21 maggio 2018

Ripley Bogle di Robert Mcliam Wilson [recensione]

RIPLEY BOGLE
di 
Robert McLiam Wilson

Casa editrice: Fazi editore
Collana: Le strade
Traduzione: Enrico Palandri
Pagine: 384
Prezzo edizione cartacea: € 18
Prezzo e-book: € 9,99
ISBN: 9788893254045
"Sono mezzo gallese e mezzo irlandese. Perdonerete il mio candore se vi farò notare che è una combinazione di merda. Non riesco mai a decidere quale delle due metà odio di più".
Robert McLiam Wilson è nato a Belfast nel 1964, ha vissuto il conflitto sanguinoso tra cattolici e protestanti che ha animato l'Irlanda del Nord, è stato cacciato dalla madre all'età di quindici anni e ha trascorso in strada otto mesi, cercando di evitare di saltare troppo la scuola. 
L'accostamento con il barbone acculturato protagonista del romanzo viene quasi naturale, visti i numerosi punti in comune. Ripley Boogle bazzica per le vie di Londra, si ripara dal freddo come può, non mangia per giorni, trae giovamento dalle sigarette, che cerca di non farsi mancare mai, ed è molto acculturato.
"Ho ventun anni, mi chiamo Ripley Boogle e le mie occupazioni includono fare la fame, avere freddo e piangere istericamente".
I genitori non sono stati due solide colonne, allontanarsi da loro si è rivelata una scelta saggia, quasi obbligata, visto che si sente più al riparo adesso, nelle strade luride, malfamate e gelide della città, che non sotto il tetto familiare. Ascoltiamo la sua storia, perché proprio lui racconta in prima persona rivolgendosi al lettore, in maniera cruda e spietata, come ha fatto a ridursi così e a finire vagabondo senza niente a cui aggrapparsi.
"Va da sé che sono sempre stato un genio. All'età di cinque anni avevo letto tutto Dickens e Thackerary e avevo passato il resto di quell'anno a coprire la maggior parte della produzione letteraria dell'Ottocento. [...] Ho quindi divorato Shakespeare, Webster, Marlowe e Spenser [...]. Mi sono quindi dedicato alla roba greca prima di sprofondarmi in un po' di astrofisica dilettantesca".
Parte dalla sua infanzia e si descrive come un bambino speciale, sopravvissuto a una serie di scuole religiose cattoliche e, nonostante il contesto svantaggiato, ha assecondato le sue doti e si è spinto in terreni culturali sconosciuti e affascinanti: al mondo si mostrava stupido e disinteressato, mentre di nascosto divorava tutti i libri possibili. Il suo paese è sconvolto da disordini violenti, che vedono contrapporsi cattolici e protestanti e lui assiste a una guerriglia quotidiana armata e sanguinosa.
A quindici anni comincia a frequentare una ragazza, Deirdre Curran, ricca e protestante, "scelta d'amore" ritenuta inaccettabile dalla madre, che non si fa scrupoli a cacciarlo di casa.
"Sì, la mia famiglia mi ha cacciato con un calcio in culo. Espulso sommariamente dal grembo materno, asciutto e appassito com'ero. Il mio crimine fu l'attaccamento erotico a un'eretica. Deirdre era protestante e mia madre obiettò. Avevo sedici anni. Lasciai casa con tre sterline quattordici penny e una borsa verde di tela con tre paia di mutande sporadicamente sporche, uno spazzolino, una copia atta alle mie circostanze di "Hard Times" e un pezzetto di formaggio Uster Cheddar".
La vita si complica da tutti i punti di vista: il sentimento che lo lega alla sua ragazza sembra destinato a sgretolarsi di fronte alle difficoltà e per finire gli studi e pagarsi un affitto esorbitante per un buco sudicio lustra i pavimenti di un pub per trenta ore a settimana. Le pene d'amore e la tristezza perenne per la sua condizione solitaria lo spingono verso l'alcool, che diventa un compagno dal quale non riesce a staccarsi.
Nonostante le più pessimistiche previsioni, si prefigge uno scopo importante, per il quale si dedica anima e corpo: essere ammesso all'università di Cambridge. E ci riesce.

Robert McLiam Wilson crea un personaggio complesso, che si presenta a un pubblico raccontando la sua vita nei minimi dettagli, dalla sua nascita, ai suoi dispiaceri, alle sue conquiste, ai suoi desideri, alle sue emozioni, fino all'inesorabile discesa. Un destino che poggia su solide basi e il protagonista tenta di ribaltare sfruttando i suoi talenti, finché la sua genialità si scontra con la dura realtà.
Con toni arroganti, satirici e, a tratti melodrammatici, Ripley Bogle accompagna il lettore nei suoi nascondigli di Londra, dove si abbandona a pensieri e ricordi, svelando il percorso che lo ha costretto in miseria, senza amici, senza casa, senza una donna e privo di ogni forma di sostentamento.  
Solo la sua mente è rimasta fervida e presente e lo ha reso un barbone acculturato, ma non per questo saggio. Come in uno teatro mette in scena uno spettacolo che ha come protagonista la sua esistenza e, tra verità e finzione, offre un'immagine di sé tragica e beffarda, mantenendo nascoste fino alla fine le risposte a tutte le domande.

Un'opera turbolenta, chiassosa, scioccante, narrata con un linguaggio scurrile, vivido e per niente consolatorio, dove si assiste all'ascesa e al declino di un giovane ragazzo irlandese, segnato dalla sua famiglia, da una città disastrata come Belfast e dalla totale assenza di fortuna che lo riconducono sempre sulla strada, in una città come Londra, che prima gli ha offerto una possibilità, per poi toglierla. Una lettura che non lascia indifferenti e non si dimentica, con un finale che regala ancora un'ultima sorpresa da rimanere a bocca aperta.

Veronica

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