9 marzo 2019

#fralepagine: L’animale che mi porto dentro di Francesco Piccolo


  • Quella necessità di battersi per le proprie convinzioni, il desiderio di martirio, la santificazione delle minoranze, il fallimento come accadimento più nobile del successo, la capacità di sacrificare se stesso in nome dei principi, di salire sul rogo se necessario, morire felici per le proprie idee e sentire il compromesso come una morte dell’anima […] – ecco chi sarei stato se non avessi avuto l’animale dentro. 
  • La potenza di alcune persone, in un periodo della loro vita, si può misurare nel momento in cui appaiono all’ingresso: di una festa, di una cena, di una riunione. Ci si comincia a girare prima che entrino, perché si sente un’energia, un vento sul collo, si sente che sta per succedere qualcosa, e a un certo punto sulla porta appare una donna giovane, bellissima, sicura – che forse è arrivata apposta più tardi per godersi il brivido che provoca. Negli anni ho visto entrare centinaia di donne così, bastava essere belle, bastava essere giovani o seducenti. Ho visto entrare così anche uomini giovani e belli. E uomini e donne di successo, con i soldi, con una forza momentanea o stabile. E ho assistito molte volte, con il passare del tempo, a quando arriva il momento in cui le persone non si girano più. In cui sei ancora bella e viva, ancora sicuro o seducente ma in una festa così entra qualcun altro, e tu fai parte di quelli che stanno già dentro e si girano a guardare. {Pag. 23}

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