiderio e scoprire che è ricambiato. Un romanzo sulla crescita, sull'unicità di una relazione di così rara potenza, che trasforma chi ha avuto e poi perduto, sul dolore come controparte della gioia assoluta, sui ricordi in grado di scombussolare gli animi dopo anni.
Impossibile non citare e consigliare il film di Luca Guadagnino, che ha saputo riportare sullo schermo l'energia di quelle emozioni, complice la perfetta armonia di tutti gli elementi in gioco.

L'autore analizza le dinamiche familiari, scruta i rapporti personali, delinea lentamente il carattere di tutti i personaggi che, non subito, è possibile inquadrare con certezza. Le stesse descrizioni sono ambigue, misteriose e alimentano la suspense attorno al protagonista, Marc Schlosser, un medico rispettato, che però nasconde un segreto. Uno spaccato della società contemporanea, una vena cinica rivelata sin dalle prime pagine, una verità che si scontra con la moralità del dottore, che antepone il suo desiderio di vendetta a tutto il resto, guidato da giudizi sbagliati e percezioni del prossimo completamente inesatte. 

Una bambina dolce e innocente, che adora Alice nel paese delle meraviglie, si trova improvvisamente catapultata in un mondo con non le appartiene, in una realtà che non riconosce, a combattere con personaggi che ostacolano nei modi più subdoli e brutali il suo cammino. Non è una favola, ma la vita vera. Gli anni passano e ogni giorno, il quel paesino del sud con la nonna paterna che è un'estranea senza cuore più che una di famiglia, si fa sempre più difficile. E così Alice, che adesso è un'adolescente indurita dalle delusioni e da un forte sentimento di vendetta, decide di abbandonare tutto perché è arrivata al punto di non sentire più alcuna ragione per restare.

Alessandra ha letto e recensito...


L'autore scrive una lunga lettera alle sue due figlie in cui sono presenti tutti i temi a lui più cari: i diritti, la tolleranza, il contrasto a ogni tipo di razzismo e fascismo.
Un'istantanea dei nostri tempi, che mostra un paese ancora molto indietro circa integrazione e tolleranza, nonostante le grandi campagne di sensibilizzazione. 
Un libro pronto a ricordarci che non ci sono solo sterili iniziative strumentali, ma anche idee innovative e persone pronte a metterci la faccia per cambiare le cose e raggiungere obiettivi importanti.

Un romanzo di fantascienza inconsueto e godibile, per chi è attratto dai misteri sottili e da un inevitabile senso di destino. Una spedizione in una misteriosa area X che è metafora di un viaggio più profondo, all'interno della propria identità: la narrazione scava dentro la psiche della protagonista, che a sua volta seziona l'ambiente circostante, raccogliendo prove delle passate missioni, guidate da persone, tutte rientrate alla base totalmente cambiate.
Jeff Vandermeer riflette sulla irrilevanza, l'inutilità e la piccolezza dell'uomo di fronte alla Natura, con una scrittura creativa, psicologica e con rimandi filosofici. 

Riepilogando...

1. Chiamami col tuo nome di André Aciman
2. Villetta con piscina di Herman Koch
3. Guardrail di Eva Clesis
4. Siate ribelli, praticate gentilezza di Saverio Tommasi
5. Annientamento di Jeff Vandermeer
Veronica