11 giugno 2018

L'uomo dei boschi di Pierric Bailly [recensione]

L'UOMO DEI BOSCHI
di
Pierric Bailly

Casa editrice: edizioni Clichy
Collana: Gare du Nord
Traduzione: Tommaso Gurrieri
Pagine:118
Prezzo: € 15,00
ISBN: 9788867994533
"Se la perdita di un genitore, in sé, è un evento eccezionale, si può anche dire che è nell'ordine delle cose, un fatto banale. In questa storia ciò che lo è meno sono le circostanze. Non l'ho visto. Non so il giorno esatto della morte. Non ho la certezza assoluta del carattere accidentale della caduta. So il punto di partenza e il punto di arrivo, so più o meno dove è precipitato, ma mi manca il motivo, la causa, la spiegazione, il finale".
Fare i conti con la perdita di un genitore non è semplice. Pierric Bailly ha analizzato gli eventi nella sua testa, per molto tempo, mettendo insieme i pezzi e accettando di non poter raggiungere tutte le risposte.
Parte da questa nuova consapevolezza di tanti punti che per sempre resteranno irrisolti e decide di scrivere la storia della morte del padre con lucidità e autenticità. Si affida alla potenza delle parole per ripercorrere la sua vita a partire dalla morte e crea un libro intimo, personale, a tutti gli effetti un'opera di verità, che lo aiuta a liberarsi del lutto del padre, innescando così un meccanismo universale di elaborazione del lutto.

I boschi intorno alla casa sono uno dei posti dove amava camminare, perché evocativi, suggestivi, infiniti, ed è proprio lì che è caduto, scivolando sulle rocce e precipitando nel vuoto, per metri; il suo corpo è stato scoperto dopo tre giorni
Un uomo indipendente, che abitava nello Jura, immerso nella natura, tra grotte, alberi e laghi, un luogo che ricorda la cittadina di Twin Peaks. Nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere, Pierric Bailly racconta di aver tentato di investigare per conto suo, aggirandosi in auto in quei posti che tanto riescono a comunicare.
Ripensa a com'era il padre, al suo attivismo sociale, alla sua esasperazione quando appena tre mesi lo separavano dalla pensione, al rapporto con le donne, alla sua necessità di stare solo, senza legami soffocanti. Adorava la sua città ed è morto in quelle terre selvagge che rispecchiavano il suo carattere, il suo essere.
"Quello che volevo dire era che si trattava di un posto che lui amava, che era un bosco in cui stava bene, e proprio per il suo aspetto oscuro e duro e inospitale. Volevo dire che era un bosco che gli somigliava, e che era a sua immagine, quella di una persona solitaria e un po' selvaggia. Perché era esattamente questa la rappresentazione di lui che volevo difendere in quel momento. Mi attaccavo all'idea che fosse morto nel bosco come un marinaio muore in mare. Il bosco che divora l'uomo. Mio padre, un avventuriero".
Che cosa è successo davvero il giorno dell'incidente? La dinamica non è chiara, le autorità e i giornali prediligono la pista accidentale: non il suicidio, né tanto meno l'omicidio. Ma la sicurezza su come siano davvero andati i fatti non c'è e mai ci sarà.
Le cose che può fare un figlio di fronte alla perdita di un genitore sono ricordarlo, nei pregi e nei difetti, tornare indietro nei ricordi, sia belli, sia brutti, rispettare le ultime volontà. Il compito più difficile che Pierric Bailly si trova a dover affrontare è la stesura dell'elogio funebre, un discorso efficace che renda il funerale un momento significativo per tutti e un addio sentito.

L'uomo dei boschi è un romanzo sincero che descrive un legame familiare potente, il percorso di un figlio per accettare la scomparsa improvvisa di un padre, la natura affascinante, misteriosa e crudele, che ha le sue responsabilità nella storia. L'autore si immerge nei luoghi d'infanzia, si muove risoluto e, a tratti, distaccato, come uno scienziato che svolge un'indagine oggettiva; ma i buoni propositi di scoprire una verità a tutti i costi si scontrano con le emozioni di una vita, così che chi resta deve trovare la forza di convivere con la realtà e ripartire più determinato che mai.

Veronica

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