12 marzo 2019

#fralepagine: L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale




  • Stefano, Stefano, Stefano… è un nome amuleto il nome di chi amiamo? O non è piuttosto un nome tagliola […] perché intrappola e azzoppa la responsabilità di rispondere al nostro, di nome, con la nostra, di storia, invece di traslocare in un’altra persona – Persona Nostra che sei nei cieli – e rimettere a lei i nostri debiti, senza passare per i nostri debitori, inducendoci nella tentazione di amare qualcuno fino a dimenticarci di noi, perché lui, perché lei, così, ci liberi dal male? Quantomeno del nostro. Perché il suo male – quello di lui, quello di lei – comunque pesa meno, soprattutto nel momento in cui ci convinciamo che no, pesano uguali. 
  • Si sentono tutti eroi tragici, ci sentiamo tutti protagonisti di un mito che smaniamo per raccontare, non vediamo l’ora di avvicinare il prossimo sconosciuto solo perché si fermi un attimo e ascolti, ma soprattutto permetta a noi di ascoltare la nostra voce ripetere ancora una volta che un giorno, tanti anni fa, poveri noi… Mi spiego? Lei aveva annuito, lui aveva ordinato un altro giro di ouzo. Ecco. Allora partiamo dal fatto, inconfutabile, che la vita è complicata… {Pag.121} 
  • Le parole, quante parole esistono, abaco cane mamma gatto papà zuzzerellone, ma quelle che ritagliamo per chi vorremmo sapesse davvero che cosa abbiamo dentro, e ci spiegasse anche che cosa non sappiamo noi, sono sempre sbagliate. {Pag.173}

Arianna ama Stefano. Stefano ama Arianna, la sua “Occhi”, è così che la chiama… Durante una vacanza a Naxos però la abbandona, scappa con un’altra, per l’ennesima volta. Lei allora rimane là, conosce “Di” e ha una storia con lui. Ma all’improvviso una delle sue peggiori paure prende forma quindi si ritrova costretta a tornare a casa. La protagonista racconta gli ultimi 10 anni della sua vita. Lo fa perché adesso è madre, ha un figlio di cui prendersi cura… Quindi sente l’esigenza di dare una svolta a quello che sta vivendo, diventare una persona nuova, affrontarsi. Lo fa ritornando sull’isola, per guardare in faccia il perché il senso di abbandono che la accompagna da sempre la condiziona e condiziona chi le sta accanto. Il romanzo si rifà al mito di Arianna che, proprio sull’isola di Naxos, viene piantata in asso dal suo Teseo. La leggenda narra che la donna per il troppo dolore sia diventata una stella. Un’altra versione invece narra che proprio lì incontra Dioniso, se ne innamora perdutamente diventando una divinità. Chiara ci pone di fronte al fatto di quanto la parola “abbandono”, con le paure che porta con sé, spesso limita chi siamo… Come Arianna! Dipende sempre dalle accezioni che assume nel tempo, dalle esperienze che si fanno, dalle persone che si incontrano: può salvarti o ucciderti, può renderti schiava o libera, vittima o carnefice. A un certo punto, quando il dolore si fa troppo grande, l’unico desiderio è andare oltre a quello che non funziona, avere la capacità di lanciarsi nel vuoto, invece di provarlo e abbandonarsi. Abbandonarsi, al contrario della paura dell’abbandono, è il risultato della più grande di tutte le felicità possibili, perché qualcuno con te resta sempre, qualcuno non ti lascerà mai sola, come Emanuele, come Damiano! Buona lettura.

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